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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





29 ottobre 2009


QUALE FUTURO PER LA BOSNIA ERZEGOVINA?

Di Marina Szikora

Quello che segue è un articolo che riguarda la situazione della Bosnia Erzegovina e la crisi politico-istituzionale che il Paese sta attraversando. Marina come sapete è corrispondente di Radio Radicale e collabora fin dall'inizio a Passaggio a Sud Est.
Questo articolo sulla Bosnia è stato pubblicato su Libertiamo.It e ha sviluppato un dibattito... sulla Macedonia!
Cose che capitano on-line.

Con l’Accordo di Dayton, stipulato il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, in Ohio, venne posta la fine alla guerra in Bosnia Erzegovina. Ma non solo: l’intesa segnò la fine della brutale guerra in ex Jugoslavia. L’accordo prevedeva anche la restituzione della Slavonia Orientale alla Croazia, regione che fino alla fine della guerra era stata occupata dalla Serbia. Venne riconosciuta ufficialmente la presenza in
Bosnia Erzegovina delle due entità che la compongono tutt’ora: la Federazione BiH a maggioranza croato-musulmana, che detiene il 51 per cento del territorio della Bosnia Erzegovina, e la Republika Srpska, l’entità a maggioranza serba che detiene invece il 49 per cento del territorio.

Ma sin da quel momento, la situazione in Bosnia Erzegovina è stata molto delicata, segnata da una profonda e insuperabile crisi politica, oggi forse più minacciosa che mai, che ha pesantemente ostacolato il cammino della Bosnia Erzegovina e dei suoi cittadini verso le integrazioni euroatlantiche.

La pentola bosniaca sta bollendo o, meglio, non ha mai smesso di bollire. Come il tradizionale piatto della cucina nazionale, la Bosanski lonac (pentola bosniaca), composto da diversi ingredienti e messo a lunga bollitura.
Le speranze per superare l’attuale crisi, che tiene in stato di fermo le riforme costituzionali indispensabili per avviare il Paese verso un desiderato futuro euroatlantico, sono puntate sui negoziati guidati da una squadra composta da Stati Uniti e Unione europea, la cui prima tappa è stata la riunione svoltasi lo scorso 9 ottobre a Butmir, nella base militare dell’EUFOR presso Sarajevo. Si è trattato di una iniziativa molto importante per la Bosnia Erzegovina, l’ennesimo tentativo di trovare una soluzione duratura per il futuro del Paese. Annunciando la riunione di Butimir, i media regionali hanno parlato addirittura di una “Mini Dayton” che potrebbe essere l’inizio di una revisione dell’Accordo che segnò la fine della guerra in BiH.

Proprio sperando di centrare un obiettivo tanto ambizioso, gli Stati Uniti e l’Ue avevano convocato i leader degli otto più importanti partiti politici della BiH. L’assenza di qualcuno di questi ha contribuito al sostanziale fallimento del primo incontro. Il 20 e 21 ottobre sé allora tenuto un second round, di due giorni, sempre a Butmir. I mediatori, Carl Bildt (a nome dell’attuale presidenza dell’Ue), Olli Rehn (eurocommissario per l’Allargamento) ed il vicesegretario di stato americano, James Steinberg, si sono riuniti con sette leader politici della BiH per cercare un accordo sul pacchetto di proposte, anzitutto relative alle riforme costituzionali.
Anche quest’ultimo incontro, a detta di molti osservatori, è stato piuttosto inproduttivo.
Per i rappresentanti internazionali, la serie di colloqui non va considerata come un risultato scoraggiante, bensì come una fase del processo, che proseguirà la prossima settimana con il ritorno a Sarajevo del team di esperti dell’Ue e degli Stati Uniti e con la successiva riunione del Consiglio per l’implementazione della pace in BiH (PIC), prevista per il 18 novembre.
Non volendo tingere di pessimismo l’esito della riunione a Butmir, Carl Bildt ha dichiarato di essere soddisfatto dell’ «atmosfera costruttiva», sottolineando che i leader dei partiti della BiH hanno dimostrato disponibilità a lavorare congiuntamente sull’integrazione della BiH nell’Ue e nella NATO.

Ma i leader politici della BiH hanno qualificato il «Butmir 2» come un fallimento e della stessa opinione sono anche i media locali.
Secondo Haris Silajdzic, membro bosgnacco (bosniaco-musulmano, ndr) dell’attuale presidenza tripartita della BiH e presidente del Partito per la BiH (Stranka za BiH), la riunione conclusasi mercoledì non ha prodotto nessuna novità di rilievo, soprattutto per quanto riguarda l’ipotesi di liberalizzazione del regime di visti, tema considerato focale dallo stesso Silajdzic e da una fetta importante dell’opinione pubblica.
Il più ottimista è stato Sulejman Tihic, presidente del Partito per l’Azione democratica (SDA) secondo il quale le soluzioni offerte da parte dell’Ue e degli Stati Uniti sono “condizionalmente accettabili”, insufficienti ma migliorative rispetto alla situazione attuale. Tihic ha dichiarato che l’SDA ha fatto di tutto per raggiungere un accordo, non voluto dagli altri: «A causa della loro politica, sia minimalista che massimalista, non abbiamo ottenuto nessun accordo», ha commentato l’esponente bosgnacco.
Dragan Covic, presidente dell’HDZ BiH, il maggiore partito croato, ha affermato che in questo momento si può aspettare solo l’accordo sullo status e sulla divisione del patrimonio statale, ma non sulle riforme costituzionali. ”Per quanto riguarda i croati, abbiamo chiaramente illustrato la nostra posizione secondo cui la BiH non può sopravvivere se non è concepita come uno Stato di tre popoli costituenti con uguali diritti”, ha detto Covic aggiungendo che è inconcepibile che “qualcuno tenti a modificare la costituzione eliminando completamente un popolo”.

Il più negativo, come previsto,  è stato il premier della Republika Srpska e presidente del Partito dei socialdemocratici indipendenti serbi (SNSD), Milorad Dodik. «I colloqui a Butmir sono finiti» sostiene, sperando «di non tornarci mai più». Secondo Dodik «l’unica soluzione per la BiH è che i protagonisti politici locali, rappresentanti dei tre popoli, discutano di un modello accettabile per tutti, e che dietro le proposte che arrivano dalla comunità internazionale non vi sia sempre la protezione degli interessi bosgnacchi». «A noi è tutto chiaro, abbiamo visto come è andata per i croati nella Federazione BiH, e adesso questo modello lo si vuole attuare a livello dell’intero Paese, il che significa che i serbi diventerebbero minoranza nazionale. Alcuni dei negoziatori stranieri lo ammettono apertamente, affermando che l’Europa ha degli ottimi meccanismi di protezione delle minoranze. Qui il problema è che i serbi, croati e bosgnacchi sono popoli costituenti e non possono diventare minoranze. A tal fine bisogna adattare tutti i meccanismi dello Stato»

Le divergenze delle due entità che costituiscono la Bosnia di Dayton da molto tempo bloccano completamente il processo di riforme, fermando il cammino della BiH verso l’Europa. La Federazione BiH vorrebbe uno Stato centrale più efficiente e meglio funzionante, mentre la Republika Srpska e i suoi leader si oppongono fortemente al rafforzamento delle istituzioni centrali e ad una possibile eliminazione delle entità.
Il vertice di Butmir, almeno per adesso, è finito senza risultati particolari. Tanto per confermare quanto la situazione resta complicata.
Una soluzione potrebbe passare da Belgrado. Secondo il quotidiano di Sarajevo ‘Dnevni avaz’, l’Europa sembra infatti pronta ad offrire alla Serbia l’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), oggi bloccato a causa del veto olandese posto per la mancata estradizione dei due super ricercati dell’Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic (accusati di crimini di guerra), se Belgrado riuscirà a convincere la Republika Srpska ed il suo premier Milorad Dodik ad accettare il nuovo pacchetto di riforme costituzionali. Stando al Dnevni avaz, quindi, Bruxelles sarebbe pronta a chiedere all’Olanda un ammorbidimento a condizione che i rappresentanti dei serbi bosniaci accettino il pacchetto di riforme. In caso contrario, il cammino europeo della Serbia rimarrebbe bloccato. Un assaggio di questa disponibilità comunitaria sarebbe stato il Rapporto della Commissione europea sull’avanzamento della Serbia, presentato recentemente a Bruxelles e qualificato dagli stessi vertici serbi come il migliore che la Serbia abbia ottenuto finora.
In tutto questo non c’è da trascurare l’aumento delle violenze nel Paese, che ha raggiunto il suo culmine nelle recenti vicende di Siroki Brijeg in Erzegovina, quando durante una partita di calcio tra una squadra bosgnacca ed una croata, è stato ucciso con un’arma di fuoco il giovane 24enne Vedran Puljic. L’assassino, si dice, sarebbe fuggito grazie all’aiuto della polizia dopo essersi consegnato e ammesso di aver commesso il delitto. “Non ho davvero parole”: questa è stata la reazione a caldo dell’Alto rappresentante della comunità internazionale, il diplomatico austriaco Valentin Inzko, mentre centinaia di forum su internet venivano chiusi dai loro stessi amministratori, sommersi da una marea di messaggi nazionalistici pieni di linguaggio di profondo odio etnico. Non sorprende che più d’uno faccia paragoni tra la vicenda e l’inizio degli anni ’90, quando scontri e violenze intorno ai campi di calcio sono stati il preludio alla guerra.
Quo vadis?, viene da chiedere alla Bosnia Erzegovina uscita da Dayton.


20 ottobre 2009


BRUTTE NOTIZIE DALLA BOSNIA

Brutte notizie dalla Bosnia. Secondo quanto ha scritto poco fa il giornale di Sarajevo "Dnevni avaz", il secondo vertice convocato da Usa e Ue a Butmir con i principali partiti politici del Paese per cercare di risolvere l'impasse politico-istituzionale e far ripartire il processo di riforme è finito senza risultati: SBiH, HDZ BiH e SNSD hanno rigettato il pacchetto.
L'SBiH (il Partito per la Bosnia Erzegovina) di Haris Silajdzic, lpHDZ-BiH, il maggior partito croato (il cui leader è Dragan Covic) e l'SNSD (Partito serbo dei socialdemocratici indipendenti) di Milorad Dodik, hanno respinto le riforme costituzionali messe sul tavolo.
Le posizioni iniziali dei leader dei sette partiti politici sono state molto contrastanti e per la maggioranza dei partecipanti il documento proposto dai rappresentanti dell'UE e Stati Uniti è stato giudicato inaccettabile.
(Con la collaborazione di Marina Sikora)


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19 ottobre 2009


BOSNIA: LA VISITA SEGRETA DI CARL BILDT A BELGRADO E IL FUTURO DEL PAESE

La scorsa settimana a Butmir, nei pressi di Sarajevo, si è svolto un vertice a cui Stati Uniti e Unione Europea hanno convocato i leader delle principali forze politiche delle diverse etnie e delle due entità statali che compongono la Bosnia-Erzegovina, per cercare di trovare un intesa per superare l'impasse politica che sta bloccando il processo di riforme che la BiH deve affrontare per rispettare gli standard richiesti per l'integrazione nell'Ue e rischia seriamente di mettere repentaglio l'unità e la stabilità del Paese così come fu disegnata dagli accordi di pace di Dayton che posero fine alla guerra del 1992-95. La seconda tappa di quella che molti osservatori hanno già definito una seconda Dayton si terrà domani, 20 ottobre. In questo nuovo incontro la troika diplomatica presenterà ufficialmente ai leader politici della BiH le proposte per disergnare un futuro per il Paese.
Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora dedicata alla Bosnia per la puntata del 17 ottobre di Passaggio a Sud Est andata in onda su Radio Radicale.


Il quotidiano di Sarajevo ‘Dnevni avaz’ nella sua edizione on-line di martedi’ 12 ottobre 2009 scrive in un articolo della "Missione segreta di Carl Bildt a Belgrado". Il giornale bosniaco parla della visita privata del ministro degli esteri svedese sabato scorso a Belgrado durante la quale aveva incontrato nel salone vip in aeroporto il presidente della Serbia Boris Tadic e il capo della diplomazia serba Vuk Jeremic. Secondo ‘Dnevni avaz’ "se saranno veri i neri presentimenti che Carl Bildt si e’ recato in Serbia di propria iniziativa, nascondendolo ai partner occidentali impegnati nel porcesso di Butmir, allora il timore che si tratti di patteggiamenti a danno della BiH assumono una forza inabbattibile".

La visita del ministro della Svezia che attualmente presiede all’Ue non ha avuto pubblicita’ nei media belgradesi e quindi, osserva ‘Dnevni avaz’, pare che Bildt abbia compiuto una visita segreta in Serbia. Non si sa quindi di che cosa hanno parlato i vertici serbi con il ministro svedese e se non ci fosse stata la notizia pubblicata sul blog dello stesso Carl Bildt, non si avrebbe nemmeno saputo di questa missione apparentemente "segreta". Nel suo blog, Bildt scrive che "quel sabato libero lo ha portato a Belgrado a parlare con il presidente Boris Tadic e il ministro degli esteri Vuk Jeremic. Si tratta di colloqui che fanno parte di una serie di tentativi per porre fine a diversi blocchi balcanici nelle integrazioni europee".

Questa notizia e’ stata una grande sorpreso per alcuni alti cerchi politici internazionali a Sarajevo, afferma ‘Dnevni avaz’ e aggiunge che "considerato il fatto che vi e’ una fondata sfiducia nei confronti dell’Alto rappresentante per la BiH e il lavoro che sta’ svolgendo negli ultimi anni, la visita di Bildt a Belgrado conduce macchinalmente le mani di tutti verso le campane di allerta".

Stando al quotidiano di Sarajevo "l’aiuto e il sostegno della Serbia, secondo le valutazioni occidentali, sono molto importanti per terminare felicemente quello che si e’ iniziato giovedi’ scorso nel commando della EUFOR (Butmir)". Il problema e’ pero’ – sottolinea ‘Dnevni avaz’- che nessuno in BiH non sa che cosa sia iniziato esattamente?".

"Dalle dichiarazioni dei leader politici che avevano preso parte al tavolo di negoziati e’ piu’ evidente l’elenco dei desideri di ciascuno di loro piuttosto che i temi reali di cui si potrebbe discutere. I rappresentanti occidentali sono in BiH, e si impegnano febbrilmente sul terreno per raggiungere un successo, ma hanno problemi enormi nel tentativo di rompere le illusioni politiche e abbassare le richieste dei fattori della BiH", scrive S. Numanovic di ‘Dnevni avaz’.

Dall’altra parte, la stampa serba, sottolinea in questi giorni che Belgrado, nonostante tutto, dal primo gennaio entrera’ sulla Lista bianca di Schengen, vale a dire avra’ il segnale verde dell’Ue per l’abolizione dei visti e che entro la fine dell’anno dovrebbe essere scongelato l’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue.

‘Dnevni avaz’ vede nella visita di Carl Bildt a Belgrado un interesse della Serbia nel processo di negoziati iniziato recentemente alla base militare di Butmir. "Resta da vedere quanto l’Ue sia forte a capitalizzare questo e ancora di piu’ – se e quanto Belgrado puo’ fare pressione su Banja Luka affinche’ la Rs fosse piu’ disponibile a compromessi e rinunciamenti. Se c’e’ da giudicare dalle dichiarazioni del premier della Republika Srpska Milorad Dodik, uno spazio di manovra praticamente non esiste e ci sono ancora meno basi per un compromesso. Infatti, Dodik ha fatto sapere trionfalmente che "la BiH e’ insostenibile".

I commentatori di Belgrado hanno osservato che vi e’ un certo valore simbolico nel ritorno dell’attuale ministro svedese Carl Bildt nei Balcani, buon conoscitore della situazione nella regione ai tempi ormai lontani del regime di Slobodan Milosevic. Anche se le condizioni sono cambiate e anche se il presidente Tadic in varie occasioni ha ribadito e promesso che la Serbia, in quanto uno dei firmatari dell’Accordo di Dayton sara’ un partner costruttivo, Bojan Al-Pinto Brkic, corrispondente del ‘Vjesnik’ croato, osserva che "casualmente o no, solo alcune ore dopo i suoi colloqui con Bildt, Tadic e’ stato visto ad una partita di calcio della squadra serba in compagnia con il premier della Rs Milorad Dodik". Nessuna risposta alle tante domande del perche’ di questa "visita segreta". Dall’ufficio del presidente della Serbia si viene a sapere soltanto che "la Serbia segue le vicende nel vicinato e che in quanto garante dell’Accordo di Dayton sente particolare responsabilita’ per la stabilita’ della BiH. Cosa cio’ significa in pratica, nessuno lo puo’ dire con certezza, scrive ‘Vjesnik’ e aggiunge che dopo la visita di Bildt, diventa sempre piu’ chiaro che Dodik trova le fondamenta per i suoi atteggiamenti - che tra l’altro irritano la comunita’ internazionale - nei contatti con il presidente della Serbia e con i suoi ministri. Due settimane fa, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic si e’ inviato a Banja Luka per spiegare a Dodik che non e’ tempo per conflitti aperti con l’Alto rappresentante Valentin Inzko. "E’ interessante che la stampa belgradese ha iniziato a pubblicare una serie di testi in cui viene paragonato l’attuale governamento della BiH con il modo in cui la monarchia austro-ungarica aveva governato in BiH dopo il ritiro della Turchia, e il motivo per farlo sono le radici di Inzko" osserva Bojan al Pinto-Brkic e aggiunge che "Tadic non fa molto per tranquillizzare Dodik e abbassare la sua retorica che la BiH e’ insostenibile e che la Republika Srpska deve cercare la sua propria strada."

Alenko Zornia, corrispondente a Sarajevo di ‘Vjesnik’, il giornale vicinissimo al governo croato, scrive in un articolo pubblicato questa settimana, dell’ "iniziativa americano-europea per superare la crisi in BiH". Il vice segretario di stato americano James Steinberg e il capo della diplomazia svedese, Carl Bildt, a nome della pesidenza dell’Ue, dovrebbero incontrare un’altra volta i leader dei partiti politici della BiH il prossimo 20 ottobre, come seconda tappa di un processo iniziato lo scorso 9 ottobre nella base militare dell’EUFOR a Butmir, presso Sarajevo. L’incontro a Butmir rappresenta un tentativo di trovare la soluzione che condurebbe verso la modifica della costituzione della BiH di Dayton e che potrebbe sbloccare il cammino del Paese verso l’adesione all’Ue e alla Nato. Come ricorda il giornalista di ‘Vjesnik’, "precedentemente, Steinberg e Bildt avevano mandato una lettera aperta ai cittadini della BiH spiegando gli obiettivi della loro iniziativa e sottolineando che si tratta del proseguimento di quanto iniziato nello scorso maggio a Sarajevo dal vicepresidente statunitense Joseph Biden e dall’alto rappresentante dell’Ue Javier Solana". "Dobbiamo affrontare le questioni chiave, quali: l’adempimento dei cinque obiettivi e due condizioni posti dal Consiglio per l’implementazione della pace (PIC) affinche’ si possa procedere alla chiusura dell’Ufficio dell’Alto rappresentante e alla sua trasformazione nell’Ufficio del rappresentante speciale dell’Ue, nonche’ l’attuazione delle riforme costituzionali per migliorare il funzionamento e l’efficacia delle strutture del potere" scrivono Steinberg e Bildt e aggiungono che il loro tentativo "si basa su tre principi principali: sovranita’ e integrita’ territoriale della BiH, l’Accordo di Dayton che rappresenta la base delle riforme e necessita’ di un governo piu’ funzionante a livello statale che sarebbe in grado di prendere decisioni efficaci per adempiere gli obblighi". Ma questo e’ solo una parte di quello che sara’ necessario - spiegano Steinberg e Bildt – il porcesso delle integrazioni europee richiedera’ inevitabilmente dallo stato, dalle entita’ e da altri livelli di potere nuovi obblighi di riforme aggiuntive e piu’ profonde. I rappresentanti americano ed europeo, avvertono che non sara’ facile raggiungere un accordo sulle riforme indispensabili e sottolineano che le elezioni che si svolgeranno in ottobre del 2010 gia’ influenzano il comportamento dei leader politici. Gli altri paesi della regione – affermano – con piena velocita’ sono avviati verso il futuro nella Nato e nell’Ue e vi esiste una realta’ reale che la BiH rimanga indietro a tutti questi peasi se subito non saranno intrapresi i passi necessari. I due rappresentanti internazionali ribadiscono pero’ che gli Stati Uniti e l’Ue rimangono pronti ad aiutare i leader della BiH nella costruzione di un futuro euroatlantico piu’ luminoso.

Come ci spiega Alenko Zornia di ‘Vjesnik’, gli intensi colloqui sono in corso con i leader politici, ma non sono rese ancora pubbliche le soluzioni concrete del pacchetto di riforme che saranno offerte. Si viene pero’ a sapere di quello che potrebbero essere i punti chiave del piano statunitense-europeo per la BiH. Il pacchetto, presumibilmente, sara’ presentato sulla base di "prendere o lasciare" con la premiazione per la cooperativita’ in forma di un accelerato cammino della BiH verso l’adesione all’Ue e alla Nato nonche’ sanzioni per quelli che eventualmente riufiutino il compromesso. Per i bosgnacchi, scrive il corrispondente di ‘Vjesnik’, sono sicuramente accettabili le soluzioni che dovrebbero condurre verso un rafforzamento delle istituzioni statali della BiH affinche Sarajevo possa diventare "un indirizzo unico" con il quale Bruxelles possa dialogare sull’adesione all’Ue e alla Nato. In piu’ sarebbe formata la Corte suprema della BiH che attualmente non esiste nel Paese. I poteri della Presidenza statale sarebbero ridimensionati a livello cerimoniale e la BiH invece dell’attuale "capo colettivo" tripartito avrebbe un unico presidente e due vicepresidenti. Nel contempo sarebbero rafforzati il ruolo legislativo del Parlamento statale che invece degli attuali 42 membri avrebbe 60 parlamentari. Infine, il Consiglio dei ministri otterebbe un nuovo ministero e diventerebbe un vero esecutivo della BiH. La capitale Sarajevo verrebbe unita e avrebbe una amministrazione comune nella quale entrerebbero anche le parti limitrofe della citta’ che attualmente si trovano nella Republika Srpska. I serbi bosniaci, in compenso avrebbero una completa legalizzazione dell’esistente divisione della BiH in due entita’, quindi una specie di "cementamento" della stessa Rs. Entro la fine dell’anno verrebbe chiuso l’Ufficio dell’Alto rappresentante con poteri esecutivi (OHR) che altrettanto e’ uno degli obiettivi del governo della Rs guidato dal premier Milorad Dodik. La questione contestata della propireta’ dello Stato verrebbe risolta in modo tale che allo Stato andrebbe solo quello che e’ utilizzato dalle istituzioni della BiH mentre la maggior parte di questa proprieta’ andrebbe alle entita’, quindi anche alla Rs. Come afferma ‘Vjesnik’, i croati della BiH pare che anche questa volta avrebbero ottenuto il meno. Quello che sicuramente piacera’ ai politici croati e’ la proposta che Mostar diventi il capoluogo della Federazione BiH. L’altra proposta accettabile per i croati bosniaci e’ il rafforzamento del ruolo legislativo della Casa del Popolo dell’Assemblea parlamentare della BiH. Tutto il resto e’ molto minore rispetto alle riforme costituzionali che tutti i maggiori partiti di appartenenza croata in BiH avevano definito nella cosidetta Dichiarazione di Kresevo.

Alla notizia di quello che sarebbe stata "la soluzione di compromesso" il cardinale Vinko Puljic ha lanciato un appello drammatico alla Croazia sollecitandola di non permettere "che i croati della BiH con il Dayton 2 siano seppeliti vivi".

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