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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


30 gennaio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 gennaio su Radio Radicale è stato dedicato all'integrazione europea dei Balcani occidentali. La questione è stata al centro dei lavori del Consiglio dei ministri degli Esteri dell'UE riunitosi lunedì 25 e martedì 26 a Bruxelles. In paricolare, i capi delle diplomazie dei Ventisette, hanno discusso della situazione in Bosnia Erzegovina e della richiesta formale della Serbia di ottenere lo status di Paese candidato che Belgrado ha presentato lo scorso dicembre. Attenzione, inoltre, sulla situazione nel nord del Kosovo, con il piano concordato tra l'Ufficio civile internazionale e le autorità di Pristina per una progressiva integrazione amministrativa dell'area a nord del fiume Ibar (con la progressiva emarginazione delle "strutture parallalele" serbe) sul quale per altro l'UE ha scelto per ora una posizione di neutralità. Da segnalare, inoltre, la notizia che la presidenza spagnola si è espressa a favore dell'apertura di nuovi dossier del negoziato con la Turchia. Da segnalare, inoltre, che la Commissione esteri del Parlamento Europeo negli stessi giorni ha approvato a larga maggioranza un documento in cui invita la Commissione Europea a fissare una data per l'apertura dei negoziati di adesione della Macedonia.

La trasmissione, curata da Roberto Spagnoli, con la consueta collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura, è riascoltabile, come tutte le precedenti, sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


9 gennaio 2010


TURCHIA/UE: INIZIA BENE L'ANNO PER ANKARA

Sembra cominciare bene l'anno nuovo per la Turchia per quanto riguarda le relazioni con l'Unione Europea e le prospettive del negoziato di adesione. Proprio dell'UE, infatti, sono arrivati due "assist" notevoli alle aspirazioni europee di Ankara. Il primo, per nulla scontato, viene dal governo tedesco della cancelliera Angela Merkel, da sempre favorevole ad una "partnership privilegiata" con la Turchia, ma contraria ad un'adesione formale. Il neo-ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, leader dei liberaldemocratici tedeschi, nel corso della sua visita ufficiale in Turchia ha ridato slancio alle relazioni turco-tedesche sul piano dell'adesione del paese anatolico all'Unione europea, ma si è anche detto chiaramente a favore del proseguimento delle trattative per far entrare la Turchia in Europa. Il secondo appoggio alle aspirazioni europee di Ankara viene, invece, dalla Spagna, dal 1 gennaio presidente di turno dell'UE. Madrid, infatti, spera nei prossimi mesi di ridare slancio ai negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, oggi assai rallentati: lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, aggiungendo che la Spagna conta di aprire nuovi capitoli negoziali con Ankara. Dichiarazioni che mostrano la particolare attenzione della presidenza spagnola dell'UE verso il sud est europeo, come indicano anche le visite ufficiali di questi giorni nei Balcani.

Partiamo dalla Germania. La stampa turca ha dato molto risalto alla visita del ministro degli Esteri tedesco, che si è detto chiaramente a favore del proseguimento delle trattative per far entrare la Turchia in Europa. Ma la cosa, se non clamorosa certo non scontata, è che, stando a quanto scriveva ieri il quotidiano Die Welt, il partito cristianodemocratico della cancelliera Merkel sembra d'accordo con la proposta di Westerwelle: adesso si parla di trattative con l'"obiettivo dell'adesione", sottolinea infatti il quotidiano di Amburgo. Le cose naturalmente non sono così semplici. I mal di pancia vengono prima di tutto dal segretario della CSU (gemello bavarese della CDU), Alexander Dobrindt, che ha messo in guardia Westerwelle "dal fare patti segreti come in Polonia" (in riferimento al presunto ok alla fondazione dei tedeschi espulsi, altro successo del leader del FDP). Dobrindt ha detto che a Westerwelle erano state date indicazioni contro ogni "precipitoso assenso alla Turchia". Westerwelle, da parte sua, ha respinto la critica in modo cortese ma netto, affermando che "bisognerebbe pensare di più alla Germania e meno agli interessi di partito". Del resto l'indipendenza del ministro dalla linea di politica estera della cancelliera Merkel per la CDU non sembra un problema: "Il ministro degli Esteri si è mosso esattamente sulle basi del contratto di coalizione", ha dichiarato Ruprecht Polenz, presidente della commissione esteri, sottolineando che sono trattative aperte, condotte con l'obiettivo dell'adesione e il cui esito non è scontato. La partnership privilegiata, ha chiarito Polenz, resta la posizione della CDU, la linea del governo è altra cosa.

Il secondo assist alla Turchia viene, come dicevo, dalla Spagna. Madrid, infatti, spera di accelerare i negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, che oggi procedono a rilento, nel corso del suo semestre di presidenza dell'UE. Lo ha detto il ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, affermando che la Spagna conta di aprire nuovi capitoli negoziali con Ankara dopo che lo scorso dicembre i Ventisette hanno aperto il dodicesimo capitolo dei 35 su cui si articolano i negoziati, iniziati a ottobre 2005, e per Ankara particolarmente laboriosi e resi ancora più complicati da questioni come quella di Cipro. Proprio la questione della divisione dell'isola indusse l'UE nel 2006 a bloccare otto capitoli perchè Ankara rifiuta di aprire i suoi porti e aeroporti a navi ed aerei greco-ciprioti in risposta all'analogo blocco operato dai greco-ciprioti nei confronti dei vettori turco-ciprioti. E la repubblica di Cipro (dal 2004 membro dell'UE) ha avanzato riserve sull'apertura di altri sei capitoli. Anche se la Spagna è favorevole alla piena adesione di Ankara all'Unione, Moratinos, come presidente di turno dell'UE, ha comunque voluto legatore l'accelerazione dei negoziati con la Turchia ad una svolta sulla questione cipriota. "Sappiamo che è un tema difficile ma spero che i colloqui sul futuro dell'isola producano qualche progresso", ha detto il ministro spagnolo, sottolineando che a Cipro, "tutti i negoziatori sono coscienti del fattore calendario", chiaro riferimento alle elezioni del prossimo aprile nella repubblica turca di Cipro Nord che rischiano di vedere il successo dei nazionalisti. Per questo, tra l'altro, il presidente greco-cipriota Demetris Christofias ed il suo omologo turco-cipriota Mehmet Ali Talat hanno anche di recente ribadito la loro intenzione di accelerare i negoziati per giungere ad un compromesso sulla riunificazione.


3 gennaio 2010


BUON ANNO EUROPA

E' cominciato il nuovo anno. Di solito in questo periodo si fanno previsioni per i mesi che verranno e certo è più facile indovinare cosa non accadrà piuttosto che immaginare cosa invece potrebbe succederà nei giorni che abbiamo davanti. Per quanto mi riguarda preferisco evitare entrambi gli esercizi e limitarmi a segnalare cosa c'è in agenda per l'anno che abbiamo appena inaugurato. Per l'Europa sud orientale il 2010 ha in programma alcune importanti scadenze elettorali. La più vicina è il ballottaggio per le presidenziali in Croazia previsto per domenica prossima. Poi ci sono le presidenziali in Grecia, fissate in marzo interessanti come test per i primi mesi di governo socialista in un paese che attraversa una grave crisi economica e sociale. In aprile ci sonole elezioni presidenziali a Cipro Nord e, infine, in ottobre le elezioni presidenziali e politiche in Bosnia Erzegovina.

Le elezioni presidenziali a Cipro Nord sono molto importanti perché se fosse confermato l'attuale presidente Mehmet Ali Talat, il negoziato in corso per risolvere la divisione dell'isola avrebbe diverse chance di proseguire positivamente. Se invece, come sembrano indicare al momento i sondaggi, Talat non fosse rieletto - dopo la sconfitta alle politiche delo scorso anno - e magari prevalesse l'attuale primo ministro Eroglu, la possibilità di arrivare ad un compromesso con i greco-ciprioti, magari entro la fine dell'anno, potrebbe farsi assai più difficile. La recente elezione del socialista Papandreou in Grecia unita alla necessità per il premier turco Erdogan di appianare gli ostacoli sul processo di integrazione europea (e quello di Cipro è grande come una montagna) potrebbero creare la cornice internazionale favorevole alla soluzione della questione, ma il prevalere dei nazionalisti a Cipro Nord non faciliterebbe certo le cose.

Di enorme importanza sono poi le elezioni presidenziali e politiche di ottobre in Bosnia Erzegovina. Il paese attraversa una profonda crisi istituzionale provocata dalla rissosità e dal gioco di veti incrociati delle classi politiche locali, ma anche dalla incapacità mostrata finora dalla comunità internazionale e dall'UE per prima di prendere in mano seriamente la questione. La Bosnia, ben più del Kosovo, rappresenta al momento lo scenario più instabile e delicato di tutta la regione balcanica. A mio giudizio il ritorno ad un conflitto armato su vasta scala è improponibile, non fosse altro perché nessuno lo vuole, così come mi sembra tutto sommato difficile immaginare uno smembramento del paese, magari per mezzo di referendum secessionisti come quello più volte minacciato dal leader serbo-bsoniaco Milorad Dodik. Il rischio più concreto mi pare quello di un'impasse che si trascini indefinitamente, bloccando il rinnovamente politico e istituzionale del paese con ricadute negative su tutta la regione. Anche se, va detto, la Bosnia non è quel paese fallito che diversi commentatori tendono a dipingere nelle loro analisi.

Un'altra scadenza elettorale, vicinissima, è quella delle elezioni presidenziali in Croazia. Il ballottaggio è previsto per domenica prossima 10 gennaio. Sulla carta e nei sondaggi il favorito è il vincitore del primo turno, il candidato socialdemocratico Ivo Josipovic che fra una settimana dovrà misurarsi con l'attuale sindaco di Zagabria, Milan Bandic, presentatosi come indipendente in polemica con il Partito socialdemocratico che non lo ha indicato come candidato ufficiale e che per questo lo ha poi espulso. Chiunque dei due vinca (io personalmente spero in Josipovic) avrà davanti a sé un compito non facile: sul piano interno dovrà rispondere ad un'opinione pubblica che chiede il rinnovamente di una classe politica travolta dagli scandali e dare una svolta efficace alla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, come richiesto anche dall'adesione all'UE che sarà il grande traguardo internazionale che il nuovo presidente croato dovrà raggiungere durante il suo mandato.

Nei prossimi mesi ci sarà poi sempre in primo piano la questione dell'integrazione dei Balcani occidentali nell'UE. La recente liberalizzazione dei visti Schengen per Macedonia, Montenegro e Serbia è stato un segnale importante. E proprio la Serbia negli ultimi mesi del 2009 ha incassato significativi successi che hanno rilanciato il suo processo di integrazione europea chiudendo definitivamente l'epoca dell'isolamento seguito alle guerre jugoslave degli anni '90. Parlare di Serbia, inoltre, significa parlare del Kosovo, un'altra questione che l'Europa non potrà eludere indefinitamente. In lista d'attesa per entrare nella "lista bianca" di Schengen, ma con buon prospettive, restano Albania e Bosnia. E la Turchia, forse. Per il momento Ankara non ha gradito che i cittadini di paesi che nemmeno sono ufficialmente candidati all'adesione all'UE abbiano ottenuto la liberalizzazione dei visti, mentre quelli turchi ne siano rimasti esclusi. La Turchia, in ogni caso, resterà la grande questione aperta per l'UE anche nel 2010, mentre vedremo se per la Macedonia, dopo anni di limbo, verrà finalmente fissata una data certa per l'inizio dei negoziati di adesione.

Infine c'è l'Europa, intesa come Unione Europea. Il tempo degli alibi è finito: dopo mesi di impasse, il Trattato di Lisbona è finalmente in vigore e l'UE ora ha un "presidente" e un "ministro degli Esteri". Resta da capire se ora riuscirà ad elaborare anche una politica comune, o almeno una direzione unitaria da seguire e di conseguenza una prospettiva politica da offire ai paesi europei che ancora non sono nell'Unione. Insomma che l'UE torni ad essere un progetto politico e non solo una sommatoria di interessi nazionali, per quanto legittimi ed importanti. Insomma, la cosa migliore che potrebbe darci il 2010, da questo punto di vista è che l'UE torni ad assumere le sembianze di una patria europea, invece che quella di una Europa delle patrie a cui troppo spesso ci ha abituato negli ultimi anni.

Buon anno Europa!


23 dicembre 2009


SERBIA, BALCANI, EUROPA

Belgrado: supporter europeistiLa Serbia ha ufficialmente depositato la richiesta di candidatura all'adesione all'Ue. Nove anni dopo la caduta di Slobodan Milosevic, la Serbia chiede dunque ufficialmente di entrare a far parte della famiglia europea. Il presidente serbo Boris Tadic ha infatti consegnato ieri a Stoccolma la documentazione necessaria al premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno dell'Ue fino al 31 dicembre. "Confermiamo per la prima volta ufficialmente di essere pronti ad accettare tutti i valori e gli obblighi che necessitano la trasformazione di una società decisa a far parte dell'Ue", ha dichiarato al quotidiano Blic Milica Delevic, responsabile dell'Ufficio serbo per l'Integrazione europea. La richiesta è un ulteriore conferma della svolta politica avvenuta in Serbia nel 2008 prima con la conferma dell'europeista Boris Tadic alla presidenza, poi con la vittoria del fronte europeista guidato dal Partito Democratico alle elezioni politiche e infine con la nascita del governo di cui fanno parte anche i socialisti che furono di Milosevic ma che sotto la guida di Ivica Dacic hanno preso una posizione pragmatica e filo-occcidentale, pur senza rinnegare i tradizionali legami sorici e culturali della Serbia. La domanda di candidatura all'adesione all'Ue è ora un passo ulteriore in avanti per Belgrado per lasciarsi definitivamente alle spalle l'epoca delle violenze e dei conflitti etnici che hanno insanguinato i Balcani negli anni '90. Un passo che servirà a far progredire il processo di integrazione europea di tutti i Balcani occidentali, sia a livello economico che politico.

La Serbia potrebbe entrare nell'Ue tra il 2014 e il 2018 anche se il percorso sarà complesso e pieno di ostacoli. Lotta alla corruzione diffusa e alla criminalità organizzata, rendere l'economia più competitiva, riformare il potere giudiziario sono solo alcune delle delle riforme necessarie per avviare i negoziati. Poi c'è lo scoglio del Kosovo: l'auto-proclamata indipendenza è stata riconosciuta da 22 Paesi membri dell'Ue sui 27, mentre Belgrado continua a considerare la (ex) provincia parte integrante del territorio nazionale e si è rivolta anche alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu per denunciare la violazione del diritto internazionale. Infine c'è la questione della cattura di Ratko Mladic, l'ex-capo dei serbi di Bosnia accusato dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia di genocidio e crimini di guerra, e di Goran Hadzic. La collaborazione con il Tpi non è considerata ancora pienamente soddisfacente dall'Aia, alla luce soprattutto della considerazione di cui Mladic gode ancora in Serbia, anche se nel suo recente rapporto all'Onu il procuratore capo Serge Brammertz ha dato un giudizio complessivamente positivo della collaborazione offerta dalle autorità di Belgrado. Per ottenere lo status di Paese candidato all'adesione occorrerà ora il via libera da parte di tutti i 27 membri dell'Ue. Sabato scorso, dunque, il governo serbo ha adottato un memorandum che conferma "l'obiettivo strategico" dell'ingresso nell'Unione, assicurando un "forte impulso per ulteriori riforme politiche ed economiche".

La richieste di adesione all'Unione europea della Serbia, paese chiave dell'area balcanica, rappresenta una tappa fondamentale per l'integrazione europea di tutta la regione. Quasi un decennio dopo la fine delle guerre seguite alla dissoluzione della Jugoslavia i paesi dei Balcani occidentali, con 25 milioni di abitanti, sembrano ormai aver voltato le spalle a un passato di violenza e sono ben avviati verso l'Europa. anche se i problemi non mancano (soprattutto in Bosnia e Kosovo, ma anche in Macedonia) e lo stato di avanzamento del processo di integrazione è molto diverso nei vari paesi. Croazia e Macedonia, hanno lo status di candidati, ma mentre la Croazia, candidata da giugno 2004, ha in corso i negoziati, con 28 capitoli aperti su 35, e punta a entrare nella Ue entro al massimo il 2012, la Macedonia ha lo status di candidato dal dicembre 2005, ma la disputa con la Grecia sul suo nome continua a bloccare la fisssazione della data di apertura dei negoziati: di recente i Ventisette hanno per l'ennesima volta rinviato la decisione, che richiede l'unanimità, al primo semestre del 2010. Il Montenegro e l'Albania hanno depositato le loro candidature alla Ue rispettivamente a dicembre 2008 e ad aprile 2009 e la documentazione è stata trasmessa alla Commissione Ue per un parere. La Bosnia-Erzegovina invece per ora resta al palo, paralizzata dallo stallo istituzionale frutto dei veti incrociati tra i diversi partiti etnici che impediscono di procedere alle riforme chieste da Bruxelles. Anche il Kosovo punta tutto sull'integrazione euro-atlantica, ma per ora è solo alle premesse della preparazione della domanda di adesione e l'obiettivo è ancora assai molto lontano.

Secondo diversi analisti proprio l'avvicinamento alla Ue di Serbia e Croazia potrà stimolare positivamente l'integrazione in Europa degli altri paesi della regione. Al vertice di Salonicco nel 2003 i paesi europei affermarono la vocazione europea dei paesi balcanici, ma il cammino verso l'Unione si è rivelato più lento e caotico del previsto, anche per responsabilità di Bruxelles, con la sola eccezione della Slovenia, che è entrata nella Ue nel 2004. Ora, da qualche tempo, circola un'idea suggestiva, rilanciata di recente anche dal nostro ministro degli Esteri Frattini: fare del 2014 l'anno dell'igresso dei Balcani nell'Unione europea. Un secolo dopo l'attentato che proprio a Sarajevo costò la vita dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria e scatenò l'inferno della prima guerra mondiale, si chiuderebbe il cerchio: dopo il crollo del Muro e l'ingresso nell'Ue dei Paesi dell'ex blocco sovietico, l'integrazione dei Balcani chiuderebbe definitivamente quel Ventesimo secolo che ha prodotto ideologie totalitarie, guerre, e stermini di massa, ma anche l'idea rivoluzionaria dell'unità dei popoli europei. Forse l'idea è solo una suggestione e il 2014 passerà senza vedere ancora tutti i balcani nell'Ue, ma il cammino sembra comunque segnato. Forse riuscire a condividere la memoria del passato nei Balcani è difficile, anche se non impossibile. Molto più a portata di mano sembra ora la possibilità di condividere il futuro.


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permalink | inviato da robi-spa il 23/12/2009 alle 19:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 dicembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE: L'UNIONE EUROPEA E I BALCANI

Il Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea, che si è riunito a Bruxelles lunedì e martedì, ha approvato la bozza della Commissione Europea sulla Strategia di allargamento e sulle principali sfide del 2009 e 2010. Viene rilevato che i processi di allargamento offrono un forte sostegno alle riforme politiche ed economiche nei Paesi impegnati nel processo di intergrazione europea e, allo tempo stesso, contribuiscono alla democratizzazione e stabilizzazione dell'intera Europa. Il Consiglio ministeriale Ue ha dato pieno sostegno alla prospettiva europea di tutti i paesei dei Balcani occidentali. La prospettiva europea, secondo l'opinione dei ministri europei, continua ad essere indispensabile per la stabilità, la riconciliazione e per il futuro dei Balcani occidentali.

I principali compiti affrontati dai Paesi coinvolti nel processo di allargamento, iindividuati dal Consiglio, sono il rafforazamento dello stato di diritto, la lotta alla corruzione e al crimine organizzato, il rafforzamento delle capacità amministrative, nonché il rafforzamento della libertà di espressione e di stampa. I ministri europei hanno sostenuto anche i programmi di aiuto finanziario ai processi di allargamento, soprattutto attraverso gli aiuti di preadesione. I ministri sottolineano anche che tutti i paesi dei Balcani occiedentali, adempiendo le condizioni necessarie, dovrebbero ottenere lo status di candidato con l'obiettivo finale di diventare membri a pieno titolo dell'Ue.

Uno dei criteri principali per approvare qualsiasi richiesta di adesione, sarà l'implementazione soddisfacente dell'Accordo di Stabilizzazione e Associazione, ivi comprese le apposite linee commerciali. In questa occasione il Consiglio ha anche salutato positivamente la decisione di stabilire un regime senza visti per i cittadini della Serbia, della Macedonia e del Montenegro, invitando la Commissione europea ad elaborare una stessa proposta per gli altri due paesi della regione, Bosnia Erzegovina e Albania, appena rispetteranno le condizioni indicate nella cosidetta "road map".

L'integrazione europea dei Balcani occidentali è il tema dello Speciale di Passaggio a Sud Est in onda questa sera alle 23,30 circa su Radio Radicale e già disponibile sul sito. Lo Speciale, con le corrispondenze di Marina Szikora e Artur Nura, offre una panoramica dei vari Paesi della regione, delle loro situazioni specifiche e dei problemi particolari che devono affrontare nel complesso e articolato processo di integrazione europea.


18 ottobre 2009


UE: IL RAPPORTO ANNUALE SULL'ALLARGAMENTO

Immagine tratta dal sito interne della Provincia di LatinaMercoledì scorso, 14 ottobre, la Commissione Europea ha presentato il suo rapporto annuale sui progressi dei Paesi candidati a vario titolo all'adesione all'Unione. Come ogni anno il rapporto era atteso non solo per i giudizi di Bruxelles sui vari Paesi interessati, ma anche per verificare le linee di indirizzo della politica europea in materia di allargamento.
Il rapporto mette in evidenza i progressi verso l'integrazione europea compiuti nell'ultimo anno dai Paesi dei Balcani occidentali e dalla Turchia malgrado la crisi economica globale e individua le questioni principali che questi paesi dovranno affrontare nel breve e medio termine.
Quest'anno ricorre il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino ma anche il quinto anniversario dell'allargamento dell'UE all'Europa centrale e orientale. Bruxelles sottolinea che la prospettiva di aderire all'UE costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità. È nell'interesse strategico dell'Unione che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti.
L'attuale processo di allargamento dell'UE, ricorda la Commissione, si svolge nell'ambito di una recessione grave e generalizzata, che ha colpito sia l'Unione sia i paesi interessati dall'allargamento. Le vertenze bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione e devono essere risolte dalle parti interessate.

Per i Paesi dei Balcani le notizie sono piuttosto buone: a parte il Kosovo e per certi versi la Bosnia, tutti hanno raggiunto la sufficienza nelle pagelle di Bruxelles: la Croazia ha ripreso il cammino verso l'integrazione dopo aver risolto il contenzioso confinario con la Slovenia e la Macedonia dovrebbe ottenere a breve finalmente una data certa per cominciare i negoziati di adesione. Dal prossimo anno verranno aboliti i visti per l'UE per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro, mentre Bosnia e Albania dovranno attendere ancora un po' ma anche per loro la data non è lontana. Nel 2010, dice il rapporto, la liberalizzazione dei visti nei Balcani occidentali progredirà in misura considerevole, segnando un decisivo passo avanti per la regione: l'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini di Macedonia, Montenegro e Serbia a partire dal 2010, porterà loro vantaggi tangibili, mentre entro la metà del 2010 la Commissione presenterà proposte anche per Albania e Bosnia-Erzegovina, purché questi paesi rispettino le condizioni stabilite.

Nel presentare il rapporto, il commissario Olli Rehn ha dichiarato che la strategia di allargamento dimostra l'impegno dell'UE nei confronti del futuro europeo dei Balcani occidentali e della Turchia. "In questo difficile contesto di crisi economica - secondo Rehn - le domande di adesione dell'Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere di attrazione dell'Unione e il nostro ruolo nel promuovere stabilità, sicurezza e prosperità. La candidatura dell'Islanda conferisce una nuova dimensione al nostro programma di allargamento".

Riguardo alla Turchia, il commissario Rehn ha rilevato che la Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche: "I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto. Ci rallegriamo delle recenti consultazioni su un'importante iniziativa curda, da cui mi auguro scaturiranno azioni concrete a favore dei diritti di tutti i turchi".
Questo è un punto dolente sottolineato dal rapporto annuale della Commissione europea: in Turchia ci sono ancora troppe violazioni dei diritti fondamentali. "La violenza coniugale, i crimini d'onore e i matrimoni forzati restono problemi seri", lamenta la Commissione che critica anche i "pochi progressi" nell'attuazione di riforme politiche e costituzionali, nella lotta contro la corruzione, o la prestazione dei servizi e dei diritti delle società". Il rapporto segnala anche minacce alla libertà di stampa e critica le gigantesche multe inflitte dal fisco al gruppo editoriale privato Dogan Yahin Holding (DYH) che mettono in pericolo "la sopravvivenza economica" del gruppo, noto per le sue posizioni critiche nei confronti del governo del premier Recep Tayyip Erdogan, e rischiano di "colpire di conseguenza la libertà di stampa".
Bruxelles critica anche il fatto che la Turchia insiste a non aprire porti e aereoporti a navi e aerei della Repubblica di Cipro, cioè la parte greco-cipriota dell'isola che è membro dell'Ue. La Turchia é tenuta a farlo in virt dell'accordo di unione doganale con l'Unione Europea che però Ankara non applica per ritorsione al blocco imposto dalla Repubblica di Cipro alle navi e agli aerei della Repubblica turca di Cipro Nord, che corrisponde alla parte dell'isola occupata dalla Turchia nel 1974. Per questo rifiuto già nel 2006 l'Ue aveva congelato 8 dei 35 capitoli negoziali complessivi. La Commissione avverte che "è urgente che la Turchia si adegui ai suoi obblighi", ma non chiede sanzioni per non mettere in pericolo i difficili negoziati tra greco ciprioti e turco-ciprioti sulla riunificazione dell'isola ripresi un anno fa.
Il rapporto contiene però anche alcune note positive. La Commissione infatti giudica positivamente l'inizio della normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia. Il commissario Olli Rehn ha giudicato incoraggiante l'accordo che la Turchia e l'Armenia hanno sottoscritto il 10 ottobre per normalizzare le loro relazioni e si è augurato che questo processo porti appena possibile a una normalizzazione totale.
Nonostante i molti rilievi negativi, Ankara ha giudicato quello di quest'anno il rapporto più equilibrato redatto fin'ora da Bruxelles: "Si può dire che la relazione è positiva ed equilibrata dal punto di vista della Turchia. E' uno dei report più oggettivi, più impegnati nel sostegno alle riforme e più incoraggianti per il governo mai pubblicati", ha dichiarato il responsabile turco dei negoziati con l'Unione Europea, Egeman Bagis. Quanto alle critiche sulla maximulta per evasione fiscale imposta al gruppo editoriale Dogan, secondo Bagis "l'ammenda riguarda il ministero delle Finanze turco, non le autorita' straniere, e se questo non puo' risolverlo, e' una questione del sistema giudiziario turco".

La Macedonia ha definito "storico" il rapporto nel quale la Commissione europea sollecita l'avvio di negoziati di adesione all'Ue dell'ex repubblica jugoslava. "Questa e' un'occasione storica per la Macedonia e i suoi cittadini", ha commentato il premier macedone Nikola Gruevski, dopo aver ricevuto il rapporto dall'ambasciatore di Skopje a Bruxelles, Erwan Fouere, che lo ha definito "un forte incentivo" per il Paese a continuare le riforme necessarie per entrare nell'Ue.
Il Consiglio europeo nel dicembre 2005 concesse alla Macedonia lo status di Paese candidato all'adesione. L'accordo di stabilizzazione e associazione fu firmato nell'aprile del 2001 ed entrò in vigore nel 2004. Il Consiglio europeo adottò la Partnership Accession che comprendeva le priorità chiave per le riforme nel febbraio del 2008.
L'integrazione nell'Unione Europea e nella Nato sono considerate una priorita' strategica dal governo di Skopje, che l'anno scorso aveva dovuto incassare il veto della Grecia al suo ingresso nell'Alleanza Atlantica a causa della mancata soluzione della disputa sul nome. Atene non accetta la dizione di Macedonia, che e' anche il nome di una regione della Grecia. Il commissario all'Allargamento Olli Rehn si è detto certo che il governo macedone interpreterà il giudizio di Bruxelles come "un fortissimo incoraggiamento a risolvere la questione del nome. Capiranno certamente il messaggio".

Belgrado si è detta "molto soddisfatta" per i riconoscimenti contenuti nel rapporto con cui la Commissione europea riconosce i progressi della Serbia sulle riforme richieste da Bruxelles. "Il rapporto di quest'anno può essere considerato come il più positivo finora. Si tratta di buone notizie perla Serbia e permetterà di accorciare in maniera significativa il periodo necessario a ottenere lo status di candidato quando le condizioni richieste saranno rispettate", ha sottolineato il primo ministro Mirko Cvetkovic.
Diversi responsabili serbi hanno annunciato che Belgrado depositerà la sua candidatura all'adesione entro la fine dell'anno. Ovviamente c'è bisogno del benestare di tutti e 27 i Paesi membri per avviare i negoziati di adesione. Al momento, il processo è bloccato dal veto dell'Olanda che vincola il suo via libera all'arresto e alla consegna dei principali ricercati per crimini di guerra nell'ex Jugoslavia, a partire dall'ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladic. L'ultimo rapporto del procuratore capo del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, Serge Brammertz, sulla collaborazione dell'autorità di Belgrado è stato comunque positivo.
"La Serbia - ha detto il ministro degli Esteri Vuk Jeremic - ha fatto chiari progressi verso il raggiungimento della sua priorita' strategica centrale, l'adesione all'Ue". "La volonta' della Serbia di entrare nell'Ue non viene piu' messa in discussione. Il rapporto sullo stato d'avanzamento del processo d'adesione della Serbia permetterà di rendere più veloce questo stesso processo", ha aggiunto il primo ministro Cvektovic.

Qui di seguito il documento di sintesi diffuso dalla Commissione europea e disponibile sul sito dell'Unione Europea.

IL PROCESSO DI ALLARGAMENTO DELL'UE: UN ANNO DI PROGRESSI NEI BALCANI OCCIDENTALI E IN TURCHIA

Bruxelles, 14 ottobre 2009

Oggi la Commissione ha adottato la sua strategia annuale sull'allargamento dell'UE. La comunicazione evidenzia i progressi verso l'integrazione europea compiuti nell'ultimo anno dai Balcani occidentali e dalla Turchia malgrado la crisi economica che ha colpito l'intero pianeta e individua le sfide principali che questi paesi dovranno affrontare nei mesi e negli anni a venire. In considerazione dei progressi compiuti, la Commissione ha deciso di raccomandare l'apertura di negoziati con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Nel 2010 la liberalizzazione dei visti nei Balcani occidentali progredirà in misura considerevole, segnando un decisivo passo avanti per la regione.

Nel 2009 ricorre il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino e il 5° anniversario dell'allargamento dell'UE all'Europa centrale e orientale. La prospettiva di aderire all'UE costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità. È nell'interesse strategico dell'Unione che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti.

L'attuale processo di allargamento dell'UE si svolge nell'ambito di una recessione grave e generalizzata, che ha colpito sia l'Unione sia i paesi interessati dall'allargamento. Le vertenze bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione e devono essere risolte dalle parti interessate.

L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha compiuto notevoli progressi e ha ampiamente realizzato le priorità fondamentali del partenariato di adesione. Ritenendo che il paese soddisfi in misura sufficiente i criteri politici stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e nell'ambito del processo di stabilizzazione e di associazione, la Commissione ha pertanto deciso di raccomandare l'apertura di negoziati di adesione.

Nel presentare il pacchetto sull'allargamento, il commissario per l'allargamento Olli Rehn ha dichiarato:

"La strategia di allargamento che presentiamo oggi dimostra il nostro impegno nei confronti del futuro europeo dei Balcani occidentali e della Turchia. In questo difficile contesto di crisi economica, le domande di adesione dell'Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere di attrazione dell'Unione e il nostro ruolo nel promuovere stabilità, sicurezza e prosperità. La candidatura dell'Islanda conferisce una nuova dimensione al nostro programma di allargamento."

L'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, del Montenegro e della Serbia, che entrerà in vigore all'inizio del 2010, porterà loro vantaggi tangibili. Entro la metà del 2010 la Commissione presenterà proposte per l'Albania e per la Bosnia-Erzegovina, purché questi paesi rispettino le condizioni stabilite.

Riguardo alla Turchia, il commissario Rehn ha inoltre dichiarato:

"La Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche. I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto. Ci rallegriamo delle recenti consultazioni su un'importante iniziativa curda, da cui mi auguro scaturiranno azioni concrete a favore dei diritti di tutti i turchi."

"Considero incoraggianti i passi storici che la Turchia e l'Armenia hanno appena compiuto per normalizzare le loro relazioni e mi auguro che questo processo porti appena possibile a una normalizzazione totale."

La Croazia ha registrato buoni progressi in termini di conformità con i parametri stabiliti nei negoziati di adesione e i negoziati sono formalmente ripresi dopo l'accordo politico tra Slovenia e Croazia sulla gestione della questione frontaliera. La Croazia deve portare avanti il programma di riforme, in particolare per quanto riguarda il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e i diritti delle minoranze. Se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti, i negoziati di adesione potrebbero concludersi l'anno prossimo.

Il Montenegro ha chiesto di aderire all'UE nel dicembre 2008 e la Commissione sta preparando un parere, come richiesto dal Consiglio. Le elezioni politiche hanno rispettato quasi tutti gli standard internazionali. Il rafforzamento della capacità amministrativa e il consolidamento dello Stato di diritto rimangono obiettivi prioritari.

L'Albania ha chiesto di aderire all'UE in aprile. La Commissione è pronta a elaborare il suo parere non appena il Consiglio glielo chiederà. Le elezioni politiche hanno rispettato la maggior parte degli standard internazionali. Il consolidamento dello Stato di diritto e il buon funzionamento delle istituzioni statali rimangono obiettivi prioritari.

La Bosnia-Erzegovina deve urgentemente accelerare le riforme fondamentali. Per il futuro europeo del paese è necessario che i dirigenti adottino una strategia condivisa sulla direzione globale del paese e manifestino la volontà politica di rispettare i requisiti per l'integrazione europea e le condizioni stabilite per la chiusura dell'OHR.

La Serbia ha dimostrato il suo impegno ad avvicinarsi all'UE costituendo un track record di applicazione delle disposizioni dell'accordo interinale con l'UE e intraprendendo riforme fondamentali. Vista la costante cooperazione con l'ICTY, la Commissione ritiene che l'accordo interinale debba ora essere applicato dall'UE. La Serbia deve dimostrare un atteggiamento più costruttivo riguardo alle questioni inerenti al Kosovo.

In Kosovo, la stabilità si è mantenuta, ma rimane fragile. La missione UE per lo Stato di diritto EULEX è stata estesa a tutto il paese ed è pienamente operativa. Il Kosovo deve tuttavia affrontare notevoli sfide, anche per quanto riguarda la garanzia dello Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, il rafforzamento della capacità amministrativa e la protezione dei serbi e delle altre minoranze.


In un documento separato, la Commissione propone di avvicinare all'UE i cittadini kosovari, anche tramite un dialogo sui visti nella prospettiva di un'eventuale liberalizzazione del regime dei visti quando saranno state intraprese le riforme necessarie e risulteranno soddisfatte le condizioni fissate.

La Commissione propone altresì di estendere il regime commerciale preferenziale ("misure commerciali autonome") attualmente applicato al Kosovo e, quando il Kosovo si sarà conformato alle condizioni previste, proporrà direttive di negoziato per un accordo commerciale.

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