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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





16 dicembre 2008


GENOCIDIO ARMENO: 300 INTELLETTUALI TURCHI CHIEDONO SCUSA

Armeni impiccati ad Aleppo nel 1915 (da Wikipedia)La mia coscienza non accetta il diniego della Grande Catastrofe. Respingo questa ingiustizia e simpatizzo con i sentimenti e la pena dei miei fratelli armeni. Mi scuso con loro”. Parole semplici e molto umane, sottoscritte da trecento intellettuali turchi e che in 24 ore, grazie al tam-tam della Rete, hanno raccolto oltre 2500 adesioni. Il testo appartemente ha poco di politico, non parla né di genocidio né di massacro di massa, sembra rispondere più che altro ad un bisogno personale dei promotori, ma tocca uno dei capitoli più delicati e controversi della storia dell Turchia moderna e proprio per il suo tono acquista una forza dirompente.
La Grande Catastrofe è quella del 1915-16, quando, in piena prima guerra mondiale, gli armeni furono vittime di una delle più tremende pulizie etniche del '900. La Turchia moderna non nega quella tragedia ma rifiuta di considerarlo un sistematico e pianificato sterminio di un popolo. Non si ritiene storicamente responsabile di un evento avvenuto quando ancora esisteva l'Impero ottomano e contesta anche le cifre ammettendo 300 mila morti contro il milione e mezzo di vittime sostenuto dall'Armenia che porta a sostegno testimonianze e ricerche storiche e, più che un ammissione di responsabilità, chiede da tempo il riconoscimento del genocidio.
L'appello non ha per ora suscitato reazioni ufficiali né da parte del governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan, né da parte del presidente Abdullah Gul che due mesi fa si è recato a Erevan per assistere alla partita di calcio tra le nazionali turca ed armena, valida per le qualificazioni ai mondiali del 2010, aprendo una nuova positiva fase nei difficili rapporti tra i due Paesi che, oltre che sul genocidio del 1915, sono divisi dalla questione del Nagorno-Karabakh. Scontate, invece, le reazioni degli ultranazionalisti turchi che, invece, hanno cercato anche di sabotare la diffusione dell'appello attraverso Internet.
Nessuno chiede che la Turchia odierna si assuma la responsabilità della Grande Catastrofe, ma quella tragedia fa parte della storia turca ed è con essa che il Paese, i suoi cittadini e la sua classe politica devono fare i conti. Iniziative come questo appello, con la sua semplicità e la sua umanità, può contribuire a chiudere quel capitolo doloroso. Chiunque abbia simpatia per la Turchia e desideri la sua integrazione nell'Unione Europea – ed io sono tra questi – non può che augurarselo.

Il testo dell'appello è leggibile (purtroppo solo in turco, almeno per ora) al sito www.ozurdiliyoruz.com/default.aspx

Il genocidio degli armeni su Wikipedia


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21 agosto 2008


AL BANDO LA PAROLA CLANDESTINO (e non solo quella)

L'appello "I media rispettino il popolo rom" promosso da "Giornalisti contro il razzismo" ha ricevuto centinaia di adesioni, moltissime provenienti da giornalisti e "mediattivisti". Secondo i propmotori dell'appello questo testimonia sia un disagio diffuso nel mondo dei media, sia la consapevolezza che "i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia". Per individuare forme d'intervento efficaci per contrastare questa deriva, durante un seminario tenutosi a Settignano (Firenze), è stata avviata una riflessione su questo tema e, a partire dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti, è nata l'idea di cominciare a "mettere al bando" alcune parole e di chiedere a chiunque faccia informazione di impegnarsi a non usare queste parole e di partecipare a una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie. Certo il "ruolo attivo" spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell'uso inappropriato delle parole ma riguarda anche l'enfasi attribuita a certi episodi di cronaca, la "etnicizzazione" dei reati e delle notizie, la drammatizzazione e la criminalizzazione dei fenomeni migratori, l'uso di metafore discriminanti, tutti elementi che contribuiscono a creare un'informazione distorta e xenofoba. Il primo passo che i promotori dell'appello propongono è la messa al bando delle parole clandestino, vu cumprà, extracomunitario, nomadi, zingari, e la loro sostituzione con espressioni alternative come premessa per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovranno essere aggiunte in futuro. Intanto, impegnarsi a non utilizzare nel proprio lavoro queste parole da parte di chi si occupa di informazione, permette di compiere un primo atto di responsabilizzazione e di avviare una seria discussione.

Per saperne di più e per aderire all'appello vai al sito www.giornalismi.info


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6 giugno 2008


MEDIA E RAZZISMO

In questi ultimi mesi ha preso corpo in Italia una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione, legandolo al problema della sicurezza quasi che le due questioni siano inscindibili. Nel diluvio di articoli, servizi giornalistici e commenti accade troppo spesso che i Rom, in quanto tali, vengano indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, sfruttatori e rapitori di bambini. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti ad un intero popolo con tanti saluti al principio della responsabilità personale che è uno dei principi dello Stato di diritto. Chi fa informazione ha un ruolo nel fromare l'opinione pubblica e quindi nel suscitare sentimenti xenofobi e razzisti. E' sempre utile ricordare la stampa italiana degli anni Trenta attraverso cui il regime fascista preparò il terreno culturale alle leggi razziali che contribuirono all'orrore della Shoah. Certo, oggi, non siamo in quella situazione e personalmente ritengo eccessivo parlare di "pogrom" o di "pulizia etnica" , ma quando vedo in televisione un ministro della Repubblica che dichiara che ''non è una questione di Dna ma di predisposizione al furto e a delinquere'', credo che ci sia più di un motivo di preoccupazione e quindi la necessità di mantenere alta l'attenzione.

Un gruppo di giornalisti ha lanciato l'appello che potete leggere qui di seguito e che potete sottoscrivere al sito www.giornalisti.info.



I MEDIA RISPETTINO IL POPOLO ROM

21 maggio 2008

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali - come popolo - sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società.
Purtroppo l'enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l'epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell'informazione e la politica inclini a offrire un capro espiatorio al malessere italiano.
Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un'analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro Paese è stato più volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Siamo molto preoccupati, perché i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro Paese. Alcuni lo stanno già facendo, a volte con modalità inquietanti che evocano le prime pagine dei quotidiani italiani degli anni Trenta, quando si costruiva il "nemico" - ebrei, zingari, dissidenti... - preparando il terreno culturale che ha permesso le leggi razziali del 1938 e l'uccisione di centinaia di migliaia di rom nei campi di sterminio nazisti.
Invitiamo i colleghi giornalisti allo scrupoloso rispetto delle regole deontologiche e alla massima attenzione affinché non si ripetano episodi di discriminazione. Chiediamo all'Ordine dei giornalisti di rivolgere un analogo invito a tutta la categoria. Ai cittadini ricordiamo l'opportunità di segnalare alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media.

Promotori:
Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (3803906573)
Beatrice Montini, giornalista Firenze (3391618039)
Zenone Sovilla, giornalista Trento (3479305530)

Primi firmatari:
Massimo Alberizzi, giornalista Milano
Checchino Antonini, giornalista Roma
Paolo Barnard, giornalista Bologna
Emanuele Chesi, giornalista Forlì
Riccardo Chiari, giornalista Firenze
Maurizio Chierici, giornalista Parma
Michele Concina, giornalista Roma
Domenico Coviello, giornalista Firenze
Manuela D'argenio, giornalista
Toni De Marchi, giornalista, Roma
Monica Di Sisto, giornalista Roma
Amelia Esposito, giornalista Bologna
Paolo Finzi, Milano
Miriam Giovanzana, giornalista Milano
Domenico Guarino, giornalista Firenze
Carlo Gubitosa, giornalista Taranto
Gabriela Jacomella, giornalista Milano
Claudio Jampaglia, giornalista Roma
Cristiano Lucchi, giornalista Firenze
Alessandro Mantovani, giornalista Bologna
Martino Mazzonis, giornalista Roma
Giulio Montenero, giornalista Trieste
Alfio Nicotra, giornalista Roma
Pino Nicotri, giornalista Milano
Silvia Ognibene, giornalista Firenze
Arianna Parsi, giornalista
Eva Pedrelli, giornalista, Thailandia
Raffaele Palumbo, giornalista Firenze
Sandro Pintus, giornalista Firenze
Anna Pizzo, giornalista Roma
Pietro Raitano, giornalista Milano
Sabrina Sganga, giornalista Firenze
Cecilia Stefani, giornalista Firenze
Elena Tebano, giornalista Milano
Duccio Tronci, giornalista Firenze
Paola Trotta, Milano
Pietro Vaccari, blogger
Gabriele Vannini, Firenze
Raf Valvola, mediattivista Milano


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