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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





15 febbraio 2010


CAMBIO CASA

Dopo circa tre anni e mezzo e centomila visite Passaggio a Sud Est cambia casa.
Nuovi locali, più funzionali e più adatti alle nostre esigenze. E sempre lo stesso interesse e la stessa curiosità di capire, senza pregiudizi e senza schemi rigidi.

Da oggi dunque ci trovate a questo indirizzo
www.pasudest.blogspot.com

Terremo comunque aperto anche questo recapito per non perdere tutto quello che abbiamo scritto fino ad oggi.




permalink | inviato da robi-spa il 15/2/2010 alle 0:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 febbraio 2010


100000 VISITE. GRAZIE A TUTTI!

 

Secondo il contatore questo blog è stato letto 100.000 volte. Non so se ci sia da fidarsi, visto il funzionamento generale della piattaforma del Cannocchiale, ma comunque, grazie davvero a tutti.

Per festeggiare l'avvenimento sono in arrivo importanti novità.
Tra pochi giorni.




permalink | inviato da robi-spa il 12/2/2010 alle 15:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


11 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE: I BALCANI E LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri - mercoledì 10 febbraio - su Radio Radicale questa settimana è dedicato al problema della criminalità organizzata e della corruzione nei Balcani occidentali. La minaccia delle mafie balcaniche, oltre a gravare pesantemente sul processo di integrazione dei Paesi della regione, tocca anche la stessa sicurezza europea perché i Balcani occidentali sono una delle zone principali dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’Unione Europea. E' l'avvertimento degli analisti americani contenute in un rapporto consegnato verso la fine dello scorso anno al Congresso Usa.
Traffico di droga, contrabbando di sigarette e traffico di esseri umani sono le attività principali delle organizzazioni criminali nella regione che oltre a rallentare lo sviluppo economico e a minare lo stato di diritto, minacciano la sicurezza dell'intera Europa e potrebbero destabilizzare seriamente i paesi dei Balcani occidentali – Serbia, Montenegro, Albania, BiH, Macedonia e Croazia. Gli specialisti americani sottolineano che nei Paesi della regione si è rafforzato il legame tra le organizzazioni criminali, le elite politiche e i criminali di guerra e proprio per questo la criminalità potrebbe essere il principale motivo di escalation delle violenze e del caos nella regione nei prossimi anni.
A parte la Croazia, che nei prossimi anni (molto probabilmente nel 2012) sicuramente diventerà il 28esimo paese dell’Ue, e forse la Serbia, gli altri Paesi balcanici avranno bisogno di molto più tempo per l'ingresso nell’UE poiché il ritardo delle processo delle riforme richieste da Bruxelles si lega alla attuale crisi globale che ha colpito economie deboli messe ulteriormente in difficoltà dalla dilagante corruzione e dalla collusione tra politica e criminalità. La trasmissione analizza in particolare la situazione in Croazia, Serbia, Albania e Kosovo.

Ascolta lo Speciale del 10 febbraio sul sito di Radio Radicale


10 febbraio 2010


FOIBE: OGGI IL "GIORNO DEL RICORDO"

Oggi è il 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" istituito dal nostro Paese per commemorare la tragedia delle foibe e il dramma degli italiani espulsi dall'Istria e dalla Dalmazia dopo la fine della seconda guerra mondiale. Oltreconfine, in Slovenia, si continua a guardare con un certo fastidio a questa ricorrenza. Nel 2001 ci furono accese polemiche tra Roma , Lubiana e Zagabria in seguito alle dichiarazioni del presidente Napolitano che fecero infuriare sloveni e croati. L’allora presidente sloveno Janez Drnovšek inviò una lettera personale al suo omologo italiano, ma l'allora presidente croato Stjepan Mesic reagì provocando una dura polemica con il Colle.
L'anno scorso , invece, Napolitano puntò il dito anche sulla tragica pagina del fascismo del “confine orientale” e sulle sofferenze che quel regime inflisse agli sloveni (anche se non face nemmeno un accenno ai croati che condivisero la stessa sorte degli sloveni durante il fascismo. Quest'anno la ricorrenza è passata in maniera molto più calma.
Le polemiche tra Italia e Slovenia però permangono, anche se "a bassa intensità", e condizionano negativamente molte delle questioni sulle quali Roma e Lubiana si trovano a collaborare: dai rigassificatori che l’Italia vorrebbe costruire nel golfo di Trieste, alla procedura d’infrazione aperta nei confronti della Slovenia per l’introduzione dei bollini autostradali (commissario europeo ai trasporti l'italiano Antonio Tajani), fino alla questione dell’alta velocità (nel dicembre 2008 era stato firmato, tra i due paesi e la Commissione europea, un accordo per l’elaborazione del progetto della tratta ferroviaria Trieste-Divaccia, collegamento che dovrebbe servire per la realizzazione del V corridoio europeo da Barcellona a Kiev e sul quale l’Italia vorrebbe proporre nuove varianti).
Ne scrive Stefano Lusa nell'articolo intitolato "Polemica a bassa intensità" pubblicato il 5 febbraio sul sito di Osservatorio Balcani.
Nel "Giorno del ricordo" si è parlato anche al Senato questa mattina in apertura dei lavori: sono intervenuti rappresentanti di tutti i gruppi come potete leggere sul resoconto stenografico della seduta. La Camera ha invece organizzato una commemorazione che si è svolta alla Sala della Lupa di Montecitorio.


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9 febbraio 2010


NUOVE PROVE SUL RUOLO DEI SERVIZI DI SICUREZZA SERBI IN BOSNIA

Jovica Stanisic con Radovan KaradzicI servizi di sicurezza serbi erano coinvolti nei crimini di guerra compiuti durante la guerra di Bosnia. Le nuove prove sono state presentate al processo contro Jovica Stanišic, ex capo della Divisione per la Sicurezza Nazionale, e il suo assistente Franko Simatovic Frenki. Ne ha scritto Dejan Anastasijevic sul settimanale belgradese "Vreme" in un articolo pubblicato il 28 gennaio (titolo originale Papirni trag zlocina) che potete leggere in italiano sul sito di Osservatorio Balcani (traduzione di Daniele Scarpa).

Stanišic e Simatovic sono imputati per crimini contro l'umanità e gravi violazioni delle leggi di guerra. Secondo l'accusa avrebbero creato, addestrato e armato una serie di unità paramilitari responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi in Croazia e in Bosnia. La più importante di queste era l'Unità per le Operazioni Speciali (JSO), i famigerati "Berretti rossi", ma secondo l'accusa anche molte altre unità erano sotto il controllo di Jovica e Frenki: dalle "Tigri" di Arkan, agli "Scorpioni", alle "Pantere", a molti altri. L'accusa sostiene che gli imputati hanno addestrato e armato anche i volontari di Šešelj che hanno compiuto crimini insieme ai paramilitari.

A sostegno delle proprie accuse la procura ha portato una serie di documenti secondo i quali uomini delle unità paramilitari che hanno compiuto crimini in Bosnia erano pagati dai Servizi di Sicurezza della Serbia un nuovo testimone, protetto con la sigla JF-005, che ha dichiarato di essere stato reclutato nei "Berretti Rossi" all'inizio del 1992 e addestrato con una cinquantina di volontari in un campo segreto sul monte Ozren comandato da Radojica Rajo Božovic, uno dei comandanti della JSO. Il testimone, inoltre, era presente alla famosa celebrazione dell'anniversario della JSO a Kula nel 1997, quando Miloševic fece visita ai "Berretti rossi" e la cui registrazione video finora è stata mostrata più volte come prova nei processi all'Aja. Finora le prove esibite erano soprattutto indirette, i testimoni pochi e a volte non attendibili. Grazie al nuovo teste JF-005 e alla nuova documentazione l'accusa ha ora una maggiore spazio di manovra.

Se le accuse saranno provate, scrive Anastasijevic su Vreme, "nelle prossime settimane e mesi, in questo processo e in altri, sentiremo ancora altri nomi di persone che per il 'lavoro sul campo' in Bosnia e in Croazia ricevettero denaro dalla Sicurezza di Stato. Si tratta di qualcosa che sapevamo tutti in teoria, ma ora il Tribunale è in possesso della prova cartacea che dimostra che i Servizi di sicurezza, come organo statale della Serbia, erano direttamente implicati negli episodi più terribili della guerra in Bosnia. Tutto ciò potrebbe avere anche gravi conseguenze politiche, in particolare nel contesto del dibattito parlamentare sulla dichiarazione su Srebrenica. Cosa succederebbe se si riscontrasse che gli "Scorpioni", come compenso per l'esecuzione filmata a Trnovo, hanno ricevuto una diaria proveniente dalle casse dello Stato, e cosa si direbbe sul ruolo della Serbia nella guerra alla quale non ha partecipato?".


8 febbraio 2010


CROAZIA: INIZIATO IL "PROCESSO DEL DECENNIO" PER L'OMICIDIO DI IVO PUKANIC

La scena dell'attentato in cui sono stati uccisi Ivo Pukanic e Niko Franic Di Marina Szikora (*)
Mercoledi’ e’ iniziato a Zagabria il processo del decennio, cosi’ lo qualificano i media non soltanto nazionali ma anche quelli internazionali. Si tratta del processo contro i quattro imputati accusati per l’uccisione di Ivo Pukanic, il giornalista controverso e direttore del settimanale croato ‘Nazional’ e del suo direttore di marcheting Niko Franic, deceduti a causa di una esplosione nel cortile della redazione del giornale nel 2008. “Ivo Pukanic e’ stato noto per le sue indagini sulla corruzione al piu’ alto livello della societa’ croata” scrive la BBC e aggiugne che si tratta di problemi “che potrebbero fermare l’avvicinamento della Croazia all’Ue”.
L’attentato e’ stato spettacolare, le reazioni dei vertici dello Stato spettacolari, e quindi anche il processo contro gli assassini di Ivo Pukanic dovrebbero essere spettacolari” si legge in un articolo del portale croato index in cui si afferma che “Pukanic si trovava sotto il bersaglio di un snaiperista nel momento in cui e’ stato ucciso con una autobomba, liquidato dalla piu’ famigerata banda nei Balcani ed i sospetti per l’uccisione arrivano fino a Joco Amsterdam, Stanko Subotic e Milo Djukanovic (premier del Montenegro). In quei giorni i vertici dello Stato nel panico hanno parlato di terrorismo e promettevano che Zagabria non sarebbe diventata una Beirut. Oggi, un anno e mezzo doo, inizia “il processo del secolo”: le squadre speciali hanno bloccato il centro di Zagabria, gli imputati arrivano in catene, i giornalisti hanno occupato l’aula del tribunale... Perfino il prezzo dell’attentato e’ spettacolare: un miglione e mezzo di euro”.
C’e’ da sottolineare che il processo e’ iniziato sotto severissimi controlli di polizia nel momento in cui Zagabria ha rafforzato la lotta alla corruzione e crimine organizzato in quanto condizione chiave per la conclusione dei negoziati di adesione all’Ue.
I quattro accusati, Robert e Luka Matanic, Amir Mafalani e Slobodan Djurovic hanno dichiarato all’inizio del processo di non sentirsi colpevoli. Ci sono pero’ ancora due imputati che vengono giudicati in contumacia. L’agenzia Associated Press scrive che a Belgrado si svolgera’ un processo separato poiche’ la Croazia e la Serbia dopo l’attentato hanno accusato otto uomini per aver partecipato nell’uccisione di Pukanic. Il presunto capo mafioso Sreten Jocic detenuto a Belgrado, avrebbe pagato agli attentatori un miglione e mezzo di euro. Da aggiungere che martedi’ Bojan Guduric, cittadino serbo si e’ consegnato a Banja Luka, capoluogo della Republika Srpska alle autorita’ della BiH. Guduric chiede di essere estradato e processato a Zagabria.
Va spiegato che Sreten Jocic, detto Joco Amsterdam, senza essere sospettato ad aver organizzato l’uccisione di Pukanic, e’ stato arrestato lo scorso anno a Belgrado e da allora si trova in carcere. A fine di questo mese scade il termine legale di sei mesi per sollevare l’atto di accusa contro di lui o allargare le indagini. Se non accadra’ nulla di questo, Jocic sara’ rilasciato. I legali di Jocic hanno motivo per festeggiare – scrive il giornale serbo Press – poiche’ il giudice Mircic e’ tornato da Zagabria deluso perche’ i colleghi croati come prove contro Jocic hanno consegnato soltanto le deposizioni del testimone protetto. Se le prove raccolte contro Jocic saranno sufficenti in Croazia e in Serbia si sapra’ tra una decina di giorni e le fonti di Press aggiungono che tutte le opzioni sono aperte sottolineando che la Serbia, arrestando Zeljko Milovanovic e Milenko Kuzmanovic ha fatto molto di piu’ rispetto alla Croazia per mettere luce sul caso Pukanic. Il portavoce del Tribunale di Zagabria, Kresimir Devcic ha detto invece che “non ci sono informazioni” sulla visita del giudice serbo a Zagabria ne’ si sa di quale giudice si tratta. Le indagini relative all’attentato di Pukanic in Croazia si stanno avviando verso la fine, ha detto il portavoce Devcic. 

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata del 6 febbraio di Passaggio a Sud Est


8 febbraio 2010


I BALCANI SONO LA SFIDA PIU' IMPORTANTE PER LA STABILITA’ DELL’EUROPA

Di Marina Szikora (*)
I Balcani anche quest’anno saranno la piu’ grande sfida per la stabilita’ dell’Europa e le tensioni interetniche in BiH e la questione della minoranza serba in Kosovo richiederanno l’impegno dell’Occidente. Questa la valutazione espressa nel rapporto dei servizi di informazione americani relativi ai rischi sulla sicurezza nel mondo. Nel rapporto firmato dal consigliere del presidente americano, direttore del Servizio di informazione nazionale, Dennis Blair, si afferma che gli Stati Uniti e l’Ue manterranno una influenza notevole nei Balcani occidentali e che il loro impegno avra’ un impatto significativo sulle vicende nella regione. “Il proseguimento dell’instabile convivenza interetnica in BiH e la questione della minoranza serba in Kosovo, soprattutto al nord del Kosovo, continueranno ad essere le fonti di tensioni che richiederanno un impegno diplomatico e di sicurezza da parte dell’Occidente” si legge nel rapporto presentato alla commissione del senato per i servizi di informazione del Congresso americano.
Il maggior numero dei serbi in Kosovo continuano ad essere orientati verso Belgrado e rifiutano l’integrazione nelle istituzioni kosovare anche se si ha l’impressione che ci sono cambiamenti lenti al sud del Kosovo, mentre l’influenza delle autorita’ kosovare sui serbi al nord sono estremamente deboli, valuta il rapporto americano del 2 febbraio. Nel rapporto si legge inoltre che “la presenza della NATO, anche se minore, e’ ancora necessaria per ostacolare le violenze e la sua sorveglianza delle forze di sicurezza kosovare e’ cruciale per l’efficacia di queste forze e per lo sviluppo democratico”. Si valuta che nei prossimi anni “Pristina continuera’ a dipendere dagli aiuti economici e di sviluppo della comunita’ internazionale nonche’ dal sostegno diplomatico e potenzialmente quello di sicurezza per il consolidamento dello Stato”.
I leader serbi (di Belgrado) si impegnano per il futuro europeo e il presidente della Serbia Boris Tadic vuole un progresso veloce verso l’ingresso della Serbia all’Ue, ma Belgrado non mostra cenni di essere intenzionata ad accettare l’indipendenza del Kosovo” afferma il rapporto statunitense e aggiunge che Belgrado aspetta la decisione consultativa della Corte internazionale di Giustizia sulla legalita’ dell’indipendenza unilaterale di Pristina.
Dennis Blair ha espresso preoccupazione per la “stabilita’ della Bosnia” aggiungendo pero’ che non vi esiste un pericolo diretto dell’esplosione di violenze o del disfacimento della BiH. Le questioni etniche sono dominanti nei processi politici nel Paese a causa dei quali sono bloccate le riforme. “Le tre parti non sono riuscite a raggiungere un accordo sulle riforme costituzionali proposte congiuntamente dall’Ue e Stati Uniti alla fine del 2009 e cosi’ sono stati ostacolati gli sforzi per il rafforzamento del governo centrale che dovrebbero avviare il Paese verso l’Ue e la NATO” evidenzia il rapporto di Blair. Si aggiunge che l’insucesso delle riforme, con i tentativi dei serbi bosniaci di ostacolare le singole riforme e la loro richiesta di avere il diritto al referendum sulla secessione, hanno contribuito “all’aumento delle tensioni interetniche”.
Questo trend molto probabilmente continuera’ poiche’ i leader bosniaci vogliono consolidare le loro posizioni rivolgendosi agli elettori delle loro rispettive comunita’ nazionali in vista delle elezioni che si svolgeranno il prossimo autunno, valuta il consigliere del presidente americano Obama. Va detto pero’ che la parte relativa ai Balcani si trova al fondo del rapporto sulle valutazioni dei rischi nel mondo.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata del 6 febbraio di Passaggio a Sud Est

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