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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





15 gennaio 2010


UNA COALIZIONE PER LA RICONCILIAZIONE

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est del 13 gennaio su Radio Radicale è stato dedicato al caso della "casa gialla", il presunto traffico di organi di priogionieri serbi che sarebbe stato compiuto da guerriglieri dell'Uck durante il conflitto del Kosovo. Rispondendo ad alcuni commenti ho scritto che da tempo mi chiedo se non sarebbe possibile avviare anche per la ex Jugoslavia un processo come quello che ha portato alla pacificazione del Sud Africa dopo la fine dell'apartheid. In effetti c'è qualcuno che ci sta pensando: si tratta della Coalition for Recom.

Leggo dal sito che la Coalition for Recom nasce da un'iniziativa sviluppatasi nella società civile per la creazione di una commissione interstatale e indipendente incaricata di indagare e rivelare pubblicamente i fatti sui crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani, commessi sul territorio della ex Jugoslavia, compresa la verità su i dispersi.

Spiega il documento che illustra il senso e lo scopo dell'iniziativa

Nella società post-jugoslava si parla spesso dei crimini di guerra commessi da chi era dall'altra parte, essi anche più spesso vengono esagerati, mentre le autorità continuano a relativizzare, minimizzare o giustificare i crimini commessi contro i propri avversari durante il conflitto.
L'identificazione e la solidarietà con i membri della propria comunità accusati di crimini di guerra è molto forte, mentre i membri di altre comunità sospettati di aver commesso crimini di guerra sono accusati arbitrariamente.
Le vittime vengono dimenticate e il pubblico sente parlare di loro solo durante le cerimonie ufficiali.
La sorte di 16.252 persone scomparse non è ancora chiara e i luoghi di molte tombe non sono ancora stati trovati.
Non vi è alcun interesse politico ad accertare i fatti sugli eventi del passato, e la necessaria pressione dell'opinione pubblica indipendente è ancora assente.

Perché Recom?
Per prevenire la diffusione di menzogne sul passato o confutare quelle già presentate al pubblico. 
Per aiutare a costruire una tribuna pubblica per le vittime di crimini di guerra, ciò può suscitare la solidarietà verso le vittime anche da coloro che non conoscono
il passato. 
Per costruire una banca dati delle vittime e degli scomparsi per evitare la manipolazione dei dati. 
Per aiutare gli uffici dei pubblici ministeri che indagano sui crimini di guerra, fornendo elementi di prova, incoraggiando i testimoni e le vittime a partecipare ai processi e aiutare ad organizzare ladocumentazione su alcuni casi. 
Per aiutare le commissioni ufficiali sugli scomparsi nelle fosse comuni a scoprire quelle rimaste segrete e contribuire a chiarire la sorte dei dispersi. 
Per creare una maggiore comprensione e tolleranza e ridare dignità alle vittime e alle loro famiglie.

Per saperne di più questo è il sito della Coalition for Recom


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26 agosto 2009


KOSOVO: TENSIONI E PROCESSI, MANIFESTAZIONI E PROTESTE

La missione civile dell'Unione Europea in Kosovo (Eulex) vuole arrivare a un accordo con la Serbia per definire la questione dogane. Lo scrive il quotidiano Koha Ditore, secondo il quale Eulex avrebbe chiesto alle autorità kosovare il via libera per intavolare i colloqui con Belgrado. Il vicepremier kosovaro, Hajredin Kuci, ha assicurato che la richiesta verrà esaminata.
La questione va avanti da quando il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza. Serbia e Bosnia-Erzegovina non importano e non fanno nemmeno transitare sul proprio territorio le merci "made in Kosovo", violando così l'accordo centroeuropeo di libero scambio (Cefta).
La questione dogane si aggiunge a quella del protocollo di cooperazione tra la polizia serba ed Eulex in materia di lotta alla criminalità organizzata, accordo a cui Pristina si oppone perché, come ha detto il premier kosovaro Hashim Thaci, non si tratta di "una questione tecnica" in risposta a quanto affermato dal capo di Eulex, Yves De Kermabon. Anche sette ong kosovare chiedono al parlamento di definire in maniera chiara i rapporti tra Eulex e le istituzioni kosovare sottolineando che alla parole dovranno seguire "azioni concrete".
Un accordo simile a quello in procinto di essere sottoscritto con la Serbia, è stato già siglato dalla missione Ue con l'Albania, la Macedonia e il Montenegro. Stando alle parole di Oliver Ivanovic, segretario al ministero serbo per il Kosovo e Metohia, la reazione di Pristina è solo dettata "da questioni di politica interna, perché il governo è nel bersaglio dell'opposizione e della critica per molti motivi".

Intanto l'ex premier kosovaro Ramush Haradinaj, e attuale leader dell'opposizione, dovrà comparire il prossimo 28 ottobre di fronte al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia all'Aia a seguito del ricorso in appello presentato contro la sentenza di primo grado che lo aveva assolto dall'accusa di crimini di guerra. Al fianco di Haradinaj compariranno gli altri due ex membri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), Idriz Balaj e Lah Brahimaj. Quest'ultimo era stato condannato a sei anni per trattamento crudele e tortura di prigionieri mentre gli altri due erano stati assolti da tutte le accuse di crimini compiuti a danno di serbi, rom e albanesi "collaborazionisti".
L'assoluzione di Haradinaj alimentò forti critiche nei confronti del Tribunale, accusato di essere 'anti-serbo', soprattutto alla luce del fatto che diversi potenziali testimoni, morirono in circostanze oscure, mentre il processo era in corso, e altri rinunciarono a comparire in aula per deporre. Per questo, la procura del Tpi ha presentato appello, chiedendo che siano raccolte le testimonianze di coloro che non sono stati ascoltati nel corso del processo in primo grado. L'udienza si svolgerà a un paio di settimane dalle prossime elezioni kosovare previste per il 14 novembre.

Ieri è inoltre di nuovo esplosa la tensione interetnica a Mitrovica, la città divisa lungo il fiume Ibar che rappresenta il "confine" tra la zona nord, dove i serbi sono maggioranza, e la parte nord del Kosovo dove invece predominano gli albanesi. Sette persone sono rimaste ferite negli scontri tra gruppi di appartenenti alle due etnie nei pressi di un cantiere dove un centinaio di serbi si erano riuniti per contestare la ricostruzione di case da parte degli albanesi.
Le unita' speciali di polizia di EULEX sono intervenute usando gas lacrimogeni per far cessare le sassaiole e disperdere i dimostranti. Secondo la polizia inoltre nella stessa zona e' stato fatto scoppiare un ordigno e sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco.

Infine da segnalare l'iniziativa dell' Associazione della stampa serba e della sua sezione in Kosovo che sono scese oggi in piazza, a Pristina, reclamando giustizia per i giornalisti scomparsi durante la guerra del 1998-99. Il corteo era composto da serbi e da albanesi e ha sfilato pacificamente per le vie della capitale kosovara per poi sostare davanti alla sede della missione dell'UE a cui si chiede di fare finalmente luce sugli omicidi e i rapimenti di giornalisti, verificatisi durante il conflitto. Il capo missione Eulex, Yves de Kermabon, ha ricevuto una delegazione dei manifestanti.
In particolare, risultano ancora oggi scomparsi Slavko Perenic e Djuro Slavuj, di Radio Pristina (dal 1998), Ljubomir Knezevic, del quotidiano Jedinstvo (L'Unità) e corrispondente di Politika (dal 1999), Marijan Melonasi, di Radio Kosovo (dal 2000). Inoltre Non è mai stata fatta luce sul caso del giornalista serbo, Alaksandar Simovic, scomparso nel 1999 e del fotoreporter, Momir Stokuca, assassinato nello stesso anno. "Tornate da noi colleghi nostri" era la scritta, sia in lingua serba sia albanese, sul grande striscione dietro cui hanno sfilato i manifestanti.


26 gennaio 2009


NASCE L'ESERCITO DEL KOSOVO. IN ALBANIA SI LITIGA SUL PASSATO COMUNISTA

Quello che segue è il testo della corrispondenza di Artur Nura per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 24 gennaio a Radio Radicale. In Kosovo i Corpi di Difesa diventano Forze di Difesa, primo embrione di un futuro esercito del nuovo stato. Scontata l'opposizione dei serbi kosovari e del governo di Belgrado che giudica l'iniziativa illegale e contraria alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Intanto in Albania l'opposizione di centro sinistra attacca il governo per la legge sui crimini del passato regime comunista giudicandola una manovra per mettere a tacere i magistrati scomodi.

Nasce la Kosovo Defense Force
La Forza di Sicurezza del Kosovo [KSF - Kosovo Security Force, n.d.r.] e’ stata ufficialmente istituita e tutto e’ stato realizzato secondo il "Piano Ahtisaari" ed i criteri della NATO e della Costituzione del Kosovo, nel rispetto della multietnicità del nuovo stato balcanico. Questa forza avrà 2500 membri e il 10% di loro apparterrà alla minoranza etnica, mentre ben 1.300 membri del vecchio Corpo di Difesa del Kosovo [Kosovo Defense Corps, n.d.r.], in parte già aderenti all'Esercito di liberazione del Kosovo (UCK), sono stati ammessi di diritto. Gli ex membri dei Corpi di Difesa che non sono stati assunti per diversi motivi anche professionali, hanno protestato nelle strade di Prishtina dichiarando che hanno investito tutto su questo lavoro ed ora si trovano disoccupati senza un motivo giusto. Il comandante degli ex Corpi di Difesa, il generale Sulejman Selimi, un ex comandante dell'UCK ed attuale comandante della KSF si è fin da subito detto addolorato del fatto che centinaia di ex membri dei Corpi rimangono fuori dalla KSF, in quanto non idonei rispetto ai criteri di unione alla nuova forza di sicurezza. Tuttavia, ben 1.300 membri del vecchio corpo sono stati ammessi di diritto alla nuova KSF, mentre altri 2.000 membri verranno invece reclutati nella società e del processo di reclutamento si occuperanno anche le forze della KFOR [il contingente multinazionale NATO, n,d.r.]. Il periodo del reclutamento è iniziato il 21 gennaio e si concluderà il 14 febbraio. Tuttavia, nonostante tutte le promesse della multietnicità della KSF i rappresentanti dei serbi del Kosovo non vedono questa forza come un’istituzione nella quale potersi integrare nel futuro.
La Forza di Sicurezza del Kosovo, secondo la legge redatta ai sensi dei progetti del Piano Ahtisaari sarà costruita e fondata sui parametri della NATO, ovvero tutti i cittadini del Kosovo, senza differenza di nazionalità, religione e sesso, avranno il diritto di partecipare per poter diventare parte di questa forza di sicurezza. Gli interessati che competeranno per il ruolo di ufficiali, dovranno avere tra i 25 ed i 30 anni ed essere laureati, mentre quelli di altri gradi, dovranno avere tra i 18 ed i 30 anni ed aver concluso la scuola superiore. Il processo di scelta dei membri verrà suddiviso in cinque fasi; gli interessati devono consegnare la documentazione entro il 14 febbraio, giorno in cui inizierà anche il processo di reclutamento. La KSF sarà costituita da 2.500 membri attivi e 800 riservisti. La bandiera della Forza di Sicurezza del Kosovo è stata alzata ieri sull’edificio che fino a pochi giorni prima ospitava il comando del Copro di Difesa del Kosovo davanti al quale hanno protestato anche gli ex membri. A partire dal martedì 20 gennaio 2009 la KSF ha cominciato ufficialmente la propria missione tramite una cerimonia simbolica nella quale i corpi si sono allineati dinanzi all’edificio, realizzando una parata davanti al comandante della nuova formazione.
La missione della KSF sarà quella di partecipare alle operazioni anti-crisi in Kosovo fuori dal territorio del Kosovo, oltre ad operazioni di difesa civile e aiuto alle autorità locali nell’eventualità di catastrofi naturali o altre emergenze. Il comandante Selimi ha annunciato che la Forza opererà in totale collaborazione con le altre istituzioni del Kosovo e con gli amici internazionali aggiungendo che per settembre del 2009 avrà costruito le iniziali capacità operative, mentre il completo funzionamento è previsto fra alcuni anni. 

Albania: le polemiche sulla nuova legge sui crimini comunisti
Il premier albanese Sali Berisha, ha presentato, nel corso della riunione del Consiglio dei Ministri, come molto spesso accade in diretta televisiva, il progetto di legge per la creazione dell’Istituto di studi sui crimini e le conseguenze del sistema comunista in Albania. Berisha ha definito l’iniziativa come uno sforzo per ricordare e mai dimenticare il passato violento e pieno di sofferenze e dolore causato agli albanesi dall’allora regime comunista, aggiungendo che il sistema comunista in Albania era il sistema più repressivo, opprimente e violento di tutta l’Europa ex comunista. Oltre all’approvazione della legge per l’apertura dei dossier degli ex collaboratori dei servizi segreti, la creazione dell’Istituto è un ulteriore passo intrapreso dal governo albanese allo scopo di far luce su un periodo buio della storia nazionale. Invece, secondo l’opposizione di centro sinistra, con a capo il Partito socialista guidato dal sindaco di Tirana, Edi Rama, tutta questa iniziativa politica del premier e della sua maggioranza e’ stata intrapresa per attaccare il gruppo di magistrati che stanno indagando sulla terribile esplosione, avvenuta alcuni mesi fa, in un deposito di armi e munizioni a Gerdec, non lontano da Tirana e dall'aeroporto internazionale "Madre Teresa".
L’opposizione ha acusato Berisha di essere coinvolto direttamente nell’accaduto ed in effetti, bisogna dire che Zamir Shtylla, il capo gruppo dei procuratori sul caso di Gerdec nella procura generale della repubblica , subito dopo l’aprovazione della legge ha dovuto dare le dimissioni ed e’ stato trasferito come semplice procuratore in una piccola località. Però, secondo il premier, nel realizzare questa iniziativa la maggioranza di centro destra non ha scelto né la vendetta, perché secondo lui non sarebbe altro che rinnovare quanto è già accaduto in passato, ne’ la la giustizia che hanno scelto diversi altri Paesi ex comunisti. “Noi, come con la legge dei dossier e con tutte le altre leggi e decisioni che verranno prese, abbiamo scelto una temporanea limitazione, per un gruppo limitato di persone, dei loro diritti. Abbiamo optato per un grande sforzo, volto a ricordare e non dimenticare” - ha detto Berisha nella riunione del Consiglio dei Ministri.
Questo nuovo Istituto dovrebbe studiare e valutare obiettivamente il periodo del regime comunista, identificare gli atti legali e non legali, segreti e non segreti, preparati o approvati da tutte le istituzioni, organi e autorità statali che hanno operato come basi dell’organizzazione, nonché del funzionamento di tutto l’apparato del sistema comunista. Dovrebbe inoltre raccogliere dati, documenti e testimonianze utili a far luce sulle attività degli organi e delle strutture della sicurezza dello stato, delle forme di persecuzione e di resistenza attuate, ed anche di tutte le attività che hanno portato alla violazione dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo, certo negli anni del regime comunista. Individuare le persone che facevano parte degli organi delle autorità decisionali, responsabili della propaganda comunista, degli atti amministrativi e delle sentenze che hanno portato direttamente o indirettamente ad azioni repressive nella vita sociale e culturale. Infine, catalogare e pubblicare testimonianze e memorie dei condannati politici, sulle carceri e sui campi di internamento, elaborando in forma elettronica di tutta la documentazione sui crimini del comunismo in Albania, pubblicare e distribuire i materiali, organizzare esposizioni, seminari, conferenze e dibattiti relativi ai crimini del comunismo ed alle sue conseguenze in Albania.


17 ottobre 2008


ALBANIA, CENTENARIO HOXHA: CHI CHIEDE GIUSTIZIA E CHI LO CELEBRA

Il dittatore albanese Enver Hoxha negli anni del potereIl mondo è bello perché è vario e così in Albania c'è ancora chi rimpiange il dittatore comunista Enver Hoxha e ieri ha festeggiato il centenario della sua nascita. Per tanti altri, invece, non puo' esserci spazio per celebrare il regime che negli oltre quarant'anni del suo potere ha perseguitato, deportato, internato, torturato e ucciso decine di migliaia di albanesi, in nome dell'ortodossia comunista, tenendo il Paese in un asfissiante e anacronistico isolamento e ostaggio della paranoia dell'invasione straniera.
Così, mentre nel centro di Tirana ex perseguitati politici e le loro famiglie protestavano chiedendo ''la condanna dei crimini del comunismo'' ritenendo ''una vera e propria vergogna'' le commemorazioni per l'anniversario del dittatore, nel cimitero occidentale di Tirana alcune decine di nostalgici di Enver Hoxha si sono dati appuntamento vicino alla sua tomba coperta di fiori e bandiere, interrompendo con applausi le parole di elogio al comunismo pronunciate dalla vedova.
Da anni in Albania si discute sui crimini del regime comunista e sullindividuazione delle responsabilità ma cfino ad oggi non si è riusciti a trovare una soluzione. La maggioranza e l'opposizione anche in questi giorni discutono un'apposita legge per l'apertura dei fascicoli del Sigurimi, il servizio segreto comunista, che dovrebbe impedire a tutti gli ex collaboratori la partecipazione nella vita pubblica. Le vittime del passato regime e le loro famiglie hanno rivolto un appello al mondo politico affinche' ''faccia luce sui collaboratori del Sigurimi''. Intanto il parlamento si prepara ad introdurre un cambiamento del codice penale che prevede la condanna, e anche la reclusione, per chi ''diffonde materiali che negano o minimizzano il genocidio, i crimini contro l'umanita''', inclusi quelli commessi dal comunismo.
Il comitato per l'etica presso l'Authority per le comunicazioni ha chiesto da parte sua di controllare e impedire le trasmissioni televisive che glorificano il regime comunista e la figura del dittatore albanese dopo che, nei giorni scorsi, una televisione aveva trasmesso una lunga intervista con la vedova di Hoxha.


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14 ottobre 2008


CASO KADIJEVIC: I RADICALI ITALIANI CHIEDONO SOSTEGNO PER LA CROAZIA

Veljko KadijevicLa Russia, nei giorni scorsi, ha concesso la cittadinanza a Veljko Kadijevic, ex generale dell'esercito jugoslavo, ricercato dalla Croazia per crimini di guerra compiuti durante le guerre degli anni '90 a cui Mosca aveva già concesso lo status di rifugiato nel 2005. Dato che la costituzione russa non consente l'estradizione dei suoi cittadini la richiesta della Croazia per Kadijevic non avrà più alcun effetto.
Zagabria aveva incriminato Kadijevic, ex ministro della Difesa della Jugoslavia, per i crimini commessi dall'esercito federale nel 1991 e 1992, all'inizio del conflitto in Croazia. Nel 2003, un tribunale di Vukovar, nella Croazia orientale, aveva incriminato Kadijevic e altri nove ufficiali jugoslavi per i crimini di guerra commessi durante l'assedio della città nel 1991.
L'assedio di Vukovar da parte dell'esercito federale jugoslavo e dei paramilitari serbi è stata una delle maggiori tragedie della guerra in Croazia. Migliaia di civili furono uccisi e la città, praticamente rasa al suolo, divenne uno dei simboli della tragedia delle guerre jugoslave degli anni '90.Le autorità giudiziarie croate hanno incriminato Kadijevic anche per altri crimini di guerra compiuti a Bjelovar e a Osijek.
La Croazia aveva esortato la Russia ad arrestare Kadijevic nel novembre dello scorso anno, dopo la sua apparizione alla televisione serba in un'intervista nella quale egli aveva dichiarato di vivere a Mosca.
La Russia ospita attualmente anche Mirjana Markovic e Marko Milosevic, rispettivamente vedova e figlio dell'ex dittatore serbo Slobodan Milosevic, entrambi ricercati dalle autorità di Belgrado.
I senatori radicali/PD Donatella Poretti e Marco Perduca hanno presentato un'interrogazione al ministro degli Esteri, Franco Frattini, e a quello della Giustizia, Angelino Alfano, perché il governo italiano sostenga le autorità croate nell'ottenere l'estradizione di Kadijevic.
"La nostra interrogazione - hanno dichiarato i parlamentari radicali - si inserisce nel solco dell'iniziativa politica portata avanti dal Partito Radicale Nonviolento transnazionale (e da "Non c'è Pace senza Giustizia"), dall'inizio degli anni '90 ad oggi: iniziativa tendente a contrastare fin dal suo nascere i disegni egemonici di Slobodan Milosevic e poi a creare gli strumenti giuridici (il Tribunale Penale Internazionale dell'Aja, ICTY) per punire i responsabili dei crimini compiuti nell'ex-Jugoslavia. I crimini di guerra sono per loro natura imprescrittibili: le autorità croate, che continuano a fornire piena collaborazione al Tribunale dell'Aja, hanno tutto il diritto di vedere soddisfatta dalle autorità russe la loro richiesta di estradizione.
Inoltre, il generale Kadijevic potrebbe fornire una testimonianza preziosa all'ICTY per comprendere la genesi delle guerre d'aggressione della Serbia di Slobodan Milosevic prima alla Slovenia (giugno 1991) e poi alla Croazia (luglio 1991); in particolare, Kadijevic ebbe un ruolo fondamentale nel rinforzare le forze dell'esercito federale (JNA), decimato dalle diserzioni, con gruppi paramilitari che si resero protagonisti di efferate violenze contro la popolazione civile, prima in Croazia e poi in Bosnia.
Infine, Kadijevic era ancora ministro della Difesa il 7 gennaio 1992, quando due MIG 21 dell'esercito federale abbatterono nei cieli di Varazdin (Croazia) un elicottero della Comunità europea, uccidendo il pilota di nazionalità francese e quattro osservatori italiani; il giorno dopo Kadijevic si dimise da ministro della Difesa 'per ragioni di salute'. I piloti serbi sono stati condannati ma non è stata fatta luce su eventuali responsabilità dei vertici della catena di comando".
Altri due esponenti di Radicali Italiani, Giulio Manfredi e Igor Boni, hanno sottolineato che il “caso Kadijevic” non è l’unica testimonianza di come la Russia interpreti la giustizia internazionale: "Mosca continua ad opporsi all’estradizione dell'ex agente dei servizi russi e uomo d'affari Andrej Lugovoj, incriminato dalla magistratura inglese per l’omicidio, nel novembre 2006, dell’ex-spia russa Aleksandr Litvinenko".


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