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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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2 luglio 2008


SERBIA: ACCORDO DEMOCRATICI-SOCIALISTI PER IL GOVERNO E PER BELGRADO

Lunedì scorso è iniziato al parlamento serbo il dibattito sulla legge relativa al nuovo governo serbo. L'approvazione è attesa entro la fine di questa settimana, dopodiché si insedierà il nuovo esecutivo che qualcuno ha battezzato della "riconciliazione storica" perché nato dall'accordo tra la coalizione filoeuropeista raccolta intorno al Partito democratico del presidente della Repubblica, Boris Tadic, e il Partito socialista serbo erede del defunto dittatore Slobodan Milosevic, oggi guidato dal quarantenne Ivica Dacic giudicato un politico pragmatico e che molti pensano possa liberare il partito dal suo ingombrante passato (un po' come ha fatto in Croazia Ivo Sanader con l'Hdz del defunto leader autoritario nazionalista Franjo Tdjman).
Tadic ha già incaricato il ministro delle Finanze uscente, Mirko Cvetkovic, di formare il nuovo esecutivo che segna "una nuova era" della politica serba, come ha dichiarato lo stesso presidente serbo. L'atteso patto tra i democratici e i loro nemici giurati, i socialisti eredi di Milosevic, ha messo all'angolo e costretto all'opposizione le forze nazionaliste e conservatrici e segna una pesante sconfitta politica per l'ormai ex premier Vojslav Kostunica, principale responsabile della crisi di governo che ha portato alle elezioni anticipate dell'11 maggio scorso.
L'intesa tra democratici e socialisti si fonda su tre pilastri: il proseguimento del processo di integrazione europea della Serbia, la difesa dell'integrità territoriale e della sovranità serba con il rifiuto di riconoscere l'indipendenza unilaterale dal Kosovo, la centralità della giustizia sociale per quanto riguarda le scelte di politica economica nella delicata fase di transizione che l'economia serba sta attraversando. E proprio questo ultimo punto ha fatto emergere alcune frizioni tra socialisti e liberali. Il socialista, Milutin Mrkonjic, cui dovrebbe andare la guida del ministero delle Infrastrutture ha minacciato di rinunciare all'incarico qualora le competenze del dicastero non comprendano anche il controllo diretto delle grandi aziende di stato come la compagnia aerea Jat, già in fase di privatizzazione, quella ferroviaria e quella delle strade.
Altri nodi sono invece stati risolti. E' sfumata ad esempio l'ipotesi, che aveva suscitato molte proteste, di porre il leader socialista Dacic alla guida dei servizi di intelligence, mentre il ministro per il Kosovo dovrebbe essere "una persona che viene da là", come ha detto Tadic, così come alla guida di dicasteri chiave come Giustizia e Finanza il presidente auspica "figure non di partito". Il presidente serbo ha fatto anche intendere che l'alleanza tra democratici e socialisti raggiunta a livello nazionale porterà con sé anche quella per la guida di Belgrado facendo saltare il patto già siglato tra socialisti e nazionalisti.
In effetti oggi il quotidiano Blic, citava fonti secondo le quali il Partito democratico e il Partito socialista hanno trovato l'accordo per replicare nella capitale l'accordo raggiunto per la formazione del nuovo governo nazionale per cui nuovo sindaco sarà il democratico Dragan Dilas. La giunta avrà al suo interno anche gli alleati minori dei socialisti, il partito Serbia unita (Js) e l'Alleanza dei pensionati (Pups) nelle scorse settimane avevano spinto molto per stringere l'accordo con il fronte filo-europeo sulla base della comune posizione favorevole all'integrazione nell'UE.
La maggioranza della capitale serba potrà contare poi sull'appoggio esterno del Partito liberal democratico di Cedomir Jovanovic, fortemente filoeuropeista e unica forza politica serba dichiaratamente a favore dell'indipendenza del Kosovo, di certo a disagio per l'alleanza con i socialisti ma evidentemente non al punto da rischiare di consegnare la capitale ed il governo al fronte nazionalista-conservatore.
Insomma, buon notizie per l'Europa, ammesso che a Bruxelles ci siano orecchie disposte a non lasciarle cadere nel vuoto.


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permalink | inviato da robi-spa il 2/7/2008 alle 19:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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