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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





31 gennaio 2010


PASSAGGIO ON AIR

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 30 gennaio 2010

- Unione Europea: l'integrazione dei Balcani occidentali
Grande Albania: albanesi e kosovari favorevoli, sondaggio Gallup Balkan Monitor
Serbia e Montenegro: Belgrado rilancia le relazioni
- Albania: in vigore la legge "antimafia"
- Croazia: la nuova presidenza nel giudizio degli analisti
- Moldova: la situazione politica (intervista a Victor Druta)

In apertura: Giornata della Memoria, la Shoah e i crimini nazi-fascisti nei Balcani

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura

Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


11 ottobre 2009


BERISHA IN KOSOVO: LA "GRANDE ALBANIA" VIAGGIA IN AUTOSTRADA

Hashim Thaci e Sali Berisha a Pristina, 6 ottobre 2009 (Reuters)Il premier albanese Sali Berisha ha compiuto una visita ufficiale in Kosovo per garantire il sostegno dell'Albania all'indipendenza kosovara e stringere ulteriormente i legami tra Tirana e Pristina con la firma di vari accordi bilaterali. Per il suo omologo kosovaro Hashim Thaci l`Albania e il Kosovo sono una sola nazione con due Stati separati. Li unirà l'autostrada Durazzo-Morine.
Qui di seguito la parte della corrispondenza di Artur Nura sulla visita di Berisha a Pristina andata in onda nella puntata del 10 ottobre di Passaggio a Sud Est su Radio Radicale.

Il premier albanese Sali Berisha a Pristina ha firmato accordi di cooperazione bilaterale, nonché come dichiarato da lui in prima persona, ha rinnovato l'intenzione di Tirana di usare le sue "influenze" a servizio del Kosovo e del suo consolidamento come Stato. Infatti, il suo arrivo all'aeroporto internazionale di Pristina è stato di grande effetto, accolto dal vice premier del Kosovo, Hajredin Kuci, dal vice ministro degli Esteri Vlora Citaku, dal ministro dell'Energia Justina Pula, e dall`ambasciatore albanese Islam Lauka. Invece, le strade di Pristina sono state adornate di billboard e fotografie del Premier dell’Albania con la scritta “Benvenuto Sali Berisha”. Berisha appena giunto è stato ricevuto dal suo omologo kosovaro Hashim Thaci, ratificando in questa occasione ben 6 accordi di cooperazione relativi al settore doganale, alla circolazione nelle zone di confine, alla cooperazione della polizia di confine, alla cooperazione delle amministrazioni locali, nonché per il rimpatrio dei cittadini non in regola con i diritti di soggiorno e per la collaborazione delle Amministrazioni locali. In una conferenza stampa congiunta, Thaci non si è sottratto dall'adulare il suo omologa, definendolo "l’architetto dei cambiamenti dell'Albania, il realizzatore del progetto dei sogni dei cittadini albanesi della costruzione dell'autostrada Durazzo-Morine e un fautore dell`indipendenza del Kosovo”. Il premier Thaci prometendo che avrebbe continuato il progetto dell’autostrada Durazzo-Morine  al più presto, con l’inizio dei lavori sulla strada Morine-Prizren- Pristina, ha chiarito che in merito alla Grande Albania, "l`Albania e il Kosovo sono una sola nazione ma due stati diversi e separati".

Berisha a sua volta ha valorizzato gli sviluppi e i miglioramenti dal punto di vista  nazionale ed internazionale che ha subito detto che il Kosovo dopo la dichiarazione dell'indipendenza ha fatto un progresso che e’ solo merito del Governo del Kosovo. "Il Kosovo è un fattore importante di stabilità sulla regione, un esempio per il rispetto delle minoranze. Questo è il grande ruolo di Kosovo per la pace dei Balcani”, ha valutato Berisha, invitando così la Serbia a cooperare nell'intensificazione delle buone relazioni tra i paesi della regione, nell'interesse di tutti, così come con Macedonia e Montenegro. Berisha ha anche aggiunto che la paura non serve a nessuno visto che secondo lui tutte le nazioni dei Balcani sono determinati a lavorare per un clima amichevole e di cooperazione regionale. Congratulandosi con il governo kosovaro per la decisione di avviare i lavori dell’autostrada Morine-Pristina, Berisha ha fatto un invito anche la Serbia ad iniziare la costruzione dell'autostrada da Nis. Berisha inoltre ha annunciato per il prossimo anno il debutto del  progetto ferroviario che collegherà i due Stati albanesi e rafforzerà ulteriormente la cooperazione  iniziata con la messa a disposizione del Kosovo del Porto di Shengjin nel nord dell’Albania. Il Porto di Shengjin è pronto per il Kosovo. Nella prossima legislattura partirà anche la progettazione della ferrovia che collegherà i nostri due Paesi”, ha affermato, promettendo che si concluderà anche la strada Qafe-Morine-Scutari, per consentire dei continui collegamenti con la parte occidentale del Kosovo.

La visita ufficiale di Berisha in Kosovo è proseguita con un incontro con il presidente Fatmir Sejdiu, prima di rivolgersi al parlamento in cui ha dicharato che l'Albania ha appoggiato ed appoggia tuttora  l`indipendenza del Kosovo, così come è fortemente decisa nel garantire diritti e libertà ai serbi e alle altre minoranze, come condizione per la pace e la stabilità. Il presidente kosovaro, da parte sua, ha ringraziato Berisha e il governo albanese per il sostegno dato al Kosovo, con la firma in futuro di importati accordi di cooperazione, mostrando tale stima con l'attribuzione a Berisha della medaglia d'oro della libertà. Nel suo discorso dinanzi al Parlamento del Kosovo, Berisha ha poi affermato che l'indipendenza di questo paese è importante per la nazione albanese, nonchè un fattore di stabilità e di pace nella regione, stimando la presenza dell'Eulex un supporto per l'integrazione euro-atlantica del Paese. Il Kosovo è diventato un importante fattore di pace, stabilità e cooperazione per la regione, dove le tensioni interetniche sono ormai a livelli minimi", ha continuato Berisha rivolgendo inoltre delle parole in ricordo del presidente Ibrahim Rugova e di Adem Jashari rispettivamente leaders storici del popolo albanese del Kosovo sia per la sinistra che per la destra. "Il Kosovo e l'Albania sono uniti dall'ideale europeo. Oggi, interesse vitale del Kosovo è il consolidamento dell'indipendenza per la sua integrazione all’Europa. Il governo del Kosovo ha lottato contro la corruzione e la criminalità e questa guerra è il suo successo” ha detto Berisha concludendo il suo intervento.

Durante la sua visita Berisha ha incontràto anche i leader istituzionali del Kosovo come il presidente del Parlamento, Jakup Krasniqi , e i rappresentanti dell'opposizione, quali Ramush Haradinaj (AAK), Nexhat Daci (LDDK), Behxhet Pacolli (AKR). L`Università del Kosovo a Pristina ha conferito inoltre a Berisha la laurea honoris causa,  già attribuita a sette personalità come l'ex presidente Usa Bill Clinton, William Kerr, gli austriaci Michael Weninger e Wolfgang Benedeck, gli albanesi Ismail Kadare, scrittore di fama internazionale, e Bamir Topi, presidente della repubblica d’Albania, e l`attuale ministro francese degli Esteri Bernard Kouchner. La città di Prizren ha deciso inoltre di nominare Sali Berisha cittadino onorario della Lega Albanese di Prizren, per poi rendere omaggio alla tomba del presidente Ibrahim Rugova e alla sua famiglia. Nella seconda giornata della sua visita in Kosovo, Berisha e’ stato anche a Prekaz, dove ha rivolto i suoi omaggi al memoriale di Adem Jashari e alla sua famiglia,  per poi avere incontri speciali con Peter Feith e il comandante della KFOR, il generale Markus Bentler.


16 gennaio 2009


KOSOVO: UNA DIVISIONE DI FATTO PRELUDE AL CAMBIAMENTO DEI CONFINI NEI BALCANI?

Mitrovica (Foto Afp)Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 14 gennaio su Radio Radicale e dedicato alla situazione in Kosovo ed ai suoi possibili sviluppi dopo le recenti violenze avvenute nel nord del Paese tra la fine del 2008 ed i primi giorni del 2009.


Per parlare della situazione in Kosovo dopo gli ultimi incidenti capitati nella città di Mitrovica - controllata dai serbi del Kosovo e quindi da Belgrado più che da Prishtina o dalle autorita internazionali del Kosovo, dobbiamo dire che la complessità della situazione è confermata anche dal fatto che la Forza multinazionale di pace (la Kfor) ha fatto sapere di essere pronta a intervenire con misure anche molto ferme per prevenire nuove violenze nel nord del Kosovo.
''Gli autori di intemperanze nei confronti di persone o oggetti saranno individuati e puniti severamente. Noi non siamo nel Far West, dove regna la legge del piu' forte'', ha detto per i mass media il generale francese Michel Yakovleff, comandante del settore nord della Forza Kfor, che ha ringraziato per il buon lavoro svolto sia dlla polizia kosovara che dalla missione europea Eulex. Ma, appunto la neccessita’ di avere anche delle dichiarazioni dalle autorita militari internazionali fa capire che la situazione attuale e’ tesa e violenta, e fa comprendere che probabilmente la situazione potrebbe anche peggiorare secondo scenari violenti di tipo balcanico.

A portare all’opinione pubblica nazionale ed internazionale la posizione panalbanese al riguardo di tale situazione e’ stato proprio il presidente della Repubblica d’Albania, Bamir Topi, durante una visita di due giorni a Pristina, la prima dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Serbia. In tutti gli incontri avuti in Kosovo come naturale Topi ha anche discusso i recenti incidenti nel nord di Mitrovica, ma anche il rispetto dei diritti degli albanesi della Valle di Presevo, Bujanovci e Medvegje in Serbia che hanno a che fare con Belgrado ma anche con Prishtina e Tirana. Dopo il primo incontro faccia-a-faccia con il Presidente del Kosovo Fatmir Sejdiu, in una conferenza stampa organizzata al termine della riunione a porte chiuse, il Presidente Topi ha sottolineato la grande importanza che i Balcani Occidentali non siano più un'arena di guerra interetniche. In piu come mai prima, con riferimento ai recenti incidenti nel Nord di Mitrovica, il Presidente albanese ha affermato che secondo lui gli incidenti che accadono nella regione settentrionale hanno un contesto di fondo ultranazionalista serbo.

Presidente Topi ha chiesto dalle autorita che sia fatta luce su tale eventi e faccendo riferimenti alla stessa Unione Europea, che ha chiesto un'immediata e attenta inchiesta su quanto accaduto, Topi ha detto che in tali situazioni, quel che si analizza maggiormente è l’origine scatenante, a chi ispira tali atti e per quale motivo, di certo insinuando per Belgrado. Topi, infatti si e’ rivolto in modo aperto al Governo di Belgrado chiedendo che sia prestata maggiore attenzione al rispetto dei diritti degli albanesi nella Valle di Presevo, Bujanovci e Medvegje dove la situazione degli ultimi giorni è divenuta molto critica, dopo l`arresto dei dieci membri dell' ex-Esercito di Liberazione del Kosovo da parte della polizia serba. Secondo il Presidente Albanese il lavoro delle Istituzioni kosovare nei confronti delle comunità delle minoranze, deve essere un esempio anche per la Serbia, in relazione ai rapporti con gli albanesi della Valle di Presevo, Bujanovci e Medvegje. Ma, come qualcuno temeva da molto tempo tale precipitazione della situazione spinge di pensare dello possibile sviluppo di antichi progetti che potrebbero avere come base le vechie alleanze sull'asse slavo-ortodossa tra Grecia e Serba.

Noi dobbiamo informare che appena il nuovo governo greco ha prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, e dopo una visita di tre unita' della Marina militare russa, nel porto del Pireo in Grecia, che scortavano la portaerei ''Kuznetsov'', che ha preso parte a delle esercitazioni che si sono svolti a sud delle isole greche di Rodi e di Creta, il nuovo Ministro greco della Cultura, Andonis Samaras, ha dichiarato alla Tv pubblica Greca ERT, che la Macedonia non reggera’ a lungo come un soggetto indipendente. Per quanto riportata dai mass media il Ministro Samaras ha aggiunto alla Tv pubblica che la Grecia non dovrebbe temere di una Grande Albania, oppure di una grande Bulgaria, insinuando apertemente cosi una spartizione ipotetica dei territori della Macedonia secondo la mappa etnica albanese – macedone. Considerando tale dichiarazione molto strana, noi possiamo dire che fin ora pur avendo avuto molto spazio sui mass media della regione, nessuno dal governo di Atene ha smentito o almeno ha preso le distanze dal ministro della Cultura. In precedenza anche dalla Macedonia stessa erano arrivate simili dichiarazioni pubbliche da parte di un ex premier macedone che ora gode della cittadinanza bulgara.

Per quanto riguarda i territori albanesi dei Balcani io posso però informare che il tema della Grande Albania è diventata un argomento tabù. I politici di Tirana, di Pristina, di Skopje e altre città balcaniche in cui gli albanesi sono un componente molto importante, non si e’ accetato un tale progetto e loro non hanno mai smesso ad inviare messaggi rassicuranti di pace e stabilità nei Balcani e le piu recenti sono quelle che abbiamo appena menzionate citando il Presidente della Repubblica d’Albania, Bamir Topi. Ma tutto questa strategia construito decisamente con tanta attenzione potrebere cadere soltanto in caso della spartizione del Kosovo che, come si capisce facilmente, risulta operativa negli uffici diplomatici di Belgrado e, chi sa, forse anche di Atene. Come qualcuno temeva da sempre tale precipitazione possibile della situazione in Kosovo rischia di alimentare anche il nazionalismo albanese negli ambienti al margine del mondo politico e della vita pubblica di tutti i paesi in cui c’e’ una popolazione Albanese.

Secondo i mass media locali e regionali esiste gia una rete di una decina di ONG panalbanesi che cercano di convincere l'opinione pubblica e in particolar modo i giovani sul fatto che bisogna pensare anche ad una certa Grande Albania o almeno dell’unione dell’Albania con il Kosovo. Queste organizzazioni con a capo il movimento kosovaro Vetëvendosja (Autodeterminazione) di Albin Kurti e anche il movimento Mjaft (Basta!) dell’Albania che per anni si era fatto carico dei problemi della società albanese, hanno denunciato i limiti e l'inefficienza dei politici di Tirana e di Prishtina al confronto di tali possibili precipitazioni della situazione balcanica. Questa rete di organizzazioni ha intrapreso una serie di incontri con i giovani di tutti i territori albanesi dei Balcani organizzando convegni in diversi atenei, tra cui principlamente quelli di Tirana e Prishtina. Risulta che lo scopo principale di questi convengni è quello di convincere i giovani a sostenere qualcosa che i politici non hanno coraggio di fare. Cioè in parole concrete anche la possibilita dei cambiamenti dei confini nei Balcani che secondo loro sarebbe sponsorizzata dagli altri secondo gli interessi geo-politici dei serbi e dei greci.

I relatori principali come ovvio Albin Kurti, leader di Vetëvendosja, ed alcuni della organizzazione Mjaft hanno notevolmente perso la fiducia delle popolazione rispettivi, cosa che pero dovvrebbe essere molto cambiata se la situazione precipitasse secondo il progetto di Belgrade per la spartizione del Kosovo. Basta un referendum in Kosovo e in Albania, per dimostrare a tutti ciò che gli albanesi vogliono per il futuro della loro nazione”, aveva dichiarato Albin Kurti in diversi occasioni aggiungendo in modo metaforico che gli albanesi divisi sono dei bocconi appetibili per i loro vicini serbi e greci, ma uniti fanno un boccone che non può essere divorato da nessuno in alcun modo. Il coinvolgimento di Mjaft in questioni nazionalistiche non soprende visto che prima negli scorsi anni oltre a fungere da punto di pressione per l'ulteriore democratizzazione del paese, Mjaft ha anche fatto pressione sui politici di Tirana per abbandonare la loro politica remissiva, in particolar modo verso la Grecia. L'indipendenza del Kosovo, era stata concepita da queste organizzazioni come un rafforzamento del fattore albanese nei Balcani, aspirazione che ha trovato il sotegno in particolar modo anche del noto accademico kosovaro Rexhep Qosja. Quest'ultimo in lunghi articoli pubblicati sui mass media albanesi ha inoltre più volte invitato l'Albania e il Kosovo a unirsi attraverso un semplice referendum e criticando cosi l'emersione di un'identità kosovara, diversa da quella albanese.

Secondo il mio parere personale tali manifestazioni sicuramente non riusciranno a materializzare un fantasma della Grande Albania, ma purtroppo nessuno potrebbe garantire che tale progetto rimarrebbe solo un'idea se una spartizione del Kosovo fosse accettata dalla comunità internazionale. In tal caso purtroppo nessuno potrebbe garantire simili sviluppi anticipati dai poltici serbi e greci senza un altro vero conflitto sanguinoso, e una parte importante del conto la dovrebbe di certo pagare per prima l’Europa stessa. Tocca all”Europa non permetere simili sviluppi e la spartizione del Kosovo ed essere vigile per non fare degli errori che sarebbero pagati da tutti. Applicare il piano ONU di sei punti per il dispiegamento della missione europea Eulex in Kosovo soltanto nel Nord del Kosovo e rispettare dal Piano Ahtisaari sul resto del territorio Kosovaro non aiuta per niente oltre a confermare une certa divisione di fatto del Kosovo.

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