.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





14 giugno 2007


TELEKOM SERBIA: QUINDICI DOMANDE SENZA RISPOSTA

Dieci anni fa, il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora di proprietà per il 61% del ministero del Tesoro) acquistava il 29% di Telekom Srbija per la somma di 893 milioni di marchi (pari a 456 milioni di euro). Il giorno seguente i 3/4 di quei soldi finivano in conti correnti riconducibili direttamente all'allora uomo forte della Serbia Slobodan Milosevic, mentre il rimanente fu incassato da Milosevic pochi mesi dopo. Dieci anni dopo sono ancora tante le domande senza risposta su una vicenda che si è cercato di ridurre ad un affare di tangenti.
Telekom Serbia fu un’operazione economico-finanziaria che diede ossigeno ad un regime e ad un dittatore già in quel momento sotto accusa per crimini di guerra. Il tutto senza che il governo dell’epoca (il Prodi 1 con Ciampi ministro del Tesoro) intervenisse per bloccare l’operazione. Telekom Serbia fu anche una disastrosa operazione economica. Nel dicembre 2002, infatti, il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, ha rivenduto al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Srbija per 195 milioni di euro, pagabili in rate che scadranno nel luglio 2008, contro i 456 milioni ricavati da Milosevic nel 1997.
Insomma, l'affaire Telekom Serbia sono i soldi dei cittadini italiani andati a rafforzare il regime di un dittatore e utilizzati per comprare beni che due anni dopo l'Italia avrebbe bombardato nell’ambito dell’intervento NATO in Kosovo della primavera 1999. L'affaire Telekom Serbia è la mancata assunzione della responsabilità politica – magari con conseguenti scuse ai cittadini italiani e serbi – da parte di Prodi, Dini, Fassino e Ciampi. Tentare di nascondere quanto accadde dieci anni fa tra Torino, Roma e Belgrado usando come specchietto per le allodole Igor Marini è quindi un’operazione di “depistaggio politico” se non di vera e propria falsificazione storica. Ma dieci anni dopo restano almeno quindici domande che il radicale Giulio Manfredi ha messo in fila nella speranza che prima o poi qualcuno voglia renderne conto ai cittadini italiani e serbi.


TELEKOM SERBIA: QUINDICI DOMANDE RIMASTE ANCORA SENZA RISPOSTA

1) Perché il governo Prodi non rispose all’interrogazione parlamentare (4-06641 del 25 giugno 1997, presentata dall’unico parlamentare radicale dell’epoca, il senatore Piero Milio) che, appena quindici giorni dopo la conclusione dell’affaire, chiedeva spiegazioni su un’operazione economica che aveva rafforzato il regime di Milosevic? L’8 luglio 1997, l’allora Ministro per gli Affari Regionali, Giorgio Bogi, trasmise per competenza la suddetta interrogazione all’allora ministro del Tesoro (Carlo Azeglio Ciampi), che deteneva il 61% delle azioni di Telecom Italia; anche il ministro delle Poste e Telecomunicazioni, Antonio Maccanico, ricevette la suddetta interrogazione.
Né Ciampi né Maccanico risposero, né allora né dopo.

2) Perché le prime trattative con il governo serbo furono intraprese a partire dal novembre 1994, mentre era vigente un embargo ONU nei confronti del regime serbo (sospeso solamente nel novembre 1995 e revocato un anno dopo) che vietava qualsiasi rapporto economico con Milosevic?

3) A questo proposito, cosa ci faceva a Torino, il 28 novembre 1994, una delegazione d’affari serba di altissimo livello? Dopo aver incontrato i vertici della FIAT – come risulta da documenti trasmessi dai radicali alla Procura della Repubblica di Torino e alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia – i serbi incontrarono anche i vertici di Telecom Italia (la cui sede legale era allora a Torino) per gettare le basi dell’affaire Telekom Serbia?

4) Perché chi, in primis Romano Prodi, sostiene che il governo Prodi aveva disciplinato secondo un principio di "non intervento" i rapporti fra il Ministero del Tesoro e le società da esso controllate non ha mai esibito, in questi dieci anni, un decreto ministeriale, una circolare, un atto di indirizzo che accrediti questa obiettiva "rivoluzione" nei rapporti fra il Tesoro e le società partecipate?

5) A tal proposito e a fortiori, è vero o no che nel 1997 era ormai in vigore da tre anni la legge 30 luglio 1994, n. 474 sulle privatizzazioni, che riconosce un potere speciale del Governo perfino sulle società ex statali e poi privatizzate (è il caso della Stet), riservando al ministero del Tesoro un’azione d’oro (golden share), cioè un potere di intervento, condizionamento e perfino veto su alcune decisioni, del tutto indipendente dalla quota azionaria detenuta dallo Stato?

6) Il Romano Prodi che assiste impassibile al closing dell’affaire Telekom Serbia (9-10 giugno 1997) è lo stesso signore che il 18 gennaio 1997 trasmette alla Presidenza della Camera la relazione semestrale del governo "Sulla politica informativa e della sicurezza" in cui si parla della "grave crisi politica innescatasi a Belgrado", delle "imponenti manifestazioni di protesta dopo l’annullamento delle elezioni amministrative" e si prevede che "l’aspirazione popolare alla completa democratizzazione del Paese non sia reprimibile a lungo, anche se la dirigenza di Belgrado non sembra disposta a cedere il potere. Ne potrebbe derivare un prolungato periodo d’instabilità politica …" ?

7) Il Romano Prodi di cui sopra è sempre lo stesso signore che il 1° agosto 1997, ovvero cinquanta giorni dopo la conclusione dell’affaire, trasmette alla Presidenza della Camera la relazione successiva in cui è scritto "in Serbia diviene più aspro il confronto tra il governo e l’opposizione, in vista delle elezioni repubblicane che si terranno entro fine anno" e si denuncia anche "la precarietà della situazione in Kosovo"?

8) Come si concilia l’affermazione di Piero Fassino (trasmissione "L’alieno", Italia Uno, 3/12/03), all’epoca dei fatti sottosegretario agli Esteri con delega ai Balcani, secondo il quale l’affaire Telekom Serbia fu "una trattativa fra due aziende …(per cui) …non vi era nessuna ragione per cui un sottosegretario agli Esteri se ne occupasse" con quanto scritto dai Pubblici Ministeri torinesi nell’ordinanza di archiviazione dell’inchiesta su Telekom Serbia (9/05/05): "…Si è così accertato in primo luogo che l’intero prezzo pagato per Telekom Serbia giunse nella disponibilità del Governo serbo …Il risultato di questa parte dell’indagine spiega anche il motivo per il quale l’opposizione interna a Milosevic era contraria alla vendita di Telekom Serbia; e conferma altresì le dichiarazioni dell’Ambasciatore Bascone (che aveva portato a conoscenza del Ministro degli esteri Dini e del sottosegretario Fassino l’esistenza dell’affare e la contrarietà ad esso di ambienti politici serbi avversi a Milosevic). E’ infatti evidente che la disponibilità di cospicue risorse economiche da parte di quest’ultimo e l’utilizzazione di esse per scopi sociali e di sostegno all’economia si risolveva in un rafforzamento della sua posizione e in una probabile vittoria nelle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco, cosa che infatti poi avvenne …"?

9) Riassumendo, on. Fassino, una delle due aziende da Lei evocate (Telecom Italia) era controllata per il 61% dal Ministro del Tesoro della Repubblica Italiana; l’altra, Telekom Serbia, era stata creata ad hoc da Milosevic una settimana prima della conclusione dell’affaire per incamerare i soldi dei cittadini italiani e greci (rispettivamente 456 e 328 milioni di euro); aver rafforzato Milosevic proprio nel momento in cui il suo regime era traballante, avergli permesso di assicurarsi il consenso sociale per vincere le elezioni, non era una ragione sufficiente affinché il sottosegretario Fassino, debitamente informato dal suo ambasciatore a Belgrado, se ne occupasse ed impedisse il vergognoso affaire?

10) Accantonando per un attimo le considerazioni politiche, come si può definire se non disastroso un investimento che termina nel dicembre 2002, quando il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, rivende al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Serbia per 195 milioni di euro (pari a 378 miliardi di lire, pagabili in comode rate che scadranno nel luglio 2008) contro gli 878 miliardi di lire consegnati sull’unghia a Milosevic?

11) Non era prevedibile un simile esito partendo dal presupposto che – come accertato sia dalla Procura di Torino sia dalla commissione parlamentare d’inchiesta – la "due diligence", l’analisi economico-finanziaria dell’azienda Telekom Serbia, fu effettuata dagli uomini di Telecom Italia sulla base di informazioni e documenti forniti dai serbi e non verificati sul campo?

12) Non era addirittura previsto un simile esito se Tomaso Tommasi di Vignano, amministratore delegato all’epoca di Telecom Italia, spedì a Belgrado già il 24 giugno 1997 il Dr. Giovanni Garau, conosciuto in Telecom come "il bandito", l’uomo duro, coraggioso, da impiegare nelle situazioni più difficili? Garau, prima dell’avventura serba, era direttore regionale Telecom in Campania e Basilicata; gestiva due milioni di abbonati con 5.000 dipendenti; in veste di vicedirettore generale di Telekom Serbia, si trovò a gestire lo stesso bacino d’utenza … ma avvalendosi di ben 13.500 dipendenti, non licenziabili per almeno cinque anni!

13) E’ normale che un grande gruppo come Telecom Italia paghi ben 30 milioni di marchi per spese di consulenza ad una sconosciuta società macedone, la Mak Environment, che ha per oggetto sociale principale la produzione di mangimi per animali e non ha comunque come "mission" l’attività di intermediazione? E ciò sulla base di un accordo siglato a ridosso del closing dell’affaire, il 5 giugno 1997, per consulenze svolte nei precedenti 16 mesi, come stigmatizzato dal Collegio sindacale di Telecom Italia nella sua "Memoria sull’acquisizione di Telekom Serbia" (12 giugno 2001) con queste parole inequivocabili: "…il conferimento dell’incarico dopo che lo stesso è stato svolto per lungo tempo non rispecchia le procedure in essere presso il Gruppo all’epoca dei fatti esaminati …" ?! E’ normale che il compratore (Telecom Italia) versi 17 miliardi e mezzo di lire ai consulenti finanziari e legali dei serbi? Di solito, ognuno paga i propri consulenti; semmai, chi incassa i soldi paga gli avvocati del compratore.

14) Perché né la commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia né la Procura della Repubblica di Torino sono riuscite ad audire sulla vicenda il signor Mihalj Kertes, all’epoca dei fatti capo delle dogane serbe e "eminenza grigia" dei fondi neri di Milosevic, come si evince dal cosiddetto "Rapporto Torkildsen" (dal nome dell’analista finanziario norvegese che lo predispose nel 2002 per conto del Tribunale Penale Internazionale sull’ex-Jugoslavia)? Rapporto che i radicali consegnarono sia alla Procura della Repubblica sia alla Commissione parlamentare d’inchiesta, chiedendo ad entrambe di sentire il signor Kertes, cosa non impossibile visto che il suddetto rese esaustiva e volontaria testimonianza sulle sue attività agli ispettori del Tribunale dell’Aja?

15) Infine, per quale destino cinico e baro una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire Telekom Serbia finirono nella disponibilità dell’on. Italo Bocchino di Alleanza Nazionale, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sull’affaire e accusatore implacabile di Prodi e compagni (tranne Ciampi)?
Dall’ordinanza di archiviazione del Tribunale di Torino (9 maggio 2005, pag. 30): "…Ciò che costituisce una singolare emergenza messa in luce dalle indagini riguarda la destinazione di una parte delle risorse di Vitali (uno dei due "facilitatori" dell’affaire, ndr), a loro volta, come è stato reiteratamente chiarito, provenienti dall’affare Telekom Serbia. In effetti, Bassini (Loris, titolare di una società finanziaria di San Marino, la Fin Broker S.A., a cui il Vitali aveva affidato la gestione di 22 miliardi di lire, fra cui i compensi percepiti per l’affaire Telekom Serbia, ndr) erogò, nel corso del 2001, 1,8 miliardi di lire ad una società, Goodtime Sas, di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione d’inchiesta Telekom Serbia; e 2,4 miliardi di lire alla società Edizioni di Roma, di cui socio e Presidente del Consiglio di Amministrazione era lo stesso on. Bocchino…".

Torino, 11 giugno 2007

Giulio Manfredi (manfredi61@hotmail.com)
Direzione nazionale Radicali Italiani

Tutti i documenti citati sono reperibili su
www.associazioneaglietta.it nella sezione Telekom Serbia

Sull'affaire si consiglia inoltre la lattura di

"Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003" di Giulio Manfredi (Stampa Alternativa, 2003, postfazione di Marco Pannella)

"Telekom Serbia: l’affare di cui nessuno sapeva" di Francesco Bonazzi (Sperling & Kupfer)


13 giugno 2007


LE DOMANDE SENZA RISPOSTA SULL'AFFARE TELECOM SERBIA

Dieci anni fa, il 9 giugno 1997, Telecom Italia (allora di proprietà per il 61% del ministero del Tesoro) acquistava il 29% di Telekom Srbija per la somma di 893 milioni di marchi (pari a 456 milioni di euro). Il giorno seguente i 3/4 di quei soldi finivano in conti correnti riconducibili direttamente all'allora uomo forte della Serbia Slobodan Milosevic, mentre il rimanente fu incassato da Milosevic pochi mesi dopo. Nella ricorrenza i radicali torinesi Bruno Mellano, deputato della “Rosa nel pugno”, Silvio Viale, segretario dell'Ass. “Adelaide Aglietta”, e Giulio Manfredi, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani hanno tenuto una conferenza stampa lo scorso 11 giugno a Torino. Perché Torino? Perché all’epoca dei fatti Telecom Italia aveva lì la sua sede legale; perché nel novembre 1994, in pieno embargo Onu alla Serbia, a Torino arrivò una delegazione d’affari serba che incontrò i vertici della Fiat (incontrarono anche i vertici Telecom per gettare le basi dell’affaire?); perché a Torino, nel 1998, gli esponenti radicali Benedetto Della Vedova e Gianfranco Dell’Alba comprarono azioni Telecom per intervenire alle assemblee degli azionisti e denunciare l’affaire; perché fu la Procura di Torino, nel 2001, ad aprire un fascicolo sulla vicenda e ad archiviarlo, come ho scritto più sopra, nel maggio del 2005.

A dieci anni sono ancora tante le domande senza risposta su una vicenda ben poco commendevole che si è cercato di ridurre (si fa per dire) ad un affare di tangenti (per altro non provate) mentre è ben altro.
L’ affaire Telekom Serbia è un’operazione economico-finanziaria che diede ossigeno ad un regime e ad un dittatore già in quel momento sotto accusa per crimini di guerra. Il tutto senza che il governo dell’epoca (il Prodi 1 con Ciampi ministro del Tesoro), debitamente informato di cosa stava accadendo, intervenisse per bloccare l’operazione. L'allora senatore radicale Piero Milio nello stesso 1997 presentò un’interrogazione a Prodi, Ciampi e Maccanico (allora ministro delle Comunicazioni) per chiedere conto dei soldi consegnati a Milosevic: l'interrogazione non ha mai avuto risposta risposta.

Igor Marini apparve sei anni dopo, nel 2003, ma l'affaire Telekom Serbia non è Igor Marini e le sue accuse a “Ranocchio” (Dini, nel '97 ministro degli Esteri), “Cicogna” (Fassino, nel '97 sottosegretario agli Esteri) e “Mortadella” (Prodi) su presunte tangenti. Telekom Serbia sono i soldi di Telecom Italia – cioè dei cittadini italiani – andati a rafforzare il regime di un dittatore, utilizzati per comprare beni che solamente 24 mesi dopo avremmo bombardato con i nostri aerei e i nostri piloti, nell’ambito dell’intervento NATO in Kosovo della primavera 1999. L'affaire Telekom Serbia è la mancata assunzione della responsabilità politica – magari con conseguenti scuse ai cittadini italiani e serbi – da parte di Prodi , Dini , Fassino e Ciampi. Tentare di nascondere quanto accadde dieci anni fa tra Torino, Roma e Belgrado usando come specchietto per le allodole Igor Marini è quindi un’operazione di “depistaggio politico” se non di vera e propria falsificazione storica. Tra l'altro è lecito chiedersi se nella vicenda Telekom Serbia vi fu l’intervento dei servizi di sicurezza italiani viste le notizie sulle intercettazioni effettuate dal cosiddetto “sistema di sicurezza “ di Telecom (Tavaroli, Ghioni, Mancini). Su questo aspetto particolare gli attuali parlamentari radicali Capezzone e Mellano hanno presentato un'interrogazione che si spera non abbia lo stesso destino di quella del senatore Milio. Senza dire che la commissione parlamentare d’inchiesta costituita ad hoc e che si recò in missione anche a Belgrado (missione che seguii come inviato di Radio Radicale) non ha mai presentato una relazione finale, come invece prevedeva la legge istitutiva, mentre la Procura di Torino aprì un fascicolo sulle vicenda nel 2001 per poi archiviarlo nel maggio del 2005.

Telekom Serbia non fu però solamente una discutibile operazione politica: fu anche una disastrosa operazione economica. Nel dicembre 2002 il nuovo proprietario di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, ha rivenduto al sopraggiunto governo democratico serbo la partecipazione in Telekom Srbija per 195 milioni di euro, pagabili in rate che scadranno nel luglio 2008, contro i 456  milioni avuti da Milosevic nel 1997. D'altra parte, all'epoca dell'”affare” i tecnici di Telecom Italia incaricati di stimare il valore dell’azienda di Belgrado dovettero fidarsi dei documenti forniti loro dai serbi. Tra l'altro, la Procura di Torino ha accertato che una parte dei proventi dell’intermediazione riguardante l’affaire è finita alla società Goodtime Sas di cui socia accomandataria era Gabriella Buontempo, moglie dell’on. Italo Bocchino, successivamente componente della commissione parlamentare d’inchiesta e grande accusatore di Prodi, Dini e Fassino mentre altri soldi sono andati alla società Edizioni di Roma, di cui socio e presidente del consiglio di amministrazione era lo stesso esponente di An.

Sul sito di Radio Radicale è disponibile la registrazione della conferenza stampa che i radicali torinesi hanno tenuto lunedì 11 giugno. Sul sito di Radicali italiani se ne può trovare invece una sintesi scritta. Chi fosse interessato alla documentazione sulla vicenda puà andare sul sito dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino.

Segnalo infine il libro “Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare? – Diario ragionato del caso dal 1994 al 2003” di Giulio Manfredi pubblicato da Stampa Alternativa.

sfoglia     maggio        luglio
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom