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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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14 novembre 2009


BALCANI OCCIDENTALI: SI STAVA MEGLIO QUANDO SI STAVA PEGGIO?

Dal sito di Osservatorio Balcani e CaucasoDi Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione della corrispondenza per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda a Radio Radicale mercoledì 11 novembre e dedicato al Ventennale della caduta del Muro di Berlino nei Paesi dei balcani occidentali e della ex Jugoslavia.

La notte che ha cambiato per sempre l’Europa” questo il titolo dell’articolo di Jurica Koerbler, giornalista del qutidiano di Zagabria ‘Vjesnik’, dedicato alla caduta del muro di Berlino vent’anni fa. Ma “le sfide dell’Europa oggi come se abbiano messo in ombra le vicende che resero possibile l’unione del Vecchio contintente e il progetto unico che ha portato all’Europa pace, stabilita’, liberta’ e prosperita’” avverte il giornalista croato.
Vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino, una gran parte della popolazione dei Paesi in transizione ritiene che nel 1989 si viveva meglio che oggi. In alcuni di questi paesi, c’e’ da notare, queste opinioni sono addirittura in maggioranza: perfino il 72 percento di cittadini dell’Ungheria credono che nei tempi del comunismo vivevano meglio, della stessa opinione e’ il 62 percento di ucraini e bulgari e cosi’ pensa anche il 48 percento di slovacchi e lituani. I recentissimi risultati della ricerca pubblicata dal centro Pew Research di Washington dimostrano che l’entusiasmo iniziale in Europa est e’ stato sostituito da delusione e convinzione che sono gli uomini di affari e politici ad aver tratto assai piu’ profitto dai cambiamenti che la gente semplice. Tra i nove paesi che sono stati inclusi nella ricerca americana, i meno nostalgici nei confronti dei tempi del comunismo sono i polacchi poiche’ i meno colpiti dall’attuale crisi economica globale: soltanto il 35 percento degli abitanti della Polonia ritengono di vivere oggi peggio che nel 1989. Ma cio’ non significa comunque che i polacchi pensano di vivere generalmente meglio oggi che vent’anni fa. Questo lo pensa il 47 percento, mentre i risultati in altri paesi sono ancora peggiori.
Anche se la ricerca americana intitolata “Due decenni dalla caduta del muro” non ha incluso la Croazia, all’inizio del 2008 un’altra ricerca aveva dimostrato che perfino il 67 percento di croati ritiene di vivere peggio che negli anni ’90 mentre solo il 16,4 percento pensa che l’attuale situazione economica sia migliore di quella nel 1989. Le statistiche pero’ parlano comunque a sfavore di quelli che hanno nostalgia di tempi passati: oggi il maggior numero della popolazione croata vive meglio, hanno uno standard di vita piu’ alto e piu’ soldi da spendere. Il PIL croato oggi e’ aumentato il doppio rispetto a quello degli anni novanta. I salari sono aumentati e la capacita’ di acqusito e’ maggiore se non va considerato il mezzo miglione di persone che negli ultimi vent’anni hanno perso il loro posto di lavoro e non ne hanno trovato uno nuovo.
Sempre secondo le statistiche, scrive Inoslav Besker del quotidiano ‘Jutarnji list’, in venti anni, in Croazia, il numero degli occupati e’ sceso dai due miglioni a un miglione e mezzo, vale a dire che il numero di disoccupati si e’ raddoppiato come anche il numero di pensionati e la pensione e’ diminuita dal 78 percento dello stipendio medio al 40 percento. La ricerca del Centro Pew del 1991 ha dimostrato che il socialismo e’ stato sconfitto non a causa dell’ideologia ma per il desiderio di avere un portafoglio pieno. Agli europei dell’Est lo sviluppo economico e’ piu’ importante dei valori democratici quali le elezioni libere, liberta’ di parola e media nonche’ lo stato di diritto. I valori democratici sono pero’ priorita’ nei paesi sviluppati.
Dopo la caduta del muro di Berlino inizio’ anche il disfacimento dell’ex Jugoslavia che fu gia’ infranta da conflitti internazionali. L’ultimo presidente della Presidenza a rotazione jugoslava, l’istituzione stabilita dopo la morte di Tito, fu l’attuale presidente uscente della Croazia, Stjepan Mesic. Il 9 novembre, insieme all’ambasciatore tedesco di Zagabria ed ex sindaco di Berlino Eberhard Diepgen, il capo dello Stato croato ha inaugurato una parte originale del muro di Berlino che a Zagabria servira’ a ricordare anche ai cittadini croati gli eventi storici di vent’anni fa.
“Il crollo del muro di Berlino e’ stata la fine e l’inizio. La fine del processo del scioglimento del sistema socialista e l’inizio di cambiamenti profondi che hanno avvolto non soltanto la Germania ma anche l’Est Europa e l’Unione Sovietica. Questa vicenda si e’ sentita anche in Croazia” ha detto Mesic sottolineando che era chiaro che il modello che si aveva non era piu’ sostenibile. “Ma non posso non ricordare che il muro nelle teste a Belgrado, con a capo Slobodan Milosevic non era caduto” ha detto Stjepan Mesic e ha sottolineato che Milosevic “sapeva che la Jugoslavia non poteva resistere ma sulle sue rovine ha tentato di creare “la Grande Serbia”. Ha imposto la guerra in cui ci sono state molte vittime, soprattutto dalla parte croata e bosniaca. La guerra e’ finita, ma sono rimasti i muri nelle teste delle persone” ha ammonito Mesic. Nell’intervista alla TV croata di stato, HTV il presidente croato ha affermato che per fortuna esiste la ricetta per abbattere questi muri ancora nelle teste di ciascuni. “Dobbiamo normalizzare la vita in quest’area. Dobbiamo individualizzare la colpevolezza e collaborare in tutti i settori poiche’ questa e’ l’unica via perche’ questa regione possa raggiungere gli standard europei e le condizioni europee per trovarci nel club politico-economico piu’ prestigioso che si chiama Ue”. Eberhard Diepgen, uno dei piu’ famosi sindaci di Berlino, ha detto a Zagabria che il posto della Croazia e’ in Europa unita e per lui una parte del muro di Berlino che ha trovato la sua nuova collocazione a Zagabria rappresenta la memoria di un confine terribile ma anche la speranza che in tutto il mondo i muri possono essere abbattuti con la forza degli uomini.
Il crollo del muro di Berlino per il candidato presidenziale socialdemocratico Ivo Josipovic e’ piu’ di un atto simbolico. Il 1989 fu segnato dalla caduta del sistema repressivo che ha portato vibrazioni positive e grandi speranze.
Sempre in occasione del ventennale della caduta del muro di Berlino, l’analista per i Balcani Vasilis Margaras, del Centro per gli studi politici europei a Bruxelles, per la ‘Deutsche Welle” osserva che nel corso degli anni ’80 ma anche dopo il crollo del muro, si aspettava che i Balcani, soprattutto i paesi dei Balcani occidentali sarebbero stati i primi ad entrare nel processo dell’unificazione dell’Europa. “Si riteneva che l’allora Jugoslavia fosse una societa’ moderna con una struttura molto occidentale”, afferma questo esperto politico per i Balcani e aggiunge che si credeva che proprio l’ex Jugoslavia sarebbe stato tra i primi paesi che avrebbero aderito all’Ue. “Le aspettative furono grandi, ma accadde proprio il contrario. Da una parte si realizzo’ l’allargamento, molti paesi entrarono nell’Ue, ma i Balcani occidentali rimasero fuori da questa storia”.
Secondo Marina Maksimovic, corrispondente da Bruxelles di ‘Deutsche Welle’, piuttosto che andare avanti, in base all’idea che l’ingresso dei Balcani occidentali sarebbe stato relativamente facile, la regione indietreggio’. Inizio’ la guerra poi si e’ arrivati alla crisi e questo si e’ riflettuto sulla struttura, sull’economia, sulla vita delle persone. L’’Ue non si e’ occupata piu’ del processo di eurointegrazione dei Balcani occidentali ma tento’ di stabilire pace e stabilita’. E’ cambiata l’intera mentalita’ del decisionamento politico quando si tratta di questa regione, sostiente la Maksimovic.
Il ministro degli esteri della Serbia, Vuk Jeremic, ha affermato a Berlino che la caduta del muro di Berlino, in quanto un momento storico per l’Europa, per i Balcani occidentali ha rappresentato in effetti un’ occasione persa: “Per molti nei Balcani occidentali, questa giornata rappresenta una occasione persa che ha portato alla grande tragedia. Oggi quando l’Europa si trova nuovamente nel periodo di transformazione, i Balcani sono decisi di non perdere una nuova occasione e di aderire all’Ue appena possibile” ha detto Jeremic.
Secondo Margaras, l’esperto del Centro per gli studi politici europei di Bruxelles, oggi non esiste un “muro” tra i Balcani occidentali e l’Ue ma si tratta soltanto di “regole chiaramente precisate dell’eurointegrazione”. “Muri invisibili” si possono ancora sentire tra i Paesi dell’ex Jugoslavia, ma anche questi vengono pian piano abbattuti. Nel Centro degli studi politici europei affermano che questo si vede, tra l’altro, nel raggiungimento dell’accordo tra Slovenia e Croazia quando si tratta del contenzioso sul confine, nonche’ nel processo pracifico della secessione del Montenegro dalla Serbia. Per quanto riguarda “le due principali sfide per l’Ue nei Balcani occidentali – Serbia e Bosnia Erzegovina – secondo Vasilis Margaras, il trend di europeizzazione in Serbia ha avuto uno slancio mentre in BiH si tenta ancora di raggiungere l’indispensabile consenso.
I Balcani occidentali abbatteranno i loro ‘muri di Berlino’ solo quando tutti i paesi della regione diventeranno membri a pieno titolo dell’Ue e il processo dell’unificazione dell’Europa sara’ completato nello stesso momento storico” ha dichiarato in occasione del festeggiamento dell’anniversario il presidente della Serbia Boris Tadic.
I popoli dei Balcani occidentali si muovevano nel senso contrario della storia: dall’unificazione verso le divisioni e verso la creazione di nuovi stati nazionali, dallo stato di diritto all’illegalita’, dalla pace alla guerra, innalzando nuovi muri e creando un decennio di isolamento” ha detto Tadic all’inizio del concerto al Centro Sava di Belgrado per festeggiare i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino. Il presidente della Serbia ha rilevato che ai cittadini della Serbia spetta oggi ad abbattere ancora un muro nel vicinissimo futuro che impedisce loro di circolare liberamente e costringe a lunghe ed umilianti attese in fila davanti alle ambascitare straniere per ottenere i visti. Tadic ha aggiunto che l’ingresso nell’Ue e’ l’obiettivo strategico centrale della Serbia.


4 novembre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

"Riconciliazione", olio su tela di Olindo MalvisiQuesta sera la puntata dello Speciale di Passaggio a Sud Est in onda alle 23,30 su Radio Radicale è dedicata al tema della riconciliazione nei Paesi dell'ex Jugoslavia dopo le tragedie delle guerre degli anni '90.
Nonostante le ferite profonde lasciate dai conflitti, nonostante il sangue, le distruzioni, gli odi, nonostante le strumentalizzazioni politiche che ancora oggi sfuttano i risentimenti, nonostante tutto questo c'è che prova ad andare oltre, alla ricerca di un futuro possibile, insieme. Ci sono persone, associazioni, organizzazioni non governative che intraprendono iniziative comuni, in Serbia, in Kosovo, in Bosnia, serbi e albanesi insieme, bosniaci e serbi, croati e serbi, albanesi e macedoni.
L'esperienza dell'Irlanda del Nord e del Sudafrica dimostrano che superare gli odi è possibile: a patto che ognuno faccia la sua parte, che ciascuno si assume le proprie responsabilità.

Lo Speciale è curato e condotto da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura ed è disponibile sul sito di Radio Radicale nella sezione delle Rubriche.


29 ottobre 2009


PASSAGGIO SPECIALE

La sede del Tribunale internazionale per l'ex JugoslaviaIeri sera lo Speciale di Passaggio a Sud Est, in onda il mercoledì alle 23,30 su Radio Radicale, si è occupato della giustizia internazionale nella ex Jugoslavia.

Lunedì 26 ottobre è cominciato al Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia dell'Aja il processo contro l'ex leader politico dei serb-bosniaci Radovan Karadzic, arrestato nel luglio 2008 a Belgrado dopo 13 anni di latitanza. Su di lui pesano 11 capi d'imputazione per crimini di guerra, contro l'umanità e genocidio commessi durante la guerra di Bosnia del 1992-95. Due, in particolari, i fatti di cui è chiamato a rispondere: l'assedio di Sarajevo e il massacro di Srebrenica. Karadzic aveva chiesto più tempo per preparare la sua difesa, ma la corte non ha concesso ulteriori ritardi. Così, come aveva annunciato, Karadzic, che ha scelto di difendersi da solo, come già aveva fatto Slobodan Milosevic, non si è presentato in aula anche se in una lettera inviata ai giudici ha spiegato di non voler boicottare il procedimento.

Il processo a Karadzic è seguito con attenzione in tutti Balcani compresi Albania e Kosovo. L'attività del Tribunale internazionale riguarda, infatti, anche alcuni crimini commessi durante il conflitto kosovaro del 1998-99. In particolare la controversa vicenda del presunto traffico di organi messo in piedi da elementi dell'UCK (l'Esercito per la liberazione del Kosovo) ai danni di prigionieri serbi e che avrebbe goduto di complicità anche in territorio albanese. Un caso di cui si occupò anche la ex procuratrice del Tribunale internazionale, Carla del Ponte, che ne scrisse anche nel suo libro "La caccia". Inoltre in Kosovo è sempre aperta la questione di Ramush Haradinaj, ex dirigente dell'UCK ai tempi della guerra, ora uomo politico dell'opposizione, a suo tempo incriminato dal Tribunale internazionale.

Per ironia della sorte il giorno dopo l'inizio del processo a Radovan Karadzic, la Svezia ha scarcerato Biljana Plavsic, che di Karadzic fu la vice e del quale prese il posto dopo la fuga di quest'ultimo al termine della guerra. La Plasvic, che oggi ha 79 anni e che ha ammesso le sue responsabilità, nel 2003 fu condannata in Svezia a 11 anni per crimini di contro l'umanità. In base alla legge svedese e con il parere favorevole del Tribunale internazionale dell'Aja, è stata scarcerata dopo aver scontato i duie terzi della pena. La cosa, ovviamente, ha suscitato polemiche in Bosnia ma non solo.

Lo Speciale di Passaggio a Sud Est di ieri sera, come sempre è stato curato da chi scrive con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura ed è riascoltabile sul sito di Radio Radicale.


25 settembre 2009


TELEGRAPH: L’UE RESTA UN SOGNO PER I PAESI DELL’EX JUGOSLAVIA

di Marina Sikora (*)

L’ Unione europea continua ad essere il sogno dei paesi dell’ex Jugoslavia, ma alcuni di loro sono ben lontani dall’adempimento di questo obiettivo, si legge nell’edizione on-line del giornale britannico Telegraph: "Tutti vogliono diventare membri. L’adesione porta soldi e semplicità di viaggiare". Per quanto riguarda la Serbia, si afferma che "l’attrazione dell’Ue ha aiutato indubbiamente l’arrivo al potere di un Presidente moderato", nonostante il rafforzamento dell’influenza dei partiti nazionalistici e i loro programmi. La vittoria del presidente proeuropeo Boris Tadic alle elezioni presidenziali, durante il cui potere sono stati arrestati criminali di guerra serbi, incluso uno dei più ricercati – Radovan Karadzic – "ha dimostrato incntestabilmente che il popolo della Serbia, come il resto dei Balcani, guardano all’Occidente piuttosto che all’Oriente", sono le valutazioni del Telegraph.
In questa edizione del giornale britannico, si parla anche di "paesi che hanno fallito". Due paesi a causa dei quali l’Occidente è entrato in guerra – Bosnia e Kosovo - scrive il Telegraph, secondo il maggior numero di standard sono paesi falliti, impreparati per oltrapassare le differenze etniche ed incapaci di governare da soli. La situazione in Bosnia-Erzegovina è così difficile che l’Ue non è nemmeno in condizioni di assumersi il suo ruolo di "mentore" ed è tutt’ora necessario che vi sia l’Ufficio dell’Alto rappresentante che doveva essere chiuso ancora nel 2007. Con le sue "competenze quasi dittatoriali" l’Ufficio dell’Alto rappresentante deve garantire che "i politici corrotti ed etnicamente divisi in questo paese realizzino almeno le minime riforme", valuta il Telegraph. L’autore dell’articolo fa riferimento alla dichiarazione dell’eurocommissario per l’Allargamento Olli Rehn che le riforme in Bosnia sono lente e che l’adesione all’Ue è lontana.
La situazione in Kosovo, si legge nell’articolo, è migliore nel senso che l’Ue è riuscita a mandare la sua missione civile Eulex ad assumere le competenze delle Nazioni Unite. "Ma un anno e mezzo dopo l’autoproclamata indipendenza del Kosovo dalla Serbia, è difficile dire che il Kosovo sta fiorendo", agginge il Telegraph. Secondo queste valutazioni, il vero lavoro in Kosovo è la criminalità e si fa riferimento al recente rapporto dell’agenzia americana Stratford in cui si afferma che l’Europa non può lasciare il Kosovo di prendersi cura di sé autonomamente a causa del pericolo che esso rappresenta in quanto rifiugio di contrabbandieri. Il giornale sottolinea che la cosa più importante per il Kosovo è garantire la riconciliazione trai albanesi e serbi, ma valuta che in questo senso le cose non sono cambiate molto e che continuano ad esserci violenze sporadiche e che si parla sempre di più del fatto che il nord del Kosovo, abitato maggiormente dai serbi, potrebbe separarsi e unirsi alla Serbia in cambio di parti etnicamente albanesi ora in territorio serbo.
Tuttavia, Telegraph sottolinea che nei Balcani non è tutto così nero: la Macedonia potrebbe presto ottenere una data per l’inizio di negoziati di adesione all’Ue, la Croazia dovrebbe concludere i negoziati l’anno prossimo, mentre la Serbia ha rilevato la scorsa settimana che la priorità principale del Paese è l’adesione all’Ue. "L’esito principale dell’Ue sulla Penisola (Balcanica) è che resta universalmenta attraente", conclude il Telegraph.

L'articolo di Harry de Quetteville sul sito del Telegraph

(*) Questo testo fa parte della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est che andrà in onda sabato 26 settembre su Radio Radicale alle 22,30.


12 giugno 2007


NOTIZIE DAI BALCANI

Quella che segue è la trascrizione della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di sabato 9 giugno di “Passaggio a sud est”, il settimanale di Radio Radicale dedicato alla realtà politica dell'Europa sud orientale. In primo piano la notizia sull’imminente ripresa dei negoziati per l'Accordo di associazione e stabilizzazione della Serbia con l’Ue. La notizia è anche in stretto collegamento con l’esito della visita della procuratrice generale del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia, Carla del Ponte, a Belgrado, ma va anche posta nel contesto di una prospettiva di apertura verso la Serbia per rendere meno frustrante la sempre più vicina perdita della sovranità sul Kosovo. Si parla inoltre della Croazia e dell’elezione del nuovo presidente dei socialdemocratici croati, ovvero la persona che guiderà il più forte partito di opposizione dopo la recentissima scomparsa di Ivica Racan, leader storico del partito.

DEL PONTE A BELGRADO: L’UE ANNUNCIA LA RIPRESA DEI NEGOZIATI CON LA SERBIA
Per la Serbia, la notizia della settimana e’ l’annuncio della ripresa dei negoziati per un accordo di associazione e stabilizzazione della Serbia con l’Ue il 13 giugno prossimo. Lo ha reso noto il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso esprimendo soddisfazione per il miglioramento della cooperazione del governo serbo con il Tribunale penale internazionale dell’ex Jugoslavia. “Voglio incoraggiare la Serbia di proseguire a migliorare la collaborazione con il Tribunale dell’Aja per accertare che tutti i ricercati siano assicurati alla giustizia in modo da realizzare la riconciliazione nei Balcani occidentali” ha detto Barroso. Una notizia questa che forse nemmeno le autorita’ serbe si aspettavano giungesse prima della presentazione del rapporto della procuratrice generale dell’Aja Carla del Ponte al Consiglio di Sicurezza il 18 giugno prossimo. Il tutto accade a conclusione di una visita di quattro giorni della procuratrice generale a Belgrado che indubbiamente e’ stata decisiva per sbloccare i negoziati di preadesione rimasti fermi da oltre un anno. Infatti, ancora prima della decisione della Commissione Europea, Carla del Ponte aveva chiamato il commissario all’allargamento UE Olli Rehn informandolo dei suoi colloqui positivi con i vertici serbi. Gia’ la formazione del neogoverno serbo rappresentava il contesto nuovo per contribuire a disgelare i rapporti assai compromessi tra la Serbia e il Tribunale dell’Aja. Come affermato durante l’incontro del premier Vojislav Kostunica con Carla del Ponte, il nuovo governo ha assunto tra le sue ''cinque priorita' programmatiche'' quella di portare quanto prima a compimento gli obblighi verso il Tpi anche nel nome dell’interesse nazionale della Serbia democratica. A questo proposito e’ stato creato il nuovo Consiglio per la sicurezza nazionale che servira’ ad intensificare le attivita' di tutti gli organi dello Stato. Ma a rimediare il dialogo con il Tpi ha contribuito soprattutto la recentissima cattura e consegna all’Aja di uno degli ultimi ricercati, l’ex generale serbo bosniaco Zdravko Tolimir, considerato il braccio destro del ricercato numero uno Ratko Mladic. E’ proprio con questa azione di arresto che Belgrado ha voluto guadagnarsi i massimi voti da parte delle istituzioni internazionali che avevano deciso nel maggio del 2006 di bloccare il cammino della Serbia verso l’adesione all’Ue.
Quanto alle informazioni della radio e televisione B92, durante l’ncontro con Kostunca e altri esponenti del governo serbo, Carla del Ponte e’ stata meno entusiasta di quanto lo si aspettava e i colloqui sono proseguti in un’atmosfera “misuratamente cordiale”. Ribadendo la soddisfazione del Tpi per la consegna di Tolimir, la procuratrice generale non ha mancato pero’ di mettere sul tavolo del procuratore per i crimini di guerra Vladimir Vukcevic un manifesto contenente i nomi e le foto degli altri 5 imputati latitanti. Secondo Del Ponte, tutti loro, quindi Ratko Mladic, Radovan Karadzic, Stojan Zupljanin e Goran Hadzic si trovano sul territorio della Serbia tranne Vlastimir Djordjevic che secondo alcune informazioni potrebbe essere in Russia. E mentre le autorita’ di Belgrado affermano che l’azione di cattura di Tolimir e’ stata compiuta sul territorio della Republika Srpska e che il ministero degli interni serbo ha aiutato l’operazione, le informazioni della procuratrice generale coincidono con quanto affermato dallo stesso Tolimir durante la sua prima apparizione in aula – di essere stato trasferito all’Aja dalla Serbia passando per la Rs. Significativo e’ stato comunque il fatto che i coordinatori del Piano d’azione Vladimir Vukcevic e Rasim Ljajic non sapevano nulla di questa operazione, stesso per quanto riguarda il presidente Boris Tadic. Se l’operazione sia stata compiuta in Serbia o nella Republika Srpska meno importa, molto piu’ significativa e’ la dimostrazione che le autorita’, se vogliono, possono trovare e arrestare gli imputati latitanti.
Va sottolineato che per la prima volta negli ultimi otto anni del suo mandato, la procuratrice generale si e’ recata nella capitale serba su invito del premier e del presidente della Serbia e questa volta, il risultato, come le ultime notizie lo dimostrano, e’ stato assai positivo. Dopo i passi concreti, quali l’istituzione del Consiglio per la sicurezza nazionale e l’ arresto di Tolimir, Carla del Ponte si e’ detta convinta della volonta’ politica delle autorita’ serbe a portare a compimento gli impegni assunti nei confronti della giustizia internazionale. Nell’incontro con il presidente della Serbia Boris Tadic, Carla del Ponte ha ribadito che il suo rapporto al Consiglio di sicurezza sara’ positivo ma che fino alla data della presentazione di questo rapporto aspettera’ ulteriori passi concreti della Serbia nella cooperazione con il Tpi. Le sue aspettative riguardano ora il piu’ rapido possibile arresto di Ratko Mladic.
Il quotidiano belgradese “Blic” nella sua edizione di giovedi’ ha scritto che Carla del Ponte non ha portato a Belgrado informazioni sul luogo dove potrebbe nascondersi Ratko Mladic ma non ha sputo nemmeno del suo nascondiglio dalle autorita’ serbe o dal team incaricato per il lavoro operativo. Cio’ nonostante, affermano le fonti di “Blic” vicine al governo, il fatto che Tolimir si trovi all’Aja, per la procuratrice generale e’ al momento l’unica ma anche sufficente informazione che riesce a convincerla che anche Mladic si trovera’ ben presto all’Aja. Carla del Ponte ha evidentemente cambiato tattica e riunuciato alla politica di pressione sempre meno sostenuta dai partner dell’Ue impegnati su questioni assai piu’ difficili come lo status del Kosovo, scrive “Blic”. La Del Ponte non ha altra scelta che esprimere ottimismo poiche’ sa che se rimanesse in guerra con i capi dei servizi segreti serbi, allora non c’e’ nessuna possibilita’ di vedere Mladic all’Aja. E’ praticamente costretta ad offrire sostegno alle autorita’ di Belgrado, affermano le fonti di “Blic”. Queste come altre speculazioni mediatiche, con la decisione dell’Ue di riprendere il 13 giugno i negoziati d’associazione e stabilizzazione con Belgrado, vanno comunque in secondo piano.
La notize della ripresa dei colloqui con l’Ue e’ stata accolta con piena soddisfazione dalle massime cariche della Serbia. Sia il presidente Tadic che il premier Kostunica riaffermano la prontezza di impegnarsi al massimo per portare a compimento la collaborazione con il Tribunale dell’Aja. “La Serbia doveva farlo da lungo tempo. Dobbiamo subito metterci al lavoro per riguadagnare quello che abbiamo perso, concludere quanto prima l’Accordo e presentare al piu’ presto la candidatura di adesione all’Ue” ha detto il presidente Boris Tadic. Per il premier Kostunica si tratta di ''uno sviluppo molto positivo". ''E' una buona notizia che porta stabilita' e rafforza le relazioni di partneriato tra l'Ue e la Serbia, ha detto il primo ministro serbo sottolineando che esiste una chiara volonta' politica del governo serbo di adempiere a tutti gli obblighi internazionali. Il vice premier e capo del nuovo team negoziale con l'Ue Bozidar Djelic ha ipotizzato che la cooperazione con il Tpi potrebbe arrivare a compimento entro la fine di luglio e che allo stesso tempo potrebbero concludersi i negoziati di preadesione. Djelic ha ricordato che il compimento della collaborazione con il Tribunale dell’Aja e’ la condizione per firmare l’Accordo di associazione e stabilizzazione.

KOSOVO: LA RUSSIA SEMPRE PIU’ SOLIDALE CON LA SERBIA
Come sappiamo, il vertice del G8 di Heiligendamm ha raggiunto un accordo che i grandi della Terra considerano storico poiche’, nonostante si temeva un aumento di tensioni e il fallimento nell’avvicinamento delle posizioni, almeno per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico, secondo l’accordo raggiunto, gli otto si impegnano a lavorare per una riduzione sostanziale dei gas a effetto serra. Il compromesso trovato e’ contenuto nel documento in cui si afferma che deve essere presa in considerazione la decisione di Germania, Francia, Italia, Canada e Giappone di ridurre del 50% i gas nocivi entro il 2050 rispetto ai livelli odierni. Ma quanto alle questioni legate strettamente alla politica estera e riguardante l’argomento che ogni settimana stiamo trattando in questo spazio che e’ la qustione del Kosovo, le posizioni tra le due principali potenze, Stati Uniti e Russia rimangono contrastanti anche se, come risulta dalle ultime notizie, ci potrebbero essere dei piccoli passi verso “interessanti cambiamenti negli atteggiamenti”. Queste e’ quanto affermano alcune fonti russe.
Al momento le grandi potenze sono riuscite a raggiungere un accordo sul rinvio del voto sulla risoluzione Kosovo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La decisione si basa sulla proposta del presidente francese Nicolas Sarkozy di acconsentire altri sei mesi per riesaminare il futuro status del Kosovo. Sarkozy ha proposto a Putin di riconoscere innanzitutto ''la prospettiva ineluttabile'' dell'indipendenza del Kosovo. Belgrado e Pristina nel corso di sei mesi riprenderebbero un nuovo ciclo negoziale per tentare di trovare una soluzione migliore riguardante lo status della regione. A termine di questo periodo o sarebbe trovata e accettata questa nuova proposta di statuto oppure sara' applicato quello contenuto nel piano del rappresentante dell'Onu Martti Ahtisaari. Con la sua proposta, Sarkozy ha spiegato di volere evitare di andare subito ad un conflitto precisando che sarebbe una situazione molto difficile proporre una mozione al Consiglio di sicurezza dell'Onu, e dover affrontare un veto russo.
D’altronde, sempre piu’ esplicito e’ il sostegno della Russia alla Serbia che in questi giorni trova conferma nelle dichiarazioni dei ministri degli esteri dei due paesi. Infatti, la solidarieta’ di Mosca a Belgrado e’ stata fermamente ribadita durante l’incontro tra il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov e il suo omologo serbo Vuk Jeremic. Nel corso di questa settimana, si e’ compiuto il primo viaggio del nuovo capo di diplomazia serbo fuori dalla regione balcanica, giunto a Mosca per una due giorni di incontri con le autorita’ russe che precedono l’incontro del presidente russo Vladimir Putin con il premier serbo Vojislav Kostunica in programma il prossimo fine settimana a San Pietroburgo, durante il forum economico russo.
I capi della diplomazia russa e serba hanno espresso congiuntamente un atteggiamento negativo verso il progetto di risoluzione del consiglio di sicurezza dell’Onu per i Kosovo che per quanto riguarda gli Stati Uniti dovrebbe essere portato al voto in pochissimo tempo. Lavrov e Jeremic auspicano ultreriori colloqui tra Serbia e Kosovo con una mediazione internazionale bilanciata.
"Spero che vincera’ la ragione e che si ricorrera’ a cercare una soluzione di compromesso” ha detto Jeremic aggiungendo che non bisogna sottovalutare la capacita’ e la prontezza del governo serbo di negoziare per raggiungere questo compromesso non trascurando minimamente il diritto internazionale e gli uguali diritti delle due parti nel processo negoziatorio. Anche il premier serbo Kostunica nel corso di questa settimana, in diverse occasioni, ha ribadito l’assoluta contrarieta’ della Serbia all’indipendenza del Kosovo e ha avvertito che “sarebbe particolarmente irresponsabile e destruttivo” se il fallimento del voto sulla risoluzione, poiche’ la Russia condivide pienamente le posizioni serbe, diventasse un pretesto agli separatisti albanesi di proclamare unilateralmente l’indipendenza. Kostunica ritiene un tale atteggiamento del tutto sbagliato che avrebbe conseguenze irreparabili per la stabilita’ della regione e vi contrappone la necessita’ di iniziare “i veri negoziati”. In questo senso, il prossimo incontro con il presidente russo Putin, ha sottolineato Kostunica, sara’ l’occasione per esaminare idee nuove su come, attraverso un processo di negoziati, raggiungere una soluzione di compromesso. Il momento in cui avviene questo incontro, ha detto Kostunica, e’ di particolare importanza, considerando quanto sul Kosovo si e’ discusso al vertice G8 come anche il prossimo incontro tra Bush e Putin all’inizio di luglio.

CROAZIA: ZORAN MILANOVIC NUOVO LEADER DEI SOCIALDEMOCRATICI
Al centro dell’attenzione politica in questi giorni in Croazia e’ senz’altro l’elezione del nuovo presidente del Partito socialdemocratico a un mese dalla scomparsa del leader storico di questo partito ed ex premier croato Ivica Racan. La convenzione del SDP ha eletto sabato scorso Zoran Milanovic alla guida della maggiore forza politica d’opposizione croata. Un personaggio giovane (quarantenne) ed ambizioso, praticamente sconosciuto all’opinione pubblica e senza esperienze in alta politica che soltanto nel periodo della grave malattia di Ivica Racan ha iniziato ad attirare l’attenzione dei media i quali lo indicavano come il molto probabile erede di Racan. I membri del Partito socialdemocratico, e va sottolineato che si tratta in particolar modo dell’appoggio degli aderenti giovani e giovanili socialdemocratici, con questa decisione hanno rispettato le indicazioni o quello che e’ stato una specie del testamento politico del loro leader il quale affidava ai suoi compagni il compito di eleggere forze nuove e giovani, capaci di portare avanti i valori della politica socialdemocratica. Non si nascondono aspettative di svolte significative nei metodi e modi di agire per i quali sembrano maturati i tempi soprattutto nel contesto delle prossime elezioni politiche di novembre. Gia’ nel coso della sua campagna, Milanovic ha chiesto cambiamenti e preannunciato metodi nuovi a differenza degli altri tre candidati sfidanti che promettevano piena continuita’ con la precedente politica del partito. Senza dubbio, la vittoria di Milanovic rappresenta allo stesso tempo una sconfitta pesante per gli altri candidati, in particolare Zeljka Antunovic, gia’ ministro della difesa e vicepresidente del partito, ma ancora di piu’ per il primo uomo di Zagabria, il potente sindaco Milan Bandic a cui questa sconfitta ha riconfermato che l’uomo forte della capitale e’ poco gradito alla sua matrice socialdemocratica. L’Sdp ha scelto quindi un volto nuovo, l’uomo che dovrebbe rapresentare la forza nuova del partito, ma secondo alcuni analitici, Milanovic viene considerato attualmente anche il piu’ grande progetto madiatico. Un autentico “blairista”, convinto a riuscire a far diventare la Croazia un paese di sinistra, Milanovic afferma di “essere l’uomo del socialismo del XXI secolo”. C’e’ da dire che negli ultimi sondaggi l’Sdp avrebbe tra il 25 e il 28 per cento delle preferenze, due-tre punti in piu’ dell’attuale partito governativo di centro destra (HDZ) del premier Ivo Sanader. Allo stato attuale e’ poco probabile che Milanovic, nel caso di una vittoria della sinistra, si proponga anche come candidato alla carica di premier. In diverse occasioni si e’ pronunciato a favore di Ljubo Jurcic, uno dei piu’ seri candidati del Sdp, che solo poche settimane fa e’ divenuto membro del partito. Questo esperto in economia e professore universitario e’ stato molto apprezzato dallo stesso Racan che cinque anni fa gli affido’ la posizione di ministro dell’economia.

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