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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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29 maggio 2009


KOSOVO: LA BATTAGLIA DIPLOMATICA SULL'INDIPENDENZA / 2

L'Organizzazione della Conferenza Islamica, nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana, ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per iniziativa di alcuni membri di peso della Conferenza - come Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria - alla fine è stato però approvato un testo nautrale che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un generico sostegno allo sviluppo e alla stabilità della regione. La genericità del testo finale ha consentito sia a Belgrado, sia a Pristina di interpretare la risoluzione a proprio favore, per cui se il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha salutato la decisione della Conferenza Islamica come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia", il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ritiene il documento un riconoscimento "de facto" dell'indipendenza (anche se l'opposizione, con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli, ha criticato le autorità di Pristina perché non avrebbero saputo sviluppare un'efficace azione di lobbying).

Alle conclusioni della riunione della Canferenza Islamica e alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sull'indipendenza del Kosovo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 maggio e riascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Qui di seguito la corrispondenza di Marina Sikora sulle posizioni di Belgrado e sui commenti apparsi sulla stampa serba.

Prosegue la battaglia diplomatica della Serbia contro i riconoscimenti del Kosovo in attesa della decisione della Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta serba, dovra’ pronunciarsi sulla legittimita’ dell’indipendenza del Kosovo. Intanto un nuovo motivo per irritare Belgrado sulla questione dolorosa e’ stato il progetto di risoluzione dell’Arabia Saudita per il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte dei paesi islamici portato avanti alla riunione ministeriale dell’Organizzazione della Conferenza islamica tenutasi domenica scorsa. Secondo le dichiarazioni lunedi’ del ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, alla rinione di Damasco e’ stata bocciata la proposta di risoluzione cosi’ come presentata dall’Arabia Saudita grazie agli emendamenti di Siria, Egitto e Azerbaigian.

Per Jeremic si tratta di un’altra vittoria diplomatica importante per la Serbia e ha spiegato che si e’ riuscito ad ottenere “attraverso degli emendamenti proposti da Stati alleati della Serbia all’interno dell’Organizzazione della Conferenza islamica, che venisse rimosso dalla risoluzione il richiamo agli stati islamici di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e ogni riferimento riguardo alla cittadinanza del Kosovo”. Tuttavia, il capo della diplomazia serba ha avvertito che non si fermera’ la pressione sui paesi musulmani nonche’ su altri paesi di riconoscere Pristina e a tal proposito ha sottolinato che continuera’ la lotta diplomatica della Serbia per impedirlo. Secondo le infomazioni, le autorita’ della Siria non hanno concesso l’acredito alla delegazione kosovare per partecipare alla riunione ministeriale di Damasco e questo a seguito di un forte impegno da parte di Belgrado.

In effetti, la risoluzione sul Kosovo che e’ stata approvata alla Conferenza islamica, diversamente da quanto prannunciato, non fa appello agli Stati dell’organizzazione di riconoscere l’indipendenza del Kosovo, non ha un carattere obbligatorio e non si puo’ definire un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato ma e’ piuttosto un documento che si limita a promuovere la cooperazione economica per lo sviluppo della regione. In un commento al quotidiano di Belgrado ‘Danas’, Darko Tanaskovic, ex ambasciatore serbo in Turchia e Vaticano, noto islamologo, afferma che il rifiuto della proposta di risoluzione dell’Arabia Saudita che chiama al ricnoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte di tutti i paesi islamici rappresenta la realizzazione dell’obiettivo della diplomazia serba solo a breve termine.

Dall’altra parte, se si guardano i motivi che hanno indotto alcuni paesi del cosidetto terzo mondo di intervenire con emendamenti per non far passare la risoluzione saudita – spiega Tanaskovic – e si tratta di un posizionamento sulla scena politica mondiale, ovvero di sostenere la parte della Russia, Cina, India e altri paesi che pretendono di essere un contrappeso agli Stati Uniti e all’Europa – la Serbia sicuramente vivra’ un handicap nella realizzazione dei suoi obiettivi a lungo termine quali l’integrazione europea e il miglioramento nelle relazioni con l’America. I Paesi che si associano con le potenze come la Cina, India e Russia e che hanno preso la decisione di non riconoscere Pristina, secondo Darko Tanaskovic lo hanno fatto dopo aver analizzato i propri interessi e non sarebbe reale aspettarsi che questi paesi, a proposito della proposta di risoluzione dell’Arabia Saudita, avessero cambiato la loro decisione.

Tornando alla questione del caso Kosovo davanti alla giustizia internazionale, la Russia in questi giorni si dice fiduciosa che la sentenza della Corte internazionale di giustizia dell’Aja sulla legalita’ della separazione unilaterale del Kosovo sara’ di carettere giuridico e non politico – lo ha dichiarato il presidente del Comitato per la politica estera della Duma russa Konstantin Kosacov. Kosacov ha ricordato che la Russia ha consegnato alla Corte internazionale i documenti che contengono il parere di Mosca in merito alla questione. “La nostra relazione in modo dettagliato dimostra che la separazione unilaterale del Kosovo rappresenta la violazione del diritto internazionale” ha detto Kosacov e ha aggiunto che Mosca si augura che la conclusione della Corte si basera’ sugli argomenti giuridici e non sui pregiudizi politici. “Se le nostre aspettative si realizzeranno, il Kosovo non potra’ aderire a nessuna organizzazione internazionale, includendo le Nazioni Unite. In questo modo il processo del riconoscimento del Kosovo sara’ bloccato e le autorita’ albanesi saranno costrette a prendere parte alle nuove trattative sullo status del Kosovo” ha dichiarato Konstantin Kosacov.

E ad Atene, partecipando alla 13-esima Conferenza economica, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic dichiara che nessuno dovrebbe pregiudicare la decisione della Corte internazionale di Giustizia sull’indipendenza del Kosovo e che per questo non si dovrebbero incorraggiare nuovi riconoscimenti come nemmeno fare pressione sulle istituzioni multilaterali di acconsentire “l’ingresso delle autorita’ secessioniste di Pristina”. Secondo Jeremic, tali iniziative possono solo minacciare l’equilibrio sul terreno, cosa che non e’ nell’interesse di nessuno. Il ministro serbo ha rilevato che una delle priorita’ della politica estera della Serbia e’ la cooperazione regionale nei Balcani occidentali e ha sottolineato che il suo Paese e’ indispensabile per la stabilita’ della regione. Il fatto che alcuni paesi vicini hanno riconosciuto il Kosovo e’ deplorabile, ha aggiunto Jeremic, perche’ ha causato “delle fessure nella regione”. Cio’ nonostante, Belgrado continuera’ a comportarsi con responsabilita’, ha detto il ministro degli esteri della Serbia.

Il ruolo fondamentale della Serbia per la stabilita' e per il futuro dell'Europa sudorientale e’ stato ribadito anche dal numero due della Casa Bianca, il vicepresidente americano Joe Biden che settimana scorsa ha compiuto un viaggio nei Balcani occidentali con soste a Sarajevo, Belgrado e Pristina. “Non c’e’ nessuna condizione lagata al riconoscimento del Kosovo o all’adesione alla Nato” cosi’ ha commentato per la stampa di Belgrado il Presidente della Serbia, Boris Tadic parlando del significato della visita del piu’ alto rappresentante degli Stati Uniti che ha visitato Belgrado dal 1980. Tadic ha sottolineato che l’unica richiesta degli Stati Uniti e’ stata quella di sviluppare una “politica pacifica e di non provocare dei conflitti” escludendo categoricamente la questione dello status del Kosovo. Anche se l’obiettivo strategico della Serbia e’ l’adesione all’Ue, Tadic ha ribadito che Belgrado non accelererebbe questo percorso rinunciando al Kosovo.

Del Kosovo come un importante problema internazionale e della proclamazione unilaterale dell’indipendenza come un passo verso lo sviluppo e non verso la soluzione del problema ha parlato Sinisa Ljepojevic in occasione della presentazione del suo recentemente pubblicato saggio “La realta’ nascosta del Kosovo”. Ljepojevic e’ giornalista dell’agenzia serba Tanjug e pubblicista che vive tra Londra e Belgrado. Il suo libro e’ dedicato al Kosovo dai bombardamenti della Nato contro la Serbia nel 1999 fino ad oggi. Secondo Ljepojevic la questione kosovara, dal locale scontro separatista balcanico e’ diventato un’importante problema internazionale che simbolizza la fine dell’ordinamento in cui il mondo ha vissuto nella seconda meta’ del Novecento. Il problema dei rapporti tra serbi e albanesi in Kosovo, spiega il giornalista serbo, esiste da secoli mentre la crisi contemporanea e’ iniziata con i bombardamenti della Nato contro la Serbia e con il sostegno dell’Occidente all’armato movimento separatista degli albanesi.

Secondo la sua opinione tutto quello che sta accadendo in Kosovo dopo la proclamazione unilaterale dell’indipendenza il 17 febbraio 2008 e’ appena l’inizio di un processo di cui non si intravede la fine eccetto il fatto che e’ chiaro che l’ex provincia meridionale serba ha causato delle divergenze nei rapporti internazionali. Ljepojevic sottolinea che recentemente il presidente della Russia Dimirij Medvedev ha ripetuto che il suo paese non cambiera’ la posizione verso l’indipendenza del Kosovo, e lo stesso afferma anche la nuova amministrazione americana di Barack Obama. L’indipendenza di Pristina e’ stata appoggiata dagli Stati Uniti e da alcuni paesi occidentali, pero’ manca il sostegno di altre grandi potenze come Russia, Cina, India, Africa del Sud e Brasile. Con l’attuale situazione, e’ dell’opinione Ljepojevic, il tempo davanti a noi dimostrera’ se la nuova soluzione sara’ un accordo storico fra i serbi e gli albanesi e la nuova divisione che porterebbe alla spartizione del Kosovo, ma anche all’allargamento dello spazio etnico albanese, oppure la soluzione fara’ parte di una nuova crisi, dato che gli albanesi vivono anche in Macedonia e in Grecia.

Per il giornalista serbo e’ soprattutto importante lo sfondo economico degli eventi politici. In questo senso, il Kosovo non puo’ sopravvivere da solo e il suo destino dipendera’ molto di piu’ dall’economia che dalla politica internazionale – questa e’ la sua “realta’ nascosta”. Nel suo libro Ljepojevic sottolinea che il 52% della popolazione del Kosovo sono giovani sotto i 26 anni e indica come particolarmente scoraggante il fatto che la maggior parte della popolazione sono analfabeti. In Kosovo quasi la meta’ della popolazione vive sotto la linea di poverta’ e la disoccupazione supera il 50%.

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