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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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26 agosto 2009


KOSOVO: TENSIONI E PROCESSI, MANIFESTAZIONI E PROTESTE

La missione civile dell'Unione Europea in Kosovo (Eulex) vuole arrivare a un accordo con la Serbia per definire la questione dogane. Lo scrive il quotidiano Koha Ditore, secondo il quale Eulex avrebbe chiesto alle autorità kosovare il via libera per intavolare i colloqui con Belgrado. Il vicepremier kosovaro, Hajredin Kuci, ha assicurato che la richiesta verrà esaminata.
La questione va avanti da quando il Kosovo ha dichiarato unilateralmente l'indipendenza. Serbia e Bosnia-Erzegovina non importano e non fanno nemmeno transitare sul proprio territorio le merci "made in Kosovo", violando così l'accordo centroeuropeo di libero scambio (Cefta).
La questione dogane si aggiunge a quella del protocollo di cooperazione tra la polizia serba ed Eulex in materia di lotta alla criminalità organizzata, accordo a cui Pristina si oppone perché, come ha detto il premier kosovaro Hashim Thaci, non si tratta di "una questione tecnica" in risposta a quanto affermato dal capo di Eulex, Yves De Kermabon. Anche sette ong kosovare chiedono al parlamento di definire in maniera chiara i rapporti tra Eulex e le istituzioni kosovare sottolineando che alla parole dovranno seguire "azioni concrete".
Un accordo simile a quello in procinto di essere sottoscritto con la Serbia, è stato già siglato dalla missione Ue con l'Albania, la Macedonia e il Montenegro. Stando alle parole di Oliver Ivanovic, segretario al ministero serbo per il Kosovo e Metohia, la reazione di Pristina è solo dettata "da questioni di politica interna, perché il governo è nel bersaglio dell'opposizione e della critica per molti motivi".

Intanto l'ex premier kosovaro Ramush Haradinaj, e attuale leader dell'opposizione, dovrà comparire il prossimo 28 ottobre di fronte al Tribunale internazionale per l'ex Jugoslavia all'Aia a seguito del ricorso in appello presentato contro la sentenza di primo grado che lo aveva assolto dall'accusa di crimini di guerra. Al fianco di Haradinaj compariranno gli altri due ex membri dell'Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), Idriz Balaj e Lah Brahimaj. Quest'ultimo era stato condannato a sei anni per trattamento crudele e tortura di prigionieri mentre gli altri due erano stati assolti da tutte le accuse di crimini compiuti a danno di serbi, rom e albanesi "collaborazionisti".
L'assoluzione di Haradinaj alimentò forti critiche nei confronti del Tribunale, accusato di essere 'anti-serbo', soprattutto alla luce del fatto che diversi potenziali testimoni, morirono in circostanze oscure, mentre il processo era in corso, e altri rinunciarono a comparire in aula per deporre. Per questo, la procura del Tpi ha presentato appello, chiedendo che siano raccolte le testimonianze di coloro che non sono stati ascoltati nel corso del processo in primo grado. L'udienza si svolgerà a un paio di settimane dalle prossime elezioni kosovare previste per il 14 novembre.

Ieri è inoltre di nuovo esplosa la tensione interetnica a Mitrovica, la città divisa lungo il fiume Ibar che rappresenta il "confine" tra la zona nord, dove i serbi sono maggioranza, e la parte nord del Kosovo dove invece predominano gli albanesi. Sette persone sono rimaste ferite negli scontri tra gruppi di appartenenti alle due etnie nei pressi di un cantiere dove un centinaio di serbi si erano riuniti per contestare la ricostruzione di case da parte degli albanesi.
Le unita' speciali di polizia di EULEX sono intervenute usando gas lacrimogeni per far cessare le sassaiole e disperdere i dimostranti. Secondo la polizia inoltre nella stessa zona e' stato fatto scoppiare un ordigno e sono stati esplosi diversi colpi di arma da fuoco.

Infine da segnalare l'iniziativa dell' Associazione della stampa serba e della sua sezione in Kosovo che sono scese oggi in piazza, a Pristina, reclamando giustizia per i giornalisti scomparsi durante la guerra del 1998-99. Il corteo era composto da serbi e da albanesi e ha sfilato pacificamente per le vie della capitale kosovara per poi sostare davanti alla sede della missione dell'UE a cui si chiede di fare finalmente luce sugli omicidi e i rapimenti di giornalisti, verificatisi durante il conflitto. Il capo missione Eulex, Yves de Kermabon, ha ricevuto una delegazione dei manifestanti.
In particolare, risultano ancora oggi scomparsi Slavko Perenic e Djuro Slavuj, di Radio Pristina (dal 1998), Ljubomir Knezevic, del quotidiano Jedinstvo (L'Unità) e corrispondente di Politika (dal 1999), Marijan Melonasi, di Radio Kosovo (dal 2000). Inoltre Non è mai stata fatta luce sul caso del giornalista serbo, Alaksandar Simovic, scomparso nel 1999 e del fotoreporter, Momir Stokuca, assassinato nello stesso anno. "Tornate da noi colleghi nostri" era la scritta, sia in lingua serba sia albanese, sul grande striscione dietro cui hanno sfilato i manifestanti.


10 aprile 2008


HARADINAJ: L'ASSOLUZIONE VISTA DAI SERBI DEL KOSOVO

Il rientro di Ramush Haradinaj in KosovoL'assoluzione dell'ex leader dell'Uck ed ex premier kosovaro Ramush Haradinaj da parte del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia ha suscitato le ovvie reazioni indignate della politica e dei media belgradesi e ha provocato frustrazione ed amarezza nella comunità serba del Kosovo. Haradinaj è già rientrato in patria con la chiara intenzione, come ho scritto in questo blog, di rientrare a pieno titolo nella scena politica del suo paese. In una delle sue dichiarazioni ha voluto inviare un messaggio anche alla popolazione serba assicurandola che il Kosovo è un paese che “bisogna costruire insieme, una terra con molte opportunità per tutti noi”.
La sentenza dei giudici dell'Aja, però, lascia aperte molte domande e fornisce una verità processuale che non convince molti di coloro i quali hanno seguito le vicende della ex Jugoslavia ed in particolare il conflitto in Kosovo tra il 1998 ed il 1999. A questo proposito segnalo l'articolo di Tatjana Lazarevic da Mitrovica pubblicato dal sito dell'Osservatorio sui Balcani. Penso sia importante, in questo come in tutta la storia recente dei Balcani, cercare di avere la maggiore informazione possibile, sentire tutte le opinioni e cercare di farsi un'opinione personale il più possibile libera da pregiudizi.


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9 aprile 2008


KOSOVO: IL RITORNO DI HARADINAJ RIAPRE LO SCONTRO TRA EX UCK

Il ritorno di Ramush Haradinaj sulla scena politica kosovara, dopo l'assoluzione dall'accusa di crimini di guerra e crimini contro l'umanità, rimette in discussione gli equilibri politici del giovane stato balcanico a poche settimane dalla dichiarazione unilaterale di indipendenza. Facendo riferimento al "Piano Ahtisaari" (da cui deriva la nuova Costituzione kosovara), l'ex premier ha già chiesto elezioni a tutti i livelli. La richiesta riapre, in particolare, la lotta con l'attuale primo ministro Hashim Thaci (suo ex compagno d'armi nell'Uck) interrotta tre anni fa quando Haradinaj accettò di dimettersi e di presentarsi davanti ai giudici del Tribunale internazionale sulla ex Jugoslavia.
L'ex premier tenta di rilanciare il suo partito, l'Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak), che durante la sua detenzione nel carcere internazionale di Scheveningen in Olanda, ha perso consensi. Nonostante per i kosovari Haradinaj sia un eroe nazionale, il leader "ad interim" Bajram Kosumi, che gli era succeduto come primo ministro, alle elezioni politiche dello scorso novembre non è riuscito ad andare oltre uno scarso 10%. Ora l'ex guerrigliero si ricandida a guidare l'esecutivo polemizzando direttamente con l'attuale premier, Thaci, che di recente ha dichiarato che il suo governo non ha un piano di lavoro perché si è concentrato sulla questione dello status del Kosovo: "Lo status è solo un motivo in più per non cominciare a lavorare senza un programma, lo status è solo un dovere in più per un programma di governo", ha detto Haradinaj.
La rivalità tra Haradinaj e Thaci risale all'estate del 1999, alla fine della guerra con la Serbia, quando con l'arrivo dell'amministrazione Onu e la fine della sovranità di Belgrado, molti comandanti dell'Uck si trasformarono in leader politici. Thaci è abile a sfruttare le simpatie di cui gode in Occidente e la rivalità con Haradinaj, risalente all'epoca della guerriglia contro i serbi, si inasprisce definitivamente quando anche quest'ultimo si butta in politica grazie a Mahmut Bakalli, già storico leader del partito comunista jugoslavo, che mette insieme diversi piccoli partiti e dà vita all'Alleanza per il futuro del Kosovo. Haradinaj vince le elezioni del 2004, diventa premier ma a frenare la sua ascesa politica ci pensa il Tribunale dell'Aja che lo accusa di crimini di guerra e contro l'umanità. Haradinaj allora si dimette dalla carica di primo ministro e si consegna alla giustizia internazionale.


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permalink | inviato da robi-spa il 9/4/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 aprile 2008


ASSOLUZIONE HARADINAJ: UNA SENTENZA CHE FA DISCUTERE

Ramush HaradinajIl 3 aprile scorso il Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia ha assolto l'ex premier del Kosovo Ramush Haradinaj dall'accusa di essere responsabile di crimini di guerra e contro l'umanità commessi contro la popolazione serba, quando era a capo dell'Uck, l'Esercito di liberazione del Kosovo, durante il conflitto del 1998-99. L'accusa aveva chiesto una pena di 25 anni. Il Tpi ha assolto anche Idriz Balaj, mentre Lahi Brahimaj, altro ex militante dell'Uck, dovrà scontare sei anni per aver torturato un paio di persone. I tre erano accusati di aver organizzato una "pulizia etnica" contro la popolazione non-albanese del Kosovo occidentale e l'eliminazione di albanesi ritenuti collaborazionisti del regime di Slobodan Milosevic allora al potere a Belgrado.

I fatti risalgono al periodo compreso tra il marzo e l'ottobre del '98, quando Haradinaj era a capo del settore di Dukagijn, Balaj era a capo dell'unità delle "Aquile nere" e Brahimaj era di stanza nel quartiere generale Uck di Djakovica. Secondo i giudici i maltrattamenti e le uccisioni "non sono avvenuti su una scala tale da dire che c'è stato un attacco contro una popolazione civile". Ovvero, "le vittime potrebbero essere state colpite più come individui che come membri di una popolazione civile perseguita". Il giudice Alphonsus Orie ha per altro rimarcato le difficoltà incontrate nel reperimento di testimoni d'accusa: "Il Tribunale ha avuto l'impressione che il processo sia svolto in un'ambiente nel quale i testimoni non si sentivano al sicuro". E l'ex procuratore del Tpi Carla Del Ponte aveva dichiarato che molti testimoni non si sono presentati in aula perché sono stati intimiditi mentre altri sono stati uccisi sollevando la questione davanti al Consiglio di sicurezza dell'Onu .

Alla notizia dell'assoluzione gli albanesi del Kosovo sono scesi in strada a festeggiare e dello stesso tono erano i titoli dei giornali locali in albanese: "Lacrime di gioia", "Il guerriero torna in liberta'", "Ramush rientra dalla sua ultima battaglia", "La giustizia prevale". Ugualmente molto positive sono state le reazioni dei leader politici kosovari: "Il governo del Kosovo saluta il verdetto ed il rilascio di Haradinaj e Balaj", ha commentato il premier Hashim Thaci (anche lui ex capo guerrigliero), secondo il quale la sentenza conferma il fatto che quella intrapresa dall'Uck "era una giusta guerra di liberazione". A Belgrado, come si può immaginare, la notizia è stata invece accolta con rabbia. "Haradinaj rilasciato, giustizia dietro le sbarre", ha titolato lo storico quotidiano "Politika", mentre per "Blic" "Il tribunale dell'Aja non ha più motivo di esistere". Allo stesso modo tutti gli esponenti politici serbi hanno condannato il verdetto giudicato "vergognoso" definendolo una "presa in giro della giustizia".

Il presidente serbo Boris Tadic ha chiesto che il Tribunale internazionale riveda l'assoluzione di Haradinaj giudicando la sentenza assolutamente ingiusta e annunciando l'intenzione di presentare ricorso "perché deve esser fatta giustizia e i criminali di guerra devono esser puniti in maniera adeguata". Peraltro Tadic (di orientamente moderato ed europeista) se da una parte ha rivendicato il diritto della Serbia a protestare contro la decisione dei giudici dell'Aja, dall'altra ha anche sostenuto che i politici dovrebbe astenersi da qualsiasi reazione emotiva. Il governo serbo, da parte sua, ha espresso la propria indignazione: "Con questa decisione, il Tribunale dell'Aia prende in giro la giustizia e prende anche in giro le vittime innocenti delle mani di Haradinaj", ha dichiarato il premier Vojislav Kostunica, (nazionalista moderato, grande rivale di Tadic), mentre Slobodan Samardzic, ministro per il Kosovo e Metohia, ha parlato di una "decisione catastrofica che avrà conseguenze politiche, morali e forse anche delle conseguenze sulla pace e la stabilità del Kosovo". Secondo Samardzic "la liberazione di Haradinaj ci dice che la giustizia internazionale non esiste quando si parla di crimini commessi nell'ex Jugoslavia". Samardzic è un fedelissimo di Kostunica, ma anche per il vicepremier Bozidar Djelic, esponente del Partito democratico di Tadic, l'assoluzione di Haradinaj rappresenta "un giorno nero per il diritto internazionale", scandalosa soprattutto "perché è avvenuta in seguito a forti pressioni sui testimoni" e la cui responsabilità "è di chi comanda il Tribunale dell'Aia".

Il premier Kostunica ha tirato in ballo direttamente l'Unione Europea. L'UE deve esprimersi ufficialmente sulla sentenza ha chiesto Kostunica a Bruxelles: "Se l'Ue pensa che, anche dopo l'assoluzione di Haradinaj, il Tribunale dell'Aia sia ancora un'istituzione credibile e decisiva nello stabilire il grado di cooperazione della Serbia con l'Ue, allora lo deve rendere noto ufficialmente. Così facendo - ha proseguito - l'Ue si prenderebbe la responsabilità della dichiarazione d'innocenza di Haradinaj". E ha concluso: "Ogni cittadino serbo sa che con questa decisione il Tribunale ha premiato il crimine e ha offeso tutte le vittime innocenti serbe delle mani di Haradinaj". La Commissione europea, però, non ha raccolto l'invito limitandosi a "prendere atto del verdetto", come ha dichiarato all'agenzia Apcom la portavoce del commissario all'Allargamento Olli Rehn, Krisztina Nagy, senza offire alcun altro commento.

La piena cooperazione con il Trbunale internazionale per l'ex Jugoslavia, in particolare per quanto
riguarda la consegna dell'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, è il principale ostacolo che Bruxelles ha messo sulla via dell'integrazione europea della Serbia. La firma dell'Accordo di stabilizzazione e associazione (Asa), che rappresenta il primo passo verso l'adesione all'Ue, è in sospeso da mesi proprio per questo motivo, anche se la stragrande maggioranza dei Paesi Ue sarebbe disposto ad ammorbidire questa posizione anche senza la cattura di Mladic. Tutto è bloccato, però, dall'intransigenza dell'Olanda e del Belgio. Certo questo atteggiamento non aiuta a rasserenare un clima già avvelenato dal riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo da parte della maggioranza dei Ventisette. Caduta com'è nel pieno della campagna elettorale per le elezioni anticipate dell11 maggio, in cui è centrale l'argomento Kosovo, l'assoluzione di Haradinaj nemmeno aiuta il presidente Tadic ed il suo Partito Democratico e, anzi, porta ulteriore acqua al mulino dei nazionalisti, soprattutto a quello dei radicali che già oggi sono il primo partito e il cui leader Vojslav Seselj è sotto processo proprio all'Aja per crimini di guerra.

Fuori dal coro, come sempre, la voce di Cedomir Jovanovic, leader del Partito liberaldemocratico (Ldp). Da una parte giudica "amorale" la sentenza del Tribunale internazionale: "Tutti all'Aia sanno - ha detto Jovanovic durante un comizio elettorale - che Haradinaj è un criminale e ve lo possono anche dire. Ma vi diranno anche che non è stato possibile condannarlo perché i testimoni sono stati o intimiditi o uccisi". Dall'altra parte però ha aggiunto: "Anche se Haradinaj è in libertà, lotterò per mandare in galera i ricercati Radovan Karadzic e Ratko Mladic. Sono criminali di guerra e sono una vergogna per il popolo cui appartengo". Il Partito liberaldemocratico è l'unica formazione politica serba che è apertamente a favore dell'indipendenza del Kosovo. Per le prossime politiche corre da sola e i sondaggi la stimano al 6% delle preferenze.

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