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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





23 gennaio 2010


KOSOVO: RELAZIONE DI BAN KI MOON AL CONSIGLIO DI SICUREZZA

La situazione del Kosovo di nuovo all'attenzione delle Nazioni Unite. Ieri il Consiglio di Sicurezza ha discusso l’ultima relazione trimestrale del segretario generale Ban Ki-moon che invita le autorità di Belgrado e di Pristina a lasciare da parte la questione dello status del Kosovo per concentrarsi sulla cooperazione regionale. La Serbia ha deciso di essere presente al massimo livello al Palazzo di vetro: la delegazione serba è stata infatti guidata dal presidente Boris Tadic accompagnato dal ministro degli Esteri Vuk Jeremic. Un modo per sottolineare l'importanza che Belgrado attribuisce alla questione del Kosovo e il rifiuto di riconoscere l'indipendenza della provincia che secondo la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza continua ad essere una provincia serba.

Al centro del dibattito è stata l’annunciata volontà del governo kosovaro di integrare l’area a maggioranza serba di Mitrovica Nord puntando su un piano di decentralizzazione che includerebbe una maggiore presenza di polizia e tribunali dipendenti da Pristina. Un progetto definito “illegale” dal ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, che ha accompagnato il presidente Boris Tadic a New York, e che desta preoccupazione per le probabili rimostranze della popolazione di etnia serba fedele a Belgrado, che non ha mai accettato la sovranità di Pristina. La durissima reazione dei serbi di Mitrovica al tentativo degli ufficiali della missione dell’Onu (Unmik), nel marzo 2008, di assumere il controllo dei tribunali della città, fa temere seriamente che la stessa operazione possa essere accettata pacificamente qualora fosse tentata questa dalle autorità di Pristina.

Il problema coinvolge direttamente anche l’Unione europea che lo scorso anno ha dispiegato la propria missione civile Eulex, impegnata in particolare proprio sul fronte giudiziario: La portavoce di Eulex, Karim Limdal, ha infatti ammesso che la missione europea è stata consultata da Pristina su questo tema, ma si è affrettata a precisare che questa "non è la strategia dell’Ue". Il presidente Tadic ha ribadito che la Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza proclamata unilateralmente dal Kosovo il 17 febbraio 2008, e ha ricordato che sulla legittimità della secessione kosovara secondo il diritto internazionale pende ancora il giudizio della Corte internazionale di Giustizia dell'Onu. Una sentenza attesa per la metà di quest'anno che pur non avendo un valore cogente, avrà un indubbio peso politico e diplomatico. Un orientamento condiviso dalla Russia il cui ministro degli Esteri ha attribuito proprio alla decisione della Corte la destabilizzazione della regione.

Nei giorni scorsi l'ex rappresentante dell'Unmik nel nord del Kosovo, Gerard Gallucci, ha scritto sul suo blog che l'Ufficio civile internazionale (Ico) avrebbe un "piano segreto" per applicare il Piano Ahtisaari nelle zone a maggioranza serba del nord del Kosovo. Il piano prevederebbe di organizzare elezioni a Mitrovica nord e nei tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok nella primavera di quest'anno per emarginare le strutture parallele organizzate dai serbi, proseguire il dispiegamento della missione civile europea Eulex in queste zone e chiudere l'ufficio dell'Onu. Il presidente Tadic ha condannato severamente questa "soluzione finale" per il nord del Kosovo dichiarando che il piano rappresenta una pericolosa e inutile provocazione che potrebbe mettere a repentaglio la fragile stabilità del Kosovo. Una soluzione di questo tipo, secondo Tadic, violerebbe drasticamente la risoluzione 1244 e impedirebbe di trovare una via d'uscita dalla crisi, tenendo presente che la Serbia e gli altri attori internazionali che dimostrano responsabilità stanno cercando invece il modo di mantenere la stabilità.

La situazione rimane dunque estremamente delicata, come ha spiegato il segretario generale Ban Ki-moon nella sua relazione, nella quale questa fase è definita "relativamente pacifica ma fragile". La relazioni del segretario generale dell'Onu è stata seguita da quella del capo dell’Unmik Lamberto Zannier. In questo Belgrado e Pristina restano per il momento su posizioni inconciliabili. Il ministro degli Esteri kosovaro, Skender Hiseni, definito dai serbi "rappresentante delle autorità provvisorie kosovare", ha dichiarato che Pristina non intende più negoziare lo status del Kosovo. Parole che hanno provocato la reazione del presidente serbo Tadic, secondo il quale posizioni del genere rappresentano una minaccia per l’intera regione. Tadic ha rilevato che l’intera regione è stata vittima di quello che è accaduto negli anni Novanta e che è inaccettabile che Hiseni usi questo come argomento per dichiarare che lo status del Kosovo è risolto.


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18 gennaio 2010


KOSOVO: IL "PIANO SEGRETO" UE PER NORMALIZZARE IL NORD

Gerard GallucciSecondo l'ex rappresentante dell'UNMIK nel nord del Kosovo, Gerard Gallucci, l'Ufficio civile internazionale (ICO) avrebbe un "piano segreto" per applicare il Piano Ahtisaari nelle zone a maggioranza serba del nord del Kosovo. Il piano prevede di organizzare elezioni a Mitrovica nord e nei tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok nella primavera di quest'anno per emarginare le strutture parallele organizzate dai serbi, proseguire il dispiegamento della missione civile europea EULEX in queste zone e chiudere l'ufficio dell'ONU.

Lo spiega lo stesso Gallucci sul suo blog in un post intitolato "Kosovo: EU Strategy for the North".

In un articolo di Bekim Greiçevci, pubblicato il 14 gennaio sul giornale kosovaro Gazeta Express, si spiega che sul suo blog Gallucci scrive che nel mese di dicembre l'ufficio dell'UE a Pristina ha cominciato ad elaborare una strategia di base per le successive iniziative nel nord del Kosovo. Secondo Gallucci - scive Gazeta Express - questo documento mette in luce due aspetti fondamentali della politica dell'UE per il nord: porre questa zona sotto la giurisdizione effettiva del governo di Pristina e modificare il ruolo dell'UNMIK senza bisogno di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Gallucci spiega che questa strategia è basata su quattro obiettivi:
1. Con l'appoggio dei "suoi amici" internazionali, il governo kosovaro intende creare un nuovo comune di Mitrovica Nord; le elezioni si terrebbero a metà 2010 nel quadro legale delle istituzioni del Kosovo
2. Il governo del Kosovo intende, nello stesso modo, tenere elezioni negli altri tre comuni di Zvecan, Leposavic e Zubin Potok alla fine dell'anno
3. Nello stesso periodo le strutture parallele serbe nel nord verrebbero "marginalizzate" e l'ufficio dell'UNMIK verrebbe chiuso
4. EULEX rinforzerebbe la sua presenza in questa parte del paese e consoliderebbe in maniera visibile lo stato di diritto con una presenza più efficace di tribunali, polizia e dogane.

Gallucci - scrive ancora Greiçevci - aggiunge che questa strategia si fonda sull'idea che gli ultimi sviluppi politici hanno creato più spazio per una collaborazione graduale tra i serbi kosovari e le autorità di Pristina, mentre Belgrado ha ridotto l'influenza delle strutture parallele nel nord con lo scopo di indebolire i rappresentanti locali dei nazionalisti (quelli radicali di Seseli e quelli moderati dell'ex premier Kostunica) che avevano vinto le elezioni parallele svoltesi nelle comunità serbe nel maggio del 2008. Gallucci spiega inoltre che l'UE ammette che il maggior ostacolo all'applicazione del Piano Ahtisaari nel nord è la necessità che tutti i 27 paesi membri riconoscano l'indipendenza del Kosovo [attualmente solo 22 paesi lo hanno fatto, ndr]. Dunque, la soluzione scelta da Bruxelles sarà di concentrarsi su ciò che è stato ottenuto con la decentralizzazione ed il rafforzamento politico dei serbi kosovari che mostrano una volontà di collaborazione con Pristina.

L'articolo di Gazeta Express in francese su Courrier des Balkans


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24 settembre 2009


LA SITUAZIONE DEL KOSOVO / 2

KOSOVO: L'ACCORDO EULEX-SERBIA PROVOCA DUE CRISI PARALLELE A PRISTINA
di Artur Nura per Radio Radicale

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri sera, mercoledì 23 settembre, a Radio Radicale e dedicato alla situazione del Kosovo. L'accordo sulla polizia tra la missione civile europea Eulex e la Serbia provoca una seria crisi nei rapporti tra la stessa Eulex e Pristina, ma nello stesso tempo fa insorgere i nazionalisti albanesi che accusano le le autorità kosovare albanesi di tradimento e Eulex di essere niente altro che il proseguimento di Unmik (l'amministrazione Onu), e quindi del protetorato straniero, sotto altro nome. Tutto questo in attesa della sentenza della Corte internazionale di giustizia sulla legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza e in vista delle elezioni amministrative che si terranno in Kosovo fra meno di due mesi.

Dobbiamo dire che la sottoscrizione del protocollo tra Eulex e Belgrado sembra che abbia fatto nascere in maniera parallele due polemiche, che in qulche senso vedono serbi e albanesi unirsi sullo stesso tema, anche se da due barricate diverse. Il dirigente del movimento "Vetevendosje" (autodeterminazione), Albin Kurti si e’ visto essere contro il Premier del Kosovo Hashim Thaci per non aver partecipato alle trattative negoziando la presenza del nome di Pristina, e dall`altra parte abbiamo avuto il Presidente Serbo Boris Tadic visto contro Vojislav Kustunica, il quale ha definito la sottoscrizione del protocollo un "alto tradimento" da parte del Governo serbo! Tra l’altro, è davvero strano che, sia da un lato che dall’altro, abbiano reagito proprio coloro che si sono definiti in qualche modo come i più nazionalisti, radicali o ribelli. La posizione di Kostunica e del leader di Vetevendosje sono sempre più simili, ‘volenti o nolenti’.
Per stare alle reazioni della parte Alabnese io vorrei informare che più di 600 persone sono scese in piazza per protestare contro l'Eulex, trainati da oltre 23 ONG kosovare, tra cui  Vetevendosje e Cohu, “alzati”. Loro in questo proteste hanno usato slogan tipo: "Noi non siamo contro l`UE, ma contro l`EULEX e il protocollo con la Serbia" scagliandosi contro un accordo che, a loro parere,  rappresenta un`implementazione del  piano in sei punti di Ban Ki-Moon, che in effetti ha ormai una pessima fama in Kosovo. "Innanzitutto la Serbia potrà trarre un grande vantaggio delle valide informazioni della polizia, in secondo luogo rafforzerà il peso della risoluzione 1244 e si farà un grande passo verso l'esecuzione del piano di sei punti, ed infine elimina l`ostacolo principale verso la liberalizzazione dei visti della Serbia. Noi chiediamo che anche il Kosovo abbia diritto all'adesione all'UE e non a missioni poliziesche dell'UE in Kosovo", ha affermato leader del Movimento di autodeterminazione Albin Kurti per i mass media. 
Kurti ha chiesto pubblicamente una valida spiegazione dal Premier Hashim Thaci, su quale sarà il prossimo documento ad essere sottoscritto senza la presenza di Pristina, invece il premier Thaci ha replicato con sarcasmo e chiedendo che se “la gente ha delle ambizioni politiche, si fanno confrontarsi sulla base del voto del popolo”. "Io penso che la posizione delle istituzioni di Kosovo è la volontà dei cittadini di Kosovo, sono gia pubbliche anche per questo tipo di accordo tecnico. Inviterei tutti coloro che hanno delle aspirazioni politiche, ad entrare in gara elettorale e misurare la propria autorità dinanzi al popolo del Kosovo. In tal modo non vi sarebbero più delle preteste violente nella Repubblica del Kosovo, proprio quando tutto il mondo osserva e saluta il suo progresso democratico fatto", ha detto Thaci.

Anche alcuni esponenti dell’opposizione, hanno valutato che la questione è nata a causa dell’incapacità delle istituzioni di Pristina, considerando che il Governo si sta comportando come spettatore e non come attore, nei confronti di problemi che riguardano il Paese. “Non è la prima volta che la parte kosovara si presenta come uno spettatore, e non come protagonista,   e non è  in grado di vedere, né tanto meno di prevedere gli effetti che tali sviluppi possono avere sul Kosovo", ha dichiarato in una conferenza stampa Teuta Sahatcija, capo del partito ORA. Sahatcia ha aggiunto che “rimane da vedere se tale protocollo porterà qualche risultato positivo nella guerra contro il crimine organizzato, o se è stato  solo un aiuto alla Serbia per ottenere la liberalizzazione dei visti senza ostacoli” si e’ detta molto critica al confronto dell’accordo.
D`altro canto, il leader dell’Alleanza per il Nuovo Kosovo, Behgjet Pacolli, ha cercato di rallentare la tensione, chiedendo di non drammatizzare troppo la sottoscrizione del protocollo. “Dieci giorni fa ho detto che il protocollo sarebbe stato sottoscritto in ogni caso, perciò non è il caso di farne un dramma. Sappiate  che a sottoscrivere tale accordo sono le spesse persone che hanno aiutato l`indipendenza del Kosovo e l’istituzione dello Stato, e mai  penseranno di danneggiare la sovranità dello Stato", ha affermato Bexhet Pacolli durante la conferenza stampa a Pristina.
Secondo alcune indiscrezioni da fonti vicine ai rappresentanti della Comunità Internazionale in Kosovo, dopo il protocollo per la polizia, vi sono forti probabilità che vengano sottoscritti altri protocolli simili anche per le dogane e la giustizia. Pero a fare un analisi al riguardo della missione Eulex,  dobbiamo dire che fin da quando ha cominciato ad operare sul territorio del Kosovo, ha provocato sentimenti opposti e controversi da entrambi i popoli, ostaggi da anni di un conflitto senza fine. Bisogna anche aggiungere che la firma del protocollo di cooperazione tra Serbia e Eulex, ha messo in seria discussione la legittimità della missione europea in Kosovo al confronto dell’opinione pubblica e c’e’ chi ora ci si chiede se questo è il primo segnale di cedimento dell'Europa al confornto della Serbia e Russia. E’ capitato che alcuni che fino ad ieri, sostenendo il Piano Ahtisaari e negando la Risoluzione 1244 dell’ONU erano a favore della missione europea, oggi si oppongono e anche a gran voce.

Come detto prima quella che veniva definita una “mutazione dell’UNMIK in EULEX”, è considerata ora un nemico dell’indipendenza del Kosovo, perché va ad implementare l’Accordo in sei punti redatto da Ban Ki-Moon e ratificato da Belgrado. “L’Eulex non potrà stare tranquillo fin quando si comporta come una forza coloniale”, ha affermato di recente Albin Kurti, aggiungendo che “Vetevendojse” serve proprio a ribellarsi quando il Premier Hashim Tachi e gli altri politici che hanno promesso “il paradiso indipendente”, ma non possono farlo contro coloro che gli hanno regalato l’indipendenza .Secondo la maggior parte dell’opinione politica e pubblica Albanese del Kosovo, l’Eulex debba avere soltanto due compiti in Kosovo: training della polizia kosovara nel quadro del raggiungimento degli standard internazionali, e gestire la minoranza serba per non avere  problemi. Tutto il resto, secondo loro, non serve a nulla tale che non vi è motivo per cui la missione possa restare sul territorio del Kosovo”.
Come si sa l’Eulex non ha solo lo scopo di rafforzare la polizia kosovara e fermare gli scontri tra  kosovari e serbi, ma in modo particolare anche di “evitare che il Kosovo diventi un paradiso del traffico della droga e di esseri umani nel cuore dei Balcani” quale si presenta come une sfida per tutti i Paesi ex comunisti. In effetti, il protocollo firmato lo scorso 12 settembre, regola la collaborazione per la lotta contro la criminalità organizzata e il traffico illegale, nel rispetto della risoluzione 1244, del rapporto di segretario generale Ban Ki-Moon e del piano in sei punti. Quello che è strano è  che USA e EU ritengono che “con tale protocollo è stata rispettata l’indipendenza del Kosovo”, ma anche tutti gli altri documenti che la negano in parte. Secondo l’agenzia americana Stratford risulta che mentre l’Occidente non vuole che la Serbia abbia di nuovo un controllo sulla provincia, l’Europa non vuole lasciare il Kosovo a se stesso.
Stratford dice che e dal 1999,  che Europa insieme con l’America, hanno deciso di frantumare la Serbia per poi dare il controllo  di post conflitto all’Europa”. Ma, in effetti, la realtà potrebbe essere molto vicina a tale tesi, considerando che il comitato per la politica e sicurezza dell’UE a Bruxelles ha dato il suo supporto all’accordo tra la polizia serba e l’Eulex per il controllo delle frontiere con il Kosovo. Secondo l'International Crisis Group (ICG) "l'Unione europea mira a raggiungere progressi significativi nelle relazioni con la Serbia, che è diventata estremamente importante per i suoi interessi, sino al punto da 'offendere' e destabilizzare il Governo di Pristina". In effetti, il direttore del programma per i Balcani dell’ICG, Mark Prelec, ha dichiarato che la responsabilità per la situazione che si è creata attorno alla firma del protocollo sulla cooperazione tra L’EULEX e il governo della Serbia dovrebbe essere cercata sia nell’Eulex che nelle Istituzioni del Kosovo.


23 settembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE: LA SITUAZIONE DEL KOSOVO

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est, andato in onda ieri su Radio Radicale, è stato dedicato alla situazione in Kosovo. Da una parte la grave crisi nelle relazioni tra la missione civile europea e le autorità di Pristina, dopo l'accordo tra Eulex e la polizia serba. Dall'altra l'iniziativa politico-diplomatica serba contro l'indipendenza all'Onu in vista dell'inizio del procedimento davanti alla Corte Internazionale di Giustizia che dovrà valutare la legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza secondo il diritto internazionale. In mezzo le proteste dei nazionalisti kosovari contro la presenza internazionale nel Paese e contro le autorità di Pristina accusate di "tradimento". Il tutto in vista delle elezioni amministrative del 15 novembre, considerate una scadenza molto importante anche perché saranno la prima elezioni dopo la proclamazione di indipendenza avvenuta il 17 febbraio 2008.

La trasmissione è a cura di Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura.


28 agosto 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale




Gli argomenti della puntata del 22 agosto 2009:

La prima parte del programma è dedicata alla stuazione nei Balcani, con notizie da Croazia, Serbia, Albania e Kosovo. La sseconda parte invece è dedicata alla Turchia con l'intervento dell'ambasciatoere in Italia, Ugur Ziyal, ad un convegno sull'integrazione europea della Turchia svoltosi il 23 luglio a Roma organizzato dall'associazione interparlamentare di amicizia italo-turca.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


26 agosto 2009


KOSOVO: TENSIONI E PROCESSI, MANIFESTAZIONI E PROTESTE

La missione civile dell'Unione Europea in Kosovo (Eulex) vuole arrivare a un accordo con la Serbia per definire la questione dogane. Lo scrive il quotidiano Koha Ditore, secondo il quale Eulex avrebbe chiesto alle autorità kosovare il via libera per intavolare i colloqui con Belgrado. Il vicepremier kosovaro, Hajredin Kuci, ha assicurato che la richiesta verrà esaminata.
La questione va avanti da quando il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza. Serbia e Bosnia-Erzegovina non importano e non fanno nemmeno transitare sul proprio territorio le merci "made in Kosovo", violando così l'accordo centroeuropeo di libero scambio (Cefta).
La questione dogane si aggiunge a quella del protocollo di cooperazione tra la polizia serba ed Eulex in materia di lotta alla criminalità organizzata, accordo a cui Pristina si oppone perché, come ha detto il premier kosovaro Hashim Thaci, non si tratta di "una questione tecnica" in risposta a quanto affermato dal capo di Eulex, Yves De Kermabon. Anche sette ong kosovare chiedono al parlamento di definire in maniera chiara i rapporti tra Eulex e le istituzioni kosovare sottolineando che alla parole dovranno seguire "azioni concrete".
Un accordo simile a quello in procinto di essere sottoscritto con la Serbia, è stato già siglato dalla missione Ue con l'Albania, la Macedonia e il Montenegro. Stando alle parole di Oliver Ivanovic, segretario al ministero serbo per il Kosovo e Metohia, la reazione di Pristina è solo dettata "da questioni di politica interna, perché il governo è nel bersaglio dell'opposizione e della critica per molti motivi".

Intanto l'ex premier kosovaro Ramush Haradinaj, e attuale leader dell'opposizione, dovrà comparire il prossimo 28 ottobre di fronte al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia all'Aia a seguito del ricorso in appello presentato contro la sentenza di primo grado che lo aveva assolto dall'accusa di crimini di guerra. Al fianco di Haradinaj compariranno gli altri due ex membri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), Idriz Balaj e Lah Brahimaj. Quest'ultimo era stato condannato a sei anni per trattamento crudele e tortura di prigionieri mentre gli altri due erano stati assolti da tutte le accuse di crimini compiuti a danno di serbi, rom e albanesi "collaborazionisti".
L'assoluzione di Haradinaj alimentò forti critiche nei confronti del Tribunale, accusato di essere 'anti-serbo', soprattutto alla luce del fatto che diversi potenziali testimoni, morirono in circostanze oscure, mentre il processo era in corso, e altri rinunciarono a comparire in aula per deporre. Per questo, la procura del Tpi ha presentato appello, chiedendo che siano raccolte le testimonianze di coloro che non sono stati ascoltati nel corso del processo in primo grado. L'udienza si svolgerà a un paio di settimane dalle prossime elezioni kosovare previste per il 14 novembre.

Ieri è inoltre di nuovo esplosa la tensione interetnica a Mitrovica, la città divisa lungo il fiume Ibar che rappresenta il "confine" tra la zona nord, dove i serbi sono maggioranza, e la parte nord del Kosovo dove invece predominano gli albanesi. Sette persone sono rimaste ferite negli scontri tra gruppi di appartenenti alle due etnie nei pressi di un cantiere dove un centinaio di serbi si erano riuniti per contestare la ricostruzione di case da parte degli albanesi.
Le unita' speciali di polizia di EULEX sono intervenute usando gas lacrimogeni per far cessare le sassaiole e disperdere i dimostranti. Secondo la polizia inoltre nella stessa zona e' stato fatto scoppiare un ordigno e sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco.

Infine da segnalare l'iniziativa dell' Associazione della stampa serba e della sua sezione in Kosovo che sono scese oggi in piazza, a Pristina, reclamando giustizia per i giornalisti scomparsi durante la guerra del 1998-99. Il corteo era composto da serbi e da albanesi e ha sfilato pacificamente per le vie della capitale kosovara per poi sostare davanti alla sede della missione dell'UE a cui si chiede di fare finalmente luce sugli omicidi e i rapimenti di giornalisti, verificatisi durante il conflitto. Il capo missione Eulex, Yves de Kermabon, ha ricevuto una delegazione dei manifestanti.
In particolare, risultano ancora oggi scomparsi Slavko Perenic e Djuro Slavuj, di Radio Pristina (dal 1998), Ljubomir Knezevic, del quotidiano Jedinstvo (L'Unità) e corrispondente di Politika (dal 1999), Marijan Melonasi, di Radio Kosovo (dal 2000). Inoltre Non è mai stata fatta luce sul caso del giornalista serbo, Alaksandar Simovic, scomparso nel 1999 e del fotoreporter, Momir Stokuca, assassinato nello stesso anno. "Tornate da noi colleghi nostri" era la scritta, sia in lingua serba sia albanese, sul grande striscione dietro cui hanno sfilato i manifestanti.


26 aprile 2009


INDIPENDENZA DEL KOSOVO: LA SITUAZIONE ED IL PUNTO DI VISTA SERBO

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 22 aprile dedicato alla questione dell'indipendenza del Kosovo la cui legittimità dal punto di vista del diritto internazionale è al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.

A poco piu’ di un anno dall’autoproclamata indipendenza del Kosovo, la questione dello status dell’ex provincia della Serbia arriva alla Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta di Belgrado, dovra’ pronunciarsi sulla legalita’ dell’atto di secessione di Pristina. Anche se la decisione non sara’ vincolante, per la Serbia gia’ il fatto che la Corte ha accettato di pronunciarsi in merito alla questione, rappresenta una vittoria diplomatica nel suo fermo rifiuto di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e ritiene l’intera facenda come un precedente impotante che incidera’ anche sui prossimi riconoscimenti.
E’ per la prima volta nella storia che un atto di secessione verra’ esaminato dal punto di vista del diritto internazionale. Sara’ considerato il diritto all’autodeterminazione rispetto al diritto della salvaguardia dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ di uno stato internazionalmente riconosciuto” ha detto il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic e ha precisato che nel dibattito prenderanno parte molti paesi tra cui anche delle potenze mondiali come la Cina, che per la prima volta hanno presentato ufficialmente i loro pareri su questo tema. Il capo della diplomazia serba ha sottolineato che la Serbia ha svolto un compito diplomatico molto attivo per attirare l’attenzione sul problema del Kosovo del maggior numero possibile di stati riuscendo a coinvolgere i paesi di tutti i continenti. Secondo Jeremic, i vertici di Belgrado possono essere ottimisti.
La Corte internazionale di giustizia nei prossimi giorni rendera’ pubblica la lista di tutti i paesi che si sono iscritti al dibattito sull’indipendenza del Kosovo. Secondo le informazioni ufficiose, affermano i media serbi, questo potrebbe essere il processo in cui partecipera’ il piu’ grande numero di paesi nella storia della Corte. Uno dei membri del team legale della Serbia, l’esperto argentino di diritto internazionale, Marselo Koen, afferma che il dibattito si puo’ a maggior ragione considerare storico perche’ dovra’ rispondere alla questione del rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale. Sempre secondo informazioni non ufficiali, nel dibattito dovrebbero partecipare tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Inoltre, hanno mostrato interessamento un numero significativo di paesi europei, alcuni paesi latinoamericani, in piu’ Egitto, Iran e Libia, informano fonti mediatiche serbe.
Il membro del team legale della Serbia Koen spiega che il dibattito ha un significato globale che va oltre la questione del Kosovo. Naturalmente, nel processo parteciperanno anche quei paesi che sono contrari alla posizione serba, in particolare i paesi che hanno gia’ riconosciuto l’indipenedenza di Pristina, dice l’esperto legale della Serbia.
Un’altro esperto serbo di diritto internazionale, Vojin Dimitrijevic, afferma che molti stati sono interessati sulla questione “di quando il diritto all’autodeterminazione puo’ trasformarsi in secessione”. Il dibattito e’ una occasione, aggiunge Dimitrijevic, per esaminare alcune posizioni precedenti delle Nazioni Unite sul tema. “Le Nazioni Unite in una dichiarazione del 1980 affermano che l’autodeterminazione in forma di secessione e’ possibile solo quando un gruppo concreto non e’ sufficientemente rappresentato nel governamento dello Stato” spiega Dimitrijevic e conclude che “gli Stati che si oppongono al riconoscimento del Kosovo non lo fanno tanto per amore verso la Serbia, quanto perche’ hanno i loro seri problemi con i movimenti secessionisti”.
Nella seconda fase di questo processo, ogni paese che vi partecipera’ avra’ l’accesso alle argomentazioni degli altri ed entro il 17 giugno potra’ rispondere, sempre nella forma scritta. Seguira’ poi il dibattito, possibilmente a dicembre. Alla fine del processo, la Corte dara’ un parere consultativo sull’indipendenza del Kosovo.
Il ministro degli esteri slovacco, ex rappresentante della comunita’ internazionale per la Bosnia Erzegovina, Miroslav Lajcak si e’ detto molto fiducioso che la Corte internazionale di giustizia nella sua valutazione della legalita’ dell’indipendenza del Kosovo rispettera’ il diritto internazionale e ha sottolineato che la Slovacchia non ha riconosciuto il nuovo stato kosovaro proprio perche’ e’ stato violato il diritto internazionale. Questa posizione il ministro slovacco ha illustrato nel suo intervento alla conferenza sul diritto dei popoli all’autodeterminazione che si e’ svolto in questi giorni a Londra. Secondo Lajcak nel caso kosovaro e’ stato calpestato il principio secondo il quale il diritto all’autodeterminazione e’ relativo soltanto ai popoli e non alle minoranze. Il ministro slovacco ha criticato anche il processo di riconoscimento perche’ e’ stato lasciato alla decisione dei singoli paesi mentre le Nazioni Unite non hanno risolto precedentemente il contrasto di due principi chiave: il diritto all’autodeterminazione e il diritto all’integrita’ territoriale.
Come esempio di una separazione pacifica in cui non e’ stato violato il diritto internazionale, Lajcak ha illustrato quello della dissoluzione della Cecoslovacchia e l’indipendenza del Montenegro aggiungendo che Bratislava non riconosce la secessione dell’Abkazia e dell’Ossezia meridionale per le stesse ragioni per cui non riconosce il Kosovo.
Come si e’ potuto leggere da un comunicato del Ministero degli esteri serbo, Belgrado ha consegnato alla CIG due libri di documentazione di 350 e 600 pagine nonche’ un gran numero di mappe e illustrazioni di terreni, contenenti tutti gli elementi necessari e le argomentazioni giuridiche relative alle prove che la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo non e’ in regola con il diritto internazionale.
Va ricordato che ad oggi, 54 paesi dei 192 membri dell’Onu hanno riconosciuto il nuovo piccolo stato balcanico. La ferma opposizione della Russia, in quanto membro permanente con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza ha bloccato per ora ogni prospettiva di ammissione del Kosovo alle Nazioni Unite. Cinque membri dell’Ue si oppongo al riconoscimento per ragioni politiche ovvero per il fatto che temono problemi simili a causa di movimenti secessionistici al loro interno.
Sempre in connessione alla questione Kosovo e l’inaccettabile realta’ dello status di indipendenza da parte della Serbia, in occasione della Pasqua ortodossa il presidente della Serbia, Boris Tadic si e’ recato a Decani partecipando alla santa messa tenutasi il Venerdi’ santo presso il Monastero di Decani. La tanto discussa visita e’ avvenuta in apparente calma, ma non e’ passata senza polemiche. Il presidente serbo ha rivolto i suoi auguri non solo alla popolazione serba ma anche a quella albanese dichiarando di aver portato “solo messaggi di pace. Pace per i serbi, per gli albanesi e per tutti coloro che vivono in Kosovo, nella nostra Serbia”. “Senza la pace non siamo in grado di fornire una vita decente. Senza la fede nella pace, non siamo in grado di vivere normalmente “ ha detto Tadic. Il presidente serbo ha ripetutamente affermato che Belgrado non potra' mai riconoscere lo Stato del Kosovo e continuera' considerare il territorio una provincia meridionale.
Secondo le informazioni mediatiche serbe le autorita’ di Belgrado avevano chiesto l'aiuto della rappresentanza EULEX a Belgrado per poter realizzare questa visita. Il rappresentante speciale dell'Ue nel Kosovo, Pieter Feith aveva suggerito al governo di Pristina di rendere possibile la visita di Boris Tadic in Kosovo ''perche' importante per la distensione dei rapporti e soprattutto perche’ si tratta di una festa religiosa, la Pasqua Ortodossa''. Secondo il quotidiano kosovaro Ekspres, le autorita' di Pristina si sarebbero opposte al viaggio del presidente serbo in Kosovo ma infine Pristina ha rivisto la sua posizione ''a seguito di forti pressioni diplomatiche'' da parte dell'Unione europea e di Washington. Il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci ha motivato la sua decisione di consentire la visita di Tadic considerando “che la liberta’ religiosa e’ garantita da tutte le convenzioni internazionali” e ritenendo questa visita “come completamente privata e di natura religiosa”. Ha avvertito pero’ che “se il Presidente della Serbia rende qualsiasi dichiarazione politica che e’ contraria alla Costituzione della Repubblica del Kosovo, in futuro gli sara’ vietato l’ingresso in Kosovo, sia in veste di privato cittadino che in veste ufficiale”.
Dopo le dichiarazioni politiche di Boris Tadic a Decani, il presidente del Parlamento kosovaro, Jakup Krasnici ha detto che “spetta ora al governo del Kosovo di decidere se nel futuro saranno aconsentite le visite del presidente serbo in Kosovo”. Secondo la stampa di Pristina, la visita di Tadic al Monastero Decani dimostra che il conflitto tra Serbia e Kosovo prosegue adesso in una forma diversa mentre il quotidiano ‘Ekspres’ critica che “durante i tre giorni del dramma non si e’ udita nemmeno una parola da parte del presidente Fatmir Sejdiu”.
Infine, un’altra attualita’ appesantisce la complicata situazione tra Serbia e Kosovo. Belgrado chiede all’Unesco maggiore salvaguardia del patrimonio serbo in Kosovo, soprattutto dal momento in cui le autorita’ di Pristina hanno proclamato l’indipenedenza. Ieri, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic, intervenendo alla 181-esima sessione plenaria del comitato direttivo dell’Unesco ha protestato per il tentativo che ha definito “scandaloso” e “oltraggioso” di registrare presso l’Unesco come appartenente alla cultura medievale kosovara i monasteri e le chiese ortodosse e altre espressioni del patrimonio culturale serbo in Kosovo. Il ministro serbo ha ringraziato tutti dell’Unesco che si sono impegnati ad ostacolare “questo tentativo di politicizzare il patrimonio culturale”
A proporre di definire patrimonio culturale del Kosovo i monasteri serbi e le altre opere d'arte della cultura serba situate in Kosovo sono stati alcuni Paesi, a cominciare dall'Albania. La proposta verra' presentata alla riunione che il comitato dell'Unesco per il patrimonio culturale terra' dal 22 al 30 giugno prossimo a Siviglia, in Spagna. ''Si tratta di opere d'arte e oggetti sacri che non appartengono al Kosovo ma alla Chiesa ortodossa serba'', ha detto il ministro serbo Jeremic. Le affermazioni di Pristina che il patrimonio culturale medievale serbo in effetti e’ patrimonio degli albanesi kosovari rappresenta un tentativo di modificare la storia che deve essere fermamente condannato, ha sottolineato il capo della diplomazia serba e ha avvertito che la comunita’ internazionale non puo’ essere passiva perche’ la pulizia culturale e’ inaccettabile.

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