.
Annunci online

passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





11 agosto 2009


SARA' RATKO MLADIC A SALVARE LA SERBIA DEMOCRATICA ED EUROPEISTA?

La politica serba si prepara ad un autunno caldo. La ripresa dell'attività politica dopo la pausa estiva metterà a dura prova la tenuta della coalizione che sostiene il governo di Mirko Cvetkovic, formata dai filo-europeisti vincitori delle elezioni anticipate del maggio 2008 e dai socialisti. Già alla fine di agosto l'esecutivo dovrà affrontare il voto in parlamento della nuova legge sull'informazione pubblica e l'arrivo della missione del Fondo monetario internazionale (Fmi). Due appuntamenti cruciali che potrebbero già essi innescare una crisi di governo aprendo così una nuova fase di instabilità politica, in un momento in cui la Serbia, colpita duramente dalla crisi economica globale è impegnata nel tentativo di non perdere il treno per l'Unione europea.
La situazione economica del Paese è ad un passo dal baratro. Secondo il governatore della Banca nazionale, Radovan Jelasic, i funzionari Fmi "analizzeranno cosa è accaduto con le misure che abbiamo approvato, ma che non siamo riusciti a mettere in pratica". Il governo di Cvektovic non ha cioè rispettato l'impegno con il Fmi di ridurre di un miliardo di euro il deficit di budget statale e il Fondo potrebbe quindi negare a Belgrado l'accesso ai circa 800 milioni di euro, ovvero la seconda tranche del credito da 3 miliardi accordato alla Serbia in marzo per fare fronte alla crisi. Un'ipotesi che aggraverebbe una situazione già difficilissima. La Serbia, infatti, ha chiuso il primo semestre di quest'anno in recessione con un calo del Pil, su base annua, del 3,5% che secondo le previsioni della banca centrale arriverà al 6% a fine anno, mentre la disoccupazione ha raggiunto il 25%. Secondo Jelasic "il governo non ha una visione strutturale, nessuna strategia, tanto meno un'idea politica".
Sul piano politico interno è poi da registrare la guerra intestina nella coalizione di maggioranza che oppone i socialisti ai liberali del G17 Plus a proposito della nuova legge sull'informazione. Il 31 agosto il provvedimento arriva in Parlamento e se dovesse essere respinta, secondo molti analisti potrebbe determinare la caduta dell'esecutivo. Anche se alla fine gli uomini del presidente Boris Tadic, leader del Partitod emocratico, riusciranno a trovare una mediazione il Partito socialista, contrario al provvedimento, e G17 Plus che, invece, lo ha promosso, si tratterebbe probabilmente solo di una tregua.
L'obiettivo minimo che potrebbe rimandare, almeno per il momento, lo scoppio della crisi politica ed un nuovo voto anticipato in Serbia potrebbe essere quello di ottenere entro la fine dell'anno lo status ufficiale di Paese candidato all'adesione all'Ue. Nell'aprile del 2008 Belgrado e Bruxelles avevano firmato l'Accordo di stabilizzazione e associazione (primo passo formale per aprire il processo di integrazione), ma l'implementazione dell'Asa è bloccato dal veto dell'Olanda che lamenta la scarsa collaborazione delle autorità di Belgrado con il Trobinale internazionale per l'ex Jugoslavia: in particolare la mancata cattura dell'ex generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, accusato di genocidio e crimini di guerra per il massacro di Srebrenica e i bombardamenti di Sarajevo e Dubrovnik.
Il ministro degli Esteri, Vuk Jeremic, ammette che gli sforzi diplomatici per un ripensamento olandese sono esauriti e che "finchè Mladic è libero, non c'è posto per l'ottimismo". Alla fine di luglio Rasim Ljajic, responsabile del comitato serbo per la collaborazione con il Tribunale internazionale, aveva parlato di un aumento delle possibilità di riuscire ad arrestare Mladic e qualche giorno dopo, pur smentendo il Washington Post, secondo il quale il super latitante sarebbe stato localizzato e ad un passo dalla cattura, il procuratore capo del tribunale serbo per i crimini di guerra, Vladimir Vukcevic, ha precisato che Mladic "è raggiungibile in qualche luogo" e anche se non ancora localizzato precisamente è chiaro che era in Serbia: "Sono assolutamente ottimista - ha aggiunto Vukcevic- che siamo vicini alla fine di questa azione, che potrebbe verificarsi entro la fine dell'anno".
La cosa singolare, quasi uno scherzo della storia, è che la chiave per il riscatto della Serbia dal torbido passato del regime di Slobodan Milosevic, e la salvezza politica, almeno a breve-medio termine, del fronte democratico e filo-europeista che in questi anni ha cercato di far uscire il Paese dalla palude dei conflitti balcanici, potrebbe venire proprio da quel Ratko Mladic, campione degli irriducibili ultranazionalisti "turboserbi" ed emblema di tutto ciò che di più cupo e tragico emerse dal crollo della Jugoslavia.


19 febbraio 2009


PASSAGGIO SPECIALE: LIBERTA' DI INFORMAZIONE, I CASI DI ALBANIA, CROAZIA E TURCHIA

Questa puntata dello Speciale di Passaggio a Sud Est è dedicato alla questione della libertà e dell'indipendenza dell'informazione nell'Europa sud orientale. Vengono prese in considerazione tre situazioni particolari: la Turchia alle prese con le riforme richieste dall'UE ma anche con il riconoscimento dei diritti dei curdi e con l'inchiesta su Ergenekon (intervista a Marta Ottaviani, corrispondente di Apcom e collaboratrice de Il Foglio); la Croazia dove una nuova legge limita la possibilità di inchieste giornalistiche su temi scottanti; l'Albania dove dalla caduta del regime comunista il rapporto tra media e potere è sempre stato difficile come dimostra anche il recente caso del quotidiano "Tema". 

Il programma, a cura di Roberto Spagnoli con la collaborazione di Marina Sikora e Artur Nura, è andato in onda su Radio Radicale mercoledì 11 febbraio ed è riascoltabile sul sito
www.radioradicale.it.


5 novembre 2008


SE SI CERCA DI FAR TACERE I GIORNALISTI

Per una volta vorrei parlare di un fatto che non c'entra direttamente con i temi di cui tratta questo blog ma che è molto grave. L'altra sera a Roma un gruppo di persone è entrato nella sede di una emittente televisiva perché non aveva apprezzato il modo in cui una trasmissione di quella stessa emittente aveva trattato i tafferugli avvenuti recentemente nella stessa città durante le proteste contro il decreto Gelmini sulla scuola e i filmati che nella stessa trasmissione erano stati mandati in onda. Al momento dell'irruzione la trasmissione era già finita e il gruppo di facinorosi dopo aver fatto un po' di baccano se ne è andato prima dell'arrivo della polizia. L'indomani alla redazione sono arrivate telefonate di insulti e minacce.
Vorrei esprimere la mia solidarietà ai colleghi insultati e minacciati.
Non mi interessa quale emittente e quale trasmissione sono state oggetto della protesta. Così come non ha importanza a quale organizzazione politica appartengono gli autori dell'irruzione. Quello che mi interessa quello che dovrebbe preoccupare tutti, e molto, al di là dell'opinione politica di ognuno, è l'atto intimidatorio, le minacce, gli insulti rivolti contro giornalisti che hanno fatto semplicemente il loro mestiere di informare. Quello che è successo avrebbe dovuto far scattare una reazione unanime, invece non mi pare che la cosa abbia scandalizzato più di tanto. Ed è proprio questo l'aspetto più grave della faccenda. Gli autori della spedizione dell'altra sera sono probabilmente solo dei fanatici ignoranti e maneschi ma se fatti come questi non suscitano particolari reazioni allora bisogna cominciare davvero a preoccuparsi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. giornalismo informazione

permalink | inviato da robi-spa il 5/11/2008 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 ottobre 2008


TURCHIA, LIBERTÀ DI STAMPA: PREOCCUPA SCONTRO ERDOGAN - DOGAN

Lo scontro tra il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan e il magnate della stampa Aydin Dogan, propietario dei principali media del Paese, preoccupa la stampa straniera. Pat Mitchell, presidente del Paley Center for Media, associazione che controlla la libertà di espressione, ha scritto al premier, definendo "preoccupante" il suo atteggiamento in questa vicenda.
Lo scontro tra i due è cominciato circa un mese fa quando, in occasione di un discorso pubblico, Erdogan ha attaccato numerosi quotidiani del Gruppo Dogan, fra cui Hurriyet, Milliyet, Radikal e Vatan, per aver dato notizia del processo contro l'organizzazione benefica "Deniz Feneri" in corso in Germania. In particolare Erdogan si è irritato per le cronache della deposizione di alcuni imputati che hanno confessato che una parte dei soldi raccolti dall'organizzazione erano finiti nelle tasche di un dirigente dell'Akp per sovvenzionare l'emittente Kanal 7 e alcuni quotidiani filo-islamici vicini al premier.
Secondo Erdogan la notizia è stata strumentalizzata dal gruppo Dogan per danneggiarlo politicamente. Il premier non ha esitato ad affermare che l'iniziativa dell'editore sarebbe stata una reazione alla mancata autorizzazione da parte del governo alla costruzione di una villa su un terreno di Istanbul dichiarato patrimonio culturale, aggiungendo che la libertà di stampa turca era in pericolo. Erdogan ha anche invitato a boicottare tutti i quotidiani del gruppo Dogan.
Le affermazioni hanno acceso il dibattito in Turchia per i toni autoritari assunti non solo da Erdogan, ma anche da alcuni quotidiani vicini a lui premier come Sabah e Zaman che hanno dato vita a un acceso scontro all'interno del mondo dell'editoria turca.

Per saperne di più sullo scontro tra Erdogan e Dogan consiglio di leggere l'articolo di Marta Ottaviani sul sito dell'Osservatorio sui Balcani.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. informazione stampa turchia erdogan

permalink | inviato da robi-spa il 1/10/2008 alle 15:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 agosto 2008


L'IMPORTANZA DELLE PAROLE

Quano una persona diventa un "clandestino"? Quando scadono i suoi documenti? In risposta al post dell'altro giorno sull'iniziativa di "Giornalisti contro il razzismo" per la messa al bando della parola "clandestino" (e di molte altre), il blog Postcrazia mi ha segnalato un articolo pubblicato da Internazionale (n.758 del 21 agosto) di John Foot, docente di Storia contemporanea al Dipartimento di Italiano dell'University college di Londra. Lo segnalo a mia volta, ringraziando Postcrazia, perché mi sembra un'interessante lettura sull'argomento.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. media razzismo informazione

permalink | inviato da robi-spa il 23/8/2008 alle 13:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2008


AL BANDO LA PAROLA CLANDESTINO (e non solo quella)

L'appello "I media rispettino il popolo rom" promosso da "Giornalisti contro il razzismo" ha ricevuto centinaia di adesioni, moltissime provenienti da giornalisti e "mediattivisti". Secondo i propmotori dell'appello questo testimonia sia un disagio diffuso nel mondo dei media, sia la consapevolezza che "i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia". Per individuare forme d'intervento efficaci per contrastare questa deriva, durante un seminario tenutosi a Settignano (Firenze), è stata avviata una riflessione su questo tema e, a partire dalle parole che si usano per informare in particolare su rom e migranti, è nata l'idea di cominciare a "mettere al bando" alcune parole e di chiedere a chiunque faccia informazione di impegnarsi a non usare queste parole e di partecipare a una discussione pubblica sulle parole utilizzate dai media e sui criteri di selezione e trattamento delle notizie. Certo il "ruolo attivo" spesso svolto dai media del fomentare diffidenza, xenofobia e razzismo non si esaurisce nell'uso inappropriato delle parole ma riguarda anche l'enfasi attribuita a certi episodi di cronaca, la "etnicizzazione" dei reati e delle notizie, la drammatizzazione e la criminalizzazione dei fenomeni migratori, l'uso di metafore discriminanti, tutti elementi che contribuiscono a creare un'informazione distorta e xenofoba. Il primo passo che i promotori dell'appello propongono è la messa al bando delle parole clandestino, vu cumprà, extracomunitario, nomadi, zingari, e la loro sostituzione con espressioni alternative come premessa per fare buona informazione. Altre parole, altre considerazioni dovranno essere aggiunte in futuro. Intanto, impegnarsi a non utilizzare nel proprio lavoro queste parole da parte di chi si occupa di informazione, permette di compiere un primo atto di responsabilizzazione e di avviare una seria discussione.

Per saperne di più e per aderire all'appello vai al sito www.giornalismi.info


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. madia informazione razzismo appello

permalink | inviato da robi-spa il 21/8/2008 alle 12:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


6 giugno 2008


MEDIA E RAZZISMO

In questi ultimi mesi ha preso corpo in Italia una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione, legandolo al problema della sicurezza quasi che le due questioni siano inscindibili. Nel diluvio di articoli, servizi giornalistici e commenti accade troppo spesso che i Rom, in quanto tali, vengano indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, sfruttatori e rapitori di bambini. Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti ad un intero popolo con tanti saluti al principio della responsabilità personale che è uno dei principi dello Stato di diritto. Chi fa informazione ha un ruolo nel fromare l'opinione pubblica e quindi nel suscitare sentimenti xenofobi e razzisti. E' sempre utile ricordare la stampa italiana degli anni Trenta attraverso cui il regime fascista preparò il terreno culturale alle leggi razziali che contribuirono all'orrore della Shoah. Certo, oggi, non siamo in quella situazione e personalmente ritengo eccessivo parlare di "pogrom" o di "pulizia etnica" , ma quando vedo in televisione un ministro della Repubblica che dichiara che ''non è una questione di Dna ma di predisposizione al furto e a delinquere'', credo che ci sia più di un motivo di preoccupazione e quindi la necessità di mantenere alta l'attenzione.

Un gruppo di giornalisti ha lanciato l'appello che potete leggere qui di seguito e che potete sottoscrivere al sito www.giornalisti.info.



I MEDIA RISPETTINO IL POPOLO ROM

21 maggio 2008

Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una forte campagna politica e d'informazione riguardante il tema dell'immigrazione. Siamo rimasti molto impressionati per i toni e i contenuti di molti servizi giornalistici, riguardanti specialmente il popolo rom. Troppo spesso nei titoli, negli articoli, nei servizi i rom in quanto tali - come popolo - sono stati indicati come pericolosi, violenti, legati alla criminalità, fonte di problemi per la nostra società.
Purtroppo l'enfasi e le distorsioni di questo ultimo periodo sono solo l'epilogo di un processo che va avanti da anni, con il mondo dell'informazione e la politica inclini a offrire un capro espiatorio al malessere italiano.
Singoli episodi di cronaca nera sono stati enfatizzati e attribuiti a un intero popolo; vecchi e assurdi stereotipi sono stati riproposti senza alcuno spirito critico e senza un'analisi reale dei fatti. Il popolo rom è storicamente soggetto, in tutta Europa, a discriminazione ed emarginazione, e il nostro Paese è stato più volte criticato dagli organismi internazionali per la sua incapacità di tutelare la minoranza rom e di garantire a tutti i diritti civili sanciti dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dalla Dichiarazione universale dei diritti umani.
Siamo molto preoccupati, perché i mezzi di informazione rischiano di svolgere un ruolo attivo nel fomentare diffidenza e xenofobia sia verso i rom sia verso gli stranieri residenti nel nostro Paese. Alcuni lo stanno già facendo, a volte con modalità inquietanti che evocano le prime pagine dei quotidiani italiani degli anni Trenta, quando si costruiva il "nemico" - ebrei, zingari, dissidenti... - preparando il terreno culturale che ha permesso le leggi razziali del 1938 e l'uccisione di centinaia di migliaia di rom nei campi di sterminio nazisti.
Invitiamo i colleghi giornalisti allo scrupoloso rispetto delle regole deontologiche e alla massima attenzione affinché non si ripetano episodi di discriminazione. Chiediamo all'Ordine dei giornalisti di rivolgere un analogo invito a tutta la categoria. Ai cittadini ricordiamo l'opportunità di segnalare alle redazioni e all'Ordine dei giornalisti ogni caso di xenofobia, discriminazione, incitamento all'odio razziale riscontrato nei media.

Promotori:
Lorenzo Guadagnucci, giornalista Firenze (3803906573)
Beatrice Montini, giornalista Firenze (3391618039)
Zenone Sovilla, giornalista Trento (3479305530)

Primi firmatari:
Massimo Alberizzi, giornalista Milano
Checchino Antonini, giornalista Roma
Paolo Barnard, giornalista Bologna
Emanuele Chesi, giornalista Forlì
Riccardo Chiari, giornalista Firenze
Maurizio Chierici, giornalista Parma
Michele Concina, giornalista Roma
Domenico Coviello, giornalista Firenze
Manuela D'argenio, giornalista
Toni De Marchi, giornalista, Roma
Monica Di Sisto, giornalista Roma
Amelia Esposito, giornalista Bologna
Paolo Finzi, Milano
Miriam Giovanzana, giornalista Milano
Domenico Guarino, giornalista Firenze
Carlo Gubitosa, giornalista Taranto
Gabriela Jacomella, giornalista Milano
Claudio Jampaglia, giornalista Roma
Cristiano Lucchi, giornalista Firenze
Alessandro Mantovani, giornalista Bologna
Martino Mazzonis, giornalista Roma
Giulio Montenero, giornalista Trieste
Alfio Nicotra, giornalista Roma
Pino Nicotri, giornalista Milano
Silvia Ognibene, giornalista Firenze
Arianna Parsi, giornalista
Eva Pedrelli, giornalista, Thailandia
Raffaele Palumbo, giornalista Firenze
Sandro Pintus, giornalista Firenze
Anna Pizzo, giornalista Roma
Pietro Raitano, giornalista Milano
Sabrina Sganga, giornalista Firenze
Cecilia Stefani, giornalista Firenze
Elena Tebano, giornalista Milano
Duccio Tronci, giornalista Firenze
Paola Trotta, Milano
Pietro Vaccari, blogger
Gabriele Vannini, Firenze
Raf Valvola, mediattivista Milano


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. appello media informazione razzismo rom

permalink | inviato da robi-spa il 6/6/2008 alle 17:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     luglio        settembre
 
rubriche
Diario
Per saperne di più
Radio Tirana
Balkan Express
Passaggio On Air
Testi
Passaggio Speciale

cose
Ultime cose

Il mio profilo
da vedere
SITI DI INFORMAZIONE
Ansa Balcani
Osservatorio sui Balcani
Osservatorio Caucaso
Le courrier des Balkans
Radio Srbija
Serbianna
Medi@teranée
Balkan Investigative Reporting Network
Investigative journalism center Zagreb
Balcani cooperazione
Balcani On Line
Turchia Oggi
Albania News
Vie dell'Est
ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE
Cesid-Center for free elections and democracy
International commission on the Balkan
Independent commission on Turkey
European Stability Initiative
Humanitarian law center Begrade
Center for european integration strategy
Igman Initiative
Center for Democracy and Reconciliation
Civic Dialogue
Association of local democracy agencies
OneWolrd Southeast Europe
SITI ISTITUZIONALI
Sito del Governo Serbo
Sito del Governo del Kosovo
Inviato speciale Onu in Kosovo
Office of the High Representative in Bosnia-Herzegovina
International criminal tribunal
CENTRI STUDI
Istituto per l'Europa centro-orientale e balcanica
Cirpet-Balcani
Italian Center for Turkish Studies
Tesev - Turkish Economic and Social Studies Foundation
Ovipot - Observatoire de la Via Politique Turque
Gallup Balkan Monitor
BLOG
Il blog di Artur Nura
Balkaland - Bepi ce polaziti???
Istanblues
Cose Turche - Il blog di Tiziana Prezzo
Balkan Crew - Il caffè delle diaspore
Politibalkando
Kafana
Kosovo: la voce del Coniglio
Il blog di Paola Casoli
Burekeaters
ALTRI SITI
Viaggiare i Balcani
Glocal, uniti nella diversità
Progetto Egnatia
Rom del Kosovo
cerca
me l'avete letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom