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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





15 gennaio 2010


ENERGIA: LA COOPERAZIONE TURCHIA RUSSIA E' ESEMPLARE

La cooperazione energetica della Turchia con la Russia è esemplare. Lo ha detto il premier Recep Tayyip Erdogan due giorni fa dopo aver incontrato a Mosca il presidente Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin. ''Abbiamo un sacco di possibilita', non solo nel settore gasiero ma anche in quello petrolifero e dei prodotti petroliferi'', ha dichiarato Erdogan, come hanno riferito le agenzie. Anche Medvedev e Putin hanno sottolineato l'ottimo livello delle relazioni tra i due paesi, ''relazioni di partenariato strategico'', ha fatto osservare il presidente russo, mentre Putin ha ricordato che, nonostante gli effetti negativi della crisi, ''la Turchia resta uno dei maggiori partner economici di Mosca, superando Usa e Gran Bretagna''. Nell'agenda degli incontri c'era sia il progetto di gasdotto italo-russo South Stream, diretto concorrente del progetto Nabucco sponsorizzato da Ue e Usa, che vedono entrambi la presenza turca, sia la partecipazione russa alla costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan.

Sempre l'altro ieri, Putin ha annunciato che la Turchia ha confermato la sua disponibilita' ad esaminare entro il 10 novembre prossimo tutto il pacchetto di documenti riguardante il progetto italo-russo South Stream e a concedere entro la stessa data l'autorizzazione per la sua costruzione. Putin ha quindi proposto che Russia, Turchia e Italia firmino un accordo trilaterale per la costruzione dell'oleodotto Samsun-Ceyhan, tra la costa turca del Mar Nero e quella turca del Mediterraneo. Il capo del governo russo ha riferito che Erdogan si e' detto d'accordo con la sua proposta. ''Presto cominceremo a studiare la questione con l'Italia'', ha aggiunto. Lo scorso 19 ottobre a Milano era gia' stata firmata una dichiarazione congiunta fra i tre Paesi, un protocollo d'intesa siglato dai ministri dell'energia dei tre paesi coinvolti.
Il quotidiano economico russo Kommersant, ha scritto che Erdogan potrebbe proporre alla Russia di partecipare al Nabucco. La voce gira da tempo e per ora sia da Bruxelles che da Washington non sono venute per ora preclusioni di principio. Secondo il giornale, però, i sostenitori di Nabucco in Turchia, ritengono che South Stream, pensato per aggirare l'Ucraina e le sue turbolenze politiche, potrebbe diventare superfluo dopo le presidenziali di dopodomani che con tutta probabilità, stando ai sondaggi, vedranno la vittoria del filo russo Victor Yanukovic o dell'attuale premier Julia Timoshenko, ex pasionaria della "rivoluzione arancione", intenzionata ad avere buoni rapporti con Mosca.

Intanto, i ministri dell'energia russo e turco hanno firmato un accordo di cooperazione per la costruzione di una centrale nucleare in Turchia. Il progetto prevede una centrale con quattro reattori della potenza complessiva di circa 5 gigawatt. Inizialmente si prevedeva di avviarne la costruzione nel 2011 e nel settembre 2008 era stata bandita una gara per la costruzione dell'impianto a Mersin, sulla costa mediterranea orientale della Turchia. L'unico partecipante era stato un consorzio russo-turco. Due mesi dopo la gara era stata annullata ma le trattative tra i due Paesi erano proseguite.


20 ottobre 2009


LA SERBIA NELL'UE E' INTERESSE DELLA RUSSIA

Il presidente russo Dmitri Medvedev e quello serbo Boris Tadic (Foto da www.glassrbije.org)"Il carattere particolarmente amichevole, reciprocamente vantaggioso e strategico delle relazioni russo-serbe", naturalmente, e ovviamente il sostegno alla Serbia nella questione del Kosovo. Uno dei punti chiave dell'odierna visita del presidente russo Dmitri Medvedev a Belgrado, per altro chiaramente indicato da Mosca, sono stati però gli scambi commerciali tra i due Paesi. Il pretesto ufficiale della visita di Medvedev, la prima di un presidente russo nella capitale serba, è stato il 65esimo anniversario della liberazione di Belgrado dall'occupazione nazista, ma occorre considerare che se da una parte la Russia è uno dei principali partner commerciali esteri della Serbia, dall'altra la Serbia stessa ha una posizione non secondaria nella definizione del progetto del gasdotto "South Stream", vale a dire uno degli assi portanti a cui la Russia affiderà le proprie forniture di gas all'Europa nel prossimo futuro.

Nel 2008 il volume degli scambi tra i due Paesi era stata pari a oltre 4000 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 31% rispetto al 2007. Quest'anno, invece, l'andamento è stato negativo e nel periodo gennaio-agosto l'interscambio ha segnato un calo rispetto allo stesso periodo del 2008 di quasi il 50%. Alla presenza dei due presidenti. Medvedev e Tadic, sono stati firmati accordi di cooperazione "in molti settori chiave di reciproco interesse", come ha detto una fonte che ha sottolineato l'importanza degli accordi nei settori del petrolio e del gas con riferimento al gasdotto South Stream, alla costruzione di un impianto di stoccaggio sotterraneo di gas presso il cantiere Banat e la modernizzazione della raffineria Nis.

Una nota diffusa da Gazprom, informa che l'amministratore delegato del colosso energetico russo, Aleksiei Miller, e il direttore generale di Srbijagas, Dusan Bajatovic, hanno siglato il protocollo relativo alla sezione serba del progetto South Stream in base al quale entro un mese verrà costituita la "joint design venture" South Stream Serbia Ag (51% Gazprom, 49% Srbijagas) che progetterà, costruirà e gestirà la sezione del gasdotto South Stream che passerà sul territorio serbo. Miller e Bajatovic hanno siglato anche l'accordo per la joint venture (sempre con Gazprom al 51% e Srbijagas aò 49)) per lo stoccaggo di gas nel complesso sotterraneo di Banatski Dvor che avrà una capacità operativa di 450 milioni di metri cubi.

South Stream e Banatski Dvor, ha sottolineato Miller, "sono due progetti di importanza strategica per tutta l'Europa sud-orientale. La costruzione del gasdotto transnazionale permetterà di diversificare i percorsi di esportazione del gas russo e ridurre i rischi legati al transito, mentre la costruzione di impianti di stoccaggio sotterraneo permetterà di ottimizzare le forniture di idrocarburi a seconda delle esigenze stagionali". L'implementazione di questi progetti, ha detto ancora Miller, "aumenterà la sicurezza energetica della Serbia e fornirà una base economica, finanziaria, e tecnologica per il potenziale industriale del paese, che permetterà alla Serbia di diventare un protagonista del mercato del gas nei Balcani".

Nel maggio del 2008, in occasione di elezioni politiche che preannunciavano un esito piuttosto incerto, Mosca si schierò con il premier uscente nazionalista "moderato" Vojslav Kostunica, mentre l'Europa e gli Usa facevano chiaramente il tifo per il fronte europeista raccolto attorno al presidente Tadic. Bruxelles fece anche un vero e proprio "endorsement" nei confronti di Tadic, dando il via libera all'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'Ue. Diversi osservatori, e io condivisi quell'analisi, fecero notare che, al di là dello schieramento tradizionale, Mosca avrebbe avuto tutto l'interesse (e neanche tanto sotto sotto sperava) in una vittoria degli europeisti, perchè agli interessi della Russia è molto più utile una Serbia membro dell'Unione Europea piuttosto che un Paese isolato, in mano ai nazionalisti e ai loro fantasmi turboserbi.

Il fronte europeista vinse le elezioni, i socialisti (una volta di Milosevic ma oggi, per fortuna, guidati dal giovane e pragmatico Ivica Dacic) capirono l'antifona e furono lesti a trovare un accordo col Partito Democratico di Tadic entrando così al governo. Per non parlare dei Radicali, che dopo la sconfitta hanno subito la scissione della corrente che fa capo a Tomislav Nikolic (ex numero due dell'imputato di crimini di guerra Vojslav Seselj), approdato ad un'opposizione moderata non pregiudizialmente ostile all'integrazione europea della Serbia. E se qualcuno avesse ancora dei dubbi basti dire che il presidente serbo Tadic, in un'intervista rilasciata alla vigilia dell'arrivo di Medvedev, ha precisato che le aspirazioni di integrazione europea di Belgrado "possono solo essere positive per Mosca" aggiungendo che "nell'Unione europea saremo i migliori amici della Russia". Più chiaro di così...


6 ottobre 2009


NABUCCO VS. SOUTH STREAM: E' VERA SFIDA?

"Nabucco" e "South stream". Sono i nomi di due gasdotti a cui l'Europa affida la possibilità di diversificare le fonti a cui soddisfare la proprie necessità di gas naturale. Il primo porterà verso ovest il gas dell'Asia centrale aggirando la Russia (e quindi allentando la dipendenza energetica da Mosca). Il secondo, invece, è frutto di una joint venture tra la russa Gazprom e l'italiana Eni e porterà in Occidente il gas russo tagliando fuori l'Ucraina rendendo più stabili le forniture sottoposte in questi ultimi anni al braccio di ferro che a più riprese ha opposto Kiev a Mosca.
Messa così appare evidente che i due progetti rispondono a logiche opposte e sono quindi in contrapposizione tra loro. Ma è proprio vero? In un'intervista a Radio Radicale, Nicolò Sartori, assistente di ricerca presso l'Istituto Affari Internazionali, spiega perché a suo giudizio South Stream e Nabucco, proprio perché sono frutto di progetti diversi non sono così in alternativa tra di loro come si potrebbe facilmente pensare.
La questione è molto complessa, perché il primo problema da risolvere è chi garantirà le ingenti quantità di gas necessarie per riempire le condutture. In entrambi i gasdotti, poi, gioco un ruolo importante la Turchia (coinvolta anche in un'altra importante pipeline come Itgi e che recentemente ha stretto un accordo con il Qatar, terzo produttore mondiale di gas), che aspira a diventare un vero e proprio hub energetico. Il che rimanda ad una questione imprescindibile, ovvero la necessità del coinvolgimento dell'Iran. Sullo sfondo la questione irrisolta della necessità di creare un mercato comune europeo dell'energia.

L'intervista di Radio Radicale a Nicolò Sartori

Unione Europea: la sfida Nabucco-South Stream tra realtà e ideologia, di Nicolo Sartori


14 luglio 2009


LA "PRIMA" DEL NABUCCO: FIRMATO L'ACCORDO PER IL GASDOTTO

 

Il tracciato del gasdotto Nabucco dalla Turchia all'Austria attraverso i Balcani orientaliE' stato firmato ad Ankara l'accordo intergovernativo per la realizzazione del progetto Nabucco, la pipeline lunga 3300 chilometri che dal 2014 dovrebbe trasportare il gas dal Mar Caspio e dal Medio Oriente in Europa attraverso Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dell'UE dalla Russia. L'intesa è stata sottoscritta dai primi ministri dei cinque Paesi interessati al transito del gasdotto (più la Germania), alla presenza del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso. Restano tuttavia aperti interrogativi su finanziamenti e approvvigionamenti.

Il primo riguarda chi fornirà i 31 miliardi di metri cubi di gas all'anno da immettere nelle condutture del Nabucco. L'Azerbaijan dovrebbe essere uno dei principali fornitori, ma il gas azero da solo non basterà. Secondo il ministro turco dell'energia, Taner Yildiz, potrebbero aggiungersi l'Iraq, l'Egitto, il Turkmenistan (che è stato invitato alla cerimonia della firma) e perfino l'Iran. Per molti esperti Nabucco non potrà risolvere completamente i problemi di dipendenza energetica dell'Europa dalle forniture russe. Anzi, il progetto potrebbe anche aver bisogno di una partecipazione della Russia per completare la sua capacità di trasporto e Mosca ha già fatto sapere che potrebbe essere interessata. La cosa è giudicata possibile dallo stesso inviato speciale Usa per l'Euroasia, Richard Morningstar, che, però esclude la partecipazione dell'Iran al progetto.

L'altra questione riguarda il finanziamento dell'opera. Il gasdotto, avrà un costo stimato di circa 8 miliardi di euro. La Commissione Europea avrebbe promesso 200 milioni di euro, mentre la Banca Europea di Investimenti si prepara a coprire il 25% del costo del progetto e due banche europee si sono già dette pronte a finanziare il progetto. Gli analisti, tuttavia, hanno dubbi sulla capacità di reperire i fondi necessari a causa della crisi, anche se il ministro turco Yildiz si dice fiducioso che nonostante l'ansia per la situazione globale, "per il Nabucco non ci saranno problemi di soldi". Le imprese facenti parte del consorzio sono la Botas turca, la compagnia petrolifera ungherese Mol, l'OMV austriaca, la Transgaz romena, la Bulgagaz bulgara e la tedesca RWE.

La presidenza di turno svedese dell'Ue plaude alla firma dell'accordo intergovernativo ricordando che "il rafforzamento della sicurezza delle forniture energetiche è questione di interesse strategico per l'Unione europea" e Nabucco costituisce "un passo concreto verso la realizzazione del concetto del corridoio meridionale" del gas, promossa dal summit a Praga del maggio scorso. Il 'corridoio meridionale' comprende, oltre al Nabucco, l'Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (Itgi), promosso da Edison, e il Trans Adriatic Pipeline (Tap), sponsorizzato dalla svizzera Egl e dalla norvegese StatoilHydro. Il comunicato della presidenza Ue si conclude sottolineando l'importanza della partnership energetica con la Turchia perché "la sicurezza energetica è uno dei settori in cui l'Ue e la Turchia hanno un interesse strategico comune nel rafforzare la cooperazione, vista la grande spinta dell'Ue verso la diversificazione delle forniture e il ruolo cruciale della Turchia in questo ambito".

Nel suo discorso il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha ricordato le origini del progetto, nato sette anni fa, non rinunciando a fare un riferimento chiaro ai negoziati di adesione del suo Paese all'UE. "Abbiamo portato a termine una questione importante per le riserve di energia internazionali e questo progetto innalza anche l'importanza della Turchia. Con il Nabucco il nostro Paese lavorerà a stretto contatto con l'Europa per quanto riguarda le forniture e questo favorirà l'eventuale soluzione della crisi del gas".

Ma anche senza considerare le incognite sul futuro del progetto, anche nei sette anni che hanno preceduto la firma odierna, le cose non sono andate così lisce. Per esempio, ad un certo punto le trattative si erano arenate sulla questione del 15% di sconto alla Turchia. Secondo quanti scrivono il quotidiano Zaman e anche l'agenzia di Stato Anadolu, Ankara ha ceduto sul punto perché un articolo dell'accordo firmato oggi dice che agli stati facenti parte del consorzio (i cinque Paesi di transito più la Germania) sarà dato il 50% del gas che richiedono. "Si tratta di un articolo molto importante - ha detto Yildiz a Zaman - noi stavamo cercando di negoziare il 15% del gas in transito, ossia circa 4,5 miliardi di metri cubi, adesso cerchiamo di capire quanto gas otterremo da questo 50%". All'agenzia Anadolu il ministro ha spiegato che "se i Paesi del consorzio lo ritengono opportuno, hanno il diritto di condividere 15 miliardi di metri cubi di gas su 31 che ne trasporta il condotto. Si tratta di un privilegio concesso a chi partecipa al progetto".


2 luglio 2009


GAS, SOUTH STREAM: MOSCA INVITA ANKARA. E' L'INIZIO DELLA FINE DI NABUCCO?

Carta tratta dal sito http://newsimg.bbc.co.uk
Il grande gioco dell'energia riserva ogni giorno nuove sorprese e, come in una partita a scacchi, i pezzi giusti, mossi con abilità, possono aprire nuove possibilità. La novità del giorno è l'invito rivolto dalla Russia alla Turchia e entrare nel grande affare "South Stream", il gasdotto frutto di una joint-venture Gazprom-Eni che dovrebbe portare il gas russo all'Europa occidentale attraverso i Balcani. La notizia è interessante perché la Turchia è uno dei partner principali di "Nabucco", la pipeline che dovrebbe garantire all'Europa occidentale l'accesso ai giacimenti dell'Asia centrale, aggirando la Russia e allentando, quindi, la dipendenza energetica dal Cremlino.
Secondo quanto riferisce l'agenzia Ria Novosti, l'invito ad Ankara è arrivato direttamente dal primo vicepremier russo Igor Secin alla fine di un incontro con il ministro turco dell'energia e delle risorse naturali, Taner Yildiz. "Noi prevediamo un approccio trasparente quando verrà presa la decisione su tale questione", ha spiegato Secin, sperando che Ankara esamini la proposta di Mosca. Secondo il vicepremier, nel colloquio sono state esaminate le differenti varianti e i differenti itinerari delle forniture di gas, compreso il Nabucco. "La valutazione economica precisa dell'efficacia della competitività permetterà di giudicare la superiorità di un progetto rispetto all'altro. South Stream ci sembra preferibile", ha proseguito, ricordando che esso può contare su sufficienti risorse.
South Stream, che collegherà la Russia all'Europa meridionale passando sotto il Mar Nero e l'Adriatico, avrebbe un costo stimato di 25 miliardi di euro e una capacità di 63 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Il Nabucco, per il quale si prevede un costo di 7,9 miliardi di dollari, è sostenuto dall'Unione Europea per ridurre la dipendenza energetica da Mosca e dovrebbe garantire da 20 a 30 miliardi di metri cubi di gas del Caspio all'anno, attraverso Azerbaigian, Georgia, Turchia, Bulgaria, Romania, Ungheria e Austria. Però, mentre il progetto South Stream sembra procedere senza gravi intoppi, il progetto Nabucco ha incontrato e incontra sul suo percorso molti ostacoli oltre alla ovvia opposizione russa.
Recentemente, in varie occasioni, il premier turco Erdogan ha usato la minaccia del ritiro del suo paese dal progetto Nabucco come arma di pressione sull'Europa. L'invito di Mosca alla Turchia a entrare nell'affare South Stream potrebbe segnare l'inizio della fine per Nabucco? Si tenga conto che la Turchia, oltre a dipendere in buon misura dalle forniture energetiche russe, ha tutto l'interesse a stringere i rapporti con la Russia in funzione della stabilizzazione dell'area caucasica che non può prescindere dalla soluzione della questione del Nagorno Karabakh con conseguente normalizzazione dei rapporti con l'Armenia (tradizionale alleata di Mosca), che a sua volta ha tutto l'interesse a entrare nella partita energetica sfruttando la sua posizione geografica per il transito delle pipeline. La soluzione della questione del Nagorno Karabakh, non è pensabile, d'altra parte, senza un accordo con l'Azerbaijan, paese chiave per la stabilità della regione, produttore di gas, fortemente legato alla Turchia da ragioni storiche, culturali e strategiche.
All'Unione Europea, credo, tutto questo dovrebbe interessare, ma è lecito avere più di un dubbio che a Bruxelles riescano a prendere (e a mantenere) una posizione comune, proprio perché tra i Ventisette sono diverse non tanto le valutazioni politiche su questo o quel progetto, ma gli interessi economici e i conseguenti rapporti con Mosca. Quanto all'Italia, è noto che la Farnesina-ombra si chiama Eni e che l'attuale inquilino di Palazzo Chigi vanta un'amicizia personale con il suo omologo russo.


21 gennaio 2009


PASSAGGIO SPECIALE: L'EUROPA SUD-ORIENTALE E LA CRISI DEL GAS

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est - l'approfondimento sulla situazione politica dell'Europa sud orientale - in onda questa sera alle 23,30 a Radio Radicale è dedicato al braccio di ferro tra Russia e Ucraina sul gas, agli effetti che l'interruzione delle forniture russe ha avuto sui paesi dell'est e del sudest europeo e al ruolo della Turchia nella diversificazione delle rotte energetiche verso l'Europa che il premier turco Erdogan ha deciso di far pesare nei negoziati per l'adesione all'UE.

Il gas russo è tornato in Europa. La crisi tra Russia e Ucraina che aveva bloccato la forniture era cominciata una ventina di giorni fa, ma il contenzioso va avanti da quattro anni e riguarda le tariffe delle forniture russe all'Ucraina e i pedaggi che quest'ultima chiede per il transito del gas destinato all'Europa. Nessuno dei due contendenti può fare a meno dell'altro: l'Ucraina riceve tutto il gas di cui ha bisogno dalla Russia, ma la Russia al momento non ha altra strada per far arrivare il proprio gas all'Europa occidentale. Non si tratta quindi di un affare privato tra tra Mosca e Kiev come già era apparso chiaro due anni fa, con l'esplodere della precedente crisi nel 2006.
La questione è ulteriormente complicata dal fatto di non essere soltanto un problema commerciale. Il presidente ucraino Victor Yushenko ha tra le sue priorità l'adesione alla Nato e all'inizio di dicembre l'Ucraina ha firmato un accordo sulla difesa con gli USA. Inoltre Yushenko ha offerto il suo appoggio all'esercito georgiano durante il conflitto con la Russia dello scorso agosto. Ma il parlamento di Kiev è spaccato a metà tra i filo-russi e ciò che rimane del blocco "arancione" protagonista della rivolta pacifica del dicembre 2004. Il governo di Kiev inoltre è debole e si regge su una fragile tregua tra Yushenko e la premier Julia Timoshenko, ex alleata della rivolta arancione e oggi di nuovo amica di Mosca.
Le conseguenze del braccio di ferro sul gas tra Mosca e Kiev e la conseguente crisi energetica che ne è derivata si sono fatte particolarmente pesanti per i paesi dell'Europa orientale e sudorientale. Infatti, mentre i paesi dell'Europa occidentale hanno anche altri fornitori e stanno cercando di diversificare ulteriormente, i paesi dell'Europa orientale e sudorientale dipendono esclusivamente dalla forniture russe.
I paesi piu' colpiti dal grave taglio delle fornitura di gas delle scorse settimane, per quanto riguarda l'Ue, sono stati i paesi dell'est e dell'area balcanica: Bulgaria, Slovacchia, Grecia, Austria, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Polonia e Romania. Tra i Paesi balcanici che non fanno ancora parte dell'UE, ma che fanno parte della Comunita' dell'energia per l'Europa sud-orientale, i paesi maggiormente colpiti sono stati la Serbia, la Bosnia-Erzegovina e la Macedonia. Altrettanto colpita dalla sospensione della fornitura del gas russo la Croazia. Per far fronte all'interruzione delle forniture provenienti dalla Russia l'Ungheria ha ricevuto il gas norvegese dall'Austria e questo ha reso possiblie che l'Ungheria aiuti con le sue riseve la gravissima situazione che si è determinata in Serbia. La Germania ha aiutato la Repubblica Ceca la quale a sua volta ha fornito le sue riserve alla Slovacchia, mentre la Slovenia e' riuscita ad ottenere il gas dall'Algeria e dall'Austria.
La crisi energetica ha posto in primo piano non solo il problema della mancanza di riserve sufficienti nei paesi della regione balcanica, ma anche la mancanza di infrastrutture capaci di rispondere adeguatamente a crisi del genere o quanto meno i ritardi nell'ammodernamento delle infrastrutture già esistenti. Ora, con l'accordo firmato tra il premier russo Putin e quello ucraino Timoshenko il gas è tornato a scorrere anche nelle condutture di questi paesi, ma ciò non risolve il problema che resta ancora grave e lascia i paesi balcanici esposti a qualunque bufera commerciale e politica.
La diversificazione delle vie di approvvigionamento resta cruciale per l'Unione Europea che non riguarda solo l'indipendenza energetica ma pesa anche sulle relazioni esterne dell'Unione e sulle prospettive di allargamento, prima di tutto alla Turchia. Nei giorni scorsi infatti il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di non firmare l'accordo del gasdotto Nabucco se l'UE non riuscirà a sbloccare il capitolo negoziale sull'Energia incagliato sullo scoglio di Cipro. Pur non assumendo toni troppo esasperati Erdogan è stato chiaro. Da Bruxelles, il presidente della Commissione, Barroso, ha assicurato che lo sblocco del capitolo sull'Energia sta a cuore anche all'UE invitando a non legare la sicurezza energetica a questioni negoziali specifiche, mentre la presidenza di turno ceca ha invitato la Turchia a non assumere posizioni che potrebbero essere controproducenti.
La Russia da parte sta a vedere e da Mosca, mentre da una parte si afferma di non ritenere Nabucco (che porterebbe il gas dalla regione del Caspio in Europa aggirando sia la Russia che l'Ucraina) in contrapposizione con i progetti North Stream e South Stream targati Gazprom (il secondo passerebbe per i Balcani e vede fortemente coinvolta l'italiana Eni), dall'altra si fa maliziosamente notare che mentre i due gasdotti che la vedono protagonista hanno già le forniture garantite, al momento non c'è certezza su chi riempirà le condotte di Nabucco.

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est, curato da Roberto Spagnoli e realizzato con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è ascoltabile sul sito di Radio Radicale.


14 novembre 2008


ENERGIA, VERTICE BAKU: DIVERSIFICARE LE ROTTE DI GAS E PETROLIO

"Continuare la politica mirata alla diversificazione delle rotte di petrolio e gas dal bacino del Caspio ai mercati europei e mondiali''. E' questo uno dei passaggi cruciali della dichiarazione emessa alla fine del vertice sull'energia di Baku e al quale hanno partecipato i capi di Stato e di governo dei Paesi del Caucaso e dell'Asia centrale insieme ai rappresentanti politici di molti paesi europei e della Commissione europea.
Il documento esprime sostegno "alla realizzazione dei progetti per la creazione di infrastrutture di trasporto e transito multivettoriali del gas naturale azero ai mercati regionali ed europei per soddisfare in maniera più efficace i bisogni degli Stati partecipanti". I partecipanti al vertice si sono detti in particolare d'accordo nel "continuare gli sforzi per il coordinamento delle attività mirate alla realizzazione dei progetti congiunti diretti a rafforzare la sicurezza energetica dell'Europa, in particolare per quanto riguarda il transito del gas".
Il
documento fa un esplicito riferimento al gasdotto Itgi (Interconnection Turkey-Greece-Italy) di particolare interesse per l'Italia. Il tratto già operante attualmente dall'Azerbaigian arriva in Grecia attraverso la Turchia: il nostro Paese punta a realizzare il tratto che dalla Grecia arriva direttamente in Italia. Per questo "l'Italia si augura che l'Unione europea resti neutrale in merito ai progetti dei principali gasdotti'' alternativi alle vie di approvvigionamento che passano per la Russia, ha detto all'agenzia ANSA il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, riferendosi anche al progetto Nabucco, gradito in particolare a Germania, Austria e Paesi baltici, che dovrebbe portare in Europa il gas del Caspio, dell'Asia centrale e dell'Egitto, sempre attraverso la Turchia.
La dichiarazione conclusiva del vertice di Baku soddisfa comunque l'Italia ha detto ancora Mantica che ha avuto un incontro con il ministro greco dell'energia, Krystos Folias, con il quale ha registrato una convergenza di vedute rispetto alla realizzazione del troncone di gasdotto che unirà Italia e Grecia. "Siamo rimasti soddisfatti - ha affermato il sottosegretario - in quanto nella bozza viene che esplicitamente citato il progetto Itgi ma, ha aggiunto, "i vari progetti non sono alternativi e quello che è importante non è quante sono le strade di supporto ma quanto gas è disponibile".


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permalink | inviato da robi-spa il 14/11/2008 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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