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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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12 settembre 2009


CRIMINI DI GUERRA: KARADZIC A PROCESSO DAL 19 OTTOBRE

La sede del Tribunale internazionale per l'ex JugoslaviaIl processo a Radovan Karadzic comincerà il 19 ottobre. Lo hanno deciso martedì scorso i giudici del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia che hanno respinto la richiesta avanzata da Karadzic di avere dieci mesi di tempo in più per preparare la propria difesa. "Il 19 ottobre è una data appropriata'', ha detto il giudice O-Gon Kwon, il quale ha reso noto inoltre che per risolvere tutte le questioni ancora pendenti è stata fissata anche una nuova udienza preliminare il 6 ottobre.
L'ex leader serbo bosniaco è accusato di crimini di guerra e contro l'umanità commessi durante la guerra di Bosnia tra il 1992 e il 1995. Da quando è in carcere, Karadzic ha inoltrato più di 400 richieste al Tribunale, quasi tutte respinte perché ritenute infondate, ma la sua strategia ha ottenuto qualche successo visto che l’inizio del processo è stato più volte rimandato. Ora però sembra la volta buona.

Karadzic deve rispondere di una mole impressionante di accuse. E’ incriminato per il genocidio di Srebrenica, pulizia etnica, persecuzione e deportazione di civili, per la campagna di terrore su Sarajevo assediata, per la presa in ostaggio di militari internazionali. Il tutto contenuto in più di un milione di pagine di materiale probatorio e affidato alle dichiarazioni di 530 testimoni. Le prove a suo carico sono talmente numerose che la procura, già due volte, ha ridotto i capi di accusa rinunciando a un certo numero di testimoni per cercare di mettere in piedi un dibattimento di dimensioni praticabili.
Karadzic si è sempre difeso sostenendo che la guerra civile in Bosnia è stata voluta e orchestrata dalle grandi potenze occidentali. Alla prima udienza dopo la cattura si dichiarò non colpevole. Poi accusò le grandi potenze, la comunità internazionale, gli americani, le stesse vittime, i paesi musulmani, i comunisti, i diplomatici, la storia, tutto e tutti per “il bagno di sangue in Bosnia che sarebbe stato peggiore di quello in Libano”, come lui stesso aveva promesso a Ginevra, nel 1992, dopo il fallimento delle trattative per fermare la guerra. Karadzic sostiene che gli Usa non abbiano rispettato il patto fatto con l'allora inviato speciale statunitense, Richard Holbrooke, secondo il quale in cambio della sua sparizione dalla scena politica l'ex leader serbo-bosniaco avrebbe ottenuto l'immunità.

L’ex presidente dei serbo bosniaci ha deciso di difendersi da solo e questo avrà almeno due conseguenze certe: il processo andrà per le lunghe e questa strategia permetterà all'imputato di sfruttare il dibattimento come ribalta per inscenare uno show politico. L'ex procuratore capo del Tribunale, Carla Del Ponte, aveva già messo in guardia contro i rischi legati al consentire il ricorso all'autodifesa: “Il principio della difesa svolta personalmente dall’imputato offre un’opportunità troppo vasta di trasformare il banco degli accusati in un pulpito per comizi, e il processo in un circo politico”. Esattamente ciò che fece l'ex uomo forte di Belgrado Slobodan Milosevic (deceduto in carcere prima della fine del processo) e ciò che sta facendo il leader degli ultranazionalisti serbi Vojislav Seselj. Il processo a Radovan Karadzic potrebbe durare molti anni, ma il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso che il Tribunale dovrà chiudere entro il 2012. Inoltre, le incertezze sul suo futuro stanno avendo conseguenze sul personale che ci lavora. La fuga degli specialisti è stato definito dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, un “potenziale esodo”.
Questo potrebbe essere la vittoria finale di Karadzic e, ancora di più, degli ultimi due latitanti, Ratko Mladic e Goran Hadzic, che potrebbero finire i loro giorni senza mai essere chiamati a rispondere dei crimini contro l'umanità di cui sono accusati.

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