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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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28 ottobre 2009


LA LOTTA CONTRO LA CORRUZIONE IN CROAZIA

Un'immagine della campagna contro la corruzione lanciata in Croazia

di Marina Sikora (*)

Il rapporto annuale sul progresso della Croazia verso gli standard europei recentemente pubblicato ha messo in primo piano il capitolo negoziale piu’ importante, quello della giustizia, con particolare accento sul problema della lotta alla corruzione poiche’ questo resta il maggior problema della societa’ croata. Ormai e’ l’opinione pubblica a chiedere di fare luce su molti casi per anni irrisolti: a causa di influenze o pressioni che arrivano dal mondo della politica, diverse indagini relative alla corruzione sono state fermate.

"La corruzione e' ancora diffusa in molte sfere della societa' e sebbene il numero complessivo di casi indagati sia in costante crescita, il numero di condanne definitive e' molto ridotto", si e’ potuto leggere nel rapporto della Commissione europea. A Bruxelles non hanno voluto fare commenti sulle recenti indagini ed arresti dell’USKOK, l’Ufficio per la sopressione della corruzione e criminalita’ organizzata, come nemmeno sulle richieste per la destituzione dei singoli ministri croati. I costanti ammonimente indirizzati a Zagabria da parte della Commissione europea pare che abbiano in qualche modo spinto le autorita’ croate a un passo in avanti verso azioni concrete e riforme necessarie.

Senza risultati concreti, vale a dire processi giusti e sentenze, la Croazia non potra’ dimostrare di essere pronta veramente ad aderire all’Ue. Il commissario europeo all’Allargamento, Olli Rehn afferma che “che le sollecitazioni relative al processo di allargamento, che arrivano dall’Ue, possono influenzare e promuovere le riforme in Croazia”. “Non posso commentare i singoli casi e indagini” ha detto Ollire Rehn, “ma so che una seria lotta contro la corruzione, sia ad un livello piu’ basso, che quello alto, nonche’ la sopressione della criminalita’ organizzata, e’ quello che richiedono anche gli stessi cittadini croati.

L’Unione condivide le preoccupazioni dei cittadini a causa della corruzione. Sicuramente salutero’ il progresso relativo a queste attivita’” ha sottolineato l’eruocommissario aggiungendo che “la Croazia si sta’ avvicinando al suo obbiettivo, ma gli sforzi delle riforme devono essere rafforzati, e a tal proposito le riforme nella giustizia e la lotta contro la corruzione e criminalita’ organizzata sono le piu’ importanti”.

E tra i diversi casi di acceso dibattito politico in paese, vi sono le vicende in questi giorni collegate agli arresti del presidente di una delle maggiori societa’ agroalimentari croate, la Podravka di Koprivnica, del suo predecessore nonche’ altri quattro manager della stessa azienda. I dirigenti della Podravka sono stati arrestati qualche giorno fa per il sospetto di malversazione riguardo alle azioni della societa’, piu’ precisamente, sono sospettati di aver tentato, con i fondi della societa’ e tramite conti prestanome o di favore, di acquistare a proprio titolo il pacchetto di controllo delle azioni della Podravka.

La procura nazionale croata li ritiene responsabili di un danno causato alla Podravka di circa 34 milioni di euro, di abuso d'ufficio, falso in bilancio e di associazione a fini criminali. I dirigenti sospettati affermano che le operazioni finanziarie per le quali sono stati arrestati erano legali. In tutto questo spicca anche il fatto che alcuni anni fa ai vertici dell'azienda vi era anche l'attuale vicepremier e ministro dell'economia Damir Polancec. Secondo le accuse che arrivano innanzitutto da parte dell’opposizione croata e la stampa e' difficile pensare che il ministro fosse stato all'oscuro delle operazioni sotto inchiesta.

L’altro caso di discussione in primo piano nel Paese, oggetto anche di dibattito in Parlamento e’ il caso dell’ex ministro della Difesa croato, esponente anche lui del partito governativo, ‘HDZ, Berislav Roncevic. Per come si stanno sviluppando le cose, potrebbe capitare che dopo cinque anni di indagini da parte della procura per la lotta al crimine organizzato, Roncevic diventi il primo politico di cosi’ alto rango in Croazia ad essere formalmente accusato di corruzione. La procura croata ha inviato infatti al Sabor la richiesta per revocare l'immunita parlamentare per poter procedere contro il deputato Bersilav Roncevic che dal 2004 al 2007 ha svolto l’incarico di ministro della Difesa nel governo dell’ex premier Ivo Sanader. L'ex ministro e' sospettato di aver cancellato nel 2004 un bando per l'acquisto di camion per l'esercito croato e di aver dato l'appalto direttamente a un offerente il cui prezzo era di 1,5 milioni di euro maggiore rispetto a quelli offerti da altri nell'ambito del bando di concorso. C’e’ anche da sottolineare che la notizia sulle accuse contro Roncevic e' arrivata a poche ore dalla diffusione del rapporto della Commissione europea sulla Croazia.

Il sito della campagna contro la corruzione in Croazia

Il video della campagna contro la corruzione


(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 24 ottobre scorso a Radio Radicale e riascoltabile su www.radioradicale.it


18 ottobre 2009


UE: IL RAPPORTO ANNUALE SULL'ALLARGAMENTO

Immagine tratta dal sito interne della Provincia di LatinaMercoledì scorso, 14 ottobre, la Commissione Europea ha presentato il suo rapporto annuale sui progressi dei Paesi candidati a vario titolo all'adesione all'Unione. Come ogni anno il rapporto era atteso non solo per i giudizi di Bruxelles sui vari Paesi interessati, ma anche per verificare le linee di indirizzo della politica europea in materia di allargamento.
Il rapporto mette in evidenza i progressi verso l'integrazione europea compiuti nell'ultimo anno dai Paesi dei Balcani occidentali e dalla Turchia malgrado la crisi economica globale e individua le questioni principali che questi paesi dovranno affrontare nel breve e medio termine.
Quest'anno ricorre il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino ma anche il quinto anniversario dell'allargamento dell'UE all'Europa centrale e orientale. Bruxelles sottolinea che la prospettiva di aderire all'UE costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità. È nell'interesse strategico dell'Unione che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti.
L'attuale processo di allargamento dell'UE, ricorda la Commissione, si svolge nell'ambito di una recessione grave e generalizzata, che ha colpito sia l'Unione sia i paesi interessati dall'allargamento. Le vertenze bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione e devono essere risolte dalle parti interessate.

Per i Paesi dei Balcani le notizie sono piuttosto buone: a parte il Kosovo e per certi versi la Bosnia, tutti hanno raggiunto la sufficienza nelle pagelle di Bruxelles: la Croazia ha ripreso il cammino verso l'integrazione dopo aver risolto il contenzioso confinario con la Slovenia e la Macedonia dovrebbe ottenere a breve finalmente una data certa per cominciare i negoziati di adesione. Dal prossimo anno verranno aboliti i visti per l'UE per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro, mentre Bosnia e Albania dovranno attendere ancora un po' ma anche per loro la data non è lontana. Nel 2010, dice il rapporto, la liberalizzazione dei visti nei Balcani occidentali progredirà in misura considerevole, segnando un decisivo passo avanti per la regione: l'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini di Macedonia, Montenegro e Serbia a partire dal 2010, porterà loro vantaggi tangibili, mentre entro la metà del 2010 la Commissione presenterà proposte anche per Albania e Bosnia-Erzegovina, purché questi paesi rispettino le condizioni stabilite.

Nel presentare il rapporto, il commissario Olli Rehn ha dichiarato che la strategia di allargamento dimostra l'impegno dell'UE nei confronti del futuro europeo dei Balcani occidentali e della Turchia. "In questo difficile contesto di crisi economica - secondo Rehn - le domande di adesione dell'Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere di attrazione dell'Unione e il nostro ruolo nel promuovere stabilità, sicurezza e prosperità. La candidatura dell'Islanda conferisce una nuova dimensione al nostro programma di allargamento".

Riguardo alla Turchia, il commissario Rehn ha rilevato che la Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche: "I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto. Ci rallegriamo delle recenti consultazioni su un'importante iniziativa curda, da cui mi auguro scaturiranno azioni concrete a favore dei diritti di tutti i turchi".
Questo è un punto dolente sottolineato dal rapporto annuale della Commissione europea: in Turchia ci sono ancora troppe violazioni dei diritti fondamentali. "La violenza coniugale, i crimini d'onore e i matrimoni forzati restono problemi seri", lamenta la Commissione che critica anche i "pochi progressi" nell'attuazione di riforme politiche e costituzionali, nella lotta contro la corruzione, o la prestazione dei servizi e dei diritti delle società". Il rapporto segnala anche minacce alla libertà di stampa e critica le gigantesche multe inflitte dal fisco al gruppo editoriale privato Dogan Yahin Holding (DYH) che mettono in pericolo "la sopravvivenza economica" del gruppo, noto per le sue posizioni critiche nei confronti del governo del premier Recep Tayyip Erdogan, e rischiano di "colpire di conseguenza la libertà di stampa".
Bruxelles critica anche il fatto che la Turchia insiste a non aprire porti e aereoporti a navi e aerei della Repubblica di Cipro, cioè la parte greco-cipriota dell'isola che è membro dell'Ue. La Turchia é tenuta a farlo in virt dell'accordo di unione doganale con l'Unione Europea che però Ankara non applica per ritorsione al blocco imposto dalla Repubblica di Cipro alle navi e agli aerei della Repubblica turca di Cipro Nord, che corrisponde alla parte dell'isola occupata dalla Turchia nel 1974. Per questo rifiuto già nel 2006 l'Ue aveva congelato 8 dei 35 capitoli negoziali complessivi. La Commissione avverte che "è urgente che la Turchia si adegui ai suoi obblighi", ma non chiede sanzioni per non mettere in pericolo i difficili negoziati tra greco ciprioti e turco-ciprioti sulla riunificazione dell'isola ripresi un anno fa.
Il rapporto contiene però anche alcune note positive. La Commissione infatti giudica positivamente l'inizio della normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia. Il commissario Olli Rehn ha giudicato incoraggiante l'accordo che la Turchia e l'Armenia hanno sottoscritto il 10 ottobre per normalizzare le loro relazioni e si è augurato che questo processo porti appena possibile a una normalizzazione totale.
Nonostante i molti rilievi negativi, Ankara ha giudicato quello di quest'anno il rapporto più equilibrato redatto fin'ora da Bruxelles: "Si può dire che la relazione è positiva ed equilibrata dal punto di vista della Turchia. E' uno dei report più oggettivi, più impegnati nel sostegno alle riforme e più incoraggianti per il governo mai pubblicati", ha dichiarato il responsabile turco dei negoziati con l'Unione Europea, Egeman Bagis. Quanto alle critiche sulla maximulta per evasione fiscale imposta al gruppo editoriale Dogan, secondo Bagis "l'ammenda riguarda il ministero delle Finanze turco, non le autorita' straniere, e se questo non puo' risolverlo, e' una questione del sistema giudiziario turco".

La Macedonia ha definito "storico" il rapporto nel quale la Commissione europea sollecita l'avvio di negoziati di adesione all'Ue dell'ex repubblica jugoslava. "Questa e' un'occasione storica per la Macedonia e i suoi cittadini", ha commentato il premier macedone Nikola Gruevski, dopo aver ricevuto il rapporto dall'ambasciatore di Skopje a Bruxelles, Erwan Fouere, che lo ha definito "un forte incentivo" per il Paese a continuare le riforme necessarie per entrare nell'Ue.
Il Consiglio europeo nel dicembre 2005 concesse alla Macedonia lo status di Paese candidato all'adesione. L'accordo di stabilizzazione e associazione fu firmato nell'aprile del 2001 ed entrò in vigore nel 2004. Il Consiglio europeo adottò la Partnership Accession che comprendeva le priorità chiave per le riforme nel febbraio del 2008.
L'integrazione nell'Unione Europea e nella Nato sono considerate una priorita' strategica dal governo di Skopje, che l'anno scorso aveva dovuto incassare il veto della Grecia al suo ingresso nell'Alleanza Atlantica a causa della mancata soluzione della disputa sul nome. Atene non accetta la dizione di Macedonia, che e' anche il nome di una regione della Grecia. Il commissario all'Allargamento Olli Rehn si è detto certo che il governo macedone interpreterà il giudizio di Bruxelles come "un fortissimo incoraggiamento a risolvere la questione del nome. Capiranno certamente il messaggio".

Belgrado si è detta "molto soddisfatta" per i riconoscimenti contenuti nel rapporto con cui la Commissione europea riconosce i progressi della Serbia sulle riforme richieste da Bruxelles. "Il rapporto di quest'anno può essere considerato come il più positivo finora. Si tratta di buone notizie perla Serbia e permetterà di accorciare in maniera significativa il periodo necessario a ottenere lo status di candidato quando le condizioni richieste saranno rispettate", ha sottolineato il primo ministro Mirko Cvetkovic.
Diversi responsabili serbi hanno annunciato che Belgrado depositerà la sua candidatura all'adesione entro la fine dell'anno. Ovviamente c'è bisogno del benestare di tutti e 27 i Paesi membri per avviare i negoziati di adesione. Al momento, il processo è bloccato dal veto dell'Olanda che vincola il suo via libera all'arresto e alla consegna dei principali ricercati per crimini di guerra nell'ex Jugoslavia, a partire dall'ex capo militare serbo-bosniaco Ratko Mladic. L'ultimo rapporto del procuratore capo del Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, Serge Brammertz, sulla collaborazione dell'autorità di Belgrado è stato comunque positivo.
"La Serbia - ha detto il ministro degli Esteri Vuk Jeremic - ha fatto chiari progressi verso il raggiungimento della sua priorita' strategica centrale, l'adesione all'Ue". "La volonta' della Serbia di entrare nell'Ue non viene piu' messa in discussione. Il rapporto sullo stato d'avanzamento del processo d'adesione della Serbia permetterà di rendere più veloce questo stesso processo", ha aggiunto il primo ministro Cvektovic.

Qui di seguito il documento di sintesi diffuso dalla Commissione europea e disponibile sul sito dell'Unione Europea.

IL PROCESSO DI ALLARGAMENTO DELL'UE: UN ANNO DI PROGRESSI NEI BALCANI OCCIDENTALI E IN TURCHIA

Bruxelles, 14 ottobre 2009

Oggi la Commissione ha adottato la sua strategia annuale sull'allargamento dell'UE. La comunicazione evidenzia i progressi verso l'integrazione europea compiuti nell'ultimo anno dai Balcani occidentali e dalla Turchia malgrado la crisi economica che ha colpito l'intero pianeta e individua le sfide principali che questi paesi dovranno affrontare nei mesi e negli anni a venire. In considerazione dei progressi compiuti, la Commissione ha deciso di raccomandare l'apertura di negoziati con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Nel 2010 la liberalizzazione dei visti nei Balcani occidentali progredirà in misura considerevole, segnando un decisivo passo avanti per la regione.

Nel 2009 ricorre il 20° anniversario della caduta del muro di Berlino e il 5° anniversario dell'allargamento dell'UE all'Europa centrale e orientale. La prospettiva di aderire all'UE costituisce tuttora un forte incentivo ad attuare le riforme politiche ed economiche e consolida la pace e la stabilità. È nell'interesse strategico dell'Unione che questo processo non perda mordente, nel rispetto dei principi e delle condizioni convenuti.

L'attuale processo di allargamento dell'UE si svolge nell'ambito di una recessione grave e generalizzata, che ha colpito sia l'Unione sia i paesi interessati dall'allargamento. Le vertenze bilaterali non devono ostacolare il processo di adesione e devono essere risolte dalle parti interessate.

L'ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha compiuto notevoli progressi e ha ampiamente realizzato le priorità fondamentali del partenariato di adesione. Ritenendo che il paese soddisfi in misura sufficiente i criteri politici stabiliti dal Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 e nell'ambito del processo di stabilizzazione e di associazione, la Commissione ha pertanto deciso di raccomandare l'apertura di negoziati di adesione.

Nel presentare il pacchetto sull'allargamento, il commissario per l'allargamento Olli Rehn ha dichiarato:

"La strategia di allargamento che presentiamo oggi dimostra il nostro impegno nei confronti del futuro europeo dei Balcani occidentali e della Turchia. In questo difficile contesto di crisi economica, le domande di adesione dell'Albania e del Montenegro sottolineano il costante potere di attrazione dell'Unione e il nostro ruolo nel promuovere stabilità, sicurezza e prosperità. La candidatura dell'Islanda conferisce una nuova dimensione al nostro programma di allargamento."

L'esenzione dall'obbligo di visto per i cittadini dell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, del Montenegro e della Serbia, che entrerà in vigore all'inizio del 2010, porterà loro vantaggi tangibili. Entro la metà del 2010 la Commissione presenterà proposte per l'Albania e per la Bosnia-Erzegovina, purché questi paesi rispettino le condizioni stabilite.

Riguardo alla Turchia, il commissario Rehn ha inoltre dichiarato:

"La Turchia ha rinnovato il suo impegno a favore delle riforme politiche. I progressi dei suoi negoziati di adesione dipendono da questo impegno, specie per quanto riguarda il consolidamento delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto. Ci rallegriamo delle recenti consultazioni su un'importante iniziativa curda, da cui mi auguro scaturiranno azioni concrete a favore dei diritti di tutti i turchi."

"Considero incoraggianti i passi storici che la Turchia e l'Armenia hanno appena compiuto per normalizzare le loro relazioni e mi auguro che questo processo porti appena possibile a una normalizzazione totale."

La Croazia ha registrato buoni progressi in termini di conformità con i parametri stabiliti nei negoziati di adesione e i negoziati sono formalmente ripresi dopo l'accordo politico tra Slovenia e Croazia sulla gestione della questione frontaliera. La Croazia deve portare avanti il programma di riforme, in particolare per quanto riguarda il riordino del sistema giudiziario e della pubblica amministrazione, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e i diritti delle minoranze. Se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti, i negoziati di adesione potrebbero concludersi l'anno prossimo.

Il Montenegro ha chiesto di aderire all'UE nel dicembre 2008 e la Commissione sta preparando un parere, come richiesto dal Consiglio. Le elezioni politiche hanno rispettato quasi tutti gli standard internazionali. Il rafforzamento della capacità amministrativa e il consolidamento dello Stato di diritto rimangono obiettivi prioritari.

L'Albania ha chiesto di aderire all'UE in aprile. La Commissione è pronta a elaborare il suo parere non appena il Consiglio glielo chiederà. Le elezioni politiche hanno rispettato la maggior parte degli standard internazionali. Il consolidamento dello Stato di diritto e il buon funzionamento delle istituzioni statali rimangono obiettivi prioritari.

La Bosnia-Erzegovina deve urgentemente accelerare le riforme fondamentali. Per il futuro europeo del paese è necessario che i dirigenti adottino una strategia condivisa sulla direzione globale del paese e manifestino la volontà politica di rispettare i requisiti per l'integrazione europea e le condizioni stabilite per la chiusura dell'OHR.

La Serbia ha dimostrato il suo impegno ad avvicinarsi all'UE costituendo un track record di applicazione delle disposizioni dell'accordo interinale con l'UE e intraprendendo riforme fondamentali. Vista la costante cooperazione con l'ICTY, la Commissione ritiene che l'accordo interinale debba ora essere applicato dall'UE. La Serbia deve dimostrare un atteggiamento più costruttivo riguardo alle questioni inerenti al Kosovo.

In Kosovo, la stabilità si è mantenuta, ma rimane fragile. La missione UE per lo Stato di diritto EULEX è stata estesa a tutto il paese ed è pienamente operativa. Il Kosovo deve tuttavia affrontare notevoli sfide, anche per quanto riguarda la garanzia dello Stato di diritto, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, il rafforzamento della capacità amministrativa e la protezione dei serbi e delle altre minoranze.


In un documento separato, la Commissione propone di avvicinare all'UE i cittadini kosovari, anche tramite un dialogo sui visti nella prospettiva di un'eventuale liberalizzazione del regime dei visti quando saranno state intraprese le riforme necessarie e risulteranno soddisfatte le condizioni fissate.

La Commissione propone altresì di estendere il regime commerciale preferenziale ("misure commerciali autonome") attualmente applicato al Kosovo e, quando il Kosovo si sarà conformato alle condizioni previste, proporrà direttive di negoziato per un accordo commerciale.


13 novembre 2008


PASSAGGIO SPECIALE: L'INTEGRAZIONE EUROPEA DI BALCANI E TURCHIA

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri sera a Radio Radicale è dedicato allo stato del processo di integrazione europea dei Paesi delll'Europa sud orientale. Mercoledì 5 novembre la Commissione europea ha presentato il rapporto annuale sullo stato del processo di integrazione dei Paesi del sud est Europa. Il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, presentando il documento si è spinto a dichiarare che "tutti i Paesi del sud-est Europa dovrebbero fare un passo in avanti verso l'Ue". Dichiarazioni forse un po' che contengono anche alcune verità.

Per quanto riguarda i Balcani occidentali il 2009 sarà il loro anno, ma le situazioni sono molto diverse da Paese a Paese. Entro la fine del prossimo anno la Croazia dovrebbe concludere i negoziati di adesione, mentre la Serbia dovrebbe ottenere lo status di Paese candidato all'adesione. Anche per Montenegro e Albania il 2009 dovrebbe essere l'anno buono per presentare la loro candidatura. Brutte notizie, invece per la Macedonia, candidata all'adesione da quasi tre anni ma che si è vista nuovamente rinviare al prossimo rapporto la fissazione della data di inizio dei negoziati. Al Kosovo è stato promesso per l'autunno 2009 uno "studio di fattibilità" del percorso di integrazione visto anche il permanere del rifiuto del riconoscimento dell'indipendenza da parte di cinque Stati membri (Cipro, Grecia, Spagna, Romania e Slovacchia). Resta il nodo della Bosnia-Erzegovina: l'Ue è allarmata per il conseguente stallo delle riforme istituzionali a causa delle divisioni nazionaliste tra serbi, musulmani e croati che continuano a mettere in discussione l'unità statale come disegnata dagli accordi di pace di Dayton del 1995.

Per quanto riguarda la Turchia, Bruxelles non chiude la porta ma invita Ankara ad intensificare il processo delle riforme se vorrà davvero aderire all'Unione Europea. Ad Ankara Bruxelles chiede maggiore impegno "per rafforzare la democrazia e i diritti dell'uomo, per modernizzare e sviluppare il Paese e avvicinarlo all'Ue". La Commissione europea non nasconde i progressi compiuti dalla Turchia e alcuni elementi positivi come, per esempio, la cooperazione di Ankara in cruciali questioni geo-politiche come l'Iraq, l'Iran e la situazione del Caucaso, e mette in rilievo l'importanza della Turchia come paese di transito per il gas naturale. Resta però il fatto, ha detto Rehn durante la presentazione del rapporto, che la Turchia farebbe meglio a riprendere le riforme piuttosto che lamentarsi del mancato impegno da parte dell'Ue sulla fine dei negoziati nel momento in cui è stata fissato un obiettivo per la Croazia.

Al di là dei problemi specifici e delle diverse situazioni dei singoli Paesi c'è però il problema più generale delle resistenze a nuovi allargamenti emerse tra i Ventisette e rafforzate dal blocco del Trattato di Lisbona bocciato dal referendum irlandese nel giugno scorso. La Francia, sostenuta dalla Germania, è contraria a nuovi allargamenti prima che venga risolta la questione del Trattato. L'Olanda, appoggiata dalla Danimerca e in certa misura dalla Gran Bretagna, teme una ripetizione dei casi di Bulgaria e Romania, entrate nell'Ue il 1° gennaio del 2007 nonostante i gravi ritardi dei due Paesi. L'Italia sostiene le ambizioni europee della Turchia e il processo di integrazione dei Balcani a partire dalla Serbia, ma non può agire autonomamente dagli altri partner o in contrasto con Bruxelles. Soprattutto si dovrà vedere quale modello di Europa prevarrà nei prossimi anni, quale idea di Unione sopravviverà alle grandi trasformazioni in atto. Questo sarà il nodo attorno al quale ruoterà qualsiasi ipotesti di allargamento dell'Unione Europea e di integrazione dei Paesi dell'Europa sud orientale.

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est è curato da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura. E' possibile ascoltare la trasmissione del 12 novembre sul sito internet di Radio Radicale.


7 novembre 2008


UE: IL 2009 SARA' L'ANNO DEI BALCANI, MA I BALCANI SARANNO PRONTI?

Il 2009 sarà l'anno dei Balcani occidentali: è questo l'indirizzo che l'Unione Europea ha ribadito in occasione della presentazione, due gioni fa, del rapporto annuale sui Paesi in lista per l'adesione. Il commissario europeo all'Allargamento, Olli Rehn, si è anche spinto oltre dichiarando che "tutti i Paesi del sud-est Europa dovrebbero fare un passo in avanti verso l'Ue". Sembrano dichiarazioni ottimistiche, rilasciate per tranquillizzare gli ambienti, politici e non solo, che nei Paesi del sud est europeo puntano sull'integrazione nell'Ue, ma qualcosa di vero c'è.
La Croazia dovrebbe concludere i negoziati di adesione entro la fine del 2009, mentre la Serbia, sempre entro il prossimo anno, dovrebbe ottenere lo status di candidato all'Ue (a patto che "compia tutto quello che è nel suo potere" per catturare i ricercati dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia, a partire da Ratko Mladic). Anche per Montenegro e Albania il 2009 dovrebbere l'anno buono per presentare la loro candidatura anche se il loro percorso appare legato a quello della Serbia, Paese leader regionale. Brutte notizie, invece per la Macedonia che aspetta da quasi tre anni e che si è vista nuovamente rinviare al rapporto dell'anno prossimo la fissazione della data di inzio dei negoziati di adesione, mentre al Kosovo è stato promesso per l'autunno 2009 uno "studio di fattibilità" del percorso di integrazione visto il permanere del rifiuto del riconoscimento dell'indipendenza da parte di cinque Stati membri (Cipro, Grecia, Spagna, Romania e Slovacchia).
Resta il nodo della Bosnia-Erzegovina. La comunità internazionale è allarmata per il permanere della retorica nazionalista tra serbi, musulmani e croati (come si è visto anche in occasione delle recenti elezioni locali) e per il conseguente stallo delle riforme istituzionali che non riescono a superare il gioco dei veti incrociati. Nel 2009 dovrebbe essere abolita l'istituzione dell'Alto rappresentante internazionale e di conseguenza dovrebbe essere riorganizzata la presenza edil ruolo della comunità internazionale nel Paese. Una delle ipotesi attualmente allo studio a Bruxelles è l'unificazione degli incarichi del Rappresentante speciale dell'Ue e del capodelegazione della Commissione europea. Il commissario Rehn mercoledì scorso ha ricordato che la Bosnia sarà al centro della riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue fissata per lunedì prossimo e ha auspicato "un rafforzamento" sia della prospettiva dell'integrazione europea che della presenza dell'Ue.
Al di là dei problemi specifici dei singoli Paesi candidati all'adesione o in lista di attesa per ottenere la candidatura, c'è però il problema delle resistenze a nuovi allargamenti emerse tra i Ventisette rafforzate dal blocco del Trattato di Lisbona bocciato dal referendum irlandese nel giugno scorso. La Francia, sostenuta dalla Germania, è contraria a nuovi allargamenti prima che venga risolta la questione del Trattato. L'Olanda, appoggiata dalla Danimerca e in certa misura dalla Gran Bretagna, teme una ripetizione dei casi di Bulgaria e Romania, entrate nell'Ue il 1° gennaio del 2007 nonostante i gravi ritardi dei due Paesi in questioni cruciali come la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, solo perché il Consiglio europeo si era impegnato con largo anticipo su quella data.

Vediamo in dettaglio alcune delle cose contenute nelle "pagelle" dell'Ue presentate il 5 novembre.

CROAZIA
La Croazia ha avviato i negoziati per l'adesione all'Unione Europea nell'ottobre del 2005. Ad oggi ha aperto 21 capitoli negoziali su 35, chiudendone quattro.
Il commissario all'Allargamento, Olli Rehn, ha fissato un calendario "condizionale e indicativo" per la fine dei negoziati con Zagabria "entro la fine del 2009". Se questa tabella di marcia sarà rispettata, tenendo conto anche dei i tempi necessari per la ratifica dei Trattati d'adesione da parte dei Ventisette, la prima data utile entro cui il Paese potrebbe aderire all'Ue sarebbe il 2011.
"Il calendario condizionale e indicativo che presentiamo oggi per la Croazia dovrebbe essere interpretato come un incoraggiamento al Paese per continuare le riforme", ha detto Rehn in un comunicato. "Il calendario indicativo potrebbe essere rivisto alla luce dei progressi raggiunti dalla Croazia".
Negli ultimi giorni i rappresentanti di Francia e Olanda Commissione europea, Jacques Barrot e Neelie Kroes, avevano espresso forti riserve sull'apertura di credito alla Croazia proposta da Rehn, condizionata comunque ad una serie di obiettivi da rispettare sui dossier più difficili e complicati del negoziato giustizia, pubblica amministrazione, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, ristrutturazione dei cantieri navali e delle acciaierie, ritorno dei rifugiati).
Secondo Olli Rehn, tuttavia, la crisi del Trattato di Lisbona non dovrebbe diventare una scusa per ostacolare i negoziati di adesione della Croazia. Rehn ha riconosciuto che il Trattato di Lisbona è necessario per migliorare il funzionamento dell'Ue e ha auspicato che venga trovata presto una soluzione per la sua ratifica in tutti i Paesi dell'Ue, ma si è detto sicuro che la questione verrà risolta prima dell'adesione della Croazia.
Sulla decisione di fissare entro la fine del 2009 la data indicativa per la fine dei negoziati con Zagabria alla fine Rehn l'ha spuntata anche perché si era impegnato personalmente con il premier croato Ivo Sanader a tracciare un calendario preciso per la conclusione dei negoziati. Il commissario europeo ha comunque esortando la Croazia a compiere "ulteriori sforzi sostanziali, specie nel campo della criminalità organizzata e della corruzione e nella ristrutturazione dei cantieri navali".

SERBIA
La scorsa primavera la Serbia ha firmato l'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue. La completa implementazione dell'Asa (che rappresenta il orimo passo formale verso la candidatura all'adesione) resta però subordinata ad alcune questioni che Bruxelles continua a giudicare non pienamente rispettate da Belgrado. Nonostante questo l'Ue continua a ribadire la propria convinzione che l'integrazione europea della Serbia è possibile e necessaria.
La Serbia potrebbe quindi ricevere lo status di candidato all'adesione all'Ue gia' il prossimo anno. Per arrivarci, pero', ha avvertito Rehn, Belgrado "deve mostrare sviluppi positivi con una piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale (Tpi) per l'ex Jugoslavia e fare progressi tangibili nelle aree dello stato di diritto e dele riforme economiche".
A proposito del Tribunale, Rehn ha detto che l'Ue "aspetta con ansia" il rapporto sulla cooperazione con l'Aja che il procuratore generale del Tpi Serge Brammertz presentera' a dicembre al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il rapporto della Commissione europea riconosce che l'arresto nel luglio scorso e la consegna al Tribunale dell'ex presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic "e' stato un importante passo in avanti, ma questo processo deve essere completato". Chiaro il riferimento al fatto che il ricercato numero uno per crimini contro l'umanità commessi durante la guerra in Bosnia, l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, e' ancora latitante. Un ostacolo su cui continua ad insistere con particolare forza l'Olanda.
Il rapporto annuale della Commissione europea si mantiene cauto, invece, sul rifiuto di Belgrado di accettare l'indipendenza del Kosovo. "La Serbia - si legge nel testo - si e' impegnata ad utilizzare solo mezzi pacifici e ha esercitato moderazione nella sua risposta alla dichiarazione di indipendenza da parte dell'Assemblea del Kosovo".

MACEDONIA
Da tre anni la Macedonia vanta lo status di Paese candidato all'adesione ma l'avvio dei negoziati continua ad essere rinviato per le carenze da parte delle autorità di Skopje nel rispondere alle richieste di Bruxelles. Contrariamente a quanto si potesse pensare alla vigilia della pubblicazione del rapporto annuale, quest'anno la Commissione europea non ha concesso alla Macedonia la fissazione della data per l'avvio dei negoziati di adesione a causa della cattiva condotta delle elezioni del 1 giugno scorso e non per l'annosa disputa con la Grecia sul nome ufficiale dell'ex repubblica jugoslava. Il contenzioso va avanti dall'inizio degli anni 90, da quando la Macedonia proclamò la propria indipendenza. Da allora il Paese è riconosciuto internazionalmente come "Ex repubblica jugoslava di Macedonia" (Fyrom, secondo l'acronimo inglese), perché Atene teme che Skopje possa avanzare rivendicazioni territoriali sull'omonima regione greca. A causa della disputa, Skopje si è vista sbarrare da Atene l'invito ad aderire alla Nato insieme a Croazia e Albania lo scorso aprile a Bucarest e un analogo veto rischiava di ripetersi al Consiglio europeo di dicembre nel caso in cui Rehn avesse deciso di soprassedere raccomandando comunque ai Ventisette l'apertura dei negoziati d'adesione. Così invece non è stato e il commissario europeo ha sottolineato che si tratta di una questione separata che non fa parte del quadro negoziale e del partenariato con l'Ue. Tuttavia esortato Skopje e Atene a "risolvere questa questione che è diventata eterna".
Per quanto riguarda la situazione del Paese rispetto al percorso di integrazione nell'Ue, Rehn ha riconosciuto i "buoni progressi" della Macedonia su in materia di giustizia e di riforma della polizia nonché sull'applicazione degli accordi di Ohrid che tutelano la minoranza albanese. Allo stesso tempo, però, "le gravi lacune indicate non solo dalla Commissione europea ma dall'Osce e dagli osservatori internazionali sono state una sorpresa negativa" ha aggiunto il commissario europeo sottolineando che la capacità di condurre elezioni libere e corrette è una condizione essenziale per avviare i colloqui con Bruxelles.

KOSOVO
Per Bruxelles "il Kosovo resterà una questione cruciale nel 2009", ha dichiarato il commissario all'allargamento Olli Rehn. L'Unione Europea in quanto tale non ha riconosciuto - e non potrebbe farlo - l'indipendenza del Kosovo, cosa che spetta a ciascuno dei Paesi membri e al momento sono cinque i Paesi membri che ancora non l'hanno fatto e che per ora non intendono farlo. Data anche la controversa questione sul piano del diritto internazionale la Commissione indica il Paese come "Kosovo ai sensi della risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu 1244", che secondo Belgrado, Mosca e i cinque Stati membri Ue non lo riconoscono (Grecia, Cipro, Spagna, Romania e Slovacchia) stabilisce la sua appartenza alla Serbia. L'Ue si appresta comunque a dispiegare nel Paese una missione di polizia e giustizia (Eulex) di quasi 2000 persone per sorvegliare lo sviluppo dello stato di diritto e della giustizia. Alla missione, che dovrebbe diventare operativa a dicembre e che sostituirà l'amministrazione Onu (Unmik), parteciperanno anche gli Usa.
In ogni caso il primo rapporto della Commissione europea sul Kosovo dopo la dichiarazione d'indipendenza è molto critico: il neonato Stato rimane etnicamente diviso, con un alto livello di corruzione, penalizzato da un'economia fragile, da istituzioni deboli e con infrastrutture praticamente inesistenti. Bruxelles apprezza comunque la "relativa" stabilità del Paese dopo il distacco dalla Serbia e l'adozione di nuove leggi, a partire dalla Costituzione, "in linea con gli standard europei". Resta però tutta da verificare la loro applicazione effettiva.
"Il rafforzamento dello Stato di diritto, le politiche contro la corruzione, la lotta contro il crimine organizzato e l'estensione del dialogo e della riconciliazione tra le comunità sono grandi problemi politici", osserva la Commissione, L'esecutivo Ue nota che "l'attività del governo è stata considerevolmente influenzata dallo status e da altre questioni legate dalla dichiarazione d'indipendenza", sottolinea lo stato "debole e inefficiente" dell'amministrazione pubblica, la "corruzione diffusa", le "interferenze politiche sui media", i progressi "insufficienti" contro il riciclaggio di denaro sporco e ricorda che il Kosovo "è una delle principali rotte del traffico di droga nei Balcani occidentali".
Per quanto riguarda la protezione delle minoranze, riconosce le aperture al dialogo del governo di Pristina nei confronti dei serbi, ma chiede "sforzi più determinati" per l'integrazione. Allo stesso tempo, però, Bruxelles critica la politica di non collaborazione con le autorità di Pristina che Belgrado continua a raccomandare alla minoranza serba in Kosovo, in particolare ai serbi che vivono a nord del fiume Ibar, dove sono maggioranza.
Dopo gli anni in cui il Kosovo era l'unico Paese dei Balcani la cui economia regrediva il 2006 e il 2007 hanno segnato un incremento del Pil, secondo le stime del Fondo monetario internazionale. La disoccupazione resta però un'emergenza che riguarda quasi la metà della popolazione attiva anche se le stime ufficiali non tengono conto dell'economia sommersa. Ogni anno arrivano sul mercato del lavoro 30.000 giovani che non hanno speranze di trovare un'occupazione, e che nella maggior parte dei casi non riescono ad ottenere un visto per emigrare legalmente nell'Ue. La misura degli squilibri dell'economia è data dal grave deficit commerciale e da quello altrettanto consistente delle partite correnti. A luglio di quest'anno il Kosovo è riuscito a esportare solo il 10,9% di quanto importa.
La Commissione vede qualche segnale positivo nel "dinamismo del settore privato", dalle privatizzazioni e dall'aumento degli investimenti stranieri. Ma "l'inaffidabilità delle forniture energetiche, gli squilibri nella manodopera e le scarse infrastrutture sono grandi ostacoli allo sviluppo" del Paese. Di conseguenza, il Kosovo è molto lontano dallo status di 'economia di mercato funzionante', uno dei pre-requisiti essenziali per essere ammessi nell'Ue.
Nonostante questo il commissario Olli Rehn ha annunciato che il prossimo autunno la Commissione presenterà uno "studio di fattibilità" per cercare di avvicinare al Kosovo all'Ue - dal punto di vista commerciale e dei visti - aggirando l'ostacolo del suo parziale riconoscimento.

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