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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





13 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 12 dicembre 2009

Grecia: la grave situazione economica, i rischi di default, l'intervento internazionale
Kosovo
: si è concluso il dibattimento sulla legittimità dell'indipendenza alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu
Turchia: rischio di crisi politica dopo la messa al bando del partito curdo
Integrazione europea dei Balcani: i casi di Croazia e Macedonia
Albania: la situazione politica interna
Romania: ancora incertezze sull'esito delle elezioni presiodenziali
Crimini di guerra: in un sondaggio l'atteggiamento dei serbi verso il tribunale internazionale e le responsabilità di Mladic.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 dicembre 2009


L'INDIPENDENZA DEL KOSOVO DAVANTI ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA: PER LA SERBIA E' "IL PIU' GRANDE PROCESSO DELLA STORIA".

I giudici della Corte Internazionale di Giustizia dell'OnuDi Marina Szikora (*)

Il piu’ grande processo nella storia” lo qualifica il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic e “una delle battaglie piu’ importanti nella lotta giuridica e diplomatica per il Kosovo”. Secondo il ministro degli esteri della Serbia, “non e’ stato per niente facile arrivare a questa posizione e non e’ stato facile ottenere la maggioranza all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e vincere tutte le pressioni prima di ottenere l’inizio del processo all’Aja”. Il ministro Jeremic partecipa in prima persona al dibattito sulla legalita’ della proclamazione unilalterale dell’indipendenza del Kosovo, iniziato il 1 dicembre.

Un processo storico, spiega Jeremic perche’ mai prima un cosi’ grande numero di peasi si sono iscritti a partecipare ed intervenire e mai prima tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa battaglia sara’ lunga e difficile – ha sottolineato il ministro degli esteri serbo – ma dalla nostra parte vi e’ la giustizia internazionale. “Credo che se sapremo essere intelligenti, calmi e innanzitutto persistenti, alla fine vinceremo”, ha detto Jeremic. Oltre al ministro Jeremic, le argomentazioni contro l’indipendenza a nome della Serbia sono state presentate anche dall’ambasciatore serbo in Olanda, Dusan Batakovic e da alcuni esperti di diritto internazionale serbi e interanazionali.

Tra i paesi che difenderanno o negheranno la legalita’ dell’atto kosovaro, si trova anche la Croazia i cui rappresentanti il prossimo 7 dicembre difendranno l’indipendenza di Pristina. Il capo della diplomazia serba Jeremic, a tal proposito, ha dichiarato di essere deluso del fatto che la Croazia abbia deciso di inserirsi nel dibattito generale ed ha concluso che Zagabria e’ stata sottoposta a grandi pressioni, ma non ha menzionato quali e da parte di chi. A favore del Kosovo interverranno inoltre gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Albania, Olanda, Norvegia, Austria, Bulgaria, Arabia Saudita, Danimarca, Finlanda e Giordania. Contrarie invece saranno le argomentazioni di Cina, Russia, Spagna, Romania, Argentina, Azerbajdzan, Bielorussia, Bolivia, Brasile, Burundi, Cipro, Venezuela e Vietnam.

C’e’ da notara che 8 dei 15 giudici della CIG provengono da stati che finora hanno riconosciuto il Kosovo indipendente: Giappone (il presidente Hisashi Ovada), Stati Uniti, Giordania, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Sierra Leone e Gran Bretagna. Gli altri giudici provengono da stati che non hanno riconosciuto Pristina: Russia, Cina, Marocco, Slovacchia, Brasile e Somalia. A fine del dibattito, iniziato martedi’, la Corte dovra’ dare un parere consultativo, vale a dire rispodere alla domanda se l’autoproclamata indipendenza unilaterale del Kosovo sia in conformita’ con il diritto internazionale.

Le decisioni ed i pareri consultativi – scrive il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ – verranno presi in base alla maggioranza dei voti, e nel caso di una piuttosto uguale divisione di opinioni, la decisione del presidente del Consiglio della Corte sara’ decisiva. I giudici della Corte vengono eletti dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ma la scelta deve essere confermata da almeno otto membri del Consiglio di Sicurezza. I giudici sono eletti in base ad un mandato di nove anni e possono essere rieletti. Le elezioni si svolgo ogni terzo anno. Secondo lo statuto, la CIG deve rappresentare “le principali forme di civilizzazione ed i piu’ alti sistemi giuridici del mondo”.
Come scrive il giornale ‘Blic’, entro la meta’ del prossimo anno i 15 giudici della Corte dovrebbero prendere una decisione finale ed esprimere un parere consultativo. Dal giorno dell’inizio del processo, nell’arco dei prossimi dieci giorni le loro opinioni e posizioni illustreranno rappresentanti di 29 paesi e in piu’ il governo di Pristina.

Secondo le osservazioni serbe, il parere della Corte dell’Aja avra’ un peso giuridico e morale incontestabili, ma anche un’influenza rilevante sui prossimi passi politici. Se andra’ a favore della Serbia, sara’ per Belgrado – ritengono – una grande vittoria politica. L’opinione della CIG ha una grande forza poiche’ i paesi che finora hanno riconosciuto il Kosovo come anche quelli che non l’hanno fatto, fanno riferimento alla giustizia internazionale – ha detto Tibor Varadi, eminente professore serbo di diritto internazionale. Gli esperti giuridici concordano che a seguito di dieci giorni di dibattito, la Corte in un periodo non meno di tre mesi e non oltre sei mesi, decidera’ e rendera’ pubblica la posizione sulla legalita’ della dichiarazione delle istituzioni kosovare sull’autoproclamata indipendenza.

Sia l’una che l’altra parte sono convinte che le loro argomentazioni sono quelle giuste, e il presidente della Serbia, Boris Tadic in una intervista alla BBC ha dichiarato che, quale che sara’ la decisione della corte, essa non puo aggravare maggiormente la situazione della Serbia. Tadic ha comunque espresso ottimismo in vista del dibattito davanti alla Corte, sottolineando che le argomentazioni giuridiche sono dalla parte della Serbia.
Nell’intervista al quotidiano “Vecernje novosti”, Tadic ha detto di essere fiducioso che la CIG prendera’ in considerazione il pericolo di futuri tentativi di secessioni etniche nelle relazioni giuridico-internazionali. In questo senso, il parere della Corte sara’ vicino agli interessi della Serbia” ha commentato il presidente serbo.

Per la prima volta in un processo davanti alla CIG partecipera’ la Cina, e per la prima volta dopo oltre 50 anni, il prossimo 8 dicembre posizioni opposte su un problema internazionale presenteranno le delegazioni della Russia e degli Stati Uniti, si legge sul sito della radio e televisione serba B92. Nel dibattito parteciperanno anche i tre altri membri permanenti delle Nazioni Unite, organo internazionale in cui non e’ riuscita a passare la risoluzione sull’indipendenza del Kosovo.

Seppure il Kosovo non e’ membro delle Nazioni Unite, su richiesta della Corte, anche i rappresentanti kosovari parteciperanno nel dibatitto e hanno ottenuto il diritto, come la delegazione serba, di illustrare le loro argomentazioni. Cio nonostante, afferma B92, la delegazione di Pristina guidata da Skender Hiseni e dall’esperto britannico per il diritto internazionale Michael Wood, secondo la corte non e’ considerata come una delegazione di stato bensi’ come “autori della dichiarazione sull’indipendenza approvata unilateralmente”. La loro tesi e’ che dopo anni di violazione di diritti umani degli albanesi, in particolare nel 1999, la Serbia ha perso il diritto sul Kosovo, un fatto confermato anche dal riconoscimento dell’indipendenza di oltre 60 stati.

Successivamente, nel dibattito che durera’ fino all’11 dicembre, le loro posizioni pro e contro l’indipendenza illustreranno, tra gli altri, Romania, Bulgaria, Croazia, Spagna, Arabia Saudita, Venezuela... La decisione della corte che sara’ un “parere consultativo” e’ attesa entro l’estate 2010.
E’ chiaro che questo dibattito storico attira un gran numero di giornalisti ed e’ per questo previsto che circa 80 giornalisti nei prossimi dieci giorni seguiranno le argomentazioni che saranno illustrate alla CIG.

Il collaboratore del Fondo ISAC, Milan Pajevic sottolinea per la “Deutsche Welle” che l’opinione pubblica in Serbia non deve aspettarsi una soluzione facile della corte. Essa non rispondera’ chiaramente alla questione sulla legalita’ dell’indipendenza kosovara, sostiene Pajevic. In questo modo, spiega, sia la parte serba che quella kosovara, interpreteranno la decisione cosi’ come conviene a ciascuna delle parti. “Ma allora gia’ arriviamo sul terreno della politica interna quotidiana in Serbia e in Kosovo...Penso che questo non sia nell’interesse ne’ della Serbia ne’ del Kosovo, ne’ dei Balcani occidentali come nemmeno dell’Ue” ha detto Pajevic.

Secondo il professore della Facolta’ di scienze politiche, Predrag Simic “l’Europa non vuole un nuovo Cipro ed e’ per questo che si aspetta la soluzione finale dei problemi etnici.
Gli analitici osservano che la Serbia non ha un chiaro piano per “il giorno dopo” della decisione della CIG. E secondo Ivica Petrovic, giornalista di ‘Deutsche Welle’, “la Serbia non ha nemmeno un piano chiaro nel caso la Corte decidesse che l’indipendenza del Kosovo sia un atto in regola con il diritto internazionale.


(*) Corrispondente di Radio Radicale. Questo testo è la trascrizione della corrispondenza andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est del 2 dicembre dedicato all'inzio del dibattimento sulla legittimità della dichiarazione unlaterale di indipendenza del Kosovo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu.


5 dicembre 2009


KOSOVO: LA SOLUZIONE NON PUO' ESSERE CHE POLITICA

Infografica La StampaMartedì scorso, 1 dicembre, si è aperto davanti alla Corte Internazionale di Giustizia all'Aja il procedimento sulla leggittimità dell'indipendenza unilaterale del Kosovo proclamata il 17 febbraio 2008. Ad interessare della questione la Corte - che è il massimo organo giurisdizionale delle Nazioni Unite - era stata l'Assemblea Generale dell'Onu su richiesta della Serbia che è riuscita a raccogliere il sostegno richiesto in casi di questo genere. E a dimostrare che la questione è tutt'altro che secondaria c'è il fatto significativo che nessun dibattimento davanti alla Corte aveva mai visto una così alta partecipazione: sono infatti 36 i paesi che hanno inviato dichiarazioni scritte e 28 quelli che hanno chiesto di intervenire, metà dei quali hanno già riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Presenti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui, per la prima volta, la Cina, mentre le delegazioni russa e americana saranno schierate come da tradizione su fronti opposti con Mosca che difende le ragioni della Serbia, mentre Washington resta il grande sponsor dell'indipendenza dei kosovari albanesi.

Le posizioni delle due parti in campo sono quelle ben note. Per la Serbia la proclamazione di indipendenza dei kosovari albanesi è stato un atto di secessione che non ha precedenti nel diritto internazionale, mentre gli albanesi sostengono che dopo anni di violazioni dei loro diritti umani , in particolare nel 1999, la Serbia ha perso i propri diritti sul Kosovo. Per Belgrado l'indipendenza del Kosovo, culla storica della nazione Serbia esseziale per la sua identità, rappresenta una sfida all'ordine legale internazionale. La delegazione di Belgrado è assistita da diversi esperti di diritto internazionale tra i quali Andreas Zimmermann, docente di diritto internazionale all'Università di Potsdam, per il quale il riconoscimento del diritto alla secessione del Kosovo "costituirebbe un precedente tra i più pericolosi", perché verrebbe a significare che "la creazione di un'amministrazione da parte delle Nazioni unite non era altro che un primo passo d'un processo di secessione".

In effetti, dopo la fine della guerra, nel giugno 1999 e in seguito all'intervento internazionale il Kosovo è stato posto sotto amministrazione Onu sulla base della Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu che riconosce la sovranità della Serbia sul Kosovo anche se ne affidava l'amministrazione all'Unmik, la missione in Kosovo delle Nazioni Unite. Secondo il capodelegazione della Serbia alla Cig, l'ambasciatore di Belgrado in Francia Dusan Batakovic, la dichiarazione d'indipendenza di Pristina è stato "un tentativo per mettere fine all'amministrazione dell'Onu e alla sovranità della Serbia sulla sua provincia meridionale". Secondo un altro esperto convocato dalla Serbia, Malcom Shaw, anche il fatto che 63 paesi abbiano già riconosciuto il Kosovo non ha rilevanza: "Ciò che è illegale non può essere reso legale da terze parti", ha spiegato Shaw, che inoltre ha messo in guardia sul fatto che il riconoscimento del diritto alla secessione per Pristina sarebbe un precedente pericoloso anche in altre realtà che devono vedersela con movimenti separatisti.

Diamentralmente opposta la posizione dei kosovari albanesi secondo i quali l'indipendenza del Kosovo è ormai irreversibile e lo resterà, come ha dichiarato il ministro degli Esteri del Kosovo Skender Hyseni, capodelegazione di Pristina, "non solo per il Kosovo ma anche per garantire una pace e una sicurezza durevole nella regione, alle quali ha fortemente contribuito". A fianco degli albanesi l'esperto britannico Michael Wood. il presidente Fatmir Sejdiu si è detto certo che gli argomenti di Pristina saranno "imbattibili", perchè la dichiarazione di indipendenza è stato frutto di violenze e "spargimento di sangue" kosovaro ad opera dei serbi.

La conclusione del dibattimento è prevista per il prossimo 11 dicembre, mentre il proprio parere della Corte internazionale sulla legalità della proclamazione di indipendenza non è attesa prima dell'estate 2010. Il verdetto della Corte non è vincolante, ma avrà un grande peso politico e diplomatico. I contrari all'indipendenza kosovara sostengono che il diritto internazionale non permette la modifica unilaterale delle frontiere di un Paese, come avvenuto con la dichiarazione del 17 febbraio 2008, mentre i favorevoli sono inclini a seguire la tesi del "caso eccezionale", ovvero alla situazione di repressione, violenza e pulizia etnica che ha reso inevitabile il distacco di Pristina da Belgrado. Se ottenesse un parere favorevole, Belgrado si dice pronta a tornare al tavolo delle trattative sullo status del Kosovo. "La Serbia respinge l'affermazione secondo la quale tutte le ipotesi alternative nel negoziato sono esaurite", ha affermato l'ambasciatore Batakovic, secondo il quale, se la corte darà ragione ala posizione serba, "si creeranno le condizioni per arrivare a un compromesso sul futuro status del Kosovo". L'ipotesi è nettamente respinta da Pristina: "Noi non possiamo partecipare a negoziati che rimettano in dubbio il nostro status come nazione indipendente e sovrana: non possiamo avere un ritorno al passato", ha detto il ministro Hyseni.

In effetti resta assai dubbio come ciò potrebbe accadere. Durante i negoziati che precedettero la dichiarazione di indipendenza e che portarono all'elaborazione del cosiddetto Piano Ahtisaari, serbi e albanesi non riuscirono a trovare un compromesso su nessuna questione, nemmeno quelle secondarie. Martti Ahtisaari, inviato del segretario generale dell'Onu, elaborò allora il suo piano di mediazione che secondo i serbi ha spianato la strada alla secessione degli albanesi. Come si potrebbe riaprire la questione dello status, ora che il Kosovo è riconosciuto da oltre 60 Paesi (tra cui i deu terzi di quelli Ue), ha proprie istituzioni, ha aperto ambasciate, è entrato nel Fmi e si è mostrato in grado di organizzare elezioni regolari? Comunque la si pensi appare assai improbabile che tutto questo possa essere azzerato. Certamente ne sono ben consapevoli anche a Belgrado. Il problema è semmai trovare una via d'uscita politico-diplomatica senza perdere la faccia e ottenere garanzie concrete per la tutela degli interessi e dei diritti politici, religiosi e culturali dei serbi kosovari. Anche perché, che lo si consideri un caso eccezionale o meno, la vicenda kosovara costituisce un precedente fondamentale per il diritto fondamentale che avrà di certo conseguenze nei prossimi anni. Bruxelles sul Kosovo ha fatto l'errore di anteporre la questione dello status a quella degli standard, ma ormai è andata così. La dimensione europea, con la prospettiva di integrazione nell'Unione, è l'unica che può dare una soluzione stabile e accettabile. Ora è operativo anche il tratttao di Lisbona. Il tempo degli alibi è finito: è tornato il tempo della politica, non solo per il Kosovo, ma per tutti i Balcani.


All'inizio del dibattimento sulla legittimità dell'indipendenza kosovara davanti alla Corte Internazionale di Giustizia è stato dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andanto in onda mercoledì 2 dicembre su Radio Radicale.


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