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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





15 luglio 2009


IL TEATRO DEL NABUCCO

Lunedì scorso è stato firmato l'accordo intergovernativo per la realizzazione del gasdotto Nabucco che porterà il gas dell'Asia centrale all'Europa occidentale attraverso Turchia e Balcani orientali. Nabucco, negli intenti dei suoi principali sponsor (Unione Europea e Stati Uniti) dovrebbe allentare la dipendenza energetica dell'Europa dalla Russia facendo concorrenza ad altre due grandi pipeline: North Stream e South Stream (frutto, quest'ultima, di una joint venture tra Gazprom e Eni). Che le cose non siano proprio così semplici lo capisce anche un osservatore non particolarmente esperto della questione che solo abbia qualche elemento per comprendere il quadro generale. Lo spiegava bene in poche parole Antonio Ferrari sul Corriere della Sera di lunedì scorso nell'articolo che riporto qui di seguito.

Il battesimo del Nabucco del gas: uomini, paesi e produttori divisi
di Antonio Ferrari (Corriere della Sera, 13 luglio 2009)

La cerimonia di stamane ad Ankara, cioè il battesimo politico del gasdotto Nabucco, che aggirando la tenaglia energetica russa abbraccia Turchia, Ungheria, Austria, Romania e Bulgaria, segna il vero inizio di una velenosa e silenziosa guerra, che forse nessuno potrà vincere. Sono in gioco produzione, vendita, prezzo, transiti e prelievi collegati, ma soprattutto gli equilibri geopolitici ed economici di una vasta area del pianeta, che comprende Europa, Russia, Paesi asiatici, Iran.
Nabucco nasce, con la benedizione della Commissione europea e con l' incoraggiamento degli Usa, per svincolarsi dal quasi monopolio del gas russo. Si crea insomma un' alternativa al potente consorzio South Stream (Gazprom ed Eni), figlio mediterraneo moscovita dell' altro gigante North Stream, con l' incomodo dell' ITGI, terzo previsto gasdotto regionale. Un intreccio di condutture da brivido, di Paesi che sognano affari e altri che temono sgambetti, e con centinaia di miliardi di metri cubi di gas a caccia di acquirenti.
Produttori divisi. Paesi divisi: la Turchia partecipa sia al Nabucco sia all' ITGI; la Bulgaria al Nabucco e a South Stream. L' Azerbaijan sta alla finestra, compiaciuto di essere conteso dai due principali concorrenti. E divisa l' Unione Europea, come spiega eloquentemente l' immagine di due uomini politici tedeschi, l' ex cancelliere Gerhard Schroeder e l' ex ministro degli Esteri Joska Fischer, alleati di ferro nella coalizione rosso-verde che ha governato la Germania prima di Angela Merkel. Ora, Schroeder ha accettato la profumata offerta di Vladimir Putin per fare il testimonial-lobbista di North Stream, quindi anche del suo fratello meridionale South Stream. Fischer ha accettato di far da padrino europeo al nemico Nabucco, rompendo un sodalizio che pareva inossidabile.
Benvenuti nel pericoloso teatro delle guerre energetiche del presente e soprattutto del futuro. Oggi va in scena Nabucco. Giuseppe Verdi, per favore, fate luce. Antonio Ferrari


7 luglio 2009


LA TURCHIA E' STANCA DI ASPETTARE L'INGRESSO NELL'UE

Il premier turco Recep Tayyip Erdogan"Sono 50 anni che siamo in attesa di entrare nell'Unione europea. E ora vorremmo una risposta chiara. Vi sono leader che dicono una cosa e poi si correggono, e magari in altre sedi sostengono di non averla detta. E' diventato comico, e noi siamo stanchi di comiche". E' l'inizio della lunga intervista di Antonio Ferrari al premier turco Recep Tayyip Erdogan pubblicata sul Corriere della Sera di oggi. Erdogan sarà tra poche ore all'Aquila dove la Turchia, per volere del governo italiano, parteciperà a un tavolo tutto europeo. Il messaggio è chiaro: la Turchia vuole diventare membro dell'UE a tutti gli effetti e non intende accettare soluzioni alternative tipo il "partenariato strategico" più volte sostenuto da Francia e Germania.

Nell'intervista Erdogan rivela anche alcuni retroscena, come qelli che riguardano i rapporti con il presidente francese Nicolas Sarkozy (favorevole a mentenere stretti rapporti con Ankara ma contrario ad un'adesione piena all'UE), accusato di fare affermazioni che poi contraddice poco dopo. "Io - dice Erdogan - ho ottimi rapporti personali con tutti i miei colleghi. Anche con il presidente Sarkozy. Quando la Francia aveva la presidenza della Ue, il collega Sarkozy, nei tète a tète mi diceva: "State tranquilli. Apriremo 30 capitoli, su altri 5 vedremo dopo". Poi andava in Svezia e faceva dichiarazioni durissime. Poi, quando ci rivedevamo, correggeva". Erdogan si dice inoltre preoccupato per il crollo della percentuale dei favorevoli all'ingresso in Europa: se nel 2005, l'anno in cui si sono aperti i negoziati formali con l'UE, 3 cittadini turchi su 4 erano d'accordo, oggi siamo a 1 su 2.

Erdogan ammette che anche il suo Paese può aver commeso degli sbagli: "Non abbiamo saputo spiegare chi siamo e non abbiamo saputo comunicare quel che stavamo e stiamo facendo. E così in alcuni leader si sono radicate idee sbagliate: che non avevano e non hanno nulla a che fare con la nostra realtà". Tuttavia, rivendica il merito di aver portato avanti alcune riforme più avanzate delle stesse richieste europee. In primis il famigerato articolo 301 del codice penale che puniva l'offesa all'identità turca e che aveva permesso di mettere sotto processo molti giornalisti, intellettuali e scrittori come Elif Shafak ed il premio Nobel Orhan Pamuk. Ora, dopo essere stato emendato, l'articolo punisce l'offesa alla nazione turca e secondo Erdogan sarebbe anche meglio degli articoli analoghi contenuti nei codici di diversi paesi europei.

Un'altra questione importante che pesa sul negoziato di adesione all'UE e in generale sui rapporti con l'Europa e gli USA è quello del riconoscimento del genocidio degli Armeni, compiuto dalle truppe ottomane nel 1915. Erdogan la mette così: "Non esiste un solo documento che lo provi. Uno solo. E poi: pensate che 40.000 armeni continuerebbero a vivere in Turchia? Sono gli armeni in altri paesi che diffondono notizie e interpretazioni non corrispondenti alla realtà". L'intervistatore non fa domande sulla questione di Cipro, che è uno degli altri grossi ostacoli sul percorso di adesione all'UE, ma in compenso pone a Erdogan la questione del potenziale nucleare dell'Iran, paese con cui la Turchia ha buoni rapporti: "Noi siamo assolutamente contrari alle armi di distruzione di massa - risponde il premier - però ci poniamo una domanda: è giusto condannare soltanto alcuni Paesi che le detengono o starebbero attrezzandosi a dotarsene? Io penso che tutti i Paesi dovrebbero essere liberati dalle armi di distruzione di massa. Tutti".

Il premier appare rassicurante anche sui rapporti con i militari. Tra l'AKP, il partito islamico moderato di cui Erdogan è fondatore e leader, e l'establishment militare non è mai corso buon sangue. I militari, a cui la costituzione (per altro approvata dopo l'ultimo golpe compiuto da loro stessi) affida la difesa della repubblica voluta da Ataturk, hanno a più riprese accusato Erdogan e i suoi di attentare alla laicità delle istituzioni. Recentemente il quotidiano Taraf ha rivelato che alcuni apparati dell'esercito stavano preparando un nuovo colpo di Stato. Erdogan ha fatto approvare a tempo di record una legge che permette di processare i militari coinvolti anche dalla giustizia civile dopo che quella militare li aveva assolti. E però, per il premier turco tutto sembra essere sotto controllo e non presentare problemi. Alla domanda del Corriere Erdogan risponde infatti che "non si può parlare di contrasti con le Forze armate. I militari, come la polizia e le forze di sicurezza, fanno parte della nostra società. Ora, un conto è processare, in un tribunale civile, un soldato che ha commesso reati civili. Ma nessuno intende processare militari che abbiano commesso reati connessi con la loro missione".

Leggi l'intervista del Corriere della Sera al premier turco Erdogan

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