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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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11 giugno 2008


SERBIA: NUOVO GOVERNO ENTRO 90 GIORNI O DI NUOVO ELEZIONI

Il leader del Partito socialista serbo Ivica DacicNiente di fatto a Belgrado. La prima seduta del nuovo Parlamento dopo le elezioni dell'11 maggio scorso si è conclusa senza l'elezione del successore del presidente uscente Oliver Dulic e la Serbia ancora non ha una maggioranza in grado di formare il nuovo governo. Il Partito socialista serbo (Sps), che fu del defunto dittatore Slobodan Milosevic, continua a giocare il suo ruolo di ago della bilancia tra lo schieramento nazionalista e quello filoeuropeista che ha vinto le elezioni e si raccoglie attorno al Partito democratico del presidente della repubblica Boris Tadic. La trattativa per la formazione del nuovo esecutivo dovrebbe durare almeno fino alla fine di giugno. L'ha detto il il vicepremier democratico Bozidar Djelic, in visita a Bruxelles, così come il ministro degli Esteri Vuk Jeremic ieri a Roma per partecipare ad una conferenza organizzata dalla Fondazione Magna Carta intitolata "La Serbia, i Balcani, l'Europa".
Da questo momento, secondo la legge, ci sono novanta giorni di tempo per formare il nuovo governo altrimenti occorrono nuove elezioni. Ma la Serbia, che a maggio è tornata alle urne poco più di un anno dopo le precedenti consultazioni a causa della crisi della rottura del patto tra Tadici ed il premier Kostunica, ha bisogno di un governo certa e di una situazione politica stabile. Complicato il ruolo del presidente della Repubblica, Boris Tadic, conteso tra il suo ruolo istituzionale e quello di leader dello schieramento filoeuropeista raccolto intorno al suo Partito democratico che lo ha incaricato di seguire personalmente le trattative con il leader socialista Ivica Dacic ma che nello stesso tempo come presidente della repubblica deve anche garantire la parità tra tutti i partiti.
Uno dei nodi della questione riguarda il municipio di Belgrado. Partito radicale serbo, il Partito democratico serbo e il Partito socialista serbo hanno raggiunto l'accordo per formare la nuova giunta, ma il sindaco uscente, Zoran Alimpic, democratico, ha fissato l'insediamento il più tardi possibile al 14 luglio prossimo. Dato che fino ad oggi tradizionalmente gli equilibri politici della capitale hanno rispecchiato quelli generali, i filoeuropeisti temono una replica dell'intesa Sps-Srs-Dss per il governo nazionale. Ovvio il sospetto che la mossa di Alimpic abbia uno scopo ostruzionistico e per questo radicali, socialisti e conservatori si sono rivolti direttamente al presidente affinché al più presto si insedi la nuova giunta.
In realtà tra socialisti e nazional-conservatori c'è un grosso punto di disaccordo a livello nazionale: l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Unione europea siglato poco prima delle elezioni e ratificato dal governo serbo uscente alla vigilia del voto ma solo grazie al fatto che i ministri democratici sono in maggioranza. Il premier uscente Kostunica ha dichiarato che se tornerà al governo con i radicali annullerà l'Asa. I socialisti su questo non sono d'accordo e pensano che l'integrazione in Europa debba essere un obiettivo della Serbia. La prospettiva di ingresso nell'Unione europea è sostenuta anche dagli alleati minori dei socialisti, l'Alleanza dei pensionati (Pups) che il partito Serbia unita (JS), apertamente contrari ad annullarel'Accordo di stabilizzazione e associazione. E il leader socialista Ivica Dacic per mantenere un ruolo decisivo nella formazione del nuovo governo non può perdere l'appoggio di Pups e JS.
Per chiudere l'accordo con i socialisti i filoeuropeisti stanno facendo consistenti aperture per una "riconciliazione storica" con gli eredi Milosevic del quale proprio i democratici di Tadic determinarono del 2000 la caduta e la consegna al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia che lo aveva incriminato da tempo per crimini di guerra e contro l'umanità. A Dadic i democratici hanno offerto la carica di vicepremier con delega alla sicurezza mentre per il suo partito ci sarebbe la presidenza del parlamento e cinque ministeri tra cui Infrastrutture, Educazione e Scienze. I socialisti chiedono però di annullare i procedimenti penali contro i familiari del defunto dittatore e contro l'ex direttore della tv di Stato, ma sono anche ansiosi di rifarsi una faccia all'estero tanto più che Bruxelles non è contraria a vederli nell'esecutivo pur di tenerne fuori gli ultranazionalisti e che anche l'Internazionale socialista ha aperto le sue porte al Partito socialista serbo qualora dimostri la volontà di chiudere con il passato alleandosi con i filoeuropeisti.


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permalink | inviato da robi-spa il 11/6/2008 alle 20:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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