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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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17 agosto 2009


UNO STATO FANTASMA IN EUROPA

Transnistria (Foto di Marco Pighin da www.osservatoriobalcani.org)Nel cuore dell'Europa, in una striscia ti terra lungo il fiume Dnestr, stretta tra la Moldova a ovest e l'Ucraina a est, c'è uno Stato che ufficialmente non esiste, dato che non ha alcun riconoscimento internazionale. Ufficialmente, in romeno, si chiama Republika Moldoveneasca Nistreana, oppure, in russo, Pridnestrovskaja Moldovskaja Republika, o ancora, più semplicemente, "Pridnestrovie", che letteralmente vuol dire "nei pressi del fiume Dnestr". La Repubblica di Transnistria nacque il 2 settembre 1990 e venne ufficialmente ratificata il 25 agosto del 1991 con la Dichiarazione d'indipendenza da parte del Soviet supremo di Tiraspol. Due giorni dopo il parlamento moldavo votò a sua volta l'indipendenza della Repubblica di Moldova che includeva anche il territorio della Transnistria. Nei mesi seguenti scoppiò una guerra che provocò più di mille morti, ma la potente 14ª armata russa del generale Lebed, schierata a difesa dei secessionisti (e che in Transnistria aveva basi di importanza strategica), non venne fatta sloggiare dalle rive orientali del Dnestr.
Sono passati diciotto anni da quegli avvenimenti e la Transnistria è uno Stato a tutti gli effetti, anche se nessuno lo ha riconosciuto ufficialmente, nemmeno la Russia. Il territorio, i cui confini sono presidiati dalle milizie statali, si estende per 3567 km². Ha una capitale (Tiraspol, 160 mila abitanti su una popolazione complessiva di circa 550 mila), istituzioni autonome (è una repubblica presidenziale), un governo, un presidente padre-padrone (Igor Smirnov), batte una sua moneta (il rublo della Transnistria) e coltiva relazioni politiche e commerciali a tutto campo, mentre un'armata del potente esercito russo, ufficialmente in missione di peacekeeping, fa da angelo custode.

La Transnistria, "forse il più grande porto franco d'Europa", un "paese fantasma al centro dei moderni processi di finanziarizzazione dell'economia", è "considerata da tempo uno snodo cruciale dei traffici internazionali di armi, esseri umani e droga, uno stato gangster nelle mani della mafia russa e di vecchi agenti del Kgb che usano questo territorio come un porto franco per le proprie operazioni criminali". Lo scrive Michele Nardelli in articolo pubblicato nell'"Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo" a cura dell'Associazione "46° Parallelo" (presentato lo scorso 20 giugno a Riccione nell'ambito del Premio dedicato ad Ilaria Alpi).
"Dietro ai simboli di un tempo, dietro le statue di Lenin nelle piazze di Tiraspol, dietro ai richiami nazionalistici, prosperano gli affari", nota Nardelli, secondo il quale la Transnistria è un luogo che più di altri descrive con efficacia la moderna tendenza al costituirsi di stati offshore. Tendenza, questa, "che si regge sotto il profilo del consenso politico grazie a regimi mafiosi e paternalistici, nei quali i richiami nazionalistici (in questo caso alla grande Russia) e all'unità contro l'aggressione esterna, funzionano da anestetico di massa. Così vecchi personaggi dell'apparato burocratico già avvezzi alla corruzione sono diventati 'signori della guerra' per poi indossare i panni degli uomini d'affari. Mentre nei casermoni del vecchio regime le condizioni di vita della popolazione sono pessime, lo stato sociale completamente saltato, aumenta la disoccupazione e peggiorano gli indici relativi alle esportazioni, i fuoristrada lussuosi sfrecciano attraverso i confini come altrettanti simboli dello status dei nuovi ricchi, le cui ricchezze vengono riciclate in ogni dove, Italia compresa".
Lo scenario è quello già visto nel dopoguerra ex jugoslavo, dove i signori della guerra hanno in fretta e facilmente smesso la divisa per indossare l'abito degli uomini d'affari.

"Un fantasma nel cuore dell'Europa", l'articolo di Michele Nardelli sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso

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