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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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24 giugno 2009


ARRESTATO EX PREMIER KOSOVARO

Foto APAgim Ceku, ex primo ministro del Kosovo, è stato arrestato in Bulgaria in esecuzione di un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra emesso dalla Serbia. L'arresto, è avvenuto martedì sera lungo il confine con la Macedonia, ma e' stato reso noto dal ministero degli Interni bulgaro solo oggi. Il processo dovrebbe cominciare gia' nei prossimi giorni. L'arresto e' avvenuto dopo oltre un mese di latitanza, durante il quale Ceku, espulso dalla Colombia in seguito all'emissione del mandato di cattura, è passato dalla Francia prima di giungere nei Balcani. L'ex leader kosovaro, che era già stato detenuto in Slovenia e in Ungheria nel 2006, si è dichiarato prigioniero politico e ha contestato la legittimita' del mandato di arresto a suo carico. Le accuse di crimini di guerra si riferiscono agli anni 1998-99, durante i quali Ceku era uno dei capi dell'UCK, l'Esercito per la liberazione del Kosovo che aveva intrapreso la lotta armata per l'indipendenza dalla Serbia.


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permalink | inviato da robi-spa il 24/6/2009 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 giugno 2007


KOSOVO, NEGOZIATI SERBIA-UE E LA CONDANNA DI MARTIC

Qui di seguito la trascrizione della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata del 16 giugno di “Passaggio a sud est”, il settimanale di Radio Radicale in onda il sabato attorno alle 23. Questa settimana Marina si occupa del Kosovo, oggetto di ulteriori discussioni e delle consuete posizioni contrastanti tra la forte maggioranza a sostegno dell’indipendenza e la imperturbabile minoranza a difesa del no a qualsiasi riconoscimento di un Kosovo indipendente e a favore di un supplemento negoziale per un compromesso alternativa al “piano Ahtisaari”. Trattative e missioni delicate, in particolare quella del ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema recatosi a Pristina e Belgrado per esprimere la posizione italiana: da un lato appoggio al piano Ahtisaari, giudicando non più sostenibili la rivendicazione della sovranità serba sul Kosovo, ma dall'altro anche la contrarieta’ ad eventuali accelerazioni unilaterali (evocate in particolare dal presidente George W. Bush) e la disponibilita’ ad un allungamento dei tempi della diplomazia a favore di sviluppi positivi. Marina Sikora parla poi della ripresa dei colloqui bilaterali tra l’Ue e la Serbia per l'Accordo di stabilizzazione e associazione come anche della condanna a 35 anni dell'ex leader dei serbi di Croazia, Milan Martic, da parte del Tpi per crimini di guerra.

KOSOVO/1 – KOSTUNICA: GLI STATI UNITI NON POSSONO REGALARE I TERRITORI SERBI
Siamo ormai quotidianamente testimoni di un clima sempre piu’ scottante intorno alla questione Kosovo e lo status definitivo di questa regione che per la Serbia significa parte inalienabile del proprio territorio e culla secolare della civilta’ e della fede serba. A gettare nuova benzina sul fuoco e’ stata la recentissma visita del presidente americano G.W.Bush in Europa, in particolare a Tirana e Sofia e le sue esplicite dichiarazioni a favore di un rapidissimo riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. A Belgrado non cessano le polemiche e le dure reazioni dei vertici serbi a queste prese di posizione americane, anche se gia’ ben note e anche se sono soltanto la riconferma del pressante impegno americano verso un imminente voto sulla proposta d’indipendenza sorvegliata del mediatore Onu Martti Ahtisaari. Quello che ha infastidito in particolare le autorita’ serbe sono state le dichiarazioni di Bush sulla possibilita’ di riconoscimenti unilaterali in assenza di un voto del Consiglio di sicurezza dove continua ad essere minaccioso un possibile veto russo.
Le repliche delle massime cariche dello stato serbo vanno all’unisono anche se, come di consueto, piu’ moderate e diplomatiche le affermazioni del presidente della Serbia Boris Tadic, assai piu’ aspre e polemiche quelle del premier conservatore Vojislav Kostunica. Dal punto di vista serbo, altrettanto irritanti i tentativi, soprattutto quelli americani, di ammorbidire le frustrazioni riguardante l’indipendenza del Kosovo con offerte di piu’ accellerate prospettive verso le integrazioni euroatlantiche. Cosi’ il Presidente Boris Tadic ha rigettato qualsiasi forma di compesazione per la perdita di una parte del territorio. e si e’ detto convinto che qualsiasi altro paese nel mondo avrebbe reagito come la Serbia per tutelare la propria sovranita’, integrita’ e dignita’. “La Serbia non rinuncera’ mai al Kosovo come non rinuncia nemmeno al suo futuro europeo” ha riaffermato Tadic e ha
invitato le potenze piu' influenti a tener conto anche delle possibili conseguenze, quali una nuova instabilita' nell’intera regione dei Balcani e ha giudicato molto dannoso qualsiasi riconoscimento unitalterale del Kosovo da parte di singoli Stati in assenza di una decisione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.
Come detto, molto piu’ aspro nelle sue dichiarazioni e’ stato il premier Kostunica, reduce da San Pietroburgo dove lo scorso fine settimana aveva incontrato il presidente russo Vladimir Putin. Un incontro che lo ha reso ancora piu’ convinto nell’appoggio solidale di Mosca tanto da dirsi ''disgustato'' per i proclami di Bush in Albania. In un comunicato, Kostunica ha replicato con toni accesi dicendo che e’ un diritto degli Stati Uniti, a secondo dei loro interessi, sostenere singoli stati e popoli, ma questo esclude il diritto di regalare proprieta’ degli altri. “L’America deve trovare un altro modo per manifestare la sua affezione e l’ amore verso gli albanesi invece di regalare loro i territori serbi”, ha detto il premier Kostunica. Ha avvertito inoltre che qualsiasi riconoscimento unilaterale per la Serbia diverrebbe carta straccia mentre “prospettive radiose” come possibile rimedio per l’amputazione di un pezzo di territorio per la Serbia sono del tutto inaccettabili.

KOSOVO/2 - RIUNIONE DEL GRUPPO DI CONTATTO A PARIGI SENZA LA RUSSIA
Il piano Ahtisaari rimane comunque l’unica base e ipotesi seria per la soluzione dello status definitivo del Kosovo. La prossima risoluzione del Consiglio di Sicurezza dovrebbe approvare l’attuazione di questo piano e su questo concordano sia gli Stati Uniti che l’Ue. Quanto agli attuali negoziati in corso al Palazzo di Vetro, rimane aperta la questione se e quali modifiche dovra’ subire la bozza di risoluzione che concede al Kosovo una indipendenza sorvegliata per far si’ che la Russia non si opponga con un veto. Nel corso di questa settimana, a Parigi, con la partecipazione del mediatore Onu Ahtisaari si e’ svolta la riunione dei membri del Gruppo di Contatto: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia con l’assenza pero’ del sesto membro, la Russia. Sono i paesi che dai tempi della guerra si occupano della vicenda del Kosovo. Rivolgendosi ai cinque, Ahtisaari ha avvertito che si e’ quasi fuori tempo massimo e che bisogna mettersi seriamente a lavoro per valutare le diverse opzioni da portare in Consiglio di sicurezza.A termine di questa riunione e’ stata confermato la volonta’ di continuare senza rinvii i negoziati in seno al Consigli di Sicurezza per arrivare alla risoluzione che legalizza l’attuazione del piano Ahtisaari. L’esclusione della Russia alla discussione di Parigi ha provocato forti dissensi a Mosca. Il portavoce del ministero degli esteri Mikhail Kamynin ha qualificato una tale decisione inaccettabile, considerandola una preparazione per l’indipendenza del Kosovo che Mosca respinge fortemente e continua invece a ribadire che occorre continuare le trattative tra Belgrado e Pristina in cerca di un compromesso accettabile per entrambe le parti. Per Mosca, l’esclusione della Russia dalla riunione e’ incompatibile con le dichiarazioni declarative dei partner sulla prontezza di cercare soluzioni di compromesso, ha detto Kamynin e ha avvertito che discussioni separate lasciano presupporre che si stia preparando uno scenario unilaterale dell’indipendenza del Kosovo basato sul piano di Martti Ahtisaari.

SERBIA: L’UE RIAPRE IL NEGOZIATO PER L'ACCORDO DI PRE-ADESIONE
Dopo tredici mesi di congelamento, il 13 giugno la Serbia e’ tornata al tavolo di colloqui bilaterali con l’Ue per l’Accordo di associazione e stabilizzazione, considerati i negoziati di preadesione, ovvero il primo passo che uno stato deve compiere prima di ottenere lo status di candidato all’adesione nell’Ue. I negoziati, come sappiamo, sono stati bloccati nel maggio 2006 per la mancata collaborazione della Serbia con il Tribunale dell’Aja per i crimini nell’ex Jugoslavia. Con l’insediamento del nuovo governo serbo si e’ manifestato un miglioramento nei rapporti con l’Aja e il risultato, per ora, e’ stato l’arresto dell’ex generale serbo bosniaco Zdravo Tolimir. Restano latitanti i due ricercati piu’ importanti, Ratko Mladic e Radovan Karadzic. Alla ripresa dei colloqui a Bruxelles, salutando il nuovo vice premier serbo responsabile per l’integrazione europea, Bozidar Djelic, il commissario Ue all’allargamento Olli Rehn ha subito chiarito che l’arresto di Mladic e Karadzic e’ la condizione posta dall’ Ue per la firma dell’Accordo di associazione e stabilizzazione. Belgrado conta con la possibilita’ di poter gia’ nel 2008 ottenere lo status di candidato e come ha affermato Djelic la Serbia vuole fare il tutto possibile per recuperare il tempo perduto. E’ chiaro che sul rapporto tra la Serbia e l’Ue giace anche l’ombra dell’inevitabile questione dello status del Kosovo. Ma Olli Rehn ha precisato che il cammino della Serbia verso l’Unione europea e’ una cosa, mentre il negoziato per lo status del Kosovo e’ un’altra questione, sono due processi che procedono separatamente, ha ribadito Rehn ma si e’ comunque augurato che la Serbia, sulla questione del Kosovo riesca a trovare un approccio costruttivo. Djelic da parte sua ha ribadito che la Serbia difendera’ la sua integrita’ territoriale. In questo senso esplicite anche le dichiarazioni da Belgrado del premier Vojislav Kostuncia che oltre ad esprimere soddisfazione per la ripresa dei colloqui a Bruxelles non ha mancato di avvertire sulla necessita’ di rispettare l’integrita’ territoriale della Serbia. La ripresa dei negoziati per l’Accordo di stabilizzazione e associazione e’ una buona occasione affinche’ l’Ue dimostri chiaramente di avere un rapporto di partnership con la Serbia, ha detto il primo ministro serbo, e cio’ comporta il pieno rispetto della sovranita’ e integrita’ territoriale della Serbia. Il governo serbo, ha aggiunto Kostunica, nel processo delle integrazioni europee rispettera’ tutti gli standard europei ma allo stesso tempo insiste che l’Ue rispetti i confini della Serbia internazionalemente riconosciuti entro i quali il Kosovo e’ parte inalienabile del territorio serbo.

CRIMINI DI GUERRA: MILAN MARTIC CONDANNATO A 35 ANNI DAL TPI
Al Tribunale penale internazionale che giudica i crimini commessi durante la guerra in ex Jugoslavia, e’ stata pronunciata martedi’ scorso una sentenza molto importante per quanto riguarda crimini commessi contro la Croazia. Milan Martic, ex presidente dell’autoproclamata Repubblica serba della Krajina e’ stato condannato a 35 anni di reclusione per crimini di guerra e contro l’umanita’. Per le atrocita’ commesse contro i croati, tra il 1991 e il 1995, nell’ambito di un’operazione di “pulizia etnica”, la proucra aveva chiesto la condanna all’ergastolo. La sentenza e’ stata accolta con soddisfazione a Zagabria da parte dei dirigenti politici croati ma anche da parte della minoranza serba poiche’ Martic era uno dei principali leader della ribellione serba in Croazia, l’uomo che ha guidato l’aggressione contro il Paese e ordinato il bombardamento di Zagabria, responsabile di moltissime uccisioni, persecuzioni e distruzioni. Quello che Zagabria considera piu’ importante e’ la conferma per mezzo di questa sentenza, che l’esercito dell’ex Jugoslavia, la JNA ha avuto un ruolo decisivo nel conflitto in Croazia partecipando negli attacchi contro i territori croati in stretto collegamento con le forze dell’autoproclamata Republika Srpska Krajina. Le prove confermano che la leadership della Krajina e della Republika Srpska, incluso Milan Martic, sostenevano la visione di Slobodan Milosevic di creare uno stato sotto dominazione serba. E tutto questo grazie ad un significativo aiuto finanziario, logistico e militare dalla Serbia. Milan Martic e’ stato riconosciuto come uno dei piu’ importanti collaboratori in questa comune impresa criminale che attraverso una pulizia etnica ha voluto annettere territori croati per creare uno Stato serbo unito. Il maggior numero di crimini a lui attribuiti sono stati commessi nei confronti di persone anziane, civili e prigionieri e questa particolare vulnerabilita’ delle vittime aumenta la gravita’ del crimine.
Il premier croato Ivo Sanader ha valutato che con la sentenza a Martic e’ stata “accertata la realta’ storica dell’agressione contro la Croazia in cui parteciparono l’esercito jugoslavo, la Serbia e il Montenegro e i serbi ribelli in Croazia”. Sanader ha sottolineato che la Croazia non puo’ dimenticare i crimini commessi durante l’agressione ma si e’ appellato anche “alla giustizia affinche’ si prosegua con il lavoro, sia all’Aja che in Croazia, Serbia e Montenegro per processare tutti i responsabili di crimini”. Quanto al presidente della Croazia Stjepan Mesic, la sentenza di 35 anni di reclusione e’ uguale all’ergastolo, una pena meritata, ha detto Mesic, poiche’ Martic e’ stato parte dell’impresa criminale volta a pulire etnicamente il territorio croato e realizzare i piani del regime Milosevic per la creazione della “Grande Serbia”. Il leader dei serbi della Croazia, Milorad Pupovac, del Partito indipendente democratico serbo (Sdss) e deputato al parlamento croato, da parte sua, si e’ detto sollevato per la notizia di questa sentenza meritata. Pupovac ha sottolineato che Martic era il simbolo della politica di persecuzioni, uccisioni e distruzioni e che sta nell’interesse dei serbi di Croazia di lasciare finalmente alle spalle questa politica come anche di vedere davanti alla giustizia tutti quelli che insieme a Martic hanno contribuito a realizzare questa politica.
Sono pochi i media serbi che oltre alla notizia sulla condanna a Milan Martic hanno pubblicato articoli di commento. Tra questi ad esempio il quotidiano “Politica” commenta che il Tribunale dell’Aja non ha accettato di trattare le vittime civili di Zagabria in quanto “danni colaterali” come l’opinione pubblica occidentale a suo tempo aveva qualificato le vittime civili dei bombardamenti della NATO sul territorio dell’ex Jugoslavia quando sono stati uccisi oltre duemila civili. “Nessuno suggerisce che vi sono delle similtudini tra le azioni di Milan Martic e quelle dei piloti della NATO. Tuttavia se le vittime innocenti sono uguali, le loro famiglie con pieno diritto si chiedono perche’ la giustizia internazionale non e’ uguale per tutti, commenta l’articolo di “Politica”. “Glas javnosti” invece accusa il fatto che alle piu’ alte pene sono stati condannati “soltanto i Serbi”. Il tabloid belgradese “Press”, riporta tra l’altro la dichiarazione dell’ex ministro della giustizia Zoran Stojkovic che accusa il Tribunale dell’Aja “di aver mostrato con questa sentenza la sua vera faccia ma anche le sue intenzioni” e ha parlato di una “sentenza vergognosa” che conferma quali sono i criteri che guidano questo tribunale internazionale. Da parte delle autorita’ serbe, non ci sono stati commenti ufficiali a questa sentenza.

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