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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



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"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
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30 ottobre 2009


INIZIATO IL PROCESSO A RADOVAN KARADZIC

La sedia vuota di Karadzic nell'auladel tribunale internazionale dell'Aja (Foto Peter Dejong/AP, dal sito di The Guardian)Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Szikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 28 ottobre su Radio Radicale e dedicato all'inizio del processo all'ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic accusato di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio, in particolare per l'assedio di Sarajevo e per il massacro di Srebrenica. Il processo è seguito con attenzione non solo in Bosnia ma anche negli altri Paesi dell'ex Jugoslavia e anche in Kosovo, dove il Tribunale internazionale pdell'Aja sta indagando sul presunto traffico di organi di prigionieri serbi di cui sarebbero stati responsabili elementi dell'Esercito per la liberazione del Kosovo. Il giorno dopo l'inizio del processo a Karadzic, inoltre, la Svezia ha scarcerato Biljana Plavsic, che di Kardzic fu la vice e del quale prese il posto dopo la fuga di quest'ultimo al termone della guerra di Bosnia.
Lo Speciale è disponibile sul sito di Radio Radicale alla sezione delle Rubriche.

Il processo all'ex leader dei serbi bosniaci, Radovan Karadzic e' iniziato lunedi' con la decisone dei giudici del Tpi dell'Aja di aggiornarlo per il giorno seguente. Come annunciato, l'imputato che sfuggiva per tredici anni alle accuse per i piu' gravi crimini di guerra e genocidio, non si e' presentato in aula. La ragione dell'assenza di Karadzic e' un segno di protesta perche' il Tribunale non gli ha concesso altri 10 mesi per la preparazione della propria difesa. Anche martedi', sempre come annunciato, l'imputato ha continuato a boicottare il processo e dopo il rinvio di lunedi', la Procura ha deciso di continuare il processo con le parole introduttive che dovrebbero concludersi lunedi' prossimo. Dopo questa fase iniziale, il Tribunale dovrebbe decidere se a Karadzic sara' attibuito un legale oppure il processo continuera' senza di lui.

In vista del processo, Karadzic aveva mandato al giudice O-Gonu Kwonu una lettera con le seguenti parole: «ne' volontariamente ne' in nessun altro modo, non rinuncio ai miei diritti e li proteggero' finche' vivo. Se il processo iniziasse senza che nemmeno un quarto della mia difesa fosse stato preparato, presentandomi avrei rinunciato ai miei diritti una volta per sempre...Non e' mia intenzione boicottare il mio processo e non lo faro' mai, ma senza esserne preparato, questo non sarebbe un processo. Sono convinto, Vostra eccellenza, che ci deve essere una soluzione onesta».

Ricordiamo che l'ex leader dei serbi bosniaci e' stato arrestato lo scorso anno, il 21 luglio 2008 a Belgrado ed e' stato estradato all'Aja. Karadzic e' accusato di responsabilita' per l'uccisione di 12.000 persone durante l'assedio di Sarajevo nonche' per il massacro di Srebrenica in cui furono brutalmente uccisi 8000 bosgnacchi. Secondo la stampa internazionale, si tratta del piu' grande processo davanti al Tribunale delle Nazioni Unite dopo il processo a Slobodan Milosevic.

Il procuratore generale del Tribunale dell'Aja, Serge Brammertz ha detto di non aspettarsi che questo sara' un caso facile. «Si tratta dell'uccisione di decine mila persone che prima sono state detenute nei campi di concentramento nonche' di un gran numero di vittime di stupri» ha detto Brammertz e ha aggiunto che «le vittime devono essere nel centro di questo processo». Karadzic rigetta tutti i capi di accusa e siccome ha rifiutato di pronunciarsi sulla colpevolezza, nel verbale e' stato inserito che l'imputato non si considera colpevole. I primi due giorni sara' la Procura a presentare la parola introduttiva, poi seguira' quella di Karadzic. Il non presentarsi in aula e' soltanto una delle strategie di Karadzic per rinviare il processo. Recentemente, l'imputato aveva scritto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo che sia rispettata l'immunita', che secondo le affermazioni di Karadzic, e' stata accordata con Richard Holbrook.

La Procura dell'Aja ha presentato al Tribunale lo scorso 19 ottobre un precisato atto di accusa contro Karadzic. Secondo la versione abbreviata, l'ex presidente della Republika Srpska e' accusato, come anche in quella precedente, a secondo degli 11 capi di accusa per crimini di guerra e contro l'umanita', incluso il genocidio durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995. Sin dall'inizio del processo, Karadzic nega la sua colpevolezza e afferma che nel 1996 aveva stabilito un accordo sull'immunita' con il diplomatico americano Richard Holbrook in base al quale gli si garantiva che non sarebbe stato processato davanti al Tpi dell'Aja.

In vista del processo, lunedi' sono arrivate all'Aja 160 rappresentanti delle vittime di Srebrenica. Davanti all'edificio dell'ICTY, le madri delle vittime, rappresentanti del Movimento delle madri delle enclavi Srebrenica e Zepa, dell'associazione Donne vittime di guerra e dell'Associazione dei prigionieri della BiH, nonche' rappresentanti delle vittime di Croazia, hanno manifestato portando cartelloni con le scritte «Karadzic, assassino di massa» e «Vergogna d'Europa! Genocidio: 8106 uccisi a Srebrenica nel 1995».

Circa 300 giornalisti seguono l'inizio del processo all'Aja in cui il comportamento di Karadzic rappresenta un suo piano per deridere la giustizia internazionale, scrive il quotidiano di Zagabria 'Jutarnji list' e aggiunge che l'imputato insiste a difendersi da solo e ne ha diritto secono lo statuto del Tpi dell'Aja. Se si difende da solo, e non vuole presentarsi in aula, questo crea un grande problema per il Tribunale. La procura dell'Aja ha chiesto lunedi' che a Karadzic venisse imposto un legale. Sempre secondo lo statuto del Tribunale questo e' possibile. 'Jutarnji list' ricorda anche il caso di Vojislav Seselj, leader ultranazionalista radicale serbo che con uno sciopero della fame e' riuscito ad ottenere il diritto a difendersi da solo: la Procura aveva richiesto al Tribunale che gli venisse imposto un difensore perche' offende i testimoni, minaccia e rinvia il processo, ma i giudici recentemente hanno nuovamente rigettato la richiesta della Procura.

«Piu' degli altri processi all'Aja, quello a Radovan Karadzic potrebbe mettere luce alle cause e al carattere della guerra in BiH, dei crimini e le loro conseguenze» scrive un articolo di 'Deutsche Welle' e pone la domanda se questo veramente accadra'?

L'articolo con toni critici sottolinea che il Tribunale dell'Aja non sa come portare Karadzic dalla sua cella in aula. «Questo e' inammissibile! Che lui possa regnare oltre la corte e la giustizia, questo e' inammissibile» ha detto Kada Hotic, rappresentante dell'associazione «Madri delle enclavi di Srebrenica e Zepa». Il presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska, Branko Todorovic crede che ci sono ragioni per preoccupazione: «I processi davanti al Tribunale hanno dimostrato finora una abilita' invidiosa dei difensori e dei loro team, ma anche molti limiti a causa dei quali la corte ha dovuto rispettare al massimo le regole del gioco. Gli imputati invece non dovevano farlo e in tutti i modi hanno tentato di portare il processo fino all'assurdita'». Secondo Todorovic, un tale gioco con il Tpi dell'Aja avrebbe conseguenze molto negative per il processo di riconciliazione in BiH e per la fiducia nella giustizia internazionale. «Le divisioni verebbero approfondite, Karadzic avrebbe una posizione di primato sulla lista degli «eroi serbi» vivi, mentre le vittime rimarrebbero umiliate e tradite con pochissima speranza a credere che la giustizia sia lenta ma raggiungibile» e' dell'opinione Branko Todorovic, presidente del Comitato Helsinki della Republika Srpska.

Secondo molti, l'ironia del fatto e' che proprio l'inizio del processo a Karadzic coincide con il rilascio in liberta' della sua collaboratrice nei crimini, Biljana Plavsic, ex vicepresidente e successivamente presidente della Republika Srpska, che ieri, 27 ottobre e' stata rilasciata dal carcere svedese dopo aver scontato due terzi della pena per crimini di guerra e contro l'umanita'. Il Tribunale dell’Aja lo scorso 15 settembre ha approvato il rilascio anticipato dell’ex presidente dei serbi bosniaci che nel 2003 e’ stata condannata alla pena carceraria di 11 anni per crimini di guerra. Secondo le leggi svedesi, l’accusato puo’ essere rilasciato dal carcere condizionalmente a causa di buona condotta dopo due terzi della pena scontata, e questo e’ il caso di Biljana Plavsic. Ricordiamolo, la Plavsic (79) aveva ammesso di aver partecipato nella campagna di persecuzioni di musulmani e croati bosniaci durante la guerra in BiH dal 1992 al 1995 quando furono uccise 100.000 persone. All’epoca, Biljana Plavsic era vicepresidente dell’entita’ serba in Bosnia. Nel 1996. divento’ presidente della RS dopo la guerra e il ritiro dell’ex presidente dei serbi bosniaci Radovan Karadzic.

Secondo il giornale svedese ‘Dagens Nyheter’, dopo il rilascio dal carcere, la Plavsic e’ stata trasferita con un veicolo della polizia all’aeroporto di Stoccolma e partita con un aereo Cessna parcheggiato in una parte separata dell’aeroporto. La Cessna e’ aterrata all’aeroporto di Belgrado ‘Nikola Tesla’ nel pomeriggio. Secondo le informazioni del quotidiano serbo ‘Blic’, l’ex presidente della Republika Srpska dal momento del suo arrivo a Belgrado, sara’ sotto la protezione del Ministero degli interni serbo. La polizia dovrebbe proteggere la Plavsic fino alla valutazione definitiva della sua sicurezza di cui in questo momento si stanno occupando i servizi segreti locali.

Alla domanda dei giornalisti di come si sente, Biljana Plavsic uscendo dalla macchina accompagnata dal premier della RS Milorad Dodik ha risposto: “Libera!” “Dopo molti anni, la signora Plavsic e’ libera, e questa e’ l’unica cosa importante” ha detto il suo accompagnatore, Milorad Dodik. Secondo le prime informazioni, la prigioniera dell’Aja adesso in liberta’ , dopo un periodo di riposo a Belgrado, si rechera’ nella RS, a Banja Luka, Bijeljina e in altre citta’ dell’entita della BiH a maggioranza serba dove presentera’ il libro sulla sua vita.

Prima del suo impegno politico, Biljana Plavsic fu capo della Cattedra di biologia dell’Universita’ di Sarajevo. Alle prime elezioni pluripartitiche in BiH, si presento’ come membro del Partito democratico serbo e fu la prima donna membro della Presidenza della BiH. Nel 1992 divento’ uno dei due presidenti dell’autoproclamata RS della BiH e fu membro del Comando supremo delle forze militari della RS. Durante la guerra in BiH fu conosciuta per il suo aperto nazionalismo e resta in ricordo la sua apparizione a Bijeljina in compagnia con il famigerato Zeljko Raznatovic Arkan. La Plavsic proclamo’ Slobodan Milosevic come traditore del popolo serbo a causa del suo sostegno al Piano Wens-Owen e si rifiuto’ di stringergli la mano.

Perfino il leader degli ultranazionalisti radicali serbi, Vojislav Seselj testimonio’ all’epoca che “le posizioni della Plavsic furono molto estreme” per le quali fu nominata “la regina serba”. Dopo l’Accordo di Dayton, dal 1996 al 1998 svolse l’incarico di presidente della RS. A causa del sempre maggiore isolamento della RS, la Plavsic decise di abbandonare l’SDS e fondo’ l’Alleanza popolare serba proponendo Milorad Dodik, allora membro dell’Assemblea popolare della RS, come premier. Dopo aver perso le elezioni nel 1998, inizio’ la fine della sua carriera politica. Nel 2001 il Tribunale dell’Aja la accuso’ insieme a Radovan Karadzic e Momcilo Krajisnik per crimini di guerra e genocidio.

La Plavsic si consegno’ volontariamente il 10 gennaio 2001. Nel dicembre del 2002, fu il primo politico serbo in BiH a dichiararsi colpevole per le persecuzioni in base alla nazionalita’ e religione e per crimini contro l’umanita’. Per questa ragione, la Procura ritiro’ l’accusa per genocidio. La condanna a 11 anni di carcere l’aveva scontata nel carcere femminile di “Hinsenberg” in Svezia dal 26 giugno 2003. Si lamentava di maltrattamenti da parte delle prigioniere musulmane. Durante il periodo carcerario ha pubblicato il libro “Testimonianze” sulla vita politica nella RS durante la guerra, accusando gravemente Radovan Karadzic.

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