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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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26 aprile 2009


INDIPENDENZA DEL KOSOVO: LA SITUAZIONE ED IL PUNTO DI VISTA SERBO

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 22 aprile dedicato alla questione dell'indipendenza del Kosovo la cui legittimità dal punto di vista del diritto internazionale è al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.

A poco piu’ di un anno dall’autoproclamata indipendenza del Kosovo, la questione dello status dell’ex provincia della Serbia arriva alla Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta di Belgrado, dovra’ pronunciarsi sulla legalita’ dell’atto di secessione di Pristina. Anche se la decisione non sara’ vincolante, per la Serbia gia’ il fatto che la Corte ha accettato di pronunciarsi in merito alla questione, rappresenta una vittoria diplomatica nel suo fermo rifiuto di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e ritiene l’intera facenda come un precedente impotante che incidera’ anche sui prossimi riconoscimenti.
E’ per la prima volta nella storia che un atto di secessione verra’ esaminato dal punto di vista del diritto internazionale. Sara’ considerato il diritto all’autodeterminazione rispetto al diritto della salvaguardia dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ di uno stato internazionalmente riconosciuto” ha detto il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic e ha precisato che nel dibattito prenderanno parte molti paesi tra cui anche delle potenze mondiali come la Cina, che per la prima volta hanno presentato ufficialmente i loro pareri su questo tema. Il capo della diplomazia serba ha sottolineato che la Serbia ha svolto un compito diplomatico molto attivo per attirare l’attenzione sul problema del Kosovo del maggior numero possibile di stati riuscendo a coinvolgere i paesi di tutti i continenti. Secondo Jeremic, i vertici di Belgrado possono essere ottimisti.
La Corte internazionale di giustizia nei prossimi giorni rendera’ pubblica la lista di tutti i paesi che si sono iscritti al dibattito sull’indipendenza del Kosovo. Secondo le informazioni ufficiose, affermano i media serbi, questo potrebbe essere il processo in cui partecipera’ il piu’ grande numero di paesi nella storia della Corte. Uno dei membri del team legale della Serbia, l’esperto argentino di diritto internazionale, Marselo Koen, afferma che il dibattito si puo’ a maggior ragione considerare storico perche’ dovra’ rispondere alla questione del rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale. Sempre secondo informazioni non ufficiali, nel dibattito dovrebbero partecipare tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Inoltre, hanno mostrato interessamento un numero significativo di paesi europei, alcuni paesi latinoamericani, in piu’ Egitto, Iran e Libia, informano fonti mediatiche serbe.
Il membro del team legale della Serbia Koen spiega che il dibattito ha un significato globale che va oltre la questione del Kosovo. Naturalmente, nel processo parteciperanno anche quei paesi che sono contrari alla posizione serba, in particolare i paesi che hanno gia’ riconosciuto l’indipenedenza di Pristina, dice l’esperto legale della Serbia.
Un’altro esperto serbo di diritto internazionale, Vojin Dimitrijevic, afferma che molti stati sono interessati sulla questione “di quando il diritto all’autodeterminazione puo’ trasformarsi in secessione”. Il dibattito e’ una occasione, aggiunge Dimitrijevic, per esaminare alcune posizioni precedenti delle Nazioni Unite sul tema. “Le Nazioni Unite in una dichiarazione del 1980 affermano che l’autodeterminazione in forma di secessione e’ possibile solo quando un gruppo concreto non e’ sufficientemente rappresentato nel governamento dello Stato” spiega Dimitrijevic e conclude che “gli Stati che si oppongono al riconoscimento del Kosovo non lo fanno tanto per amore verso la Serbia, quanto perche’ hanno i loro seri problemi con i movimenti secessionisti”.
Nella seconda fase di questo processo, ogni paese che vi partecipera’ avra’ l’accesso alle argomentazioni degli altri ed entro il 17 giugno potra’ rispondere, sempre nella forma scritta. Seguira’ poi il dibattito, possibilmente a dicembre. Alla fine del processo, la Corte dara’ un parere consultativo sull’indipendenza del Kosovo.
Il ministro degli esteri slovacco, ex rappresentante della comunita’ internazionale per la Bosnia Erzegovina, Miroslav Lajcak si e’ detto molto fiducioso che la Corte internazionale di giustizia nella sua valutazione della legalita’ dell’indipendenza del Kosovo rispettera’ il diritto internazionale e ha sottolineato che la Slovacchia non ha riconosciuto il nuovo stato kosovaro proprio perche’ e’ stato violato il diritto internazionale. Questa posizione il ministro slovacco ha illustrato nel suo intervento alla conferenza sul diritto dei popoli all’autodeterminazione che si e’ svolto in questi giorni a Londra. Secondo Lajcak nel caso kosovaro e’ stato calpestato il principio secondo il quale il diritto all’autodeterminazione e’ relativo soltanto ai popoli e non alle minoranze. Il ministro slovacco ha criticato anche il processo di riconoscimento perche’ e’ stato lasciato alla decisione dei singoli paesi mentre le Nazioni Unite non hanno risolto precedentemente il contrasto di due principi chiave: il diritto all’autodeterminazione e il diritto all’integrita’ territoriale.
Come esempio di una separazione pacifica in cui non e’ stato violato il diritto internazionale, Lajcak ha illustrato quello della dissoluzione della Cecoslovacchia e l’indipendenza del Montenegro aggiungendo che Bratislava non riconosce la secessione dell’Abkazia e dell’Ossezia meridionale per le stesse ragioni per cui non riconosce il Kosovo.
Come si e’ potuto leggere da un comunicato del Ministero degli esteri serbo, Belgrado ha consegnato alla CIG due libri di documentazione di 350 e 600 pagine nonche’ un gran numero di mappe e illustrazioni di terreni, contenenti tutti gli elementi necessari e le argomentazioni giuridiche relative alle prove che la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo non e’ in regola con il diritto internazionale.
Va ricordato che ad oggi, 54 paesi dei 192 membri dell’Onu hanno riconosciuto il nuovo piccolo stato balcanico. La ferma opposizione della Russia, in quanto membro permanente con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza ha bloccato per ora ogni prospettiva di ammissione del Kosovo alle Nazioni Unite. Cinque membri dell’Ue si oppongo al riconoscimento per ragioni politiche ovvero per il fatto che temono problemi simili a causa di movimenti secessionistici al loro interno.
Sempre in connessione alla questione Kosovo e l’inaccettabile realta’ dello status di indipendenza da parte della Serbia, in occasione della Pasqua ortodossa il presidente della Serbia, Boris Tadic si e’ recato a Decani partecipando alla santa messa tenutasi il Venerdi’ santo presso il Monastero di Decani. La tanto discussa visita e’ avvenuta in apparente calma, ma non e’ passata senza polemiche. Il presidente serbo ha rivolto i suoi auguri non solo alla popolazione serba ma anche a quella albanese dichiarando di aver portato “solo messaggi di pace. Pace per i serbi, per gli albanesi e per tutti coloro che vivono in Kosovo, nella nostra Serbia”. “Senza la pace non siamo in grado di fornire una vita decente. Senza la fede nella pace, non siamo in grado di vivere normalmente “ ha detto Tadic. Il presidente serbo ha ripetutamente affermato che Belgrado non potra' mai riconoscere lo Stato del Kosovo e continuera' considerare il territorio una provincia meridionale.
Secondo le informazioni mediatiche serbe le autorita’ di Belgrado avevano chiesto l'aiuto della rappresentanza EULEX a Belgrado per poter realizzare questa visita. Il rappresentante speciale dell'Ue nel Kosovo, Pieter Feith aveva suggerito al governo di Pristina di rendere possibile la visita di Boris Tadic in Kosovo ''perche' importante per la distensione dei rapporti e soprattutto perche’ si tratta di una festa religiosa, la Pasqua Ortodossa''. Secondo il quotidiano kosovaro Ekspres, le autorita' di Pristina si sarebbero opposte al viaggio del presidente serbo in Kosovo ma infine Pristina ha rivisto la sua posizione ''a seguito di forti pressioni diplomatiche'' da parte dell'Unione europea e di Washington. Il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci ha motivato la sua decisione di consentire la visita di Tadic considerando “che la liberta’ religiosa e’ garantita da tutte le convenzioni internazionali” e ritenendo questa visita “come completamente privata e di natura religiosa”. Ha avvertito pero’ che “se il Presidente della Serbia rende qualsiasi dichiarazione politica che e’ contraria alla Costituzione della Repubblica del Kosovo, in futuro gli sara’ vietato l’ingresso in Kosovo, sia in veste di privato cittadino che in veste ufficiale”.
Dopo le dichiarazioni politiche di Boris Tadic a Decani, il presidente del Parlamento kosovaro, Jakup Krasnici ha detto che “spetta ora al governo del Kosovo di decidere se nel futuro saranno aconsentite le visite del presidente serbo in Kosovo”. Secondo la stampa di Pristina, la visita di Tadic al Monastero Decani dimostra che il conflitto tra Serbia e Kosovo prosegue adesso in una forma diversa mentre il quotidiano ‘Ekspres’ critica che “durante i tre giorni del dramma non si e’ udita nemmeno una parola da parte del presidente Fatmir Sejdiu”.
Infine, un’altra attualita’ appesantisce la complicata situazione tra Serbia e Kosovo. Belgrado chiede all’Unesco maggiore salvaguardia del patrimonio serbo in Kosovo, soprattutto dal momento in cui le autorita’ di Pristina hanno proclamato l’indipenedenza. Ieri, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic, intervenendo alla 181-esima sessione plenaria del comitato direttivo dell’Unesco ha protestato per il tentativo che ha definito “scandaloso” e “oltraggioso” di registrare presso l’Unesco come appartenente alla cultura medievale kosovara i monasteri e le chiese ortodosse e altre espressioni del patrimonio culturale serbo in Kosovo. Il ministro serbo ha ringraziato tutti dell’Unesco che si sono impegnati ad ostacolare “questo tentativo di politicizzare il patrimonio culturale”
A proporre di definire patrimonio culturale del Kosovo i monasteri serbi e le altre opere d'arte della cultura serba situate in Kosovo sono stati alcuni Paesi, a cominciare dall'Albania. La proposta verra' presentata alla riunione che il comitato dell'Unesco per il patrimonio culturale terra' dal 22 al 30 giugno prossimo a Siviglia, in Spagna. ''Si tratta di opere d'arte e oggetti sacri che non appartengono al Kosovo ma alla Chiesa ortodossa serba'', ha detto il ministro serbo Jeremic. Le affermazioni di Pristina che il patrimonio culturale medievale serbo in effetti e’ patrimonio degli albanesi kosovari rappresenta un tentativo di modificare la storia che deve essere fermamente condannato, ha sottolineato il capo della diplomazia serba e ha avvertito che la comunita’ internazionale non puo’ essere passiva perche’ la pulizia culturale e’ inaccettabile.

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