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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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6 maggio 2008


TURCHIA, ART. 301: INTERVISTA AL PROFESSOR HAMIT BOZARSLAN

Hamit BozarslanSulla modifica dell'articolo 301 del codice penale turco segnalo l'intervista di Ada Pagliarulo di Radio Radicale al professor Hamit Bozarslan, docente alla Scuola di Alti Studi in Scienze Sociali di Parigi (EHESS). Bozarslan spiega le ragioni che secondo lui hanno portato l'opposizione nazionalista sia di sinistra (CHP) sia di destra (MHP) ad opporsi ad ogni modifica della norma che in difesa della "turchità" ha portato negli ultimi anni a molti procedimenti penali contro giornalisti, editori, intellettuali, scrittori come Orhan Pamuk (Premio Nobel nel 2006), Elif Shafak o Hrant Dink (poi assassinato da un fanatico). Perplessità ed esitazioni sulla modifica dell'articolo, ricorda Bozarslan, si sono registrate anche in seno all'Akp, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo del premier Erdogan che ha trionfato alle elezioni politiche del lulgio 2007. Anche lo scontro sull'articolo 301, però, va visto nel quadro più ampio della tensione tra le élites kemaliste e l'Akp che ha portato tra l'altro la Corte costituzionale a ritenere ammissibile la denuncia per attività anti-laica avanzata dalla procura generale nei confronti del partito di Erdogan. Bozarslan analizza l'allontanamento dell'Akp dai modelli delle formazioni islamiste del Medio Oriente e parla anche della ricorrente minaccia del cosiddetto "Stato profondo" (quella specie di Stato parallelo in cui convergono ambienti militari, servizi deviati, elementi nazionalisti) che ora ha messo nel mirino anche il partito di Erdogan.


6 maggio 2008


TURCHIA, ARTICOLO 301: VERA RIFORMA O SEMPLICE MAQUILLAGE?

La scorsa settimana il Parlamento turco ha approvato la riforma dell'articolo 301 del codice penale in base al quale in questi anni intellettuali, giornalisti, scrittori e docenti universitari sono stati incriminati per aver offeso l'"identità turca" e che ha consentito alla magistratura di tenere sotto tutela la libertà di espressione e di parola. Una norma nel mirino della Commissione europea che da tempo chiedeva di rimuovere questo grave ostacolo al già difficile processo negoziale che dovrebbe portare la Turchia all'adesione all'UE. Dopo mesi e mesi di polemiche e una seduta parlamentare protrattasi fino a notte l'articolo è stato quindi emendato. Il nuovo testo sostituisce l'espressione "identità turca" con "nazione turca", stabilisce che ogni procedimento penale debba essere autorizzato dal ministro della Giustizia e riduce la pena prevista da tre a due anni. Un po' pochino, a ben guardare. Bruxelles, infatti, resta cauta: l'iniziativa è stata giudicata positivamente ma solo un primo passo, anche se nella giusta direzione. La Commissione auspica che le autorità turche mettano mano ad altre riforme che garantiscano la piena libertà di espressione di tutti i cittadini.
La modifica dell'articolo 301 è certamente un risultato importante per il premier islamico-moderato Recep Tayyp Erdogan che è riuscito ad ottenere il voto parlamentare dopo una lunga mediazione, anche all'interno del suo stesso partito, l'Akp. In Turchia molti l'hanno però subito giudicata un'operazione di facciata, dato che la libertà di parola è vincolata anche ad altre leggi tutt'ora in vigore: dalle norme anti terrorismo a quelle che puniscono le offese contro il padre della patria Kemal Ataturk. Sono tante, infatti, le disposizioni di legge che limitano la libertà di espressione, a partire dalla Costituzione promulgata dopo il colpo di Stato militare del 1980. Pur avendo un grande valore simbolico, e pur ponendo gli eventuali procedimenti penali sotto il controllo del Governo, la riforma dell'articolo appare per ora solo un' "maquillage" con il quale Erdogan può dire di aver mantenuto uno dei suoi impegni con l'Europa senza irrigidire troppo il confronto con l'opposizione, i militari e la magistratura. Insomma, tenere l'articolo intatto non era possibile, abolirlo completamente neppure e quindi lo si è modificato. Ma non troppo.


23 aprile 2008


TURCHIA: IN PARLAMENTO LA NORMA CONTRO LA LIBERTA' DI STAMPA

Lentamente e con difficoltà la scorsa settimana il Parlamento turco ha finalmente preso in esame la riforma dell'articolo 301 del codice penale, la norma famigerata in base alla quale molti intellettuali e giornalisti in questi anni sono finiti davanti al giudice con l'accusa di aver offeso l'identità turca. Fra i tanti ricordo il Premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk, la scrittice Elif Shafak e il giornalista armeno Hrant Dink, poi assassinato a Istanbul il 19 gennaio 2007 apparentemente per mano di un fanatico ma dietro il cui omicidio sono emerse le trame di quella che da noi è stata definita la "Gladio turca", il cosiddetto "stato profondo" in cui agiscono servizi segreti deviati, elementi ultranazionalisti, esponenti delle forze armate.
I punti principali della bozza di riforma presentata dall'attuale ministro della Giustizia, Mehmet Ali Sahin, sono la sostituzione dell'espressione "identità turca" con "nazione turca" e la modifica dell'iter procedurale secondo cui prima di finire davanti all'autorità giudiziaria le denunce saranno esaminate dal Presidente della Repubblica che deciderà se rinviare i singoli procedimenti alla magistratura. Ad opporsi alla riforma sono sia i nazionalisti "di destra" del Mhp, secondo i quali il termine "identità turca" è incluso anche nella Costituzione e non può quindi essere cambiato, sia quelli "di sinistra" del Chp, il partito erede del padre della patria Mustafa Kemal Ataturk. Una settimana fa, non senza difficoltà e momenti di tensione, la bozza è passata dalla Commissione parlamentare per i criteri di armonizzazione con l'Unione Europea. Quindi la bozza è arrivata alla Commissione Giustizia del Parlamento.
Qui, dopo oltre 12 ore di dibattito (e due risse fra i parlamentari membri della commissione), le opposizioni sono riuscite ad ottenere che la decisione preliminare sui processi passi dal capo dello Stato al ministro della Giustizia. Sulla pena detentiva però i deputati dell'Akp, il partito islamico-moderato di maggioranza del premier Erdogan sono stati irremovibili riuscendo a fissare la pena massima a due anni di reclusione. Da registrare l'opposizione anche del Dtp, ovvero il partito curdo, di sinistra, per il quale la norma andrebbe abolita e non semplicemente emendata. Nonostante le polemiche e gli scontri sembra comunque che l'articolo 301 questa volta possa finalmente essere modificato, forse entro questa settimana, anche se oggi il Parlamento è chiuso per la festa nazionale dei Bambini e per la celebrazione della sua prima seduta che fu inaugurata da Ataturk il 23 aprile di ottantotto anni fa.
L'Unione Europea sta seguendo con grande interesse l'evolversi della situazione. La modifica dell'articolo 301 è infatti una delle riforme che Bruxelles ha chiesto ad Ankara. Il premier Recep Tayyip Erdogan ha promesso che questa volta sarà portata a termine e se ciò avvenisse cadrebbe uno dei maggiori ostacoli sull'accidentato percorso di adesione della Turchia all'UE. Numerose Ong turche e molti avvocati fanno però notare che l'emendamento non cambierebbe la sostanza delle cose e hanno fatto quindi appello al governo perché l'articolo 301 venga abolito completamente.


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permalink | inviato da robi-spa il 23/4/2008 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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