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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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15 gennaio 2009


BALCANI: L'ODIO CORRE SULLA RETE

Odiato, amato Facebook. Mentre in Italia si discute dei forum aperti da (veri o presunti) fan di Totò Riina e Bernardo Provenzano, nei Balcani esplode la polemica sui gruppi di discussione che incitano all'odio etnico. Il caso di questi giorni riguarda la chiusura, avvenuta alla metà di dicembre, di un forum contro i musulmani di Bosnia. "Nož, žica, Srebrenica" (Coltello, filo spinato, Srebrenica), questa la denominazione del gruppo che prendeva direttamente nome da uno slogan nazionalista serbo e inneggiava al più sanguinoso massacro avvenuto in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale. I partecipanti erano apertamente a favore dell'ex generale serbo bosniaco, Ratko Mladic, ricercato dal Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia come criminale di guerra in particolare per il massacro di Srebrenica e per l'assedio di Sarajevo. Il forum era rivolto a tutti coloro che pensano che “i musulmani danno il loro meglio su un barbecue o nel nuotare nell'acido solforico”. Secondo la Reuters, che per prima ha diffuso a livello internazionale la notizia, al forum partecipavano circa 1000 persone. Altre fonti hanno parlato di 8000 aderenti. Il contro-forum (intitolato “Chiudete il forum Nož, žica, Srebrenica”), rapidamente creato da altri iscritti a Facebook ha raccolto in pochi giorni 10.000 adesioni, in maggioranza cittadini bosgnacchi, ed è riuscito ad ottenere la chiusura del forum ultranazionalista. Probabilmente ha giovato anche lo scandalo internazionale suscitato dalla notizia diffusa, oltre cha dalla Reuters, anche dal Financial Times. Gli amministratori di Facebook hanno tenuto a dire che “Facebook promuove il libero flusso di informazioni e ogni gruppo ha a disposizione un forum per la discussione di questioni rilevanti, ma Facebook rimuoverà tutti i gruppi che hanno caratteristiche violente e intimidatorie”. D'altra parte i serbi non sono gli unici responsabili di violenze verbali su Facebook e se l'incitamento all'odio etnico o religioso è un crimine nei Balcani, come in molti altri Paesi, molte legislazioni non sono ancora attrezzate rispetto al Web. La decisione degli amministratori di Facebook ha suscitato reazioni e polemiche in tutta l'area balcanica. Si tratta di censura? E cosa spinge questi - presunti - adolescenti ad esprimere tanta violenza attraverso la rete? Chi c'è dietro queste operazioni?

Sulla questione segnalo l'articolo di Risto Karajkov sul sito internet dell'Osservatorio sui Balcani.

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