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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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25 novembre 2008


LA SERBIA E LA GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

Nel suo percorso di avvicinamento all'Europa la Serbia si trova a fare i conti con il passato delle guerre seguite al crollo della Jugoslavia. Anche se oggi a Belgrado non c'è più Milosevic e l'attuale governo ha fatto dell'europeismo uno dei suoi tratti distintivi e programmatici, la Serbia, in quanto erede giuridico della Jugoslavia si trova, più di altri Paesi, a dover rispondere di quanto accaduto negli anni Novanta. Qui di seguito la parte della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est, andata in onda il 22 novembre a Radio Radicale, dedicata alla iniziativa della Croazia contro la Serbia davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e alla recente visita del procuratore capo del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia dal cui rapporto dipende, anche, l'avanzamento del processo di integrazione della Serbia nell'UE.   

LA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA ACCOGLIE IL RICORSO PER GENOCIDIO DELLA CROAZIA CONTRO LA SERBIA
La Corte internazionale di giustizia dell'Aia si e’ dichiarata competente a riguardo del ricorso per genocidio presentato dalla Croazia contro la Serbia per i fatti avvenuti durante la guerra del 1991-1995. La richiesta croata e’ stata accettata con 10 voti favorevoli e 7 contrari. Se non ci sara’ una transazione tra le due parti fuori giudizio, il Tribunale analizzera’ le argomentazioni della Croazia che accusa la Serbia, in quanto erede giuridico della Jugoslavia, di aver compiuto una pulizia etnica contro i cittadini croati, attuando una forma di genocidio. Il ricorso fa riferimento ai crimini perpetrati nella regione di Knin, nella parte orientale e occidentale della Slavonia e della Dalmazia. A tal proposito Zagabria chiede alla CIG di riconoscere la Serbia colpevole della violazione della Convenzione per la pervenzione e la repressione del crimine di genocidio durante la guerra tra il 1991 e 1995.
Pronunciandosi competente in materia, la Corte ha bocciato tutte le obiezioni della Serbia i cui legali hanno sostenuto che la CIG non ha il diritto di avviere un processo sulla base del ricorso croato perche’ nel periodo a cui si fa riferimento, la Repubblica federale socialista della Jugoslavia non era un membro delle Nazioni Unite e quindi nemmeno firmatario della convenzione sul genocidio. La controparte serba in questo modo ha giocato sulla carta della decisione della stessa Corte di non competenza riguardo al ricorso della Serbia contro la Nato per i crimini commessi sul popolo serbo durante i bombardamenti del 1999. Inoltre, la Serbia ha ritenuto le accuse croate insostenibili perche’ i crimini a cui si fa riferimento sono stati compiuti prima del 27 aprile 1992 quando la Repubblica socialista della Jugoslavia non esisteva ancora in quanto Stato e che le richieste croate sono infondate perche’ escono dalla cornice della Convenzione. La Presidente della Corte, Rosalyn Higgins ha spiegato pero’ che il Tribunale ha stabilito che gli atti delibarati da Belgrado e i suoi comportamenti dal 1992 significavano che la Serbia aveva accettato gli impegni derivanti dalle convenzioni internazionali di cui la Repubblica federale socialista della Jugoslavia era firmataria.
Questo e’ un grande successo per la Croazia dopo il quale segue un grande lavoro” ha commentato la decisione della CIG il neoministro della giustizia croato, Ivan Simonovic, principale rappresentante della Croazia in questo ricorso. Simonovic ha detto che su una eventuale transazione con la Serbia dovrebbe decidere il governo croato ma che per la Croazia sarebbe estremamente importante insistere sulle domande giudiziali quali il destino degli scomparsi, punizione dei perpetratori di crimini e restituzione dei beni culturali. Da sottolineare che la Croazia si e’ rivolta alla CIG nel luglio 1999 sollevando le accuse contro l’allora Repubblica socialista della Jugoslavia per gonocidio.
Il ricorso croato e’ argomentato da testimonianze di vittime e migliaia di documenti. Secondo il presidente croato Stjepan Mesic la decisione della CIG ha anche un valore simbolico perche’ e’ arriva proprio nel momento in cui la Croazia ricorda le vittime di Ovcara e della citta’ di Vukovar come anche l’eroismo di tutti quelli che l’avevano difesa. “Questo e’ un significato simbolico e una certa giustizia” ha sottolineato Mesic. “La Serbia deve affrontare il passato” ha detto il premier croato Ivo Sanader e ha aggiunto che la politica della grande Serbia di Slobodan Milosevic ha causato un grande male al popolo croato ma anche agli altri.
Commentando la decisione della Corte, il capo del team legale della Serbia, Tibor Varadi ha dichiarato martedi’ all’Aja che la Serbia continuera’ a lavorare sulla risposta al ricorso croato considerando anche la possibilita’ di presentare controquerela. Alla domanda sulla possibilita’ di una transazione tra le due parti fuori giudizio, Varadi ha detto che la Serbia si e’ dimostrata diverse volte favorevole ad una soluzione fuori giudizio e che “adesso la parte croata dovrebbe reagire”.

IL PROCURATORE GENERALE BRAMMERTZ A BELGRADO: LE CONDIZIONI NON CAMBIANO
Di crimini di guerra e della collaborazione con il Tpi si e’ parlato anche a Belgrado a proposito della visita di due giorni del procuratore generale del Tribunale dell’Aja Serge Brammertz. La conclusione di Brammertz in merito all’ennesima valutazione della collaborazione di Belgrado con la giustizia internazionale e’ che “vi sono progressi” ma “non pienamente sufficienti”. Le autorita’ serbe continuano a ribadire “la ferma volonta’” di catturare ed estradare il ricercato numero uno, l’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladic, accusato di genocidio, crimini di guerra e contro l’umanita’ per l’assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica nonche’ l’altro imputato latitante, Goran Hadzic, leader dei serbi ribelli della Croazia.
Il presidente del Consiglio nazionale per la collaborazione con l’Aja e coordinatore del team di azione per l’arresto degli imputati latitanti, Rasim Ljajic ha informato che per Belgrado non e’ stato indicato nessun nuovo termine entro il quale bisogna estradare i due ricercati al Tribunale dell’Aja poiche’ tutti i termini stabiliti finora sono da tempo esauriti.
Il procuratore generale dell’Aja verso la fine della settimana prossima, ha spiegato Ljajic, presentera’ un rapporto scritto al Consiglio di Sicurezza mentre sui risultati dei due giorni a Belgrado informera’ il Consiglio dei ministri dell’Ue il prossimo 10 e 11 dicembre. Ljajic ha comunque avvertito che non ci sara’ nessun cambiamento rispetto alle posizioni note finche’ Mladic non sara’ estradato all’Aja. Senza Mladic all’Aja, l’Olanda blocchera’ l’adesione della Serbia all’Ue e questo e’ stato confermato da perte delle autorita’ olandesi, ha detto Ljajic e ha aggiunto che alla comunita’ internazionale non interessano piu’ gli sforzi serbi, le azioni e le attivita bensi’ risultati concreti.
C’e’ da notare che il procuratore generale Serge Brammertz ha incontrato a Belgrado tutte le massime cariche dello Stato ma pubblicamente non ha lasciato nessuna dichiarazione e non ha tenuto nessuna conferenza stampa. Dall’ufficio del presidente Tadic e del premier Cvetkovic ci son stati comunicati in cui si e’ sottolienato quello che i vertici serbi hanno detto al procuratore del’Aja ma praticamente nessuna informazione su quello che Brammertz avrebbe detto loro.


25 novembre 2008


BALCANI: NOTIZIE DA ALBANIA E MACEDONIA

La nuova legge elettorale albanese, frutto di un accordo tra i duie partiti maggiori (Partito Democratico, di centro-destra, e Partito Socialista) a scapito delle formazioni minori e l'iniziativa della Macedonia che ha deciso di citare in giudizio la Grecia di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia, sono i due temi della corrispondenza di Artur Nura per la puntata del 22 novembre di Passaggio a Sud Est, il settimanale di Radio Radicale dedicato alla situazione politica dell'Europa sud orientale.

ALBANIA: LA NUOVA LEGGE ELETTORALE
Nella puntata di sabato 15 novembre Passaggio a Sud Est ha parlato dello sciopero della fame di dieci deputati albanesi, principlamente di piccoli partiti dell’opposizione, contro la riforma della legge elettorale. L'iniziativa nonviolenta è stata interrotta quando si è capito che i due partiti piu grandi, il PD ed il PS, erano decisi ad approvare la nuova normativa. Qui di seguito il punto della situazione.

Il prossimo anno Albania andra’ a votare secondo un nuovo sistema elettorale. Il Parlamento Albanese, ha infatti approvato con 112 voti a favore, uno contrario, Il presdiente del Partito Alleanza Democratica e quattro astenuti del Partito della Minoranza greca in Albania, la nuova riforma elettorale, questo dopo un’intensa battaglia portata avanti con dibattiti e discussioni in merito ai cambiamenti della nuova legge elettorale. In piu, ponendo così una fine alla lunga odissea che questo processo ha creato durante tutti questi anni nel Paese, nel processo della votazione non hanno preso parte i deputati del Movimento Socialista per l’Integrazione (MSI), del Partito Socialista ’91 e del Partito Democristiano (PDK), promotori dello sciopero della fame durata  per circa otto giorni e cominciato proprio per esprimere la propria protesta.
I deputati dello sciopero della fame invece di partecipare alla votazione, facendo sentire il propria voce di protesta, hanno preferito rimanere proprio fuori del parlamento, dimostrando in questo modo che il loro gesto non è valso a nulla, loro si sono conggiunti ai protestati fuori del parlamento continuando con altri intreventi a miglia dei loro militanti. Secondo alcuni diversi opinionisti la decisione di interrompere lo sciopero sia stata dettata dalle pressioni dei diplomatici internazionali, contrari secondo loro - sin dall’inizio alle critiche dei partiti minori, pero i dirigenti di questi partiti si sono detti che d’ora in poi loro si rivolgerano ai loro sostenitori tramite proteste pacifiche sulle strade delle citta diversi. In effeti, pocco prima della votazione per la nuova legge elettorale in Albania, si è tenuto un incontro tra l’Ambasciatore americano a Tirana, John L. Withers – che di recente si fa vedere nei momenti salienti della politica del Paese - ed i due capi dei gruppi parlamentari, Astrit Patozi (Partito Democratico), Valentina Leskaj (Partito Socialista) e l’ex primo Ministro, Ylli Bufi.
Subito dopo l'incontro è stato ufficialmente comunicato dal Parlamento che John Withers ha discusso dei rapporti della nuova politica albanese con il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, mentre non è stato toccato il tema della riforma elettorale. Una cosa questa difficile da credere, in un momento così decisivo per la politica albanese, quale appunto l’approvazione di una legge che cambierà il voto della politica albanese, pero prima lo stesso Ambasciatore Usa promovendo un Libro sul nuovo Presidente degli USA Barak Obama ha suggerito di trovare la soluzione della crisi proprio seguendo l’esperienza Americanda di Barak Obama. In parole concrete questo significava di dare spazio e democrazia ai rappresentanti delle minoranze qualita principale dell’Afro Americano Barak Obama, pero alla fine anche questo intervento non ha portato niente di nuovo.
Alla fine i deputati partecipanti allo sciopero della fame hanno anticipato un altra protesta massiva al centro del capitale Tirana il mercoledi prossimo quale secondo loro avra’ delle misure mai ottenuto da i due partiti piu grandi come Il PD e il PS. Molto probabilmente tutti questi partiti fonderano la terza coalizione preelettorale per cercare ad ottnere il possibile. Tale possibilta trova le ragioni anche all’elemento di grande novità è tuttavia la previsione di una soglia di sbarramento "qualitativa" che darà accesso al Parlamento ai soli partiti che avranno ottenuto almeno il 3% dei voti se candidati con una propria lista, oppure il 5% se inseriti all’interno di una coalizione.

MACEDONIA: SKOPJE CITA IN GIUDIZIO ATENE
Il Ministero degli Esteri, Antonio Milososki, ha reso noto che il governo macedone ha presentato la richiesta di un procedimento dsavanti alla Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite contro la Grecia a causa del veto posto da Atene all’adesione della Macedonia alla Nato. Skopje chiede che la Grecia rispetti i suoi obblighi previsti dall'accordo del 13 settembre del 1995 vincolante per entrambi i Paesi.

Antonio Milososki ha ricordato che, in concordanza con l'articolo 11 par. 1 dell'Accordo, la Grecia è obbligata di non opporsi con il proprio veto alla richiesta di adesione della Macedonia alla NATO, come è invece accaduto in occasione del Summit di Bucarest dell'aprile di quest'anno.
Secondo Milososki, la Grecia ha violato in flagranza le sue obbligazioni, ponendosi in maniera negativa nei confronti del diritto internazionale che regola i rapporti bilaterali ed e’ che, per questo motivo che e’ stato chiesto alla Corte delle Nazioni Unite di accertare la violazione in questione, e di imporre i passi necessari alla fine di rispettare i suoi obblighi, e dunque secondo la parte macedone interrompere ogni atteggiamento ostile, diretto o indiretto. Secondo il Ministro degli esteri della Macedonia il governo ha riflettuto con molta attenzione prima di aprire il caso, ma non trovando altro modo per rendere giustizia e difendere i nostri diritti hanno dovutro reagire a tal modo agressivo. Speriamo che questo passo invoglierà la Grecia ad armonizzare i suoi procedimenti e i suoi obblighi giuridici internazionali, nonché i nostri Paesi a raggiungere una soluzione per le questioni irrisolte, nel respiro della buona vicinanza e della collaborazione come previsto dall`Accordo temporaneo", ha dichiarato Milososki per i mass media.
Secondo fonti del governo macedone a Skopje c’è ottimismo sul fatto che il Tribunale Internazionale di Giustizia si pronunci in maniera favorevole per risolvere la controversia giuridica. Loro si fanno pronunciare fiduciosi dell’imparzialità e della correttezza di un’Istituzione che rappresenta il diritto internazionale. Non chiediamo alla Corte di esaminare delle questioni politiche, considerando che la controversia sul nome non è una materia del Trattato in oggetto – ha dichiarato Milososki aggiungendo che vogliamo sottolineare che la nostra attività diplomatica rimane ferma sugli aspetti dell'Accordo temporaneo e sul processo di negoziazione con la Grecia.
Pero a Skopje il Presidente della ExReppublica Jugoslavba della Macedonia Branko Cernervkovski, prima componte dei partiti poltici macedoni attualmente in opposizione, ha considerato questo passo del Governo macedone come sbagliato quale secondo lui potra diventare bun bumerang per la Macedonia. Ed in piu come si capisce facilmente la reazione di Atene non è tardata ad arrivare, e così la Grecia ha risposto con la medesima accusa, affermando che è stata Skopje a violare per prima l’Accordo tra i due paesi.
Secondo il Ministero degli Esteri greco, la mossa del Governo macedone fa parte della tattica preferita del Premier Gruevski, di scaricare su Atene ogni responsabilità, come pure il fallimento dell’ultimo incontro con l’inviato speciale ONU. Skopje nasconde che la stessa Ex Repubblica Jugoslava della Macedonia ha violato per prima, su due piedi, una serie di obbligazioni fondamentali previsti da quell'Accordo, nonché il principio fondamentale dei rapporti di buona vicinanza - ha dichiarato il Ministero della Grecia tramite una nota ufficiale. Secondo la parte greca con questo atto, il Governo macedone testimonia ancora una volta che non è interessata ad una rapida soluzione della questione del nome, come previsto nella risoluzione 845 del Consiglio di Sicurezza dell`ONU nel 1993.
Intanto Atene considera che la Grecia, al di là degli sviluppi del processo presso la Corte di Giustizia, resterà impegnata sul fronte delle negoziazioni regolamentate dall’ONU. Pero i mass media greci, hanno attaccato Skopje affermando che tale decisione è solo un modo per deviare l'attenzione dell`opinione pubblica internazionale dalla questione del nome, a quella dell'adesione alla NATO, fermo restando che "il rifiuto dell'adesione non è stato decido dal veto greco, ma dalla comune posizione degli alleati dell’Alleanza Atlantica". Dall’altra parte secondo diversi altri opinionisti greci, il veto all'adesione della Repubblica di Macedonia alla NATO, effettivamente, costituisce una violazione dell'articolo 11 dell'Accordo, e che Skopje aveva avvertito la Grecia che, in caso di un tentativo di ostruzionismo, avrebbe chiesto l’abrogazione dell’Accordo bilaterale. In realtà, l’abrogazione non è avvenuta, per evitare eventuali ritorsioni sugli investimenti greci in territorio macedone, preferendo una strada meno pericolosa, come quella di rivolgersi al Tribunale Internazionale dell’ONU.

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