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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





18 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 16 gennaio 2010

La puntata è dedicata per larga parte alla Croazia, con le recenti elezioni presidenziali e il proseguimento dei colloqui con la Slovenia per la definizione dei confini. In primo piano l'intervista al neo presidente Ivo Josipovic sulla sua elezioni, i problemi interni della Croazia, il suo ruolo nei Balcani e i rapporti con la Serbia, le relazioni con l'Ue e la politica europea nella refione. A questa segue l'intervista con Dijana Plestina Racan che commenta positivamente il risultato delle presidenziali.

Nella trasmissione si parla anche delle inondazioni che hanno colpito l'Albania, dell'integrazione europea del Kosovo e della difficile situazione politica in Bosnia Erzegovina. In apertura uno sguardo su Istanbul capitale europea della cultura del 2010.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


18 gennaio 2010


CROAZIA, DIJANA PLESTINA: "SONO CONTENTA CHE LA GENTE ABBIA CAPITO CERTE COSE".

Dijana Plestina Racan (Foto Jannette Duroc/Flickr)"So che anche Ivica sarebbe felice. Anch'io sono felice, non si vede dal mio sorriso?". Lo ha detto Dijana Plestina Racan al giornale croato Jutarnji List alla vigilia del ballottaggio del 10 gennaio che ha poi visto confermati i sondaggi che indicavano la vittoria di Ivo Josipovic, candidato del partito socialdemocratico. "Sono contenta che la gente abbia capito certe cose", ha aggiunto.

Dijana Plestina Racan insegna scienze politiche negli Usa, è consulente del ministero degli Esteri croato (si occupa in particolare del problema delle mine antiuomo) ed è la vedova di Ivica Racan, ex premier e leader socialdemocratico, protagonista dell'indipendenza, della transizione democratica e dell'integrazione europea della Croazia. Si è occupata, tra l'altro, della democratizzazione e dello sviluppo sociale ed economico dei paesi dell'Europa dell'est.

Dopo l'elezione di Josipovic, Dijana Plestina Racan ha concesso un'intervista a Radio Radicale in cui parla del nuovo presidente croato, dell'adesione della Croazia all'Ue e della politica europea nei Balcani.

L'intervista è stata realizzata con la collaborazione e la traduzione di Marina Sikora.


Ascolta l'intervista sul sito di Radio Radicale


14 gennaio 2010


CROAZIA. JOSIPOVIC A RADIO RADICALE: "I CROATI HANNO VOTATO PER ME PER UNA 'NUOVA GIUSTIZIA'".

Ivo Josipovic"I croati che hanno votato per me si sono riconosciuti nel mio programma elettorale per una 'nuova giustizia', perché la Croazia ha veramente sete e fame di giustizia. La questione principale è la lotta alla corruzione e al crimine organizzato".

Inizia così l'intervista che per Radio Radicale ho fatto al nuovo presidente croato Ivo Josipovic. Giustizia sociale, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, ingresso della Croazia nell'Unione Europea: sono state queste le parole d'ordine della sua campagna elettorale.

52 anni, sposato, una figlia, docente di Diritto internazionale all'università di Zagabria, musicista e compositore, più volte deputato, Josipovic è un progressista ed europeista convinto. Da molti anni è amico del Partito Radicale ed in modo particolare di Emma Bonino che gli ha manifestato pubblicamente il suo appoggio con una lettera.

Nell'intervista, realizzata all'indomani della sua elezione, Josipovic spiega i motivi della sua vittoria e parla delle relazioni della Croazia con l'Unione Europea e più in generale della politica europea nei Balcani e del ruolo dell'Italia, del ruolo del suo paese nella regione e delle relazioni con la Serbia, dell'amicizia con i Radicali e con Emma Bonino.

L'intervista è stata realizzata con la collaborazione e la traduzione di Marina Sikora.


Ascolta l'intervista dal sito di Radio Radicale


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12 gennaio 2010


JOSIPOVIC, UN PRESIDENTE EUROPEO PER LA CROAZIA IN EUROPA

Ivo Josipovic è il nuovo presidente della Croazia, il terzo dall'indipendenza del 1991. Una vittoria netta, prevista dopo il primo turno del 17 dicembre, delineata dai sondaggi e confermata già dagli exit poll diffusi subito dopo la chiusura dei seggi, alle 19 di domenica 10 gennaio. Con il 60% dei voti, contro il 40% ottenuto dal suo sfidante, Milan Bandic, sindaco di Zagabria, Josipovic prende il posto di Stjepan Mesic e guadagna per la prima volta la presidenza al centro-sinistra. Il candidato del Partito socialdemocratico ha prevalso in tutta la Croazia, tranne in una "zupanija" (contea) e nei seggi all'estero dove, come previsto, ha prevalso Bandic in maniera schiacciante.

Ivo Josipovic ha 52 anni. Sposato, con una figlia, è docente di Diritto all'Università di Zagabria, oltre che musicista e compositore. E' stato più volte deputato ed ha, tra l'altro, rappresentato la Croazia alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu e al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia. Da molti anni è amico del Partito radicale, tanto che Emma Bonino, alla vigilia del primo turno delle presidenziali, gli ha pubblicamente inviato una lettera di sostegno.

Josipovic è un progressista democratico ed europeista, non certo un bolscevico con il quale la Croazia rischia di "diventare rossa", come ha affermato il suo rivale, agitando un presunto rischio di ritorno al passato. In effetti Josipovic nel 1980 aderì al partito comunista croato, e per questo è stato attaccato da Bandic, ma partecipò al processo di democratizzazione jugoslavo seguito alla morte di Tito. Bandic ha anche tirato in ballo il padre del suo avversario sostenendo che avrebbe diretto il tristemente famoso campo di prigionia titino di Goli Otok, dopo la seconda guerra mondiale. Un'accusa smentita con decisione da Josipovic.

Milan Bandic, ex socialdemocratico espulso dal partito per aver confermato la sua candidatura in polemica con la scelta di Josipovic, da parte sua ha portato avanti una campagna elettorale dai toni nazional-populisti con il sostegno della chiesa cattolica (che non ha evitato ingerenze dirette nella campagna elettorale). Come sindaco di Zagabria Bandic ha in effetti ottenuto diversi successi, ma si è anche distinto per un uso disinvolto del potere fatto di favori agli amici, speculazioni immobiliari e toni spericolati.

Il cardine della campagna elettorale di Josipovic è stato, invece, la questione della giustizia: sia intesa come necessità di riforme, sia sul piano sociale, come lotta alla corruzione e allla criminalità organizzata. Due questioni centrali che rallentano i progressi della Croazia e sulle quali anche l'Unione Europea ha chiesto maggiore impegno nel quadro del negoziato di adesione. "La Croazia ha due problemi", ha dichiarato Josipovic al Corriere della Sera: "la crisi economica e l'enorme corruzione. Fenomeni collegati, perché proprio per la corruzione la Croazia non è competitiva e non attira capitali stranieri". Questa situazione ha mutato profondamente la coscienza dei cittadini, soprattutto dei giovani. Occorre dunque agire su due livelli: "Con la repressione, coinvolgendo polizia, magistratura e servizi segreti. E poi convincere la persone che la corruzione non è necessaria".

Il presidente in Croazia non esercita direttamente il potere esecutivo, ma ha un ruolo di garanzia oltre ad alcune rilevanti competenze di indirizzo, in particolare per quanto riguarda la politica estera. E qui si pone il problema della coabitazione con la premier Jadranka Kosor dell'Hdz, il principale partito di centro-destra. La Kosor nel luglio scorso ha preso il posto di Ivo Sanader che si dimise dall'incarico all'improvviso senza spiegarne chiaramente le ragioni. I motivi che lo hanno indotto ad una tale decisione possono essere stati molti, non esluse, almeno secondo certe voci, pressioni da parte di esponenti politici internazionali di altissimo livello, preoccupati per i gravi scandali incui erano coinvolti diversi esponenti del governo.

Kosor, consapevole che le cose per l'Hdz si stavano mettendo male sull'onda degli scandali, si è impegnata in questi mesi, non senza aspetti contraddittori, in un'opera di pulizia dentro e fuori il partito ed il governo, guadagnandosi un certo favore popolare, ma anche l'ostitilità di vari settori dell'Hdz. Sanader però proprio pochi giorni fa è ritornato sui suoi passi minacciando così di mettere in crisi il governo guidato dalla sua ormai ex delfina, ma anche di spaccare il partito. Il nuovo presidente potrebbe quindi trovarsi, già all'inizio del mandato, a far fronte ad un quadro politico assai agitato proprio mentre la Croazia si trova ad affrontare le pesanti conseguenze della crisi economica globale e a dover concludere il negoziati di adesione all'Ue.

L'ingresso nell'Ue è una delle scadenze più importanti che attendono la Croazia. Nonostante sostenga che Bruxelles sia stata più rigida che con altri circa i criteri di adesione, Josipovic ha confermato il suo impegno per l'ingresso della Croazia nell'Unione e si è detto certo che il paese raggiungerà gli standard richiesti da Bruxelles, non solo per l'Ue, ma anche per il bene del suo popolo. In effetti, Josipovic appare molto più indicato di Bandic ad "assistere" la conclusione di un negoziato in cui diversi problemi devono essere risolti: dal compromesso con la Slovenia per la fissazione dei confini tra i due paesi, sul quale Josipovic ha espresso il suo giudizio negativo, alla lotta alla corruzione e alla criminalità, alla protezione dei diritti delle minoranze. In ogni caso sarà lui ad avere l'onore di tenere a battesimo l'ingresso ufficiale della Croazia nell'Unione europea, nel 2011 o 2012.

Quanto ai rapporti con gli altri paesi della regione Josipovic ha le idee chiare. Il neo presidente è stato a capo del team legale che ha preparato l'accusa di genocidio rivolta alla Serbia davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Onu. Accusa rivolta a sua volta da Belgrado alla Croazia. Josipovic chiede che la Serbia fornisca informazioni sulle persone scomparse, processi ai criminali di guerra e la restituzione dei beni culturali saccheggiati: se Belgrado rispettasse queste condizioni, secondo Josipovic non ci sarebbe motivo di insistere con la denuncia. Per quanto riguarda la Bosnia, Josipovic rivendica il legittimo diritto a proteggere gli interessi dei croato-bosniaci su un piano di parità con le altre etnie costituenti del paese, pur nell rispetto dell'integrità e della sovranità della Bosnia.

Forse il nuovo presidente croato non ha un particolare carisma, qualcuno lo ha anche definito un po' scialbo. Certo non ha la personalità istrionica di tanti protagonisti della politica balcanica emersi dopo il crollo del comunismo, né l'irruenza del suo predecessore Stjepan Mesic, ma per una Croazia che aspira ad un posto in Europa ea guadagnarsi il rispetto degli altri partner questo non è certamente un demerito, anzi.


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12 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale




Il sommario della puntata del 9 gennaio 2010

Croazia: le elezioni presidenziali, la situazione del governo, i rapporti con la Slovenia Serbia: la visita del presidente Tadic in Kosovo
Ue
: la presidenza di turno spagnola e l'integrazione dell'Europa sud orientale
Turchia: la Germiania cambia idea sull'adesione all'Ue?
Grecia: la crisi economica e le misure del governo
Albania: la situazione politica interna e i suoi riflessi sull'integrazione europea del paese Macedonia: le relazioni bilaterali con Israele 

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


11 gennaio 2010


CROAZIA: JOSIPOVIC PRESIDENTE

Di Marina Szikora
da www.radicalparty.org

Ivo Josipovic e' il nuovo – terzo presidente della Croazia. Con una vittoria netta, ottenendo il 60,29% contro il suo sfidante, Milan Bandic, sindaco di Zagabria il quale ha ottenuto 39,71%, il candidato socialdemocratico Josipovic sara' il nuovo inquillino di Pantovcak, sede del Presidente croato, che succedera' a Stjepan Mesic dopo dieci anni del suo doppio mandato.

La vittoria e' gia' stata preannunciata dagli exit polls alle ore 19 di ieri sera e le percentuali non erano molto diverse, mentre a mezzanotte in punto vi e' stato il primo comunicato ufficiale da parte della Commissione elettorale statale, che dopo aver esaminato 99,62% dei posti elettorali ha dato la notizia ufficiale della vittoria di Ivo Josipovic.

A differenza del primo turno, i cittadini croati questa volta hanno risposto con una maggiore affluenza alle urne capendo l'importanza del momento senza dubbio storico per il futuro europeo del loro Paese. L'affluenza alle urne e' stata del 50,28 percento.

Ivo Josipovic non ha vinto in una sola contea (zupanija) croata, e nella diaspora, vale a dire all'estero, innanzitutto in Bosnia Erzegovina dove il 92,22 percento e' andato, come del tutto previsto, al suo concorrente Bandic.

«Cari amici, cari cittadini e cittadine della RH, in questi momenti grazie a tutti voi che siete andati a votere. Grazie anche a tutti quelli che non hanno votato per me, a tutti che hanno aiutato che oggi sia il festivala della democrazia» erano le prime parole di Ivo Josipovic dopo mezzanotte. «Ogni cittadino stasera e' vincitore perche' credo profondamente che tutti vogliamo una Croazia migliore e piu' giusta. Credo che tutti vogliamo vivere in un paese dove il lavoro viene pagato e la corruzione punita. Vogliamo vivere in un paese di sicurezza sociale e giustizia» ha sottolineato il nuovo Presidente.

Un messaggio chiaro anche a quelli che non hanno votato per lui, promettendo che sara' anche il loro presidente perche' non vuole dividere i cittadini. Josipovic non ha mancato a ringraziare il presidente uscente Stjepan Mesic rilevando il suo eccezionale contributo alla democrazia croata e rafforzamento della posizione della Croazia nella comunita' internazionale. Un ringraziamento particolare al suo Partito socialdemocratico, al presidente Zoran Milanovic, ai membri del partito e suoi simpatizzanti «perche' senza il loro aiuto non ci sarebbe una campagna di sucesso» ha detto Ivo Josipovic aggiungendo « siamo stati una grande e buon adestrata orchestra che ha suonato una sinfonia di sucesso. La risuoneremo tra cinque anni» ha annunciato Josipovic, professore universitario di diritto internazionale e musicista di musica classica contemporanea.

«Voglio una Croazia europea che sara' una delle stelle splendenti sul cielo europeo» ha detto il nuovo terzo presidente croato, successore di Franjo Tudjman che vinse due elezioni, 1992 e 1997 e Stjepan Mesic, secondo presidente che aveva vinto le elezioni del 2000 e del 2005. «Non abbiate paura, sconfiggeremo la grave crisi economica, la poverta' e corruzione. Insieme siamo la forza per una Croazia migliore. Ci attende un lavoro grande e difficile che dobbiamo intraprendere e la Croazia sara' casa di tutti gli uomini onesti che meritiamo. Abbiate fiducia in me. Nel momento della vittoria vi ripeto: non vi deludero'» ha concluso il suo primo intervento da presidente Ivo Josipovic.

Ivo Josipovic, un amico anche dei radicali, un'amicizia che risale a diversi anni fa e va sottolineato che proprio in vista del primo turno delle presidenziali Emma Bonino aveva mandato una lettera toccante di sostegno alla candidatura di Ivo Josipovic.

A nome del governo croato e personalmente, le congratulazioni, dopo mezzanotte sono arrivate da parte della premier croata Jadranka Kosor. «Propongo che iniziassimo a costruire i ponti tra il Governo e Pantovcak. Mi aspetto una buona collaborazione sulle questioni che cogiuntamente sono di nostra competenza costituzionale» ha detto la premier croata e presidente del maggior partito governativo HDZ, sottolineando che il signor Josipovic non ha menzionato questo lavoro comune nel suo intervento di vittoria e dicendo di credere che questo non e' avvenuto «a causa di molta emozione».

Gia' intorno alle ore 23, l'attuale presidente Stjepan Mesic si e' telefonicamente congratulato con il suo successore. «Davanti a Josipovic e' un grande lavoro da fare. Deve rafforzare le relazioni e la collaborazione con i paesi vicini. Deve stabilire la cooperazione con il Governo sulle riforme indispensabili per l'ingresso nell'Ue perche' qui il presidente puo' aiutare molto», ha detto Mesic ai giornalisti dopo l'ufficializzazione dei risultati elettorali.


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10 gennaio 2010


LA CROAZIA OGGI AL VOTO PER ELEGGERE IL PRESIDENTE

Ivo Josipovic e Milan Bandic (da www.apcom.net  Telecom Media News s.p.a.)Oggi la Croazia per la seconda volta si reca alle urne per scegliere definitivamente il suo terzo presidente dall'indipendenza. I cittadini croati scelgono tra il candidato socialdemocratico, Ivo Josipovic che al primo turno, tra una concorrenza di 12 candidati, ha ottenuto 44,8% di voti e il suo sfidante, l'indipendente Milan Bandic, sindaco di Zagabria ed ex membro dello stesso partito di Josipovic, l'SDP - ma espulso dal partito nel momento in cui ha deciso di candidarsi contro il candidato ufficiale eletto a stragrande maggioranza dei suoi membri – che al primo turno ha ottenuto 14,8% di preferenze.
Poco meno di 4,5 milioni di aventi diritto al voto, dalle ore 7 alle 19 votano in 6550 collegi elettorali in Croazia e presso le rappresentanze diplomatiche in 55 paesi nel mondo. Di questi, il maggior numero si trovano in Bosnia Erzegovina (124 collegi elettorali). Per effetto della differenza di fuso orario, il voto e' iniziato gia' quando in Europa era sabato sera in Nuova Zelanda, Australia e Giappone. Sono aperti anche 63 seggi speciali, tra cui quelli nelle carceri, sulle sulle navi e quelli per i militari croati in missione in Golan, Afghanistan e Kosovo. Come al primo turno, i non vedenti potranno votare per la prima volta direttamente, vale a dire autonomamente.
La Commissione elettorale statale (DIP) ha comunicato che dopo le ore 19, quando si chiuderanno i seggi, potranno essere pubblicati gli exit polls ma radio e televisioni devono informare chiaramente e in tempo sulla metodologia dell'elaborazione di questi sondaggi in modo tale che l'opinione pubblica possa sapere chiaramente che non si tratta di risultati elettorali. I primi risultati effettivi non ufficiali verranno pubblicati alla conferenza stampa del DIP a mezzanotte. La successiva conferenza stampa si svolgera' lunedi' 11 gennaio a mezzogiorno.
Da sottolineare che si tratta delle quinte elezioni presidenziali dall'indipendenza della Croazia in cui i cittadini eleggono direttamente il capo dello Stato. Finora, per due volte, sono stati eletti Franjo Tudjman (1992 e 1997) e Stjepan Mesic (2000 e 2005).
A mezzanotte tra il venerdi' e sabato e' scattato il silenzio elettorale che durera' fino alla mezzanotte di oggi. Ma come nel primo turno, anche questa volta, la Commissione elettorale statale e' stata avvisata che molti elettori hanno ricevuto nelle loro caselle postali lettere pubblicitarie di Milan Bandic. Secondo DIP, le informazioni sono arrivate dal centro elettorale del candidato presidenziale Ivo Josipovic che ha avvertito che nonostante il silenzio elettorale continua la consegna di materiale promozionale e messaggi relativi al candidato Milan Bandic.
Per questo motivo il DIP ha nuovamente invitato tutti i partecipanti nel processo elettorale di astenersi da simili atti poiche', come sottolineato dal presidente del DIP Branko Horvatin, si tratta di violazione del silenzio elettorale.
Va sottolineato che le elezioni presidenziali vengono seguite da 700 osservatori di cui 500 sono dell'organizzazione non-governativa croata Gong.
(Con la collaborazione di Marina Szikora)


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