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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





26 gennaio 2010


PASSAGGIO IN ONDA

Passaggio a Sud Est
è il sabato alle 22,30 su Radio Radicale



Il sommario della puntata del 23 gennaio 2010

Croazia: le tensioni con la Serbia prima prova internazionale per il neo presidente Ivo Josipovic;
Albania: il Consiglio d'Europa chiede di risolvere la crisi politica interna;
Kosovo: la minoranza montenegrina chiede il rispetto dei suoi diritti;
Macedonia: la Slovenia offre la sua mediazione per risolvere il contenzioso del nome con la Grecia.

L'ultima parte del programma è dedicata ad un ritratto della Transnistria, lo stato fantasma ai confini dell'Europa.

In apertura un ricordo di Hrant Dink, il giornalista turco-armeno assassinato tre anni fa da un estremista nazionalista turco.

La trasmissione è curata e condotta da Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Szikora e Artur Nura. Tutte le puntate sono riascoltabili sul sito di Radio Radicale.


20 gennaio 2010


TRE ANNI FA, HRANT DINK

Tre anni fa veniva assassinato Hrant Dink, il giornalista armeno-turco, fondatore della rivista bilingue “Agos”, uno dei simboli in Turchia dell'impegno per il rispetto delle minoranze e per la riconciliazione tra armeni e turchi. Un impegno che Dink ha portato avanti negli anni con convinzione pur sapendo che questo avrebbe messo a rischio la sua vita. E la sua vita è stata spenta per questo, da un ragazzo venuto da Trabzon, Ogun Samast, che gli sparò davanti alla sede del suo giornale, il 19 gennaio del 2007. Hrant Dink aveva scelto di lottare per i diritti culturali di tutte le minoranze, non solo degli armeni, ma nello stesso tempo, di adoperarsi perché anche le minoranze si avvicinassero ai turchi.

Non aveva avuto paura di affrontare temi difficili in Turchia. Nel 2005 fu condannato a sei mesi di reclusione per suoi articoli sul genocidio degli armeni ritenuti offensivi per l'identità turca secondo l'articolo 301 del codice penale turco. Una condanna che (così come i processi per gli stessi motivi agli scrittori Elif Shafak e Orhan Pamuk), suscitò forti critiche dall'Unione europea, critiche che portarono successivamente ad un ammorbidimento della norma. Negli ultimi anni l'odio che il suo lavoro gli aveva attirato e le minacce di morte ricevute lo avevano spinto a pensare di fuggire da questa realtà anche se poi dichiarò che un passo del genere avrebbe rappresentato un tradimento di tutto quanto aveva fatto.

Con l’assassinio di Dink, però, è finalmente venuto alla luce in Turchia qualcosa che da allora non si è più potuto zittire. Il giorno del suo funerale, decine di migliaia di persone, di turchi, scesero in strada per dire “Siamo tutti armeni”, “Siamo tutti Hrant Dink”. E Hrant Dink non è stato dimenticato: altri continuano a portare avanti il suo lavoro per la riconciliazione e la convivenza tra truchi e armeni. Quello che manca è la verità sul suo assassinio. Il procedimento a carico del killer è in stallo e i retroscena della vicenda restano per ora oscuri. Così come è stato affrontato fino ad ora il caso non può essere risolto, sostengono gli avvocati Cetin e Tuna, secondo i quali solo esaminando e mettendo in relazione tra loro tutti i fatti avvenuti prima e dopo l'assassinio sarà possibile arrivare alla verità.

Io penso che questo dovrebbe essere interesse anche delle autorità turche. E chiunque, come me, ama la Turchia e spera nella sua adesione all'Unione europea, non può che sperare che la verità sul caso Dink sia trovata: per il bene dei turchi, degli armeni e di tutti coloro che vogliono la pace. Quella vera, quella che non si può ottenere senza giustizia.

Un'immagine dei funerali di Hrant Dink
 


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permalink | inviato da robi-spa il 20/1/2010 alle 20:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 gennaio 2008


TURCHIA: SECONDO UN TESTIMONE LA POLIZIA NON IMPEDI' L'ASSASSINIO DI HRANT DINK

Hrant DinkAd un anno dalla sua morte emergono nuovi particolari sull'assassinio del giornalista turco-armeno Hrant Dink, ucciso ad Istanbul il 19 gennaio dello scorso anno, e sembrano trovare conferma i sospetti che da subito erano stati avanzati: almeno due membri della polizia di Trabzon, la città da cui proveniva il killer sapevano della preparazione dell'omicidio ma non fecero nulla per impedirlo.
Un testimone sostiene che l'ideatore dell'attentato, Yasin Hayal, attualmente in carcere, aveva parlato apertamente del piano ma due alti ufficiali, dei quali per ora non si conosce il nome, pur essendone da tempo a conoscenza non svolsero alcuna indagine per fermarlo. Una versione che sembra essere confermata dall'ex cognato di Hayal, Coskun Igci, secondo il quale il giovane fanatico nazionalista parlava senza problemi del suo proposito. Non solo: Igci sostiene di aver parlato un paio di mesi dopo l'omicidio con alcuni amici poliziotti i quali lo avrebbero pregato di non rivelare che loro erano a conoscenza dei piani di Hayal.
Resta il fatto che un anno dopo l'assassinio le indagini languono e secondo gli avvocati della famiglia Dink non sarebbero condotte con la necessaria professionalità. Troppo poco è stato fatto per scoprire i legami fra l'esecutore materiale dell'omicidio, Ogun Samast, quelli che vengono indicati come i mandanti, Yasin Hayal e Erham Tuncel, e le forze dell'ordine che sia a Trabzon sia a Istanbul avrebbero potuto e dovuto fare qualcosa, ma non fecero nulla.
Ieri intanto sono stati arrestati a Istanbul vari personaggi indicati come esponenti di quel cosiddetto "stato profondo "para-legale o illegale cui appartengono elementi ultranazionalisti, estremisti islamici, militari e servizi segreti deviati. Fra gli arrestati di ieri gli organi di informazione segnalano i nomi di avvocato di Fuat Turgut,legale di Yasin Hayal, e di Kemal Kerincsiz, l'avvocato ultranazionalista che con le sue accuse, basate sul famigerato articolo 301 del codice penale, ha fatto finire sotto processo intellettuali, scrittori e giornalisti come Orhan Pamuk, Elif Shafak e Hrant Dink.
Tra i numerosi fatti di sangue commessi in Turchia nel corso di questi anni e che in tanti ritengono riconducibili allo "stato profondo", ci sono, appunto, l'omicidio di Hrant Dink e quello di Don Andrea Santoro, che secondo molti inquirenti sarebbero strettamente correlati.


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