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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





1 febbraio 2010


ROM A BELGRADO

Da Repubblica .It

Un anno fa, all'inizio di febbraio del 2009, la bidonville rom costruita sotto il ponte stradale di Gazela, a Belgrado, fu distrutta in un terribile incendio. L'amministrazione comunale ha sfruttato l'occasione per espellerne tutti gli abitanti. In seguito, in aprile, l'accampamento illegale del Blok 67, a Novi Beograd, è stato abbattuto. Il municipio di Belgrado prosegue la sua iniziativa di "pulizia sociale", ma i Rom cacciati in provincia muoiono di fame e di freddo.
Ne scrive Goran Antic in un reportage pubblicato il 21 gennaio sul sito del Balkan Investigative Reporting Network (in inglese). L'articolo è disponibile anche in francese sul sito del Courrier des Balkans. Se ne raccomanda la lettura.


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permalink | inviato da robi-spa il 1/2/2010 alle 19:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


14 dicembre 2009


DI NUOVO IN TRENO DA BELGRADO A SARAJEVO

Getty ImagesUna buona notizia per iniziare una settimana che si preannuncia fredda e piovosa: è stato ristabilito il collegamento ferroviario tra Belgrado e Sarajevo interrotto da 17 anni in seguito alla guerra in Bosnia che aveva gravemente danneggiato la linea. Un primo treno, composto da appena tre vagoni e con soli 17 passeggeri è partito ieri dalla capitale serba alla volta di quella bosniaca, impiegando otto ore. Sono lontani i tempi in cui, nella Jugoslavia di Tito, la linea era frequentata da uomini d'affari e da vacanzieri che si recavano a sciare attratti dalle piste di Sarajevo che nel 1984 aveva ospotato una bella edizione delle Olimpiadi invernali. Ora la linea è in cattive condizioni, il treno impiega due ore in più di una volta per percorrerla tutta e i rapporti tra serbi, bosgnacchi e croati non sono facili, ma anche un piccolo treno che percorre una linea malandata può essere un segnale importante che ricostruire una convivenza civile è possibile. Intanto si può acquistare un biglietto e viaggiare tra Sarajevo e Belgrado: un altro passo verso il futuro.

Vedi l'articolo e il video sul sito della BBC


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permalink | inviato da robi-spa il 14/12/2009 alle 10:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 ottobre 2009


VIOLENZE IN SERBIA: PROVE GENERALI IN VISTA DELL'ARRESTO DI MLADIC?

Scontri a Belgrado in pieno centro tra Terasije e Knez MihailaShock e tristezza in Serbia per la morte del francese”, “La Serbia piange per Brice”, “Giorno di lutto per la morte del ragazzo francese”: sono solo alcuni dei titoli apparsi sui giornali serbi alla notizia della morte di Brice Taton, il giovane tifoso del Tolosa massacrato a morte da un gruppo di hooligans a Belgrado. Vergogna, incredulità, delusione, rabbia, sono i sentimenti espressi dalla maggior parte dei cittadini serbi. Il fatto è che le violenze degli hooligans o degli estremisti ultranazionalisti (spesso le due cose coincidono) non sono una novità, ma fino all’omicidio del giovane francese non avevano scosso più di tanto l'opinione pubblica serba, né la politica.
Il problema non è di oggi, ma esiste da tempo. Slobodan Radovanovic, facente funzione del procuratore della Repubblica, al quotidiano “Politika”, ha dichiarato che non si tratta solo di tifosi ma di “membri di gruppi criminali organizzati, come evidenziato dai dossier penali sul loro conto in possesso della magistratura”. Danijela Nenadic, sul sito di Osservatorio Balcani, scrive che sono in pochi in Serbia a credere che i leader delle organizzazioni di ultradestra abbiamo agito autonomamente, decidendo di loro spontanea volontà di creare il caos a Belgrado. Cita lo psicologo Zarko Trebjesanin che, in un'intervista al quotidiano “Politika”, sostiene che non si tratti di incidenti isolati, e che le violenze non siano sorte all’improvviso: “Nel sottobosco metafisico della capitale hanno covato odio e aggressività, che molti psicologi e sociologi interpretano alla luce degli accadimenti degli anni Novanta e con l’attuale crisi economica che ha di nuovo riacceso il sentimento di mancanza di speranza, insoddisfazione e rabbia”.
Il professor Zoran Dragisic dell'università di Belgrado, in un'intervista al Courrier des Balkans, è più preciso e si dice convinto, pur non avendone le prove, che dietro ai gruppi estremisti ci sia un'unica regia.
Le ripetute violenze avvenute a Belgrado in questi ultimi mesi, dagli assalti alle ambasciate in occasione della proclamazione dell'indipendenza del Kosovo, alle aggressioni agli stranieri, alle minacce che hanno portato all'annullamento del Gay Pride, inducono poi un ulteriore sospetto, per niente rassicurante: sembrano tutte tappe di un disegno preciso in vista dell'arresto di Ratko Mladic, che molte voci indicano come sempre più vicino, forse alla fine dell'anno o già a novembre.
Proprio di questa iportesi ha parla Marina Sikora in una parte della sua corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 3 ottobre su Radio Radicale. Qui di seguito la trascrizione.


LE VIOLENZE IN SERBIA: UN TEST PER LE REAZIONI DOPO L'ATTESO ARRESTO DI RATKO MLADIC
di Marina Sikora
L'ondata delle violenze contro gli stranieri che ha colpito Belgrado, secondo il quotidiano serbo 'Blic' ha compromesso l'immagine di un'ambiente amichevole per i turisti, ma nel contempo ha aperto molte questioni relative all'enigma di chi sta' dietro a tali incidenti. Ivan Kuzminovic, direttore esecutivo del Comitato Helsinki per i diritti umani in Serbia, e' convinto che dietro a tutte queste violenze non ci sono soltanto individui bensi' si tratti di una strategia per alcuni prossimi eventi. In questo senso, Kuzminovic dichiara che «secondo tutti i dati disponibili, vi sono grandi possibilita' che e' stata presa la decisione definitiva di arrestare Ratko Mladic e si sente sempre piu' spesso che cio' avverra' entro la fine dell'anno, forse gia' a novembre». «Ritengo che questi gruppi stanno conducendo una simulazione per questo evento, che indubbiamente si realizzera', e penso che loro ci mandano un'immagine, un messaggio, che intendono lottare anche nel futuro per i loro valori di sangue e onore» ha detto il direttore esecutivo del Comitato Helsinki della Serbia.
A differenza di questa opinione, l'avvocato ed ex responsabile della polizia, Bozo Prelevic ha dichiarato per 'Deutsche Welle' che non vi sono prove che possano confermare si tratti di violenze organizzate, vale a dire che dietro le violenze vi possano essere partiti politici, motivi antieuropei o altri centri di potere in ombra.
Sempre secondo il direttore esecutivo del Comitato Helsinki Ivan Kuzminovic, le violenze contro gli stranieri sono assolutamente un tentativo di compromettere il governo serbo, che secono Kuzminovic e' molto facilmente compromettibile poiche' si tratta «di un gruppo di persone collegate soltanto con il potere comune e in nessun modo con valori democratici in generale. «Penso che il bersaglio sono innanzitutto il Partito democratico e il Partito socialista della Serbia in quanto, forse, due partiti chiave. Penso che questo sia parzialemente anche l'inizio di una campagna preelettorale molto lunga e difficile nella quale la Serbia entrera' verso la fine dell'anno oppure l'anno prossimo» afferma l'esperto politico serbo e aggiunge che se si cerca un colpevole concreto, allora lo si dovrebbe cercare negli ultimi venti anni della storia serba. Si tratta della promozione di violenze in quanto modo per risolvere i conflitti e le divergenze. Lo Stato, per questa ragione – e' dell'opinione Kuzminovic – deve promuovere il tasso zero di tolleranza quando si tratta di vicende di questo genere.
In questa luce ha assunto un carattere ancora piu' allarmante la morte del 28-enne cittadino francese Brice Taton, deceduto dopo 12 giorni in seguito alle ferite subite lo scorso 17 settembre nel centro di Belgrado. Il giovane francese e' stato brutalmente picchiato dai teppisti prima della partita di calcio Partizan-Tolosa. Su iniziativa del Ministro dello Sport, Snezana Samardzic Markovic, e del partito G17 Plus, e' stato dichiarato un giorno di lutto nazionale, per i funerali di Taton, per dimostrare che «c'e' un'altra Serbia che detesta la violenza». Migliaia di persone si sono riunite mercoledi' a Belgrado, Novi Sad, Nis e Pancevo a posare le corone e bruciare candele per dare omaggio a Brice Taton. Molti cittadini accanto alle candele hanno lasciato biglietti con scritte come: «Vergognati Serbia perche' uccidi i tuoi ospiti». Un omaggio al giovane tifoso uccisio hanno dato anche molti politici, rappresentanti di Governo e parlamentari nonche' personalita' pubbliche. L'Ombudsman per la protezione dei cittadini della Serbia, Sasa Jankovic ha invitato le istituzioni e la societa' di offrire alternative concrete ai comportamenti di violenza e ha avvertito che la morte di Brice Taton ha affrontato la Serbia nella maniera piu' tragica con il fatto che le violenze da molto tempo fanno parte della quotidianita' serba.


22 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 19 settembre 2009:

- la riapertura dei negoziati sui confini tra Croazia e Slovenia;
- le prospettive europee della Serbia;
- la situazione politica interna in Albania;
- la probabile vittoria dei socialisti alle elezioni politiche del 4 ottobre in Grecia;
- il Pride 2009 a Belgrado annullato in seguito alle minacce degli estremisti nazionalisti.
In apertura il"nuovo inizio" delle relazioni Nato-Russia annunciato dal segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


19 settembre 2009


VINCONO I VIOLENTI: PRIDE ANNULLATO A BELGRADO. MA E' VERA VITTORIA?

Le autorità serbe hanno ritirato l'autorizzazione a svolgere la parata del "Pride 2009" prevista per domani mattina a Belgrado dopo le ripetute minacce di violenze da parte dei gruppi ultranazionalisti. Secondo quanto dichiarato dagli stessi organizzatori, il ministero dell'Interno ha dichiarato che l'annullamento è stato deciso per ragioni di sicurezza, data l'impossibilità per le forze dell'ordine di garantire l'incolumità dei partecipanti e impedire il ripetersi delle gravi violenze che 8 anni fa posero fine al primo, e finora unico, tentativo di dar luogo anche a Belgrado ad una manifestazione per i diritti delle persone LGBT.

"Tutti sanno cosa accadrebbe se realizzassero questa parata della vergogna, e la responsabilit
à sarebbe di chi la organizza", aveva dichiarato nei giorni scorsi Mladen Obradovic, esponente del gruppo ultranazionalista Obraz. Un altro gruppo di estrema destra, il "Movimento 1389", aveva non solo annunciato che i suoi membri non avrebbero rinunciato alla propria "contro manifestazione", vietata dalle autorità cittadine, ma aveva anche invitato a redigere una "lista nera" dei partecipanti al Pride da "sottoporre a linciaggio". Anche il capo della Chiesa ortodossa serba, il metropolita Amfilohije, non ha mancato di elevare la sua esecrazione nei confronti di quella che ha definito la "sfilata della vergogna" e la "parata di Sodoma e Gomorra", dichiarazioni che erano state lette dagli estremisti come una sorta di appoggio e di benedizione delle loro bellicose intenzioni.

Numerose dichiarazioni di sostegno alla manifestazione e di netta condanna alle violenze, erano arrivate invece dal mondo istituzionale, politico, delle organizzazioni non governative e internazionali, compresa quella del presidente della Repubblica, Boris Tadic, il quale aveva assicurato che non sarebbero state tollerate violenze da parte degli estremisti. Sostegno al Pride di Belgrado era stato espresso anche dalla presidenza svedese dell'Ue, dalle ambasciate di Gran Bretagna e Germania, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) che in un comunicato aveva lodato "l'impegno della Serbia a sostenere l'eguaglianza e la libert
àdei suoi cittadini a riunirsi pacificamente".

Per avere un'idea di quello che accadde a Belgrado otto anni fa, tra piazza della Repubblica, Kneza Mihaila e
le vie limitrofe vi consiglio di guardare questo video facilmente reperibile su You Tube. Altri è possibile trovarne usando come chiavi di ricerca "pride, belgrade". Sono immagini piuttosto dure. E' consolante sapere, però che i facinorosi barbuti che indossano berretti cetnici e scandiscono truci slogan, facendo saluti nazisti e sventolando lugubri bandiere nere con teschi e tibie incrociate, sono tutto sommato una minoranza, violenta ma piccola, e che accanto a questa minoranza c'è una società (questa sì "civile") che vuole vivere in pace.

Lo svolgimento pacifico del Pride 2009 a Belgrado era considerato una sorta di "test di democrazia" per la Serbia che di recente ha adottato una nuova legge anti-discriminazione, in linea con gli standard UE. Evidentemente, per
à la Serbia, nel suo lungo e non facile cammino verso l'integrazione europea, oltre alle riforme di carattere politico, economico e sociale, dovrà affrontare anche il mutamento dei suoi costumi come avviene in qualunque Paese civile. E la Serbia è un Paese civile. Questa sarà forse la sfida più difficile e importante per il suo futuro. E d'altra parte la Serbia non è la sola a dover affrontare questa sfida che riguarda tutti i Paesi e tutte le popolazioni dei Balcani. E chiunque voglia bene ai Balcani e ai suoi popoli non può che augurarsi che questa sfida venga vinta.


22 agosto 2008


BELGRADO FINALMENTE HA IL SINDACO

Dragan DjilasDopo mesi di attese e di rinvii, finalmente la capitale serba ha un nuovo sindaco. E' Dragan Djilas, esponente del Partito Democratico del presidente Boris Tadic e candidato della lista “Per una Belgrado europea”, corrispettivo belgradese della lista che ha vinto le elezioni politiche di maggio. 41 anni, laureato in ingegneria, comproprietario della “Multikom”, tra le maggiori compagnie serbe nel settore dei media, Dragan Djilas è il più giovane sindaco di Belgrado. Il suo impegno politico risale all’inizio degli anni novanta quando fu uno dei leader delle proteste studentesche partecipando attivamente alle dimostrazioni contro il regime nel 1996 e nel 2000 (divenne noto in particolare per aver detto all’allora presidente Slobodan Miloševic di dimettersi). Ha lavorato come giornalista nella famosa radio alternativa d’opposizione “Index” ed è stato tra i fondatori di Radio B92. Membro del Partito Democratico dal 2004, nel 2006 viene eletto nella presidenza del partito e presidente del comitato belgradese del DS. E' stato ministro per i Piani di investimento dal maggio 2007 fino al giugno di quest'anno e ha inoltre diretto l’Ufficio della presidenza della Repubblica dal 2004 al 2007. E' fondatore e vicepresidente dell’organizzazione umanitaria “Naša Srbija” (La nostra Serbia) che si occupa dei bambini rimasti orfani durante le guerre in ex Jugoslavia.

Per saperne di più sull'elezione di Djilas segnalo l'articolo di Danijela Nenadic sul sito dell'Osservatorio sui Balcani.


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2 luglio 2008


SERBIA: ACCORDO DEMOCRATICI-SOCIALISTI PER IL GOVERNO E PER BELGRADO

Lunedì scorso è iniziato al parlamento serbo il dibattito sulla legge relativa al nuovo governo serbo. L'approvazione è attesa entro la fine di questa settimana, dopodiché si insedierà il nuovo esecutivo che qualcuno ha battezzato della "riconciliazione storica" perché nato dall'accordo tra la coalizione filoeuropeista raccolta intorno al Partito democratico del presidente della Repubblica, Boris Tadic, e il Partito socialista serbo erede del defunto dittatore Slobodan Milosevic, oggi guidato dal quarantenne Ivica Dacic giudicato un politico pragmatico e che molti pensano possa liberare il partito dal suo ingombrante passato (un po' come ha fatto in Croazia Ivo Sanader con l'Hdz del defunto leader autoritario nazionalista Franjo Tdjman).
Tadic ha già incaricato il ministro delle Finanze uscente, Mirko Cvetkovic, di formare il nuovo esecutivo che segna "una nuova era" della politica serba, come ha dichiarato lo stesso presidente serbo. L'atteso patto tra i democratici e i loro nemici giurati, i socialisti eredi di Milosevic, ha messo all'angolo e costretto all'opposizione le forze nazionaliste e conservatrici e segna una pesante sconfitta politica per l'ormai ex premier Vojslav Kostunica, principale responsabile della crisi di governo che ha portato alle elezioni anticipate dell'11 maggio scorso.
L'intesa tra democratici e socialisti si fonda su tre pilastri: il proseguimento del processo di integrazione europea della Serbia, la difesa dell'integrità territoriale e della sovranità serba con il rifiuto di riconoscere l'indipendenza unilaterale dal Kosovo, la centralità della giustizia sociale per quanto riguarda le scelte di politica economica nella delicata fase di transizione che l'economia serba sta attraversando. E proprio questo ultimo punto ha fatto emergere alcune frizioni tra socialisti e liberali. Il socialista, Milutin Mrkonjic, cui dovrebbe andare la guida del ministero delle Infrastrutture ha minacciato di rinunciare all'incarico qualora le competenze del dicastero non comprendano anche il controllo diretto delle grandi aziende di stato come la compagnia aerea Jat, già in fase di privatizzazione, quella ferroviaria e quella delle strade.
Altri nodi sono invece stati risolti. E' sfumata ad esempio l'ipotesi, che aveva suscitato molte proteste, di porre il leader socialista Dacic alla guida dei servizi di intelligence, mentre il ministro per il Kosovo dovrebbe essere "una persona che viene da là", come ha detto Tadic, così come alla guida di dicasteri chiave come Giustizia e Finanza il presidente auspica "figure non di partito". Il presidente serbo ha fatto anche intendere che l'alleanza tra democratici e socialisti raggiunta a livello nazionale porterà con sé anche quella per la guida di Belgrado facendo saltare il patto già siglato tra socialisti e nazionalisti.
In effetti oggi il quotidiano Blic, citava fonti secondo le quali il Partito democratico e il Partito socialista hanno trovato l'accordo per replicare nella capitale l'accordo raggiunto per la formazione del nuovo governo nazionale per cui nuovo sindaco sarà il democratico Dragan Dilas. La giunta avrà al suo interno anche gli alleati minori dei socialisti, il partito Serbia unita (Js) e l'Alleanza dei pensionati (Pups) nelle scorse settimane avevano spinto molto per stringere l'accordo con il fronte filo-europeo sulla base della comune posizione favorevole all'integrazione nell'UE.
La maggioranza della capitale serba potrà contare poi sull'appoggio esterno del Partito liberal democratico di Cedomir Jovanovic, fortemente filoeuropeista e unica forza politica serba dichiaratamente a favore dell'indipendenza del Kosovo, di certo a disagio per l'alleanza con i socialisti ma evidentemente non al punto da rischiare di consegnare la capitale ed il governo al fronte nazionalista-conservatore.
Insomma, buon notizie per l'Europa, ammesso che a Bruxelles ci siano orecchie disposte a non lasciarle cadere nel vuoto.


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