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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





19 ottobre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale




Il sommario della puntata del 17 ottobre 2009 : 

- Unione Europea: il rapporto annuale della Commissione europea sui Paesi candidati all'adesione
- Armenia/Turchia: le reazioni in Turchia all'accordo del 10 ottobre e il giudizio della diaspora armena (intervista a Robert Attarian)
- Bosnia-Erzegovina: la visita di Carl Bildt a Belgrado e il futuro del paese
- Kosovo: la discussione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, la non collaborazione tra Pristina e Belgrado, le elezioni amministrative del 15 novembre
- Albania/Grecia: l'accordo sul confine marittimio nel quadro della grande partita delle rotte energetiche

In apertura di trasmissione un ricordo di Antonio Russo a nove anni dal suo assassinio in Georgia nelle parole di Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore, autore del libro "Passione Reporter".

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


16 ottobre 2009


CIAO ANTONIO

Antonio Russo con i bambini del Kosovo

Il 16 ottobre del 2009, nove anni fa, Antonio Russo veniva assassinato in Georgia. Antonio stava seguendo la guerra in Cecenia per Radio Radicale. I mandanti e gli esecutori non sono mai stati trovati, ma le modalità e le circostanze dell'omicidio dimostrano che Antonio fu ucciso a causa del suo lavoro, a causa delle sue corrispondenze e delle sue inchieste in cui documentava la realtà della guerra cecena e la "guerra sporca" condotta dalla truppe russe. Il suo corpo martoriato venne ritrovato lungo una strada di campagna ad una trentina di chilometri da Tbilisi. Le circostanze della sua morte non sono mai state chiarite. Il materiale documentario che aveva con sé non è mai stato ritrovato. Antonio aveva cominciato a trasmettere in Italia notizie scottanti sull'utilizzo di armi non convenzionali. Due giorni prima dela sua morte aveva parlato alla madre di una videocassetta contenente immagine delle torture e delle violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena.
Antonio Russo era un free lance, senza la tessera dell'Ordine. Era un giornalista per passione, uno che voleva raccontare le cose che vedeva, e le cose da vedere le voleva andare e cercare per conto suo. Lo ha fatto in Ruanda, in Algeria, in Bosnia, in Kosovo e in Cecenia. Non era un giornalista "embedded", non avrebbe mai potuto accettare di esserlo.

Vorrei ricordare Antonio ancora una volta con le sue parole, quelle che riporto anche nel "dorso" di questo blog. In modo semplice, lo stesso che usava per le sua corrispondenze radiofoniche, spiega il senso del mestiere di giornalista.

"L’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente".

Daniele Biacchessi, giornalista, scrittore, vicecaporedattore di Radio 24, ha scritto un libro per raccontare cinque storie esemplari di giornalisti per passione. Il libro si intitola "Passione reporter" ed è stato pubblicato qualche mese fa dall'editore Chiarelettere. Il libro raccoglie le storie di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, Enzo Baldoni, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli e Antonio Russo. Giornalisti "irregolari", free lance, magari nemmeno iscritti all'Ordine. Giornalisti per vocazione, che hanno perso la vita per andare a cercare i fatti e raccontarli la dove accadono. Perché nonostante le nuove tecnologie, nonostante telefonini e fotocamere digitali, nonostante Twitter e Facebook, c'è sempre bisogno di qualcuno che consumi le suole delle scarpe e, come diceva Antonio Russo, vada lì per documentare e trovare prove. Per fare inchieste: quel giornalismo che la gente vuole ma che in Italia si fa sempre meno, mentre l'informazione si pede in un mare di gossip, veline e marchette.

In occasione dell'anniversario dell'assassinio di Antonio Russo ho intervistato Daniele Biacchessi. L'intervista integrale la trovate sul sito di Radio Radicale. Qui di seguito riporto la trascrizione delle parole dedicate ad Antonio che mi sembrano particolarmente belle.

[...]
Quello che faceva Antonio Russo in Georgia, a pochi chilometri dalla Cecenia, e raccontava attraverso il vostro mezzo radiofonico con delle bellissime, importantissime corrispondenze, è un pezzo nascosto di guerra. Antonio andava a raccontare qualcosa che non si vede e che soltanto chi consuma le suole delle scarpe va.
[...]
In questo momento in cui si parla tanto di libertà di stampa e in cui ognuno si riempie la bocca di tante parole, di grandi parole. I giornalisti oggi non hanno più la schiena dritta. Ti ricordi il presidente della Repubblica Napolitano che dice a noi giornalisti "Tenete la schiena dritta"? Il problema è che oggi noi non abbiamo più la schiena. Il problema principale non è tanto secondo me la libertà di stampa, ma quanto il livello veramente basso dell'informazione generale che non spiega più niente, che non racconta più niente, che fa pochissime inchieste. Quando invece poi qualcuno dimostra che le inchieste funzionano, che c'è ancora un pubblico, anzi che c'è soprattutto un pubblico interessato, ecco che improvvisamente vengono fuori le parole di Antonio Russo.
[...]
Antonio Russo la pensava esattamente così e la pensava esattamente come me, come tanti altri colleghi che vogliono raccontare, che vogliono narrare. E c'è un altro pezzo, che io riporto... Su questo palco improvvisato di Tbilisi, capitale della Georgia, dove lui interviene sui danni ambientali della guerra in Cecenia. Dice: "Poi parleremo dei danni ambientali, ma prima dobbiamo parlare di quello che stanno facendo contro la popolazione civile. Prima dobbiamo parlare di bombe e di ordigni e di armi che sono vietate da ogni tipo di convenzione. Prima dobbiamo parlare delle vittime civili che cadono sotto i bombardamenti come formiche, dove la vita di un uomo vale meno di quella di un animale". E poi questa frase bellissima: "E' per questo che sono qui, per trovare prove e per documentare". A me questa cosa mi ha molto, molto commosso. "Per questo che sono qui, per documentare, per trovare prove". Ma chi te lo fa fare? Chi ce lo fa fare? Ce lo fa fare soltanto il fatto che tu pensi che questo mestiere non sia - con tutto il rispetto - l'impiegato delle poste e telecomunicazioni o di qualsiasi altro ministero, o qualsiasi altro lavoro [ma] che sia un mestiere in cui tu decidi da che parte stare. E Antonio ha deciso di stare dalla parte dei più deboli, dei più umili. Mi ha fatto molta commozione questa immagine di lui che gira in queste valli, fianco a fianco con migliaia e migliaia di profughi. La stessa cosa che aveva fatto, per altro in Kosovo, quando si era mischiato con i profughi per sfuggire all'inferno di Pristina.
[...]
Era un grande, Antonio. Questo lo dobbiamo dire a nove anni dalla sua morte. Era una persona che non faceva sconti a nessuno. Aveva coraggio ed è stato trucidato e ammazzato con delle forme che sono tipiche di istituzioni e apparati dello Stato.
[...]

Daniele Biacchessi
Passione Reporter
Ed. Chiarelettere

Il giornalismo come vocazione
Per non dimenticare Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni, Antonio Russo


19 ottobre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Nella puntata del 
18 ottobre 2008 si parla di:

integrazione europea dei Balcani, Kosovo, Serbia, Bosnia Erzegovina, Albania, Turchia e dei processi per i crimini commessi durante le guerre jugoslave degli anni '90. La prima parte del programma è dedicata all'ottavo anniversario dell'assassinio di Antonio Russo: del suo impegno di reporter e di militante radicale per il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale e del ruolo dell'Eni e della sua "diplomazia parallela" nei rapporti con la Russia.

La trasmissione è curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.


16 ottobre 2008


OTTO ANNI FA, ANTONIO RUSSO

Antonio RussoOtto anni fa moriva Antonio Russo. Ero in redazione, a Radio Radicale, quella domenica 15 ottobre quando da Tbilisi arrivò a Roma la telefonata che annunciava che Antonio era scomparso. I suoi amici, radicali georgiani, preoccupati di non ricevere risposta alle loro telefonate, si erano recati a casa sua e l'avevano trovata aperta e con evidenti segni di una "perquisizione": di Antonio nessuna traccia. Mancavano anche il suo computer, la sua videocamera, gli strumenti di lavoro con cui stava documentando la guerra in Cecenia, documenti e registrazioni. Non erano stati toccati, invece, denaro e oggetti di valore
Da Tbilisi avvertirono subito la sede di Roma del Partito radicale e la radio della sparizione di Antonio. Devo dire sinceramente che all'inizio non ci preoccupammo eccessivamente. Ricordavamo tutti, avevamo vissuto tutti, "in diretta", la scomparsa di Antonio da Pristina, durante la guerra del Kosovo. Dopo qualche giorno di apprensione era ricomparso in Macedonia, in una colonna di profughi mescolato alla quale era riuscito a sfuggire ai paramilitari serbi. Non eravamo eccessivamente preoccupati, all'inizio, ma inquieti sì, perché molti elementi della scomparsa di Antonio questa volta facevano temere il peggio. Anche se la mente si rifiuta sempre di accettarlo, il peggio, almeno all'inizio.
Avevo visto Antonio l'ultima volta durante la sua ultima visita in Italia. Era venuto in redazione e mi ricordo che mostrava a tutti dei bei coltelli decorati che gli avevano regalato dei suoi amici ceceni. Mi ricordo che se gli chiedevi come aveva fatto a passare la frontiera con quelle lame sorrideva e restava sul vago... Bevemmo un bicchiere in un bar sotto la radio e ricordo che salutandolo gli raccomandai di stare in campana e guardarsi le spalle. "Tranquillo", mi disse sorridendo prima di salire sull'ascensore. Era fatto così.
Il 16 ottobre dall'ambasciata italiana a Tbilisi arrivò la notizia del ritrovamento del corpo senza vita di un cittadino italiano. Ci volle poco per avere la conferma che si trattava di Antonio. Era uscito vivo dalla regione dei Grandi Laghi, dalla kasbah di Algeri durante la guerra civile e dalla Pristina assediata e poi occupata dalle truppe di Milosevic. Non gli riuscì a Tbilisi. E di nuovo rivissi l'angoscia che avevo provato solo pochi anni prima, quando a Mosca era stato assassinato Andrea Tamburi, coordinatore dei radicali transnazionali in Russia.
Antonio Russo è deceduto probabilmente nella notte tra il 15 ed il 16 ottobre del 2000. Il suo corpo fu ritrovato ai bordi di una stradina di campagna a 25 km da Tbilisi. L'autopsia rilevò che aveva subito diverse violenze, che era stato torturato con tecniche riconducibili a quelle impiegate dai servizi segreti russi. Il materiale che aveva con sé - videocassette, articoli, appunti - non fu ritrovato.
Le circostanze della morte non sono mai state chiarite, ma numerosi indizi conducono al governo di Vladimir Putin a Mosca: Antonio Russo aveva infatti cominciato a trasmettere in Italia notizie imbarazzanti sulla guerra, e solo due giorni prima della morte aveva parlato alla madre di una videocassetta scioccante contenente immagini delle violenze dei reparti speciali russi ai danni della popolazione cecena. Secondo i suoi amici, Antonio aveva anche raccolto prove dell’utilizzo di armi non convenzionali contro bambini ceceni.
Non sapremo forse mai quali informazioni aveva raccolto Antonio. Come difficilmente sapremo chi ha ordinato la sua morte e chi lo ha assassinato. Resta il fatto che da quando Putin è salito al potere in Russia il numero di giornalisti, attivisti dei diritti umani e oppositori uccisi o seriamente minacciati aumenta di continuo. E' di queste ultime ore il tentato avvelenamento di Karina Moskalenko, legale della famiglia di Anna Politkovskaja di cui appena una settimana fa abbiamo ricordato il secondo anniversario dell'assassinio. Un omicidio senza mandanti e senza esecutori per il quale si celebra proprio in questi giorni un processo a porte chiuse davanti ad una corte militare.
I silenzi del governo italiano e in particolare del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, la sua continuamente rinnovata amicizia per Putin, la "comprensione" per l'intervento militare russo in Georgia, l'irritazione con cui rispose, qualche anno fa, ad un giornalista britannico che chiedeva conto a Putin della guerra in Cecenia, desta il sospetto di un inaccettabile e miope baratto tra difesa dei diritti umani e accordi commerciali che vengono periodicamente sottoscritti tra Roma e Mosca, in particolare per quanto riguarda il settore energetico, che hanno finito per determinare una preoccupante situazione di dipendenza energetica dell’Italia dal regime di Putin favorita anche dalle pericolose connessioni tra ENI e Gazprom.
Non dimenticare, continuare a parlare, a porre domande, è il minimo che possiamo fare per onorare la memoria di Anna Politkovskaja, di Antonio Russo e di tutti gli altri, per dare un senso alla loro morte.

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