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passaggioasudest [ la realtà politica dell'europa sud orientale dai balcani alla turchia ]
 



Questo blog è dedicato ad un'area cruciale per il futuro europeo. Per l'area che va dai Balcani occidentali alla Turchia, infatti, passa il futuro dell'Unione europea come progetto politico così come il futuro di questi Paesi passa dalla scelta dell'integrazione in questo progetto.




"Dobbiamo ricordarci che l’informazione è un veicolo diretto all’utente, non è un soliloquio da parte del giornalista. Bisogna tenere sempre presente che chi è dall’altra parte del microfono deve poter comprendere una realtà in cui non è presente. Questo, penso, è il massimo sforzo che i giornalisti devono compiere".
Antonio Russo



"Il vero referendum sul futuro dell'Unione si terrà nei Balcani"
International Balkan Commission


"E poi, un giorno, è stato costruito un ponte che collegava le due rive del Bosforo. Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere".
Orhan Pamuk, Istanbul



Per inviare una email scrivi a pasudest@yahoo.it





3 febbraio 2010


TURCHIA-ISRAELE:ANKARA, APRE A MEDIAZIONE ITALIANA PER RICUCIRE RAPPORTI

Il governo di Ankara è disponibile a rasserenare i rapporti con Israele? Così sembrerebbe stando a quanto scrive oggi il quotidiano turco Hurriyet nella sua edizione on-line. Il governo israeliano - in occasione della visita del nostro presidente del consiglio - ha infatti chiesto all'Italia un'opera di mediazione per ricucire i rapporti con la Turchia. Ankara fa sapere che non ritiene necessaria l'assistenza di terzi ma che non ha nulla in contrario se Roma riuscira' a convincere i responsabili israeliani a migliorare le condizioni di vita dei palestinesi della Striscia di Gaza. Hurriyet cita Burak Ozugergin, portavoce del ministero degli Esteri turco, che oggi, nel corso di una conferenza stampa, ha dichiarato che ''le critiche da noi rivolte ad Israele si basano su ragioni Concrete''. ''Una nuova situazione e' emersa in Medio Oriente e i binari della pace sono bloccati. La situazione a Gaza e' evidente. Non c'e' bisogno che altri si facciano avanti. Noi abbiamo gia' avviato contatti [con gli israeliani] ma se l'Italia, uno dei Paesi nostri amici, puo' convincere gli israeliani a fare ammenda dei loro sbagli, noi non abbiamo alcuna obiezione''.


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16 novembre 2008


ITALIA E TURCHIA TRA NUOVE ROTTE ENERGETICHE E NUOVI EQUILIBRI GEOPOLITICI

Recep Tayyip Erdogan e Silvio BerlusconiCrisi finanziaria globale, questioni energetiche, rapporti con la Russia, relazioni bilaterali. Sono stati questi i temi principali del primo vertice intergovernativo italo-turco svoltosi a Smirne mercoledì scorso 12 novembre. Italia e Turchia hanno approfondito le tematiche economiche di mutuo interesse comune compresi i collegamenti energetici verso il Mediterraneo e i numerosi progetti di cooperazione industriale. L'Italia è il terzo partner commerciale della Turchia dopo Usa e Russia con un interscambio pari a 17 miliardi di dollari, mentre sono 670 le imprese italiane presenti nel Paese con spazi di ulteriore crescita dato anche l'interesse delle nostre imprese ad entrare nella privatizzazione di ferrovie e autostrade turche.
Oltre agli accordi economici - in qualche modo “scontati”, visto l’importanza e la qualità delle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi - di grande importanza appare l’impegno italiano a sostenere la prospettiva di integrazione europea della Turchia e l’intenzione di coinvolgerla nel G8. La Turchia è diventata un interlocutore sempre più importante dal punto di vista geopolitico visto il ruolo che sta svolgendo in Medio Oriente, nel Caucaso e anche nel rapporto tra Afghanistan e Pakistan.

"Durante i colloqui - si legge nella nota ufficiale congiunta emessa alla fine del vertice - è emersa una coincidenza di vedute per quanto riguarda la stabilità delle regioni mediterranea, balcanica, del Caucaso e dell'Asia centrale, e sono stati valutati gli apporti dei due Paesi tramite la partecipazione congiunta alle operazioni di pace in Afghanistan, nei Balcani e in Libano". Italia e Turchia hanno ribadito la loro volontà di rafforzare la cooperazione nell'area del Mediterraneo "sulla base della comune identità mediterranea e dei valori condivisi" e ribadito l'impegno comune "a favore di una governance mondiale basta su un multilateralismo al tempo stesso equo ed efficace e a promuovere l’efficacia e la rappresentatività delle Nazioni Unite secondo i principi condivisi dai due paesi sulla riforma del Consiglio di sicurezza”.
Il vertice intergovernativo si è concluso quindi anche con l'impegno italiano da una pare a sostenere la prospettiva della piena adesione della Turchia all'Unione Europea e dall’altra a coinvolgere la Turchia nel G8. L’Italia, dice la nota ufficiale, ha “riaffermato il suo impegno a sostenere la prospettiva della piena adesione della Turchia all’Unione Europea” e, in occasione della presidenza che assumerà nel 2009, ha “espresso l’opportunità di esplorare forme e modi di coinvolgimento della Turchia” nel G8.

L’impegno italiano è importante tanto più che da qualche anno, con l’arrivo al potere di Recep Tayyip Erdogan, la Turchia è passata dal “disimpegno” che aveva caratterizzato la sua politica estera nel corso del ‘900 alla dottrina della “profondità strategica” che l’ha portata a proiettarsi verso Iran, Caucaso, Asia centrale e Medio Oriente e nell’ambito della quale i rapporti con USA e UE sono due possibilità, importanti ma non uniche.
“L’Unione Europea ha tutti i vantaggi ad allargarsi e a ricomprendere in sé stessa la Turchia e se ci sono resistenze di alcuni Paesi questi si convinceranno dell’importanza strategica della Turchia come paese-cerniera nei confronti di tutto il Medio Oriente”, ha detto Berlusconi che ha anche annunciato un’iniziativa “che l’Italia porterà avanti nelle prossime presidenze dell’Unione Europea, quella della Repubblica Ceca e quella della Svezia, per accelerare l’adesione della Turchia”. Il presidente del consiglio italiano ha spiegato che saranno dimezzati i capitoli riguardanti la Turchia e questo potrebbe dimezzare i tempi previsti”. Come questo possa avvenire superando le resistenze di Paesi di non poco conto come Francia e Germania resta da vedere e lo vedremo nei prossimi mesi e anni.
Il 5 novembre la Commissione europea ha pubblicato il rapporto annuale sullo stato dei negoziati di adesione della Turchia. Come era stato previsto nelle settimane precedenti, Bruxelles non chiude la porta ma invita una volta di più Ankara ad intensificare il processo delle riforme se vorrà davvero aderire all'Unione Europea. Alla Turchia la Commissione chiede maggiore impegno "per rafforzare la democrazia e i diritti dell'uomo, per modernizzare e sviluppare il Paese e avvicinarlo all'Ue". La Commissione europea non nasconde comunque i progressi compiuti dalla Turchia e alcuni elementi positivi come, per esempio, la cooperazione di Ankara in cruciali questioni geo-politiche come l'Iraq, l'Iran e la situazione del Caucaso, e mette in rilievo l'importanza della Turchia come paese di transito per il gas naturale.

Proprio quella delle rotte energetiche è diventata ormai una questione cruciale attorno alla quale si stanno ridisegnando le mappe geopolitiche e si stanno riconfigurando i rapporti di forza internazionali. Venerdì 14 si è svolto a Baku, capitale dell’Azerbaigian, un vertice sull'energia al quale hanno partecipato i capi di Stato e di governo dei Paesi del Caucaso e dell'Asia centrale insieme ai rappresentanti politici di molti paesi europei e della Commissione europea. Uno dei passaggi cruciali della dichiarazione emessa alla fine della riunione invita a "continuare la politica mirata alla diversificazione delle rotte di petrolio e gas dal bacino del Caspio ai mercati europei e mondiali''. I partecipanti al vertice si sono detti in particolare d'accordo nel "continuare gli sforzi per il coordinamento delle attività mirate alla realizzazione dei progetti congiunti diretti a rafforzare la sicurezza energetica dell'Europa, in particolare per quanto riguarda il transito del gas".
Il documento fa esplicito riferimento al gasdotto Itgi (Interconnection Turkey-Greece-Italy) di particolare interesse per l'Italia. Il tratto già operante attualmente dall'Azerbaigian arriva in Grecia attraverso la Turchia: il nostro Paese punta a realizzare il tratto che dalla Grecia arriva direttamente in Italia. C’è poi il progetto Nabucco che dovrebbe portare in Europa il gas del Caspio, dell'Asia centrale e dell'Egitto, sempre attraverso la Turchia.
L’Azerbaigian si candida ad essere il fornitore di gas naturale per il gasdotto Nabucco se verrà realizzato. Un progetto gradito in particolare a Germania, Austria e Paesi baltici ma visto di buon occhio anche dagli USA che rispetto a progetti a partecipazione russa come North Stream e South Stream lo considerano un corridoio importante per la stabilizzazione del Caucaso.
Si tratta di creare rotte dell’energia che creino alternative a quelle controllate da Mosca e siano altrettanto sicure. Un tema che sta particolarmente a cuore all’attuale governo turco che si candida a fare del Paese uno snodo cruciale per le rotte del petrolio e del gas, oltre che un punto di riferimento diplomatico per tutta l’area che va dall’Asia minore al Caucaso al Medio Oriente. Non per caso a Baku si è recato il presidente turco, Abdullah Gül, in persona.

Occorre però anche tenere presente una questione di non poco conto. Sia il gasdotto Itgi che il Nabucco sono destinati ad aggirare la Russia. Difficilmente però Ankara si farà coinvolgere interamente in questi due progetti. Dalla Russia, infatti, arriva il 60% del gas di cui la Turchia ha bisogno. I rapporti commerciali tra i due paesi sono strettissimi. Ankara sta inoltre svolgendo un ruolo di primo piano nella pacificazione tra Russia e Georgia e sta mediando tra il turcofono Azerbaigian e l’Armenia, notoriamente vicina a Mosca, sull’intricata questione del Nagorno-Karabakh (nella quale è coinvolta diplomaticamente anche la Russia), oltre ad aver aperto ad una nuova fase nelle relazioni diplomatiche con la stessa Armenia. Sono tutti elementi che lasciano pensare che Ankara, pur essendo direttamente interessata alla creazione di rotte energetiche alternative alla Russia, difficilmente si farà coinvolgere interamente in progetti che puntano ad aggirare il vicino da cui attinge buona parte del suo fabbisogno di gas naturale.
Che in questo quadro l‘Italia non solo punti a stringere e a rafforzare i rapporti bilaterali con la Turchia, ma si faccia paladina sul piano internazionale della sua piena adesione all’Unione Eiropea e del suo coinvolgimento nel G8 è certamente un fatto positivo e lungimirante. Purché l’attuale governo abbia ben chiaro che tutto questo deve avvenire con un progetto politico e diplomatico preciso che si muova nell’ambito di una situazione complessa e articolata e non basarsi solo sulle vere o presunte buone relazioni personali del nostro premier imprenditore con questo o quell’”amico“.


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17 ottobre 2008


"L'ALLARGAMENTO UE AI BALCANI NON PUO' PIU' ESSERE MESSO IN DISCUSSIONE"

Alfredo ManticaRibadire l'amicizia tra l'Italia e i Paesi dei Balcani occidentali; sostenere in maniere decisa l'integrazione europea di tutta la regione; sottolineare la necessita' che il Kosovo si stabilizzi con l'aiuto e il consenso dei Paesi limitrofi, anche della Serbia, in vista del dispiegamento della missione Eulex. Queste le priorita' del governo italiano che il sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, ha sostenuto nelle diverse tappe della sua missione nei Balcani che mercoledì 15 e giovedì 16 ottobre lo ha portato in Macedonia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Croazia. La missione voleva anche ''verificare se la stabilita' della regione e' un obiettivo primario per tutti'' e, in particolare, ''quale sia la posizione di questi Paesi nei confronti del Kosovo, l'area al momento piu' delicata'', dopo la contestata secessione dalla Serbia. In Kosovo l'Italia e' fortemente presente con personale militare e civile e intende ''portare avanti il proprio ruolo di responsabilita''', anche nell'ambito della missione civile europea Eulex ''con l'aiuto e il consenso di tutti i Paesi vicini, Serbia compresa'', ribadendo anche l'impegno italiano affinche' i negoziati tra Serbia e Unione Europea si avviino ''il piu' rapidamente possibile''. La diplomazia italiana sta infatti lavorando con Belgrado affinche' Eulex possa dispiegarsi su tutto il territorio kosovaro, compresa la zona settentrionale dove vive la gran parte della minoranza serba, con qualche concessione in tema di giustizia e sicurezza: in quell'area, venendo incontro alle rischieste serbe l'Europa potrebbe infatti accettare che vengano utilizzati solo poliziotti e magistrati serbi.

A Skopje, incontrando il ministro degli Esteri macedone, Antonio Milosovski, Mantica ha assicurato il sostegno ''deciso'' del governo italiano all'adesione della Macedonia all'Ue, affermando che la disputa con la Grecia sul nome ''non puo' essere un ostacolo'' sul cammino europeo. Su questa controversia, che di fatto blocca l'integrazione di Skopje nell'Ue e nella Nato, Milosovski ha accennato alla disponibilita' a trovare ''un compromesso'', ma ha anche chiarito che la Macedonia non accettera' ''umiliazioni ne' una soluzione imposta'' da Atene. Sulla questione kosovara ''sia l'Italia che la Macedonia hanno lo stesso obiettivo di stabilita''', ha assicurato Milosovski il cui governo la settimana scorsa ha riconosciuto l'indipendenza di Pristina, provocando la dura reazione di Belgrado che ha ritirato il prprio ambasciatore. Nel colloquio Mantica e Milosovski hanno inoltre parlato delle relazioni bilaterali tra Italia e Macedonia definite ''eccellenti'', dei rapporti economico-commerciali e di cooperazione, e della liberalizzazione dei visti per i cittadini macedoni verso il nostro Paese.

Le prospettive euro-atlantiche e il tema del Kosovo sono stati affrontati da Mantica anche nei colloqui a Sarajevo. L'integrazione europea, ha detto Mantica agli esponenti bosgnacco e serbo della Presidenza tripartita, Haris Silajdzic e Nebojsa Radmanovic, rappresenta si' ''un aspetto premiale per le riforme di modernizzazione e democrazia'' compiute finora, ma significa anche ''l'accettazione dei valori europei, tra i quali la convivenza e il dialogo'' oltre il proprio interesse di parte. Nei colloqui separati, Mantica ha anche affrontato la questione dell'indipendenza del Kosovo (non riconosciuta dala Bosnia Erzegovina) e della presenza dell'ufficio dell'Alto Rappresentante internazionale, riscontrando ''risposte diverse che evidentemente esprimono l'atteggiamento diverso di due comunita'''. Proprio con l'Alto Rappresentante, Miroslav Lajcak, e' stata affrontata l'ipotesi di chiudere l'Ohr (che sara' discussa anche nella riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue di novembre), ''per delegare sempre piu' alle istituzioni bosniache la responsabilita' di governo e la gestione della cosa pubblica''.

L'impegno dell'Italia nei confronti delle aspirazioni europee di ''tutti i Paesi balcanici'' e per la stabilita' del Kosovo, è stato ribadito anche in Montenegro con il ministro degli Esteri Milan Rocen. ''L'Italia, che ha gia' riconosciuto l'indipendenza del Kosovo, capisce e comprende la decisione del Montenegro'' di aver voluto fare altrettanto nonostante il no dell'opposizione filoserba nel Paese, con le tensioni sfociate in scontri lunedi' scorso, e la dura reazione diplomatica di Belgrado. Ma, ha ammonito Mantica, ''l'indipendenza del Kosovo si costruisce con l'accordo della Serbia, non contro la Serbia. E se riusciremo ad avere un riconoscimento di legittimita' dell'Eulex in tutto il Kosovo avremo posto una prima pietra importante'' per la stabilita' dell'intera regione.

Ultimo Paese visitato dalla missione italiana di questi giorni, la Croazia, il piu' vicino all'adesione all'Unione europea (i negoziati sono in corso). E' ''obiettivo comune'', ha sottolineato Mantica, quello di ''portare i Balcani occidentali, Serbia compresa, verso l'integrazione europea''. A Zagabria, Mantica e il sottosegretario agli Esteri croato, Bianca Matkovic, hanno firmato un accordo culturale che prevede programmi per la diffusione della lingua italiana, anche attraverso l'insegnamento nelle scuole, e il contrasto al traffico illecito del patrimonio artistico-archeologico. Mantica ha anche annunciato ''il grande obiettivo di arrivare a un accordo per colloqui politici rafforzati'' con incontri intergovernativi periodici, mentre la collega croata ha lanciato la proposta di un Forum economico ''da tenersi in Italia con i rappresentanti economici italiani e croati, per sviluppare ancora di piu' la collaborazione tra i due Paesi''.

Per l'Italia, ha detto il sottosegretario italiano ai giornalisti, ''l'allargamento dell'Unione europea ai Balcani occidentali e' scontato, e' una strada che non puo' piu' essere messa in discussione''.


30 settembre 2008


FIAT-ZASTAVA: ENTUSIASMO IN SERBIA

Una immagine dei capannoni della Zastava a KragujevacL'accordo con cui la Fiat ha acquisito il controllo della Zastava ha suscitato un'ondata di entusiasmo e ottimismo sulle prime pagine di tutti i giornali serbi. L'intesa con cui la Fiat ha acquisito il 67% delle azioni di Zastava Auto (contro il 33% rimasto allo Stato serbo) e che prevede una produzione di 200 mila vetture all'anno nello stabilimento di Kragujevac già dal 2009 con un ulteriore incremento a 300mila nel 2010, è stata accolta oggi come ''il piu' importante investimento'' realizzato in Serbia dalla caduta del regime di Slobodan Milosevic otto anni fa, ma anche come un segnale della fiducia nella nuova Serbia da parte dell'Italia e come una conferma del sostegno di Roma alle ambizioni d'integrazione europea.
''Zastava, da perdente a esportatore europeo'', titolava oggi il popolare 'Blic', osservando come gli stabilimenti di Kragujevac (preda negli ultimi anni di una gravissima crisi occupazionale e produttiva) siano in procinto di tornare ai fasti del passato sfornando vetture destinate ai mercati di tutta Europa. ''Forza Zastava'', gli faceva eco in italiano un altro tabloid, 'Kurir', riferendo dell'accoglienza positiva che i dipendenti hanno riservato alla privatizzazione e al 'ritorno' della Fiat. ''La Fiat torna in Serbia, 4.750 posti di lavoro in piu''', sintetizzava l'autorevole 'Danas', mentre 'Vecernje Novosti' ha parlato addirittura di ''affare del secolo'' per la Serbia d'oggi, riportando con grande evidenza le cifre complessive dell'operazione.
Molte, infine, le analisi sui riflessi politici dell'accordo economico accompagnato dall'impegno del ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ad appoggiare la concessione alla Serbia dello status di Paese candidato all'Ue fin dal 2009, che gli osservatori locali hanno interpretato come un primo frutto concreto degli sforzi d'avvicinamento di Belgrado a Bruxelles.


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30 settembre 2008


MAXI-JOINT VENTURE FIAT IN SERBIA: IL LINGOTTO ACQUISISCE ZASTAVA

Una vecchia pubblicità della ZastavaL'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha firmato ieri a Belgrado l'accordo con cui acquisisce il controllo di Zastava Auto, lo storico marchio ex jugoslavo che 54 anni fa concluse il primo pionieristico accordo di collaborazione siglato dall'avvocato Gianni Agnelli con l'industria automobilistica socialista del maresciallo Tito. Il contratto, che formalizza il memorandum d'intesa firmato a fine aprile scorso, prevede il passaggio a Fiat del 67% delle quote dell'azienda serba, lasciando il restante 33% nelle mani del governo di Belgrado. L'accordo prevede inoltre un piano d'investimenti congiunti del valore complessivo di oltre 840 milioni di euro con l'avvio nel 2009 della produzione negli stabilimenti di Kragujevac di 200 mila modelli della Nuova 500 con una successiva espansione della linea di produzione anche a modelli come la Punto per giungere nel 2010 al traguardo delle 300.000 vetture annue. Un accordo parallelo riguarda invece in tempi brevi la produzione di camion, bus e pezzi di ricambio nel quadro di un ulteriore progetto di partnership con Zastava che coinvolge Iveco e Magneti Marelli.
Per la Serbia il contratto è stato sottoscritto dal vicepremier e ministro dell'Economia, Mladjan Dinkic. Alla cerimonia hanno presenziato il presidente serbo Boris Tadic, il primo ministro, Mirko Cvetkovic, e il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, a conferma del valore di un avvenimento che conferma sul piano economico il ruolo preminente dell'Italia come partner occidentale della Serbia, e su quello politico quello di principale sostenitore dell'integrazione di Belgrado nell'Ue. Si tratta dunque di un investimento di enorme valore simbolico oltre che pratico nella Serbia del dopo-Milosevic e di un notevole successo per il fronte europeista uscito vincente dalle elezioni presidenziali di gennaio e da quelle politiche di maggio. E dunque anche un messaggio concreto di sostegno al nuovo corso del presidente Boris Tadic e alle sue ambizioni d'integrazione nell'Ue. Per i cittadini di Kragujevac, che in questi anni, come molti altri serbi, hanno sofferto la crisi delle ex industrie di Stato di quella che fu la Jugoslavia di Tito (le sanzioni economiche, l'isolamento internazionale, le guerre degli anni '90 e un crollo della produzione di vetture scesa a non più di 10.000 unita' annue), l'accordo si traduce in un'occasione di lavoro per 4.750 dipendenti.
Dopo oltre mezzo secolo dall'accordo del 1954 la Fiat torna dunque in Serbia ma con un ruolo diverso e piu' rilevante di allora, come azionista di maggioranza deciso ad associare a pieno titolo la nuova Zastava alla sua ''rete mondiale di produzione'' e ai suoi standard di qualita' e formazione che come ha dichiarato Marchionne costituisce ''un'opportunita' eccezionale'' per entrambi i contraenti, ma che per la Fiat rappresenta inoltre una testimonianza della volonta' di confermare ''tutti gli obiettivi'' di sviluppo, facendo leva su ''una situazione finanziaria solida'', nonostante le difficolta' del contesto economico globale e ''la crisi dei mercati internazionali''. Frattini non ha esitato a esprimere ''entusiasmo'' per un accordo che ''rafforza i legami economici'' fra Italia e Serbia consolidando ''una amicizia e un sostegno politico che sono fuori discussione'', mentre il presidente Tadic ha parlato di accordo ''storico''.
La Fiat arriva al cuore del sistema industriale serbo dopo la penetrazione compiuta in questi anni da Intesa e Generali nel settore finanziario e creditizio e fa da asse all'azione della diplomazia italiana che ha approfittato della visita a Belgrado di Frattini - la prima di un esponente di governo di uno dei Paesi Ue che hanno riconosciuto l'indipendenza del Kosovo - per provare a superare le conseguenze di quell'atto che la Serbia continua a considerare illegale e inaccettabile. L'Italia è evidentemente intenzionata a cercare di sanarlo in maniera concreta e appare al momento il più capace di farlo di qualsiasi altro partner europeo.


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15 aprile 2008


ITALIA: LA POLITICA ESTERA PROSSIMA VENTURA

Palazzo ChigiPassate le elezioni politiche italiane, registrata la vittoria a mani basse del centro-destra, è bene cercare di capire la politica che farà il nuovo governo Berlusconi-Bossi che potrà contare su una solidissima maggioranza parlamentare e quindi governerà per cinque anni. Uno dei temi fondamentali su cui il nuovo esecutivo dovrà misurarsi sarà la politica estera e di difesa. Un tema pressoché assente in campagna elettorale. Non è un eccezione per l'Italia e l'Italia non è nemmeno troppo un'eccezione da questo punto di vista. Però ha ragione Enzo Bettiza quando sulla Stampa dell'11 aprile ha parlato di una competizione elettorale che si è quasi del tutto "avvitata su sé stessa in una sorta di vuoto pneumatico scevro di proposte robuste e idee alte" per poi domandare: "Di quanta politica estera si è mai discusso in questa provincialissima caccia elettorale ai fedeli e agli infedeli?". Anche se interventi degni di nota ci sono stati - conviene l'editorialista della Stampa - questi sono però rimasti lontani dal tema cruciale per l'Italia: l'Unione Europea.
Spiega Bettiza: "E' qui, nell'agone europeo, che le politiche degli Stati membri cessano di essere estere ed è qui, come si è visto al vertice Nato di Bucarest, che da qualche tempo si va stagliando con crescente nettezza la svolta postgollista della Francia", con il presidente Sarkozy "deciso, così sembra, a voler dare a Parigi un ruolo guida nella costruzione europea" il cui perno dovrebbe essere quella Comunità di difesa europea che fu bocciata proprio dalla Francia nel 1954. Se questo progetto francese dovesse prendere corpo "ciascuno degli Stati membri peserà per quello che vale e che apporterà in termini di negoziato, di spesa, di risorse umane" mentre "coloro che non saranno disposti o capaci di investire denari e soldati su questo fronte transnazionale resteranno esclusi dalla cerchia degli Stati più influenti". E qui c'è il nocciolo della questione.
"Parlare di difesa segnifica parlare anzitutto di spesa", ma nei programmi sia del Pd che del Pdl mancano impegni chiari in questo senso. Quindi "se il sistema difensivo europeo diventerà politicamente decisivo nei prossimi anni, il valore e l'utilità di ogni Stato dell'Unione verranno commisurati in parte anche alla forza e alla credibilità della loro organizzazione militare". Si tratta di un tema impegnativo e scottante e Bettiza comprende che i partiti a caccia di elettori abbiano preferito sorvolare, ma chi governerà l'Italia - e ora sappiamo che saranno Berlusconi e Bossi - se lo ritroverà davanti ad ogni vertice europeo. Ciò significa, conclude Bettiza, che non ci saranno sconti per nessuno: anche gli Stati fondatori dell'UE "dovranno rimboccarsi le maniche e tenere svelto il passo in un ambiente europeo mutato: più concorrenziale, più combattivo e assai più esigente di una volta".

A completamento di quanto scritto da Enzo Bettiza mi pare interessante l'articolo di Emanuele Ottolenghi pubblicato sul Riformista di ieri. Rivolgendosi sia a Berlusconi che a Veltroni Ottolenghi individua "Sette punti cardine per una politica estera bipartisan" perché l'Italia è un paese con importanti ruoli e responsabilità internazionali e ha un ruolo chiave in molte missioni militari mentre la Nato rimane un'asse portante della politica europea. Inoltre, la nostra collocazione geografica fa del Mediterraneo un punto nevralgico dei nostri interessi nel momento in cui quest'area diventa un punto di scambio o di scontro cruciale per l'Europa e gli Usa da una parte e i loro partners o avversari dall'altra. Senza contare che il nostro bisogno di energia, al pari degli altri paesi europei, ci obbliga a compiere scelte precise in Medio Oriente o nel Caucaso.
Premesso questo, Ottolenghi indica e approfondisce i sette cardini di una politica estera italiana sulla quale Berlusconi e Veltroni dovrebbero trovare un'intesa bipartisan utile per il nostro paese. Io mi limito qui ad elencarli:
1. La vocazione transatlantica della nostra politica estera non deve essere sostituita da un progetto europeo in competizione con gli Usa
2. Il nostro contributo a missioni militari vicine e lontane deve crescere e in misura corrispondente devono crescere le nostre capacità
3. Dobbiamo accettare che per essere leader ed essere riconosciuti come tali dobbiamo assumerci costi e responsabilità conseguenti
4. La minaccia principale ai nostri interessi deriva dal terrorismo internazionale e dalla proliferazione nucleare
5. La difesa dei diritti umani non è uno slogan privo di significato anche se intralcia i nostri interessi economici
6. Bisogna mettere ordine nella nostra politica energetica
7. In Medio Oriente bisogna mantenere l'alleanza con gli Usa perseguendo alcuni obiettivi - la pace tra Israele e palestinesi, la tutela dell'integrità del Libano, la promozione di riforme sociali ed economiche, la garanzia dell'accesso alle risorse energetiche a prezzi ragionevoli, eccetera - che richiedono un riconoscimento delle nostre responsabilità e dei sacrifici che dobbiamo fare per raggiungerli.

Ora che abbiamo un panorama parlamentare più semplice, con praticamente solo due grandi forze che a parole dicono di voler collaborare sulle grandi questioni vitali per il paese, e che il governo potrà governare per tutto il mandato senza grandi rischi di immboscate parlamentari, avremo anche una classe politica all'altezza della grandi sfide geo-politiche che ci attendono? Ovviamente lo scopriremo solo vivendo ma intanto registro un piccolo fatto. Il primo atto di "politica estera" del presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi è quello di ospitare nei prossimi giorni "l'amico Vladimir" a Villa Certosa. Una piccola cosa, senza un valore formale, ma....


22 febbraio 2008


LA SERBIA DELUSA DALL'ITALIA

Sanda Raskovic-Ivic, ambasciatrice della Serbia in ItaliaTristezza e delusione: sono i sentimenti della Serbia nei confronti dell'Italia per la decisione di riconoscere l'indipendenza del Kosovo. Sono i sentimenti che l'ambasciatrice serba a Roma, Sanda Raskovic-Ivic, mi ha espresso in un'intervista per Radio Radicale alla vigilia del suo rientro a Belgrado dove è stata richiamata per consultazioni e poco prima che il ministro degli Esteri D'Alema, davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato, confermasse le intenzioni del nostro governo. La tristezza e la delusione espresse dall'ambasciatrice nell'intervista sono dovute sia all'attenzione che il nostro Paese ha mostrato fino ad ora alle ragioni della Serbia contro alla secessione del Kosovo, sia per l'appoggio che Belgrado aveva dato a Roma per la riforma del Consiglio di sicurezza dell'Onu, un appoggio che il nostro governo non ha evidentemente ricambiato. Nell'intervista la signora Raskovic-Ivic ribadisce la posizione serba contraria all'indipendenza sulla base del diritto internazionale e della Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza e auspica la ripresa di negoziati per una definizione concordata e accettata dello status del Kosovo. L'ambasciatrice spiega che il suo richiamo in patria è un atto diplomatico dovuto con il quale il suo governo intende protestare per il riconoscimento e pur ammettendo che al momento le relazioni tra Serbia e Italia sono difficili, sottolinea che comunque l'Italia non è come gli Stati Uniti anche se ci vorrà del tempo e molto lavoro per ristabilire relazioni serene tra le due nazioni.



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