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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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13 gennaio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

La "casa gialla" dove sarebbero stati espiantati gli organi ai prigionieri serbi dell'UckQuesta sera lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda su Radio Radicale alle 23,30 si occupa della vicenda del presunto traffico di organi di cui sarebbero stati vittime prigionieri serbi dei guerriglieri albanesi dell'Uck durante il conflitto del Kosovo. 

Ascolta lo Speciale di Passaggio a Sud Est
Traffico di organi di prionieri serbi in Kosovo: mntatura o crimine di guerra?

Il caso fu sollevato da una affermazione dell'ex procuratrice dell'ICTY, Carla del Ponte, contenuta nel suo libro “La caccia”, pubblicato nell'aprile del 2008. Secondo l'ex procuratrice circa 300 prigionieri catturati durante la guerra in Kosovo nel 1999 sarebbero stati portati in Albania al termine della guerra da guerriglieri albanesi e poi uccisi. Gli organi sarebbero poi stati inviati all'estero per essere destinati al traffico illegale internazionale. Gli espianti, sempre secondo la Del Ponte, sarebbero avvenuti in una sala operatoria di fortuna in un edificio denominato la "casa gialla", situato in un villaggio nei pressi di Burrel nell'Albania settentrionale.

La questione per qualche tempo aveva anche ottenuto l'attenzione anche degli organi della giustizia internazionale, ma era stata in seguito abbandonata per mancanza di prove. Le accuse, appoggiate anche dall'organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw), sono sempre state smentite tanto dal presidente del Kosovo, Fatmir Seidju, che dal premier, Hashim Thaci. Della vicenda si sta occupando da tempo anche il Consiglio d'Europa attraverso l'inviato speciale Dick Marty, che sta conducendo una propria inchiesta.

Alla fine di dicembre il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, ha comunicato l'identificazione di alcuni testimoni che sarebbero stati presenti durante le operazioni di espianto effettuate sui progionieri. Vukcevic, in un'intervista al quotidiano serbo Blic, ha aggiunto che il suo ufficio ha potuto parlare con alcuni di loro che però hanno rivelato di avere molta paura, anche il procuratore serbo garantisce che fra essi vi sono "persone credibili pronte a collaborare". Uno disegno in possesso della procura serba indicherebbe la posizione della cosidetta ''Casa gialla''. "Le famiglie della maggior parte di loro sono letteralmente ostaggio di coloro che sono pronti a tutto pur di nascondere le loro attività criminali", ha aggiunto Vukcevic.

La vicenda chiama in causa non solo gli ex guerriglieri dell'UCK, alcuni dei quali oggi hanno posizioni politiche di rilievo nel Kosovo indipendente, ma anche la autorità albanesi che fino ad oggi però non si sono mostrate disposte almeno per ora a fare luce sulla vicenda. L'iniziale disponibilità espressa dalla procuratrice generale albanese, Ina Rama, a collaborare con le autorità di di Belgrado è stata poi smentita, ed è stato negato anche la possibilità alla procura serba di recarsi sul posto per avviare proprie indagini. La posizione albanese si basa sul fatto che l'inchiesta intrapresa in precedenza da parte delle autorità internazionali in Kosovo era stata interrotta per mancanza di prove. Secondo le autorità albanesi cioò indica che la vicenda non sarebbe altro che “una mera speculazione priva di fondamento”.

L'opinione pubblica albanese ha reagito negativamente contro l'ex procuratrice che è stata definita anti-albanese, tendenziosa, manipolata dai serbi, mentre alcuni commentatori hanno dato spiegazioni di tipo psicologico sul suo comportamento. La maggior parte degli analisti e dei politici albanesi in Kosovo, e in Albania, hanno escluso ogni possibilità di traffico d'organi, sostenendo che le operazioni di espianto di organi richiedono condizioni igieniche che in Albania non possiedono neanche gli ospedali più sviluppati. Il rifiuto albanese di collaborare per indagare su quanto può essere avvenuto in una delle zone più isolate del paese (e che sfuggiva al controllo di Tirana nel caos in cui si trovava il paese 10 anni fa) solleva inevitabilmente qualche sospetto sulla diretta responsabilità dell'Albania.

Al momento della pubblicazione del libro dell'ex procuratrice, Olga Karvan, portavoce del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, dichiarò che gli investigatori delle Nazioni unite non avevano trovato «prove sostanziali» a sostegno della tesi del traffico d'organi. E Florence Hartmann – che era portavoce di Carla Del Ponte all'Aja – si è spinta addirittura oltre definendo «irresponsabili» le dichiarazioni del suo ex capo. «Mischiare i generi, giustapporre crimini che sono stati portati in tribunale e teorie non verificate di testimoni di cui lei non conosce niente, nemmeno l'identità, favorisce la confusione tra le chiacchiere e i fatti e rischia d'incoraggiare ogni tipo di revisionismo», ha scritto la Hartmann sulle pagine del quotidiano losannese Le Temps nell'aprile del 2008.

Interessante rileggere quanto scriveva nel marzo del 2008 Dejan Anastasijevic sulla rivista serba Vreme (titolo orig.: «Lov na bubrege», disponibile in traduzione italiana sul sito di Osservatorio Balcani).
Anche un semplice sguardo a questa parte di “La caccia” suscita molte più domande che risposte. I medici che “Vreme” ha consultato hanno preferito rimanere anonimi nel commentare quanto dice il procuratore, ma ritengono che estrarre un rene per il trapianto sia una impresa chirurgica complessa e che è difficile eseguirla al di fuori di cliniche ben attrezzate, così come lo stesso trasporto degli organi, la loro vendita e il trapianto comportano numerosi altri problemi. “Tutto è possibile se dietro di voi avete un’organizzazione di alta qualità, l’accesso a data base medici e molto denaro”, dice uno dei medici che vanta una lunga esperienza all’interno dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tuttavia, sorge la domanda su come sia stato possibile che una tale impresa criminale, che per sua natura avrebbe dovuto includere un grande numero di collaboratori, sia rimasta fino ad ora invisibile [...]
D’altra parte, il traffico illegale di organi, e in particolare di reni, è un affare proficuo che spesso riceve l’attenzione dei media, ma nei casi fino ad ora confermati i donatori hanno partecipato volontariamente, per soldi [...]
La storia di Carla del Ponte ha risvegliato il ricordo di molte storie simili che il sottoscritto ha avuto modo di sentire durante la guerra in Bosnia e in Croazia, tutte inesatte. Durante l’assedio di Vukovar, la stampa croata era piena zeppa di testi su come il reparto medico della JNA (esercito popolare jugoslavo, ndt.) estraesse dai prigionieri e dai morti gli organi e di come poi venissero trasportati coi frigoriferi a Belgrado, ma tutte queste storie si sono dimostrate una vergognosa propaganda di guerra. Con buona probabilità si può ritenere che le affermazioni di “giornalisti affidabili” che la Del Ponte ha incluso nel libro appartengano a questa identica categoria.
Con tutto ciò, ovviamente, non si vuol dire che durante la guerra in Kosovo non ci siano stati molti crimini ma forse non così attraenti per i media. Le persone i cui cari sono scomparsi durante la guerra in Kosovo, e i cui corpi fino ad oggi non sono ancora stati trovati, hanno sofferto abbastanza anche senza che la Del Ponte, con l’aiuto dei media locali assetati di sangue, gli metta in testa queste cose. Dall’aver inserito questo episodio nel libro, così come la trasmissione acritica dello stesso, non si può concludere diversamente che si tratta di una cosa senza sentimenti, amorale e dannosa.

Il disegno in possesso della procura serba per i crimini di guerra che mostra l'ubicazione della "casa gialla"

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