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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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6 maggio 2008


TURCHIA, ARTICOLO 301: VERA RIFORMA O SEMPLICE MAQUILLAGE?

La scorsa settimana il Parlamento turco ha approvato la riforma dell'articolo 301 del codice penale in base al quale in questi anni intellettuali, giornalisti, scrittori e docenti universitari sono stati incriminati per aver offeso l'"identità turca" e che ha consentito alla magistratura di tenere sotto tutela la libertà di espressione e di parola. Una norma nel mirino della Commissione europea che da tempo chiedeva di rimuovere questo grave ostacolo al già difficile processo negoziale che dovrebbe portare la Turchia all'adesione all'UE. Dopo mesi e mesi di polemiche e una seduta parlamentare protrattasi fino a notte l'articolo è stato quindi emendato. Il nuovo testo sostituisce l'espressione "identità turca" con "nazione turca", stabilisce che ogni procedimento penale debba essere autorizzato dal ministro della Giustizia e riduce la pena prevista da tre a due anni. Un po' pochino, a ben guardare. Bruxelles, infatti, resta cauta: l'iniziativa è stata giudicata positivamente ma solo un primo passo, anche se nella giusta direzione. La Commissione auspica che le autorità turche mettano mano ad altre riforme che garantiscano la piena libertà di espressione di tutti i cittadini.
La modifica dell'articolo 301 è certamente un risultato importante per il premier islamico-moderato Recep Tayyp Erdogan che è riuscito ad ottenere il voto parlamentare dopo una lunga mediazione, anche all'interno del suo stesso partito, l'Akp. In Turchia molti l'hanno però subito giudicata un'operazione di facciata, dato che la libertà di parola è vincolata anche ad altre leggi tutt'ora in vigore: dalle norme anti terrorismo a quelle che puniscono le offese contro il padre della patria Kemal Ataturk. Sono tante, infatti, le disposizioni di legge che limitano la libertà di espressione, a partire dalla Costituzione promulgata dopo il colpo di Stato militare del 1980. Pur avendo un grande valore simbolico, e pur ponendo gli eventuali procedimenti penali sotto il controllo del Governo, la riforma dell'articolo appare per ora solo un' "maquillage" con il quale Erdogan può dire di aver mantenuto uno dei suoi impegni con l'Europa senza irrigidire troppo il confronto con l'opposizione, i militari e la magistratura. Insomma, tenere l'articolo intatto non era possibile, abolirlo completamente neppure e quindi lo si è modificato. Ma non troppo.

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