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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



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5 dicembre 2009


L'INDIPENDENZA DEL KOSOVO DAVANTI ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA: PER LA SERBIA E' "IL PIU' GRANDE PROCESSO DELLA STORIA".

I giudici della Corte Internazionale di Giustizia dell'OnuDi Marina Szikora (*)

Il piu’ grande processo nella storia” lo qualifica il capo della diplomazia serba, Vuk Jeremic e “una delle battaglie piu’ importanti nella lotta giuridica e diplomatica per il Kosovo”. Secondo il ministro degli esteri della Serbia, “non e’ stato per niente facile arrivare a questa posizione e non e’ stato facile ottenere la maggioranza all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e vincere tutte le pressioni prima di ottenere l’inizio del processo all’Aja”. Il ministro Jeremic partecipa in prima persona al dibattito sulla legalita’ della proclamazione unilalterale dell’indipendenza del Kosovo, iniziato il 1 dicembre.

Un processo storico, spiega Jeremic perche’ mai prima un cosi’ grande numero di peasi si sono iscritti a partecipare ed intervenire e mai prima tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Questa battaglia sara’ lunga e difficile – ha sottolineato il ministro degli esteri serbo – ma dalla nostra parte vi e’ la giustizia internazionale. “Credo che se sapremo essere intelligenti, calmi e innanzitutto persistenti, alla fine vinceremo”, ha detto Jeremic. Oltre al ministro Jeremic, le argomentazioni contro l’indipendenza a nome della Serbia sono state presentate anche dall’ambasciatore serbo in Olanda, Dusan Batakovic e da alcuni esperti di diritto internazionale serbi e interanazionali.

Tra i paesi che difenderanno o negheranno la legalita’ dell’atto kosovaro, si trova anche la Croazia i cui rappresentanti il prossimo 7 dicembre difendranno l’indipendenza di Pristina. Il capo della diplomazia serba Jeremic, a tal proposito, ha dichiarato di essere deluso del fatto che la Croazia abbia deciso di inserirsi nel dibattito generale ed ha concluso che Zagabria e’ stata sottoposta a grandi pressioni, ma non ha menzionato quali e da parte di chi. A favore del Kosovo interverranno inoltre gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Germania, Albania, Olanda, Norvegia, Austria, Bulgaria, Arabia Saudita, Danimarca, Finlanda e Giordania. Contrarie invece saranno le argomentazioni di Cina, Russia, Spagna, Romania, Argentina, Azerbajdzan, Bielorussia, Bolivia, Brasile, Burundi, Cipro, Venezuela e Vietnam.

C’e’ da notara che 8 dei 15 giudici della CIG provengono da stati che finora hanno riconosciuto il Kosovo indipendente: Giappone (il presidente Hisashi Ovada), Stati Uniti, Giordania, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Sierra Leone e Gran Bretagna. Gli altri giudici provengono da stati che non hanno riconosciuto Pristina: Russia, Cina, Marocco, Slovacchia, Brasile e Somalia. A fine del dibattito, iniziato martedi’, la Corte dovra’ dare un parere consultativo, vale a dire rispodere alla domanda se l’autoproclamata indipendenza unilaterale del Kosovo sia in conformita’ con il diritto internazionale.

Le decisioni ed i pareri consultativi – scrive il quotidiano di Belgrado ‘Blic’ – verranno presi in base alla maggioranza dei voti, e nel caso di una piuttosto uguale divisione di opinioni, la decisione del presidente del Consiglio della Corte sara’ decisiva. I giudici della Corte vengono eletti dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite ma la scelta deve essere confermata da almeno otto membri del Consiglio di Sicurezza. I giudici sono eletti in base ad un mandato di nove anni e possono essere rieletti. Le elezioni si svolgo ogni terzo anno. Secondo lo statuto, la CIG deve rappresentare “le principali forme di civilizzazione ed i piu’ alti sistemi giuridici del mondo”.
Come scrive il giornale ‘Blic’, entro la meta’ del prossimo anno i 15 giudici della Corte dovrebbero prendere una decisione finale ed esprimere un parere consultativo. Dal giorno dell’inizio del processo, nell’arco dei prossimi dieci giorni le loro opinioni e posizioni illustreranno rappresentanti di 29 paesi e in piu’ il governo di Pristina.

Secondo le osservazioni serbe, il parere della Corte dell’Aja avra’ un peso giuridico e morale incontestabili, ma anche un’influenza rilevante sui prossimi passi politici. Se andra’ a favore della Serbia, sara’ per Belgrado – ritengono – una grande vittoria politica. L’opinione della CIG ha una grande forza poiche’ i paesi che finora hanno riconosciuto il Kosovo come anche quelli che non l’hanno fatto, fanno riferimento alla giustizia internazionale – ha detto Tibor Varadi, eminente professore serbo di diritto internazionale. Gli esperti giuridici concordano che a seguito di dieci giorni di dibattito, la Corte in un periodo non meno di tre mesi e non oltre sei mesi, decidera’ e rendera’ pubblica la posizione sulla legalita’ della dichiarazione delle istituzioni kosovare sull’autoproclamata indipendenza.

Sia l’una che l’altra parte sono convinte che le loro argomentazioni sono quelle giuste, e il presidente della Serbia, Boris Tadic in una intervista alla BBC ha dichiarato che, quale che sara’ la decisione della corte, essa non puo aggravare maggiormente la situazione della Serbia. Tadic ha comunque espresso ottimismo in vista del dibattito davanti alla Corte, sottolineando che le argomentazioni giuridiche sono dalla parte della Serbia.
Nell’intervista al quotidiano “Vecernje novosti”, Tadic ha detto di essere fiducioso che la CIG prendera’ in considerazione il pericolo di futuri tentativi di secessioni etniche nelle relazioni giuridico-internazionali. In questo senso, il parere della Corte sara’ vicino agli interessi della Serbia” ha commentato il presidente serbo.

Per la prima volta in un processo davanti alla CIG partecipera’ la Cina, e per la prima volta dopo oltre 50 anni, il prossimo 8 dicembre posizioni opposte su un problema internazionale presenteranno le delegazioni della Russia e degli Stati Uniti, si legge sul sito della radio e televisione serba B92. Nel dibattito parteciperanno anche i tre altri membri permanenti delle Nazioni Unite, organo internazionale in cui non e’ riuscita a passare la risoluzione sull’indipendenza del Kosovo.

Seppure il Kosovo non e’ membro delle Nazioni Unite, su richiesta della Corte, anche i rappresentanti kosovari parteciperanno nel dibatitto e hanno ottenuto il diritto, come la delegazione serba, di illustrare le loro argomentazioni. Cio nonostante, afferma B92, la delegazione di Pristina guidata da Skender Hiseni e dall’esperto britannico per il diritto internazionale Michael Wood, secondo la corte non e’ considerata come una delegazione di stato bensi’ come “autori della dichiarazione sull’indipendenza approvata unilateralmente”. La loro tesi e’ che dopo anni di violazione di diritti umani degli albanesi, in particolare nel 1999, la Serbia ha perso il diritto sul Kosovo, un fatto confermato anche dal riconoscimento dell’indipendenza di oltre 60 stati.

Successivamente, nel dibattito che durera’ fino all’11 dicembre, le loro posizioni pro e contro l’indipendenza illustreranno, tra gli altri, Romania, Bulgaria, Croazia, Spagna, Arabia Saudita, Venezuela... La decisione della corte che sara’ un “parere consultativo” e’ attesa entro l’estate 2010.
E’ chiaro che questo dibattito storico attira un gran numero di giornalisti ed e’ per questo previsto che circa 80 giornalisti nei prossimi dieci giorni seguiranno le argomentazioni che saranno illustrate alla CIG.

Il collaboratore del Fondo ISAC, Milan Pajevic sottolinea per la “Deutsche Welle” che l’opinione pubblica in Serbia non deve aspettarsi una soluzione facile della corte. Essa non rispondera’ chiaramente alla questione sulla legalita’ dell’indipendenza kosovara, sostiene Pajevic. In questo modo, spiega, sia la parte serba che quella kosovara, interpreteranno la decisione cosi’ come conviene a ciascuna delle parti. “Ma allora gia’ arriviamo sul terreno della politica interna quotidiana in Serbia e in Kosovo...Penso che questo non sia nell’interesse ne’ della Serbia ne’ del Kosovo, ne’ dei Balcani occidentali come nemmeno dell’Ue” ha detto Pajevic.

Secondo il professore della Facolta’ di scienze politiche, Predrag Simic “l’Europa non vuole un nuovo Cipro ed e’ per questo che si aspetta la soluzione finale dei problemi etnici.
Gli analitici osservano che la Serbia non ha un chiaro piano per “il giorno dopo” della decisione della CIG. E secondo Ivica Petrovic, giornalista di ‘Deutsche Welle’, “la Serbia non ha nemmeno un piano chiaro nel caso la Corte decidesse che l’indipendenza del Kosovo sia un atto in regola con il diritto internazionale.


(*) Corrispondente di Radio Radicale. Questo testo è la trascrizione della corrispondenza andata in onda nello Speciale di Passaggio a Sud Est del 2 dicembre dedicato all'inzio del dibattimento sulla legittimità della dichiarazione unlaterale di indipendenza del Kosovo davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell'Onu.


5 dicembre 2009


KOSOVO: LA SOLUZIONE NON PUO' ESSERE CHE POLITICA

Infografica La StampaMartedì scorso, 1 dicembre, si è aperto davanti alla Corte Internazionale di Giustizia all'Aja il procedimento sulla leggittimità dell'indipendenza unilaterale del Kosovo proclamata il 17 febbraio 2008. Ad interessare della questione la Corte - che è il massimo organo giurisdizionale delle Nazioni Unite - era stata l'Assemblea Generale dell'Onu su richiesta della Serbia che è riuscita a raccogliere il sostegno richiesto in casi di questo genere. E a dimostrare che la questione è tutt'altro che secondaria c'è il fatto significativo che nessun dibattimento davanti alla Corte aveva mai visto una così alta partecipazione: sono infatti 36 i paesi che hanno inviato dichiarazioni scritte e 28 quelli che hanno chiesto di intervenire, metà dei quali hanno già riconosciuto l'indipendenza del Kosovo. Presenti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, tra cui, per la prima volta, la Cina, mentre le delegazioni russa e americana saranno schierate come da tradizione su fronti opposti con Mosca che difende le ragioni della Serbia, mentre Washington resta il grande sponsor dell'indipendenza dei kosovari albanesi.

Le posizioni delle due parti in campo sono quelle ben note. Per la Serbia la proclamazione di indipendenza dei kosovari albanesi è stato un atto di secessione che non ha precedenti nel diritto internazionale, mentre gli albanesi sostengono che dopo anni di violazioni dei loro diritti umani , in particolare nel 1999, la Serbia ha perso i propri diritti sul Kosovo. Per Belgrado l'indipendenza del Kosovo, culla storica della nazione Serbia esseziale per la sua identità, rappresenta una sfida all'ordine legale internazionale. La delegazione di Belgrado è assistita da diversi esperti di diritto internazionale tra i quali Andreas Zimmermann, docente di diritto internazionale all'Università di Potsdam, per il quale il riconoscimento del diritto alla secessione del Kosovo "costituirebbe un precedente tra i più pericolosi", perché verrebbe a significare che "la creazione di un'amministrazione da parte delle Nazioni unite non era altro che un primo passo d'un processo di secessione".

In effetti, dopo la fine della guerra, nel giugno 1999 e in seguito all'intervento internazionale il Kosovo è stato posto sotto amministrazione Onu sulla base della Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu che riconosce la sovranità della Serbia sul Kosovo anche se ne affidava l'amministrazione all'Unmik, la missione in Kosovo delle Nazioni Unite. Secondo il capodelegazione della Serbia alla Cig, l'ambasciatore di Belgrado in Francia Dusan Batakovic, la dichiarazione d'indipendenza di Pristina è stato "un tentativo per mettere fine all'amministrazione dell'Onu e alla sovranità della Serbia sulla sua provincia meridionale". Secondo un altro esperto convocato dalla Serbia, Malcom Shaw, anche il fatto che 63 paesi abbiano già riconosciuto il Kosovo non ha rilevanza: "Ciò che è illegale non può essere reso legale da terze parti", ha spiegato Shaw, che inoltre ha messo in guardia sul fatto che il riconoscimento del diritto alla secessione per Pristina sarebbe un precedente pericoloso anche in altre realtà che devono vedersela con movimenti separatisti.

Diamentralmente opposta la posizione dei kosovari albanesi secondo i quali l'indipendenza del Kosovo è ormai irreversibile e lo resterà, come ha dichiarato il ministro degli Esteri del Kosovo Skender Hyseni, capodelegazione di Pristina, "non solo per il Kosovo ma anche per garantire una pace e una sicurezza durevole nella regione, alle quali ha fortemente contribuito". A fianco degli albanesi l'esperto britannico Michael Wood. il presidente Fatmir Sejdiu si è detto certo che gli argomenti di Pristina saranno "imbattibili", perchè la dichiarazione di indipendenza è stato frutto di violenze e "spargimento di sangue" kosovaro ad opera dei serbi.

La conclusione del dibattimento è prevista per il prossimo 11 dicembre, mentre il proprio parere della Corte internazionale sulla legalità della proclamazione di indipendenza non è attesa prima dell'estate 2010. Il verdetto della Corte non è vincolante, ma avrà un grande peso politico e diplomatico. I contrari all'indipendenza kosovara sostengono che il diritto internazionale non permette la modifica unilaterale delle frontiere di un Paese, come avvenuto con la dichiarazione del 17 febbraio 2008, mentre i favorevoli sono inclini a seguire la tesi del "caso eccezionale", ovvero alla situazione di repressione, violenza e pulizia etnica che ha reso inevitabile il distacco di Pristina da Belgrado. Se ottenesse un parere favorevole, Belgrado si dice pronta a tornare al tavolo delle trattative sullo status del Kosovo. "La Serbia respinge l'affermazione secondo la quale tutte le ipotesi alternative nel negoziato sono esaurite", ha affermato l'ambasciatore Batakovic, secondo il quale, se la corte darà ragione ala posizione serba, "si creeranno le condizioni per arrivare a un compromesso sul futuro status del Kosovo". L'ipotesi è nettamente respinta da Pristina: "Noi non possiamo partecipare a negoziati che rimettano in dubbio il nostro status come nazione indipendente e sovrana: non possiamo avere un ritorno al passato", ha detto il ministro Hyseni.

In effetti resta assai dubbio come ciò potrebbe accadere. Durante i negoziati che precedettero la dichiarazione di indipendenza e che portarono all'elaborazione del cosiddetto Piano Ahtisaari, serbi e albanesi non riuscirono a trovare un compromesso su nessuna questione, nemmeno quelle secondarie. Martti Ahtisaari, inviato del segretario generale dell'Onu, elaborò allora il suo piano di mediazione che secondo i serbi ha spianato la strada alla secessione degli albanesi. Come si potrebbe riaprire la questione dello status, ora che il Kosovo è riconosciuto da oltre 60 Paesi (tra cui i deu terzi di quelli Ue), ha proprie istituzioni, ha aperto ambasciate, è entrato nel Fmi e si è mostrato in grado di organizzare elezioni regolari? Comunque la si pensi appare assai improbabile che tutto questo possa essere azzerato. Certamente ne sono ben consapevoli anche a Belgrado. Il problema è semmai trovare una via d'uscita politico-diplomatica senza perdere la faccia e ottenere garanzie concrete per la tutela degli interessi e dei diritti politici, religiosi e culturali dei serbi kosovari. Anche perché, che lo si consideri un caso eccezionale o meno, la vicenda kosovara costituisce un precedente fondamentale per il diritto fondamentale che avrà di certo conseguenze nei prossimi anni. Bruxelles sul Kosovo ha fatto l'errore di anteporre la questione dello status a quella degli standard, ma ormai è andata così. La dimensione europea, con la prospettiva di integrazione nell'Unione, è l'unica che può dare una soluzione stabile e accettabile. Ora è operativo anche il tratttao di Lisbona. Il tempo degli alibi è finito: è tornato il tempo della politica, non solo per il Kosovo, ma per tutti i Balcani.


All'inizio del dibattimento sulla legittimità dell'indipendenza kosovara davanti alla Corte Internazionale di Giustizia è stato dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andanto in onda mercoledì 2 dicembre su Radio Radicale.



24 settembre 2009


LA SITUAZIONE DEL KOSOVO / 2

KOSOVO: L'ACCORDO EULEX-SERBIA PROVOCA DUE CRISI PARALLELE A PRISTINA
di Artur Nura per Radio Radicale

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri sera, mercoledì 23 settembre, a Radio Radicale e dedicato alla situazione del Kosovo. L'accordo sulla polizia tra la missione civile europea Eulex e la Serbia provoca una seria crisi nei rapporti tra la stessa Eulex e Pristina, ma nello stesso tempo fa insorgere i nazionalisti albanesi che accusano le le autorità kosovare albanesi di tradimento e Eulex di essere niente altro che il proseguimento di Unmik (l'amministrazione Onu), e quindi del protetorato straniero, sotto altro nome. Tutto questo in attesa della sentenza della Corte internazionale di giustizia sulla legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza e in vista delle elezioni amministrative che si terranno in Kosovo fra meno di due mesi.

Dobbiamo dire che la sottoscrizione del protocollo tra Eulex e Belgrado sembra che abbia fatto nascere in maniera parallele due polemiche, che in qulche senso vedono serbi e albanesi unirsi sullo stesso tema, anche se da due barricate diverse. Il dirigente del movimento "Vetevendosje" (autodeterminazione), Albin Kurti si e’ visto essere contro il Premier del Kosovo Hashim Thaci per non aver partecipato alle trattative negoziando la presenza del nome di Pristina, e dall`altra parte abbiamo avuto il Presidente Serbo Boris Tadic visto contro Vojislav Kustunica, il quale ha definito la sottoscrizione del protocollo un "alto tradimento" da parte del Governo serbo! Tra l’altro, è davvero strano che, sia da un lato che dall’altro, abbiano reagito proprio coloro che si sono definiti in qualche modo come i più nazionalisti, radicali o ribelli. La posizione di Kostunica e del leader di Vetevendosje sono sempre più simili, ‘volenti o nolenti’.
Per stare alle reazioni della parte Alabnese io vorrei informare che più di 600 persone sono scese in piazza per protestare contro l'Eulex, trainati da oltre 23 ONG kosovare, tra cui  Vetevendosje e Cohu, “alzati”. Loro in questo proteste hanno usato slogan tipo: "Noi non siamo contro l`UE, ma contro l`EULEX e il protocollo con la Serbia" scagliandosi contro un accordo che, a loro parere,  rappresenta un`implementazione del  piano in sei punti di Ban Ki-Moon, che in effetti ha ormai una pessima fama in Kosovo. "Innanzitutto la Serbia potrà trarre un grande vantaggio delle valide informazioni della polizia, in secondo luogo rafforzerà il peso della risoluzione 1244 e si farà un grande passo verso l'esecuzione del piano di sei punti, ed infine elimina l`ostacolo principale verso la liberalizzazione dei visti della Serbia. Noi chiediamo che anche il Kosovo abbia diritto all'adesione all'UE e non a missioni poliziesche dell'UE in Kosovo", ha affermato leader del Movimento di autodeterminazione Albin Kurti per i mass media. 
Kurti ha chiesto pubblicamente una valida spiegazione dal Premier Hashim Thaci, su quale sarà il prossimo documento ad essere sottoscritto senza la presenza di Pristina, invece il premier Thaci ha replicato con sarcasmo e chiedendo che se “la gente ha delle ambizioni politiche, si fanno confrontarsi sulla base del voto del popolo”. "Io penso che la posizione delle istituzioni di Kosovo è la volontà dei cittadini di Kosovo, sono gia pubbliche anche per questo tipo di accordo tecnico. Inviterei tutti coloro che hanno delle aspirazioni politiche, ad entrare in gara elettorale e misurare la propria autorità dinanzi al popolo del Kosovo. In tal modo non vi sarebbero più delle preteste violente nella Repubblica del Kosovo, proprio quando tutto il mondo osserva e saluta il suo progresso democratico fatto", ha detto Thaci.

Anche alcuni esponenti dell’opposizione, hanno valutato che la questione è nata a causa dell’incapacità delle istituzioni di Pristina, considerando che il Governo si sta comportando come spettatore e non come attore, nei confronti di problemi che riguardano il Paese. “Non è la prima volta che la parte kosovara si presenta come uno spettatore, e non come protagonista,   e non è  in grado di vedere, né tanto meno di prevedere gli effetti che tali sviluppi possono avere sul Kosovo", ha dichiarato in una conferenza stampa Teuta Sahatcija, capo del partito ORA. Sahatcia ha aggiunto che “rimane da vedere se tale protocollo porterà qualche risultato positivo nella guerra contro il crimine organizzato, o se è stato  solo un aiuto alla Serbia per ottenere la liberalizzazione dei visti senza ostacoli” si e’ detta molto critica al confronto dell’accordo.
D`altro canto, il leader dell’Alleanza per il Nuovo Kosovo, Behgjet Pacolli, ha cercato di rallentare la tensione, chiedendo di non drammatizzare troppo la sottoscrizione del protocollo. “Dieci giorni fa ho detto che il protocollo sarebbe stato sottoscritto in ogni caso, perciò non è il caso di farne un dramma. Sappiate  che a sottoscrivere tale accordo sono le spesse persone che hanno aiutato l`indipendenza del Kosovo e l’istituzione dello Stato, e mai  penseranno di danneggiare la sovranità dello Stato", ha affermato Bexhet Pacolli durante la conferenza stampa a Pristina.
Secondo alcune indiscrezioni da fonti vicine ai rappresentanti della Comunità Internazionale in Kosovo, dopo il protocollo per la polizia, vi sono forti probabilità che vengano sottoscritti altri protocolli simili anche per le dogane e la giustizia. Pero a fare un analisi al riguardo della missione Eulex,  dobbiamo dire che fin da quando ha cominciato ad operare sul territorio del Kosovo, ha provocato sentimenti opposti e controversi da entrambi i popoli, ostaggi da anni di un conflitto senza fine. Bisogna anche aggiungere che la firma del protocollo di cooperazione tra Serbia e Eulex, ha messo in seria discussione la legittimità della missione europea in Kosovo al confronto dell’opinione pubblica e c’e’ chi ora ci si chiede se questo è il primo segnale di cedimento dell'Europa al confornto della Serbia e Russia. E’ capitato che alcuni che fino ad ieri, sostenendo il Piano Ahtisaari e negando la Risoluzione 1244 dell’ONU erano a favore della missione europea, oggi si oppongono e anche a gran voce.

Come detto prima quella che veniva definita una “mutazione dell’UNMIK in EULEX”, è considerata ora un nemico dell’indipendenza del Kosovo, perché va ad implementare l’Accordo in sei punti redatto da Ban Ki-Moon e ratificato da Belgrado. “L’Eulex non potrà stare tranquillo fin quando si comporta come una forza coloniale”, ha affermato di recente Albin Kurti, aggiungendo che “Vetevendojse” serve proprio a ribellarsi quando il Premier Hashim Tachi e gli altri politici che hanno promesso “il paradiso indipendente”, ma non possono farlo contro coloro che gli hanno regalato l’indipendenza .Secondo la maggior parte dell’opinione politica e pubblica Albanese del Kosovo, l’Eulex debba avere soltanto due compiti in Kosovo: training della polizia kosovara nel quadro del raggiungimento degli standard internazionali, e gestire la minoranza serba per non avere  problemi. Tutto il resto, secondo loro, non serve a nulla tale che non vi è motivo per cui la missione possa restare sul territorio del Kosovo”.
Come si sa l’Eulex non ha solo lo scopo di rafforzare la polizia kosovara e fermare gli scontri tra  kosovari e serbi, ma in modo particolare anche di “evitare che il Kosovo diventi un paradiso del traffico della droga e di esseri umani nel cuore dei Balcani” quale si presenta come une sfida per tutti i Paesi ex comunisti. In effetti, il protocollo firmato lo scorso 12 settembre, regola la collaborazione per la lotta contro la criminalità organizzata e il traffico illegale, nel rispetto della risoluzione 1244, del rapporto di segretario generale Ban Ki-Moon e del piano in sei punti. Quello che è strano è  che USA e EU ritengono che “con tale protocollo è stata rispettata l’indipendenza del Kosovo”, ma anche tutti gli altri documenti che la negano in parte. Secondo l’agenzia americana Stratford risulta che mentre l’Occidente non vuole che la Serbia abbia di nuovo un controllo sulla provincia, l’Europa non vuole lasciare il Kosovo a se stesso.
Stratford dice che e dal 1999,  che Europa insieme con l’America, hanno deciso di frantumare la Serbia per poi dare il controllo  di post conflitto all’Europa”. Ma, in effetti, la realtà potrebbe essere molto vicina a tale tesi, considerando che il comitato per la politica e sicurezza dell’UE a Bruxelles ha dato il suo supporto all’accordo tra la polizia serba e l’Eulex per il controllo delle frontiere con il Kosovo. Secondo l'International Crisis Group (ICG) "l'Unione europea mira a raggiungere progressi significativi nelle relazioni con la Serbia, che è diventata estremamente importante per i suoi interessi, sino al punto da 'offendere' e destabilizzare il Governo di Pristina". In effetti, il direttore del programma per i Balcani dell’ICG, Mark Prelec, ha dichiarato che la responsabilità per la situazione che si è creata attorno alla firma del protocollo sulla cooperazione tra L’EULEX e il governo della Serbia dovrebbe essere cercata sia nell’Eulex che nelle Istituzioni del Kosovo.


24 settembre 2009


LA SITUAZIONE DEL KOSOVO / 1

KOSOVO: PROSEGUE L'OFFESIVA DIPLOMATICA DELLA SERBIA
di Marina Sikora per Radio Radicale

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda ieri sera, mercoledì 23 settembre, a Radio Radicale e dedicato alla situazione del Kosovo. La Serbia prosegue nella sua iniziativa diplomatica contro la secessione del Kosovo, in occasione  della sessione dell'Assemblea generale delll'Onu che vede riuniti al Palazzo di vetro i capi di Stato e di governo di tutto il mondo e in vista dell'inizio del procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia che dovrà prununciarsi sulla legittimità della dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte dei kosovari albanesi. Intanto, fra meno di due mesi, si terranno in Kosovo le elezioni amministrative, primo appuntamento elettorale dopo l'indipendenza e importante test politico.

Il ministro serbo per il Kosovo Goran Bogdanovic si dice convinto che la Serbia all’appena iniziata Assemblea Generale dell’Onu otterra’ un’altra vittoria diplomatica nella lotta per la salvaguardia della propria sovranita’ ed integrita’ territoriale. Infatti, la sessione autunnale al Palazzo di Vetro alla quale parteciperanno, come di consueto, i capi di stato e di governo dei Paesi membri delle Nazioni Unite, e’ l’ultima occasione sia per la Serbia che per il Kosovo di un maggiore impegno diplomatico relativo alla questione dell’indipendenza di Pristina prima dell’inizio del procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja.
“La Serbia e’ preparata bene per difendere le sue posizioni a riguardao del Kosovo e il presidente Boris Tadic nel suo intervento che e’ in programma il prossimo 25 settembre illustrera’ gli argomenti che sono incontestabili e fondati sul diritto internazionale” ha detto il ministro per il Kosovo Bogdanovic in una intervista all’agenzia di stampa serba Tanjug. Bogdanovic afferma che la Serbia, grazie anche al sostegno e all’aiuto della Russia, Cina e alcuni paesi dell’Ue che non riconoscono l’autoproclamata indipendenza del Kosovo e che hanno problemi simili, riuscira’ a difendere le sue posizioni e il suo diritto internazionalmente garantito.
A proposito di quesa convinzione, Bogdanovic ha puntato anche sulla posizione espressa recentemente dal Marocco, in quanto uno dei paesi la cui voce e’ rispettata e ha un peso significativo nel mondo arabo, nonche quella di Israele che ha un’influenza globale incontestabile. Il ministro serbo ha aggiunto che a favore della difesa delle posizione serbe parla anche il rapporto dell’OSCE, delle organizzazioni nongovernative ed altre istituzioni e organizzazioni internazionali che lottano per il rispetto di diritti umani in Kosovo.
Bogdanovic ha avvertito pero’ che anche le istituzioni provvisorie kosovare “si sono preparate bene” per il dibattito in seno alle Nazioni Unite e di contare con il sostegno di quei paesi che hanno riconosciuto l’indipendenza di Pristina e che svolgono un lavoro di lobbing con l’obbiettivo di convincere altri di seguire il loro esempio.
Il ministro serbo per il Kosovo e’ ottimista quando si tratta dell’inizio del dibattito davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja sulla legittimita’ della proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo che iniziera’ il prossimo primo dicembre. Secondo Belgrado, la Corte prendera’ una decisione che sara’ “nell’interessse dello Stato serbo, dei Balcani occidentali in generale e del mondo intero”. Bogdanovic ha sottolineato che “la provincia serba meridionale non puo’ essere un precedente ne’ un caso particolare come alcuni vogliono presentarlo”. Lui sottolinea il noto fatto che nel caso del Kosovo e’ violato il diritto internazionale, che non vengono rispettati i diritti umani, che il Kosovo e Metohija e’ un “buco nero” di criminalita’ e di essere “lontano dalla tesi che proclamano le istituzioni provissorie e una parte della comunita’ internazionale secondo la quale il Kosovo sarebbe una societa’ multietnica”.

A proposito del processo che iniziera’ il prossimo primo dicembre all’Aja davanti alla Corte internazionale di giustizia, in cui questo organo di diritto internazionale dovra’ pronunciarsi sulla legalita’ dell’autoproclamata indipendenza di Pristina, il ministro degli esteri della Serbia Vuk Jeremic afferma che questo sara’ “un dibattito di carattere storico” poiche’ la Corte “per la prima volta valutara’ la legalita’ di un atto unilaterale della secessione e per la prima volta i piu’ potenti Stati del mondo incroceranno le loro argomentazioni proprio nell’aula dell’Aja”. Secondo le sue parole, l’iniziativa della Serbia ha cosi’ portato ad un precedente e Belgrado spera che avra’ un’influenza sulle modalita’ in cui verranno risolti i contenziosi internazionali ed i conflitti nel 21-esimo secolo. “In modo pacifico, diplomatico e giuridico nell’aula della Corete intenazionale di giustizia” ha spiegato Jeremic. Quando i Paesi piu’ potenti del mondo si trovano in un’aula giuridica, allora il processo e’ sotto l’occhio attento dell’opinione internazionale: e con questo viene ridotto lo spazio per pressioni politiche – ha sottolineato il capo della diplomazia serba. Jeremic ha aggiunto che la priorita’ della politica estera della Serbia e’ la salvaguardia della sovranita’ ed integrita’ territoriale che comporta la lotta per impedire un numero significativo di stati a riconoscere il Kosovo indipendente. “In questo senso abbiamo avuto un successo molto piu’ grande di quanto lo si aspettava” ha concluso Jeremic. Secondo gli esperti, alla sentenza della Corte internazionale di giustizia si dovra’ attendere ancora almeno per un anno. 

Sulle prossime elezioni locali che si terranno in Kosovo, il segretario di stato Oliver Ivanovic afferma che la risposta dei serbi kosovari sara’ molto modesta e che ne sono consapevoli anche quelli che hanno annunciato la loro partecipazione a queste elezioni. “Penso che questo sia la ragione dominante del perche’ queste persone hanno annunciato che parteciparanno alle elezioni – poiche’ sanno che un basso numero di voti acquistati sara’ sufficiente per ottenere i seggi dei consiglieri” ha valutato il segretario di stato serbo presso il Ministero per il Kosovo e Metohija. Ivanovic ritiene che queste elezioni sicuramente non significheranno che i serbi avranno i loro comuni. “I promotori del piano di Ahtisaari e dell’indipendenza kosovara sono consapevoli che con una partecipazione bassa, non possono contare sulla legittimita’ di queste persone” ha spiegato Ivanovic. Cio’ significa – ha precisato – che quelli che entreranno nei Consigli con un modesto numero di seggi, serviranno solo come ‘decorazione’ e ha sottolineato che sicuramente “non avranno ne’ il sostegno ne’ la collaborazione della popolazione locale, come nemmeno delle autorita’ di Belgrado”. Alla domanda se il governo della Serbia e il suo ministero faranno pressioni sui serbi kosovari per convicerli a non partecipare a queste elezioni, Ivanovic ha risposto che “quelli che si recheranno alle urne sicuramente non perderanno il lavoro ma devono essere consapevoli che non potranno svolgere allo stesso tempo due lavori”, vale a dire che “non potranno essere consiglieri o avere qualsiasi funzione esecutiva nei comuni e allo stesso tempo lavorare nell’istruzione pubblica, sanita’ o autogoverno locale che sono finanziati da Belgrado”. Nessun ufficio internazionale non potra’ investire risorse finanziarie attraverso persone la cui legittimita’ e’ contestabile, ha avvertito Ivanovic concludendo che in una tale situazione la legittimita’ contestabile e’ di tutti coloro che riceveranno meno di 20 o 30 percento di voti.

Intanto, la delegazione della Serbia guidata dal capo dello Stato serbo Boris Tadic e’ arrivata martedi’ a Cleveland iniziando cosi’ la visita ufficiale negli Stati Uniti che sara’ focalizzata su New York nell’ambito della 64-esima Assemblea Generale dell’Onu. Il dibattito generale in cui tradizionalmente parteciperanno i piu’ alti rappresentanti dei 192 Paesi membri delle Nazioni Unite seguira’ dal 23 al 28 settembre, al Palazzo di Vetro. “La Serbia continuera’ a condurre la sua politica di pace, accordamento e integrazione nell’Ue, ma non rinuncera’ agli interessi legittimi e nazionali nella difesa della sovranita’, integrita’ territoriale e identita’” ha affermato il presidente Boris Tadic a Cleveland, prima tappa del suo soggiorno negli Stati Uniti. Al ricevimento organizzato per i rappresentanti della diaspora serba alla quale hanno partecipato anche il senatore George Vojnovic e il comandante della Guardia nazionale dell'Ohio, Gregory Wayt, Tadic ha sottolineato che la Serbia non condurra’ una politica che esporrebbe la gente ai rischi. Il presidente serbo ha rilevato che la politica della Serbia sara’ razionale e dignitosa a fin di difendere gli interessi nazionali e statali. Tadic ha chiesto alla diaspora serba che vive in Ohio, di trasmettere il suo messaggio a tutti i serbi che vivono negli Stati Uniti sottolineando di non vedere “alternativa ad una tale politica”. Ha ripetuto che la Serbia non rinuncera’ mai alla salvaguardia dell’integrita’ territoriale e alla sovranita’ ma che non mettera’ nemmeno a rischio le vite delle persone. “Noi conduciamo una politica di pace e difendiamo il Kosovo con mezzi diplomatici e politici. Oggi la Serbia e’ uno stato democratico che vuole diventare membro dell’Ue” ha sottolineato il presidente Tadic dicendosi convinto che la Serbia nel futuro sara’ un partner forte degli Stati Uniti.

Anche la visita ufficiale del premier Mirko Cvetkovic in Slovacchia ha messo in rilevanza il problema del riconoscimento del Kosovo relativo alla posizione slovacca. In questa occasione, il premier slovacco Robert Fico ha dichiarato che non esiste nessuna ragione per cui il suo paese dovrebbe cambiare posizione e riconoscere il nuovo stato kosovaro. “La nostra posizione relativa al Kosovo non e’ soltanto questione di simpatia verso la Serbia e non e’ in nessun collegamento con la nostra posizione verso gli Stati Uniti e Russia” ha detto Fico alla conferenza stampa congiunta con il suo omologo serbo Mirko Cvetkovic. Fico ha avvertito altrettanto che rifiutando il riconsocimento del Kosovo, il suo governo dimostra che la Slovacchia difendera’ con tutte le sue forze gli interessi nazionali slovacchi contro- come ha detto - una politica estremamente pericolosa che sta’ conducendo uno dei due partiti rilevanti degli Ungheresi slovacchi – il Partito della coalizione ungherese, contro la sovranita’ della Slovacchia. Secondo il premier slovacco, il fatto che la questione della legalita’ dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo si trovera’ davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja rappresenta un sucesso diplomatico di Belgrado.


29 maggio 2009


KOSOVO: LA BATTAGLIA DIPLOMATICA SULL'INDIPENDENZA / 1

L'Organizzazione della Conferenza Islamica, nella riunione tenutasi a Damasco lo scorso fine settimana, ha discusso un progetto di risoluzione presentato dall’Arabia Saudita in favore del riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo. Per iniziativa di alcuni membri di peso della Conferenza - come Algeria, Azerbaigian, Egitto, Iran e Siria - alla fine è stato però approvato un testo nautrale che evita riferimenti espliciti all'indipendenza del Kosovo, preferendo esprimersi in favore di un generico sostegno allo sviluppo e alla stabilità della regione. La genericità del testo finale ha consentito sia a Belgrado, sia a Pristina di interpretare la risoluzione a proprio favore, per cui se il ministro degli Esteri serbo, Vuk Jeremic, ha salutato la decisione della Conferenza Islamica come "un'altra importante vittoria diplomatica della Serbia", il presidente kosovaro, Fatmir Sejdiu, ritiene il documento un riconoscimento "de facto" dell'indipendenza (anche se l'opposizione, con in testa l'Alleanza per il Nuovo Kosovo dell'uomo d'affari Bexhet Pacolli, ha criticato le autorità di Pristina perché non avrebbero saputo sviluppare un'efficace azione di lobbying).

Alle conclusioni della riunione della Canferenza Islamica e alla battaglia diplomatica tra Belgrado e Pristina sull'indipendenza del Kosovo è dedicato lo Speciale di Passaggio a Sud Est andato in onda mercoledì 27 maggio e riascoltabile sul sito di Radio Radicale.

Qui di seguito la corrispondenza di Artur Nura sulle posizioni dei kosovari albanesi.

La Conferenza Islamica ha approvato una risoluzione finale sul Kosovo. Infatti, diversamente da quanto preannunciato dal Ministro degli Affari Esteri della Serbia, Vuk Jeremic, la risoluzione e’ stato approvato e fa appello agli Stati dell'organizzazione di riconoscere l`indipendenza di Kosovo. Anche se questa risoluzione non ha un carattere obbligatorio, quela si può essere definita un passo verso il riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente da parte dei Paesi membri di questa Organizzazione molto importante dal punto di vista globale. Questa risoluzione dall’altro canto rappresenta un documento che promuove la cooperazione economica per lo sviluppo della regione ed in modo molto particolare del Kosovo come stato.

In effetti, una certa disinformazione e propaganda si e’ fatta elemento caratterizzante della 36-esima riunione interministeriale dei Ministri degli Affari Esteri dell`Organizzazione della Conferenza Islamica quale era dedicata alla discussione e approvazione del progetto di risoluzione del Kosovo. Secondo qaunto fatto pubblico, un primo testo della risoluzione è stato approvato due settimane fa da parte dell`Alto Comitato della Conferenza Islamica a Jeddah dell`Arabia Saudita. A questo testo veniva salutato il progresso del Kosovo rispetto al suo primo anniversario dell`Indipendenza, facendo inoltre appello ai Paesi membri per il riconoscimento del Kosovo, nonché allo sviluppo della cooperazione multi-settoriale per l'economia kosovara.

Questo documento di base è stata elaborata poi dall`Albania ed e` sponsorizzata dall`Arabia Saudita, e’ proposto presso i comitati di lavoro composti dai diplomatici rappresentanti i diversi Paesi membri della Conferenza Islamica. Infatti, dopo un lavoro di piu di tre messi dalle parti coivolte nel lavoro di lobbing sui membri della stessa Conferenza, risulta che probabilmente si sono ottenuti degli emendamenti proposti da Stati alleati della Serbia all'interno dell'Organizzazione della Conferenza islamica, principalmente Siria, Egitto e Azerbaigian. Questo anche se le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Albanese, Lulzim Basha hanno smentito il fatto che la risoluzione abbia subito dei cambiamenti e così anche le pretese dei serbi.

In effetti, ministro Basha ha affermato che "la risoluzione è stata approvata all'unanimità" e che "era stato fatto un importante passo in avanti per il processo di riconoscimento internazionale del Kosovo". Ma, come dimostra anche il testo della stessa risoluzione pubblicata dai media regionali, al termine della riunione ministeriale è stato approvato un documento nel quale si evidenzia che dalla proclamazione dell`indipendenza lo scorso 17 febbraio 2008, il Kosovo ha fatto notevoli progressi per la creazione delle istituzioni democratiche, creando il quadro legale ed istituzionale contemporaneo necessario, contribuendo alla conservazione della pace e della stabilità nella regione.

La Conferenza Islamica, dunque ha convertito la sua lingua politica in termini piu diplomatici. La risoluzione dice che "prende atto dei progressi compiuti verso il rafforzamento della democrazia in Kosovo", e "prende atto della rapida riconfigurazione della missione delle Nazioni Unite e il dispiegamento dell'EULEX". Pero, la stessa risoluzione inoltre "accoglie con favore la collaborazione del Kosovo con le istituzioni economiche e finanziarie dell'OIC, e invita la comunità internazionale, nel continuare a contribuire alla promozione dell'economia del Kosovo". In piou dobbiamo anche aggiungere che la Pristina, da parte sua, ha tentato in tutti i modi possibili di partecipare alla grande convention, ma secondo diverse notizie la Siria non ha voluto invitare la delegazione kosovara.

Le stesse fonti dicono che il Ministero degli Esteri dell`Kosovo aveva da subito fatto richiesta di partecipare accettando di essere parte della delegazione dell`Albania, ma anche in questo caso la risposta è stata negativa! Pero facendo una conlusione generale dobbiamo informare che secondo molto opinionisti regionali oramai dopo l’approvazione di questa risulozione ci si aspetta una seria di riconoscentinti dei Paesi islamici quali porterano la lista dei paesi ad una cifra che potrebbe cambiare molto la fotografia internazionale degli riconoscimenti per il Kosovo.

E intanto fare una complessive fotografia al riguardo del riconoscimento del Kosovo, dobbiamo aggiungere che dopo il sostegno del Vice Presidente americano, Joe Biden, a favore dell'indipendenza del Kosovo, e prima della rinuone della Conferenza dei paesi Islamici dall’Europa e’ giunto anche la voce del Ministro degli Affari Esteri britannico, David Miliband. Il capo della diplomazia inglese aveva pubblicamente invitato i Paesi di maggioranza musulmana a riconoscere il Kosovo come uno Stato indipendente. Miliband, durante un discorso tenuto presso il Centro di Studi Islamici a Oxford sul tema "La nostra collaborazione in futuro: la costruzione di coalizioni e di vittorie, in futuro", aveva affermato che "è molto importante di essere coinvolti per garantire l'indipendenza del Kosovo, e in questo modo di mettere da parte l'ostilità degli anni '90 e di costruire un futuro di pace e di prospettiva futura".

Dal altro canto, dobbiamo informare che il Ministro degli Affari Esteri del Kosovo, Skender Hyseni, si è recato a New York, con l'esclusivo obiettivo di esercitare lobbing a favore della causa del riconoscimento del Kosovo. Durante il soggiorno a New York, come spiegato nel Comunicato del ministero degli Affari Esteri, Hyseni avrà incontri con circa 30 delegazioni appartenenti ai Paesi che non hanno ancora riconosciuto il Kosovo, e che sono accreditati presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York. Durante questi incontri, il Ministro Hyseni parlerà dei progressi del Kosovo in questo primo anno d’indipendenza e chiederà ai Governi di questi paesi di inserire nella propria agenda il riconoscimento del Kosovo e di accelerare questo processo.

In piu, possiamo aggiungere che secondo Daniel Server, esperto per i Balcani presso l’Istituto americano della Pace a Washington, in un'intervista rilasciata per il "Voice of America" il futuro della Serbia nell'UE dipenderà dalla soluzione del problema del Kosovo. "Circa 22 paesi dell'UE hanno riconosciuto il Kosovo, perciò anche se tutti i paesi dell’UE accettano l'adesione della Serbia, e una lo respinge, ad esempio i Paesi Bassi, la Serbia non diventerà membro. Nonostante la sua retorica, il futuro della Serbia dipende dalla soluzione del problema del Kosovo" - ha detto Serwer, il quale ritiene molto importante che la Serbia mostri una maggiore cooperazione e che invii un segnale positivo sul riconoscimento dello Stato del Kosovo.

E per conludere dobbiamo informare che si fa sapere che dopo un anno di boicottaggio, anche la Russia ha ripreso i colloqui del Gruppo di Contatto sui Balcani e questo lo ha fatto sapere il quotidiano tedesco "Die Welt". Sembra che per la prima volta, dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo, nel corso della riunione del Gruppo di Contatto per i Balcani, che si è tenuto a Berlino, hanno partecipato anche gli alti rappresentanti della Russia. I Diplomatici occidentali sono convinti che il ritorno della Russia nella partita diplomatica sui Balcani potrebbe lasciar credere che "Mosca abbia cambiato la sua posizione sul Kosovo", o probabilmente che intende dare un proprio segnale di risposta alla visita del Vice Presidente americano Joe Biden in Bosnia, Serbia e Kosovo. In questo caso, bisogna ricordare che la Russia aveva abbandonato i colloqui nel gruppo di Contatto per i Balcani all'indomani della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, come forma di protesta.


26 aprile 2009


INDIPENDENZA DEL KOSOVO: LA SITUAZIONE ED IL PUNTO DI VISTA SERBO

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Marina Sikora per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 22 aprile dedicato alla questione dell'indipendenza del Kosovo la cui legittimità dal punto di vista del diritto internazionale è al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.

A poco piu’ di un anno dall’autoproclamata indipendenza del Kosovo, la questione dello status dell’ex provincia della Serbia arriva alla Corte internazionale di Giustizia che, dopo aver accolto la richiesta di Belgrado, dovra’ pronunciarsi sulla legalita’ dell’atto di secessione di Pristina. Anche se la decisione non sara’ vincolante, per la Serbia gia’ il fatto che la Corte ha accettato di pronunciarsi in merito alla questione, rappresenta una vittoria diplomatica nel suo fermo rifiuto di riconoscere l’indipendenza del Kosovo e ritiene l’intera facenda come un precedente impotante che incidera’ anche sui prossimi riconoscimenti.
E’ per la prima volta nella storia che un atto di secessione verra’ esaminato dal punto di vista del diritto internazionale. Sara’ considerato il diritto all’autodeterminazione rispetto al diritto della salvaguardia dell’integrita’ territoriale e della sovranita’ di uno stato internazionalmente riconosciuto” ha detto il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic e ha precisato che nel dibattito prenderanno parte molti paesi tra cui anche delle potenze mondiali come la Cina, che per la prima volta hanno presentato ufficialmente i loro pareri su questo tema. Il capo della diplomazia serba ha sottolineato che la Serbia ha svolto un compito diplomatico molto attivo per attirare l’attenzione sul problema del Kosovo del maggior numero possibile di stati riuscendo a coinvolgere i paesi di tutti i continenti. Secondo Jeremic, i vertici di Belgrado possono essere ottimisti.
La Corte internazionale di giustizia nei prossimi giorni rendera’ pubblica la lista di tutti i paesi che si sono iscritti al dibattito sull’indipendenza del Kosovo. Secondo le informazioni ufficiose, affermano i media serbi, questo potrebbe essere il processo in cui partecipera’ il piu’ grande numero di paesi nella storia della Corte. Uno dei membri del team legale della Serbia, l’esperto argentino di diritto internazionale, Marselo Koen, afferma che il dibattito si puo’ a maggior ragione considerare storico perche’ dovra’ rispondere alla questione del rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale. Sempre secondo informazioni non ufficiali, nel dibattito dovrebbero partecipare tutti i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Inoltre, hanno mostrato interessamento un numero significativo di paesi europei, alcuni paesi latinoamericani, in piu’ Egitto, Iran e Libia, informano fonti mediatiche serbe.
Il membro del team legale della Serbia Koen spiega che il dibattito ha un significato globale che va oltre la questione del Kosovo. Naturalmente, nel processo parteciperanno anche quei paesi che sono contrari alla posizione serba, in particolare i paesi che hanno gia’ riconosciuto l’indipenedenza di Pristina, dice l’esperto legale della Serbia.
Un’altro esperto serbo di diritto internazionale, Vojin Dimitrijevic, afferma che molti stati sono interessati sulla questione “di quando il diritto all’autodeterminazione puo’ trasformarsi in secessione”. Il dibattito e’ una occasione, aggiunge Dimitrijevic, per esaminare alcune posizioni precedenti delle Nazioni Unite sul tema. “Le Nazioni Unite in una dichiarazione del 1980 affermano che l’autodeterminazione in forma di secessione e’ possibile solo quando un gruppo concreto non e’ sufficientemente rappresentato nel governamento dello Stato” spiega Dimitrijevic e conclude che “gli Stati che si oppongono al riconoscimento del Kosovo non lo fanno tanto per amore verso la Serbia, quanto perche’ hanno i loro seri problemi con i movimenti secessionisti”.
Nella seconda fase di questo processo, ogni paese che vi partecipera’ avra’ l’accesso alle argomentazioni degli altri ed entro il 17 giugno potra’ rispondere, sempre nella forma scritta. Seguira’ poi il dibattito, possibilmente a dicembre. Alla fine del processo, la Corte dara’ un parere consultativo sull’indipendenza del Kosovo.
Il ministro degli esteri slovacco, ex rappresentante della comunita’ internazionale per la Bosnia Erzegovina, Miroslav Lajcak si e’ detto molto fiducioso che la Corte internazionale di giustizia nella sua valutazione della legalita’ dell’indipendenza del Kosovo rispettera’ il diritto internazionale e ha sottolineato che la Slovacchia non ha riconosciuto il nuovo stato kosovaro proprio perche’ e’ stato violato il diritto internazionale. Questa posizione il ministro slovacco ha illustrato nel suo intervento alla conferenza sul diritto dei popoli all’autodeterminazione che si e’ svolto in questi giorni a Londra. Secondo Lajcak nel caso kosovaro e’ stato calpestato il principio secondo il quale il diritto all’autodeterminazione e’ relativo soltanto ai popoli e non alle minoranze. Il ministro slovacco ha criticato anche il processo di riconoscimento perche’ e’ stato lasciato alla decisione dei singoli paesi mentre le Nazioni Unite non hanno risolto precedentemente il contrasto di due principi chiave: il diritto all’autodeterminazione e il diritto all’integrita’ territoriale.
Come esempio di una separazione pacifica in cui non e’ stato violato il diritto internazionale, Lajcak ha illustrato quello della dissoluzione della Cecoslovacchia e l’indipendenza del Montenegro aggiungendo che Bratislava non riconosce la secessione dell’Abkazia e dell’Ossezia meridionale per le stesse ragioni per cui non riconosce il Kosovo.
Come si e’ potuto leggere da un comunicato del Ministero degli esteri serbo, Belgrado ha consegnato alla CIG due libri di documentazione di 350 e 600 pagine nonche’ un gran numero di mappe e illustrazioni di terreni, contenenti tutti gli elementi necessari e le argomentazioni giuridiche relative alle prove che la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo non e’ in regola con il diritto internazionale.
Va ricordato che ad oggi, 54 paesi dei 192 membri dell’Onu hanno riconosciuto il nuovo piccolo stato balcanico. La ferma opposizione della Russia, in quanto membro permanente con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza ha bloccato per ora ogni prospettiva di ammissione del Kosovo alle Nazioni Unite. Cinque membri dell’Ue si oppongo al riconoscimento per ragioni politiche ovvero per il fatto che temono problemi simili a causa di movimenti secessionistici al loro interno.
Sempre in connessione alla questione Kosovo e l’inaccettabile realta’ dello status di indipendenza da parte della Serbia, in occasione della Pasqua ortodossa il presidente della Serbia, Boris Tadic si e’ recato a Decani partecipando alla santa messa tenutasi il Venerdi’ santo presso il Monastero di Decani. La tanto discussa visita e’ avvenuta in apparente calma, ma non e’ passata senza polemiche. Il presidente serbo ha rivolto i suoi auguri non solo alla popolazione serba ma anche a quella albanese dichiarando di aver portato “solo messaggi di pace. Pace per i serbi, per gli albanesi e per tutti coloro che vivono in Kosovo, nella nostra Serbia”. “Senza la pace non siamo in grado di fornire una vita decente. Senza la fede nella pace, non siamo in grado di vivere normalmente “ ha detto Tadic. Il presidente serbo ha ripetutamente affermato che Belgrado non potra' mai riconoscere lo Stato del Kosovo e continuera' considerare il territorio una provincia meridionale.
Secondo le informazioni mediatiche serbe le autorita’ di Belgrado avevano chiesto l'aiuto della rappresentanza EULEX a Belgrado per poter realizzare questa visita. Il rappresentante speciale dell'Ue nel Kosovo, Pieter Feith aveva suggerito al governo di Pristina di rendere possibile la visita di Boris Tadic in Kosovo ''perche' importante per la distensione dei rapporti e soprattutto perche’ si tratta di una festa religiosa, la Pasqua Ortodossa''. Secondo il quotidiano kosovaro Ekspres, le autorita' di Pristina si sarebbero opposte al viaggio del presidente serbo in Kosovo ma infine Pristina ha rivisto la sua posizione ''a seguito di forti pressioni diplomatiche'' da parte dell'Unione europea e di Washington. Il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaci ha motivato la sua decisione di consentire la visita di Tadic considerando “che la liberta’ religiosa e’ garantita da tutte le convenzioni internazionali” e ritenendo questa visita “come completamente privata e di natura religiosa”. Ha avvertito pero’ che “se il Presidente della Serbia rende qualsiasi dichiarazione politica che e’ contraria alla Costituzione della Repubblica del Kosovo, in futuro gli sara’ vietato l’ingresso in Kosovo, sia in veste di privato cittadino che in veste ufficiale”.
Dopo le dichiarazioni politiche di Boris Tadic a Decani, il presidente del Parlamento kosovaro, Jakup Krasnici ha detto che “spetta ora al governo del Kosovo di decidere se nel futuro saranno aconsentite le visite del presidente serbo in Kosovo”. Secondo la stampa di Pristina, la visita di Tadic al Monastero Decani dimostra che il conflitto tra Serbia e Kosovo prosegue adesso in una forma diversa mentre il quotidiano ‘Ekspres’ critica che “durante i tre giorni del dramma non si e’ udita nemmeno una parola da parte del presidente Fatmir Sejdiu”.
Infine, un’altra attualita’ appesantisce la complicata situazione tra Serbia e Kosovo. Belgrado chiede all’Unesco maggiore salvaguardia del patrimonio serbo in Kosovo, soprattutto dal momento in cui le autorita’ di Pristina hanno proclamato l’indipenedenza. Ieri, il ministro degli esteri serbo Vuk Jeremic, intervenendo alla 181-esima sessione plenaria del comitato direttivo dell’Unesco ha protestato per il tentativo che ha definito “scandaloso” e “oltraggioso” di registrare presso l’Unesco come appartenente alla cultura medievale kosovara i monasteri e le chiese ortodosse e altre espressioni del patrimonio culturale serbo in Kosovo. Il ministro serbo ha ringraziato tutti dell’Unesco che si sono impegnati ad ostacolare “questo tentativo di politicizzare il patrimonio culturale”
A proporre di definire patrimonio culturale del Kosovo i monasteri serbi e le altre opere d'arte della cultura serba situate in Kosovo sono stati alcuni Paesi, a cominciare dall'Albania. La proposta verra' presentata alla riunione che il comitato dell'Unesco per il patrimonio culturale terra' dal 22 al 30 giugno prossimo a Siviglia, in Spagna. ''Si tratta di opere d'arte e oggetti sacri che non appartengono al Kosovo ma alla Chiesa ortodossa serba'', ha detto il ministro serbo Jeremic. Le affermazioni di Pristina che il patrimonio culturale medievale serbo in effetti e’ patrimonio degli albanesi kosovari rappresenta un tentativo di modificare la storia che deve essere fermamente condannato, ha sottolineato il capo della diplomazia serba e ha avvertito che la comunita’ internazionale non puo’ essere passiva perche’ la pulizia culturale e’ inaccettabile.


26 aprile 2009


INDIPENDENZA DEL KOSOVO: LA SITUAZIONE E IL PUNTO DI VISTA ALBANESE

Qui di seguito il testo della corrispondenza di Artur Nura per lo Speciale di Passaggio a Sud Est di mercoledì 22 aprile dedicato alla questione dell'indipendenza del Kosovo la cui legittimità dal punto di vista del diritto internazionale è al vaglio della Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite.

Salutando da Tirana come di consueto vorrei affermare che non è facile parlare degli sviluppi politici che riguardano il Kosovo nel Teatro internazionale ed in pratica, non è facile portare all’attenzione dei nostri ascoltatori le varie questioni in campo in modo preciso ed analitico. Però, rimandendo sul Kosovo e Tribunale penale internazionale sulla Ex Jugoslavia, in vista degli sviluppi politici sia in Serbia sia in Kosovo e certo all’Aja, dobbiamo aggiungere che siamo gia alla vigilia del processo presso la Corte sulla verifica della legittimità d`indipendenza, chiesto da parte di Belgrado.
A questo punto visto che abbiamo esaurito tramite la corrispondenza del sabato scorso il punto di vista Albanese al riguardo del tema vorrei aggiungere che dall’altro canto bisogna riccordare che dalla parte serba è mancata fino ad ora una seria volontà di collaborare con questo strumento della giustizia internazionale a portare dietro le sbarre i presunti criminali serbi di guerra. Invece, parte Albanese del Kosovo sia tramite Ramush Haradinaj, attuale presidente del partito per il Futuro del Kosovo, sia con il Ministro Haraqija, membro della Lega Democratico del Kosovo si sono detti disponibili sin dall’inizio a collaborare con il tribunale internazionale esprimendo anche fiducia sull’imparzialità di questo strumento.
Personalmente spero e mi auguro che questo strumento della giustizia internazionale non si faccia influenzare dal gioco politico di Belgrado poiché se cosi fosse suonerebbe molto male, dato che come ho detto la collaborazione delle autorità serbe con il Tribunale non è stata molto soddisfacente. A questo punto, vorrei riccordare ancora una volta che la reazione degli Internazionali dovrebbe capire meglio la simbolica Balcanica al riguardo della storia loro e le loro convinzioni politiche al cofronto di un’altro e dell’Occidente stesso.

Il 17 aprile Il presidente serbo Boris Tadic, ha visitato il Kosovo formalmente per i festeggiamenti del Venerdi' Santo ortodosso, lanciando un messaggio di pace, ma ribadendo allo stesso momento il “no” all'indipendenza del Paese. ''Il mio messaggio di oggi a Decani e' un messaggio di pace per i serbi, albanesi, per la pace per tutte le persone che vivono in Kosovo, nella nostra Serbia'', ha detto chiaramente Tadic, dopo aver acceso una candela in chiesa. Non a caso l'arrivo di Tadic in Kosovo coincideva con la scadenza del termine del 17 aprile, entro il quale Pristina e Belgrado dovevano presentare le proprie osservazioni alla Corte internazionale di giustizia, a favore o contro l'indipendenza del Kosovo. A quanto si e' appreso, la visita si e’ svolta anche se il governo del Kosovo si era rifiutato di far entrare Tadic, pero tornata sulle proprie posizioni dopo ''la forte pressione diplomatica'' da parte degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. Pero, come svolta la visita del Presidente serbo, Boris Tadic, a Decani in Kosovo tramite un elicottero della KFOR, ed una decisione informale da parte del premier Kosovaro Hashim Thaci, quale ha deciso di consentire la visita di Tadic: "considerato il fatto che la libertà religiosa è garantita da tutte le convenzioni internazionali, e che il governo del Kosovo considera la visita come completamente privata e di natura religiosa " - tutto secondo il mio parere personale diventa piu complicata.

A questo proposito vorrei far notare la data scelta per l'insediamento del parlamento dei serbi kosovari, il 28 giugno scorso. In effetti, si tratta del giorno di San Vito e dell'anniversario della battaglia di Kosovo Polje, combattuta nel 1389, in cui l'esercito serbo cristiano cercò di opporsi all'avanzata degli ottomani musulmani. In realtà, le cosse non andarono esattamente così. Come sempre i fatti storici sono molto più complessi, ma purtroppo non manca ancora oggi chi casca in interpretazioni artificiali e manipolate della storia. Infatti e purtroppo, la stessa contrapposizione etnica e religiosa che si respira ancora in Kosovo, sette secoli dopo nella città di Mitrovica rappresenta ancora in pieno tale divisione. A questo punto, vorrei aggiungere che la mia opinione è che se i Serbi vogliono essere organizzati su base religiosa ed etnica come se fossimo fermi a sette secoli fa, è di certo un loro diritto. Ma dall’altra canto, è dovere di chi ha responsabilità politiche dire a loro che oramai nessuno considera la religione come base dell'organizzazione amministrativa e politica, almeno in uno stato moderno occidentale, come vuole essere la Repubblica del Kosovo. E poi gli storici indipendenti dovranno dire loro che nella battaglia contro gli ottomani combatterono anche tanti albanesi e d’altre nazioni regionali e che nessuno parla di loro a Belgrado poiché seguano la strategia antica del “dividi et impera”. Secondo me, chi a Belgrado continua a sostenere queste interpretazioni storiche vuole fare della città di Mitrovica ed altre zone del Kosovo il teatro di una simile divisione religiosa ed etnica, con una zona serba cristiana e una zona albanese musulmana.

Visto la ultima visita dell presidente serbo Boris Tadic, noto come “ Europesita” in Kosovo per i festeggiamenti del Venerdi' Santo ortodosso, dobbiamo aggiungere che oramami risulta certa che il prossimo 22 giugno 2009 intorno al monastero ortodosso di Gracanica, centinaia di serbi kosovari celebreranno ancora una volta la battaglia di Kosovo Polje pregando ancora per il ritorno del Kosovo sotto la sovranità serba cristiana ortodossa. A questo punto dobbiamo affemrare che come stano precipitando i sviluppi relativi al Kosovo, per forza bisogna aggiungere che come si vede chiaramente il fragile equilibrio del Kosovo dipende dalle decisioni che prenderanno gli internazionali. Questo principalmente al riguardo sia del ruolo dell’Unmik, sia del ruolo di Eulex, la missione civile dell’Unione Europea, rispetto al nuovo governo Kosovaro ed il Governo di Belgrado quale continua ad ingorare non solo il Governo Kosovaro, ma anche i Governi rispettivi che hanno gia riconosciuto questa realta nuova geopolitica dei Balcani ed in particolar modo in Kosovo.
Secondo diversi opinionisti regionali al di fuori della retorica ufficiale, risulta che l'UNMIK rimane in Kosovo operando all’interno di un campo limitato di responsabilità, principalmente nelle aree popolate dalla Comunità serba, mantenendo i contatti e le continue trattative con Belgrado. Questi opinionisti dicono che se questa precipitazione non si fa fermare giusto in tempo, sara’ evidente che il progetto dell’Unione Europea e degli Stati Uniti sul Kosovo rischierebbe molto nel dividere il Kosovo in una parte serba ortodossa e in un’altra albanese musulmana quale potrebbe anche sfuggire di mano e precipitare in scontri violenti.

La posizione internazionale ambigua in Kosovo ha suscitato reazioni critiche da parte albanese. Albin Kurti, leader del Movimento “Vetëvendosja” (Autodeterminazione) dichiara ogni tanto che il rappresentante civile internazionale e il capo della missione europea dovrebbero riferire una volta alla settimana al parlamento kosovaro. Noi non dobbiamo dimenticare che le autorita locali del Kosovo fanno sottolineare da parte loro che ''l'integrita' territoriale'' del Kosovo e' ''immutabile, intoccabile e riconosciuta sul piano internazionale, ma la realta in effetti non e cosi sul “bianco e nero”. Rimanere sul campo dei principi universali quali possono reggere a parte il posto, il Paese ed il tempo in cui si discute, noi possiamo affermare che il progressivo rafforzamento e insediamento della Nato nei Balcani e’ l’unica politica razionale dalla parte degli Usa ed Unione Europea contro vechi scenari violenti in questa regione storicamente sanguinosa.

Per concludere con una notizia modesta positiva che certo e’ molto poco al confronto di quelo che abbiamo analizzato fin’ora, pero simbolicamente molto effettiva, dobbiamo aggiungere che risulta che dodici giovani tra 18 e 21 anni provenienti da Serbia e Kosovo, di cui 8 rappresentanti delle comunita' di maggioranza serba e albanese e 4 delle minoranze, sono stati ospitati dal 17 al 19 aprile nelle strutture del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Loro attraverso incontri ed escursioni con operatori locali hanno appreso informazioni sui temi della tutela ambientale del Parco come modello di riferimento per analoghe aree protette in via di costituzione nei Balcani. I giovani dei Balcani saranno coinvolti anche in momenti di scambio culturale con giovani italiani sui temi del volontariato e della partecipazione attiva alla vita delle comunita' locali di appartenenza. I ragazzi sono i concorrenti di ''CooperaTiVa'', un ironico programma televisivo realizzato nei Balcani la scorsa estate e andato in onda tra l'autunno e l'inverno sulle emittenti nazionali B29 in Serbia e RTK in Kosovo. In ciascun episodio, le due squadre interetniche erano impegnate per il superamento di prove finalizzate a coinvolgerli in problematiche sociali e ambientali. Tappa finale il viaggio-studio in Italia, sempre finalizzato a formare i giovani in materie ambientali.

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