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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





2 novembre 2009


LA TURCHIA GUARDA A EST. E L'EUROPA GUARDA LA TURCHIA?

Il premier turco Erdogan con il presidente iraniano AhmadinejadNel suo recente rapporto annuale sull'adesione della Turchia, la Commissione Europea ha incoraggiato Ankara a continuare sulla strada delle riforme per adeguarsi agli standard dell'Ue, ma, a cavallo del Bosforo, anche chi è favorevole all'integrazione europea vede le cose da un punto di vista diverso e non può non considerare che la vocazione della Turchia è tanto europea quanto asiatica. Sul Sole 24 Ore del 27 ottobre, Vittorio Da Rold scriveva che "spinti da una cocente delusione nei rapporti con l'Unione europea gli orgogliogsi turchi, sotto la guida del nuovo ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu, aprono ai loro vicini a oriente tra cui gli iraniani: in palio ci sono 11 miliardi di dollari di interscambio con Teheran e reciproche convenienze energetiche e strategiche contro i ribelli curdi del Nord Iraq. Erdogan, tra l'altro, ha affermato di non avere alcuna difficoltà a stringere ulteriormente il rapporto di amicizia tra Turchia e Iran". Da Rold scriveva del viaggio di Erdogan a Teheran in occasione del quale, in un intervista al Guardian, ha definito Ahmadinejad "un amico", ha definito il timore occidentale che gli iraniani stiano costruendo la bomba "un gossip", ha definito "scorretta" la comunità internazionale sostenendo che Francia e Germania hanno pregiudizi verso la Turchia. Se queste affermazioni fossero state fatte dal presidente siriano Assad non avrebbero fatto notizia, ma dato che vengono dal premier di un paese membro della Nato da 57 anni, la cosa ha fatto un po' scalpore. Antonio Ferrari, sul Corsera del 27 ottobre, spiegava che "la ben nota veemenza di Erdogan, accentuata negli ultimi mesi, nasconde in realtà serie di difficoltà nel suo Paese, dove il premier sta cercando di compiacere lo zoccolo duro ed oltranzista del suo partito islamico e moderato.

Per il falco neocon Daniel Pipes, però, non c'è solo questo. Su Liberal del 1 novembre scrive che le "irritanti asserzioni" di Erdogan in occasione del viaggio a Teheran "denotano un profondo cambiamento di rotta da parte del governo turco [...] da quando il partito Ak di Erdogan è arrivato al potere nel 2002". Per comprendere la portata di questo cambiamento Pipes cita tre fatti accaduti nell'ultimo mese: il primo è l'annullamento del tradizionale invito a Israele a partecipare all'annuale esercitazione aerea "Aquila anatolica"; il secondo è stato l'annuncio del ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moallem, di manovre militari congiunte siro-turche nei pressi di Ankara; il terzo è il vertice tra dieci ministri turchi (guidati dal capo degli Esteri, Ahmet Davutoglu) con i loro omologhi siriani nel neonato Consiglio di cooperazione strategica ad alto livello turco-siriana al termine del quale sono stati annunciati una quarantina di accordi bilaterali, un'esercitazione militare congiunta più estesa e massiccia di quella dello scorso aprile e un accordo strategico che dovrebbe essere firmato nel corso del mese di novembre. Secondo Pipes, "Davutoglu immagina un conflitto ridotto con i Paesi vicini e una Turchia che emerge come potenza regionale, una sorta di Impero ottomano modernizzato". Per Pipes, "anche se non è presentata in termini islamisti, la 'profondità strategica' [come viene definita la dottrina che sta alla base della politica estera turca negli ultimi anni, ndr] ben si accorda alla visione islamista del Partito Ak". Una strategia, quella turca, "che implicitamente comporta un allontanamento di Ankara dall'Occidente e da Israele in particolare". A conforto della sua tesi Pipes cita Barry Rubin, secondo cui "il governo turco è politicamente più vicino all'Iran e alla Siria di quanto lo sia agli Usa e a Israele", e una columnist del Jerusalem Post, Caroline Glick, per la quale addirittura Ankara ha già "abbandonato l'alleanza occidentale ed è diventata membro a pieno titolo dell'asse iraniano". Il che porta Pipes a concludere che gli "ambienti ufficiali in Occidente sembrano quasi ignari di questo importantissimo cambiamento nella fedeltà della Turchia o delle sue implicazioni", ma che "il prezzo del loro errore presto diventerà palese".

Se è vero che "Ankara guarda a est", come titolava il 19 ottobre Sabah, uno dei più duffusi quotidiani turchi, questo sguardo per l'Ue è un rischio o un'opportunità? Proprio questo era il titolo di un articolo di Europa del 29 ottobre, in cui Lorenzo Biondi ha sentito due analisti: Fadi Hakura, esperto di Turchia al think-tank londinese Chatham House, e Sekvet Pamuk che si occupa di rapporti tra Turchia ed Europa alla London School of Economics dove insegna. Data la sua posizione geografica, secondo Hakura, "la Turchia può scegliere tra due ruoli, quello di mediatore o quello di attivista, ma non può fare entrambe le cose: al momento il governo ha scelto di giocare da attivista». Da questo deriva l’appoggio di Erdogan alla posizione iraniana sul nucleare e la conseguente crisi nei rapporti con Israele. Biondi chiede allora se non sia tutta colpa dell’Europa, che continua a rallentare il processo di adesione turco: "Sì e no, risponde Hakura, secondo cui "l’atteggiamento di Francia, Germania e Austria può aver spinto la Turchia verso l’Iran e la Siria, ma il primo ministro sembra aver perso interesse nell’Unione Europea dopo aver conquistato accesso ai negoziati per l’ingresso nel 2004». Diversa l'opinione di Sekvet Pamuk per il quale "la politica estera turca sta cercando di contribuire al processo di integrazione europea del paese», senza dimenticare l’amicizia con gli Stati Uniti. Pamuk porta a dimostrazione della sua tesi un buon numero di elementi, a partire dagli stessi colloqui iraniani di Erdogan: uno dei temi centrali della sua visita a Teheran, infatti, è stato lo sviluppo del Nabucco, il gasdotto attraverso il quale il gas iraniano potrebbe rifornire l’Europa passando per il Bosforo e per i Balcani, aggirando la Russia e i suoi instabili vicini. Per questo, Erdogan spiega che relazioni amichevoli tra Turchia e Iran sono necessarie perché il progetto vada in porto, anche se non manca chi fa notare che l’avvicinamento a Iran e Siria corrisponda al peggiormento delle relazioni con Israele, storico alleato della Turchia.


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permalink | inviato da robi-spa il 2/11/2009 alle 18:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 ottobre 2009


NABUCCO VS. SOUTH STREAM: E' VERA SFIDA?

"Nabucco" e "South stream". Sono i nomi di due gasdotti a cui l'Europa affida la possibilità di diversificare le fonti a cui soddisfare la proprie necessità di gas naturale. Il primo porterà verso ovest il gas dell'Asia centrale aggirando la Russia (e quindi allentando la dipendenza energetica da Mosca). Il secondo, invece, è frutto di una joint venture tra la russa Gazprom e l'italiana Eni e porterà in Occidente il gas russo tagliando fuori l'Ucraina rendendo più stabili le forniture sottoposte in questi ultimi anni al braccio di ferro che a più riprese ha opposto Kiev a Mosca.
Messa così appare evidente che i due progetti rispondono a logiche opposte e sono quindi in contrapposizione tra loro. Ma è proprio vero? In un'intervista a Radio Radicale, Nicolò Sartori, assistente di ricerca presso l'Istituto Affari Internazionali, spiega perché a suo giudizio South Stream e Nabucco, proprio perché sono frutto di progetti diversi non sono così in alternativa tra di loro come si potrebbe facilmente pensare.
La questione è molto complessa, perché il primo problema da risolvere è chi garantirà le ingenti quantità di gas necessarie per riempire le condutture. In entrambi i gasdotti, poi, gioco un ruolo importante la Turchia (coinvolta anche in un'altra importante pipeline come Itgi e che recentemente ha stretto un accordo con il Qatar, terzo produttore mondiale di gas), che aspira a diventare un vero e proprio hub energetico. Il che rimanda ad una questione imprescindibile, ovvero la necessità del coinvolgimento dell'Iran. Sullo sfondo la questione irrisolta della necessità di creare un mercato comune europeo dell'energia.

L'intervista di Radio Radicale a Nicolò Sartori

Unione Europea: la sfida Nabucco-South Stream tra realtà e ideologia, di Nicolo Sartori


19 settembre 2009


IL NUOVO INIZIO DELLE RELAZIONI NATO-RUSSIA

Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen (Foto NATO)Non sarà un sognatore, come ha detto ieri, ma il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, a Bruxelles ha lanciato alla Russia una proposta che sembrava invece appartenere proprio al mondo dei sogni: dopo la rinuncia allo scudo antimissile in Europa annunciato dal presidente Usa, Barak Obama, la Nato ora propone a Mosca di lavorare insieme ad un sistema di difesa comune. E Mosca ha accolto positivamente l'idea.
Per questo "nuovo inizio nelle relazioni Nato-Russia" il capo dell'Alleanza atlantica non a caso ha scelto la sua prima vera apparizione pubblica: "Sono convinto che, dopo anni di incomprensioni, sia giunto il tempo di voltare pagina e rafforzare la cooperazione in tutte le aree di comune interesse", ha detto Rasmussen, indicando poi i diversi obiettivi che possono diventare comuni primo fra tutti quello della difesa dagli attacchi missilistici. Studiare i modi per contrastare la proliferazione di missili balistici
è un interesse strategico per entrambi", ha spiegato Rasmussen, e dal momento che "sia la Nato che la Russia hanno una solida esperienza in fatto di difesa missilistica dobbiamo esplorare la possibilità di legare i sistemi di difesa di Usa, Nato e Russia".
Mosca ha mostrato di gradire l'idea: "Proposte molto positive quelle della Nato", ha detto l'ambasciatore russo presso l'Alleanza, Dmitri Rogozin, metre il presidente Dmitri Medvedev e il premier Vladimir Putin avevano gi
à
accolto con soddisfazione l'annuncio con cui Obama ha bloccato lo scudo missilistico, definito "giusto, responsabile e coraggioso". E per dare una risposta concret Mosca ha annunciato il congelamento delle misure già programmate in risposta allo scudo, tra cui il dispiegamento di missili nell'enclave baltica di Kaliningrad.
Il nuovo inizio deli rapporti Russia-Nato si arricchir
à
anche della cooperazione sul fronte della lotta al terrorismo e alla minaccia nucleare. In particolare quella dell'Iran: "Ci aspettiamo che la Russia eserciti la massima pressione politica possibile affinché Teheran rinunci alle sue ambizioni nucleari", ha detto Rasmussen, secondo cui occorre muoversi per evitare che, dopo Corea del Nord e Iran, altri Paesi pensino al riarmo nucleare. Poi ci sarà il rafforzamento della cooperazione in Afghanistan.
E proprio guardando all'Afghanistan si capisce forse meglio il senso della mossa di Obama e dell'apertura di Rasmussen. Nessun piano per l'Afghanistan e nessuna soluzione per il Medio Oriente hanno possibilit
à
di successo senza il coinvolgimento di Teheran. C'é però il problema del programma militare iraniano e delle minacce contro Israele. Obama cambia strada rispetto a Bush, ma per premere efficacemente sull'Iran ci vuole la Russia. E anche la Turchia può avere un ruolo importante.
Ankara
é
oltre modo interessata alla pacificazione del Caucaso, un'altro scenario dove oltre a quello di Mosca e fondamentale il ruolo di Teheran. Un Caucaso stabile e condizione per garantire la sicurezza delle grandi rotte energetiche a cui sono interessat tutti i Paesi della regione, la Russia, l'Iran, la Turchia e l'Europa. E ci siamo da capo: Bruxelles sarà in grado di esprimere una posizione comune e di lavorare per l'interesse comune, o ancora una volta sarà scavalcata dagli interessi nazionali e dal prevalere delle opzioni bilaterali?

''NATO and Russia: A New Beginning''
Speech by NATO Secretary General Anders Fogh Rasmussen at the Carnegie Endowment, Brussels

 

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