.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





15 gennaio 2008


CAUCASO A RISCHIO

Mappa del CaucasoTutti noi che ci occupiamo di Balcani seguiamo con attenzione l'evolversi della questione del Kosovo che ormai sta arrivando al suo "redde rationem" con l'avvicinarsi della dichiarazione di indipendenza. E naturalmente in questi giorni stiamo aspettando l'esito delle elezioni presidenziali in Serbia il cui risultato avrà un peso esiziale sul futuro della situazione generale dei Balcani a partire proprio da quello che Belgrado deciderà di fare o no al momento della secessione di Pristina. I Balcani, da diverso tempo, sono uno degli scenari su cui si rappresenta lo scontro tra Usa e Russia e quello che succederà in Kosovo - lo si ripete da tempo - avrà ripercussioni anche in altri scacchieri geopolitici. Nel Caucaso, prima di tutto. Lì, come riportava il Sole 24 Ore il 9 gennaio scorso, il Kosovo si chiama Abkhazia e Ossezia del Sud, mentre la Serbia si chiama Georgia. Da mesi Mosca solleva il caso Abkhazia minacciando il riconoscimento delle repubbliche secessioniste filorusse in caso di riconoscimento dell'indipendenza kosovara da parte degli occidentali.
Nonostante ciò, notava Marco Guidi sempre il 9 gennaio sul Messaggero, la situazione della Georgia sembra poco interessante per i media nostrani. Eppure la piccola repubblica del Caucaso resta il fronte più avanzato della contrapposizione russo-americana (Sole 24 Ore del 6 gennaio). Il referendum che si è svolto insieme alle elezioni che hanno riconfermato Shaakashvili alla presidenza, ha ribadito ciò che è noto da tempo: e cioè che i georgiani (e i loro rappresentanti politici) vogliono l'integrazione nella NATO, cosa che Mosca non può assolutamente tollerare considerandola una minaccia ai suoi interessi nell'area. Questo non significa che al momento dell'indipendenza del Kosovo (ormai pressoché sicura, è solo una questione di date), la Russia fomenterà la secessione di Abkhazia e Ossezia del Sud, ma di certo il Cremlino non starà a guardare, visto che fino ad oggi ha semprer sostenuto le rivendicazioni separatiste delle due "repubbliche". E, di certo, farà di tutto per ostacolare i progetti e le iniziative politiche, economiche e militari di Tbilisi visto poi che in Georgia dovrebbero passare le pipeline del petrolio e del gas naturale dell'Azerbaigian e dell'Asia centrale che aggirando la Russia limiterebbero le capacità di ricatto di Mosca verso l'Europa occidentale.
I motivi che dovrebbero spingere ad una maggiore attenzione verso le vicende georgiane sono quindi molti. Oltre alla persistente instabilità del Paese, bisogna considerare che la Georgia ha pochissime risorse naturali. Felix Stanevsky, nella sua Lettera da Mosca pubblicata sul Foglio l'8 gennaio, ricorda che gli oleodotti, i gasdotti e le vie di comunicazione che attraversano il suo territorio (moderna "via della seta") sono state fatte dalle compagnie internazionali, dall'Ue e dagli Usa con scarse ricadute in termini di occupazione dei lavoratori locali. L'industria georgiana esporta poco, mentre lo sbocco naturale dell'agricoltura sono i mercati russi che però hanno bloccato l'importazione di alcuni prodotti. Le famiglie vivono soprattutto grazie alle rimesse degli emigranti generando così un'altra situazione di dipendenza dalla Russia. Manca in definitiva un'economia normale che non può certo essere sostituita dagli aiuti internazionali. La mancanza di disponibilità di mezzi finanziari per programmi sociali contro la povertà e le promesse mancate dei vari leader politici sono ulteriore motivo delle persistenti tensioni sociali.
Se questa è la situazione sembrerebbe logico attendersi o quanto meno ipotizzare un generale peggioramento della situazione nella regione che potrebbe aprire scenari inquietanti e difficili. Sono tanti i conflitti che covano sotto la cenere. Il precipitare della situazione in Georgia avrebbe ripercussioni sul mai risolto contenzioso del Nagorno-Karabakh tra Azerbaigian ed Armenia, la quale ha a sua volta una questione aperta con la Turchia complicata dal fatto che sia nel Karabakh, sia in Georgia sono presenti minoranze curde. Forse non si arriverà all'eplosione di conflitti armati, ma di certo la situazione del Caucaso appare instabile e delicata come (forse più) di quella balcanica. Qui da noi però, al di fuori del circolo degli "esperti", sembra che pochi se ne rendano conto.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. caucaso georgia abkhazia ossezia russia

permalink | inviato da robi-spa il 15/1/2008 alle 18:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre        febbraio
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom