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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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6 ottobre 2009


IL CAMMINO DELLA CROAZIA VERSO L’UE PASSA DA UN CONFINE IMPRECISO CON LA SLOVENIA

di Marina Szikora
da Libertiamo.it (articolo pubblicato il 30 settembre 2009)

La scena politica croata, che vista dall’ester(n)o appare forse incomprensibile, e’ scossa e divisa dopo quello che si e’ voluto definire un evento storico: l’accordo Kosor-Pahor sul delicatissimo contenzioso confinario tra Croazia e Slovenia, che dura ormai da lunghi 18 anni. L’accordo raggiunto lo scorso 11 settembre a Ljubljana ha comportato la revoca del veto sloveno sui negoziati di adesione della Croazia all’Ue.
L’accordo tra i due premier, dopo soli due incontri e a soli due mesi dall’insediamento della neo premier Jadranka Kosor ai ‘Banski dvori’ (sede del Governo croato) e’ senza dubbio un evento storico nella realtà politica della Croazia indipendente e un sucesso diplomatico in una situazione assai complicata, sia nei rapporti politici internazionali sia in quelle nazionali.

C’e’ da ricordare che la disputa confinaria fra Croazia e Slovenia va avanti da quando il 25 luglio 1991 Zagabria e Ljubljana dichiararono l’indipendenza. Nel 1954, l’ex Territorio Libero di Trieste (T.L.T) venne diviso tra Italia e Jugoslavia e a quest’ultima venne attribuita l’Istria nordoccidentale. L’area fu divisa fra le allora due Repubbliche di Slovenia e Croazia ma non fu mai stabilita una precisa linea di confine, poiché le due repubbliche facevano parte della stessa federazione jugoslava. Con l’indipendenza di Croazia e Slovenia, le acque del Golfo di Pirano e alcuni brevi tratti di confine terrestre sono diventati oggetto di disputa tra i due Paesi. Negli anni novanta la Croazia a piu’ riprese propose di ripartire in parti uguale il controllo delle acque del Golfo o di risolvere il problema davanti ad un tribunale internazionale, ma la Slovenia ha sempre rifiutato ogni tipo di soluzione che le precludesse l’accesso diretto alle acque internazionali nel nord Adriatico. E va parimenti ricordato che la Croazia non ha mai rinunciato al contatto diretto con le acque territoriali italiane nel Golfo di Trieste, presupposto legale di numerosi accordi tra Zagabria e Roma. Poiché il primo maggio 2004 la Slovenia ha aderito all’Ue, la disputa sul confine ha assunto un peso rilevante anche sui negoziati di adesione della Croazia all’Unione, iniziati il 3 ottobre 2005, e nel dicembre scorso Ljubljana ha posto il suo veto al proseguimento del processo negoziale europeo della Croazia, affermando che nei documenti inviati da Zagabria a Bruxelles risultava irrisolta la questione del confine tra i due paesi e veniva contraddetto l’interesse della Slovenia.

Nei mesi scorsi il commissario all’allargamento Olli Rehn ha tentato una mediazione che alla fine non ha portato a nessun esito e i negoziati sono stati sospesi. Dopo le inaspettate ed inspiegabili dimissioni del premier croato Ivo Sanader a fine giugno, sono bastati soltanto due incontri tra i capi di governo dei due paesi per portare all’accordo raggiunto finalmente lo scorso 11 settembre a Ljubljana.

All’inizio la valutazione dell’accordo Kosor-Pahor sembrava essere positivamente unanime sia da parte slovena che croata. Poi però le dichiarazioni con cui il primo ministro sloveno Pahor ha giustificato l’accordo e il segnale verde di Ljubljana al proseguimento dei negoziati di adesione croati hanno provocato una vera spaccatura tra le posizioni del governo croato di Jaranka Kosor e quelle dell’intera opposizione.

Le critiche principali arrivano dal maggior partito dell’opposizione croata – il Partito socialdemocratico (SDP) di Zoran Milanovic (successore del defunto ex premier Ivica Racan), al quale si aggiungono i liberali democratici del Partito popolare croato (HNS) di Radimir Cacic e Vesna Pusic, vicepresidente di ELDR nonche’ la Dieta democratica istriana (IDS) di Ivan Jakovcic. Le accuse che ormai piovono quotidianamente addosso alla premier e al suo governo gridano alla menzogna e all’inganno e denunciano una sorta di accordo segreto e concessioni a danno del territorio marittimo croato.

La premier Jadranka Kosor continua ad affermare che prima dell’accordo raggiunto a Ljubljana con l’omologo sloveno Borut Pahor, l’opposizione è stata informata su quella che sarebbe stata la base negoziale del governo croato.

In realtà, Ljubljana e Zagabria devono ancora accordarsi sulla modalita’ in cui verrà risolta la questione del confine. La Slovenia ritiene di avere diritto allo sbocco nel mare internazionale, la Croazia mantiene invece una posizione diversa, quindi la questione chiave dovra’ essere risolta attraverso un arbitrato internazionale. Il che apre questioni altrettanto importanti come il carattere, il mandato e la composizione della corte arbitrale, che senza dubbio dovrà essere composta anche da esperti di diritto internazionale.

I negoziati interrotti a causa del veto sloveno riprenderanno, come stabilito dalla presidenza svedese, il prossimo due ottobre e in contemporanea dovrebbero proseguire anche i colloqui sulla soluzione della disputa confinaria.

Ma anche il punto di partenza della discussione suscita feroci polemiche.

Lo stesso Ministero degli esteri e delle integrazioni europee croato (MVPEI) ha confermato che l’accordo Kosor-Pahor prevede che il punto iniziale dei negoziati sul confine con la Slovenia sarà la seconda proposta dell’eurocommissario all’allargamento Olli Rehn, già messa sul tavolo lo scorso giugno e in effetti rigettata da Zagabria. A seguito di quest’ultimo rifiuto la mediazione di Olli Rehn è stata interrotta per decisione dello stesso eurocommissario. La conferma che proprio da questa seconda proposta dovrebbero ripartire i colloqui tra Zagabria e Ljubljana ha provocato aspre reazioni da parte dell’opposizione croata.

C’è però da precisare che Zagabria lo scorso 8 maggio aveva accettato la prima proposta di Olli Rehn. Questa proposta separava la questione del confine sloveno-croato dall’accesso della Slovenia al mare internazionale. Il confine, sempre secondo questa proposta, si sarebbe dovuto stabilire davanti ad una corte internazionale, mentre la questione dell’utilizzo delle zone marittime e del contatto sloveno con il mare internazionale si sarebbe dovuto disciplinare secondo il diritto internazionale, in base al principio di giustizia e nello spirito delle relazioni di buon vicinato. Ljubljana non aveva rigettato direttamente questa proposta, ma l’aveva subordinato a cinque modifiche che riconoscevano l’accesso territoriale al mare internazionale. Anche se l’eurocommissario Rehn a piu’ riprese aveva dichiarato che la sua proposta, accettata dalla Croazia, era definitiva, lo scorso 15 giugno, Olli Rehn ha presentato tuttavia una seconda proposta, una versione modificata in cui parzialmente venivano accolte le richieste slovene. Il contenuto di questa proposta non e’ mai stato reso pubblico, tranne alcuni particolari. Nella nuova versione del testo, il commissario Ue all’allargamento ha cambiato la parola ‘contatto’ (in riferimento al contatto delle acque slovene con il mare internazionale) con quella ‘collegamento’, ma, in assenza di accordo, ha dichiarato di aver esaurito le capacità creative, i negoziati sono stati sospesi ed e’ stato affidato a Zagabria e Ljubljana il compito di risolvere il problema bilaterlamente.

Le cose pero’ non si complicano solo da una parte. Anche in Slovenia l’opposizione appare più che infuriata. Nel momento del voto alla Commissione esteri del Parlamento di Ljubljana sull’accordo Kosor-Pahor, i democratici si sono astenuti mentre i Popolari ed il Partito nazionale hanno già annunciato l’intenzione di promuovere un referendum. Del referendum si parla anche nella maggioranza, ma non sul protocollo di adesione della Croazia, bensì sull’arbitrato che dovrà essere raggiunto in concomitanza con la fine del processo negoziale con Bruxelles per l’ingresso di Zagabria nell’Ue.

Il Partito popolare sloveno ha quindi fatto sapere di avere già iniziato la raccolta firme per convocare il referendum sull’accordo arbitrale tra Slovenia e Croazia (sono necessarie 40.000 firme). I popolari sloveni insistono perché la questione del confine sia risolta prima dell’ingresso della Croazia nell’Ue, ma la cosa sorprendente è che si vuole indire un referendum sull’esito di negoziati che non sono nemmeno iniziati e di cui non si conosce né si può immaginare la soluzione.

Quale che sia l’ulteriore sviluppo della situazione, il processo negoziale croato riprendera’ il prossimo 2 ottobre.

Secondo le valutazioni questo consentirà a Zagabria di concludere i negoziati nella prima metà del 2010 e secondo previsioni e calcoli ottimistici, se non ci saranno nuovi ostacoli, la Croazia potrebbe aderire all’Ue verso la fine del 2011 o al massimo all’inizio del 2012 e portare così a compimento il principale obiettivo strategico della sua politica estera, la piena integrazione euroatlantica.


22 settembre 2009


CROAZIA-SLOVENIA: OMBRE SUI NEGOZIATI

Dopo lo sblocco delle trattative per risolvere la disputa di confine con la Slovenia, che si trasina da 18 anni, il negoziato per l'adesione della Croazia all'Unione europea dovrebbe riprendere all'inizio di ottobre. La presidenza svedese della Ue ha convocato per il 2 ottobre la conferenza intergovernativa, anticipandola di due settimane rispetto ai termini iniziali. Un comunicato del governo di Zagabria nei giorni scrosi ha reso nota la decisione della presidenza dell'Unione spiegando che la decisione di convocare la conferenza è stata presa "dopo consultazioni con la Slovenia e dopo che la presidenza svedese ha preso atto delle garanzie date dalla Croazia" sulla disputa tra i due Paesi. Il governo croato ha inoltre annunciato che i colloqui diretti sulla delimitazione nel Golfo di Pirano, nel nord dell'Adriatico, riprenderanno contemporaneamente alla ripresa dei negoziati per l'ingresso nella Ue che la Croazia spera di concludere nella prima metà del 2010 per arrivare all'adesione formale nei primi mesi del 2011.
Tutto bene, dunque? Sì, ma c'è ancora qualche ombra che induce ad evitare i facili entusiasmi. Lo sblocco sloveno del processo di adesione della Croazia all'Ue e il proseguimento dei negoziati sulla delicatissima questione confinaria, ha infatti completamente diviso la scena politica croata. Anche se all'inizio il giudizio positivo sull'accordo della premier croata Jadranka Kosor con il suo omologo sloveno Birut Pahor sembrava unanime, le dichiarazioni slovene, in particolare quelle dello stesso Pahor per giustificare il segnale verde di Ljubljana al proseguimento dei negoziati di adesione della Croazia con l'Ue, hanno prodotto una spaccatura tra il governo Kosor e l'intera opposizione.

Sulla vicenda riporto qui il testo della corrispondenza di Marina Sikora per la puntata di Passaggio a Sud Est andata in onda il 19 settembre a Radio Radicale.


CONTENZIOSO CONFINARIO CROATO-SLOVENO: LE COSE SI COMPLICANO
di Marina Sikora

Il Ministero degli esteri croato confermando che l'accordo Kosor-Pahor prevede che il punto iniziale dei negoziati sul confine con la Slovenia sara' la seconda proposta dell'eurocommissario all'allargamento Olli Rehn, vale a dire l'ultima proposta dello scorso giugno che in effetti e' stata rigettata dalla parte croata e a seguito della quale la mediazione di Rehn si e' trovata praticamente in una via senza uscita e per questa ragione le trattative sono stare interrotte su decisione dello stesso eurocommissario.
L'attuale conferma che proprio da questa seconda proposta dovrebbero ripartire i colloqui tra Zagabria e Ljubljana ha provocato aspre reazioni da parte dell'opposizione croata. Il presidente della parte croata della Commissione mista croato-slovena per l'elaborazione della bozza di accordo relativo alla soluzione del contenzioso confinario davanti ad un organo giuridico internazionale, l'accademico Davorin Rudolf, ha presentato mercoledi' le dimissioni a questo suo incarico.
Il leader del Partito socialdemocratico, Zoran Milanovic ha annunciato che il suo partito, che e' il maggiore partito dell'opposizione, chiedera un dibattito straordinario in Parlamento sull'accordo Kosor-Pahor. Milanovic ha accusato la premier Kosor di aver presentato informazioni false.
Il presidente del Partito poplare croato (HNS), Radimir Cacic ha accusato il Governo di mentire all'opinione pubblica perche' afferma di non aver concordato con la Slovenia niente che possa ulteriormente condizionare la Croazia. «Sulle menzogne e falsita' hanno funzionato tutti i governi dell'HDZ (Unione democratica croata)» ha dichiarato Cacic ad una conferenza stampa relativa alla questione.
Il deputato e candidato presidenziale della Dieta democratica istriana Damir Kajin ritiene che con l'accordo Kosor-Pahor la Croazia ha ceduto alla Slovenia e che alla fine rimarra' senza 115 kilometri quadrati di mare statale.
L'opposizione che ha sostenuto l'accordo molto probabilmente non ha capito che esso implica la seconda proposta di Rehn che parla del contatto della Slovenia con il mare internazionale – ha spiegato Kajin - sottolineando che lui e' assolutamente a favore delle migliori relazioni con i vicini «ma nel modo che l'amicizia non sia acquistata con il territiorio. Do loro il sangue, ma non la terra!» ha detto Kajin dell'IDS.

C'e' da precisare che Zagabria lo scorso 8 maggio aveva accettato la prima proposta di Olli Rehn presentata lo scorso 22 aprile. Questa proposta separava la questione del delineamento del confine dall'accesso della Slovenia al mare internazionale. Il confine, sempre sencondo questa proposta, doveva essere stabilito davanti ad una corte internazionale, mentre la questione dell'utilizzo delle zone marittime e del contatto sloveno con il mare internazionale dovevano essere stabiliti secondo il diritto internazionale, il pricipio di giustizia e nello spirito delle relazioni di buon vicinato. Ljubljana non aveva rigettato direttamente questa proposta, ma lo aveva condizionato con altri cinque emendmenti che chiedevano l'accesso territoriale al mare internazionale. Anche se l'eurocommissario Rehn a piu' riprese aveva dichiarato che la sua proposta, accettata dalla Croazia, e' definitiva, lo scorso 15 giugno aveva tuttavia presentato un seconda proposta - una versione modificata in cui parzialmente vengono accolte le richieste slovene. Il contenuto di questa seconda proposta non e' mai stato reso pubblico, tranne alcuni particolari. Nella nuova versione del testo, Olli Rehn ha cambiato la parola contatto (in riferimento alle acque slovene con il mare internazionale) con la parola junction che in croato si traduce come 'collegamento'. Siccome l'accordo all'epoca non e' stato raggiunto, il commissario all'allargamento aveva dichiarato di aver esaurito le sue possibilita' creative, i negoziati sono stati sospesi ed e' stato affidato a Zagabria e Ljubljana di risolvere il problema bilaterlamente.
«Le affermazioni dell'opposizione che la premier avrebbe accettato le concessioni, quali il cedimento alla Slovenia di una parte del mare croato, sono una vera falsita'» ha detto ad una conferenza stampa il parlamentare dell'HDZ Frano Matusic. Si tratta – ha spiegato – di affermazioni davvero falese che si possono attribuire a due fatti che oggi sono presenti in Croazia. Il primo e' la campagna presidenziale – alcuni dei protagonisti di queste falsita' sono al contempo candidati presidenziali, come lo e' Damier Kajin – afferma l'esponente dell'HDZ – mentre gli altri sono infastiditi dal fatto che la Croazia sta iniziando a migliorare» ha detto Frano Matusic.

Anche in Slovenia l'opposizione appare piu' che infuriata. I democratici si sono astenuti nel momento del voto alla Commissione esteri del Parlamento di Ljubljana sull'accordo Kosor-Pahor, mentre i Popolari ed il Partito nazionale hanno gia' annunciato l'intenzione di promuovere un referendum. Del referendum si parla anche nella maggioranza, ma non sul protocollo di adesione della Croazia, bensi' sull'accordo di arbitrato che dovra' essere raggiunto in concomitanza con la fine del processo negoziale con Bruxelles per l'ingresso di Zagabria nell'Ue.
Il Partito popolare sloveno ha annunciato quindi che da oggi iniziera' la raccolta firme per convocare il referendum sull'accordo arbitrale tra Slovenia e Croazia che dovrebbe decidere in che modo verra' risolta la questione confinaria tra i due paesi. I popolari sloveni insistono che la questione del confine sia risolta prima dell'ingresso della Croazia nell'Ue, vale a dire che l'arbitraggio e l'accordo bilaterale devono essere conclusi prima della conclusione del processo negoziale croato. Per indire il referendum e' necessario raccogliere 40 mila firme. Questa attivita' del Parito popolare sloveno e' una cosa sorprendente poiche' saranno raccolte le firme per un referendum sulla questione per la quale i negoziati non sono nemmeno iniziati, tantomeno si sa la sua soluzione definitiva. In effetti, i negoziati sulla disputa confinaria proseguiranno in contemporanea con la conferenza intergovernativa sull'adesione di Zagabria all'Ue convocata per il prossimo 2 ottobre.

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