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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





6 gennaio 2010


PRESIDENZIALI IN CROAZIA: LA LETTERA DI EMMA BONINO A IVO JOSIPOVIC

Emma Bonino (Dumplife/Flickr)Qui di seguito il testo della lettera inviata lo scorso 21 dicembre da Emma Bonino a Ivo Josipovic, candidato alle elezioni presidenziali in Croazia.




Caro Ivo,

mi dispiace di non poter partecipare al tuo comizio di chiusura a Zagabria ed esserti accanto in segno del mio e nostro sostegno radicale alla tua candidatura. Il Senato italiano proprio in questi giorni sta discutendo e approverà il bilancio per il prossimo anno. La mia assenza in quanto Vicepresidente del Senato risulterebbe assolutamente ingiustificata.

Anche se non posso essere a Zagabria, città alla quale sono legata da tanti ricordi politici voglio inviare con questa lettera a te, un messaggio di speranza ai cittadini croati.

Sono, siamo, noi radicali del partito radicale nonviolento trasnazionale e transpartito, europei convinti e determinati. E proprio per questo siamo sostenitori convinti del futuro allargamento dell’UE all'Europa sudorientale. Ho riconosciuto in te una personalità fortemente impegnata nella causa dell’ingresso della Croazia nell’UE, non soltanto oggi, durante la tua campagna elettorale in quanto candidato presidenziale, ma da tanti anni, da quando esiste, posso dirlo, la nostra amicizia politica.

E’ estremamente importante che la Croazia sia guidata da un politico di orientamento filoeuropeo nel momento in cui la prospettiva di diventare il , 28-esimo Stato membro dell’UE apre indubbiamente un nuovo capitolo per l’Europa intera di questo lungo e per niente facile processo.
Il modello croato può senz’altro servire da esempio per incoraggiare il cammino delle riforme, indispensabili anche negli altri paesi della regione, ed essere la prova che tutti i paesi europei se condividono valori comuni possono, ciascuno, contribuire alla "ricchezza " europea" attraverso la propria storia,e la propria cultura .

Ti sappiamo determinato ad affermare i principi della giustizia ,e dello stato di diritto a combattere ogni forma di corruzione e criminalitá organizzata che pesantemente minacciano la vita dei cittadini croati. E’ proprio sui valori che tu promuovi e sostieni nel tuo programma elettorale che la Croazia deve fondare la sua ragione di essere e costruire il suo cammino verso la famiglia europea.

Sono convinta che sotto la tua guida il tuo Paese raggiungerá finalmente questo obiettivo.

Confido vivamente che i cittadini croati riescano a riconoscere in te un leader , ispirato dai principi della giustizia e deciso a costruire una realtá migliore, piú sicura e piú giusta per il suo popolo e che recandosi a votare in queste elezioni molto importanti, diano il loro voto e la loro fiducia a Ivo Josipovic.

Spero di poterti salutare presto come il nuovo Presidente della Repubblica della Croazia!

Emma Bonino


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permalink | inviato da robi-spa il 6/1/2010 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


9 novembre 2009


VENTI ANNI FA A BERLINO

Berlino, Porta di Brandeburgo, la notte tra il 9 ed il 10 novembre 1989

Venti anni fa, poco prima delle 7 di sera del 9 novembre 1989, il portavoce del comitato centrale del Partito comunista della Repubblica Democratica tedesca, Guenter Schabowski, annuncia ai giornalisti della stampa intenazionale a Berlino Est che i cittadini tedesco-orientali potranno recarsi all'estero senza più bisogno di permessi speciali: basterà presentare il passaporto per ottenere il timbro valido per l'espatrio. Sembra un annuncio quasi di routine: già altre volte erano state date informazioni analoghe, salvo constare che era pressoché impossibile ottenere un passaporto. Ma qualcosa sta cambiando.
Il corrispondente dell'Ansa, Riccardo Ehrman, chiede se le nuove disposizioni entreranno subito in vigore. Schabowski, colto di sorpresa, risponde imbarazzato: "Per quanto ne so, da subito".

Alle 19,31 esce il primo lancio dell'Ansa. In pochi secondi la notizia fa il giro del mondo e invade le redazioni di giornali e televisioni.

Nelle ore successive decine di migliaia di berlinesi dell'est si accalcano ai checkpoint chiedendo di poter passare per andare all'ovest così come è stato annunciato. Le guardie di frontiera sono disorientate, non hanno ordini precisi, non sanno cosa fare. Poi, alle 23,30, l'ufficiale responsabile del varco sulla Bornholmerstrasse prende la decisione e ordina di aprire le sbarre. Di lì a poco lo stesso avverrà in tutti gli altri checkpoint.

La frontiera più chiusa d'Europa si apre. Dopo 28 anni il "muro di Berlino" non esiste più.

Per ricordare quella data fondamentale penso che una delle immagini più belle sia quella di Mstislav Rostropovich che suona sotto il Muro. Lo so, è difficile se non impossibile, in occasioni del genere, non essere retorici. Ciò non rende meno vero che l'arte sia una delle più profonde espressioni dell'umanità e la musica sia davvero un linguaggio universale, capace di superare i confini etnici, politici e culturali. E allora, cosa c'è di più bello che vedere un grande musicista come Rostropovich suonare davanti al Muro - una delle più crude e tragiche barriere che gli uomini abbiano costruito - finalmente aperto?

Mstislav Rostropovich suona il violoncello davanti al muro di Berlino
 

Su You Tube ci sono molte cose interessanti su quel 9 novembre. In particolare vi segnalo

il momento della conferenza stampa in cui Schabowski annuncia la liberalizzazione degli espatri per i cittadini della Germania Est

Schabowski che risponde a Ehrman e annuncia che la frontiere sono aperte "ab sofort" ("da subito")

l'apertura del checkpoint sulla Bornholmerstrasse

In realtà la "cortina di ferro" che divideva l'Europa dalla fine della seconda guerra mondiale aveva cominciato a cedere qualche mese prima, quando l'Ungheria aveva deciso di aprire le sue frontiere con l'Austria. Ma tutti i Paesi dell'est europeo, tranne la Romania, in quei mesi erano percorsi dai fermenti del cambiamento.

In gennaio in Ungheria viene deposto il leader comunista Janos Kadar che aveva guidato la repressione del 1956, mentre in Cecoslovacchia, nonostanmte la repressione, si tengono manifestazioni per commemorare Jan Palach. A febbraio in Ungheria il comitato centrale del Partito comunista accetta il sistema pluripartitico e una parziale revisione del giudizi sui fatti del '56, mentre in Polonia viene istituito un tavolo di dialogo tra il governo e Solidarnosc, che porta in aprile al riconoscimento ufficiale del sindacato indipendente e alla nascita di un sistema parlamentare bicamerale. In marzo in URSS si tengono le prime elezioni con candidature multiple per l'elezione del Parlamento che a maggio eleggerà Michail Gorbaciov presidente.
In giugno si tengono le prime elezioni libere in Polonia: i partiti democratici ottengono una vittoria schiacciante e i comunisti accettano la sconfitta, ma Lech Walesa chiama alla solidarietà nazionale per il bene del Paese. Gorbaciov e il premier tedesco Helmut Kohl firmano una soprendente "dichiarazione comune", mentre in Ungheria una folla enorme partecipa alla cerimonia di suffragio per Imre Nagy e le altre vittime della rivolta del '56. In luglio, mentre in URSS entrano in sciopero i minatori della Siberia, Gorbaciov parla al Consiglio d'Europa del suo progetto di "casa comune europea" e l'Ungheria comincia a rimuovere gli sbarramenti al confine con l'Austria: la frontiera sarà aperta definitivamente il mese successivo: cede così la "cortina di ferro", mentre sempre in agosto nelle tre repubbliche baltiche i cittadini scendono in piazza contro l'annessione all'URSS del 1939.
Il 6 ottobre, Gorbaciov si reca a Berlino Est in occasione del quarantennale della DDR: la folla lo accoglie al grido "Gorby, libertà" e in un discorso il presidente sovietico ammonisce che "chi arriva troppo tardi, viene punito dalla vita". Il 9 a Lipsia si tiene la prima di una serie di manifestazioni popolari per chiedere riforme politiche e istituzionali. Manifestazioni si svolgono anche a Halle e Magdeburgo. Assemblee e riunioni continueranno per tutto il mese a Lipsia ed in altre località della Germania est. Il 18 il leader della DDR Erich Honecker si dimette. Il Parlamento ungherese adotta il multipartitismo e l'elezione diretta del presidente: la "repubblica democratica" diventa "Repubblica d'Ungheria indipendente e democratica".
Il 4 novembre centinaia di migliaia di cittadini di Berlino Est scendono in piazza per reclamare il rispetto dei diritti civili: è la prima manifestazione di protesta autorizzata in quarant'anni. Il giorno 9, gli avvenimenti precipitano e avviene quello che tutti sanno e che ho ricordato più sopra. Dopo 28 anni crolla il muro di Berlino e tra l'11 ed il 18, cinque milioni di persone si recano in Occidente. Il 10 novembre in Bulgaria si dimette Todor Zivkov dopo 35 anni di potere, mentre il 17 a Praga la dura repressione di una manifestazione fa dilagare la protesta popolare: il 28 anche il Partito comunista cecoslovacco accetta il multipartitismo e le libere elezioni. Negli stessi giorni viene rimosso il filo spinato alle frontiere con l'Austria e la Germania Ovest.
A dicembre cade in maniera cruenta il regime di Nicolae Ceausescu in Romania. Le proteste popolari dilagano, i soldati mandati a reprimerle passano dalla parte degli insorti, i palazzi del potere vengono assaltati e devastati, la televisione viene occupata dal comitato di salvezza nazionale. Il giorno di Natale Ceausescu e la moglie vengono fucilati dopo un processo sommario. La rivolta romena ha preso l'aspetto di un colpo di Stato, più che di una rivoluzione popolare e pacifica come negli altri Paesi dell'est Europa, ma anche a Bucarest il regime comunista viene spazzato via.

Il manifesto in ungherese per il 35° congresso del Partito Radicale a BudapestProprio in Ungheria, a Budapest, e proprio nel 1989, in aprile, il Partito Radicale, divenuto l'anno prima "transpartito transnazionale", tenne il suo 35° congresso. E il congresso di Budapest, oltre ad essere la prima assise transnazionale, rappresentò anche un punto di arrivo del lungo impegno dei Radicali per la democrazia e lo Stato di diritto nei Paesi del blocco sovietico, iniziato già verso la fine degli anni Sessanta e poi proseguito negli anni Novanta con il tragico crollo della Jugoslavia e i conflitti che hanno insanguinato i Balcani.

In occasione del ventennale della caduta del Muro, per Radio Radicale sto realizzando una serie di interviste su quell'anno formidabile e quel periodo fondamentale per la storia europea, per ripercorrere il senso dell'iniziativa politica dei Radicali attraverso i ricordi e le considerazioni di alcuni di coloro i quali furono protagonisti e testimoni di quegli avvenimenti.

Il 1989, la caduta del Muro, i Radicali


8 novembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 7 novembre 2009 : 

- Europa: il ventennale della caduta del Muro di Berlino, il 1989, i Radicali (intervista a Emma Bonino)
- Croazia: l'accordo con la Slovenia per la definizione dei confini, l'adesione all'Ue, le prossime elezioni presidenziali
- Albania: la situazione politica interna e le riforme per l'adesione all'Ue, il processo per la tragedia di Grdec
- Giustizia internazionale: il processo a Radovan Karadzic, la visita del procuratore capo del Tpi Serge Brammertz a Belgrado
- Kosovo: l'iniziativa diplomatica di Pristina per estendere e consolidare il riconoscimento internazionale dell'indipendenza.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


10 ottobre 2009


L'EUROPA DECIDE IL SUO FUTURO IN TURCHIA

"Turchia in Europa: rompere il circolo vizioso" è il titolo del secondo rapporto della Commissione indipendente sulla Turchia presentato martedì scorso a Roma alla Sala Zuccari del Senato, a Palazzo Giustiniani, dopo le analoghe presentazioni avvenute a Bruxelles, Stoccolma, Parigi e Vienna. A illustrare i contenuti ddel dossier il presidente della Commissione indipendente, Martti Ahtisaari, ex presidente della Finlandia e Premio Nobel per la Pace 2008, insieme a due membri della commissione, Emma Bonino e Albert Rohan. A presiedere l'incontro il presidente della Commisssione Esteri del Senato, Lamberto Dini.
Il rapporto della Commissione indipendente analizza gli sviluppi più importanti avvenuti in Turchia negli ultimi cinque anni, dalle capacità di crescita economica alle riforme compiute a quelle mancate. Un tema che torna di grande attualità in vista del Consiglio europeo del 9 e 10 dicembre che dovrà decidere come proseguire sulla strada del negoziato.
La Commissione Indipendente "resta convinta dei numerosi vantaggi che presenterebbe la convergenza della Turchia con l'Europa, riconoscendo che gli enormi progressi realizzati dalla Turchia in tutti i campi negli ultimi anni sono chiaramente legati al suo status di paese candidato. Per garantire un seguito al processo di trasformazione della Turchia è dunque necessario preservare la sua prospettiva europea. La possibilità di centrare l'obiettivo, secondo la Commissione indipendente, dipende anche dalla credibilità dell'Ue nel mantenere gli impegni presi".

Secondo Ahtisaari il processo di adesione della Turchia all'Ue deve ripartire, considerando Ankara "come ogni altro paese con cui abbiamo trattato". Ahtisaari ha ricordato che al momento dell'avvio della candidatura turca si disse che la Turchia è "un candidato a diventare membro dell'Unione europea sulla base degli stessi criteri applicati agli altri paesi candidati". Da quando i negoziati si sono ufficialmente aperti nel 2004, tuttavia, la decisione dei governi e delle opinioni pubbliche europee è andata man mano attenuandosi. Particolarmente esplicito è stato il cambiamento di rotta della Francia, che oggi pone diversi problemi all'ipotesi di adesione turca. Ahtisaari ha ricordato che il primo dossier della Commissione indipendente fu pubblicato alla vigilia dell'avvio dei negoziati proprio per valutare se la Turchia poteva aderire all'Ue. La Commissione riteneva che ra possibile e che gli ostacoli potevano essere superati. Cinque anni dopo la Commissione ha voluto fare un nuovo punto della situazione ed esaminare i progressi sia da parte turca che da parte europea.

Albert Rohan ha illustrato più a fondo i contenuti del nuovo dossier della Commissione indipendente che ha analizzato sia le questioni più importanti sia gli aspetti apparentemente secondari che però hanno un loro valore nel negoziato. In particolare Rohan ha sottolineato che dopo l'avvio dei negoziati, da parte dei paesi dell'Ue si sono evidenziate due posizioni: ci sono paesi che hanno cominciato a parlare non di adesione ma di "partenariato privilegiato", mentre altri hanno provocato il blocco di alcuni capitoli negoziali. Questo ha provocato delusione e reazioni negative da parte turca: "La sensazione da parte turca è stata che qualunque cosa la Turchia avesse fatto, non sarebbe comunque servita". Ciò ha provocato un rallentamente delle riforme nel paese che a sua volta ha incoraggiato lo scetticismo europeo innescando un circolo vizioso. E d'altra parte, ha fatto notare Rohan, a quale paese si può chiedere di lavorare per conformarsi all'aquis comunitario senza dargli la certezze di ottenere alla fine l'adesione? La Turchia ha già un partenariato privilegiato con l'Ue: cos'altro si può offrire al posto dell'adesione piena?

Lo stesso argomento è stato sostenuto da Emma Bonino. Per la Turchia si parla di partnership speciale, ma nessuno spiega cosa ciò significa: la partnership con la Turchia è già speciale. Bonino ha anche insistito su un aspetto che da sempre sta a cuore alla leader radicale: il dossier Turchia è la cartina di tornasole per capire quale Europa vogliamo. La questione dell'adesione della Turchia ci obbliga, cioè, a decidere se l'Ue è un progetto geografico, religioso (non era certo questo che avevano in mente i "padri fondatori") o politico. In realtà, secondo Bonino, i problemi nascono dal fatto che la Turchia è un paese molto popoloso, è islamico ed è povero rispetto ad alcuni (solo alcuni) standerd europei. Questi, però, non sono ostacoli insormontabili, ma problemi da gestire. Si tratta di avere una visione del futuro e quindi è soprattutto un problema di leadership. D'altra parte basta guardare la carta geografica per capire qual è la direzione da seguire. L'Europa ha fatto delle promesse precise alla Turchia: se ora cambiasse idea nessuno crederebbe più ai nostri impegni. E nella politica internazionale la credibilità è tutto.


La registrazione integrale in audio e video della presentazione di Roma del dossier della Commissione indipendente sulla Turchia è disponibile sul sito di Radio Radicale.


Segnalo inoltre, sempre sul sito di Radio Radicale, le risposte di Emma Bonino alle domande dei giornalisti al termine della presentazione.


16 settembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Gli argomenti della puntata del 12 settembre 2009:

- Turchia: presentato a Bruxelles il dossier dell'Independent Commission on Turkey, "Turchia in Europa: Rompere il circolo vizioso". Intervista di David Carretta a Emma Bonino
- Croazia: sbloccata la trattativa con la Slovenia per la definizione dei confini, si riapre il processo di adesione all'Ue
- Albania: formato il nuovo governo, i socialisti disertano i lavori parlamentari
- Montenegro: le polemiche sul progetto di legge sui collaboratori del passato regime comunista.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


9 settembre 2009


TURCHIA IN EUROPA: ROMPERE IL CIRCOLO VIZIOSO

Lunedì 7 settembre è stato presentato a Bruxelles il secondo rapporto della Independent Commission on Turkey che analizza i principali sviluppi nelle relazioni tra Unione Europea e Turchia e indica i passi avanti concreti necessari per rilanciare i negoziati di adesione. La commissione indipendente torna a sottilineare con convinzione gli enormi vantaggi della convergenza con europea della Turchia e le positive trasformazioni che l'adesione all'Unione europea indurrebbero sia in Turchia, sia nell'UE.
Turkey in Europe: Breaking the Vicious Circle, è il significativo titolo del documento. Nonostante l'inizio promettente dei negoziati nel 2004, il processo si è infatti arenato in un circolo vizioso: i continui giudizi negativi provenienti da leader politici europei, combinati con la crescente esitazione dell'opinione pubblica europea verso un ulteriore allargamento dell'Unione, hanno approfondito il risentimento in Turchia e rallentato le riforme necessarie nel paese.
La commissione indipendente nel rapporto sostiene quindi che questo circolo vizioso deve essere urgentemente spezzato, nell'interesse sia della Turchia che dell'Unione Europea. I governi europei devono onorare i loro impegni e trattare la Turchia con l'equità e il rispetto che merita. Da parte sua, la Turchia deve tornare ad impegnarsi in un dinamico e ampio processo di riforma confermando così la serietà della sua ambizione di aderire all'UE.

Un severo richiamo al governo italiano è venuto in particolare da Emma Bonino, componente della commissione indipendente e da sempre convinta sostenitrice dell'ingresso della Turchia nell'UE. ''L'Italia - ha detto Bonino all'agenzia ANSA al termine della presentazione del dossier - e' sempre stata a favore del processo di negoziazione. Ultimamente pero', in particolare nella campagna per le europee, si sono sentite prese di posizione molto molto nette da parte della Lega Nord'' contro l'adesione della Turchia. Il governo italiano deve quindi chiarire la sua posizione sul processo di adesione della Turchia: "Berlusconi dovra' mediare perche' e' chiaro che la posizione italiana al vertice UE del 9-10 dicembre e' molto importante''. Al vertice di dicembre i leader dei 27 saranno infatti chiamati valutare lo stato dei negoziati e i blocchi imposti alla maggior parte dei capitoli di negoziato con Ankara. Per arrivare all'appuntamento con una posizione chiara, Bonino ha annunciato l'intenzione di lanciare un dibattito tanto ''in Parlamento, in modo da arrivare ad una mozione'', quanto nella ''societa' civile''.

Ascolta l'intervista a Emma Bonino di David Carretta per Radio Radicale

La Independent Commission on Turkey è stata formata cinque anni fa da un gruppo di illustri politici europei che hanno ricoperto incarichi di alto profilo, per esaminare le sfide e le opportunità offerte dalla possibile adesione della Turchia all'Unione europea. Il precedente rapporto della commissione indipendente era stato presentato nel 2004.
Della commissione indipendente fanno parte, oltre ad Emma Bonino, già commissaria europea, ex ministro e attuale vice presidente del Senato, Martti Ahtisaari, ex Presidente finlandese già inviato speciale Onu in Kosovo e premio Nobel per la pace, Anthony Giddens, ex direttore della London School of Economics and Political Science, Kurt Biedenkopf, ex primo ministro della Sassonia, Marcelino Oreja Aguirre, ex ministro degli Esteri spagnolo e già segretario general del Consiglio d'Europa e commissario europeo, Michel Rocard, già primo ministro francese, Hans van den Broek, ex ministro degli Esteri olandese ed ex commissario europeo, Albert Rohan, ex ministro degli Esteri austriaco. Della commissione faceva inoltre parte l'ex primo ministro polacco Bronislaw Geremek recentemente scomparso.

Il sito della Independent Commission on Turkey dove è possibile leggere e scaricare il rapporto in formato Pdf in inglese, francese, tedesco, italiano e turco.

Qui è possibile leggere e scaricare il primo rapporto della commissione indipendente La Turchia in Europa: più che una promessa?



17 novembre 2008


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

La prima parte della puntata del 15 novembre è dedicata interamente alla Turchia - dalle relazioni bilaterali italo-turche al processo di adesione all'UE, dal ruolo geopolitico di Ankara all'intenzione di proporsi come nodo cruciale delle rotte del petrolio e del gas - con un intervento di Emma Bonino ad un convegno tenutori in occasione del recente Forum di dialogo italo-turco. Nella seconda parte si parla invece delle preoccupazioni europee per la situazione politica in Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, del nuovo governo in Slovenia e della situazione politica in Albania. In chiusura un accenno alla visita in Croazia del commissario europeo all'Allargamento Olli Rehn.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti sul sito di Radio Radicale.

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