.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





13 novembre 2009


IL LUNGO '89



BALCANI E CAUCASO TRA ASPETTATIVE E DISINCANTO DOPO LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO 

Si svolge oggi e domani a Trento il convegno annuale di Osservatorio Balcani e Caucaso intitolato «Il lungo '89» e dedicato alla riflessione sulle transizioni post-comuniste nei Balcani e nel Caucaso, sulle aspettative sorte con la fine della Guerra fredda, sulle delusioni maturate in seguito, sui processi di cambiamento ancora in atto e sulle possibilità di rilancio di un comune progetto politico europeo.
La prima giornata di lavori, oggi, è dedicata alla riflessione sulle lunghe transizioni nelle due regioni, le frammentazioni nazionali, il ritorno della guerra in Europa e il processo di integrazione europea. Il secondo giorno, domani, intende approfondire le relazioni di cooperazione e solidarietà che legano comunità e territori prima divisi dalla "cortina di ferro".

Dal sito di Osservatorio Balcani e Caucaso è possibile seguire in diretta i lavori del convegno.

Sempre sul sito dell'Osservatorio, alla sezione dedicata al convegno, sono disponibili il programma, le biografie dei relatori e altri documenti e inoltre il documento introduttivo.

Dal sito di Osservatorio Balcani segnalo anche il dossier “Il lungo ‘89” che raccoglie voci, idee e ricordi di alcuni protagonisti nel Caucaso e nei Balcani le che parlano delle aspettative sorte al momento della caduta del Muro, delle delusioni ma anche dei cambiamenti avvenuti in questi vent‘anni.


13 ottobre 2009


ARMENIA-TURCHIA: IL NUOVO CORSO INIZIA CON UNA CRISI

I ministri degli Esteri dell'Armenia e della Turchia firmano l'accordo tra i due paesi, sabato 10 ottobre 2009 a Zurigo (Foto tratta dal sito dell'agenzia Asca)Il nuovo corso è iniziato con una crisi. E' in questo commento dell'emittente turca Ntv la sintesi più efficace di quanto è accaduto sabato scorso, 10 ottobre, a Zurigo, dove Armenia e Turchia hanno sottoscritto uno storico accordo che dovrebbe portare alla riapertura delle frontiere e al ristabilimento di relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Fino all'ultimo, infatti, il compromesso ha rischiato di saltare e solo alle 21, con quattro ore di ritardo sul programma, i due ministri degli Esteri, l'armeno Edvard Nalbantyan ed il turco Ahmet Davutoglu hanno firmato. Intorno a loro i ministri degli Esteri russo, Sergej Lavrov, statunitense, Hillary Clinton, francese, Bernard Kouchner, svizzero, Micheline Calmy-Rey, e l'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue, Javier Solana, sorridevano più per lo scampato pericolo che per la soddisfazione per un avvenimento che se da parte chiude una vicenda, dall'altra ne apre un'altra i cui esiti sono tutt'altro che scontati. Il difficile comincia ora e tutti si chiedono come andrà a finire. La firma, infatti, è costata molta fatica, e dietro le dichiarazioni di circostanza c'è la consapevolezza che il cammino sarà tutto in salita.

I protocolli di Zurigo segnano senza dubbio un passo avanti importante per la pacificazione e la stabilizzazione del Caucaso, una regione importantissima per le rotte energetiche che legano la Russia e l'Asia centrale all'Europa occidentale. Insomma, i sorrisi della diplomazia celano l'ennesima partita del grande gioco caucasico. I russi cercano nuove vie per il loro gas e hanno bisogno dell'Armenia. L'Armenia, che non dispone di risorse naturali, spera di sfruttare la sua posizione di paese di transito e di rompere l'isolamento economico. Gli Usa dal canto loro, per motivi analoghi, hanno fatto pressione sui turchi. La Turchia a sua volta gioca la carta del disgelo con l'Armenia sul tavolo della sua adesione all'Ue e punta a diventare un hub energetico. Questo potrebbe essere il jolly per superare le resistenze della Francia e degli altri paesi europei contrari all'adesione. La Turchia è infatti uno snodo per due progetti di importanza strategica come South Stream e Nabucco.

La partita, però, è apertissima. Innanzi tutto perché i protocolli dovranno essere ora ratificati dai due parlamenti. In Armenia il premier Serge Sarkisian conta su una forte maggioranza, me il passaggio potrebbe non essere così scontato vista la diffusa opposizione interna ai contenuti dell'accordo, ma soprattutto viste le riserve e le resistenze della potente diaspora che con le sue rimesse e i suoi investimenti costituisce una voce fondamentale del pil del paese. In Turchia, anche il primo ministro Recep Tayyip Erdogan può contare su una solida maggioranza parlamentare e, in questo caso, avrà probabilmente dalla sua il partito curdo Dtp che vede nel dossier armeno un precedente importante per giungere ad una soluzione equa anche per la questione curda. Ma le cose potrebbero comunque non essere facili: scontata l'opposizione dei nazionalisti del Mhp, l'eventuale appoggio dei kemalisti del Chp potrebbe comportare dei costi politici per il premier. D'altra parte curdi, Cipro e Armenia sono tre questioni che Ankara deve risolvere sia per consolidare il suo ruolo regionale, sia per avanzare sul cammino verso l'Ue.

Per andare in porto, il dossier armeno deve però superare due ostacoli grandi come montagne. Il primo si chiama Nagorno-Karabakh. L'enclave armena cristiana nell'Azerbaigian turcofono e islamico è stata la causa di un conflitto che tra la fine degli anni '80 e la prima metà degli anni '90 ha provocato alcune decine di migliaia di morti. L'intervento dell'esercito armeno provocò la chiusura delle frontiere da parte di Ankara nel 1994. In vista dell'accordo tra Armenia e Turchia, l'Azerbaigian ha fatto sapere che potrebbe dare il suo gas ed il suo petrolio alla Russia invece che alla Turchia o agli occidentali. Per questo, all'indomani della firma dei protocolli di Zurigo, Erdogan si è precipitato a ribadire che la fine dell'occupazione armena del Nagorno-Karabakh è una delle condizioni per la riapertura delle frontiere. Anche perché è una questione su cui il premier turco sarà chiamato a dare spiegazioni non solo in parlamento (all'opposizione e ai suoi), ma anche all'opinione pubblica turca.

La seconda questione riguarda lo sterminio di un milione e mezzo di armeni avvenuto nel 1915-16 che la Turchia moderna si è sempre rifiutata di riconoscere come genocidio, ridimensionando anche il numero delle vittime e chiedendo con forza di parlare anche dei massacri compiuti dagli armeni nei confronti dei turchi negli anni che accompagnarono il crollo dell'Impero ottomano. Per molti turchi parlare di genocidio è ancora un tabù, ma per gli armeni il suo riconoscimento rappresenta un punto irrinunciabile, una ferita ancora aperta e sanguinante, così come la questione del Nagorno-Karabakh. Da una parte e dall'altra, però, sono molte le voci che chiedono di parlare e che considerano quindi l'accordo del 10 ottobre un momento storico. D'altra parte la pace si fa con i nemici e in qualunque compromesso, ognuna delle parti deve essere disposta a mettere in discussione qualcosa. Mettersi intorno ad un tavolo per cercare un accordo è già un passo avanti.

Sulle prime reazioni all'accordo con l'Armenia ed i possibili sviluppi politici in Turchia segnalo la mia intervista a Marta Ottaviani, corrispondente della Stampa e di Avvenire, sul sito di Radio Radicale.

Sulla posizione della diaspora armena sull'accordo segnalo inoltre la mia intervista a Robert Attarian, portavoce del Consiglio della Comunità armena di Roma sul sito di Radio radicale.


30 settembre 2009


GEORGIA, RAPPORTO UE: TIBLISI ATTACCÒ PER PRIMA, MA MOSCA PROVOCÒ IL CONFLITTO

La guerra in Caucaso dell'agosto 2008 fu scatenata dalla Georgia, ma anche la Russia ha pesanti responsabilità per aver provocato l'azione militare georgiana. Sono le conclusioni dell'indagine commissionata dalla Commissione europea sul conflitto russo-georgiano resa pubblica oggi. Dopo la sconfitta della Georgia e l''indipendenza de facto delle due regioni separatiste dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, il conflitto proseguì sul piano politico con reciproci scambi di accuse su chi fosse stato il responsabile dello scontro armato. Il presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha sempre sostenuto che il suo esercito rispose ad un tentativo di invasione delle truppe russe sul territorio della Georgia, mentre Mosca ha continuato ad insistere che il suo intervento era stato reso inevitabile per difendere la popolazione delle due regioni ribelli che in gran parte possiede anche il passaporto russo. Proprio per cercare di fare chiarezza, dopo la mediazione che portò alla fine dei combattimenti, l'Unione Europea commissionò nel dicembre 2008 un rapporto ad un gruppo di esperti e diplomatici che hanno lavorato sotto la direzione di Heidi Tagliavini, diplomatico svizzero.

Il primo risultato dell'inchiesta è che, come sostiene Mosca, fu la Georgia ad attaccare per riprendere il controllo dell'Ossezia del Sud. Gli autori del rapporto sono arrivati alla conclusione che non era in corso nessuna invasione di truppe russe in Ossezia al momento dello scoppio delle ostilità nella notte tra il 7 e l'8 agosto, quando la Georgia iniziò a bombardare l'Ossezia del Sud. Nel contempo però la ricerca non assolve la Russia che nelle settimane e nei mesi precedenti la guerra aveva preseguito una strategia di escalation della tensione all'interno e intorno alle due province secessioniste. La Russia è anche accusata di violazioni del diritto internazionale e di aver invaso una parte del territorio georgiano, al di là dei confini dell'Ossezia del Sud.

"Il bombardamento di Tskhinvali da parte delle forze armate georgiane durante la notte tra il 7 e l'8 agosto 2008 ha segnato l'inizio di un conflitto di grande entità in Georgia", si legge nella relazione pubblicata sul sito web della commissione che smentisce così l'argomento principale, sostenuto dal presidente georgiano Mikheil Saakashvili per giustificare il suo attacco. "La commissione non è in grado di considerare adeguatamente sostenuta la pretesa georgiana di una offensiva militare russa diffusa in Ossezia del Sud prima dell'8 agosto 2008" afferma il rapporto. La Georgia non accetta questa lettura del rapporto dell'UE e sostiene che il documento diffuso oggi da Bruxelles non l'accusa di avere scatenato la guerra. "Voi non troverete una sola parola in questo rapporto che dica che la Georgia ha scatenato la guerra", ha dichiarato Temur Iakobashvili, ministro georgiano per la Reintegrazione delle regioni secessioniste". Ma la presidente della commissione di inchiesta ha dichiarato che "nessuna delle spiegazioni fornite dalle autorità georgiane per avanzare una forma di giustificazione giuridica per il loro attacco è stata convalidata".

Da parte russa le prime reazioni al rapporto sono state ovviamente molto positive: l'ambasciatore russo a Bruxelles ha definito "eccellente" il lavoro europeo e il Cremlino, da parte sua, "accoglie con favore" la conclusione dell'indagine dalla Commissione europea sul conflitto russo-georgiano, stando a quanto ha detto il portavoce del Presidente russo, Natalia Timakova. Più cauto il ministero degli Esteri che sottolinea una certa "ambiguità" nel rapporto UE, pur apprezzando che il documento individui Tbilisi come autore dell'attacco che provocò lo scoppio del conflitto. "E' importante che la comunità internazionale non si lasci sfuggire di nuovo la possibilità di guardare in modo approfondito le conclusioni a cui è giunta la commissione dell'Unione Europea", si legge in una nota secondo la quale l'utilizzo di certe parole e frasi "confuse e ambigue" mostra come in Europa riguardo agli eventi del 2008 permanga "un approccio politicizzato".

Evidentemente a Mosca non gradiscono che la relazione indichi anche chiaramente che lo scoppio delle ostilità sia stato "solo il culmine di un lungo periodo di tensione crescente, di provocazioni e incidenti" e punta il dito contro la responsabilità della Russia. Sempre la presidente, HeidiTagliavini, ha spiegato infatti che "la parte russa merita di essere criticata per un numero significativo di violazioni del diritto internazionale", prima e durante il conflitto, sottolineando che esistono "seri interrogativi circa l'atteggiamento delle forze russe che si sono mostrate riluttanti o incapaci di porre fine alle atrocità commesse dai gruppi armati combattenti in l'Ossezia meridionale contro la popolazione civile nei territori sotto il controllo russo".

L'intento della relazione non è comunque quello di "servire come base per un'ulteriore azione legale" tra gli ex belligeranti, ha detto una fonte rimasta anonima all'agenzia Apcom. "Siamo arrivati a una conclusione responsabile, onesta e chiara", ha aggiunto, "se siamo in grado di contribuire alla presa di coscienza, avremo fatto un buon lavoro". Resta di vedere quali saranno le ricadute politiche del documento. Il risultato dell'inchiesta potrebbe per esempio indebolire ancora di più la posizione del presidente georgiano Mikheil Saakashvili, già contestato nel suo paese, e potrebbe finire per complicare i già difficili negoziati diplomatici a Ginevra per cercare di riavvicinare Mosca e Tbilisi. L'Unione Europea continua a chiedere il rispetto per la sovranità territoriale della Georgia, ma è chiaro che la perdita di Ossezia del Sud e Abkhazia è ormai un dato di fatto difficilmente recuperabile, sicuramente non nel breve periodo. "Saakashvili ha agito pensando di poter contare sul sostegno americano, e invece si è schiantato. Questa è la storia", ha detto senza mezzi termini l'altro ieri il segretario di Stato francese per gli affari europei, Pierre Lellouche parlando con i giornalisti a Bruxelles, pur ammettendo che i russi non hanno certo aiutato a risolvere la questione per lo meno "a causa delle loro provocazioni". D'altra parte, ha dichiarato sempre Lellouche, se nell'UE vi è un sostegno per la Georgia", per quanto riguarda il presidente Saakashvili, "questa è un'altra storia".

Il rapporto sulla guerra tra Russia e Georgia è disponibile sul sito www.ceiig.ch


29 maggio 2009


BUON COMPLEANNO ALDA

Il 27 maggio è stato celebrato a Bruxelles il decennale di fondazione dell'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale (ALDA), una ong internazionale nata nel 1999 per coordinare una rete di Agenzie della Democrazia Locale attiva fin dal 1993 per promuovere i diritti umani, la democrazia e la partecipazione attiva dei cittadini.
Fin dalla sua nascita ALDA ha sviluppato numerosi progetti e attività per sostenere e sviluppare la democrazia locale e la cittadinanza attiva in Europa. Oggi è riconosciuta dal Consiglio d'Europa e dalla Commissione Europea, come uno dei principali attori in questi temi, ed è sostenuta da diversi governi europei.
Nei Balcani le Agenzie della Democrazia Locale hanno accompagnato il processo di transizione post bellico e adesso sostengono attivamente l'allargamento dell'Unione europea nella Regione. Il loro mandato si è sviluppato nel corso degli anni adattandosi ai reali bisogni della comunità.
Le ADL e ALDA hanno quindi esteso le loro attività anche in altre regioni come il Caucaso meridionale e la Bielorussia, dove ha realizzato con successo un progetto pilota sulla democrazia locale e il sostegno alla società civile.
Sull'impegno per la riconciliazione e la costruzione delle democrazia locale nei Balcani, i nuovi progetti di cittadinanza attiva nel Caucaso, lo sforzo per sostenere il processo di integrazione europea e contrastare le tendenze "euroscettiche" attraverso lo sviluppo della partecipazione attiva dei cittadini, segnalo la mia intervista per Radio Radicale a Antonella Valmorbida, direttore di ALDA, autrice del Rapporto sul decennio di lavoro dell'ong presentato a Bruxelles.

L'intervista a Antonella Valmorbida su Radio Radicale

Il sito ufficiale di ALDA



Qui di seguito una breve scheda tratta dal sito di ALDA, sulla sua attività, i progetti e i sostenitori.


L'Associazione delle Agenzie della Democrazia Locale (ALDA) è un'organizzazione internazionale non governativa fondata nel 1999 come una piccola iniziativa del Consiglio d'Europa del Congresso dei poteri locali e regionali per coordinare una rete delle Agenzie della Democrazia Locale (ADL), già in vigore dal 1993 .

Le ADL sono le ONG locali che agiscono per promuovere i diritti umani e la democrazia locale.

Diversi pilastri di attività sono stati rapidamente aggiunto al ALDA La missione che oggi includono:
rafforzamento della integrazione europea in diverse aree geografiche tra cui Caucaso;
cittadinanza attiva dei cittadini e 'la partecipazione;
la promozione delle pari opportunità e politiche di giovani;
lo sviluppo economico sostenibile;

L'ALDA del metodo di lavoro si basa su:
il decentramento e la cooperazione multilaterale: la cooperazione tra gli enti locali, nazionali e internazionali;
la promozione di partenariati: partner lo scambio delle migliori pratiche e creare progetti comuni per raggiungere benefici comuni;
assistenza tecnica e di formazione indirizzata alle autorità locali, le associazioni e le ONG (capacità buiding).

Alcuni progetti di ALDA
EURaction. L'esperienza pilota di consultazione diretta dei "pannelli cittadino" in Europa.
gioventù. Diffondere con l'omonimo programma UE per i giovani tra i 15 e 30 nel Sud Est Europa e del Caucaso, in collaborazione con 20 partner.
Insieme - i Balcani in Europa, l'Europa nei Balcani. Questo progetto mira ad aumentare la qualità dei Balcani giornalisti.
Microcredito per il Sud-Est Europa. Giovani imprenditori ricevono microcrediti per attuare idee innovative.
lo sviluppo economico locale. 9 micro-progetti in Bosnia-Erzegovina, Croazia, Montenegro, Serbia per favorire lo sviluppo locale.
Cooperazione Regione Bassa Normandia e la "ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Assistenza tecnica da parte della Bassa Normandia-Regione per un programma di cooperazione decentrata.
L'Europa nel dialogo con i cittadini. Progetto di sviluppo della cittadinanza attiva in 9 paesi (i "vecchi" e "nuovi" membri della UE)
PEARL.EU. È un progetto fondato nel quadro dell 'Adriatico Progamme transfrontaliera Interreg IIIA, che mira a creare una piattaforma di collaborazione e di dialogo tra i Paesi del Mare Adriatico.
MAHLDE.NET. Nel quadro dell 'Adriatico transfrontaliera Interreg IIIA Progamme, per favorire la cooperazione decentralizzata tra le due sponde del Mare Adriatico.
Città per la pace e la democrazia in Europa. Si tratta di enti locali e delle loro associazioni da 15 paesi con 80 progetti per coinvolgere i giovani nel corso del dibattito per la costruzione di una soluzione pacifica e democratica.
Patto di stabilità per l'Europa sudorientale. Essa promuove la cittadinanza attiva e la cooperazione transfrontaliera nei Balcani.
Lo sviluppo di capacità in Federazione Russa. ALDA è parte in un consorzio di autorità sostenuto dalla Commissione Europea per aiutare questo Paese per l'attuazione della nuova riforma amministrativa.
Co.Ar.Pa.. Promuovere l'imprenditorialità femminile in Croazia, Serbia e Bosnia Erzegovina.

ALDA rete
ALDA La rete comprende 29 paesi europei e 300 Partner e membri (autorità locali, settore economico, le associazioni, università, gruppi di ricerca e altri).

ALDA in reti
ALDA ha una forte attività di rapporto con le istituzioni europee e fa parte delle seguenti reti:
Dialogo strutturali della Commissione europea del programma "Europa per i cittadini"
Programma di supporto tecnico del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa
osservatore presso il Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio d'Europa
Membro della Conferenza delle OING del Consiglio d'Europa
Membro della rete internazionale "Lavorare insieme" tra formatori da parte delle autorità locali di Est Europa.

ALDA è al lavoro per ottenere lo status di consulente presso l'ECOSOC delle Nazioni Unite e al Comitato delle Regione dell'Unione europea.

I nostri sostenitori
Congresso del Consiglio d'Europa, Commissione europea (DG Istruzione e Cultura, DG Allargamento, DG Relex), Ministero degli Affari Esteri di Italia, Francia e Norvegia, Svizzera Agenzia per lo sviluppo e la cooperazione, Regione Bassa Normandia (Francia), Principato di il Liechtenstein, la Regione Friuli Venezia Giulia e la Regione Puglia, Fondazione Soros, Interreg IIIA, Intesa San Paolo, Città e Cantone di Ginevra, Patto di stabilità per l'Europa sudorientale.




21 dicembre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata di sabato 20 dicembre:

- Allargamento Ue: la Slovenia pone il veto alla Croazia, il Montenegro si candida all'adesione, l'Olanda continua a bloccare l'accordo ASA con la Serbia;
- Turchia: il ruolo geopolitico in Caucaso, le previsioni per le elezioni amministrative di marzo 2009, 300 intellettuali turchi chiedono scusa per il genocidio degli armeni;
- Serbia: fallisce il tentativo dei nazionalisti di sfiduciare il governo filo-europeista;
- Kosovo: un treno per ribadire la sovranità serba;

- Albania
: i dossier del regime comunista acuiscono lo scontro tra maggioranza e opposizione;
- Albania/Grecia: venti di indipendenza nell'Epiro del nord.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


19 dicembre 2008


IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL CAUCASO

Il conflitto in Ossezia ha riportato il Caucaso al centro dell'attenzione internazionale. Si è parlato molto, sui giornali italiani, dei rapporti tra Russia ed Unione europea, tra Russia e Stati Uniti in conseguenza della crisi georgiana. Al di fuori della cerchia degli specialisti, mi pare però si sia meno riflettuto sul ruolo politico e dilomatico della Turchia nella regione caucasica.
Invece, dopo il crollo dell'Urss e la fine del sistema bipolare mondiale, il Caucaso è diventato un importante banco di prova per il ruolo internazionale della Turchia. Il conflitto in Ossezia, da questo punto di vista, rappresenta una minaccia per gli interessi della Turchia che si trova ad affrontare anche la questione dei suoi rapporti con l'Armenia su cui pesano due problemi di non poco conto: il genocidio armeno del 1915-16 ed il conflitto tra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh.
La proposta di una "Piattaforma di Stabilizzazione e Cooperazione nel Caucaso" che comprenda, oltre alle tre repubbliche della regione, anche Russia e Turchia, rappresenta la risposta di Ankara alla crisi georgiana.
Negli ultimi anni, poi, la Turchia è diventata un partner importante, sia sul piano politico che su quello economico, della Russia e ha proiettato i suoi interessi sia in direzione dell'Iran sia in direzione del Medio Oriente con la mediazione tra Israele e Siria.
Questo attivismo regionale è stato conseguenza del cambiamento della politica estera turca, passata dal sostanziale disimpegno figlio del pensiero di Kemal Atatürk alla dottrina della "profondità strategica". Un cambiamento, coinciso con l'arrivo al potere dell'Akp, il partito islamico-moderato dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan e dell'attuale presidente Abdullah Gül, che se non mette in discussione il quadro delle tradizionali e solide alleanze occidentali di Ankara ed il suo ruolo nella Nato, inserisce però in questo quadro nuove variabili.

Sul ruolo della Turchia nel Caucaso e sull'influenza della sua iniziativa politico-diplomatica a sostegno dei suoi interessi nella regione, nel quadro dei suoi rapporti geopolitici e delle sue alleanza, segnalo una mia intervista a Carlo Frappi, direttore dell'Italian Center for Turkish Studies e ricecatore presso l'Osservatorio Caucaso ed Asia centrale dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

L'intervista è ascoltabile sul sito internet di Radio Radicale.

Sul tema segnalo, dello stesso Carlo Frappi, il Policy Brief n.106 dell'ISPI dal titolo "La Turchia e la Piattaforma per la Stabilità e Cooperazione nel Caucaso".


18 novembre 2008


TURCHIA, CAUCASO: RADICALI, BENE GLI AFFARI MA I DIRITTI UMANI?

La scorsa settimana, tra le tante dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla politica estera italiana - dichiarazioni che in alcuni casi, come quelle sulla Russia) hanno suscitato sconcerto per la loro divergenza rispetto alla linea seguita dal nostro Paese (salvo poi essere smentite con reiterati rimproveri alla stampa di non aver ben capito - ve ne è stata una, molto importante, che ha confermato l'appoggio italiano ad una (rapida) inclusione della Turchia nell'Ue.
Maurizio Turco e Marco Perduca, parlamentari radicali eletti nelle liste del PD, auspicando che alle parole seguano presto i fatti, ricordano opportunamente che, con buona pace della Lega Nord, sul suolo europeo già vivono oltre 250mila turchi nella parte settentrionale dell'isola di Cipro. Per questo, in attesa che Ankara possa sedere a Bruxelles con diritti di cittadinanza europea, i due esponenti radicali ricordano che "occorre sostenere il processo di riunificazione dell'isola mediterranea, unico esempio in controtendenza rispetto al fiorire di rivendicazioni secessionistiche, partendo dall'isolamento economico che i turco-ciprioti soffrono dal oltre 30 anni". Turco e Perduca, che dal settembre 2005 sono anche cittadini della Repubblica turca di Cipro del Nord, chiedono quindi che l'Italia "avvii iniziative a livello europeo per porre fine all'embargo economico e sostenga quegli imprenditori italiani che si mostrano desiderosi di investire nel nord dell'isola".

Lo stesso giorno in cui Berlusconi faceva le sue famose dichiarazioni a Smirne, a margine del primo vertice intergovernativo italo-turco, si svolgeva a Roma, presso il Ministero degli Esteri, la Conferenza Italia-Causaso meridionale. Gki organi di stampa hanno riferito le dichiarazioni del sottosegretario Adolfo Urso tutte volte a sottolineare l’importanza delle relazioni commerciali e della partnership economica, con particolare riferimento all’energia, del nostro paese con Azerbaigian, Armenia e Georgia. A questo proposito Bruno Mellano, presidente ri Radicali Italiani, pone una domanda: il Governo italiano non ha proprio nulla da dichiarare sulla situazione geo-politica dell’area caucasica? Nulla da dire sulla situazione attuale della Georgia? Nulla sul contesto generale del Caucaso e delle irrisolte situazioni di illegalità e di violazione dei diritti?
Mellano ricorda che sulle preoccupazioni caucasiche il Partito Radicale Nonviolento ha, tempo fa, organizzato una conferenza per documentare, con un nutrito dossier, i vari focolai di tensione e di crisi. "Noi radicali - ha dichiarato Mellano - continuiamo a credere che occorra occuparsi di diritti umani e del rispetto della legalità, anche internazionale, non solo perché è giusto ma anche perché è utile. Non c’è rispetto delle vite umane laddove non c’è rispetto delle legge: dunque non si può parlare di Caucaso senza parlare del tumore ceceno e del ruolo dell’”amico” Putin nell’area tanto meno senza parlare di quello che è successo quest’estate in Georgia. Già dimenticate l’Abkazia e l’Ossezia del Sud? Pare di si, in attesa magari di doverci occupare della Crimea. Certo ci preme ribadire che anche i migliori e più convenienti contratti economici e commerciali hanno bisogno di basarsi su solide istituzioni che ne garantiscano l’affidabilità, interna ed esterna. E le relazione nuove e approfondite con l’aera caucasica posso anche essere volte a consolidare una rete di tutela per quei paesi, ma poi non bisogna tacere difronte alla disinvoltura con cui la Russia spadroneggia indisturbata da quelle parti. Ed anche di questo credo debba occuparsi il nostro Ministero degli Esteri".

sfoglia     ottobre        dicembre
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom