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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





29 agosto 2009


COSE TURCHE

Prosegue in Turchia l'inchiesta su Ergenekon, l'organizzazione eversiva accusata di aver organizzato attentati e omicidi per destabilizzare il governo islamico-moderato di Recep Tayyp Erdogan per spianare la strada ad un colpo di stato e sovvertire il sistema democratico. Molti i nomi eccellenti finiti nell'inchiesta che ha colpito il cosiddetto "stato profondo", quella sorta di sistema parallelo costituito da servizi segreti deviati, esponenti delle forze armate, attivisti nazionalisti, ecc., ma di fatto ha toccato l'establishment.
Diversi osservatori pensano che il processo a Ergenekon aprirà una fase nuova della storia della Turchia moderna ma non mancano gli aspetti contraddittori e poco chiari dell'istruttoria che attirato anche le critiche dell'Unione Europea. Un'inchiesta che quasi ogni giorno riserva sorprese e che i media e l'opinione pubblica turca seguono a fasi alterne.
E mentre l'affare Ergenekon va avanti (e si stenta a vederne la fine) altre cose interessanti, per vari motivi, accadono a cavallo del Bosforo: la possibile road map per la soluzione della questione curda, i contatti con l'Armenia, i colloqui per Cipro, l'attenzione del premier Erdogan per le condizioni delle minoranze religiose, solo per dirne alcuni, mentre è interessante vedere l'atteggiamento delle forze armate.
Sullo sfondo le relazioni con l'Europa e l'accidentato percorso dell'integrazione nell'Ue. A dicembre presenterà il suo rapporto annuale sui negoziati con Ankara. Potrebbe non essere completamente negativo, ma ben difficilmente sarà del tutto positivo.

Su tutto questo, per una fotografia della situazione politica interna della Turchia, alla vigilia della ripresa dell'attività politica dopo la pausa estiva, segnalo una mia intervista a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice della Stampa e del Foglio) disponibile sul sito di Radio Radicale.


18 gennaio 2009


IL CROCEVIA TURCO

La Turchia ha da sempre eccellenti rapporti con Israele, che non sono venuti meno neppure dopo l'arrivo al governo dell'Akp, il partito islamico moderato del premier Recep Tayyp Erdogan. Inoltre, dopo anni di tensione, salita fino alla soglia dello scontro armato, il governo Erdogan ha riallacciato anche i rapporti con la Siria, tanto che proprio Ankara si è resa protagonista di una mediazione tra Damasco e Tel Aviv per risolvere la questione delle alture del Golan e giungere possibilmente ad un accordo di pace tra Israele e Siria. Il conflitto di Gaza di queste settimane ha però messo in difficoltà Erdogan, che non ha gradito e ha criticato aspramente l'intervento militare israeliano, anche se il ministro degli Esteri turco, Alì Babacan, dal Cairo ha sottolineato le responsabilità di Hamas nella rottura della tregua. Nonostante questo, Ankara ha proseguito la sua azione diplomatica anche in questo periodo, forte da una parte delle ottime relazioni con Israele e dall'altra dai naturali legami storici, culturali e religiosi con i paesi arabi. Tanto è vero che in questi ultimi giorni si è parlato anche del possibile dispiegamento di truppe turche nell'area mediorientale con funzioni di peacekeeping, Una presenza che sarebbe gradita sia ad Israele, sia ad Hamas, sia ai principali paesi arabi.
Sempre in relazione alla situazione del Medio Oriente, la Turchia può vantare inoltre buoni rapporti anche con l'Iran, con il quale condivide il problema del conflitto con i guerriglieri indipendentisti curdi (in Iran opera una formazione armata "gemella" del Pkk). Ma un altro legame importante tra Ankara e Teheran è quello relativo alle rotte energetiche tra Oriente e Occidente rispetto alle quali la Turchia si trova in una posizione strategica. E qui il quadro include anche la Russia (dalla quale Ankara dipende largamente per i suoi approvvigionamenti) con la quale la Turchia condivide anche il problema del Caucaso (rispetto alla quale negli ultimi mesi la diplomazia turca si è mossa per avviare a soluzione la questione del Nagorno-Karabakh che la contrappone all'Armenia). Ma la Turchia è anche un solido alleato dell'Occidente: fa parte della Nato (quello turco è il più consistente esercito dell'Alleanza dopo quello statunitense) e ha in corso i negoziati di adesione all'Unione Europea. Tutte queste cose dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, la posizione cruciale della Turchia e l'importanza del suo ruolo geo-politico. E la delicatezza del momento per la situazione politica interna. Il 29 marzo praticamente in tutto il paese si rinnoveranno le amministrazioni locali. Queste elezioni amministrative saranno dunque un test fondamentale per l'attuale governo, per il premier Erdogan e per l'Akp che negli ultimi mesi ha registrato un considerevole calo di consensi: dal 47% dei voti con cui vinse trionfalmente le elezioni politiche del luglio 2007, al 32-35% delle ultime settimane. A questo Erdogan, da fine "animale politico" qual è, sta cercando di reagire andando a cercare consensi in ambiti che non sono tradizionalmente quelli dell'Akp. Tra i curdi, prima di tutto (a Dyarbakyr nel 2007 l'Akp prese oltre il 47% dei voti): prova ne sono l'apertura del nuovo canale curdo della tv di Stato e il progetto di legge che consentirebbe ai curdi l'uso della loro lingua anche nei tribunali. Le prossime elezioni amministrative si terranno inoltre in una situazione di crisi economica che anche in Turchia sta facendo sentire pesantemente i suoi effetti, dopo anni di crescita vertiginosa: il Pil scende dopo anni di forte incremento, le esportazioni si contraggono e gli investimenti diretti dall'estero sono in calo. Infine sul mondo politico grava pesantemente l'inchiesta sull'organizzazione segreta "Ergenekon", la cosiddetta "Gladio turca", espressione di quello "stato profondo" nel quale convergono, politici ultranazionalisti, esponenti delle gerarchie militari, ambienti deviati dei servizi segreti e criminalità. L'appuntamento elettorale di marzo sarà un esame importante per la tenuta di tutto il quadro politico turco che con l'arrivo al potere dell'Akp aveva trovato una stabilità mai conosciuta, almeno in anni recenti, dalla Turchia.

Per fare un quadro della attuale situazione della Turchia, sia sul piano interno che su quello internazionale segnalo la mia intervista a Marta Ottaviani (corrispondente dell'agenzia Apcom e collaboratrice del quotidiano Il Foglio) andata in onda e riascoltabile sul sito internet di Radio Radicale. Marta Ottaviani ha pubblicato recentemente il libro "Cose da turchi" (Mursia) molto utile per capire meglio la realtà turca: non solo quella politica ma anche quella sociale e culturale.


20 ottobre 2008


ERGENEKON: LO "STATO PROFONDO" A PROCESSO IN TURCHIA

E' iniziato oggi in Turchia il processo contro Ergenekon, l'organizzazione segreta espressione di quello "Stato profondo" che lega ambienti militari, circoli nazionalisti, servizi segreti deviati, giornalisti e uomini politici. L'accusa per gli imputati è in sostanza quella di aver orchestrato e attuato per un decennio una strategia della tensione con lo scopo di rovesciare l'ordine costituito e il governo legittimamente eletto di Recep Tayyip Erdogan. Per la Turchia è un processo delicato e carico di incognite perché all'organizzazione vengono imputati alcuni fra i più gravi atti di violenza che hanno insanguinato il Paese negli ultimi anni, soprattutto dopo che Recep Tayyip Erdogan ed il suo Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (Akp) è arrivato al governo nel novembre del 2002.

C'è chi sospetta che Ergenekon potrebbe avere a che fare tra l'altro con l'assassinio del giornalista armeno Hrant Dink, ucciso da estremisti nazionalisti nel gennaio del 2007, con quello del sacerdote italiano Don Andrea Santoro, freddato a Trebisonda il 6 febbraio 2006, del giudice Mustafa Ozbilgin, ucciso nella sede del Consiglio di Stato nel maggio 2006. Secondo molti anche la strage di Malatya del 18 aprile 2007, in cui tre cristiani presbiteriani, due turchi e uno tedesco (Necati Aydin, Ugur Yüksel e Tilman Ekkehart), furono sgozzati dopo essere stati torturati per ore nella sede della casa editrice Zirve, sarebbe riconducibile ad Ergenekon.

Tra gli 86 imputati alla sbarra ci sono molti nomi eccellenti: l'avvocato Kemal Kerincsiz, noto per le sue posizioni ultranazionaliste e per aver trascinato in tribunale il premio Nobel Orhan Pamuk, Hrant Dink e la scrittrice Elif Shakaf per presunti oltraggi all'identità nazionale turca; Dogu Perincek, segretario del Partito dei lavoratori; Kemal Alemdaroglu, ex rettore dell'Università di Istanbul, da sempre uno degli atenei più laici della Turchia moderna; Umit Erenol, la portavoce della chiesa ortodossa turca fondata da suo nonno nel 1922 in opposizione alla chiesa ortodossa greca; e soprattutto il generale in pensione Veli Kucuk considerato uno dei principali dirigenti di Ergenekon e ritenuto il fondatore del servizio di informazioni e antiterrorismo della gendarmeria (Jtem) sospettato di aver eliminato illegalmente diversi esponenti curdi negli anni '90. Per questioni procedurali saranno invece processati a parte l'ex capo della Gendarmeria, Sener Eruygur, e l'ex primo comandante dell'esercito, Hursit Tolon.

Proprio l'incriminazione di alti gradi delle forze armate, che sono tutt'ora l'asse portante della repubblica turca, ha causato notevoli imbarazzi tanto che lo scorso luglio l'allora capo di Stato Maggiore, Yasar Buyukanit, si era sentito in dovere di dichiarare che "in ogni ambiente ci sono persone che infrangono la legge", che "nei loro confronti è la giustizia a decidere". Soprattutto, di fronte a chi cerca di stabilire un legame tra i fatti contestati agli imputati e le forze armate nel loro complesso, il generale aveva dichiarato che "le forze armate turche non sono un'organizzazione criminale" e "anche chi commette errori nelle forze armate ne deve rispondere davanti a un giudice".

L'"affaire" Ergenekon scoppiò nel 2006 in seguito ad un'inchiesta aperta dalla procura di Istanbul dopo il ritrovamento nel quartiere di Ümraniye, nella parte asiatica della città, di ventisette bombe a mano dello stesso tipo di quelle piazzate nel maggio dello stesso anno sotto la sede del quotidiano laico e kemalista Cuhmuriyet.
Il Paese si dispone a seguire il procedimento con grande attesa ma anche timore. Il premier Erdogan ha ribadito in più occasioni che il processo permetterà di scoprire tutta la verità riguardo alla storia recente della Turchia. Ma una parte dell'opinione pubblica pensa che alcuni imputati siano in realtà estranei ai fatti ma siano stati coinvolti nell'inchiesta perché scomodi per il Governo che cercherebbe così di renderli inoffensivi. Secondo l'opposizione kemalista Erdogan starebbe usando l'"affaire" Ergenekon per rafforzare il suo potere ed arginare i suoi avversari, politici e no. In pratica c'è chi ritiene che l'inchiesta sia la risposta del governo islamico-moderato all'ennesimo all'attacco portatogli dalla magistratura che, con la forze armate, rappresenta la parte più laica dello Stato turco. Alcuni fanno notare, per esempio, che i vari arresti di sospetti appartenenti ad Ergenekon hanno in qualche modo accompagnato l'evolversi del procedimento intentato dal Procuratore generale della Repubblica, Abdurrahman Yalcinkaya, contro l'Akp accusato di attività antilaiche, accusa per cui ha rischiato la chiusura.


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permalink | inviato da robi-spa il 20/10/2008 alle 19:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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