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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN ALBANIA ED IN KOSOVO

di Artur Nura
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.

 

Albania
Il Governatore della Banca Centrale d'Albania, Ardian Fullani, ha affermato per i mass media locali che è possibile un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti alimentari un fenomena certo che ha a che fare con tutti. Secondo l’avvertimento di Fullani, questi prezzi cresceranno ancora di più. Il Governatore ha sottolineato che l'economia albanese è minacciata dalle oscillazioni dell'economia internazionale mentre la stabilità finanziaria dalla scarsezza di valuta. "Ci sono indicatori che riflettono, con effetto ritardato e che si influenzera sul tasso di cambio sotto-stimato, le congiunture nei mercati internazionali e nel mercato albanese. Questi fattori scateneranno dinamiche inflazionistiche nei primi 6 mesi di quest'anno, in tale previsione si tiene in considerazione anche una riduzione delle derrate agricole dovuta alle inondazioni vissute durante l'inverno", ha detto Fullani. Il Governatore Fullani ha anche risposto in merito alle richieste della Confindustria al Governo, esprimendo un giudizio sui riflessi di un'amnistia fiscale sull'economia albanese, dicendo che qualsiasi manovra che punti a una formalizzazione dell'economia sommersa è accolto con favore dalla Banca d'Albania.
In effetti, la Confindustria di Albania, in relazione alla difficile situazione economica del Paese che ha colpito anche le aziende, ha proposto che il governo albanese approvi ed attui un profondo condono fiscale. La Confindustria ritiene che vi sono diversi motivi per i quali si dovrebbe attuare il condono, come ad esempio il rientro dei capitali dall'estero, l'aumento delle iniziative d’investimento da parte delle imprese e dei cittadini nell'economia del paese, la prevenzione del ritiro delle rimesse dell'emigrazione albanese. Oltre a questi, la Confindustria osserva che quasi tutti i paesi dell'UE hanno fatto o stanno attuando delle pratiche di condono fiscale, quindi qualsiasi ritardo dell'Albania crea il rischio di un aumento della fuoriuscita di denaro e capitali verso mete di investimento più attraenti e più vantaggiose dal punto di vista fiscale, causando gravissimi danni al sistema fiscale e bancario, nonchè allo sviluppo economico del Paese. Dall’altro canto la Banca dell’Albania ha pubblicato di recente anche i dati del commercio estero durante il 2009, evidenziando un calo delle importazioni totali del 9%, mentre le esportazioni diminuiscono in maniera più che proporzionale, pari all'incirca al 14%, andando così ad aumentare il disavanzo della bilancia commerciale.
Però dall’altro canto, dobbiamo aggiungere che secondo Heritage Foundation Il prospetto positivo della libertà economica in Albania, influenzerà positivamente lo sviluppo dell'economia albanese nel 2010 e oltre. Alemeno questo e’ al quanto detto dal Ministro delle Finanze, Ridvan Bode che ha fatto sapere che nella relazione della HF, l'Albania si è classificata tra i paesi migliori al mondo, per il miglioramento significativo in termini di libertà economica nel 2009. Bode ha aggiunto che questa relazione è un elemento di stimolo per gli investimenti esteri in Albania, pero stando ai dati dell'indice annuale della libertà economica, pubblicata dalla stessa “Heritage Foundation”, l'Albania ha visto veramente un discreto miglioramento. Cioe’ l'Albania si classifica come 53-esimo Paese per libertà economica con 66 punti, il 2,3% in più rispetto allo scorso anno; mentre si classifica 25-esima dei 43 paesi Europei come valutazione complessiva media rispetto al livello mondiale. In piu secondo la stessa relazione anche se e' migliorato il clima economico degli investimenti in Albania, il miglioramento della libertà delle imprese viene ancora ostacolato da una burocrazia macchinosa e stancante. Il rapporto afferma anche che in generale, la difesa del diritto di proprietà è debole in Albania. La registrazione delle proprietà è migliorata, ma la sicurezza del diritto alla proprietà continua ad essere un problema nelle zone costiere dove esiste un potenziale promettente per lo sviluppo del turismo del Paese.


Kosovo
Ci sono notizie che indicano una prospettiva buona per il Paese. Per iniziare dobbiamo affermare che ha avuto inizio una conferenza di 3 giorni per la scelta dei partner pubblici e privati dell'Aeroporto Internazionale di Pristina, organizzata dal Ministero dei Trasporti e della Posta e Telecomunicazioni del Kosovo. Alla conferenza hanno partecipato gli offerenti per l'appalto di gestione e sviluppo dell'Aeroporto Internazionale di Pristina che avranno la possibilità di esporre le proprie osservazioni in merito alla bozza del contratto, inviata il 29 dicembre 2009. Ad aprire la conferenza è stato il Premier Hashim Taci, il quale ha esordito dicendo che l`Aeroporto non verrà privatizzato, ma dato in gestione ad un operatore privato, che apportando degli investimenti migliorerà i servizi e darà vita ad una fonte economica importante per il Kosovo.
"Noi stiamo semplicemente scegliendo la collaborazione con un gestore privato competente e con una vasta esperienza nel settore, che investirà circa 100 milioni di euro nei prossimi anni. In questo modo speriamo sarà possibile rendere l`Aeroporto di Pristina il più competitivo nella regione per i decenni che verranno", ha dichiarato il capo del Governo. Egli ha anche ribadito che non verrà messo in vendita una proprietà statale, in quanto le azioni dell'Aeroporto spettano a tutti i cittadini kosovari, aggungendo che dopo il rilascio della concessione, l'operatore privato è tenuto a rispettare tutti i termini previsti dal contratto e che con la costruzione dell'edificio del nuovo e moderno terminal, verranno create le condizioni per aumentare il numero di viaggiatori e delle compagnie aeree che sceglieranno il Kosovo come destinazione.
Dall’altro canto anche le Commissioni dell'Economia, del Commercio, Industria, Energia, Trasporti e Telecomunicazioni del parlamento del Kosovo, guidate da Myzejene Selmani hanno esaminato di recente la strategia per il mercato dell'energia elettrica per il periodo 2009-2018. La strategia prevede l'accurata determinazione dei bisogni e delle capacità di produzione del Kosovo, con particolare attenzione per la costruzione della centrale del Nuovo Kosovo che sarà costruita in collaborazione con la Banca mondiale e dell'USAID. Il 20-21 gennaio e’ stato organizzata a Pristina la Conferenza degli Investitori per l’Energia, durante la quale sono esaminate le proposte delle parti che hanno espresso interesse per il progetto del nuovo impianto energetico “Il Nuovo Kosovo”. Secondo il Ministro dell'Energia e delle Miniere, Justina Pula Shiroka, il bando di gara esprime chiaramente le condizioni da rispettare per coloro che abbiano interesse per il progetto della nuova centrale, già pubblicato con termine da rispettare entro il 29 gennaio 2010.
Un altro componente che potrebbe aiutare molto l'economia del Kosovo sarebbe il fatto in vista di una possibile liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo verso i Paesi dell'area Schengen.mAlmeno una fonte governativa a Pristina ha fatto sapere che alla Comissione Europea c’e’ chi intende presentare i criteri e le condizioni che il Kosovo deve soddisfare per ottenere l'abolizione del visto.


Postscriptum
L'International Financial Corporation che opera all'interno del Gruppo della Banca Mondiale, e l'Agenzia svedese per la cooperazione internazionale allo sviluppo hanno firmato un accordo con il quale stanzieranno 125 milioni di dollari per garanzie senza copertura per le banche a livello mondiale e regionale che finanziano il commercio nella regione dell'Europa centrale e orientale minacciata dalla crisi finanziaria globale. Tali garanzie saranno stanziate a favore delle banche dei mercati di Serbia, Bosnia, Albania, Bielorussia, Georgia, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Turchia e Ucraina. L'Accordo è stato raggiunto nella seconda fase del Programma per la liquidità globale del commercio, gestito dall'IFC. Negli ultimi sei mesi, per il Programma sui mercati del sviluppo sono stati versati più di 900 milioni di dollari per sostenere le transazioni commerciali del valore di 2,2 miliardi. Tali garanzie senza copertura hanno come obiettivo quello di incentivare le banche a fornire prestiti necessari al finanziamento di attività commerciali, al fine di ridurre il rischio di credito associato per il rientro e l'espansione degli sviluppi commerciali.




31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


26 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 23 gennaio 2010

Croazia: le tensioni con la Serbia prima prova internazionale per il neo presidente Ivo Josipovic;
Albania: il Consiglio d'Europa chiede di risolvere la crisi politica interna;
Kosovo: la minoranza montenegrina chiede il rispetto dei suoi diritti;
Macedonia: la Slovenia offre la sua mediazione per risolvere il contenzioso del nome con la Grecia.

L'ultima parte del programma è dedicata ad un ritratto della Transnistria, lo stato fantasma ai confini dell'Europa.

In apertura un ricordo di Hrant Dink, il giornalista turco-armeno assassinato tre anni fa da un estremista nazionalista turco.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


21 gennaio 2010


PASSAGGIO SPECIALE: AL QUAEDA NEI BALCANI

All'inizio di quest'anno il ministro degli esteri israeliano, Avigdor Libermann, in occasione della visita in Israele del premier macedone, Nikola Gruevski, ha lanciato l'allarme sul rischio che i Balcani diventino il prossimo obiettivo di Al Quaeda e di altri gruppi estremisti islamici. Secondo le informazioni di cui dispongono i servizi segreti israeliani, i Balcani sono la prossima destinazione della rete jihadista. Libermann ha citato come prova un trasferimento di fondi da presunte organizzazioni umanitarie islamiche verso i Balcani ricordando le analoghe modalità con cui Hezbollah, grazie ai finanziamenti iraniani, si è infiltrata in America latina e Al Qaeda abbia fatto altrettanto in Africa.

Al fondamentalismo islamico e alla presenza di gruppi terroristici jihadisti è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 20 gennaio

L'Islam balcanico ha caratteri diversi da quello medio-orientale e arabo. La presenza islamica nella regione balcanica risale infatti al periodo in cui la regione faceva parte dell'Impero Ottomano. Dopo la seconda guerra mondiale, nei primi 20 anni della Jugoslavia socialista, l'Islam fu visto come una religione arretrata. Le scuole coraniche furono proibite, i dervisci messi fuori legge, molte moschee distrutte, chiuse o utilizzate per altri scopi, le società culturali musulmane sciolte o abbandonate, mentre i membri musulmani del partito ricevettero la direttiva di non circoncidere i propri figli. Il problema riguardava soprattutto la Bosnia, dove si trovava la maggioranza dei musulmani jugoslavi.

In seguito, il regime concesse una certa apertura a partire dagli anni Sessanta. La posizione rispetto all'Islam cambiò perché Tito, insieme al presidente egiziano Nasser e a quello indiano, Nehru, diede vita proprio allora al Movimento dei Paesi non allineati ed aveva bisogno dei "propri" musulmani per rafforzare la sua posizione all'interno del nuovo movimento politico. Nel 1968, il Comitato centrale del partito comunista della Bosnia Erzegovina concesse ai musulmani lo status di nazionedi. Nel censimento del 1971, per la prima volta, venne inserita la categoria "musulmani" in senso di identità nazionale. I bosniaci che non si sentivano né serbi né croati, potevano dichiararsi "Musulmani" (nel 1993 modificato poi in Bosgnacchi). Attualmente si stima che in Bosnia Erzegovina i bosgnacchi rappresentino circa la metà della popolazione.

Della presenza di mujaheddin in Bosnia si parla dall'epoca della guerra alla metà degli anni Novanta. Ancora due anni e mezzo fa, l'allora rappresentante Usa in BiH, Raffi Gregorian, ritornò a parlare della presenza nel paese di “simpatizzanti di Al Qaeda”, pur precisando che non pensava ai “musulmani locali e ai bosgnacchi”. E però, come scriveva Zlatko Dizdarevic in un articolo del 28 agosto 2007 sul sito di Osservatorio Balcani, notava "lo strano rimandare la cacciata dallo Stato di alcuni mujaheddin giunti in Bosnia durante la guerra, ai quali in seguito è stata tolta la cittadinanza, ridotto il soggiorno e rifiutato l’asilo". Da segnalare anche la dura presa di posizione del settimanale Dani in un articolo di Vildana Selimbegovic del 10 novembre 2006, dopo gli scontri che erano avvenuti in Sangiaccato e altri episodi che avevano coinvolto la locale comunità musulmana presa tra Islam tradizionale e le nuove versioni importate durante e dopo la guerra.

L'altro Paese "islamico" della regione è l'Albania. Quello albanese non è mai stato un Islam fondamentalista. Gli aspetti retrogadi della società albanese sono legati alla cultura locale e non all'islam. Quasi mezzo secolo di regime comunista ha fatto il resto ed oggi la società albanese continua ad essere profondamente segnata da ateismo e secolarizzazione e a guardare decisamente all'Occidente. Un anno fa, però, la vicenda di una ragazza espulsa da scuola perché portava il velo, ha sollevato un caso anche perché il pluralismo seguito alla caduta del regime ha portato anche al crescere di una comunità di giovani musulmani, per ora minoritario.

Il giornale serbo Glas Javnosti in un articolo del 2007 intitolato "Uno stato islamico in Europa” scriveva che “la guerra civile in BiH tra il 1992-1995 ha dimostrato che i fondamentalisti islamici avevano organizzato vere unità di guerriglia terroristica che dall’Afghanistan sono arrivate in BiH con l’obbiettivo di combattere con i loro seguaci per il jihad". Inoltre, per ‘Glas javnosti’ la Macedonia sarebbe stato un obiettivo privilegiato dei mujahedin e dei terroristi legati ad Al Quaeda che dall’Albania e dal Kosovo hanno cercato di insediarsi nella maggior parte del Paese con l’aiuto degli albanesi locali. "Il principale obiettivo dei fondamentalisti islamici è la creazione di uno stato musulmano nel cuore dell’Europa”, scriveva ancora Glas javnosti, affermando che “la BiH e i Balcani sono diventati una stazione inevitabile per molti fondamentalisti islamici sulla loro via verso l’Europa” grazie ai soldi e al sostegno ricevuto da paesi islamici come Iran, Siria, Pakistan e Arabia Saudita.

Ascolta lo Speciale di Passaggio a Sud Est del 20 gennaio 2010


18 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 16 gennaio 2010

La puntata è dedicata per larga parte alla Croazia, con le recenti elezioni presidenziali e il proseguimento dei colloqui con la Slovenia per la definizione dei confini. In primo piano l'intervista al neo presidente Ivo Josipovic sulla sua elezioni, i problemi interni della Croazia, il suo ruolo nei Balcani e i rapporti con la Serbia, le relazioni con l'Ue e la politica europea nella refione. A questa segue l'intervista con Dijana Plestina Racan che commenta positivamente il risultato delle presidenziali.

Nella trasmissione si parla anche delle inondazioni che hanno colpito l'Albania, dell'integrazione europea del Kosovo e della difficile situazione politica in Bosnia Erzegovina. In apertura uno sguardo su Istanbul capitale europea della cultura del 2010.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


13 gennaio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

La "casa gialla" dove sarebbero stati espiantati gli organi ai prigionieri serbi dell'UckQuesta sera lo Speciale di Passaggio a Sud Est in onda su Radio Radicale alle 23,30 si occupa della vicenda del presunto traffico di organi di cui sarebbero stati vittime prigionieri serbi dei guerriglieri albanesi dell'Uck durante il conflitto del Kosovo. 

Ascolta lo Speciale di Passaggio a Sud Est
Traffico di organi di prionieri serbi in Kosovo: mntatura o crimine di guerra?

Il caso fu sollevato da una affermazione dell'ex procuratrice dell'ICTY, Carla del Ponte, contenuta nel suo libro “La caccia”, pubblicato nell'aprile del 2008. Secondo l'ex procuratrice circa 300 prigionieri catturati durante la guerra in Kosovo nel 1999 sarebbero stati portati in Albania al termine della guerra da guerriglieri albanesi e poi uccisi. Gli organi sarebbero poi stati inviati all'estero per essere destinati al traffico illegale internazionale. Gli espianti, sempre secondo la Del Ponte, sarebbero avvenuti in una sala operatoria di fortuna in un edificio denominato la "casa gialla", situato in un villaggio nei pressi di Burrel nell'Albania settentrionale.

La questione per qualche tempo aveva anche ottenuto l'attenzione anche degli organi della giustizia internazionale, ma era stata in seguito abbandonata per mancanza di prove. Le accuse, appoggiate anche dall'organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw), sono sempre state smentite tanto dal presidente del Kosovo, Fatmir Seidju, che dal premier, Hashim Thaci. Della vicenda si sta occupando da tempo anche il Consiglio d'Europa attraverso l'inviato speciale Dick Marty, che sta conducendo una propria inchiesta.

Alla fine di dicembre il procuratore serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, ha comunicato l'identificazione di alcuni testimoni che sarebbero stati presenti durante le operazioni di espianto effettuate sui progionieri. Vukcevic, in un'intervista al quotidiano serbo Blic, ha aggiunto che il suo ufficio ha potuto parlare con alcuni di loro che però hanno rivelato di avere molta paura, anche il procuratore serbo garantisce che fra essi vi sono "persone credibili pronte a collaborare". Uno disegno in possesso della procura serba indicherebbe la posizione della cosidetta ''Casa gialla''. "Le famiglie della maggior parte di loro sono letteralmente ostaggio di coloro che sono pronti a tutto pur di nascondere le loro attività criminali", ha aggiunto Vukcevic.

La vicenda chiama in causa non solo gli ex guerriglieri dell'UCK, alcuni dei quali oggi hanno posizioni politiche di rilievo nel Kosovo indipendente, ma anche la autorità albanesi che fino ad oggi però non si sono mostrate disposte almeno per ora a fare luce sulla vicenda. L'iniziale disponibilità espressa dalla procuratrice generale albanese, Ina Rama, a collaborare con le autorità di di Belgrado è stata poi smentita, ed è stato negato anche la possibilità alla procura serba di recarsi sul posto per avviare proprie indagini. La posizione albanese si basa sul fatto che l'inchiesta intrapresa in precedenza da parte delle autorità internazionali in Kosovo era stata interrotta per mancanza di prove. Secondo le autorità albanesi cioò indica che la vicenda non sarebbe altro che “una mera speculazione priva di fondamento”.

L'opinione pubblica albanese ha reagito negativamente contro l'ex procuratrice che è stata definita anti-albanese, tendenziosa, manipolata dai serbi, mentre alcuni commentatori hanno dato spiegazioni di tipo psicologico sul suo comportamento. La maggior parte degli analisti e dei politici albanesi in Kosovo, e in Albania, hanno escluso ogni possibilità di traffico d'organi, sostenendo che le operazioni di espianto di organi richiedono condizioni igieniche che in Albania non possiedono neanche gli ospedali più sviluppati. Il rifiuto albanese di collaborare per indagare su quanto può essere avvenuto in una delle zone più isolate del paese (e che sfuggiva al controllo di Tirana nel caos in cui si trovava il paese 10 anni fa) solleva inevitabilmente qualche sospetto sulla diretta responsabilità dell'Albania.

Al momento della pubblicazione del libro dell'ex procuratrice, Olga Karvan, portavoce del Tribunale internazionale per i crimini di guerra nella ex Jugoslavia, dichiarò che gli investigatori delle Nazioni unite non avevano trovato «prove sostanziali» a sostegno della tesi del traffico d'organi. E Florence Hartmann – che era portavoce di Carla Del Ponte all'Aja – si è spinta addirittura oltre definendo «irresponsabili» le dichiarazioni del suo ex capo. «Mischiare i generi, giustapporre crimini che sono stati portati in tribunale e teorie non verificate di testimoni di cui lei non conosce niente, nemmeno l'identità, favorisce la confusione tra le chiacchiere e i fatti e rischia d'incoraggiare ogni tipo di revisionismo», ha scritto la Hartmann sulle pagine del quotidiano losannese Le Temps nell'aprile del 2008.

Interessante rileggere quanto scriveva nel marzo del 2008 Dejan Anastasijevic sulla rivista serba Vreme (titolo orig.: «Lov na bubrege», disponibile in traduzione italiana sul sito di Osservatorio Balcani).
Anche un semplice sguardo a questa parte di “La caccia” suscita molte più domande che risposte. I medici che “Vreme” ha consultato hanno preferito rimanere anonimi nel commentare quanto dice il procuratore, ma ritengono che estrarre un rene per il trapianto sia una impresa chirurgica complessa e che è difficile eseguirla al di fuori di cliniche ben attrezzate, così come lo stesso trasporto degli organi, la loro vendita e il trapianto comportano numerosi altri problemi. “Tutto è possibile se dietro di voi avete un’organizzazione di alta qualità, l’accesso a data base medici e molto denaro”, dice uno dei medici che vanta una lunga esperienza all’interno dell’Organizzazione mondiale della sanità. Tuttavia, sorge la domanda su come sia stato possibile che una tale impresa criminale, che per sua natura avrebbe dovuto includere un grande numero di collaboratori, sia rimasta fino ad ora invisibile [...]
D’altra parte, il traffico illegale di organi, e in particolare di reni, è un affare proficuo che spesso riceve l’attenzione dei media, ma nei casi fino ad ora confermati i donatori hanno partecipato volontariamente, per soldi [...]
La storia di Carla del Ponte ha risvegliato il ricordo di molte storie simili che il sottoscritto ha avuto modo di sentire durante la guerra in Bosnia e in Croazia, tutte inesatte. Durante l’assedio di Vukovar, la stampa croata era piena zeppa di testi su come il reparto medico della JNA (esercito popolare jugoslavo, ndt.) estraesse dai prigionieri e dai morti gli organi e di come poi venissero trasportati coi frigoriferi a Belgrado, ma tutte queste storie si sono dimostrate una vergognosa propaganda di guerra. Con buona probabilità si può ritenere che le affermazioni di “giornalisti affidabili” che la Del Ponte ha incluso nel libro appartengano a questa identica categoria.
Con tutto ciò, ovviamente, non si vuol dire che durante la guerra in Kosovo non ci siano stati molti crimini ma forse non così attraenti per i media. Le persone i cui cari sono scomparsi durante la guerra in Kosovo, e i cui corpi fino ad oggi non sono ancora stati trovati, hanno sofferto abbastanza anche senza che la Del Ponte, con l’aiuto dei media locali assetati di sangue, gli metta in testa queste cose. Dall’aver inserito questo episodio nel libro, così come la trasmissione acritica dello stesso, non si può concludere diversamente che si tratta di una cosa senza sentimenti, amorale e dannosa.

Il disegno in possesso della procura serba per i crimini di guerra che mostra l'ubicazione della "casa gialla"

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