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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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8 febbraio 2010


CROAZIA: INIZIATO IL "PROCESSO DEL DECENNIO" PER L'OMICIDIO DI IVO PUKANIC

La scena dell'attentato in cui sono stati uccisi Ivo Pukanic e Niko Franic Di Marina Szikora (*)
Mercoledi’ e’ iniziato a Zagabria il processo del decennio, cosi’ lo qualificano i media non soltanto nazionali ma anche quelli internazionali. Si tratta del processo contro i quattro imputati accusati per l’uccisione di Ivo Pukanic, il giornalista controverso e direttore del settimanale croato ‘Nazional’ e del suo direttore di marcheting Niko Franic, deceduti a causa di una esplosione nel cortile della redazione del giornale nel 2008. “Ivo Pukanic e’ stato noto per le sue indagini sulla corruzione al piu’ alto livello della societa’ croata” scrive la BBC e aggiugne che si tratta di problemi “che potrebbero fermare l’avvicinamento della Croazia all’Ue”.
L’attentato e’ stato spettacolare, le reazioni dei vertici dello Stato spettacolari, e quindi anche il processo contro gli assassini di Ivo Pukanic dovrebbero essere spettacolari” si legge in un articolo del portale croato index in cui si afferma che “Pukanic si trovava sotto il bersaglio di un snaiperista nel momento in cui e’ stato ucciso con una autobomba, liquidato dalla piu’ famigerata banda nei Balcani ed i sospetti per l’uccisione arrivano fino a Joco Amsterdam, Stanko Subotic e Milo Djukanovic (premier del Montenegro). In quei giorni i vertici dello Stato nel panico hanno parlato di terrorismo e promettevano che Zagabria non sarebbe diventata una Beirut. Oggi, un anno e mezzo doo, inizia “il processo del secolo”: le squadre speciali hanno bloccato il centro di Zagabria, gli imputati arrivano in catene, i giornalisti hanno occupato l’aula del tribunale... Perfino il prezzo dell’attentato e’ spettacolare: un miglione e mezzo di euro”.
C’e’ da sottolineare che il processo e’ iniziato sotto severissimi controlli di polizia nel momento in cui Zagabria ha rafforzato la lotta alla corruzione e crimine organizzato in quanto condizione chiave per la conclusione dei negoziati di adesione all’Ue.
I quattro accusati, Robert e Luka Matanic, Amir Mafalani e Slobodan Djurovic hanno dichiarato all’inizio del processo di non sentirsi colpevoli. Ci sono pero’ ancora due imputati che vengono giudicati in contumacia. L’agenzia Associated Press scrive che a Belgrado si svolgera’ un processo separato poiche’ la Croazia e la Serbia dopo l’attentato hanno accusato otto uomini per aver partecipato nell’uccisione di Pukanic. Il presunto capo mafioso Sreten Jocic detenuto a Belgrado, avrebbe pagato agli attentatori un miglione e mezzo di euro. Da aggiungere che martedi’ Bojan Guduric, cittadino serbo si e’ consegnato a Banja Luka, capoluogo della Republika Srpska alle autorita’ della BiH. Guduric chiede di essere estradato e processato a Zagabria.
Va spiegato che Sreten Jocic, detto Joco Amsterdam, senza essere sospettato ad aver organizzato l’uccisione di Pukanic, e’ stato arrestato lo scorso anno a Belgrado e da allora si trova in carcere. A fine di questo mese scade il termine legale di sei mesi per sollevare l’atto di accusa contro di lui o allargare le indagini. Se non accadra’ nulla di questo, Jocic sara’ rilasciato. I legali di Jocic hanno motivo per festeggiare – scrive il giornale serbo Press – poiche’ il giudice Mircic e’ tornato da Zagabria deluso perche’ i colleghi croati come prove contro Jocic hanno consegnato soltanto le deposizioni del testimone protetto. Se le prove raccolte contro Jocic saranno sufficenti in Croazia e in Serbia si sapra’ tra una decina di giorni e le fonti di Press aggiungono che tutte le opzioni sono aperte sottolineando che la Serbia, arrestando Zeljko Milovanovic e Milenko Kuzmanovic ha fatto molto di piu’ rispetto alla Croazia per mettere luce sul caso Pukanic. Il portavoce del Tribunale di Zagabria, Kresimir Devcic ha detto invece che “non ci sono informazioni” sulla visita del giudice serbo a Zagabria ne’ si sa di quale giudice si tratta. Le indagini relative all’attentato di Pukanic in Croazia si stanno avviando verso la fine, ha detto il portavoce Devcic. 

(*) Corrispondente di Radio Radicale. Il testo è tratto dalla corrispondenza per la puntata del 6 febbraio di Passaggio a Sud Est


8 febbraio 2010


LA CROAZIA TRA UE E SERBIA

La Croazia punta all'adesione all'Unione Europea nel 2012. I negoziati in corso sono ripartiti nelle ultime settimane del 2009 dopo essere stati bloccati per mesi dal veto sloveno a causa del contenzioso sui confini tra i due Paesi. La Spagna, presidente di turno dell'Ue promette di sostenere le aspirazioni di Zagabria. Sul tappeto restano però ancora diversi problemi, primo fra tutti il capitolo giustizia: Bruxelles chiede una svolta decisa nella lotta alla corruzione e alla lotta alla criminalità organizzata. Una questione che è stata uno dei cavalli di battaglia del neo presidente croato Ivo Josipovic e sul quale si è impegnata anche la premier Jadranka Kosor. Nel frattempo la Serbia, per bocca del ministro degli Esteri Jeremic, auspica buone relazioni tra i due Paesi.
Su questi argomenti riporto qui di seguito la trascrizione della parte della corrispondenza di Marina Szikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 6 febbraio su Radio Radicale.

La presidenza spagnola promette maggiore impegno per l’ingresso della Croazia nell’Ue
Il ministro degli esteri della Spagna, il paese che presieda all’Ue, Miguel Angel Moratinos ha rilevato che il suo Paese durante il semestre di presidenza dedichera’ la maggior possibile attenzione alla Croazia, informa l’agenzia di stampa croata Hina. Il ministro spagnolo ha dichiarato che e’ desiderio della Spagna che “la Croazia realizzasse il maggiore progresso nel processo di negoziati e che, se sara’ possibile, concludesse questo processo entro la fine della presidenza spagnola, ma in ogni caso entro la fine del 2010. Moratinos lo ha detto durante il dibattito alla Commissione esteri del PE. Alle domande dei parlamentari europei relative alle riserve slovene sull’apertura di tre capitoli bloccati, Moratinos ha risposto che sulla soluzione del problema bilaterale la presidenza spagnola sta’ lavorando sia con la Croazia che con la Slovenia. Ha annunciato che alla conferenza intergovernativa di adesione che si svolgera’ questo mese, la Croazia potra’ aprire due capitoli. Dopo l’accordo sull’arbitrato tra le due parti coinvolte, Ljubljana ha mantenuto le riserve sull’apertura di tra capitoli: ambiente, pesca e politica estera, di sicurezza e difesa. Il premier sloveno Borut Pahor e il ministro degli esteri Samuel Zbogar hanno annunciato il mese scorso la possibilita’ che fino alla prossima conferenza di adesione siano eliminate le riserve relative ai capitoli ambiente e pesca. Il ministro Moratinos ha annunciato inoltre che prossimamente si rechera’ in visita a Zagabria.

Belgrado vuole buone relazioni con il nuovo presidente croato
Quanto alle relazioni della Serbia con i paesi vicini della regione, sembra ammorbidirsi la retorica nei confronti della Croazia. Il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic in una intervista alla televisione di stato serba RTS, ha detto che la Serbia vuole le migliori relazioni possibili con la Croazia con la quale ha ancora molte questioni aperte. Jeremic ha precisato che con il nuovo presidente croato, Ivo Josipovic, Belgrado vuole stabilire quel tipo di rapporti che non sono stati possibili con il presidente uscente, Stjepan Mesic. Ma anche Josipovic, ha messo un granello di sabbia negli occhi serbi quando ha detto di capire le frustrazioni della Serbia relative al Kosovo e che il Kosovo e’ una realta’ sulla quale non si puo’ tornare indietro. Secondo il ministro degli esteri serbo, una tale formulazione non va bene quando si tratta di relazioni delicate nel vicinato. Jeremic afferma che la parte serba e’ molto diponibile e non rinuncera’ alle soluzioni di questioni aperte con la Croazia – innanzitutto quanto si tratta di questioni di confine e del rientro di profughi ma anche altro. Propone che entrambe le parti si astengano da parole pesanti e di tentare con un impegno congiuto di realizzare un futuro comune. E il direttore del Fondo balcanico per la democrazia, Ivan Vejvoda ha valutato giovedi’ che la collaborazione dei paesi della regione e’ migliore rispetto all’immagine che si trasmette a causa delle “turbolenze superficiali”. “Lo attestano il livello e l’intensita’ della cooperazione in diversi settori – dall’economia alla cultura e prevedo che le relazioni regionali nel corso di quest’anno saranno ancora migliori” ha detto Vejvoda alla presentazione a Belgrado della rivista periodica “Le sfide delle integrazioni europee”. Vejvoda ha rilevato che per le buone relazioni regionali ci sono due principali presupposti: il desiderio di tutti i paesi dell’Europa sudorienatale di aderire all’Ue e la posizione di tutti i leader eletti democraticamente che bisogna risolvere i problemi in modo pacifico, con mezzi diplomatici e in modo istituzionale.


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permalink | inviato da robi-spa il 8/2/2010 alle 18:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 febbraio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 6 febbraio 2010 

L'argomento principale della puntata riguarda l'integrazione europea dei Balcani: secondo gli analisti dei servizi di informazione Usa si tratta della sfida maggiore per l'Ue e mentre il ministro degli Esteri kosovaro a Washington sostiene la necessità dell'integrazione contestuale di tutti Paesi della regione, Usa, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia ammoniscono la Serbia per la sua intransigenza sull'indipendenza del Kosovo e l'ambasciatore russo a Belgrado si pronuncia contro l'adesione della Serbia alla Nato.

Nella trasmissione si parla poi delle relazioni tra Croazia e Serbia - il ministro degli Esteri serbo auspica buone relazioni tra i due Paesi a pochi giorni dall'insediamento del nuovo presidente croato -, delle situazioni politiche interne dell'Albania e della Macedonia e dell'apertura del processo agli assassini del giornalista croato Ivo Pukanic, direttore ed editore del settimanale "Nacional".

La chiusura è dedicata al 10 febbraio, il "Giorno del ricordo" che commemora le tragiche vicende del "confine orientale" tra il '43 e il '45: le foibe e l'esodo forzato degli italiani di Istria e Dalmazia. Un'occasione per riflettere sul concetto di confine con l'intervista al professor Franco Farinelli tratta dal dvd "Aestovest" realizzato da Osservatorio Balcani.


La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


5 febbraio 2010


LA CRISI ECONOMICA IN CROAZIA ED IN SERBIA

di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 3 febbraio e dedicato alle prospettive per il 2010 dei Balcani occidentali.



CROAZIA
Entro due anni voglio una Croazia che concludera’ i negoziati di adesione all’Ue e avra’ una data concreta per l’ingresso nell’Unione, una Croazia nella quale potremmo dire che siamo usciti dalla crisi e di essere soddisfatti con la lotta alla corruzione e ogni forma di criminalita’” ha sottolineato lunedi’ sera la premier croata Jadranka Kosor, ospite della trasmissione ‘Notiziario plus’ della TV di stato HTV. Jadranka Kosor ha ribadito che la lotta alla corruzione, l’ingresso nell’Ue e il rafforzamento dell’economia sono i tre principali obbiettivi del suo esecutivo nel 2010 e ha ricordato le misure che il Governo ha intrapreso per lo sviluppo economico menzionando anche altri programmi che il governo di coalizione guidato dall’HDZ ha preparato per il 2010, quali le misure per la piccola e media impresa. Ha annunciato anche nuove misure per l’industria tessile di un valore di 100 miglioni di kune croate (circa 14 miglioni di euro) nonche’ le misure per aiutare l’edilizia. La premier croata ha spiegato che in questo momento non sarebbe reale ne’ giusto riflettere sull’abolizione della cosidetta tassa di crisi e di altre misure impopolari intraprese per uscire dalla crisi economica. Jadranka Kosor ha detto di essere consapevole che la tasse di crisi bisogna abolirla al piu’ presto e ha assicurato che “appena sara’ possibile, lei sara’ la prima a chiderlo”. La Kosor ha ribadito che questa legge sara’ in vigore fino al 31 dicembre 2010.
Un recente sondaggio effettuato nel dicembre 2009 su un campione di 1.500 intervistati ha mostrato come la crisi economica viene sentita dai cittadini croati e che impatto ha sulla loro vita. Secondo questo sondaggio, la crisi si sente in 82 percento delle aziende croate. Il maggior numero di intervistati, l’82 percento, hanno dichiarato che la crisi economica si sente nell’azienda in cui lavorano, mentre l’11 percento affermano di non sentire ancora la crisi ma sono convinti che questo avverra’. La meta’ dei cittadini intervistati, ritiene che la crisi durera’ ancora per uno o due anni, mentre il 43 perceno sono piu’ pessimisti e pensano che la crisi durera’ piu’ di due anni. Gli ottimisti invece, ma sono soltanto il 7 percento, credono che si uscira’ dalla crisi economica gia’ quest’anno. I cittadini piu’ ottimistici sono quelli che lavorano nelle aziende private. Anche se la lotta contro la crisi economica include maggiormente decisioni e misure difficili, il maggior numero di intervistati sono disponibili ad affrontare tali problemi. Cosi’ il 41 percento ritiene che loro stessi sarebbero proprietari ideali delle aziende in cui preferirebbero lavorare. Il 20 percento ritiene che sarebbe ideale lavorare per i proprietari stranieri, mentre il 18 percento lavorerebbe per lo Stato.
I piu’ impopolari sono i proprietari di aziende croati per i quali lavorerebbe il 17 percento di cittadini.
Perfino 94 percento di intervistati ritiene che la crisi ha influenzato la loro vita, il 46 percento ha dichiarato che essa ha un forte impatto sulla loro vita, mentre per il 50 percento, la crisi si sente poco. Solo 4 percento di cittadini ha dichiarato che la crisi non ha influenzato la loro vita. Attualmente il 45 percento di intervistati, hanno paura maggiormente di malattie, per il 20 percento il piu’ grande timore e’ quello di perdere il lavoro, mentre il 14 percento di cittadini pensa che la piu’ grande minaccia alla loro vita e’ la crisi economica. Un terzo dei cittadini croati intervistati non ha un debito privato, il 27 percento e’ indebitato fino a 5.000 euro, il 22 percento tra 5.000 e 30.000 euro mentre il 16 percento ha un debito di oltre 30.000 euro. I piu’ indebitati sono i cittadini tra 31 e 40 anni. Il maggior numero, il 63 percento, non intendono prendere un mutuo nel 2010, un quarto e’ ancora indeciso mentre soltanto l’11 percento e’ intenzionato a indebitarsi nel corso di quest’anno.

SERBIA
Dopo una serie di anni buoni, il 2009 viene ritenuto come uno dei peggiori anni per l’economia della Serbia, colpita dalla crisi economica, le cui conseguenze – si prospetta – si sentiranno ancora a lungo. Ne ha parlato recentemente, in una intervista per la Radio internazionale di Serbia, il presidente della Camera di commercio della Serbia, Milos Bugarin. Secondo Bugarin, l’economia serba ha segnato, dopo i cambiamenti democratici del 2000, una costante crescita di attivita’ economiche che grazie ad una seria riforma strutturale dell’intero sistema economico, ha visto l’aumento del prodotto interno lordo in media di 4,5 percento.
Bugarin ha evidenziato che nello stesso periodo vi e’ stato un grande afflusso di denaro dalla privatizzazione e dagli investimenti diretti stranieri. Nel momento in cui l’economia serba ha ripreso vita e quando e’ stato fermato il blocco nello sviluppo tecnologico di diversi decenni – spiega Bugarin – il paese e’ stato colpito dalla crisi finanziaria mondiale. Attualmente vi e’ un drastico calo del prodotto interno lordo, sottolinea il presidente della Camera di commercio serba, il che ha protato al blocco di moltissime imprese, ad un alto livello di mancata liquidita’ nell’economia serba e ad una forte recessione causando anche determinati disordini sociali.
Tuttavia, la Cemera di commercio e’ dell’opinione che il governo di Mirko Cvetkovic e’ riuscito in qualche modo a sconfiggere la crisi economica. Le misure intraprese dal governo durante l’anno di crisi, hanno assicurato la stabiita’ del settore finanziario e attraverso alcuni pacchetti di misure sono stati ammortizzati i colpi della crisi finanziaria mondiale, afferma Bugarin. Le principali critiche dicono che si tratta di misure a breve termine e che non ci sono state invece proiezioni a medio e lungo termine. Secondo Bugarin e’ un grande successo il fatto che esiste il dialogo tra gli imprenditori e il governo, grazie al quale una buona parte dei loro suggerimenti e’ diventata parte integrante della politica economica del Paese. In questo modo – evidenzia Bugarin – la Camera di commercio della Serbia, con il suo status nazionale, e’ posizionata come un serio negoziatore e partner del governo.
Va ricordato che a fine del 2009 e’ stata raggiunta la liberalizzazione dei visti e sempre nel 2009, sbloccato l’Accordo commerciale transitorio. Belgrado ha applicato per un anno in modo unilaterale l’Accordo. Le decisioni di Bruxelles, nonostante il proseguimento del veto sull’attuazione dell’Accordo di stabilizzazione e associazione, rappresenta una specie di premio per la strada europea della Serbia e la sua determinazione di andare avanti sulla strada delle riforme necessarie. E lunedi’, formalmente e giuridicamente e’ iniziata l’attuazione commerciale transitoria dell’Accordo di stabilizzazione e associazione.
L’accordo transitorio con l’Ue porta ai cittadini della Serbia, in quanto consumatori, una maggiore scelta di merci di diversa qualita’ e a diversi prezzi, ha spiegato per il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ Milica Delevic, direttrice dell’ufficio del governo per le integrazioni europee. Come ha spiegato la Delavic, lunedi’ e’ stata formalizzata la decisione del Consiglio di ministri dell’Ue dello scorso 7 dicembre la cui attuazione e’ iniziata in modo non formale gia’ il giorno dopo.
La Serbia si trova adesso nel secondo anno di libaralizzazione, ha un termine di sei mesi per stabilire la zona di libero commercio con l’Ue che implica la graduale abolizione delle tasse doganali e quote nel comune commercio. Questo termine scade nel 2014, ha detto Milica Delevic. “Attraverso questo accordo lo stato ottiene la possibilita’ di realizzare interessi economici per i cittadini e per l’economia. Dal punto di vista politico, questa e’ l’occasione di creare ulteriori presupposti per le integrazioni eurpee” ha evidenziato la direttrice dell’ufficio governativo per le integrazioni europee.
Questo e’ un passo di transizione della Serbia dallo status di candidato potenziale allo status di vero candidato all’adesione nell’Ue. Questo status apre i fondi di preadesione nell’ambito dei quali per l’agricoltura i piu’ importanti sono i fondi destinati allo sviluppo rurale” ha spiegato Milos Milovanovic, viceministro dell’agricoltura. Secondo gli esperti serbi, l’Accordo e’ un segnale molto positivo per le ditte euro-occidentali che vogliono stabilire la cooperazione e il partenariato con le piccole e medie imprese in Serbia.


31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


26 gennaio 2010


CROAZIA: LE TENSIONI CON LA SERBIA PRIMA PROVA INTERNAZIONALE PER IL PRESIDENTE JOSIPOVIC

Di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 23 gennaio su Radio Radicale

Il neo presidente croato Ivo JosipovicDal momento in cui il prossimo 18 febbraio sara' insediato come nuovo, terzo presidente della Croazia, Ivo Josipovic avra' tanto lavoro da fare. Una tra le priorita' sara' sicuramente lo sviluppo e il miglioramento delle relazioni della Croazia con la regione per garantire, da parte sua, l'indispensabile stabilita' dell'area che affronta ancora molti problemi, soprattutto nell'ottica del suo tanto desiderato ingresso nella famiglia europea. Non sara' per nulla facile il compito molto impegnativo del neo eletto presidente Josipovic innanzitutto in chiave dei rapporti abbastanza compromessi tra Croazia e Serbia, dovuto alle ultime mosse del presidente uscente Stjepan Mesic nei confronti della Repubblica Srpska ma anche verso Belgrado.

Le tensioni sull'asse Belgrado – Zagabria sono aumentate dal momento in cui il presidente Mesic aveva deciso di recarsi a Pristina, solo un giorno dopo il Natale ortodosso, provocando cosi' l'ira di Belgrado che non si e' placata ancora da quando Zagabria, seguendo l'esempio del maggior numero dei membri dell'Ue, aveva riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. La visita di Mesic a Pristina era commentata dai vertici serbi come un atto provocatorio da parte del presidente croato che per di piu' e' stato accolto con molto onore e rispetto in Kosovo ottenendo anche la cittadinanza onoraria di Pristina. Il presidente della Serbia Boris Tadic a tal proposito ha criticato aspramente Mesic per le sue affermazioni nel corso della visita in Kosovo dove il presidente croato ha parlato di una 'nuova realta' nella regione invitando Belgrado a prendere atti di questa nuova situazione e esortando altri paesi a riconoscre l'indipendenza di Pristina.

Il secondo gesto che aveva ulteriormente infuriato Belgrado e' stata la decisione di Mesic di ridurre di un anno (da otto a sette anni) la pena inflitta al criminale di guerra Sinisa Rimac per la responsabilita' nell'uccisione per odio etnico di una intera famiglia serba durante la guerra contro la Croazia nel 1991. Tadic aveva giudicato questo atto come «un gesto anti-europeo e contro la civile convivenza e in nessun modo giustificabile». Alcuni giornali serbi avevano perfino raccomandato il ritiro del proprio ambasciatore da Zagabria e l'espulsione di quello croato in Serbia. Ma Mesic ha giustificato la sua decisione affermando che grazie alla collaborazione di Rimac e' stato possibile rintracciare molti colpevoli e condannarli al carcere. Nessun crimini puo' essere giustificato, ma bisogna tener conto che a Rimac a Vukovar sono stati uccisi il fratello e lo zio, mentre i suoi genitori sono stati portati in Serbia in un campo di concentramento e lui stesso si e' trovato in compagnia con dei criminali, ha detto Mesic.

E mentre la vittoria di Ivo Josipovic lo scorso 11 gennaio promette l'inizio di una nuova Croazia che per quanto riguarda la sua politica estera offre il cammino decisivo in quinta marcia verso l'Europa e al tempo stesso un progresso nei rapporti con tutti i paesi della regione a nome di un forte impegno per garantire stabilita', pace e sviluppo, si indurisce il gelo tra Belgrado e Zagabria. Nel suo ultimo incontro con i giornalisti a fine del suo doppio mandato, Stjepan Mesic ha dichiarato che nel caso di un referendum per la secessione della Repubblica Srpska, l’entita’ a maggioranza serba della BiH, che spesso viene minacciato dal premier della Rs Dodik, lui non esiterebbe a inviare l'esercito croato per garantire l'unita' della Bosnia, essendo la Croazia uno dei garanti dell'accordo di pace di Dayton del 1995.

Vi e’ seguita subito una reazione durissima da parte di Dodik il quale ha qualificato queste dichiarazioni come “un invito guerrafondaio” e come parole drammatiche tanto piu' che Mesic e' tuttora il presidente e comandante supremo delle forze armate della Croazia, paese membro della Nato. Anche il presidente serbo Boris Tadic ha reagito con durezza alle dichairazioni del presidente croato uscente annunciando che informera’ dell’accaduto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in occasione della sua presenza al Palazzo di Vetro per la presentazione del rapporto sulla situazione in Kosovo. Tadic ha annunciato che interverra’ alla riunione del Consiglio di Sicurezza per denunciare tali dichiarazioni come minacce alla sicurezza dell’intera regione e dei suoi cittadini.

Non molto volentieri il neoeletto presidente Ivo Josipovic ha voluto fare commenti relativi alle dichirazioni di Mesic. Per ‘Voice of America’ Josipovic ha detto che l’accordo in BiH e’ di estrema importanza per la stabilita’. “Se lo chiedete a me, non ci sono soluzioni militari. I disaccordi devono essere risolti sempre attraverso il dialogo, vale a dire con l’accordo di tutti gli interessati” ha spiegato il futuro presidente croato. “L’unica via possibile per la BiH e’ l’accordo tra i tre popoli costituenti. Loro devono, con l’aiuto dei garanti di Dayton, concordare la soluzione definitiva che assicurera’ l’uguaglianza di tutti” ha detto Josipovic. Ha aggiunto di non aver voluto commentare ai media croati le dichiarazioni di Mesic poiche’ l’attuale presidente le aveva rilasciate in un colloquio con i giornalisti informale. Per quanto riguarda le relazioni nella regione, Josipovic ha annunciato che si impegnera’ ad essere piu’ attivo aggiungendo che i problemi devono essere risolti da subito senza essere lasciati alle future generazioni.

Per la radio e televisione serba B92, il neopresidente croato ha commentato invece il rifiuto da parte del presidente della Serbia Boris Tadic di venire all’inaugurazione presidenziale poiche’ vi ha gia’ confermato la sua presenza il presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu. Secondo Josipovic “e’ un peccato se Tadic non verra’, ma non lo vede come un atto di ostilita’ nei confronti della Croazia”. Il futuro presidente croato ha aggiunto di non voler dare lezioni alla Serbia e che e’ il diritto del presidente Tadic di guidare la politica serba. “Il fatto che io non lo considero un buon aproccio, e’ un problema mio” ha detto Josipovic e ha rilevato che nel suo mandato vuole entrare “con le mani aperte”. “Penso che sia in Serbia che in Croazia dovremmo dire – bene, la guerra e’ finita, facciamo qualcosa di buono per il benessere dei cittadini” ha sottolineato Josipovic.

Parlando del suo predecessore Stjepan Mesic, Josipovic ha valutato positivamente l’eredita’ che il presidente uscente sta’ per lasciargli e ha osservato che Mesic ha contribuito molto alla democrazia e all’affermazione della Croazia nella comunita’ internazionale.
In un’ altra intervista al settimanale belgradese ‘Vreme’, Josipovic ha sottolineato l’importanza delle buone relazioni economiche nella regione. Oltre allo scambio commerciale, queste relazioni contribuiscono anche ad una migliore possibilita’ di piazzamento ai mercati terzi, ha aggiunto Josipovic.

A proposito delle tensioni che hanno provocato le dichiarazioni di Mesic contro la retorica del premier della Rs Milorad Dodik e succesivamente le controrisposte, il giornale britannico “The Guardian” in un commento ha avvertito che i leader dei paesi dell’ex Jugoslavia negli ultimi due giorni hanno scambiato parole di minaccia che hanno ricordato le guerre degli anni ’90. Il giornale ricorda che la retorica si e’ innasprita proprio nell’anno in cui si dovrebbero svolgere le elezioni in BiH che molto probabilmente i nazionalisti da tutte le parti cercheranno di utilizzare per destabilizzare il Paese. Secondo il commentatore del Guardian, Dodik e’ deciso di mantenere in gran misura una BiH nazionalmente divisa e opporsi agli sforzi internazionali per creare uno Stato funzionante e per l’introduzione dell’autorita’ centrale.

Il presidente croato uscente, Stjepan Mesic – osserva The Guradian – ha accusato Dodik di voler rinnovare la politica serba fallita dieci anni fa il cui obiettivo era quello di creare la Grande Serbia. ‘The Guardian afferma che Dodik sta’ conducendo una guerra politica esauriente contro le forze internazionali che quasi 15 anni, quindi dalla fine della guerra, tengono sotto controllo la BiH. Il giornale conclude con il monito di Mesic secondo il quale Dodik sarebbe convinto che il mondo si stanchera’ della BiH e allora potra’ indire il referendum sulla secessione della Rs dalla BiH per poter finalmente realizzae il sogno della Grande Serbia.

Alla retorica aspra croato-serba hanno reagito anche quasi tutti i politici della BiH. Cosi’ Alija Izetbegovic, figlio del defunto presidente bosniaco Alija Izetbegovic – uno dei tre firmatari dell’Accordo di Dayton insieme ai presidenti Tudjman e Milosevic – ha detto che il suo Paese puo’ ostacolare la secessione senza un intervento croato. E dall’Ufficio del presidente Mesic e’ arrivato un comunicato a seguito di, come si dice, “alcune reazioni nervose e infondate in Croazia e nella regione alle parole del Presidente sulle possibili conseguenze della desintegrazione della vicina BiH”. Il comunicato avverte che il presidente Mesic “oltre a parlare con un gruppo di giornalisti in modo informale, aveva formulato le sue parole usando il condizionale”.

Nel comunicato si sottolinea che le parole del presidente uscente bisogna comprenderle come un monito formulato radicalmente affinche’ il mondo non chiuda gli occhi davanti alla politica del premier della Rs Milorad Dodik e ai possibili impatti di una tale politica. Al tempo stesso, conclude il comunicato dell’ufficio presidenziale, il Presidente ha voluto dire chiaramente che per la Croazia la dissoluzione della vicina ed amichevole Bosnia Erzegovina sarebbe assolutamente inaccettabile.


26 gennaio 2010


L’OCCIDENTE AMMONISCE TADIC: NON CRITICARE MESIC ALL’ONU

Alcune ore prima della riunione del Consiglio di Sicurezza, il presidente serbo Boris Tadic ha incontrato il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon. I media belgradesi affermano che Tadic ha ammonito Ban Ki Moon sulla nocività delle parole “guerrafondaie” da Pantovcak (sede del presidente croato) .
Qui di seguito l'articolo di Jadranka Jureško-Kero pubblicato da Vecernji List il 22 gennaio (traduzione di Marina Szikora).

Il presidente serbo Boris TadicNonostante gli annunci politici e mediatici chiassosi, il presidente serbo Boris Tadic non ha commentato alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dedicata alla situazione in Kosovo la dichiarazione del presidente croato Stjepan Mesica che in caso del referendum sulla secessione della Repubblika Srpska dalla BiH avrebbe mandato l’esercito ad intervenire.
Alcune ore prima della riunione del Cosniglio di Sicurezza, Tadic ha incontrato il segretario generale dell’ONU Ban Ki Moon, ma dall’ufficio del segretario generale non e’ arrivata nessuna conferma ufficiale che durante il colloquio durato dieci minuti, Tadic avrebbe denunciato le dichiarazioni di Mesic.
I rappresentanti del gabinetto di Tadic hanno affermato per ‘Vecernji list’ che e’ esatta la notizia diffusa dai media di Belgrado che Tadic avrebbe ammonito il segretario generale Ban Ki Moo sulla nocivita’ delle parole “guerrafondaie” di Pantovcak.
In esclusiva veniamo a sapere che alcuni paesi Occidentali avrebbero ammonito Tadic che non sarebbe stato prudente utilizzare il podio delle Nazioni Unite per criticare il presidente Mesic che sta’ terminando con sucesso il suo secondo mandato e ha molti amici e simpatizzanti all’interno del Palazzo di Vetro.
L’ambasciatrice americana al Consiglio di Sicurezza, Rosemary DiCarlo nel suo intervento sul Kosovo ha plaudito il ruolo del presidente Mesic il quale, con la sua visita a Pristina, ha contribuito alla pace e stabilita’ nella regione! I commentatori ad East River affermano che con questa dichiarazione la parte americana ha mandato un forte messaggio alla Serbia ma anche appoggiato la dichiarazione di Mesic al condizionale relativa agli annunci di Dodik sul referendum!
Il presidente serbo Tadic ha utilizzato comunque la possibilita’ di replica alla riunione del CS rispondendo all’intervento dell’ambasciatore della BiH e di altri ambasciatori al CS lanciando una critica alle dicharazioni di Mesic.
La Serbia respinge tali provocazioni e inviti alla guerra ma vuole continuare a sviluppare relazioni bilaterali con la Croazia nonche’ sostenere l’integrazione dell’intera regione nell’Ue”.
L’ambasciatore croato Ranko Vilovic non ha reagito alla replica di Tadic perche’ essa non ha il peso politico ne’ diplomatico quale avrebbero le critiche ai commenti di Mesic se espresse nella parte ufficiale del suo intervento davanti al Consiglio di Sicurezza.
Ad East River il comportamento di Tadic e’ stato interpretato al di sotto del livello politico e diplomatico del suo incarico e nessuno degli ambasciatori dei Stati membri del CS non ritengono necessario reagire ai suoi commenti sul presidente Mesic.
Tadic ha reagito nella sua replica esclusivamente a causa delle necessita’ della politica interna serba, sottolineano i diplomatici a New York, mentre la parte croata si e’ comportata in maniera politicamente prudente dimostrando di conoscere le regole diplomatiche.

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