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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





11 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE: I BALCANI E LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri - mercoledì 10 febbraio - su Radio Radicale questa settimana è dedicato al problema della criminalità organizzata e della corruzione nei Balcani occidentali. La minaccia delle mafie balcaniche, oltre a gravare pesantemente sul processo di integrazione dei Paesi della regione, tocca anche la stessa sicurezza europea perché i Balcani occidentali sono una delle zone principali dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali nell’Unione Europea. E' l'avvertimento degli analisti americani contenute in un rapporto consegnato verso la fine dello scorso anno al Congresso Usa.
Traffico di droga, contrabbando di sigarette e traffico di esseri umani sono le attività principali delle organizzazioni criminali nella regione che oltre a rallentare lo sviluppo economico e a minare lo stato di diritto, minacciano la sicurezza dell'intera Europa e potrebbero destabilizzare seriamente i paesi dei Balcani occidentali – Serbia, Montenegro, Albania, BiH, Macedonia e Croazia. Gli specialisti americani sottolineano che nei Paesi della regione si è rafforzato il legame tra le organizzazioni criminali, le elite politiche e i criminali di guerra e proprio per questo la criminalità potrebbe essere il principale motivo di escalation delle violenze e del caos nella regione nei prossimi anni.
A parte la Croazia, che nei prossimi anni (molto probabilmente nel 2012) sicuramente diventerà il 28esimo paese dell’Ue, e forse la Serbia, gli altri Paesi balcanici avranno bisogno di molto più tempo per l'ingresso nell’UE poiché il ritardo delle processo delle riforme richieste da Bruxelles si lega alla attuale crisi globale che ha colpito economie deboli messe ulteriormente in difficoltà dalla dilagante corruzione e dalla collusione tra politica e criminalità. La trasmissione analizza in particolare la situazione in Croazia, Serbia, Albania e Kosovo.

Ascolta lo Speciale del 10 febbraio sul sito di Radio Radicale


8 febbraio 2010


I BALCANI SONO LA SFIDA PIU' IMPORTANTE PER LA STABILITA’ DELL’EUROPA

Di Marina Szikora (*)
I Balcani anche quest’anno saranno la piu’ grande sfida per la stabilita’ dell’Europa e le tensioni interetniche in BiH e la questione della minoranza serba in Kosovo richiederanno l’impegno dell’Occidente. Questa la valutazione espressa nel rapporto dei servizi di informazione americani relativi ai rischi sulla sicurezza nel mondo. Nel rapporto firmato dal consigliere del presidente americano, direttore del Servizio di informazione nazionale, Dennis Blair, si afferma che gli Stati Uniti e l’Ue manterranno una influenza notevole nei Balcani occidentali e che il loro impegno avra’ un impatto significativo sulle vicende nella regione. “Il proseguimento dell’instabile convivenza interetnica in BiH e la questione della minoranza serba in Kosovo, soprattutto al nord del Kosovo, continueranno ad essere le fonti di tensioni che richiederanno un impegno diplomatico e di sicurezza da parte dell’Occidente” si legge nel rapporto presentato alla commissione del senato per i servizi di informazione del Congresso americano.
Il maggior numero dei serbi in Kosovo continuano ad essere orientati verso Belgrado e rifiutano l’integrazione nelle istituzioni kosovare anche se si ha l’impressione che ci sono cambiamenti lenti al sud del Kosovo, mentre l’influenza delle autorita’ kosovare sui serbi al nord sono estremamente deboli, valuta il rapporto americano del 2 febbraio. Nel rapporto si legge inoltre che “la presenza della NATO, anche se minore, e’ ancora necessaria per ostacolare le violenze e la sua sorveglianza delle forze di sicurezza kosovare e’ cruciale per l’efficacia di queste forze e per lo sviluppo democratico”. Si valuta che nei prossimi anni “Pristina continuera’ a dipendere dagli aiuti economici e di sviluppo della comunita’ internazionale nonche’ dal sostegno diplomatico e potenzialmente quello di sicurezza per il consolidamento dello Stato”.
I leader serbi (di Belgrado) si impegnano per il futuro europeo e il presidente della Serbia Boris Tadic vuole un progresso veloce verso l’ingresso della Serbia all’Ue, ma Belgrado non mostra cenni di essere intenzionata ad accettare l’indipendenza del Kosovo” afferma il rapporto statunitense e aggiunge che Belgrado aspetta la decisione consultativa della Corte internazionale di Giustizia sulla legalita’ dell’indipendenza unilaterale di Pristina.
Dennis Blair ha espresso preoccupazione per la “stabilita’ della Bosnia” aggiungendo pero’ che non vi esiste un pericolo diretto dell’esplosione di violenze o del disfacimento della BiH. Le questioni etniche sono dominanti nei processi politici nel Paese a causa dei quali sono bloccate le riforme. “Le tre parti non sono riuscite a raggiungere un accordo sulle riforme costituzionali proposte congiuntamente dall’Ue e Stati Uniti alla fine del 2009 e cosi’ sono stati ostacolati gli sforzi per il rafforzamento del governo centrale che dovrebbero avviare il Paese verso l’Ue e la NATO” evidenzia il rapporto di Blair. Si aggiunge che l’insucesso delle riforme, con i tentativi dei serbi bosniaci di ostacolare le singole riforme e la loro richiesta di avere il diritto al referendum sulla secessione, hanno contribuito “all’aumento delle tensioni interetniche”.
Questo trend molto probabilmente continuera’ poiche’ i leader bosniaci vogliono consolidare le loro posizioni rivolgendosi agli elettori delle loro rispettive comunita’ nazionali in vista delle elezioni che si svolgeranno il prossimo autunno, valuta il consigliere del presidente americano Obama. Va detto pero’ che la parte relativa ai Balcani si trova al fondo del rapporto sulle valutazioni dei rischi nel mondo.

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata del 6 febbraio di Passaggio a Sud Est


7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN CROAZIA ED IN SERBIA

di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.



CROAZIA
Entro due anni voglio una Croazia che concludera’ i negoziati di adesione all’Ue e avra’ una data concreta per l’ingresso nell’Unione, una Croazia nella quale potremmo dire che siamo usciti dalla crisi e di essere soddisfatti con la lotta alla corruzione e ogni forma di criminalita’” ha sottolineato lunedi’ sera la premier croata Jadranka Kosor, ospite della trasmissione ‘Notiziario plus’ della TV di stato HTV. Jadranka Kosor ha ribadito che la lotta alla corruzione, l’ingresso nell’Ue e il rafforzamento dell’economia sono i tre principali obbiettivi del suo esecutivo nel 2010 e ha ricordato le misure che il Governo ha intrapreso per lo sviluppo economico menzionando anche altri programmi che il governo di coalizione guidato dall’HDZ ha preparato per il 2010, quali le misure per la piccola e media impresa. Ha annunciato anche nuove misure per l’industria tessile di un valore di 100 miglioni di kune croate (circa 14 miglioni di euro) nonche’ le misure per aiutare l’edilizia. La premier croata ha spiegato che in questo momento non sarebbe reale ne’ giusto riflettere sull’abolizione della cosidetta tassa di crisi e di altre misure impopolari intraprese per uscire dalla crisi economica. Jadranka Kosor ha detto di essere consapevole che la tasse di crisi bisogna abolirla al piu’ presto e ha assicurato che “appena sara’ possibile, lei sara’ la prima a chiderlo”. La Kosor ha ribadito che questa legge sara’ in vigore fino al 31 dicembre 2010.
Un recente sondaggio effettuato nel dicembre 2009 su un campione di 1.500 intervistati ha mostrato come la crisi economica viene sentita dai cittadini croati e che impatto ha sulla loro vita. Secondo questo sondaggio, la crisi si sente in 82 percento delle aziende croate. Il maggior numero di intervistati, l’82 percento, hanno dichiarato che la crisi economica si sente nell’azienda in cui lavorano, mentre l’11 percento affermano di non sentire ancora la crisi ma sono convinti che questo avverra’. La meta’ dei cittadini intervistati, ritiene che la crisi durera’ ancora per uno o due anni, mentre il 43 perceno sono piu’ pessimisti e pensano che la crisi durera’ piu’ di due anni. Gli ottimisti invece, ma sono soltanto il 7 percento, credono che si uscira’ dalla crisi economica gia’ quest’anno. I cittadini piu’ ottimistici sono quelli che lavorano nelle aziende private. Anche se la lotta contro la crisi economica include maggiormente decisioni e misure difficili, il maggior numero di intervistati sono disponibili ad affrontare tali problemi. Cosi’ il 41 percento ritiene che loro stessi sarebbero proprietari ideali delle aziende in cui preferirebbero lavorare. Il 20 percento ritiene che sarebbe ideale lavorare per i proprietari stranieri, mentre il 18 percento lavorerebbe per lo Stato.
I piu’ impopolari sono i proprietari di aziende croati per i quali lavorerebbe il 17 percento di cittadini.
Perfino 94 percento di intervistati ritiene che la crisi ha influenzato la loro vita, il 46 percento ha dichiarato che essa ha un forte impatto sulla loro vita, mentre per il 50 percento, la crisi si sente poco. Solo 4 percento di cittadini ha dichiarato che la crisi non ha influenzato la loro vita. Attualmente il 45 percento di intervistati, hanno paura maggiormente di malattie, per il 20 percento il piu’ grande timore e’ quello di perdere il lavoro, mentre il 14 percento di cittadini pensa che la piu’ grande minaccia alla loro vita e’ la crisi economica. Un terzo dei cittadini croati intervistati non ha un debito privato, il 27 percento e’ indebitato fino a 5.000 euro, il 22 percento tra 5.000 e 30.000 euro mentre il 16 percento ha un debito di oltre 30.000 euro. I piu’ indebitati sono i cittadini tra 31 e 40 anni. Il maggior numero, il 63 percento, non intendono prendere un mutuo nel 2010, un quarto e’ ancora indeciso mentre soltanto l’11 percento e’ intenzionato a indebitarsi nel corso di quest’anno.

SERBIA
Dopo una serie di anni buoni, il 2009 viene ritenuto come uno dei peggiori anni per l’economia della Serbia, colpita dalla crisi economica, le cui conseguenze – si prospetta – si sentiranno ancora a lungo. Ne ha parlato recentemente, in una intervista per la Radio internazionale di Serbia, il presidente della Camera di commercio della Serbia, Milos Bugarin. Secondo Bugarin, l’economia serba ha segnato, dopo i cambiamenti democratici del 2000, una costante crescita di attivita’ economiche che grazie ad una seria riforma strutturale dell’intero sistema economico, ha visto l’aumento del prodotto interno lordo in media di 4,5 percento.
Bugarin ha evidenziato che nello stesso periodo vi e’ stato un grande afflusso di denaro dalla privatizzazione e dagli investimenti diretti stranieri. Nel momento in cui l’economia serba ha ripreso vita e quando e’ stato fermato il blocco nello sviluppo tecnologico di diversi decenni – spiega Bugarin – il paese e’ stato colpito dalla crisi finanziaria mondiale. Attualmente vi e’ un drastico calo del prodotto interno lordo, sottolinea il presidente della Camera di commercio serba, il che ha protato al blocco di moltissime imprese, ad un alto livello di mancata liquidita’ nell’economia serba e ad una forte recessione causando anche determinati disordini sociali.
Tuttavia, la Cemera di commercio e’ dell’opinione che il governo di Mirko Cvetkovic e’ riuscito in qualche modo a sconfiggere la crisi economica. Le misure intraprese dal governo durante l’anno di crisi, hanno assicurato la stabiita’ del settore finanziario e attraverso alcuni pacchetti di misure sono stati ammortizzati i colpi della crisi finanziaria mondiale, afferma Bugarin. Le principali critiche dicono che si tratta di misure a breve termine e che non ci sono state invece proiezioni a medio e lungo termine. Secondo Bugarin e’ un grande successo il fatto che esiste il dialogo tra gli imprenditori e il governo, grazie al quale una buona parte dei loro suggerimenti e’ diventata parte integrante della politica economica del Paese. In questo modo – evidenzia Bugarin – la Camera di commercio della Serbia, con il suo status nazionale, e’ posizionata come un serio negoziatore e partner del governo.
Va ricordato che a fine del 2009 e’ stata raggiunta la liberalizzazione dei visti e sempre nel 2009, sbloccato l’Accordo commerciale transitorio. Belgrado ha applicato per un anno in modo unilaterale l’Accordo. Le decisioni di Bruxelles, nonostante il proseguimento del veto sull’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, rappresenta una specie di premio per la strada europea della Serbia e la sua determinazione di andare avanti sulla strada delle riforme necessarie. E lunedi’, formalmente e giuridicamente e’ iniziata l’attuazione commerciale transitoria dell’Accordo di stabilizzazione e associazione.
L’accordo transitorio con l’Ue porta ai cittadini della Serbia, in quanto consumatori, una maggiore scelta di merci di diversa qualita’ e a diversi prezzi, ha spiegato per il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ Milica Delevic, direttrice dell’ufficio del governo per le integrazioni europee. Come ha spiegato la Delavic, lunedi’ e’ stata formalizzata la decisione del Consiglio di ministri dell’Ue dello scorso 7 dicembre la cui attuazione e’ iniziata in modo non formale gia’ il giorno dopo.
La Serbia si trova adesso nel secondo anno di libaralizzazione, ha un termine di sei mesi per stabilire la zona di libero commercio con l’Ue che implica la graduale abolizione delle tasse doganali e quote nel comune commercio. Questo termine scade nel 2014, ha detto Milica Delevic. “Attraverso questo accordo lo stato ottiene la possibilita’ di realizzare interessi economici per i cittadini e per l’economia. Dal punto di vista politico, questa e’ l’occasione di creare ulteriori presupposti per le integrazioni eurpee” ha evidenziato la direttrice dell’ufficio governativo per le integrazioni europee.
Questo e’ un passo di transizione della Serbia dallo status di candidato potenziale allo status di vero candidato all’adesione nell’Ue. Questo status apre i fondi di preadesione nell’ambito dei quali per l’agricoltura i piu’ importanti sono i fondi destinati allo sviluppo rurale” ha spiegato Milos Milovanovic, viceministro dell’agricoltura. Secondo gli esperti serbi, l’Accordo e’ un segnale molto positivo per le ditte euro-occidentali che vogliono stabilire la cooperazione e il partenariato con le piccole e medie imprese in Serbia.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN ALBANIA ED IN KOSOVO

di Artur Nura
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.

 

Albania
Il Governatore della Banca Centrale d'Albania, Ardian Fullani, ha affermato per i mass media locali che è possibile un ulteriore aumento dei prezzi dei prodotti alimentari un fenomena certo che ha a che fare con tutti. Secondo l’avvertimento di Fullani, questi prezzi cresceranno ancora di più. Il Governatore ha sottolineato che l'economia albanese è minacciata dalle oscillazioni dell'economia internazionale mentre la stabilità finanziaria dalla scarsezza di valuta. "Ci sono indicatori che riflettono, con effetto ritardato e che si influenzera sul tasso di cambio sotto-stimato, le congiunture nei mercati internazionali e nel mercato albanese. Questi fattori scateneranno dinamiche inflazionistiche nei primi 6 mesi di quest'anno, in tale previsione si tiene in considerazione anche una riduzione delle derrate agricole dovuta alle inondazioni vissute durante l'inverno", ha detto Fullani. Il Governatore Fullani ha anche risposto in merito alle richieste della Confindustria al Governo, esprimendo un giudizio sui riflessi di un'amnistia fiscale sull'economia albanese, dicendo che qualsiasi manovra che punti a una formalizzazione dell'economia sommersa è accolto con favore dalla Banca d'Albania.
In effetti, la Confindustria di Albania, in relazione alla difficile situazione economica del Paese che ha colpito anche le aziende, ha proposto che il governo albanese approvi ed attui un profondo condono fiscale. La Confindustria ritiene che vi sono diversi motivi per i quali si dovrebbe attuare il condono, come ad esempio il rientro dei capitali dall'estero, l'aumento delle iniziative d’investimento da parte delle imprese e dei cittadini nell'economia del paese, la prevenzione del ritiro delle rimesse dell'emigrazione albanese. Oltre a questi, la Confindustria osserva che quasi tutti i paesi dell'UE hanno fatto o stanno attuando delle pratiche di condono fiscale, quindi qualsiasi ritardo dell'Albania crea il rischio di un aumento della fuoriuscita di denaro e capitali verso mete di investimento più attraenti e più vantaggiose dal punto di vista fiscale, causando gravissimi danni al sistema fiscale e bancario, nonchè allo sviluppo economico del Paese. Dall’altro canto la Banca dell’Albania ha pubblicato di recente anche i dati del commercio estero durante il 2009, evidenziando un calo delle importazioni totali del 9%, mentre le esportazioni diminuiscono in maniera più che proporzionale, pari all'incirca al 14%, andando così ad aumentare il disavanzo della bilancia commerciale.
Però dall’altro canto, dobbiamo aggiungere che secondo Heritage Foundation Il prospetto positivo della libertà economica in Albania, influenzerà positivamente lo sviluppo dell'economia albanese nel 2010 e oltre. Alemeno questo e’ al quanto detto dal Ministro delle Finanze, Ridvan Bode che ha fatto sapere che nella relazione della HF, l'Albania si è classificata tra i paesi migliori al mondo, per il miglioramento significativo in termini di libertà economica nel 2009. Bode ha aggiunto che questa relazione è un elemento di stimolo per gli investimenti esteri in Albania, pero stando ai dati dell'indice annuale della libertà economica, pubblicata dalla stessa “Heritage Foundation”, l'Albania ha visto veramente un discreto miglioramento. Cioe’ l'Albania si classifica come 53-esimo Paese per libertà economica con 66 punti, il 2,3% in più rispetto allo scorso anno; mentre si classifica 25-esima dei 43 paesi Europei come valutazione complessiva media rispetto al livello mondiale. In piu secondo la stessa relazione anche se e' migliorato il clima economico degli investimenti in Albania, il miglioramento della libertà delle imprese viene ancora ostacolato da una burocrazia macchinosa e stancante. Il rapporto afferma anche che in generale, la difesa del diritto di proprietà è debole in Albania. La registrazione delle proprietà è migliorata, ma la sicurezza del diritto alla proprietà continua ad essere un problema nelle zone costiere dove esiste un potenziale promettente per lo sviluppo del turismo del Paese.


Kosovo
Ci sono notizie che indicano una prospettiva buona per il Paese. Per iniziare dobbiamo affermare che ha avuto inizio una conferenza di 3 giorni per la scelta dei partner pubblici e privati dell'Aeroporto Internazionale di Pristina, organizzata dal Ministero dei Trasporti e della Posta e Telecomunicazioni del Kosovo. Alla conferenza hanno partecipato gli offerenti per l'appalto di gestione e sviluppo dell'Aeroporto Internazionale di Pristina che avranno la possibilità di esporre le proprie osservazioni in merito alla bozza del contratto, inviata il 29 dicembre 2009. Ad aprire la conferenza è stato il Premier Hashim Taci, il quale ha esordito dicendo che l`Aeroporto non verrà privatizzato, ma dato in gestione ad un operatore privato, che apportando degli investimenti migliorerà i servizi e darà vita ad una fonte economica importante per il Kosovo.
"Noi stiamo semplicemente scegliendo la collaborazione con un gestore privato competente e con una vasta esperienza nel settore, che investirà circa 100 milioni di euro nei prossimi anni. In questo modo speriamo sarà possibile rendere l`Aeroporto di Pristina il più competitivo nella regione per i decenni che verranno", ha dichiarato il capo del Governo. Egli ha anche ribadito che non verrà messo in vendita una proprietà statale, in quanto le azioni dell'Aeroporto spettano a tutti i cittadini kosovari, aggungendo che dopo il rilascio della concessione, l'operatore privato è tenuto a rispettare tutti i termini previsti dal contratto e che con la costruzione dell'edificio del nuovo e moderno terminal, verranno create le condizioni per aumentare il numero di viaggiatori e delle compagnie aeree che sceglieranno il Kosovo come destinazione.
Dall’altro canto anche le Commissioni dell'Economia, del Commercio, Industria, Energia, Trasporti e Telecomunicazioni del parlamento del Kosovo, guidate da Myzejene Selmani hanno esaminato di recente la strategia per il mercato dell'energia elettrica per il periodo 2009-2018. La strategia prevede l'accurata determinazione dei bisogni e delle capacità di produzione del Kosovo, con particolare attenzione per la costruzione della centrale del Nuovo Kosovo che sarà costruita in collaborazione con la Banca mondiale e dell'USAID. Il 20-21 gennaio e’ stato organizzata a Pristina la Conferenza degli Investitori per l’Energia, durante la quale sono esaminate le proposte delle parti che hanno espresso interesse per il progetto del nuovo impianto energetico “Il Nuovo Kosovo”. Secondo il Ministro dell'Energia e delle Miniere, Justina Pula Shiroka, il bando di gara esprime chiaramente le condizioni da rispettare per coloro che abbiano interesse per il progetto della nuova centrale, già pubblicato con termine da rispettare entro il 29 gennaio 2010.
Un altro componente che potrebbe aiutare molto l'economia del Kosovo sarebbe il fatto in vista di una possibile liberalizzazione dei visti per i cittadini del Kosovo verso i Paesi dell'area Schengen.mAlmeno una fonte governativa a Pristina ha fatto sapere che alla Comissione Europea c’e’ chi intende presentare i criteri e le condizioni che il Kosovo deve soddisfare per ottenere l'abolizione del visto.


Postscriptum
L'International Financial Corporation che opera all'interno del Gruppo della Banca Mondiale, e l'Agenzia svedese per la cooperazione internazionale allo sviluppo hanno firmato un accordo con il quale stanzieranno 125 milioni di dollari per garanzie senza copertura per le banche a livello mondiale e regionale che finanziano il commercio nella regione dell'Europa centrale e orientale minacciata dalla crisi finanziaria globale. Tali garanzie saranno stanziate a favore delle banche dei mercati di Serbia, Bosnia, Albania, Bielorussia, Georgia, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Turchia e Ucraina. L'Accordo è stato raggiunto nella seconda fase del Programma per la liquidità globale del commercio, gestito dall'IFC. Negli ultimi sei mesi, per il Programma sui mercati del sviluppo sono stati versati più di 900 milioni di dollari per sostenere le transazioni commerciali del valore di 2,2 miliardi. Tali garanzie senza copertura hanno come obiettivo quello di incentivare le banche a fornire prestiti necessari al finanziamento di attività commerciali, al fine di ridurre il rischio di credito associato per il rientro e l'espansione degli sviluppi commerciali.




5 febbraio 2010


PASSAGGIO SPECIALE

Le prospettive dei Balcani occidentali per il 2010

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 3 febbraio su Radio Radicale è stato dedicato alle prospettive della regione balcanica occidentale per il 2010.
La stabilità dei Balcani occidentali è ancora a rischio a causa di questione rimaste irrisolte dopo i conflitti degli anni '90. In particolare: assetto istituzionale della Bosnia, status del Kosovo, contenzioso sul nome della Macedonia. Questo è quanto si legge in "Prospects 2010", atlante mondiale di analisi strategica di Oxford Analytica, pubblicato a puntat in Italia da Milano Finanza. 

La trasmissione fa una fotografia della situazione nei principali paesi della regione. La crisi globale ha colpito piuttosto duramente economie ancora deboli o non sufficientemente solide. L'adesione all'Ue resta la principale prospettiva di stabilità e sono stati compiuti progressi per superare i conflitti passati, ma occorre uno sforzo della comunità internazionale per gettare basi solide per la stabilità politico-economica per la regione.

La trasmissione è disponibile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche


2 febbraio 2010


2010: LE PROSPETTIVE PER I BALCANI OCCIDENTALI

La stabilità dei Balcani occidentali è ancora a rischio a causa dei conflitti ancora irrisolti che risalgono agli anni '90 del secolo scorso. E' quanto afferma in sintesi la previsione contenuta in "Prospects 2010", l'atlante mondiale di analisi strategica di Oxford Analytica, pubblicato a puntate da Milano Finanza, che contiene, paese per paese, le previsioni sui rischi e le opportunità per le aziende e gli investitori. L'ultima puntata, pubblicata il 26 gennaio, è dedicata ai paesi dell'Europa centro-orientale e dei Balcani.

Nel capitolo si parla della situazione di stallo politico-istituzionale in Bosnia, delle speranze di risolvere la questione del nome della Macedonia che sta bloccando la sua integrazione euro-atlantica, dei passi avanti verso l'Ue della Serbia, del Kosovo che per ora resta nel limbo e delle aspirazioni europee di Montenegro e Albania.

Secondo "Prospects 2010" i contrasti risalenti al crollo della Jugoslavia e non ancora risolti continuano ad ostacolare l'integrazione europea della regione. L'adesione all'Ue rimane a lungo termine la principale prospettiva di stabilità, ma nel corso degli anni gli sforzi internazionali per risolvere le questioni aperte sono stati messi a dura prova. Se si vogliono gettare basi solide per la stabilità della regione occorre proseguire anche nel 2010 i tentativi ripresi begli ultimi mesi del 2009.

Per quanto riguarda la regione balcanica occidentale, le principali questioni non ancora risolte secondo "Prospects 2010" riguardano

- l'assetto istituzionale della Bosnia: le elezioni del prossimo ottobre potrebbero rilanciare i nazionalismi ostacolando i tentativi della comunità internazionale di stabilizzare il paese;

- lo status del Kosovo: una mancata soluzione della questione indebolisce le prospettive di sviluppo del paese, ma anche quelle di integrazione europea della Serbia;

- il contenzioso sul nome della Macedonia: la vittoria del Pasok in Grecia alimenta la speranza di soluzione della controversia sul nome dell'ex repubblica jugoslava.

Le conclusione di "Prospects 2010" sono che in gran parte della regione balcanica occidentale sono stati compiuti progressi per voltare pagina sui conflitti passati e promuovere la causa dell'integrazione con l'Ue. Tuttavia, il persistere di alcune controversie risalenti agli anni 90 (quelle sopra indicate in Bosnia, Macedonia e Kosovo), indicano che un intenso impegno internazionale rimane essenziale per garantire la fragile stabilità della regione.


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permalink | inviato da robi-spa il 2/2/2010 alle 18:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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