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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





9 gennaio 2010


TURCHIA/UE: INIZIA BENE L'ANNO PER ANKARA

Sembra cominciare bene l'anno nuovo per la Turchia per quanto riguarda le relazioni con l'Unione Europea e le prospettive del negoziato di adesione. Proprio dell'UE, infatti, sono arrivati due "assist" notevoli alle aspirazioni europee di Ankara. Il primo, per nulla scontato, viene dal governo tedesco della cancelliera Angela Merkel, da sempre favorevole ad una "partnership privilegiata" con la Turchia, ma contraria ad un'adesione formale. Il neo-ministro degli Esteri tedesco Guido Westerwelle, leader dei liberaldemocratici tedeschi, nel corso della sua visita ufficiale in Turchia ha ridato slancio alle relazioni turco-tedesche sul piano dell'adesione del paese anatolico all'Unione europea, ma si è anche detto chiaramente a favore del proseguimento delle trattative per far entrare la Turchia in Europa. Il secondo appoggio alle aspirazioni europee di Ankara viene, invece, dalla Spagna, dal 1 gennaio presidente di turno dell'UE. Madrid, infatti, spera nei prossimi mesi di ridare slancio ai negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, oggi assai rallentati: lo ha detto il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, aggiungendo che la Spagna conta di aprire nuovi capitoli negoziali con Ankara. Dichiarazioni che mostrano la particolare attenzione della presidenza spagnola dell'UE verso il sud est europeo, come indicano anche le visite ufficiali di questi giorni nei Balcani.

Partiamo dalla Germania. La stampa turca ha dato molto risalto alla visita del ministro degli Esteri tedesco, che si è detto chiaramente a favore del proseguimento delle trattative per far entrare la Turchia in Europa. Ma la cosa, se non clamorosa certo non scontata, è che, stando a quanto scriveva ieri il quotidiano Die Welt, il partito cristianodemocratico della cancelliera Merkel sembra d'accordo con la proposta di Westerwelle: adesso si parla di trattative con l'"obiettivo dell'adesione", sottolinea infatti il quotidiano di Amburgo. Le cose naturalmente non sono così semplici. I mal di pancia vengono prima di tutto dal segretario della CSU (gemello bavarese della CDU), Alexander Dobrindt, che ha messo in guardia Westerwelle "dal fare patti segreti come in Polonia" (in riferimento al presunto ok alla fondazione dei tedeschi espulsi, altro successo del leader del FDP). Dobrindt ha detto che a Westerwelle erano state date indicazioni contro ogni "precipitoso assenso alla Turchia". Westerwelle, da parte sua, ha respinto la critica in modo cortese ma netto, affermando che "bisognerebbe pensare di più alla Germania e meno agli interessi di partito". Del resto l'indipendenza del ministro dalla linea di politica estera della cancelliera Merkel per la CDU non sembra un problema: "Il ministro degli Esteri si è mosso esattamente sulle basi del contratto di coalizione", ha dichiarato Ruprecht Polenz, presidente della commissione esteri, sottolineando che sono trattative aperte, condotte con l'obiettivo dell'adesione e il cui esito non è scontato. La partnership privilegiata, ha chiarito Polenz, resta la posizione della CDU, la linea del governo è altra cosa.

Il secondo assist alla Turchia viene, come dicevo, dalla Spagna. Madrid, infatti, spera di accelerare i negoziati per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea, che oggi procedono a rilento, nel corso del suo semestre di presidenza dell'UE. Lo ha detto il ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, affermando che la Spagna conta di aprire nuovi capitoli negoziali con Ankara dopo che lo scorso dicembre i Ventisette hanno aperto il dodicesimo capitolo dei 35 su cui si articolano i negoziati, iniziati a ottobre 2005, e per Ankara particolarmente laboriosi e resi ancora più complicati da questioni come quella di Cipro. Proprio la questione della divisione dell'isola indusse l'UE nel 2006 a bloccare otto capitoli perchè Ankara rifiuta di aprire i suoi porti e aeroporti a navi ed aerei greco-ciprioti in risposta all'analogo blocco operato dai greco-ciprioti nei confronti dei vettori turco-ciprioti. E la repubblica di Cipro (dal 2004 membro dell'UE) ha avanzato riserve sull'apertura di altri sei capitoli. Anche se la Spagna è favorevole alla piena adesione di Ankara all'Unione, Moratinos, come presidente di turno dell'UE, ha comunque voluto legatore l'accelerazione dei negoziati con la Turchia ad una svolta sulla questione cipriota. "Sappiamo che è un tema difficile ma spero che i colloqui sul futuro dell'isola producano qualche progresso", ha detto il ministro spagnolo, sottolineando che a Cipro, "tutti i negoziatori sono coscienti del fattore calendario", chiaro riferimento alle elezioni del prossimo aprile nella repubblica turca di Cipro Nord che rischiano di vedere il successo dei nazionalisti. Per questo, tra l'altro, il presidente greco-cipriota Demetris Christofias ed il suo omologo turco-cipriota Mehmet Ali Talat hanno anche di recente ribadito la loro intenzione di accelerare i negoziati per giungere ad un compromesso sulla riunificazione.


15 novembre 2009


CIPRO NORD: RIUNIFICAZIONE O INDIPENDENZA DEFINITIVA?

La bandiera di Cipro NordOggi è la festa dell'"isola che non c'è". In realtà quella che non c'è è solo mezza isola: è la parte turcofona dell'isola di Cipro. Si celebra oggi, infatti, il 26mo anniversario della proclamazione della "Repubblica turca di Cipro Nord", uno stato che nessuno al mondo riconosce, tranne la Turchia. La Repubblica turca di Cipro Nord nacque nel 1983, nove anni dopo l'occupazione della parte settentrionale dell'isola da parte delle truppe di Ankara che decise di intervenire per difendere la minoranza turco-cipriota dalle persecuzioni dei greco-ciprioti e dal tentativo di colpo di Stato che puntava all'annessione dell'isola alla Grecia dei "colonnelli", la cui dittatura sarebbe per altro caduta pochi mesi dopo l'intevento turco nell'isola.

Da allora Cipro è divisa dalla "linea verde" e da un muro: meno sofisticato, con diversi varchi e meno carico di simboli di quello di Berlino, ma pur sempre un muro che divide una popolazione ed un territorio, lungo il quale vigila un contingente multinazionale di caschi blu dell'Onu. Da allora si trascina una situazione politico-diplomatica piuttosto complicata che si è tentato più volte di comporre senza successo. L'Unione Europea ha pensato bene di complicare ulteriormente le cose con l'adesione della Repubblica di Cipro, ovvero la parte greco-cipriota ma anche l'unica riconosciuta internazionalmente, che formalmente rappresenta tutto il territorio dell'isola, compresa la parte nord su cui non ha di fatto sovranità e che resta esclusa da qualunque consesso sovranazionale.

I negoziati per la riunificazione sono più volte falliti. L'ultimo, in ordine di tempo, fu quello condotto con la mediazione dell'allora segretario generale dell'Onu Kofi Annan e che si concluse con un piano per la riunificazione che fu sottoposto ad un referendum nelle due parti nel 2004. I turco-ciprioti lo approvarono, mentre i greco-ciprioti, dopo aver avuto la sicurezza dell'ingresso nell'Ue, lo respinsero. Morale, la situazione è rimasta come prima, ma molto più complicata. Anche perché la Turchia ha firmato l'accordo doganale con l'Ue in forza del quale dovrebbe accettare nei suoi scali navi ed aerei greco-ciprioti, ma non lo fa come ritorsione contro la Repubblica di Cipro che blocca l'accesso di navi e aerei turco-ciprioti ai suoi scali per protestare contro l'occupazione turca della parte nord dell'isola.

Un anno fa, l'elezione di Demetris Christofias come presidente della Repubblica di Cipro ha portato alla riapertura dei negoziati per la riunificazione. I rapporti tra Christofias ed il suo omologo turco-cipriota Mehmet Ali Talat sono buoni, ma gli incontri tra i due sulle questioni più delicate continuano a concludersi con un nulla di fatto: lo ha ammesso lo stesso Christofias, incontrando giovedì a Londra il premier britannico Gordon Brown. Entrambi i presidenti ammettono che molto resta ancora da fare visto che la scadenza fissata inizialmente per i negoziati era la fine del 2009. Per questo in molti sono piuttosto scettici sulla possibilità di raggiungere in breve tempo un esito positivo delle trattative, anche perché nel frattempo, lo scorso aprile, la sinistra di Talat ha perso le elezioni.

"Vogliamo una soluzione equa, vogliamo questi negoziati", assicura il primo ministro turco-cipriota Dervis Eroglu, anche se poi precisa di non avere molte speranze sul loro futuro. L'alternativa per Eroglu c'é ed è la stessa Repubblica turca di Cipro Nord come aveva lasciato intendere fin dalla campagna elettorale poi vinta. Significa, in pratica, sì ai negoziati, ma non all'infinito e senza concessioni ai greci. Eroglu cita sondaggi in base ai quali l'80% della popolazione del nord preferirebbe una soluzione a due stati rispetto all'unificazione. E intanto guarda alle presidenziali del prossimo aprile: i sondaggi dicono che Talat molto probabilmente non sarà rieletto e forse lo stesso Eroglu potrebbe essere il nuovo presidente. "Noi vogliamo essere partner di pari grado - ha dichiarato - la Turchia ci sostiene e la nostra gente continuerà a vivere anche senza negoziati". Gente isolata dal resto del mondo, però, e che per viaggiare ed esportare o importare le merci deve passare per forza dal territorio turco.

Proprio quella dei passaporti è una delle questioni più complicate. Nel nord c'è chi ha il passaporto turco-cipriota, ma anche chi ha chiesto e ottenuto dal sud quello greco-cipriota, con cui può viaggiare senza intoppi in Europa. Poi c'è chi questo secondo passaporto non può averlo, in quanto 'colono' turco non nativo dell'isola, e chi dispone del solo passaporto turco e può ottenere quello del nord solo sposandosi con una persona del posto. Inoltre chi ha solo documenti turchi non può andare a sud attraversi i varchi della "linea verde". L'obbligo dell'importazione di merci nel nord attraverso la Turchia fa salire i prezzi inducendo nella gente disillusione e scetticismo per i negoziati di riunificazione. E rafforzando il partito dell'attuale premier.

Ma davvero Eroglu pensa che Cipro Nord possa ottenere un riconoscimento internazionale? E come può pensare che questo avvenga se, per esempio, i negoziati per l'adesione della Turchia all'Ue sono in una fase di stallo dall'esito tutt'altro che scontato e che proprio la questione di Cipro rappresenta uno degli scogli maggiori sul già accidentato percorso di integrazione europea della Turchia? Eroglu si limita a dire che il riconoscimento "dipende dall'attitudine e dall'interesse dei singoli paesi", indica l'esperienza del Kosovo, sembra fare affidamento su una "madrepatria forte" (la Turchia per Cipro Nord come la Russia per Abkhazia e Ossezia del Sud) e non nasconde di nutrire speranze negli Stati membri dell'Organizzazione della Conferenza islamica, al cui ultimo vertice, svoltosi a Istanbul lo scorso fine settimana, Cipro Nord è stata invitata, seppure come osservatore.

Sembrano prospettive un po' azzardate, da campagna elettorale, perché il grande protettore del Kosovo sono gli Stati Uniti che però non possono fare lo stesso con Cipro Nord, visto che di mezzo c'è anche la Grecia, membro della Nato come la Turchia con la quale Washington da un po' di tempo non ha rapporti facili. Senza contare che la stessa Turchia si trova in una posizione delicata dovendo da una parte continuare il negoziato per l'adesione all'Ue (di cui fanno parte Grecia e Repubblica di Cipro): una mancata riunificazione e l'arroccamento delle due parti dell'isola darebbe un colpo forse fatale alle prospettive di integrazione europea. Dall'altra parte Ankara deve mantenere buoni rapporti con la Russia da cui dipende in buona parte per le sue forniture energetiche e con la quale deve collaborare se vuole mettere ordine nel "cortile di casa" caucasico (vedi recenti aperture all'Armenia).

"I turco-ciprioti sono al tavolo dei negoziati e sperano che sia raggiunto un accordo equo, ma tutte le parti coinvolte devono capire che, se i colloqui falliranno, abbiamo un'alternativa che è la separazione definitiva", ha però ribadito Huseyin Ozgurgun, ministro degli Esteri di Cipro Nord con parole che appaiono come un chiaro messaggio per l'attuale presidente Talat, strenuo difensore dei negoziati per l'unificazione. "Talat si renderà conto che non potrà rimanere a lungo nella posizione che ora difende" ha detto Ozgurgun, aggiungendo che lo stesso sarà per Eroglu, se sarà lui il presidente, perché "se i negoziati falliranno, Talat o chiunque vinca le presidenziali nell'aprile 2010 non potrà che cambiare approccio".

Il ministro non risparmia attacchi all'intera Unione Europea, che dopo il referendum del 2004 sul piano di pace firmato dall'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan (approvato dalla maggioranza dei turcociprioti, ma bocciato dai greco ciprioti, come abbiamo detto più sopra) aveva promesso di rompere l'isolamento
economico del nord dell'isola. Invece, proprio i veti posti dalla repubblica di Cipro non appena entrata nell'Ue hanno impedito che quell'impegno fosse mantenuto. Senza contare, aggiungiamo noi, che questo atteggiamento blocca l'erogazione dei fondi europei che pure Bruxelles ha stanziato a favore di Cipro del Nord. L'unica concessione che Ozgurgun ammette è sulla presenza dei militari turchi sull'isola: "Se costruiamo la fiducia tra le due comunità, passo dopo passo, i soldati turchi potranno lasciare l'isola, così come tutti i militari stranieri, compresi gli inglesi" (che continuano a mantenere la sovranità sulle due basi militari che ha mantenuto sul territorio dell'isola anche dopo l'indipendenza).

E l'attuale presidente turco-cipriota che dice? "Prudenza e ottimismo", ripete Talat, ribadendo la sua convinzione sulla necessità di "lavorare giorno e notte" per arrivare all'accordo per la riunificazione prima della primavera, dando per scontato che non sia possibile trovare un compromesso entro la fine del 2009 come previsto in un primo momento. Quando parla di primavera probabilmente Talat pensa al mese di aprile, quando si terranno le elezioni presidenziali. Un equo accordo per la riunificazione potrebbe essere la carta da giocare in campagna elettorale per tentare di risollevare le sorti del Partito turco repubblicano (Ctp), che mantiene il calo di consensi dopo la sconfitta alle elezioni politiche di quest'anno. Lo stesso motivo per cui il primo ministro Eroglu si appoggia invece sul pessimismo e sullo scontento dell'opinione publica e gioca la carta dell'indipendenza definitiva se fallisce la riunificazione.

Talat da parte sua dice invece di non essere "nelle condizioni di dire cosa succederà se i negoziati falliranno", sottolineando che su alcuni capitoli, come economia, giustizia e relazioni internazionali, le trattative sono a buon punto. Un ottimismo obbligato, perché al momento tutti i temi pi delicati restano aperti ed è difficile immaginare che l'accordo possa essere trovato in tempi brevi. Per l'attuale presidente, però, "il problema deve essere risolto prima delle elezioni e si deve arrivare a votare in base al nuovo assetto istituzionale definito dagli accordi". Per far questo Talat punta su "poche sessioni di negoziati, con intervalli di una decina di giorni" per definire in fretta le questioni ancora aperte. Poi, una volta raggiunto l'accordo con il sud, dovrà esserci un referendum da tenersi prima dell'inizio della campagna elettorale per le presidenziali visto che in mancanza di un compromesso quasto sarà inevitabilmente il tema dello scontro politico. Per questo Talat ha scelto di non ufficializzare, per il momento la sua ricandidatura alla presidenza, anche se molti la danno per scontata insieme a quella del primo ministro Eroglu. "La priorità è il negoziato", insiste Talat, "se annunciassimo ora le candidature, comprometteremmo il dossier".

Le questioni irrisolte riguardano le istituzioni comuni, la condivisione del potere, la composizione del governo e del parlamento (questioni centrali, visto che proprio il gioco dei veti incrociati tra le due comunità mise in crisi lo stato unitario negli anni Sessanta già subito dopo l'indipendenza). Altro tema scottante è quello delle proprietà abbandonate dalle due parti dopo la divisione dell'isola, per non parlare della definizione del territorio dei due stati da che dovrebbero unirsi in una confederazione. E infine la questione della parmenenza delle truppe turche sull'isola. Su questo, il moderato Talat, sembra più intransigente dello stesso governo: "Vogliamo che la sicurezza continui ad essere garantita dai turchi, non vogliamo altre soluzioni", dice il presidente. Parole che sono però evidentemente inaccettabili per la parte greco-cipriota.

Se queste sono le questioni da risolvere appare assai improbabile che l'obiettivo della riunificazione possa essere raggiunto in pochi mesi. Talat però si mostra ottimista, ribadisce che c'è ancota tempo e che una soluzione entro aprile é possibile: "C'è un presidente del nord che vuole una soluzione", dice parlando di sé, e "c'é un presidente del sud che dice di volere una soluzione", aggiunge con maggiore prudenza riferendosi al suo omologo Demetris Christofias. "La Turchia, gli Usa, il Regno Unito, l'Ue, l'Onu chiedono tutti una soluzione, mai come ora il contesto è favorevole", aggiunge. E qui tocca la questione centrale: il contesto è favorevole, ma la comunità internazionale è intenzionata a esercitare il forte pressing che servirebbe per garantire un accordo in tempi brevi? Cipro è solo un'isola nel Mediterraneo, ma è anche vero che è una pedina che rientra in una partita più grande che gli attori internazionali giocano su più tavoli, connessi tra loro. Questa condizione potrebbe avere un suo peso. Resta il fatto che Cipro è in Europa e che tutta l'isola fa parte dell'Unione Europea. E prima di tutto è una questione europea, come la Bosnia, come il Kosovo.


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permalink | inviato da robi-spa il 15/11/2009 alle 14:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


2 novembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 31 ottobre 2009 : 

- Bosnia Erzegovina: il processo a Radovan Karadzic, la crisi politico-istituzionale, il ruolo della comunità internazionale (con un'intervista a Enisa Bukvic)
- Croazia/Slovenia: le difficoltà per l'accordo sulla definizione dei confini
- Albania 1: il ruolo del paese nel narcotraffico mondiale
- Albania 2: la questione della libertà religiosa
- Macedonia: il premier vuole un referendum sulla questione del nome dell'ex repubblica jugoslava
- Kosovo: le relazioni politico-diplomatiche con Macedonia e Montenegro
- Cipro: le dichiarazioni del ministro degli Esteri sulle relazioni con la Turchia e il punto di vista dei Radicali italiani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


11 agosto 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 8 agosto 2009:

la Turchia e l'Unione europea;
la questione di Cipro a trentacinque anni dall'occupazione turca del nord dell'isola;
sembra profilarsi un accordo nella disputa sui confini tra Croazia e Slovenia;
il processo di adesione dell'Islanda all'Ue potrebbe rallentare l'integrazione del Balcani occidentali;
la Croazia celebra come ogni anno l'anniversario dell'operazione "Tempesta";
in Albania il premier Berisha annuncia una nuova legge anti-mafia e un progetto per la legalizzazione dei matrimoni omosessuali;
prosegue l'iniziativa diplomatica internazionale del Kosovo in attesa del pronunciamento della Corte internazionale di giustizia dell'Onu sulla legittimità della proclamazione di indipendenza.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


13 gennaio 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata del 10 gennaio(*):

Kosovo, il punto della situazione dopo le violenze a Mitrovica; le prospettive europee della Bosnia-Erzegovina; il contenzioso sui confini tra Slovenia e Croazia; Cipro, la visita in Italia del ministro degli Esteri, Kyprianou, e lo stato dei negoziati per la riunificazione dell'isola; lo stato dei rapporti tra curdi e turchi.


La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.

(*) Per ragioni di programmazione la trasmissione è andata in onda domenica 11 gennaio


14 dicembre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Su Est
è in onda
il sabato alle 22,30
su Radio Radicale

Il sommario della puntata di sabato 13 dicembre:

Grecia: un'analisi della situazione dopo una settimana di violenze e scontri di piazza seguiti all'uccisione del giovane Alexis Grigoropoulos da parte di un poliziotto (intervista a Elisabetta Casalotti, giornalista di Eleftherotypia)
Kosovo: il dispiegamento della missione civile europea Eulex
Bosnia-Erzegovina: il presidente croato Stjepan Mesic denuncia i rischi di disintegrazione del paese e accusa il premier serbo-bosniaco Milorad Dodik
Macedonia: nessuna prospettiva positiva per il contenzioso con la Grecia sulla questione del nome; la clamorosa condanna dell'ex premier Buckovski per corruzione
Cipro Nord: presentato al Parlamento Europeo uno studio della fondazione Tesev che denuncia la mancanza di basi giuridiche dell'isolamento dei turco-ciprioti
Economia: accordi nel campo energetico tra Serbia e Russa e tra Albania e Bulgaria

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti sul sito di Radio Radicale.


18 novembre 2008


TURCHIA, CAUCASO: RADICALI, BENE GLI AFFARI MA I DIRITTI UMANI?

La scorsa settimana, tra le tante dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla politica estera italiana - dichiarazioni che in alcuni casi, come quelle sulla Russia) hanno suscitato sconcerto per la loro divergenza rispetto alla linea seguita dal nostro Paese (salvo poi essere smentite con reiterati rimproveri alla stampa di non aver ben capito - ve ne è stata una, molto importante, che ha confermato l'appoggio italiano ad una (rapida) inclusione della Turchia nell'Ue.
Maurizio Turco e Marco Perduca, parlamentari radicali eletti nelle liste del PD, auspicando che alle parole seguano presto i fatti, ricordano opportunamente che, con buona pace della Lega Nord, sul suolo europeo già vivono oltre 250mila turchi nella parte settentrionale dell'isola di Cipro. Per questo, in attesa che Ankara possa sedere a Bruxelles con diritti di cittadinanza europea, i due esponenti radicali ricordano che "occorre sostenere il processo di riunificazione dell'isola mediterranea, unico esempio in controtendenza rispetto al fiorire di rivendicazioni secessionistiche, partendo dall'isolamento economico che i turco-ciprioti soffrono dal oltre 30 anni". Turco e Perduca, che dal settembre 2005 sono anche cittadini della Repubblica turca di Cipro del Nord, chiedono quindi che l'Italia "avvii iniziative a livello europeo per porre fine all'embargo economico e sostenga quegli imprenditori italiani che si mostrano desiderosi di investire nel nord dell'isola".

Lo stesso giorno in cui Berlusconi faceva le sue famose dichiarazioni a Smirne, a margine del primo vertice intergovernativo italo-turco, si svolgeva a Roma, presso il Ministero degli Esteri, la Conferenza Italia-Causaso meridionale. Gki organi di stampa hanno riferito le dichiarazioni del sottosegretario Adolfo Urso tutte volte a sottolineare l’importanza delle relazioni commerciali e della partnership economica, con particolare riferimento all’energia, del nostro paese con Azerbaigian, Armenia e Georgia. A questo proposito Bruno Mellano, presidente ri Radicali Italiani, pone una domanda: il Governo italiano non ha proprio nulla da dichiarare sulla situazione geo-politica dell’area caucasica? Nulla da dire sulla situazione attuale della Georgia? Nulla sul contesto generale del Caucaso e delle irrisolte situazioni di illegalità e di violazione dei diritti?
Mellano ricorda che sulle preoccupazioni caucasiche il Partito Radicale Nonviolento ha, tempo fa, organizzato una conferenza per documentare, con un nutrito dossier, i vari focolai di tensione e di crisi. "Noi radicali - ha dichiarato Mellano - continuiamo a credere che occorra occuparsi di diritti umani e del rispetto della legalità, anche internazionale, non solo perché è giusto ma anche perché è utile. Non c’è rispetto delle vite umane laddove non c’è rispetto delle legge: dunque non si può parlare di Caucaso senza parlare del tumore ceceno e del ruolo dell’”amico” Putin nell’area tanto meno senza parlare di quello che è successo quest’estate in Georgia. Già dimenticate l’Abkazia e l’Ossezia del Sud? Pare di si, in attesa magari di doverci occupare della Crimea. Certo ci preme ribadire che anche i migliori e più convenienti contratti economici e commerciali hanno bisogno di basarsi su solide istituzioni che ne garantiscano l’affidabilità, interna ed esterna. E le relazione nuove e approfondite con l’aera caucasica posso anche essere volte a consolidare una rete di tutela per quei paesi, ma poi non bisogna tacere difronte alla disinvoltura con cui la Russia spadroneggia indisturbata da quelle parti. Ed anche di questo credo debba occuparsi il nostro Ministero degli Esteri".

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