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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





4 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 2 gennaio 2010

Croazia: verso il ballottaggio per le presidenziali, Josipovic favorito;
Slovenia: il presidente Tuerk interviene sul contenzioso sui confini con la Croazia; Serbia: si dimette il capo della Commissione per la collaborazione con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia;
Economia: iniziative finanziarie in Albania, Kosovo e Macedonia;
Kosovo: l'organizzazione della rappresentanza della minoranza serba in alcuni comuni dopo le amministrative di novembre.

In apertura: L'Europa sud orientale nell'agenda politica dell'Unione Europea per il 2010.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


9 dicembre 2009


BALCANI: LA VIA PER BRUXELLES PASSA DALL'AJA

Di Marina Szikora
Il testo che segue è la trascrizione di una parte della corrispondenza per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda sabato 5 dicembre su Radio Radicale.

Con il proseguimento del processo di negoziati di adesione della Croazia all'Ue, e' chiaro che per Zagabria la priorita' diventa l'apertura e chiusura del massimo numero di capitoli. Tra i piu' delicati quello che riguarda la giustizia. Ed e' per questo che con particolare attenzione e' stato atteso il rapporto periodico del procuratore generale del Tpi dell'Aja, Serge Brammertz, presentato giovedi' alle Nazioni Unite. Nel suo rapporto, Brammertz ha salutato i nuovi sforzi che il Governo croato sta' intraprendendo per trovare i contestati e scomparsi diari di artigleria dell'operazione Tempesta del 1995. Il procuratore Brammertz si e' appellato alle autorita' croate di intraprendere urgentemente tutte le misure necessarie per concludere l'intera e fondata indagine relativa ai documenti in questione la cui consegna e' stata chiesta dalla Procura dal 2007. La questione che resta peroccupante, ha detto Brammertz alla riunione del Consiglio di Sicurezza, e' la richiesta ancora irrisolta di lacalizzare e consegnare i documenti miliatari chiave connessi all'operazione Tempesta del 1995.

Brammertz ha salutato «l'iniziativa personale della premier Jadranka Kosor» in base alla quale nello scorso ottobre e' stato creato un gruppo di lavoro con l'obiettivo di localizzare i documenti in questione, in particolare perche', come sottolienato, praticamente non ci sono state azioni nelle indagini amministrative dall' ultimo rapporto di Brammertz al Consiglio di Sicurezza presentato lo scorso giugno. La presidente del Governo croato, Jadranka Kosor si e' detta contenta insieme al suo governo perche' il procuratore capo del Tribunale dell'Aja ha saputo riconoscere gli sforzi del governo croato nella ricerca dei documenti. «Anche in questo momento il nostro gruppo di lavoro continua ad essere impegnato e il nostro lavoro non e' terminato ne' con la consegna del rapporto sull'indagine amministrativa ne' con il rapporto di Brammertz al Conisglio di Scurezza. Noi proseguiamo» ha detto la premier Kosor commentando il rapporto di Brammertz.

Molto meno soddisfatto il ministro della giustizia, Ivan Simonovic: «E' raggiunto un progresso rispetto al rapporto scritto, ma e' preoccupante il suo insistere sulle rapide indagini realtive ai diari di artiglieria» ha detto il ministro Simonovic ammettendo che per un certo periodo vi e' stato disordine nelle documentazioni e ha spiegato che una parte dei documenti a causa di negligenza e' andata persa e una parte e' stata sequestrata. Il ministro della giustizia croato ha smentito la tesi che il sostegno degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza e' condizionato da un maggiore invio di soldati croati in Afghanistan.
Il giornalista croato che segue da piu' vicino la questione della collaborazione di Zagabria con il Tpi, Denis Romac, del quotidiano di Fiume 'Novi list' ritiene che l'insistere sui diari di artiglieria e' un tentativo di Brammertz di salvare una parte dell'atto di accusa contro i generali Gotovina, Cermak e Markac. Romac ha detto che la Procura ha portato una serie di testimoni che non sono riusciti a dimostrare la tesi dell'eccessivo bomabardamento e quindi per dimostrarla adesso ha bisogno dei diari.

E mentre generalmente, la Croazia resta negativamente colpita dai toni abbastanza negativi del rapporto di Brammertz, la Serbia riceve un voto, si direbbe, molto piu' positivo. Nel suo rapporto periodico, il procuratore generale dell'Aja ha detto di essere in costante contatto con i servizi che sono impegnati nella caccia ai due super ricercati dell'Aja, Ratko Mladic e Goran Hadzic e ha sottolineato che questi servizi «lavorano con efficacia e in modo coordinato». Pero', Brammertz ha ribadito anche che la Serbia deve continuare queste azioni con un obiettivo chiaro – quello di arrestare i due criminali di guerra latitanti. «L'arresto di Mladic e Hadzic resta la priorita' del mio ufficio» ha detto Brammertz aggiungendo che Belgrado e' stata efficace nella consegna dei documenti.

Il presidente della Serbia, Boris Tadic da parte sua, commentando il rapporto di Brammertz ha dichiarato che la caccia ai latitanti sara' sicuramente compiuta. «Anche se l'Ue non lo porrebbe piu' come condizione del proseguimento del processo di integrazione, la Serbia continuerebbe la caccia a Mladic e Hadzic e l'arresterebbe appena sarebbero localizzati» ha detto Tadic. Secondo Rasim Ljajic, coordinatore del team per la cooperazione della Serbia con il Tpi, ha dichiarato per il quotidiano 'Blic' che «date le attuali condizioni, il rapporto non poteva essere piu' positivo. Il rapporto e' oggettivo e rispecchia la situazione reale della nostra collaborazione con il Tribunale, e questo al momento e' il piu' importante per noi» ha detto Ljajic. Secondo le informazioni dei media serbi, il ministero degli esteri olandese non fa ancora dichiarazioni pubbliche, ma stando a informazioni diplomatiche, afferma il quotidiano di Belgrado 'Blic', si possono attendere buone notizie per la Serbia. Una decina di giorni fa, il capo della diplomazia olandese, Maxim Verheugen, ha ottenuto il segnale verde della maggioranza parlamentare per ammorbidire la posizione verso Belgrado, se il rapporto di Brammertz sara' positivo.

Gli stati membri dell'Ue, attualmente discutono del fatto che oltre alla decisione dello sblocco dell'Accorto temporaneo commerciale con la Serbia, si passi anche al processo della ratifica dell'Asa. Sempre secondo la stampa serba, questo potrebbe avvenire gia' settimana prossima al Consiglio dei ministri Ue che si riunisce lunedi' e martedi'. Gli Stati membri sono divisi per quanto riguarda questa posizione, ma prevalgono quelli che sono a favore di premiare gli sforzi della Serbia anche con la ratifica dell'Asa. Se cio' accadesse veramente, l'arresto degli imputati latitanti rimarrebbe condizione per lo status di candidato della Serbia all'adesione.
Il suo rapporto annuale al Consiglio di Sicurezza ha presentato anche il presidente del Tribunale dell'Aja, Patrick Robinson il quale ha detto che e' in vista la conclusione di tutti i processi in corso al Tribunale. Robinson ha pero' aggiunto che l'insuccesso di portare davanti alla giustizia internazionale Ratko Mladic e Goran Hadzic 'contaminerebbe' il contributo storico del Tpi alla costruzione della pace in ex Jugoslavia. «Spero che il Conisglio di sicurezza e i suoi stati membri lavorino fermamente affinche' questo obiettivo sia realizzato» ha detto il presidente Robinson.

L'ex coordinatore del Patto di stabilita' per l'Europa sudorientale, Erhard Busek ha valutato positivamente l'impatto che il Trattato di Lisbona avra' sull'allargamento dell'Ue in Europa sudorientale. Con la sua entrata in vigore – ha detto Busek – vengono eliminate le precedenti scuse che l'Ue non puo' allargarsi a causa delle limitazioni istituzionali e quandi adesso si puo' attendere un progresso di tutti i paesi della regione. Queste sono state le osservazioni di Busek in occasione della presentazione della rivista 'European perspectives' a Ljubljana. Si tratta della rivista scientifica del Centro per la prospettiva europea (CEP) fondato qualche anno fa da parte del governo sloveno. L'obiettivo di questa organizzazione e' di aiutare la trasfomrazione dei paesi vicini nel loro cammino verso l'Ue. Anche Busek partecipa in quanto collaboratore della rivista.
E nonostante le riserve sulla collaborazione di Zagabria con il Tpi dell'Aja espresse nel rapporto di Brammertz, la premier croata Jadranka Kosor ha confermato ieri sera alla TV di stato HTV che l'Ue lunedi' iniziera' a lavorare sul Trattato di adesione con la Croazia. Il 2012 e' l'anno sempre piu' probabile dell'ingresso della Croazia all'Ue, ha detto la presidente del governo croato. Jadranka Kosor ha confermato che si aspetta che i ministri degli esteri dell'Unione lunedi' sostengano la proposta della presidenza svedese di iniziare ad elaborare il trattato di adesione con la Croazia. «E' arrivato il tempo di iniziare a lavorare sulla bozza del trattato di adesione della Croazia all'Ue» si sottolinea nella dichiarazione della presidenza svedese che invita il Consiglo dell'Unione di formare il cosidetto gruppo di lavoro ad hoc per l'elaborazione della bozza. Ai ministri, settimana prossima, dovrebbe aggiungersi anche il procuratore capo Serge Brammertz al quale i ministri europei potrebbero porre domande sulla collaborazione croata con la giustizia internazionale poiche' a causa dei contestati diari di artiglieria alcuni paesi, tra cui Olanda e Gran Bretagna si rifiutano di dare il segnale verde all'apertura dell'importantissimo capitolo sulla giustizia e diritti fondamentali.


7 dicembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 5 dicembre 2009

Romania: il paese alle urne per scegliere un presidente che lo porti fuori dalla crisi politica e dalla recessione economica
Balcani e Unione Europea: relazioni bilaterali tra i paesi della regione, entrata in vigore del Trattato di Lisbona, collaborazione con la giustizia internazionale, i casi di Croazia, Serbia e Macedonia
Albania: la difficile situazione politica interna
Kosovo: l'indipendenza all'esame della Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


13 novembre 2009


UE: L'OLANDA PIU' MORBIDA VERSO LA SERBIA?

Ratko Mladic quando era a capo delle forze armate serbo-bosniacheL'Olanda sembra intezionata a voler ammordire il suo atteggiamento nei confronti della Serbia e ammette che da Belgrado vengono segnali di collaborazione con la giustizia internazionale. La questione blocca al momento - a causa proprio del veto dell'Olanda che ritiene insufficiente la collaborazione della Serbia con il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia - l'implementazione dell'Accordo di stabilizzazione e associazione con l'UE, primo passo del lungo processo di integrazione europea.
"I primi segnali sono positivi", ha detto il ministro degli Esteri olandese Maxime Verhagen citando il prossimo rapporto sulla cooperazione della Serbia con il TPI redatto dal procuratore capo, Serge Brammertz. "La formulazione esatta è importante per capire se cooperazione serba è totale", fa sapere il ministro olandese precisando che il giudizio sarà dato in occasione della presentazione del rapporto prevista per il 3 dicembre all'ONU.
L'Olanda esamina il caso serbo "con severità, ma anche con equità" ha detto il ministro, sottolineando che "gli sforzi per ottenere risultati concreti devono avere una contropartita". "Ecco perchè ho proposto alla presidenza delle UE di prendere misure in materia di commercio e visti", anche se "scoraggerei i serbi dal presentare domanda di ingresso nella Ue troppo prematuramente".
Secondo un diplomatico olandese che intende mantenere l'anonimato, il governo olandese di centrosinistra avrebbe comunque autorizzato il ministro a "rivedere la sua politica riguardo la Serbia se Brammertz garantisce che Belgrado ha fatto tutto il possibile per arrestare i due ultimi latitanti", Ratko Mladic e Goran Hadzic, il cui arresto è la condizione necessaria posta dall'Olanda a qualunque avvicinamento della Serbia all'UE.


8 novembre 2009


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 7 novembre 2009 : 

- Europa: il ventennale della caduta del Muro di Berlino, il 1989, i Radicali (intervista a Emma Bonino)
- Croazia: l'accordo con la Slovenia per la definizione dei confini, l'adesione all'Ue, le prossime elezioni presidenziali
- Albania: la situazione politica interna e le riforme per l'adesione all'Ue, il processo per la tragedia di Grdec
- Giustizia internazionale: il processo a Radovan Karadzic, la visita del procuratore capo del Tpi Serge Brammertz a Belgrado
- Kosovo: l'iniziativa diplomatica di Pristina per estendere e consolidare il riconoscimento internazionale dell'indipendenza.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


6 novembre 2009


PROCESSO KARADZIC: GIUSTIZIA INTERNAZIONALE TRA DUBBI E CERTEZZE

Il processo a Radovan Karadzic che si è aperto il 26 ottobre all'Aja pone alcuni interrogativi - sui limiti della giustizia internazionale e sul modo di amministrarla - ma conferma anche alcune certezze.
I primi sono stati riassunti efficacemente, tra gli altri, da Toni Capuozzo sul Foglio il 30 ottobre ("Che cosa fa del diabolico Karadzic un vero Riina dei Balcani", ma il titolo è fuorviante).
Scrive Capuozzo: "Non mi serve ricordare a me stesso quei profughi che vedevo giungere a Tuzla da Srebrenica, quei camion carichi di donne e bambini, e uomini non ce n'erano. Non mi serve ricordare a me stesso i racconti tra l'erba alta del campo d'aviazione, quando il massacro era ancora solo un sussurro, né ricordare l'odore di quel magazzino, anni dopo, in cui venne compiuto il più gigantesco esame del Dna della storia, centinaia di sacchi di morte e centinaia di provette per ricongiungere vivi e morti, non mi serve per dire che era ora, di processarlo. Ma mantengo intatte le mie riserve sul sogno di una giustizia che sia nello stesso tempo puntiva, ammonitrice, e squadra di un mondo ordinato. Si difenderà, Karadzic, raccontando le complicità internazionali? Bastava guardare i caschi blu olandesi per saperlo, o basta guardare come perfino il dittatore di Karthoum, oggi, diventi un interlocutore. Si difenderà raccontando le ingiustizia patite? Basta ricordare che nessuno processerà noi per aver bombardato la televisione o l'ambasciata cinese di Belgrado o il treno nelle gole di Surdulica, o sparso bombe a grappolo a Nis o centrato un convoglio di profughi in Kosovo: siamo dalla parte dei vincitori, nessun processo. Sono i limiti della giustizia, che non è mai fine e principio di tutto, e il vero rischio non sono giudici comunisti o socialdemocratici. Il rischio è questa assunzione di un ruolo palingenetico, questa presunzione di essere riscattatori e ordinatori del mondo, attributori unici del bene e del male, e dunque superiori a ogni zona grigia, a ogni sfumatura, categorici e manichei. Si accontentassero di essere un cerotto o un placebo, una modesta riforma delle cose, uno direbbe più volentieri a Radovan Karadzic di accomodarsi alla sbarra, di fare il suo teatro mediocre, e dare un po' tardiva soddisfazione alle donne in nero di Srebrenica".
Sono interrogativi e dubbi che qualunque persona assennata si pone, tanto più se crede nella necessità di una giurisdizione sovranazionale. E però, proprio accanto a questi dubbi, proprio le vicende processuali legate ai crimini commessi durante le guerre jugoslave confermano alcune importanti certezze.
E' innegabile che la giustizia internazionale, per come l'abbiamo conosciuta fino a d oggi, abbia molti limiti. Non si tratta di contestare la legittimità del tribunale internazionale. Solo Milosevic, Seselj, Karadzic e la gente della loro risma lo fa. Non è la "giustizia dei vincitori", come qualcuno continua a dire. Non lo è per il Tribunale per la ex Jugoslavia come non lo è stato per il tribunale per i crimini contro l'umanità commessi in Rwanda. Non lo era nemmeno a Norimberga o a Tokyo: autorevoli giuristi hanno spiegato che anche quelli non furono "tribunali dei vincitori", ma il primo embrione di una giustizia superiore ai governi, per giudicare i crimini contro l'umanità e punirne i responsabili. Certo, sarebbe preferibile che i criminali di guerra fossero giudicati a livello nazionale, ma non sempre il sistema giudiziario del Paese interessato è adeguato a farlo, come nel caso del Bosnia. E questo è quanto sostiene Mark Ellis, avvocato internazionale e direttore esecutivo dell'International Bar Association (Iba), l'associazione internazionale degli avvocati, in un'intervista di Alvise Armellini, pubblicata su Liberal del 27 ottobre ("Ma l'Aja è una scelta obbligata per dittatori e macellai").
Alle argomentazioni di chi sostiene che sarebbe meglio processare Karadzic di fronte ad una corte internazionale, magari con l'accusa di omicidio plurimo, Ellis risponde: "E' vero che è sempre preferibile, ove possibile, affidarsi ad un tribunale e a una giuria nazionale. Il diritto internazionale e la Corte di giustizia internazionale sono fondati proprio su questo principio. Tuttavia, nei casi in cui è improbabile che un tribunale nazionale possa rispettare gli standard internazionali di giustizia, è importante che una Corte internazionale possa subentrare. E' quanto sta accadendo in questa circostanza: non c'era davvero alcun altro modo per processare Radovan Karadzic. Nel caso di imputati di alto profilo - leader politici e militari - è molto difficile che una singola nazionale possa giudicarli. Le pressioni e la complessità di questi processi, nella migliore delle ipotesi, sarebbero così grandi che sarebbe impossibile processare un personaggio della caratura di Karadzic o Milosevic nell'ex Jugoslavia. Detto questo, la Serbia ha un Tribunale per i crimini di guerra dove nel corso degli ultimi anni sono stati giudicati con successo molti imputati. Bisogna continuare a sostenere lo sviluppo delle giurisdizioni nazionali, ma ci saranno sempre delle occasioni in cui non potranno essere competenti per motivi politici. Per questo è importante avere un Tribunale internazionale, ed è il motivo per cui è stata istituita la Corte di giustizia internazionale".
Dunque, la giustizia internazionale deve continuare la sua funzione. Resta solo un problema, come ha notato Paolo Lepri sul Corriere della Sera del 27 ottobre ("La sedia vuota dell'Aja che il mondo non può accettare"). Scrive Lepri: "La giustizia internazionale deve funzionare. Ma perché ciò avvenga deve essere sostenuta, non tollerata. Il sistema delle Nazioni Unite deve essere rilanciato. Lo diciamo anche a quei 170 Paesi - di cui non fa parte l'Italia - che da anni non sono in regola con i contributi per il bilancio ordinario, il peacekeeping, i tribunali internazionali. Fanno parte di un club di cui non pagano le quote".


3 novembre 2009


KARADZIC VUOLE ALTRO TEMPO PER PREPARARE LA DIFESA

Vignetta di Joep Bertrams per il giornale olandese Het Parool

Radovan Karadzic è comparso per la prima volta in aula oggi all'Aja per ribadire la richiesta di un nuovo rinvio del processo che lo vede imputato per crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genicidio. "Non voglio boicottare questo processo, ma non posso partecipare a qualcosa che è stato negativo fin dall'inizio e in cui i miei diritti fondamentali sono stati violati", ha affermato l'ex presidente della Republika Srpska.
"Sarei davvero un criminale se accettassi" di farmi processare senza un'adeguata preparazione, ha aggiunto facendo presente ai giudici la necessità di dover visionare un milione e 300mila pagine di atti. "Non può essere nell'interesse della giuria, dell'Onu che questo processo non si svolga regolarmente".
Volendo buttarla in polemica si potrebbe obiettare che le vittime dei massacri compiuti dalle formazioni militari e paramilitari serbe non hanno avuto molto tempo per preparare la loro difesa o che agli abitanti di Sarajevo non è stato chiesto cosa pensassero di 44 mesi di assedio, sotto il tiro dei mortai e dei cecchini. Dei loro diritti Karadzic si èmai interessato? Se non ci fossero di mezzo migliaia di morti e una guerra insensata ci sarebbe quasi da sorridere.
Karadzic, che si difende da solo come prima di lui aveva fatto Slobodan Milosevic, oggi ha respinto nuovamente tutte le accuse e ha sostenuto di avere bisogno di altri 10 mesi per prepararsi alla difesa. Il collegio giudicante ha aggiornato l'udienza annunciando che deciderà in settimana sul da farsi. Bel frattempo, è stata cancellata l'udienza in cui avrebbe dovuto essere ascoltato un teste dell'accusa. Karadzic bisogno di altro tempo per preparare la sua difesa? Non gli sono bastati tredici anni di latitanza? In realtà questi non sono altro che trucchi, ben sapendo che il Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia ha solo più due anni di vita davanti a sé. Guadagnare altro tempo giocando sui cavilli legali, sfruttando fino in fondo tutte quelle garanzie che alle vittime dei crimini commessi durante la guerra di Bosnia non sono state concesse.
Se insisterà a volersi difendere da solo e a non presentarsi in dibattimento, potrebbe essergli imposto un difensore d’ufficio per rappresentarlo in aula. Che poi tutto solo Karadzic non è, visto che viene assistito da una ventina di legali. D'altra parte, nei giorni scorsi, il presidente della corte, O-Gon Kwon, aveva detto chiaramente che «l’udienza può proseguire anche in sua assenza», sottolineando che Karadzic ha deciso «volontariamente e senza equivoci» di non essere presente «accettandone quindi le conseguenze».

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