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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





11 luglio 2009


PER NON DIMENTICARE SREBRENICA



Oggi è l'11 luglio. Quattordici anni fa, in questo stesso giorno del 1995, la truppe serbo-bosniache comandante da Ratko Mladic, grazie all'impotenza (per non dire alla connivenza) dei caschi blu olandesi che avrebbero dovuto difenderla, entravano a Srebrenica, la cittadina bosniaca che, come altre enclaves stabilite dalla comunità internazionale, avrebbe dovuto rappresentare un rifugio per la popolazione civile e invece si trasformò in una trappola mortale.

Il massacro cominciò quasi subito. 8000 bosgnacchi maschi, secondo le stime ufficiali, furono divisi dalle loro famiglie, eliminati e sepolti in fosse comuni. Altri calcoli fatti dai sopravvissuti si spingono fino a parlare di oltre 11mila morti. Si tratta comunque del più grave crimine di guerra compiuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Un vero e proprio genocidio, come è stato definito nel 2004 dal Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il principale responsabile, l'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, è tutt'ora ricercato dalla giustizia internazionale.

Il Parlamento europeo ha proclamato l'11 luglio Giorno della memoria delle vittime di Srebrenica e ha invitato i paesi membri dell'UE e quelli dei Balcani occidentali a commemorare la ricorrenza. Anche questo blog vuole contribuire a mantenere vivo il ricordo delle vittime di Srebrenica e con esse di tutte quelle delle altre tante, troppe stragi che hanno insanguinato l'ex Jugoslavia negli anni '90.

Per non dimenticare, perché non accada mai più.


Sul Giorno della Memoria di Srebrenica e istituito dal Parlamento Europeo e sull'importanza del ricordo come base per costruire un futuro multietnico di rispetto e di convivenza segnalo l'intervista a Enisa Bukvic, presidente della Comunità della Bosnia-Erzegovina, sul sito di Radio Radicale.


21 dicembre 2008


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale

Gli argomenti della puntata di sabato 20 dicembre:

- Allargamento Ue: la Slovenia pone il veto alla Croazia, il Montenegro si candida all'adesione, l'Olanda continua a bloccare l'accordo ASA con la Serbia;
- Turchia: il ruolo geopolitico in Caucaso, le previsioni per le elezioni amministrative di marzo 2009, 300 intellettuali turchi chiedono scusa per il genocidio degli armeni;
- Serbia: fallisce il tentativo dei nazionalisti di sfiduciare il governo filo-europeista;
- Kosovo: un treno per ribadire la sovranità serba;

- Albania
: i dossier del regime comunista acuiscono lo scontro tra maggioranza e opposizione;
- Albania/Grecia: venti di indipendenza nell'Epiro del nord.

La trasmissione, curata e condotta in studio da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è riascoltabile come tutte quelle precedenti
sul sito di Radio Radicale.


16 dicembre 2008


GENOCIDIO ARMENO: 300 INTELLETTUALI TURCHI CHIEDONO SCUSA

Armeni impiccati ad Aleppo nel 1915 (da Wikipedia)La mia coscienza non accetta il diniego della Grande Catastrofe. Respingo questa ingiustizia e simpatizzo con i sentimenti e la pena dei miei fratelli armeni. Mi scuso con loro”. Parole semplici e molto umane, sottoscritte da trecento intellettuali turchi e che in 24 ore, grazie al tam-tam della Rete, hanno raccolto oltre 2500 adesioni. Il testo appartemente ha poco di politico, non parla né di genocidio né di massacro di massa, sembra rispondere più che altro ad un bisogno personale dei promotori, ma tocca uno dei capitoli più delicati e controversi della storia dell Turchia moderna e proprio per il suo tono acquista una forza dirompente.
La Grande Catastrofe è quella del 1915-16, quando, in piena prima guerra mondiale, gli armeni furono vittime di una delle più tremende pulizie etniche del '900. La Turchia moderna non nega quella tragedia ma rifiuta di considerarlo un sistematico e pianificato sterminio di un popolo. Non si ritiene storicamente responsabile di un evento avvenuto quando ancora esisteva l'Impero ottomano e contesta anche le cifre ammettendo 300 mila morti contro il milione e mezzo di vittime sostenuto dall'Armenia che porta a sostegno testimonianze e ricerche storiche e, più che un ammissione di responsabilità, chiede da tempo il riconoscimento del genocidio.
L'appello non ha per ora suscitato reazioni ufficiali né da parte del governo islamico-moderato di Recep Tayyip Erdogan, né da parte del presidente Abdullah Gul che due mesi fa si è recato a Erevan per assistere alla partita di calcio tra le nazionali turca ed armena, valida per le qualificazioni ai mondiali del 2010, aprendo una nuova positiva fase nei difficili rapporti tra i due Paesi che, oltre che sul genocidio del 1915, sono divisi dalla questione del Nagorno-Karabakh. Scontate, invece, le reazioni degli ultranazionalisti turchi che, invece, hanno cercato anche di sabotare la diffusione dell'appello attraverso Internet.
Nessuno chiede che la Turchia odierna si assuma la responsabilità della Grande Catastrofe, ma quella tragedia fa parte della storia turca ed è con essa che il Paese, i suoi cittadini e la sua classe politica devono fare i conti. Iniziative come questo appello, con la sua semplicità e la sua umanità, può contribuire a chiudere quel capitolo doloroso. Chiunque abbia simpatia per la Turchia e desideri la sua integrazione nell'Unione Europea – ed io sono tra questi – non può che augurarselo.

Il testo dell'appello è leggibile (purtroppo solo in turco, almeno per ora) al sito www.ozurdiliyoruz.com/default.aspx

Il genocidio degli armeni su Wikipedia


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permalink | inviato da robi-spa il 16/12/2008 alle 17:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 maggio 2008


LA CROAZIA PORTA LA SERBIA IN GIUDIZIO PER GENOCIDIO

Vukovar 1991Inizia oggi al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia l'udienza preliminare del procedimento intentato dalla Croazia contro la Serbia con l'accusa di genocidio per quanto avvenuto durante la del 1991-1995. Per le autorità di Zagabria, la Serbia deve rispondere della pulizia etnica genocida dei cittadini croati perché controlla direttamente le forze armate, i servizi e le diverse formazioni paramilitari che operavano in territorio croato, nella regione di Knin, in Slavonia e in Dalmazia.
Secondo l'accusa, "un gran numero di cittadini croati è stato deportato, ucciso, torturato o illegalmente recluso, e i loro beni sono stati distrutti". La Croazia parla di 20mila vittime, 55mila feriti, denuncia la distruzione del 10% delle case, di 1800 monumenti e di 450 chiese cattoliche. Per questo Zagabria chiede che il Tpi condanni la Serbia per aver violato la convenzione sul genocidio e paghi i danni di guerra. Da Belgrado si risponde affermando che nel 1999, quando fu presentata la denuncia, l'allora Federazione jugoslava non faceva parte dell'Onu e non era tra le nazioni firmatarie della convenzione sul genocidio e dunque il caso non è di competenza dei giudici dell'Aia.
Proprio basandosi sul fatto che all'epoca la Serbia non era rappresentata al Palazzo di vetro né firmataria della convezione sul genocidio, il Tribunale internazionale non ha dato seguito all'accusa presentata dalla Serbia contro i paesi membri della Nato per i bombardamenti del 1999 durante la guerra per fermare la pulizia etnica contro gli albanesi del Kosovo. D'altra parte il Tpi non è tenuto ad attenersi alle sue precedenti decisioni, che non costituiscono un precedente.
La Serbia si è già trovata nel recente passato a dover affrontare un procedimento per genocidio intentato dalla Bosnia-Erzegovina conclusosi con l'assoluzione di Belgrado anche se il Tribunale ritenne le autorità serbe responsabili di non aver impedito il genocidio dei musulmani avvenuto nel luglio 1995 a Srebrenica da parte dell'esercito della Republika srpska (l'entità serba della Bosnia).
L'udienza preliminare durerà sino al prossimo 30 maggio.

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