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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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26 gennaio 2010


CROAZIA: LE TENSIONI CON LA SERBIA PRIMA PROVA INTERNAZIONALE PER IL PRESIDENTE JOSIPOVIC

Di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 23 gennaio su Radio Radicale

Il neo presidente croato Ivo JosipovicDal momento in cui il prossimo 18 febbraio sara' insediato come nuovo, terzo presidente della Croazia, Ivo Josipovic avra' tanto lavoro da fare. Una tra le priorita' sara' sicuramente lo sviluppo e il miglioramento delle relazioni della Croazia con la regione per garantire, da parte sua, l'indispensabile stabilita' dell'area che affronta ancora molti problemi, soprattutto nell'ottica del suo tanto desiderato ingresso nella famiglia europea. Non sara' per nulla facile il compito molto impegnativo del neo eletto presidente Josipovic innanzitutto in chiave dei rapporti abbastanza compromessi tra Croazia e Serbia, dovuto alle ultime mosse del presidente uscente Stjepan Mesic nei confronti della Repubblica Srpska ma anche verso Belgrado.

Le tensioni sull'asse Belgrado – Zagabria sono aumentate dal momento in cui il presidente Mesic aveva deciso di recarsi a Pristina, solo un giorno dopo il Natale ortodosso, provocando cosi' l'ira di Belgrado che non si e' placata ancora da quando Zagabria, seguendo l'esempio del maggior numero dei membri dell'Ue, aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. La visita di Mesic a Pristina era commentata dai vertici serbi come un atto provocatorio da parte del presidente croato che per di piu' e' stato accolto con molto onore e rispetto in Kosovo ottenendo anche la cittadinanza onoraria di Pristina. Il presidente della Serbia Boris Tadic a tal proposito ha criticato aspramente Mesic per le sue affermazioni nel corso della visita in Kosovo dove il presidente croato ha parlato di una 'nuova realta' nella regione invitando Belgrado a prendere atti di questa nuova situazione e esortando altri paesi a riconoscre l'indipendenza di Pristina.

Il secondo gesto che aveva ulteriormente infuriato Belgrado e' stata la decisione di Mesic di ridurre di un anno (da otto a sette anni) la pena inflitta al criminale di guerra Sinisa Rimac per la responsabilita' nell'uccisione per odio etnico di una intera famiglia serba durante la guerra contro la Croazia nel 1991. Tadic aveva giudicato questo atto come «un gesto anti-europeo e contro la civile convivenza e in nessun modo giustificabile». Alcuni giornali serbi avevano perfino raccomandato il ritiro del proprio ambasciatore da Zagabria e l'espulsione di quello croato in Serbia. Ma Mesic ha giustificato la sua decisione affermando che grazie alla collaborazione di Rimac e' stato possibile rintracciare molti colpevoli e condannarli al carcere. Nessun crimini puo' essere giustificato, ma bisogna tener conto che a Rimac a Vukovar sono stati uccisi il fratello e lo zio, mentre i suoi genitori sono stati portati in Serbia in un campo di concentramento e lui stesso si e' trovato in compagnia con dei criminali, ha detto Mesic.

E mentre la vittoria di Ivo Josipovic lo scorso 11 gennaio promette l'inizio di una nuova Croazia che per quanto riguarda la sua politica estera offre il cammino decisivo in quinta marcia verso l'Europa e al tempo stesso un progresso nei rapporti con tutti i paesi della regione a nome di un forte impegno per garantire stabilita', pace e sviluppo, si indurisce il gelo tra Belgrado e Zagabria. Nel suo ultimo incontro con i giornalisti a fine del suo doppio mandato, Stjepan Mesic ha dichiarato che nel caso di un referendum per la secessione della Repubblica Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della BiH, che spesso viene minacciato dal premier della Rs Dodik, lui non esiterebbe a inviare l'esercito croato per garantire l'unita' della Bosnia, essendo la Croazia uno dei garanti dell'accordo di pace di Dayton del 1995.

Vi e’ seguita subito una reazione durissima da parte di Dodik il quale ha qualificato queste dichiarazioni come “un invito guerrafondaio” e come parole drammatiche tanto piu' che Mesic e' tuttora il presidente e comandante supremo delle forze armate della Croazia, paese membro della Nato. Anche il presidente serbo Boris Tadic ha reagito con durezza alle dichairazioni del presidente croato uscente annunciando che informera’ dell’accaduto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in occasione della sua presenza al Palazzo di Vetro per la presentazione del rapporto sulla situazione in Kosovo. Tadic ha annunciato che interverra’ alla riunione del Consiglio di Sicurezza per denunciare tali dichiarazioni come minacce alla sicurezza dell’intera regione e dei suoi cittadini.

Non molto volentieri il neoeletto presidente Ivo Josipovic ha voluto fare commenti relativi alle dichirazioni di Mesic. Per ‘Voice of America’ Josipovic ha detto che l’accordo in BiH e’ di estrema importanza per la stabilita’. “Se lo chiedete a me, non ci sono soluzioni militari. I disaccordi devono essere risolti sempre attraverso il dialogo, vale a dire con l’accordo di tutti gli interessati” ha spiegato il futuro presidente croato. “L’unica via possibile per la BiH e’ l’accordo tra i tre popoli costituenti. Loro devono, con l’aiuto dei garanti di Dayton, concordare la soluzione definitiva che assicurera’ l’uguaglianza di tutti” ha detto Josipovic. Ha aggiunto di non aver voluto commentare ai media croati le dichiarazioni di Mesic poiche’ l’attuale presidente le aveva rilasciate in un colloquio con i giornalisti informale. Per quanto riguarda le relazioni nella regione, Josipovic ha annunciato che si impegnera’ ad essere piu’ attivo aggiungendo che i problemi devono essere risolti da subito senza essere lasciati alle future generazioni.

Per la radio e televisione serba B92, il neopresidente croato ha commentato invece il rifiuto da parte del presidente della Serbia Boris Tadic di venire all’inaugurazione presidenziale poiche’ vi ha gia’ confermato la sua presenza il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu. Secondo Josipovic “e’ un peccato se Tadic non verra’, ma non lo vede come un atto di ostilita’ nei confronti della Croazia”. Il futuro presidente croato ha aggiunto di non voler dare lezioni alla Serbia e che e’ il diritto del presidente Tadic di guidare la politica serba. “Il fatto che io non lo considero un buon aproccio, e’ un problema mio” ha detto Josipovic e ha rilevato che nel suo mandato vuole entrare “con le mani aperte”. “Penso che sia in Serbia che in Croazia dovremmo dire – bene, la guerra e’ finita, facciamo qualcosa di buono per il benessere dei cittadini” ha sottolineato Josipovic.

Parlando del suo predecessore Stjepan Mesic, Josipovic ha valutato positivamente l’eredita’ che il presidente uscente sta’ per lasciargli e ha osservato che Mesic ha contribuito molto alla democrazia e all’affermazione della Croazia nella comunita’ internazionale.
In un’ altra intervista al settimanale belgradese ‘Vreme’, Josipovic ha sottolineato l’importanza delle buone relazioni economiche nella regione. Oltre allo scambio commerciale, queste relazioni contribuiscono anche ad una migliore possibilita’ di piazzamento ai mercati terzi, ha aggiunto Josipovic.

A proposito delle tensioni che hanno provocato le dichiarazioni di Mesic contro la retorica del premier della Rs Milorad Dodik e succesivamente le controrisposte, il giornale britannico “The Guardian” in un commento ha avvertito che i leader dei paesi dell’ex Jugoslavia negli ultimi due giorni hanno scambiato parole di minaccia che hanno ricordato le guerre degli anni ’90. Il giornale ricorda che la retorica si e’ innasprita proprio nell’anno in cui si dovrebbero svolgere le elezioni in BiH che molto probabilmente i nazionalisti da tutte le parti cercheranno di utilizzare per destabilizzare il Paese. Secondo il commentatore del Guardian, Dodik e’ deciso di mantenere in gran misura una BiH nazionalmente divisa e opporsi agli sforzi internazionali per creare uno Stato funzionante e per l’introduzione dell’autorita’ centrale.

Il presidente croato uscente, Stjepan Mesic – osserva The Guradian – ha accusato Dodik di voler rinnovare la politica serba fallita dieci anni fa il cui obiettivo era quello di creare la Grande Serbia. ‘The Guardian afferma che Dodik sta’ conducendo una guerra politica esauriente contro le forze internazionali che quasi 15 anni, quindi dalla fine della guerra, tengono sotto controllo la BiH. Il giornale conclude con il monito di Mesic secondo il quale Dodik sarebbe convinto che il mondo si stanchera’ della BiH e allora potra’ indire il referendum sulla secessione della Rs dalla BiH per poter finalmente realizzae il sogno della Grande Serbia.

Alla retorica aspra croato-serba hanno reagito anche quasi tutti i politici della BiH. Cosi’ Alija Izetbegovic, figlio del defunto presidente bosniaco Alija Izetbegovic – uno dei tre firmatari dell’Accordo di Dayton insieme ai presidenti Tudjman e Milosevic – ha detto che il suo Paese puo’ ostacolare la secessione senza un intervento croato. E dall’Ufficio del presidente Mesic e’ arrivato un comunicato a seguito di, come si dice, “alcune reazioni nervose e infondate in Croazia e nella regione alle parole del Presidente sulle possibili conseguenze della desintegrazione della vicina BiH”. Il comunicato avverte che il presidente Mesic “oltre a parlare con un gruppo di giornalisti in modo informale, aveva formulato le sue parole usando il condizionale”.

Nel comunicato si sottolinea che le parole del presidente uscente bisogna comprenderle come un monito formulato radicalmente affinche’ il mondo non chiuda gli occhi davanti alla politica del premier della Rs Milorad Dodik e ai possibili impatti di una tale politica. Al tempo stesso, conclude il comunicato dell’ufficio presidenziale, il Presidente ha voluto dire chiaramente che per la Croazia la dissoluzione della vicina ed amichevole Bosnia Erzegovina sarebbe assolutamente inaccettabile.

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