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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





1 maggio 2009


LE RELAZIONI TURCO-ARMENE TRA VECCHI PROBLEMI E NUOVE OPPORTUNITA'

Il Monte Aarat"La mancanza di relazioni diplomatiche tra Turchia e Armenia rappresenta uno dei principali nodi irrisolti per la stabilizzazione di lungo periodo della regione caucasica e, contemporaneamente, un’evidente lacuna nella politica di azzeramento dei problemi con i propri interlocutori regionali propugnata dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, al governo in Turchia dal novembre 2002. In un mutevole contesto regionale, Ankara ed Erevan, spinte da motivazioni di carattere strategico, politico ed economico, sembrano oggi aver imboccato un percorso diplomatico che porta alla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Un percorso reso tortuoso da radicate reciproche diffidenze, così come da considerazioni politiche di natura regionale e interna ai due paesi".
Inizia così un saggio di Carlo Frappi (direttore dell'Italian Center for Turkish Studies) pubblicato sul Policy Brief n.126 dell'ISPI.

Quella delle relazioni con l'Armenia, a partire dal genocidio del 1915, è una delle principali questione che la Turchia deve affrontare nel suo percorso verso l'adesione all'Unione Europea, ma è una questione di primaria importanza anche al di là del processo di integrazione europeo di Ankara.
La disponibilità mostrata negli ultimi tempi sia da Ankara che da Erevan, superando gradualmente le condizioni che ciascuna delle due parti aveva posto per l’apertura del dialogo, rappresenta un segnale incoraggiante, anche se la normalizzazione delle relazioni passa atraverso una soluzione condivisa di tutta una serie di problematiche che sfuggono in parte al controllo diretto sia di Ankara che di Erevan.
La nuova amministrazione Usa, a differenza di quella precedente, sembra avere un forte interesse al riavvicinamento. Sia gli Stati Uniti che l'Unione europea sono interessati alla stabilizzazione dell’area caucasica. Certo, la mancata soluzione per ora della questione del Nagorno-Karabakh rappresenta il maggior impedimento all’approfondimento del dialogo turco-ameno e la ferma opposizione a esso da parte dell’Azerbaigian mantengono in forza un circolo vizioso attorno al quale le relazioni bilaterali turco-armene si erano congelate già quindici anni fa. Tuttavia, il sostegno che viene anche da Mosca potrebbe rappresentare la spinta decisiva a risolvere un contenzioso che continua a rappresentare un grave fattore di rischio per la stabilizzazione di una regione chiave per il suo ruolo nelle questioni energetiche. Proprio questo potrebbe essere il fattore determinante a superare veti e contro-veti che si contrappongono da troppo tempo.

Sulla questione delle relazioni tra Turchia e Armenia segnalo anche una mia recente intervista a Carlo Frappi che è possibile riascoltare sul sito di Radio Radicale.


19 dicembre 2008


IL RUOLO DELLA TURCHIA NEL CAUCASO

Il conflitto in Ossezia ha riportato il Caucaso al centro dell'attenzione internazionale. Si è parlato molto, sui giornali italiani, dei rapporti tra Russia ed Unione europea, tra Russia e Stati Uniti in conseguenza della crisi georgiana. Al di fuori della cerchia degli specialisti, mi pare però si sia meno riflettuto sul ruolo politico e dilomatico della Turchia nella regione caucasica.
Invece, dopo il crollo dell'Urss e la fine del sistema bipolare mondiale, il Caucaso è diventato un importante banco di prova per il ruolo internazionale della Turchia. Il conflitto in Ossezia, da questo punto di vista, rappresenta una minaccia per gli interessi della Turchia che si trova ad affrontare anche la questione dei suoi rapporti con l'Armenia su cui pesano due problemi di non poco conto: il genocidio armeno del 1915-16 ed il conflitto tra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno-Karabakh.
La proposta di una "Piattaforma di Stabilizzazione e Cooperazione nel Caucaso" che comprenda, oltre alle tre repubbliche della regione, anche Russia e Turchia, rappresenta la risposta di Ankara alla crisi georgiana.
Negli ultimi anni, poi, la Turchia è diventata un partner importante, sia sul piano politico che su quello economico, della Russia e ha proiettato i suoi interessi sia in direzione dell'Iran sia in direzione del Medio Oriente con la mediazione tra Israele e Siria.
Questo attivismo regionale è stato conseguenza del cambiamento della politica estera turca, passata dal sostanziale disimpegno figlio del pensiero di Kemal Atatürk alla dottrina della "profondità strategica". Un cambiamento, coinciso con l'arrivo al potere dell'Akp, il partito islamico-moderato dell'attuale premier Recep Tayyip Erdogan e dell'attuale presidente Abdullah Gül, che se non mette in discussione il quadro delle tradizionali e solide alleanze occidentali di Ankara ed il suo ruolo nella Nato, inserisce però in questo quadro nuove variabili.

Sul ruolo della Turchia nel Caucaso e sull'influenza della sua iniziativa politico-diplomatica a sostegno dei suoi interessi nella regione, nel quadro dei suoi rapporti geopolitici e delle sue alleanza, segnalo una mia intervista a Carlo Frappi, direttore dell'Italian Center for Turkish Studies e ricecatore presso l'Osservatorio Caucaso ed Asia centrale dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

L'intervista è ascoltabile sul sito internet di Radio Radicale.

Sul tema segnalo, dello stesso Carlo Frappi, il Policy Brief n.106 dell'ISPI dal titolo "La Turchia e la Piattaforma per la Stabilità e Cooperazione nel Caucaso".


29 ottobre 2008


LA POLITICA ESTERA TURCA DAL "DISIMPEGNO" ALLA DOTTRINA DELLA "PROFONDITA' STRATEGICA"

La politica estera della Turchia è stata caratterizzata per lungo tempo da un "disimpegno" rispetto all'area in cui il Paese si trova, sintetizzata in maniera efficace dalla massima "peace at home and peace abroad". Negli ultimi anni, invece, Ankara ha mutato la filosofia delle sue relazioni esterne e la politica estera del governo turco è stata caratterizzata da un notevole attivismo: verso il Medio Oriente, verso l'Iran, verso l'Iraq e verso l'area caucasica e del Mar Nero. Dalla mediazione per la pace tra Siria e Israele, agli accordi con la Siria per l'amministrazione delle risorse idriche, dalle relazioni con l'Iran (per motivi energetici e in funzione anti guerriglieri curdi), all'apertura verso l'Armenia per risolvere la questione del Nagorno-Karabakh, alla proiezione in Caucaso per una stabilizzazione dell'area con i Paesi del Mar Nero (a partire dalla Russia).
Il mutamento di segno della politica estera ha coinciso in pratica con l'arrivo al potere di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito, l'Akp, di ispirazione islamica moderata. Questa diversa strategia, basata sulla dottrina della "profondita strategica" elaborata da Ahmet Davutoglu, consigliere di politica estera del premier Erdogan, punta alla tessitura di una rete di relazioni bilaterali dettata da ragioni politico-strategiche, economiche e di sicurezza. All'interno di essa, pur senza mettere in discussione i suoi tradizionali legami e le sue alleanze politiche e militari con l'Occidente, la Turchia attuale considera i rapporti privilegiati con Usa e Ue (adesione) possibili alternative, non le uniche della sua politica estera. Interessante notare che questa rete è sovrapponibile alle rotte energetiche (oleodotti e gasdotti) della quali la Turchia aspira a diventare l'hub regionale.

Per cercare di capire l'attuale politica estera di Ankara segnalo sul sito di Radio Radicale la mia intervista alla dottoressa Valeria Talbot, ricercatrice presso l'ISPI (Istituo di Studi di Politica Internazionale).

Sul medesimo argomento segnalo alla lettura anche due testi della stessa dottoressa Talbot sul sito dell'ISPI

- La Turchia riscopre il Medio Oriente (in Policy Brief n.83, maggio 2008)
- La Turchia corridoio energetico alternativo alla Russia? (in Med Brief n.5, 5 giugno 2008)

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