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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





28 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 26 settembre 2009:

- Unesco, la candidata bulgara batte l'antisemita egiziano (votato dall'Italia);
- le ombre sui negoziati per il confine tra Slovenia e Croazia 
- la Croazia verso le presidenziali tra scandali e crisi economica;
- Macedonia, la prima edizione dell'Enciclopedia nazionale fa insorgere gli albanesi;
- le iniziative della Serbia, all'Onu contro l'indipendenza del Kosovo, in Europa per l'integrazione.
Nella trasmissione si parla inoltre di Kosovo, Bosnia e della prossima edizione della Fiera del Levante a Tirana.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


25 settembre 2009


L'UNESCO DICE NO AL CANDIDATO ANTIEBRAICO CHE L'ITALIA HA VOTATO

Irina Bokova, ambasciatore della Bulgaria in Francia ed ex ministro degli Esteri, sarà il nuovo direttore generale dell'Unesco. E' la prima donna chiamata a ricoprire questa carica. Bokova ha avuto la meglio sul suo rivale, il ministro della Cultura egiziano Farouk Hosny, alla quinta votazione del Consiglio esecutivo dell'Unesco per 31 contro 27. L'elezione dovrà essere confermata dall'assemblea generale dell'Unesco, il prossimo 15 ottobre, ma si tratta di una formalità dato che fino ad oggi nessun candidato proposto dal Consiglio esecutivo è mai stato respinto dall'assemblea generale. Bokova ha 57 anni, è madre di due figli, parla cinque lingue, siede nel Consiglio esecutivo dell'Unesco dal 2007 ed è stata fondatrice e presidente dell'European Policy Forum, ong creata per promuovere l'identità europea ed incoraggiare il dialogo, e ha girato 45 paesi per promuovere la propria candidatura considerata inizialmente debole.

La sconfitta del favorito della vigilia ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti. Farouk Hosny, infatti, è stsato accusato di antisemitismo per essersi espresso contro la presenza di libri ebraici alla biblioteca di Alessandria e, leggo in qualche resoconto, per aver anche proposto di bruciare i libri israeliani. Inoltre, secondo quanto affermato dal premio Nobel per la Pace Elie Wiesel, "è Hosni che ha aiutato la fuga dei terroristi dell'Achille Lauro, che hanno letteralmente buttato in mare un disabile su una sedia a rotelle". Lo sconfitto, d'altra parte, appena rientrato in Egitto ha commentato la sua mancata nomina parlando di "un conflitto nord-sud, nel quale sfortunamente ha vinto il nord", aggiungendo di aver perso "a causa dei giochi degli ebrei in America e nelle altre principali nazioni". Dichiarazioni sostenute da Mohammed Salmawi, capo dell'unione degli scrittori egiziani e di quella degli scrittori arabi secondo il quale "la lobby ebraica è riuscita a trasformare la vicenda in una battaglia politica".

Prima della votazione il senatore Radicale eletto nel Pd Marco Perduca, insieme al collega Luigi Compagna (Pdl), avevano segnalato i gravi problemi di gradimento internazionale sull'elezione di Hosni e avevano invitato il Governo italiano a mantenere compatto il fronte europeo e a sostenere con forza la candidata bulgara anche perché un atteggiamento del genere potrebbe essere uno "stimolo di azione comunitaria anche per altre questioni sull'agenda delle Nazioni unite proprio in questi giorni". Dopo l'elezione, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha dichiarato che "l'attuale ambasciatore bulgaro Irina Bokova sarà un ottimo direttore dell'Unesco''. Tutto bene, dunque? Mica tanto.

L'Italia, infatti, ha sostenuto ''con lealtà '' e fino all'ultimo voto Farouk Hosni. Stando a quanto hanno riportato le agenzie di stampa, lo ha assicurato lo stesso Frattini al suo omologo egiziano Abul Gheit in un colloquio bilaterale a margine dei lavori dell'assemblea generale delle Nazioni Unite. Anzi, interpellato dai cronisti, il titolare della Farnesina si è detto addirittura "amareggiato" per l'esito finale del voto perché Hosni "era un candidato di riconciliazione tra le due sponde del Mediterraneo". Talmente di riconciliazione che oggi dal Cairo è tornato a prendersela con gli Stati Uniti e la lobby ebraica per la sua mancata nomina alla guida dell'Unesco. "La campagna contro di me all'Unesco é stata scatenata in pubblico dagli Stati Uniti e diversi Paesi europei hanno cooperato. C'é stato chi ha lavorato dietro le quinte, e si tratta delle organizzazioni ebraiche e della lobby che ha innescato la miccia contro di me'', ha dichiarato Hosni in una intervista al giornale Al-Akbar.

Insomma, un altro brillante successo di immagine internazionale del nostro Governo, solo poche ore dopo che lo stesso Frattini aveva applaudito l'inaudito discorso di Gheddafi al Palazzo di vetro. Ma d'altra parte di cosa dobbiamo preoccuparci? Il presidente del Consiglio è amico di tutti i grandi della Terra e anche il recentissimo riavvicinamento di Usa e Russia sulla questione dello scudo antimissile è merito suo. Evidentemente i dubbi e le preoccupazioni su certe disinvolte relazioni internazionali del nostro Governo avanzate dal neo ambasciatore Usa a Roma e dal suo predecessore sono solo frutto della propaganda anti italiana della sinistra. O forse sono io che ho capito male. D'altra parte sono un giornalista.


25 agosto 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 15 agosto 2009:

La prima parte del programma è dedicata alla Georgia: la situazione politica nel paese e la situazione umanitaria ad un anno dalla "guerra dei cinque giorni" dell'agosto 2008 (intervista a Giorgio Comai, inviato di Osservatorio Balcani e Caucaso, e a Maura Morandi, operatrice umanitaria e collaboratrice di Osservatorio Balcani e Caucaso).
Nella seconda parte: la difficile situazione interna in Serbia; la questione del contenzioso sul nome della Macedonia tra l'ex repubblica jugoslava e la Grecia; le difficili relazioni della Macedonia con la Bulgaria; il Kosovo.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


15 luglio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 11 luglio:

le elezioni del 5 luglio in Bulgaria con un ritratto del sindaco di Sofia, Boyko Borisov, prossimo premier (intervista a Francesco Martino); l'integrazione euro-atlantica dell'Europa sud orientale; la situazione politica in Croazia e Albania; la questione della minoranza dei Ciami dell'Albania; i rapporti tra macedoni e albanesi in Macedonia; la questione dei visti europei per i cittadini dei Paesi ex-jugoslavi; le preoccupazioni della Turchia per la situazione degli Uiguri in Cina.
In apertura il "Giorno del ricordo delle vittime di Srebrenica" che si celebra oggi (intervista a Enisa Bukvic).

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


15 luglio 2009


CHI E' BOYKO BORISOV E PERCHE' HA VINTO LE ELEZIONI IN BULGARIA?

Boyko BorisovHa vinto nettamente le elezioni del 5 luglio in Bulgaria, è il nuovo leader del centro-destra e sarà il prossimo primo ministro. E' il sindaco di Sofia, Boyko Borisov, nuovo padrone della politica del suo Paese che promette di ristabilire corrette relazioni con l'Unione Europea e di fare piazza pulita di corruzione e criminalità organizzata. A dire il vero, come capo della polizia e come sindaco della capitale non vanta grandi successi in questa direzione, ma lo spregiudicato presenzialismo sui media (per altro assai condisendenti) e un indubbio carisma gli hanno permesso di costruire e mantenere un grande consenso tra i suoi concittadini, non scalfito nemmeno dalle accuse (del resto mai provate) sul suo non limpidissimo passato.
Attenzione però a liquidare la vittoria di Borysov come una reazione populista alla crisi economica in atto e al fallimento dell'establishment politico tradizionale. Populista Borysov lo è di sicuro, ma a differenza di tanti suoi colleghi dell'Europa ex sovietica non è per niente euroscettico (almeno per interesse se non per intima convinzione) ed il suo partito GERB (sigla che non a caso significa "Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria") in soli due anni ha saputo conquistare consensi tra la popolazione e costruire un forte radicamento territoriale.
Qualunque cosa si possa pensare di Borisov e del suo partito, di certo non si tratta di una meteora.Al di là degli atteggiamenti da tipico maschio balcanico "Bate" Boyko ha costruito la sua carriera politica con determinazione e notevole fiuto politico. Il suo è un fenomeno da osservare con attenzione per vedere dove intende portare la Bulgaria nei prossimi anni (e se davvero riuscirà a farle perdere il poco invidiabile titolo di Paese più corrotto d'Europa) e per capire certe dinamiche che attraversano l'Europa dell'est e del sud est.

Sulla figura di Boyko Borisov e sui motivi della sua vittoria elettorale, segnalo la mia intervista a Francesco Martino, corrispondente da Sofia per Osservatorio Balcani, disponibile sul sito di Radio Radicale.

Dello stesso Francesco Martino e sempre sulla figura del prossimo premier bulgaro, segnalo l'articolo "Fratellone Boyko" per Osservatorio Balcani.

Sempre sul sito dell'Osservatorio, sui risultati delle elezioni del 5 luglio scorso, segnalo anche l'articolo "Il trionfo di GERB" di Tanya Mangalakova.


17 gennaio 2008


ENERGIA: PUTIN A SOFIA, GAZPROM A BELGRADO

Visita ufficiale di Putin in Bulgaria oggi e domani all'insegna delle questioni più pressanti che rguardano l'Europa sud orientale, da quelle energetiche al Kosovo.
Sulle questioni energetiche i negoziati non appaiono facili almeno stando a quanto ha scritto il quotidiano russo Rbk Daily, citato dall'agenzia Apcom, che titolava "Il South Stream può diventare Blue" facendo un gioco di parole riferito a Blue Stream, il gasdotto che parte dal sud della Russia e arriva in Turchia attraverso il Mar Nero e la cui costruzione è stata portata a termine da una joint venture tra Eni e Gazprom. Il South Stream è al centro dei negoziati durante il viaggio di Putin. In base al progetto South Stream doveva passare dal Bosforo verso i Balcani ma, secondo il giornale russo, sarebbe stato ostacolato dagli "intrighi economici e politici" di Istanbul e quindi "i 900 chilometri di tubi dovrebbero andare dritti verso la Bulgaria" non senza "problemi con i partner nel progetto". Sofia vuole in sostanza ottenere più controllo sul gasdotto come ha fatto capire ieri il ministro bulgaro dell'Economia e dell'Energia anche se il presidente bulgaro, Georgi Parvanov ha espresso la speranza che le differenze saranno superate affermando che Sofia ha già preparato una proposta di compromesso sfruttando anche il fatto che Putin preferirebbe evitare di chiudere il suo mandato presidenziale con una mezza sconfitta energetica a Sofia.
Nel frattempo in Serbia, sempre sulle questioni energentiche, è in atto uno scontro tra sostenitori e oppositori dell'alleanza con la Russia. Il South Stream dopo la Bulgaria dovrebbe passare proprio in Serbia per poi proseguire alla volta dell'Europa occidentale. Gazprom è interessata ad acquisire la maggioranza della NIS, la principale compagnia petrolifera serba, e per il 51% delle azioni offre a Belgrado 400 milioni di euro in contanti, 500 milioni in investimenti diretti e con in più l'impegno a rilevare i debiti della società (600 milioni di euro) a cui si aggiungerebbero 100-150 milioni di euro l'anno provenienti dalle quote di transito. Il tentativo è quello di quello di chiudere la partita entro domenica prossima quando si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali serbe. Una riunione è in corso proprio in queste ore.


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permalink | inviato da robi-spa il 17/1/2008 alle 15:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 giugno 2007


FINANCIAL TIMES: CON ROMANIA E BULGARIA A RISCHIO LA CREDIBILITÀ DELL'UE

L'Unione europea rischia di "esporsi al ridicolo" se non sarà rigorosa nei confronti di Romania e Bulgaria. E' la dura presa di posizione del Financial Times secondo cui l'Ue non deve più transigere sull'applicazione di standard europei nei due Paesi che nonostanti siano entrati nell'Unione il 1 gennaio non hanno ancora realizzato riforme contro la corruzione. "L'imbarazzante verità è che l'Ue sapeva da tempo che Romania e Bulgaria non sarebbero state pronte per l'adesione nel 2007. I funzionari sapevano che crimine e corruzione sarebbero stati grandi ostacoli, in particolare per la Bulgaria. Ma sono andati avanti, ritenendo (correttamente) che la pubblica opinione si stava muovendo velocemente verso l'allargamento. Ritardi avrebbero bloccato l'intero processo", spiega il quotidiano della City.
Solo che, sottolinea il FT, l'ingresso nell'Ue in tempi brevi avrebbe funzionato "se le condizioni fossero state dure" e invece non è andata così. "Questo approccio codardo - continua il FT - danneggia i riformatori in entrambi i paesi, rubando loro qualche potente arma che avrebbero potuto usare nella battaglia interna. Priva i popoli di Romania e Bulgaria dei vantaggi pieni dell'adesione. Mina l'impatto della futura adesione di altri potenziali membri, che potrebbero anche loro sperare di di aggirare i loro obblighi. Compromette il sostegno pubblico per un'ulteriore espansione in un momento in cui è già fragile. Infine, espone l'intera unione al ridicolo: come può l'Ue lottare per il primato della legge ovunque nel mondo, quando non sa imporlo ai suoi stessi stati membri?".
E' pur vero che Bruxelles ha dato un altro anno di tempo a Bucarest e Sofia per rispettare gli standard richiesti ai Paesi aderenti, ma l'ultimatum potrà avere successo, secondo il FT, solo se "le elite locali realizzeranno che hanno più da guadagnare che da perdere adottando gli standard Ue nella vita pubblica". Un processo che richiederà tempo, forse più d'un decennio, "ma la lotta deve partire ora, o potrebbe non partire del tutto".

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