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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





11 novembre 2009


RETHINKING THE PROCESS OF EU INTEGRATION IN THE BALKANS

The Center for European Integration Strategies (CEIS) published on 9 November 2009 a new Working Paper: Rethinking the process of EU integration in the Balkans.
This contribution - written by Christophe Solioz - reviews the relations between the European Union and the “Yugoslav space” since the mid 1960s, focusing on the main trends and political processes, highlighting their ups and downs, and looking for some lessons (not) learnt.
It calls for a renewed commitment by the EU to enlargement into the Western Balkans and a corresponding commitment by the countries of the region to continue political, social and economic reform. The best venue for such a reciprocal commitment would be an international conference on the model of the Thessaloniki summit.

Related articles:

Christophe Solioz and Paul Stubbs, "(S)blocco," Osservatorio Balcani, Rovereto, 6 November 2009


Christophe Solioz and Paul Stubbs, "A new Thessaloniki," Osservatorio Balcani, Rovereto, 6 November 2009


Christophe Solioz and Paul Stubbs, "The Integration of the countries of the Western Balkans into the EU needs a new momentum," Athens : ELIAMEP, 6 November 2009

On the "Butmir Process" in Bosnia and Herzegovina: Tihomir Loza and Christophe Solioz, "The Two-Step Program," Transitions Oline, Prague, 22 October 2009


For further information:
Center for European Integration Strategies (CEIS)
Rue Versonnex 19, 1207 Geneva, Switzerland
www.ceis-eu.org
Christophe Solioz, Secretary-General
christophe.solioz@ceis-eu.org


8 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 5 settembre 2009:

- nella prima parte la situazione politica in Croazia e Serbia, lo stato del processo di riforme in Albania, la situazione della minoranza albanese in Montenegro
- nella seconda parte l'intervista a Cristophe Solioz, direttore del Center for European Integration Strategies di Ginevra, sulla importanza della "questione serba" per i Balcani e per l'Europa.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


29 agosto 2009


LA SERBIA E' IMPORTANTE

Quando si parla dei Balcani non si può non parlare della Serbia. Non c’è questione che riguardi il presente ed il futuro della regione che non passi per Belgrado. È la tesi che sta alla base di un lavoro pubblicato recentemente a cura del Center for European Integration Strategies (CEIS) di Ginevra. Il titolo scelto è significativo: Srbija je vazna, ovvero "la Serbia è importante" o anche "la Serbia conta".


Ne ho parlato pochi giorni fa in questo blog.

Il lavoro è stato coordinato dall’ex Alto rappresentante in Bosnia Erzegovina e inviato speciale dell’Ue in Kosovo Wolfgang Petritsch, dal segretario generale del CEIS, Christophe Solioz, e da Goran Svilanovic, ex ministro degli Esteri serbo, e raccoglie le analisi un gruppo di analisti, esperti ed osservatori chiamati a tracciare una radiografia della “questione serba”, dal punto di vista politico, diplomatico ed economico. Destinatari Bruxelles e Belgrado chiamate a fare di più sull’integrazione dei Balcani nell’Unione e per risolvere i problemi che i paesi della regione non riescono a risolvere da soli. L'Ue, dunque, che non sa o non vuole più impegnarsi per e nei Balcani, ma anche a Belgrado che non imbocca con decisione la strada delle riforme e continua a barcamenarsi tra Bruxelles e Mosca.

Tuttavia, anche se la situazione è difficile - è questa la convinzione dei curatori del lavoro - la Serbia è pronta, al suo interno si stanno compiendo evoluzioni importanti degli orientamenti politici, anche in quelle forze che si rifanno in qualche modo al periodo di Milosevic. Dunque, nonostante le difficoltà, ci sono tutte le possibilità che il processo di riforma e di integrazione europea dei Balcani occidentali continui e sia portato a compimento, e di questo processo la Serbia non può non essere il motore e l'attore principale.

Se volete saperne di più potete ascoltare la mia intervista a Christophe Solioz sul sito di Radio Radicale.


25 agosto 2009


LA QUESTIONE SERBA

Quando si parla dei Balcani non si può non parlare della Serbia. Non c’è questione che riguardi il presente ed il futuro della regione che non passi per Belgrado. È questa la tesi che sta alla base del volume pubblicato recentemente dall’editore tedesco Nomos a cura del Center for European Integration Strategies (CEIS) di Ginevra, un think-tank che da tempo studia e approfondisce le questioni che riguardano l’universo balcanico. Il titolo scelto è significativo: Srbija je vazna, ovvero "la Serbia è importante" o anche "la Serbia conta".
Il lavoro è stato coordinato dall’ex Alto rappresentante in Bosnia Erzegovina e inviato speciale dell’Ue in Kosovo Wolfgang Petritsch, dal segretario generale del CEIS, Christophe Solioz, e da Goran Svilanovic, ex ministro degli Esteri serbo, che ha chiamato a raccolta un gruppo di analisti, esperti ed osservatori per tracciare una radiografia della “questione serba”, dal punto di vista politico, diplomatico ed economico. 26 i contributi di cui si compone il volume che è diviso in tre sezioni (Serbia in Europe, Nation and State: Past and Present e Serbia and its Economic Challenges Today). I destinatari sono chiari: Bruxelles e Belgrado. E altrettanto chiaro è il messaggio: entrambe devono fare di più.
Bruxelles ha rallentato da tempo sull’integrazione dei Balcani nell’Unione con la conseguenza che i processi di riforma nei paesi dei Balcani occidentali si sono pressoché bloccati. Anche questi paesi, del resto, hanno le loro responsabilità: sebbene aspirino a un futuro nell'Unione e le rispettive leadership politiche insistano su questo scenario, ognuno di loro ha problemi che non riesce a risolvere nel percorso di integrazione europea. Quelli della Serbia sono diversi: c’è il Kosovo, innanzitutto, c'è la spinosa vicenda della cooperazione con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, c'è l'altrettanto grave questione della sua collocazione internazionale, c'è il problema delle minoranze e infine, la necessità di affrontare la crisi economica.
Tutte queste questioni rimandano alle responsabilità europee e così come a quelle della Serbia. All'UE che non sa o non vuole più impegnarsi per e nei Balcani, ma anche a Belgrado che sembra sempre in mezzo al guado, non imbocca con decisione e una volta per tutte la strada delle riforme e degli standard europei e continua a barcamenarsi tra Bruxelles e Mosca. Sia l'Unione Europea che la Serbia sono però tenute ad abbandonare incertezze, ritrosie e diffidenze, perché, come scrive Matteo Tacconi nella presentazione del volume sul sito di Osservatorio Balcani, "l’Europa senza i Balcani è un corpo mutilato e i Balcani senza la Serbia lo stesso".

Srbija je vazna: unutrasnje reforme i evropske integracije
edited by Wolfgang Petritsch | Goran Svilanovic | Christophe Solioz
(Belgrade: Samizdat B92, 2009), 256 pp.


6 dicembre 2008


ELABORAZIONE DEL PASSATO E RICONCILIAZIONE NEI BALCANI

Cristophe SoliozElaborazione del passato e riconciliazione sono le due questioni da affrontare e risolvere perché qualunque ipotesi di stabilizzazione e di pacificazione giusta e duratura nei Balcani sia credibile. Due questioni al centro del dibattito e della riflessione del convegno annuale dell'Osservatorio sui Balcani svoltosi a Vienna il 10 e 11 novembre scorsi intitolato appunto "Attraverso il passato: i processi di riconciliazione nei Balcani occidentali".

Sul tono del confronto, sulle riflessioni emerse dal dibattito e sulle questioni che restano tutt'ora aperte segnalo la mia intervista a Cristophe Solioz, segretario generale del Center for European Integrations Strategies di Ginevra che ha organizzato il convegno con l'Osservatorio sui Balcani e l'Istituto per l'Europa centrale e danubiana e che ha riunito nella capitale austriaca storici, esponenti della società civile, politici, organizzazioni non governative e operatori dell'informazione provenienti da diversi Paesi europei.

La riconciliazione nei Balcani, sostiene Solioz nell'intervista è un processo lungo e complesso per cui sono necessarie tre condizioni: tempo, volontà politica e stabilità degli stati nati dal crollo della Jugoslavia. Inoltre si tratta di un processo che va visto nel contesto europeo. Il progetto politico dell'Unione Europea, infatti, è la sola prospettiva che può permettere di ricostruire una possibilità duratura di pace e di convivenza nella regione. Questa cammino è però ritardato dai riflessi nazionalisti delle classi politiche balcaniche, così come dai ritardi dei governi europei.

Sul medesimo tema e sul convegno di Vienna ricordo anche la mia precedente intervista a Luisa Chiodi, direttrice scientifica dell'Osservatorio sui Balcani.

Tutti i materiali sul convegno di Vienna sono reperibili sul sito di Osservatorio sui Balcani.

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